[Nonviolenza] Telegrammi. 2046



 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2046 del 16 luglio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com

 

Sommario di questo numero:

1. Tonio Dell'Olio ricorda Arturo Paoli

2. Una proposta di azione contro il razzismo

3. Maria Muti presenta "Una stanza tutta per se'" di Virginia Woolf

4. Nanni Salio presenta "Una societa' umana, un'umanita' sociale" di Karl Polanyi

5. Segnalazioni librarie

6. La "Carta" del Movimento Nonviolento

7. Per saperne di piu'

 

1. MAESTRI. TONIO DELL'OLIO RICORDA ARTURO PAOLI

[Dalla mailing list "Mosaico dei giorni" riprendiamo il seguente ricordo.

Tonio Dell'Olio e' infaticabile animatore di tante iniziative nonviolente e prosecutore dell'opera di Tonino Bello. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo la seguente scheda: "Tonio Dell'Olio (Bisceglie, 6 febbraio 1960) e' un presbitero italiano. E' membro dell'ufficio di presidenza e responsabile del settore internazionale di Libera - associazioni nomi e numeri contro le mafie. Fa parte della Pro Civitate Christiana di Assisi. E' stato coordinatore nazionale (1993-2005) e membro del consiglio nazionale (1993-2009) di Pax Christi - movimento cattolico internazionale per la pace. Attualmente e' membro del direttivo del Cipax (Centro Interconfessionale per la pace). Suoi scritti sono apparsi su numerose testate, tra cui Jesus, Famiglia Cristiana, Micromega, Aggiornamenti Sociali, Carta, Confronti, Rinascita, Solidarieta' Internazionale. Per il quindicinale Rocca cura Camineiro. Ha scritto editoriali per il quotidiano Liberazione. E' redattore di Mosaico di Pace - rivista promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello, di cui e' stato direttore. Per questo mensile pubblica una rubrica quotidiana online dal titolo Mosaico dei giorni. Per la Emo (Editrice Missionaria Italiana) dirige la collana Zoom Italia. Sacerdote della Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, fra il 1985 e il 1993 ha avuto modo di collaborare con Antonio Bello, meglio conosciuto come don Tonino (Alessano, 18 marzo 1935 - Molfetta, 20 aprile 1993), vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi. E' stato cappellano del carcere di massima sicurezza di Trani (Ba) e in quel contesto ha approfondito sul campo le dinamiche legate alla cultura delinquenziale e alle grandi famiglie criminali. Ha operato in quartieri segnati da degrado e marginalita' come i Quartieri Spagnoli di Napoli, dedicandosi ai minori e al recupero dei tossicodipendenti, anche attraverso la fondazione del Centro Giovanile Metropolis a Bisceglie nel 1987. Diventato coordinatore di Pax Christi nel 1993, e' stato tra i promotori di molte campagne, attivita' e iniziative sui temi dell'economia di giustizia e del disarmo. Ha coordinato, tra le altre, la mobilitazione per la difesa della legge 185/90 per il controllo del commercio delle armi, e' stato portavoce della Campagna per la pace in Sudan, ha contribuito a costituire la Rete Disarmo ed e' stato tra i promotori della Campagna Italiana contro le Mine. Ha organizzato incontri e momenti di dialogo tra rappresentanti di diverse tradizioni religiose come contributo delle fedi alla costruzione della pace, fra cui il forum "Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo" tenutosi a Bari nel dicembre 2005. Ha contribuito all'organizzazione di molte mobilitazioni in difesa dei diritti umani, contro la guerra e per il disarmo. Come membro del direttivo della Tavola della Pace, ha contribuito a organizzare le edizioni dell'Assemblea dell'Onu dei popoli e la Marcia per la pace Perugia-Assisi dal 1993. Come responsabile dell'area internazionale di Libera, partecipa a incontri internazionali anche presso le istituzioni comunitarie europee e presso le Nazioni Unite (in particolare l'agenzia United Nations Office Drugs and Crime) dove a Libera e' riconosciuto lo status consultivo. In questo contesto nel 2007 ha tenuto una relazione sul contributo della societa' civile nel contrasto alla criminalita' organizzata. Ha contribuito a dar vita a Medlink, una rete di associazioni italiane impegnate nel tessere intrecci e reti di conoscenza, di scambio e di promozione dei diritti nel bacino del Mediterraneo con altre realta' della societa' civile. Ha promosso la costituzione di una rete europea di organizzazioni di societa' civile contro le mafie denominata Flare - Freedom Legality And Rights in Europe. Ha dato vita a una rete latinoamericana per la legalita' e contro la criminalita' organizzata denominata Alas - America Latina Alternativa Social. Attualmente il network comprende organizzazioni e coordinamenti di Argentina, Brasile, Ecuador, Colombia, Messico, Guatemala e Honduras. Libri: Dell'Olio ha pubblicato per le Edizioni Paoline Parola a rischio: alla scuola di Bartimeo (2005), pubblicato anche in Francia col titolo A l'ecole de Bartimee e per la Emi ha pubblicato Pace nella collana Le parole delle fedi (2009). Ha inoltre contribuito a Dizionario di teologia della pace (Edb 1997), New global (Zelig 2003), Il coraggio di cambiare (Cittadella 2004), No alla guerra (Piemme 2005), Quaderno africano (Frassinelli 2005), Strappare un abbraccio difficile (Cittadella 2006), Quando la coscienza non e' addormentata (Cittadella 2008), Chiesa del Concilio dove sei? (Cittadella 2009), Quale sicurezza nella citta' degli uomini (Cittadella 2010), e scritto le prefazioni di Profeta... abbastanza (di Tonino Bello, La Meridiana), Nei sandali degli ultimi (N. Capovilla ed E. Tusset, Paoline 2005), Per una solidarieta' intelligente (A. Sala, Emi 2007), Il fuoco della pace (T. Bello, Romena 2007), Gli Africani salveranno Rosarno (a cura di A. Mangano, Terrelibere.org 2009), Tutta colpa di Robben (N. Tanno, Ensemble 2012), Disturbare il manovratore (S. Magarelli, Emi 2013), Siciliani si diventa (U. Di Maggio, Coppola Ed. 2013),  Marcelo di fronte ad un mondo di banchieri e guerrafondai (Wim Dierckxsens, ed. autorinediti, 2013), Anche Dio lavora e noi non gli mettiamo i contributi (A. Armenante, Areablu ed. 2014)".

Arturo Paoli (1912-2015), religioso, costruttore di pace, saggista, e' una delle figure piu' vive della solidarieta' operosa e della nonviolenza in cammino; su di lui dal sito www.giovaniemissione.it riprendiamo la seguente scheda (di una decina di anni fa): "Arturo Paoli e' nato a Lucca nel 1912. Si laurea in lettere classiche a Pisa ed e' ordinato sacerdote nel 1940. Tra il '43 e il '44 partecipa alla Resistenza. Nel 1949 viene nominato assistente nazionale della Giac (Gioventu' Cattolica) mentre era alla presidenza Carlo Carretto. Assistente nazionale dell'Azione Cattolica negli anni '50, fu costretto alle dimissioni per le sue posizioni in contrasto con la gerarchia. Autore di numerose opere che potrebbero andare sotto il titolo di "spiritualita' della relazione", ha scritto fra gli anni '80 e i '90 la sua puntuale "Lettera dall'America Latina" ai lettori di "Nigrizia" (www.nigrizia.it). Nel 1954 riceve l'ordine di imbarcarsi come cappellano su una nave argentina destinata agli emigranti. Durante questi viaggi conosce i Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld ed entra nella loro congregazione. Terminato il noviziato svolge il lavoro di magazziniere nel porto di Orano (Algeria) e poi nelle miniere di Monterangiu in Sardegna. Nel 1960 si reca in America Latina per avviare una nuova fondazione: qui vive con i boscaioli della foresta argentina. Quando il clima politico peronista si fa pesante, subisce una campagna denigratoria: il suo nome e' nell'elenco di quelli che devono essere soppressi. Nel 1974 si trasferisce in Venezuela; anche qui il suo lavoro e' di impegno pastorale e di promozione sociale. Nel 1983 comincia a soggiornare in Brasile, dove, dopo la dittatura militare, prende vita una chiesa che e' tra le piu' vive dell'America Latina. In Brasile ha fondato "Afa" (Associazione fraternita' alleanza), che e' una comunita' di laici impegnati in alcuni progetti di aiuto alle famiglie delle favelas: progetto Latte, Educazione, Salute, Donna, Informatizzazione. Nel 1999 lo Stato d'Israele gli conferisce la nomina a "Giusto tra le Nazioni" per aver aiutato e salvato alcuni ebrei nel 1944 all'epoca delle persecuzioni naziste. Il suo nome sara' scritto per sempre nel muro d'onore del Giardino dei Giusti dello Yad Vashem a Gerusalemme. Attualmente vive a Foz de Iguacu, nel barrio di Boa Esperanza. Da quarant'anni Arturo Paoli condivide la sua vita con i poveri, senza per questo rinunciare all'attivita' di conferenziere e animatore: collabora con diverse riviste ("Rocca", "Nigrizia", "Il Regno", "Jesus") e ha scritto una trentina di opere". Tra le opere di Arturo Paoli: Gesu' amore, 1960, Borla 1970; Dialogo della liberazione, 1969; La costruzione del Regno, Cittadella, Assisi 1971; Conversione, Cittadella, Assisi 1974; Il grido della terra,1976; Camminando si apre cammino, Gribaudi, Torino 1977; Cercando liberta', Gribaudi, Torino 1980; Tentando fraternita', Gribaudi, Torino 1981; Facendo verita', Gribaudi, Torino 1984; Le palme cantano speranza, Morcelliana, Brescia 1984; Testimoni della speranza, Morcelliana, Brescia 1989; Il silenzio, pienezza della parola, Cittadella, Assisi 1991, 1994, 2002; La radice dell'uomo, Morcelliana, Brescia; Camminando s'apre cammino, Cittadella, Assisi 1994; Il sacerdote e la donna, Marsilio, Venezia 1996; Progetto Gesu': una societa' fraterna, Cittadella, Assisi 1997; Quel che muore, quel che nasce, Sperling & Kupfer, Milano 2001; Un incontro difficile, Cittadella, Assisi 2001; con Remo Cacitti e Bruno Maggioni, La poverta', In dialogo, 2001; La gioia di essere liberi, Edizioni Messaggero di Padova, Padova 2002; Della mistica discorde, La meridiana, Molfetta (Ba) 2002; (con Francesco Comina), Qui la meta e' partire, La meridiana, Molfetta (Ba) 2005; (con Gianluca De Gennaro), Il dio denaro, L'altrapagina, Citta' di Castello 2007]

 

Arturo Paoli non c'e' piu'. E' morto. Anzi no. Arturo Paoli e' vivo. E non solo perche' e' entrato nella vita che non ha fine. Arturo vive nei mille articoli che ci hanno aiutato a riflettere e nei libri. Nelle sue letture profonde della Scrittura, del volto di Dio e del suo sogno per l'uomo e per la terra. Da intellettuale impegnato ostinatamente nel tentativo di spiegare questo mistero che e' la vita. Arturo c'e' in ciascuna delle sue tante stagioni e delle terre che ha benedetto con le sue lacrime, i suoi sorrisi, le sue speranze. Arturo Paoli e' Argentina, Venezuela e Algeria, e' Brasile ma anche Sardegna, Spello e poi Lucca. "Giusto tra le nazioni", Arturo e' il rischio della propria vita per salvare gli ebrei dalla tragica follia dei lager e poi e' teologia della liberazione a fianco di un vescovo martire come Mons. Angelelli e di mille calpestati da un'economia che uccide e da regimi complici che opprimono. Arturo Paoli e' una voce libera sempre. Anche nella chiesa che ha amato. Per questo vive nelle vene e nella voce di chi sapra' accogliere il suo insegnamento di vita, di fede e di pace. Di chi avra' capito, a un certo punto della propria strada, che "e' camminando che si apre il cammino" coscienti che "il presente non basta a nessuno".

 

2. INIZIATIVE. UNA PROPOSTA DI AZIONE CONTRO IL RAZZISMO

 

E' necessario e urgente un impegno contro il razzismo in Italia. Ed invero vi sono gia' molte iniziative in corso. Quella che vorremmo proporre potrebbe essere agevole da condurre e produrre qualche risultato.

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Un ragionamento

Due sono gli obiettivi: il primo: ottenere, se possibile, risultati limitati ma concreti che vadano nella direzione del riconoscimento dei diritti fondamentali per il maggior numero possibile di esseri umani almeno nel nostro paese; il secondo: contrastare con le nostre voci e la nostra azione il discorso e la prassi dominanti, che sono il discorso e la prassi dei dominatori razzisti e schiavisti, dei signori della guerra e della barbarie.

L'idea e' di provare ad attivare alcune risorse istituzionali per contrastare il razzismo istituzionale.

La proposta e' di premere sui Comuni e sul Parlamento con una progressione degli obiettivi.

Alcuni provvedimenti - quelli che proponiamo ai Comuni - sono agevolmente ottenibili se si creano localmente dei gruppi (persone, associazioni, rappresentanze istituzionali...) capaci di premere nonviolentemente in modo adeguato e con la necessaria empatia e perseveranza; e sono agevolmente ottenibili perche' molti Comuni d'Italia li hanno gia' deliberati e realizzati, e quindi nulla osta in via di principio al fatto che altri Comuni li adottino a loro volta.

Le cose che chiediamo al Parlamento sono meno facilmente ottenibili, ma la nostra voce puo' comunque contribuire se non altro a suscitare una riflessione, a promuovere la coscientizzazione, a spostare i rapporti di forza, ad opporsi a ulteriori violenze smascherando la disumanita' delle scelte razziste e indicando cio' che invece sarebbe bene fare.

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Un metodo

Noi suggeriremmo a chi ci legge e condivide questa proposta di cominciare scrivendo di persona agli amministratori comunali ed ai parlamentari; poi proponendo ad altre persone di fare altrettanto; poi se possibile coinvolgendo anche associazioni e media ed attraverso essi sensibilizzando e coinvolgendo altre persone ancora; poi chiedendo incontri con i rappresentanti istituzionali; e perseverando.

Non vediamo bene un'iniziativa piramidale con un "coordinamento nazionale" e le modalita' burocratiche che ne conseguono. Preferiremmo un'iniziativa policentrica, in cui ogni persona possa agire da se', e meglio ancora con le persone con cui sente un'affinita', e meglio ancora se si riesce ad organizzare un coordinamento locale, ma tra pari e senza deleghe ed in cui le decisioni si prendono con la tecnica nonviolenta del metodo del consenso.

Una sola condizione poniamo come preliminare e ineludibile: la scelta della nonviolenza.

Proponiamo di cominciare e vedere cosa viene fuori. Comunque non sara' tempo sprecato.

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Ed ecco le proposte:

1. Quattro richieste ai Comuni:

1.1. affinche' il sindaco - qualora non lo abbia gia' fatto - informi, inviando loro una lettera, tutte le persone straniere diciottenni residenti o domiciliate nel territorio del Comune che siano nate in Italia ed in Italia legalmente residenti senza interruzioni fino al compimento del diciottesimo anno di eta', che la vigente legislazione prevede che nel lasso di tempo tra il compimento del diciottesimo ed il compimento del diciannovesimo anno di eta' hanno la possibilita' di ottenere la cittadinanza italiana facendone richiesta davanti all'Ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza con una procedura alquanto piu' semplice, rapida e meno dispendiosa di quella ordinaria per tutte le altre persone aventi diritto;

1.2. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - attribuisca la cittadinanza onoraria alle bambine e ai bambini non cittadine e cittadini italiani con cui la comunita' locale ha una relazione significativa e quindi impegnativa (ovvero a) tutte le bambine e tutti i bambini nate e nati nel territorio comunale da genitori non cittadini italiani; b) tutte le bambine e tutti i bambini non cittadine e cittadini italiani che vivono nel territorio comunale; c) tutte le bambine e tutti i bambini i cui genitori non cittadini italiani vivono nel territorio comunale ed intendono ricongiungere le famiglie affinche' alle bambine ed ai bambini sia riconosciuto il diritto all'affetto ed alla protezione della propria famiglia, ed affinche' i genitori possano adeguatamente adempiere ai doveri del mantenimento e dell'educazione delle figlie e dei figli);

1.3. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - istituisca la "Consulta comunale delle persone straniere residenti nel Comune";

1.4. affinche' il Comune - qualora non lo abbia gia' fatto - istituisca la presenza in Consiglio Comunale dei "consiglieri comunali stranieri aggiunti".

2. Quattro richieste al Parlamento:

2.1. affinche' legiferi il diritto di voto nelle elezioni amministrative per tutte le persone residenti;

2.2. affinche' legiferi l'abolizione dei Cie e di tutte le forme di detenzione di persone che non hanno commesso reati;

2.3. affinche' legiferi l'abolizione di tutte le ulteriori misure palesemente razziste ed incostituzionali purtroppo tuttora presenti nell'ordinamento;

2.4. affinche' legiferi il riconoscimento del diritto di tutti gli esseri umani di giungere in modo legale e sicuro in Italia.

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Naturalmente

Sono naturalmente disponibili alcuni modelli di lettera (e molti materiali di riferimento) per ognuno di questi punti, che chi vuole prender parte all'iniziativa puo' riprodurre e adattare.

 

3. LIBRI. MARIA MUTI PRESENTA "UNA STANZA TUTTA PER SE'" DI VIRGINIA WOOLF

[Ringraziamo Maria Muti per questo articolo.

Maria Muti e' una collaboratrice del "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo.

Virginia Woolf, scrittrice tra le piu' grandi del Novecento, nacque a Londra nel 1882, promotrice di esperienze culturali ed editoriali di grande rilievo, oltre alle sue splendide opere narrative scrisse molti acuti saggi, di cui alcuni fondamentali anche per una cultura della pace. Mori' suicida nel 1941. E' uno dei punti di riferimento della riflessione dei movimenti delle donne, di liberazione, per la pace. Opere di Virginia Woolf: le sue opere sono state tradotte da vari editori, un'edizione di Tutti i romanzi (in due volumi, comprendenti La crociera, Notte e giorno, La camera di Jacob, La signora Dalloway, Gita al faro, Orlando, Le onde, Gli anni, Tra un atto e l'altro) e' stata qualche anno fa pubblicata in una collana ultraeconomica dalla Newton Compton di Roma; una pregevolissima edizione sia delle opere narrative che della saggistica e' stata curata da Nadia Fusini nei volumi dei Meridiani Mondadori alle opere di Virginia Woolf dedicati (ai quali rinviamo anche per la bibliografia). Tra i saggi due sono particolarmente importanti per una cultura della pace: Una stanza tutta per se', Newton Compton, Roma 1993; Le tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1987 (ma ambedue sono disponibili anche in varie altre edizioni). Numerosissime sono le opere su Virginia Woolf: segnaliamo almeno Quentin Bell, Virginia Woolf, Garzanti, Milano 1974; Mirella Mancioli Billi, Virginia Woolf, La Nuova Italia, Firenze 1975; Paola Zaccaria, Virginia Woolf, Dedalo, Bari 1980; Nadia Fusini, Possiedo la mia anima. Il segreto di Virginia Woolf, Mondadori, Milano 2006; Liliana Rampello, Il canto del mondo reale. Virginia Woolf, la vita nella scrittura, Il Saggiatore, Milano 2005. Segnaliamo anche almeno le pagine di Erich Auerbach, "Il calzerotto marrone", in Mimesis, Einaudi, Torino 1977]

 

L'autrice

Virginia Adeline Stephen nasce a Londra nel 1882 in una famiglia benestante. Figlia dell'illustre critico letterario Leslie Stephen e di Julia Jackson (che morira' nel 1885), fin da piccola vive in un ambiente culturalmente stimolante. Virginia e' una donna laica, curiosa, che legge molto e scrive altrettanto. Studia da sola e in quanto donna non frequentera' l'universita'. Nel 1906 muore il padre; poco dopo Virginia tenta il suicidio. Nel 1913 tenta ancora il suicidio. Inizia a tenere un diario.

E' una delle figure di spicco del "Bloomsbury Group", un circolo di intellettuali progressisti ed eclettici che si interrogano sui problemi della societa', e tra questi sulla condizione della donna; tra i suoi membri Leonard Woolf (il marito di Virginia), Vanessa (la sorella di Virginia) e suo marito Clive Bell, il saggista Lytton Strachey, l'economista John Maynard Keynes, lo scrittore Edward Morgan Forster, il critico d'arte Roger Fry.

Nel 1917 fonda col marito Leonard Woolf la "Hogarth Press", casa editrice in cui saranno pubblicate alcune opere fondamentali del Novecento (ad esempio la prima edizione de "La terra desolata" di Thomas S. Eliot). Per i tipi della Hogarth Press appaiono molti lavori di membri del "Bloomsbury Group", ma anche importanti traduzioni dal russo, dal tedesco, dal francese, scritti di Freud e delle principali figure del movimento psicoanalitico; e' evidente l'intento di promozione della cultura europea di avanguardia.

Nel 1915 pubblica il suo primo romanzo, "The Voyage Out" ("La Crociera"); cui seguiranno nel 1919 "Night and Day" ("Giorno e Notte"); nel 1922 "Jacob's Room" ("La camera di Giacobbe"); nel 1925 "Mrs Dalloway" ("La signora Dalloway"); due anni dopo scrive "To the Lighthouse" ("Gita al Faro"); nel 1928 "Orlando: A Biography" ("Orlando"); nel 1931 "The Waves" ("Le Onde"); nel 1937 "The Years" ("Gli anni"); nel 1941 "Between the Act" ("Tra un atto e l'altro").

Sul versante saggistico nel 1925 pubblica in volume "The Common Reader"; nel 1932 "Letter to a young poet" e "The Common Reader: second series"; nel 1933 "Flush: A Biography"; nel 1938 "Three Guineas"; nel 1940 "Roger Fry: A Biography".

Molti dei suoi lavori sono pubblicati dalla Hogarth Press.

Scrive articoli su giornali e riviste letterarie del tempo. Ricordiamo in particolare le sue collaborazioni con il "Times Literary Supplement".

E' anche autrice di racconti brevi: nel 1919 pubblica "Kew Gardens", nel 1921 pubblica la raccolta "Monday or Tuesday" ("Lunedi' o martedi'").

Riprende da Joyce la tecnica del "flusso di coscienza". A questo proposito Nadia Fusini scrive: "Il linguaggio non procede per definire (costruire) un personaggio, ma a dirne la frammentarieta' e l'inafferrabilita' il soggetto e' cancellato precisamente nell'atto di linguaggio che dovrebbe costituirlo"; e prosegue: "l'unita' finale del racconto si produce attraverso una catena di frammenti (associazioni, memorie, percezioni) e di simboli che trovano la loro necessita' all'interno del racconto stesso: l'insieme dei movimenti interiori, di espansione, e digressione, della coscienza, di interazione tra i flussi di memoria, e percezione dei vari personaggi costituiscono un organismo di relazioni simboliche in cui ogni parola e' essenziale e ogni accadimento per quanto banale costituisce senso". I suoi personaggi rimangono ritratto di istanti diluiti nel tempo e nello spazio. Unendo le parti, e' possibile scoprirne la complessita'. "Nel suo caso si puo' parlare di un vero e proprio sbriciolamento della personalita', uno sparpagliamemnto di frammenti cristallini che riflettono ciascuno un'immagine" (Mario Praz).

Muore il 28 marzo 1941 lasciandosi annegare nel fiume Ouse. Postumi vengono pubblicati in volume una selezione dell'importante diario, l'epistolario, altri scritti narrativi, saggistici, memorialistici.

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Il libro

"Una stanza tutta per se'" e' un saggio scritto nel 1929 in cui sono raccolte due conferenze tenute da Virginia Woolf presso due College femminili dell'Universita' di Cambridge in cui racconta l'importanza e il ruolo delle donne nella storia della letteratura.

Viaggio immaginario ad Oxbridge, luogo di studio in cui la protagonista si chiede per un giorno quali siano le ragioni che impediscano alle donne di accostarsi alla formazione, alla cultura e alla scrittura.

Non riuscendo a trovare delle risposte esaustive, inizia un'intensa attivita' di ricerca che parte da una serie di riflessioni personali che condivide con Mary Seton.

Il personaggio principale del libro si interroga sul perche' alle donne sia riservata una "semplice minestra, un brodo di carne che non aveva niente che stimolasse la fantasia" (p. 41), mentre agli uomini un pasto piu' sostanzioso composto da "sogliole servite su un piatto fondo accompagnate da una crema", ma anche "pernici con salse e insalate (amare e dolci) accompagnate da patate e cavolini con arrosto al seguito", proseguendo con un dolce zuccheroso che definire budino "e' un insulto" (p. 42), a voler sottolineare che un'intensa attivita' cerebrale e' esclusiva solo di una mente maschile e che solo questa meriti un'adeguata nutrizione. Rimane perplessa nel constatare che nella sua interlocutrice tutte queste differenze non suscitino indignazione.

E' di vitale importanza ritagliarsi uno spazio che sia proprio, una stanza appunto, di cui si possegga la chiave, in cui poter scrivere. E' fondamentale inoltre che ogni donna disponga autonomamente di una quantita' di denaro sufficiente a garantirle pari dignita' umana e liberta' decisionale.

Giunge a questo pensiero una volta arrivata alla biblioteca di Oxbridge in cui prosegue la sua indagine. Legge tutto cio' che riesce a trovare sulla condizione della donna e nota diversi elementi: sono gli uomini che scrivono sulle donne e non le donne che raccontano se stesse; gli uomini ne traggono ritratti per essi di ispirazione profonda, ma poi nel contatto diretto si sentono in diritto di trattarle in malo modo, offenderle, denigrarle, ferirle e incasellarle in ruoli gia' stabiliti perentoriamente da una societa' patriarcale, e questo ci offre il punto di vista solo degli uomini; le donne non sono ritenute esseri senzienti; a tal proposito si puo' leggere: "... c'era un cumulo di opinioni maschili, nel senso che intellettualmente non ci si poteva aspettare nulla dalle donne" (p. 70).

E' impossibile che una ragazza possa solo credere di potersi mantenere scrivendo; le attivita' artistiche e creative non la riguardano; "Scrivere? A che serve che scriviate?" leggera' la nostra guida in biblioteca. Lei amplia la sua ricerca. Proseguendo scopre figure di intellettuali che sono riuscite a superare ostacoli di ogni sorta. Iniziamo a sapere qualcosa sulle donne e la scrittura dal XVII secolo: di fatto non abbiamo informazioni dirette relative a come vivesse l'altro sesso in epoca elisabettiana.

Accenna alla contessa Annie Finch (pp. 74 e sgg.), alla duchessa di Newcastle Margaret Cavendish, alle lettere di Dorothy Osborne, ed elabora un'altra idea: sebbene i tentativi di scrittura siano piu' che modesti, sono ancora timidi, in fase embrionale affinche' cambino le concezioni della societa' sulla creativita' delle donne.

Un'autrice per risultare credibile deve scrivere come un uomo: logica, tenacia, volonta'. Un modello risultera' essere Aphra Behn, che sara' fonte di ispirazione per altre donne di penna in un processo di progressiva emancipazione, perche' riuscira' a mantenersi scrivendo.

Sara' la linea di confine tra le donne che non possono scrivere perche' intellettualmente subalterne agli uomini e coloro che invece potranno permettersi di sostenersi economicamente con il mestiere artistico.

La lettura di libri della nostra protagonista continua. Il XIX secolo offre spunti diversi: da quel momento in poi ci sono libri scritti da donne. Un'altra incognita balena nella mente della nostra esploratrice: "Perche' erano tutti romanzi?" (p. 79).

A tal riguardo confronta in una sorta di fotografia del tempo quattro personalita' di donne molto diverse. Emily Bronte, Charlotte Bronte, George Eliot e Jane Austen. Le stima profondamente perche' ognuna di queste donne ha un dono nell'arte dello scrivere, soprattutto nel raccontare ogni sfumatura dell'anima, tuttavia osserva che in fondo queste intellettuali hanno continuato a scrivere delle donne ritagliandole in ruoli domestici. Se le fanciulle si considerano ancora di riflesso agli uomini e' anche responsabilita' delle donne colte: le hanno sempre descritte dedite a mansioni casalinghe, raramente all'universita'. In un certo senso esse sono ancora prigioniere dell'autorita' maschile.

Il risultato a cui giungera' la nostra guida e' che la creativita' e' essa stessa essenza e unita' di opposti: il creare non ha genere, ma semplicemente si fa senza stare a guardare se chi scrive sia uomo o donna. Essenziale, invita la Woolf: "sii veritiera, sarebbe il caso di dire, e il risultato sara' senz'altro interessante" (p. 100).

Suggestiva l'immagine di un taxi che giunge a recuperare un ragazzo e una ragazza. L'autrice ci cuce sopra una storia, e ci esorta: "c'e' in noi un profondo anche se irrazionale istinto a favore della teoria che l'unione dell'uomo e della donna produce la massima soddisfazione, la piu' completa felicita'" (p. 105).

Prosegue e suggerisce: "la mente intera deve essere aperta, se vogliamo ricevere la sensazione che lo scrittore stia comunicando la sua esperienza con perfetta pienezza. Ci dev'essere la liberta' e ci dev'essere la pace" (p. 110).

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L'invito

Virginia Woolf non ci sta solo invitando a leggere e scrivere come forma di diletto mentale e personale o per riscattare un ruolo di subalternita': sta facendo di piu'.

Ci sta esortando a decidere in quanto donne ben oltre il pur complesso ambito della formazione e della cultura.

Ci sta dicendo che ogni giorno dobbiamo scegliere, che la cosa ci piaccia o meno; e dobbiamo imparare a farlo su tutto quello che ci circonda: cosa mangiare a colazione, come vestire, chi frequentare e perche', ma anche chi amare, cosa dire, imparare ad esprimere dissenso e soprattutto a farci ascoltare. Manifestare emozioni, ricordi, raccontare storie. Ci sta parlando a cuore aperto: e' come se dicesse continuamente "lavorate su voi stesse, costruite ogni giorno la donna che volete essere. Non accontentatevi! Scrivete. Scrivete ovunque. Guardate alle cose in se'! Insistete!" (p. 115).

Invita al raccoglimento e alla concentrazione. Ci sta chiedendo di non aver paura di esprimerci. Sta ribadendo che il mondo lo possiamo cambiare in ogni momento. Lo possiamo fare ribellandoci ad una societa' patriarcale che vede le donne costrette in cucina o davanti al camino a cucire.

Basterebbe avere una stanza tutta per se' e disporre liberamente della chiave.

E le donne di oggi? In che cosa ancora oggi subiscono l'oppressione di genere, sono subalterne agli uomini?

Per generazioni le donne si occupavano della cura della casa. Tutto doveva essere perfetto: il giardino, l'appartamento, gli abiti stirati, il pranzo pronto, i figli educati e composti. L'equazione era semplice: una casa decorosa e' merito di una buona moglie. A cena era sempre la donna ad alzarsi e servire gli altri componenti della famiglia. Un equilibrio quasi impossibile da rompere. Poco importava la comunicazione. Il modello sociale era statico e radicato: l'uomo lavora, la donna si occupa del resto. Di tutto il resto. I vicini devono sapere che "siamo una buona famiglia". Alle donne andava bene. Sembra quasi paradossale, ma un comportamento diverso avrebbe destato stupore.

Forse abbiamo rotto le catene di questo ruolo subalterno agli uomini quando abbiamo smesso di credere che un buon matrimonio fosse per noi la migliore se non l'unica risposta auspicabile alla nostra esistenza. Una fede al dito non era piu' garanzia di una stabilita' emotiva ed economica. Abbiamo interrotto questo circolo vizioso non solo quando abbiamo ampliato le nostre aspirazioni, ma anche quando abbiamo messo in discussione la credibilita' dell'universo maschile riconoscendo cosi' che anche nel nostro mondo c'e' del potenziale da esprimere. Abbiamo iniziato ad usare della sana ironia e in questo modo abbiamo distrutto la competizione implicita tra i due sessi. La collaborazione e' di gran lunga una scelta piu' intelligente di vivere.

Ma c'e' anche un altro aspetto di cui vorrei scrivere. Le donne da sempre sono giudicate dal punto di vista fisico. Quello che e' peggio e' che poi ci condiziona in tutto. Graffia la lente attraverso la quale ci si percepisce. Ci lasciamo condizionare, inconsapevolmente o meno, dal valore che qualcun altro si arroga il diritto di attribuire alla nostra figura piu' che alla nostra identita'.

Mai nessuno (o quasi) che ci esorti a prenderci cura anche della nostra mente. Facciamo davvero quello che ci interessa e ci appassiona? per dirla come scriverebbe la Woolf: "abbiamo la nostra stanza"?

Virginia Woolf ci invita ad essere autentiche, in armonia con noi stesse e le nostre contraddizioni. Per questo lo scrivere non e' appannaggio solo degli uomini: tutti possono raccontare, pure le donne. Il mondo potra' intaccarci su come ci vede, ma niente ha potere se andremo comunque per la nostra strada con coraggio e dignita'. Penso a tutte quelle donne che oltre ad essere delle lavoratrici si occupano anche del mantenimento della casa e della cura della famiglia e tante volte cercano inutilmente la collaborazione del coniuge. Penso alle loro fatiche che sono sempre doppie. Dimostrare di essere "all'altezza" oltre gli stereotipi che ci propinano continuamente norme fuorvianti, e lavorare comunque duramente perche' un piatto di pasta a casa deve esserci.

*

Qui ed ora

Ogni persona potrebbe svegliarsi al mattino e provare a superare certi limiti facendosi delle domande. Una su tutte: che tipo di persona posso e voglio essere oggi?

Occorre riflettere su cio' a cui ci esorta la scrittrice: siate responsabili.

Se volete rivoluzionare il mondo o anche solo l'appartamento, il condominio, i vostri amici o il prossimo, vi sono alcune cose che occorre fare personalmente.

Studiate: leggete piu' libri possibile, in modo critico e piu' volte se necessario, perche' le parole sono importanti, lasciano un segno; raccontano chi siete state, chi siete adesso e chi sarete.

Lavorate: un mestiere, purche' onesto, vi allontana dal ruolo unidimensionale di madre, moglie, amica e vi consente di apprendere di continuo. I soldi sono importanti per ricordarvi che siete in grado di pagare le bollette senza chiedere sostegni altrui, senza concessioni da parte di terzi. Non dover dipendere dal favore altrui vi pone in una condizione di uguaglianza con gli altri, uomini o donne che siano; in un certo senso definisce cosa siete e non siete piu' disposte ad accettare e subire.

Garantitevi un'esistenza che sia entusiasmante ed eccitante, senza sottovalutare mai la quotidianita'. Non abbiate timore dei viaggi che farete, delle persone che incontrerete. Ognuna di queste vi insegnera' molto, soprattutto quando non sara' d'accordo con voi. Siate viscerali, vere.

Confrontatevi con gli altri: non abbiate remore ad esprimere i vostri gusti senza stare troppo a motivarne le ragioni.

La misura di cio' che siete non e' data da cio' che avete o non avete. E' data dalle battaglie che avete combattuto, dalla voce che avete alzato, dalle strade che avete percorso, dagli errori che avete commesso, dalle prove che avete affrontato.

 

4. LIBRI. NANNI SALIO PRESENTA "UNA SOCIETA' UMANA, UN'UMANITA' SOCIALE" DI KARL POLANYI

[Dal sito http://serenoregis.org riprendiamo la seguente recensione.

Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail: info at serenoregis.org, sito: www.serenoregis.org). Tra le opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le ragioni e il futuro,  vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001.

"Karl Paul Polanyi (Vienna, 25 ottobre 1886 - Pickering, 23 aprile 1964) e' stato un sociologo, filosofo, economista e antropologo ungherese. E' noto per la sua critica della societa' di mercato espressa nel suo lavoro principale, La grande trasformazione. Viene inoltre ricordato per l'importante contributo dato all'antropologia economica e alla filosofia della condivisione. Karl Polanyi, fratello del chimico e filosofo Michael Polanyi, nasce nella capitale dell'impero austroungarico in una famiglia di ottima posizione sociale. Nel 1905, all'eta' di 19 anni, la morte del padre lo getta improvvisamente nella miseria e deve lavorare come tutore per aiutare la famiglia. Nel 1909 si laurea in giurisprudenza all'Universita' di Cluj, dopo aver seguito corsi a Budapest e a Vienna. A Budapest cerca di difendere il professor Gyula Pickler da un'aggressione da parte di studenti reazionari, ma sia il docente, considerato troppo liberale, sia il giovane Karl vengono allontanati dall'ateneo. Si associa al "Circolo Galilei" (Galilei Kor) di Budapest, di cui diverra' presto direttore e nel 1914 e' tra i cofondatori del partito radicale ungherese, di cui sara' segretario. Il Circolo diviene presto uno strumento culturale molto importante: i numerosi (e spesso poveri) studenti ebrei e non solo, avevano la possibilita' di accedere a corsi e conferenze. Furono invitati Gyorgy Lukacs, Karl Mannheim, Werner Sombart e molti altri. Negli stessi anni Polanyi si associa alla massoneria e serve nell'esercito austroungarico nella prima guerra mondiale. Ferito, ritorna in Ungheria nel 1919, dove diventa giornalista. Appoggia, per la breve stagione restante fino alla fine di marzo del 1919, il governo di Mihaly Karolyi, fino a quando questo non e' rovesciato da Bela Kun, che instaura la repubblica sovietica ungherese, e Karl Polanyi emigra a Vienna. A Vienna tra il '24 e il '33 fa il giornalista e collabora come commentatore politico ed economico - tra le altre - con la prestigiosa testata "Der Oesterreichische Volkswirt". Inizia a criticare la Scuola Austriaca di economia, che considera astratta e lontana dalla realta'; mostra interesse per il socialismo fabiano e per il socialismo cristiano (pur essendo massone e di origini ebraiche). Discute con Ludwig von Mises e conosce Peter Drucker, il futuro teorico del management, sul quale lascia un'impressione profonda. Oppositore esplicito del nazismo, nel 1933 emigra a Londra, accolto da Drucker e dall'economista istituzionalista John Maurice Clark. Per sbarcare il lunario da' lezioni serali di storia economica, i cui appunti diventeranno, riorganizzati e messi in forma compiuta, la base principale per La grande trasformazione, testo che inizia a scrivere nel 1940 quando va nel Vermont per insegnare al Bennington College. Pubblicato nel 1944, La grande trasformazione, in cui descrive il processo di enclosure (privatizzazione delle terre comuni attraverso la recinzione) e la creazione del sistema economico moderno all'inizio del XIX secolo, ha un grande successo. Dopo la seconda guerra mondiale Polanyi e' chiamato ad insegnare alla Columbia University, dove restera' dal 1947 al 1953. La passata appartenenza della moglie Ilona Duczynska al partito comunista e' tuttavia fonte di problemi nell'ottenimento dei visti per lei, e la coppia si trasferisce in Canada, da cui Karl inizia ad essere pendolare con New York. Nel 1950 riceve un finanziamento dalla Fondazione Ford per uno studio sui sistemi economici degli antichi imperi. Il materiale dei suoi seminari alla Columbia University e i risultati di questi studi diverranno la base per un suo ulteriore libro, uscito nel 1957, sull'economia degli antichi imperi. La tesi fondamentale di Polanyi riguarda la negazione della "naturalita'" della societa' di mercato, ritenuta piuttosto un'anomalia nella storia della societa' umana (che lo porta a rifiutare l'identificazione dell'economia umana con la sua forma mercantile) e il concetto normativo di embeddedness. L'economia non e' avulsa dalla societa', ma non puo' che essere embedded, vale a dire integrata, radicata proprio all'interno della societa'. Esistono infatti tre forme di integrazione dell'economia nella societa': la reciprocita', la redistribuzione e lo scambio di mercato. Il concetto di reciprocita' in Polanyi deriva da quello studiato da Marcel Mauss, in quanto essa si basa sulla logica del dono. Negli scambi regolati dalla reciprocita', infatti, assumono decisamente piu' valore gli individui e soprattutto le relazioni, i legami che derivano dallo scambio rispetto all'effettivo bene oggetto di dono. La seconda forma di integrazione e' la redistribuzione: in questo caso si presuppone l'esistenza di un organo centrale da cui dipende un sistema di distribuzione collettiva. In altre parole, si producono beni e servizi che vengono poi trasferiti a questo centro, e successivamente distribuiti alla collettivita'. La terza forma di integrazione, che e' anche oggetto delle critiche piu' radicali da parte dell'economista, e' lo scambio di mercato. Si tratta di un sistema complesso nel quale tutto tende ad essere scambiato e quindi tutto subisce continue fluttuazioni e regole mutevoli. La "societa' di mercato" (la societa' in cui "tutto e' mercato"), contraddistinta dalla presenza di una alta finanza, consiste proprio nella riduzione di tutto - natura, lavoro, denaro - a merce, di modo che la dimensione mercantile, che in altre epoche e societa' era solo una componente spesso marginale dell'attivita' economica, diventa predominante, fino al punto di piegare tutte le attivita' sociali, la forma stessa della societa', alle esigenze dei mercati. La predominanza degli scambi commerciali a distanza, e dunque la predominanza della dimensione finanziaria che tali tipi di scambi richiedono, puo' essere considerata la sua definizione del capitalismo. Polanyi contrappone alle aride logiche di mercato, una logica di distribuzione di beni basata sulla reciprocita', che si fonda sullo scambio dei beni basato sull'aspettativa di ricevere altri beni in modi stabiliti. Questa forma di economia si osserva in molte societa' "semplici". A differenza della maggior parte degli economisti che lo hanno preceduto, Karl Polanyi non considera la reciprocita', la redistribuzione e lo scambio di mercato come susseguentisi a livello temporale, vale a dire che in epoca piu' antica vigeva la reciprocita' e via via le altre forme, ma le tre modalita' di scambio economico possono coesistere. Polanyi ha anche elaborato una sua interpretazione originale della connessione fra la crisi del 1929 e i rapporti socio-economici, che portarono allo scoppio della seconda guerra mondiale. Si assiste oggi ad un rinnovato interesse per il pensiero filosofico, economico, antropologico e sociologico di Karl Polanyi. A lui si rivolgono molti studiosi delle fenomenologie sociali contemporanee, quali la globalizzazione e le sue conseguenze. L'interesse per Karl Polanyi e' centrale in genere per coloro che non ritengono l'economia un'attivita' separabile ed isolabile dal resto delle attivita' umane e non credono nelle virtu' autoregolatrici del mercato. Tra le correnti di pensiero economico odierne: la scuola regolazionista francese (nella quale e' lecito annoverare Jean-Paul Fitoussi); l'economista di Princeton Paul Krugman, autore di molti lavori sulle crisi che accompagnano la globalizzazione e premio Nobel per l'economia nel 2008; l'economista indiano Prem Shankar Jha, che nel suo poderoso Il caos prossimo venturo rivolge la sua attenzione a lui, oltre che a Fernand Braudel, Eric Hobsbawm, Joseph Schumpeter, nella sua inquieta analisi del significato delle ricorrenti crisi finanziarie e politiche del mondo attuale globalizzato. Il pensiero di Karl Polanyi e' stato fondamentale anche nell'avvio della nuova sociologia economica, fondata da Mark Granovetter che riprende proprio il concetto polanyiano di embeddedness, di radicamento dell'economia nella societa'. Grazie a questi studi sono state analizzate molte forme di scambio "non economico" che avvengono nella nostra societa' contemporanea, come ad esempio il volontariato, le economie informali ecc."]

 

Karl Polanyi, Una societa' umana, un'umanita' sociale. Scritti 1918-1963, Jaca Book, Milano 2015, pp. 378, euro 24.

Questa raccolta di saggi che coprono il periodo dell'intera produzione culturale di Polanyi permette sia di seguire la genesi della sua opera piu' nota, La grande trasformazione, sia la successione dei temi e dei problemi affrontati nel corso della sua vita, tuttora rilevanti.

L'incisiva Prefazione della figlia, Kari Polanyi Levitt, mette in evidenza le analogie tra gli eventi vissuti da Polanyi, dalla prima guerra mondiale alla grande crisi del 1929 e alla seconda guerra mondiale, e quanto succede oggi con la crisi sistemica globale. Kari Polanyi Levitt sostiene che "C'e' indubbiamente una somiglianza con i programmi di 'aggiustamento strutturale' imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale ai paesi indebitati del Terzo Mondo negli anni Ottanta e Novanta e, ai giorni nostri, con le misure di austerita' richieste dai creditori internazionali ai paesi della periferia meridionale dell'Europa, dalla Grecia al Portogallo" (p. 10). E piu' avanti afferma: "E' penosamente chiaro che la scienza economica non e' in grado di guidarci lungo il XXI secolo garantendoci la salvezza. Non e' facile, tuttavia, vanificare il suo potere di sostenere l'ordine economico attuale, per quanto problematico possiamo sapere che esso sia. Albert Einstein, il cui genio ha contribuito a svelare i segreti dell'energia nucleare, si preoccupava con passione che 'le creazioni della nostra mente possano essere una benedizione e non una sciagura per l'umanita''. Le economie capitalistiche fondate sul guadagno individuale hanno dato luogo a una straordinaria crescita economica: ma adesso la distruzione sociale e ambientale che accompagna tale crescita minaccia l'esistenza dell'umanita'" (pp. 12-13).

Questa preoccupazione aleggia in tutto il lavoro di Polanyi: dalla critica del sistema capitalistico, a quella del comunismo sovietico, anch'esso incapace di realizzare una societa' autenticamente libera e democratica. Alcuni dei saggi riportati nel volume, "Politica morale e politica amorale", "La liberta' in una societa' complessa", "Sulla fede nel determinismo economico", affrontano temi sempre attuali e non solo tuttora irrisolti, ma oggi aggravati dal dominio di una teoria economica che si fonda su tre errori principali: la fallacia della concezione di uomo economico; il determinismo economico; l'illusione che la liberta' economica implichi la liberta' personale.

Negli stessi anni in cui Polanyi analizzava criticamente i modelli economici allora imperanti, in un'altra parte del mondo Gandhi sosteneva tesi analoghe, con un linguaggio molto semplice, essenziale e diretto, a partire dalla sua esperienza diretta sia in Sudafrica, sia in India. Non ho trovato riferimenti che permettano di sostenere che queste due straordinarie personalita' abbiano conosciuto i rispettivi lavori, ma la somiglianza delle argomentazioni e' quanto mai profonda.

Anche l'Introduzione, "Costruire la liberta'", di Michele Cangiani e Claus Thomasberger e' una guida utilissima per leggere i contributi di Polanyi. Questi autori, come gia' la figlia di Polanyi, mettono in guardia che il "virus fascista", "endemico nella societa' capitalista, e' sempre pronto a riattivarsi; specialmente quando - leggiamo ne La grande trasformazione e constatiamo oggi - l'ideologia liberista viene riproposta accanitamente come soluzione della crisi economica e del disagio sociale che ha contribuito ad aggravare" (pp. 42-43).

Questi duri giudizi contrastano con la fede dei neoconservatori che continuano a sostenere che quello attuale e' l'unico e il migliore sistema che si possa immaginare. Polanyi era ben consapevole, gia' ai suoi tempi, della difficolta' di dialogo con simili posizioni intellettuali e teoriche e le critico' con intelligenza e profondita' nei suoi lavori, dai quali oggi possiamo trarre spunto per proseguire sia nella ricerca, sia nell'azione per costruire un'alternativa concreta al modello neoliberista. I molti movimenti che un po' ovunque in tutti i paesi, compreso l'Occidente, stanno sperimentando forme di economia alternativa possono trarre spunto dai lavori di Polanyi per dare una maggiore consistenza, anche teorica, al loro lavoro di ricerca e sperimentazione.

 

5. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Riletture

- Luigi Pareyson, Estetica. Teoria della formativita', Edizioni di "Filosofia", Torino 1954, Bompiani, Milano 1988, pp. 338.

 

6. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

 

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.

Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:

1. l'opposizione integrale alla guerra;

2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;

3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;

4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.

Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.

Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione di organi di governo paralleli.

 

7. PER SAPERNE DI PIU'

 

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta at sis.it

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004 possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 2046 del 16 luglio 2015

Telegrammi quotidiani della nonviolenza in cammino proposti dal Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it , centropacevt at gmail.com , sito: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

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