[Nonviolenza] La domenica della nonviolenza. 361



 

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA

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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVII)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 361 del 6 marzo 2016

 

In questo numero:

"In quanto rappresentanti del popolo italiano, in quanto esseri umani, opponetevi alla guerra". Una lettera ai parlamentari

 

APPELLI. "IN QUANTO RAPPRESENTANTI DEL POPOLO ITALIANO, IN QUANTO ESSERI UMANI, OPPONETEVI ALLA GUERRA". UNA LETTERA AI PARLAMENTARI

 

Gentili parlamentari,

e' evidente che le sempre piu' insistenti dichiarazioni di autorevoli rappresentanti del governo degli Stati Uniti d'America hanno lo scopo di spingere l'Italia ad impegnarsi in una nuova guerra in Libia, guerra che peraltro si configurerebbe come una flagrante violazione del diritto internazionale e della legalita' costituzionale, e che esporrebbe anche il nostro paese a pericoli enormi.

Una nuova guerra in Libia oltre che un atto criminale sarebbe infatti per l'Italia la sciagura delle sciagure.

In primo luogo perche' la Libia in passato fu vittima del colonialismo italiano che li' commise crimini mostruosi, e quindi una nuova guerra dell'Italia in Libia susciterebbe immediatamente - legittimamente e giustamente - la resistenza unanime dell'intera popolazione libica contro l'Italia.

In secondo luogo perche' proprio la guerra del 2011, scatenata in primis dalla Francia, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, ma alla quale l'Italia follemente si aggrego', e' la causa diretta della destrutturazione dello stato libico e della drammatica situazione presente; una nuova guerra con le stragi e le devastazioni di cui inevitabilmente consisterebbe potrebbe solo aggravare vieppiu' lo stato delle cose.

In terzo luogo perche' l'Italia e' il paese europeo piu' vicino alla Libia ed e' interesse fondamentale del nostro paese ricostruire relazioni di buon vicinato, anche in considerazione dei rapporti economici tra i due paesi (come e' noto la guerra del 2011 fu scatenata dalla Francia e sostenuta dalla Gran Bretagna anche per sostituirsi all'Italia nella partnership economica con la Libia).

In quarto luogo perche' l'Italia e' il paese in assoluto piu' esposto, proprio perche' piu' vicino, alla prevedibile risposta allo scatenamento della guerra nella forma (tipica degli attuali "conflitti asimmetrici") di attentati terroristici nel nostro territorio.

In quinto luogo perche' ovviamente una nuova guerra occidentale in Libia favorirebbe inevitabilmente, in Libia e non solo, la crescita del consenso ai gruppi armati che all'attacco occidentale si opporrebbero, e tra essi in primo luogo l'organizzazione terrorista e mafiosa dell'Isis.

La tragica lezione delle guerre condotte o fomentate dalle potenze occidentali nel vicino e nel medio oriente negli ultimi venticinque anni e' che esse non solo hanno prodotto inenarrabili stragi e devastazioni, ma hanno destrutturato gli ordinamenti giuridici, favoreggiato la nascita e l'espansione di organizzazioni terroriste e schiaviste di inumana ferocia, provocato catastrofi umanitarie con milioni e milioni di esseri umani costretti alla fuga dopo aver perso ogni loro bene e che ora premono ai confini dell'Europa per salvare le proprie vite.

Una nuova guerra delle potenze occidentali in Libia sarebbe una catastrofe nella catastrofe. Oltre che un ennesimo atto di terrorismo, e di altro terrorismo seminagione.

*

Altro e' quello che occorre: favorire la ricostituzione di un governo libico realmente rappresentativo dell'intera popolazione, ricostruire le infrastrutture e i servizi amministrativi, disarmare e smilitarizzare i conflitti, ripristinare un ordinamento giuridico in grado di contrastare i poteri criminali.

L'iniziativa italiana ed europea nei confronti della Libia deve essere politica, diplomatica, di cooperazione economica e di aiuto umanitario; in nessun caso bellica.

*

Gentili parlamentari,

le ragioni dell'opposizione a un intervento armato italiano in Libia che abbiamo elencato fin qui si fondano sul mero, crudo realismo politico, sulla valutazione delle conseguenze nocive per gli interessi materiali, economici, strategici, del nostro paese.

Ma ovviamente vi sono ragioni ancor piu' decisive dal punto di vista di ogni persona che sappia vedere la necessita' della coerenza tra i mezzi e i fini, che sappia porsi dal punto di vista del bene comune dell'umanita', che ritenga che la politica e l'etica non siano disgiungibili, che voglia fare la cosa giusta secondo criteri obiettivi di universale validita', che operi nella sfera pubblica secondo scienza e coscienza.

La guerra sempre e solo consiste dell'uccisione di esseri umani, ed ogni uccisione di esseri umani e' un crimine; il rispetto per la vita e' il fondamento della civile convivenza a tutti i livelli. L'opposizione alla soppressione di vite umane, e quindi a fortiori l'opposizione alla guerra che di stragi consiste, e' il primo dovere di ogni essere umano e di ogni civile istituto.

*

Gentili parlamentari,

in considerazione di tutto cio' vorremmo sostenervi nel convincimento che confidiamo abbiate gia' formato nell'animo vostro: il convincimento del dovere di opporvi alla guerra.

E quali che possano essere le pressioni esercitate dai governanti degli Stati Uniti o da chicchessia, ebbene, sappiate restar fedeli agli interessi reali e legittimi del paese che rappresentate, agli interessi e i diritti dell'umanita'; sappiate tener fermi i valori etici, giuridici e civili di cui le istituzioni democratiche sono espressione, di cui la civilta' consiste; sappiate tener fermo il criterio che il primo diritto di ogni essere umano e' il diritto alla vita, che il primo dovere di ogni essere umano e' salvare le vite.

La guerra e' un crimine contro l'umanita'.

In quanto rappresentanti del popolo italiano, in quanto esseri umani, opponetevi alla guerra.

 

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Numero 361 del 6 marzo 2016

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