Coi piedi per terra. 767



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 767 dell'8 maggio 2013

 

In questo numero:

1. Alcuni testi del mese di novembre 2001 (parte terza e conclusiva)

2. La musica, la tastiera, il cielo stellato

3. L'osservatorio di Loico Fossi

4. E tu dov'eri?

5. Il lume della ragione

6. Pronta la proposta di legge per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza

7. L'alternativa

8. D'improvviso

9. Una giovane donna uccisa

10. Il Consiglio Provinciale di Viterbo per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza

11. Il testo pressoche' definitivo del disegno di legge per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza

12. La guerra continua

13. Perche' il segreto e' incompatibile con la nonviolenza

14. Tre condizioni per essere un movimento per la pace

15. Dopo un certo tempo

16. Per Paolo Borsellino...

17. Una meditazione del giorno dopo

18. si giunga allo sciopero generale contro la guerra e in difesa della legalita' e della democrazia

19. Ma cosa sara' mai questa nonviolenza di cui sento tanto parlare

20. Il sonno della ragione

 

1. MATERIALI. ALCUNI TESTI DEL MESE DI NOVEMBRE 2001 (PARTE TERZA E CONCLUSIVA)

 

Riproponiamo qui alcuni testi apparsi sul nostro foglio nel mese di novembre 2001.

 

2. LA  MUSICA, LA TASTIERA, IL CIELO STELLATO

 

Per contrastare il terrorismo, per ripristinare il diritto internazionale, per costruire relazioni di giustizia e di solidarieta' tra le persone e tra i popoli, non c'e' un'unica strada, non c'e' la formula definitiva, non c'e' la pietra filosofale, esistono ed occorrono invece una molteplicita' di azioni costruttive: per fare una musica non basta una sola nota, occorre l'intera tastiera.

Cominciare a praticare relazioni di giustizia nei rapporti tra nord e sud del mondo, far cessare lo scandalo del quinto piu' favorito dell'umanita' che consuma e dissipa i quattro quinti di tutte le risorse disponibili (condannando il resto dell'umanita' alla msieria, alla fame, alla morte), e' gia' un modo per contrastare il terrorismo, tutto il terrorismo, anche quel terrorismo incancrenitosi, cristallizzatosi in strutture di ingiustizia fin genocide la cui totalitaria esistenza e la cui diffusa acquiescente accettazione gridano stridule al cospetto del cielo (del cielo stellato sopra di noi, specchio della legge morale dentro di noi).

E dunque ogni vita umana che viene salvata e' una vittoria dell'umanita' intera, ogni guerra che si fa cessare e' un trionfo dell'umanita' tutta, ogni arma che si spezza e' un segno di speranza e un passo nella giusta direzione. Ogni volta che il diritto vince sulla violenza, ogni volta che la solidarieta' prevale sulla sopraffazione, ogni volta che la benevolenza s'invera e s'irradia, ogni volta che questo accade splende e si fortifica l'umana dignita', e il mondo ha un sospiro di sollievo.

Ed ogni scelta di giustizia, di condivisione, di restituzione della ricchezza frutto di una rapina plurisecolare e persistente, anche nei consumi personali, e' gesto e segnacolo grande. Davvero, come amano ripetere alcuni nostri amici, "voti ogni volta che fai la spesa": e quindi l'importanza del commercio equo e solidale, del consumo critico, della finanza etica. Anche questa e' lotta contro il terrorismo, ha ragione Yukari.

 

3. L'OSSERVATORIO DI LOICO FOSSI

[Con un nome cosi'...]

 

Il fumo fa male (ovvero: da de Quincey a certi suoi epigoni): sosterrebbe un ex-presidente del consiglio dei ministri, attualmente finanziato dalla Philip Morris, che il (cosiddetto) centrosinistra deve essere a favore della guerra poiche' questa e' la "conditio sine qua non" per poter tornare a governare. Le stragi come arte di governo, tristo succedaneo - e magnificazione - dell'assassinio considerato come una delle belle arti.

*

Traduzioni in vernacolo: la casa delle liberta', ovvero: mo' che comannamo noi, famo come ce pare.

*

Un'idea da manicomio: riaprire i manicomi.

*

Civilta' giuridica: siamo ladri, corrotti e corruttori, mafiosi, fascisti, razzisti? Facciamo una bella legge e non e' piu' reato. E' cosi' facile.

*

Civilta' giuridica 2: il giudice che persegue i reati commessi dal capo e dai suoi intimi e' un comunista; i processi ai criminali con un reddito elevato sono atti di guerra civile; la Costituzione, mi consenta, e' sovversiva; la repubblica italiana e' in procinto di essere privatizzata e trasformata in azienda.

*

Civilta' giuridica 3: Se il popolo italiano e' contrario alla guerra, e' facolta' del governo licenziarlo. Postilla: ne potrebbe discendere una proposta di modifica dell'art. 11 della Costituzione: la guerra ripudia l'Italia.

 

4. E TU DOV'ERI?

 

E tu dov'eri, e tu cosa facevi?

Mi grida il cane guardiano

che trovo ogni notte nei sogni.

 

Non ero, non ero, no,

delle truppe degli aguzzini,

il mio coltello vedi

non ha quella ruggine rossa

ma solo le tracce del pane.

 

Ma tu dov'eri, ma tu cosa facevi?

Mi chiede da sul predellino

del treno che parte nel fumo

l'anima di mio padre

che incontro ogni notte nei sogni.

 

Non ero, non ero tra quanti

votarono fosse la strage,

non ero di quelli, lo vedi

ero tra quelli che dissero no.

 

Ma tu dov'eri, ma tu cos'hai fatto

nell'ora che resistere occorreva,

nell'ora che occorreva contrastare

la furia e fermarla, dov'eri?

Mi grida la voce che all'alba

mi toglie il respiro del sonno

del fragile sonno e mi chiama

sirena, tamburo, percossa.

 

Nella citta' dei confettieri vivo

amando la vita, odiando

il privilegio che mi rende complice

degli assassini. Dov'ero,

cosa facevo?

 

5. IL LUME DELLA RAGIONE

 

Non sempre facile e' distinguere il bene dal male, ma tra uccidere e salvare delle vite umane la differenza dovrebbe essere chiara.

Non sempre facile e' interpretare le leggi, ma la formula "L'Italia ripudia la guerra" (uno dei principi fondamentali della carta costituzionale su cui si incardina il nostro ordinamento giuridico) dovrebbe essere inequivocabile.

Non sempre facile e' usare le parole, ma chiamare delle stragi di innocenti col nomignolo confidenziale di "effetti collaterali" avrebbe fatto adontare persino un Talleyrand.

Non sempre facile e' giudicare i fatti di questo basso mondo che conosciamo, si sa, come in uno specchio e per enigma, ma che una guerra consista della commissione di omicidi, dovrebbe essere nozione di qualche evidenza.

Non sempre facile e' decidere come condursi: ma opporsi ai massacri ci pare un retto intendimento.

 

6. PRONTA LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA

 

E' ormai prossima la presentazione della proposta di legge per la formazione e l'addestramento delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza.

Tale iniziativa intende mettere a disposizione delle forze dell'ordine, impegnate nel delicato e fondamentale compito di difesa della legalita', della sicurezza pubblica, della tutela dei diritti di tutti, le risorse assiologiche, metodologiche ed operative apportate dalla teoria-prassi nonviolenta.

L'iniziativa, promossa dal "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, ha gia' ottenuto l'attenzione  e la disponibilita' di decine di parlamentari di diverse forze politiche. Tra essi segnaliamo ad esempio: il vicepresidente del Parlamento Europeo Renzo Imbeni, i senatori Achille Occhetto, Natale Ripamonti, Francesco Martone, Anna Donati, Nedo Canetti (a nome del gruppo senatoriale DS), Nando Dalla Chiesa, Chiara Acciarini, Loredana De Petris, Giampaolo Zancan; i deputati Fulvia Bandoli, Franca Bimbi, Marida Bolognesi, Paolo Cento, Laura Cima, Elettra Deiana, Titti De Simone, Alfiero Grandi, Franco Grillini, Mimmo Luca', Marcella Lucidi, Giorgio Panattoni, Alfonso Pecoraro Scanio, Roberta Pinotti, Giuliano Pisapia, Aldo Preda, Ermete Realacci, Carlo Rognoni, Giovanni Russo Spena, Piero Ruzzante, Vincenzo Siniscalchi, Francesco Tolotti, Tiziana Valpiana, Luciano Violante; i parlamentari europei Giuseppe Di Lello, Claudio Fava, Luisa Morgantini, Giovanni Pittella (oltre al gia' citato Renzo Imbeni).

In particolare il senatore Achille Occhetto ha dato la disponibilita' ad essere il primo firmatario, ed il testo e' pronto per la presentazione dopo un ultimo esame da parte di tutti i parlamentari interessati.

A sostegno di questa iniziativa si sono gia' espressi altresi' illustri personalita' della cultura e dell'impegno civile. Dalla societa' civile come dalle istituzioni, dalle organizzazioni professionali, sindacali e associative come dal mondo della ricerca e degli studi, dagli operatori delle forze dell'ordine come dai movimenti pacifisti e nonviolenti, da giuristi e sociologi, operatori sociali ed educatori, sono pervenuti gia' molti sostegni alla proposta di legge e molti contributi alla riflessione, originali e critici, che sottolineano l'importanza della proposta.

 

7. L'ALTERNATIVA

 

Di una medesima natura sono la guerra e il terrorismo: recare a taluni la morte, ad altri infondere una tale paura che li pietrifichi e li induca alla sottomissione servile.

Le armi non solo strappano la luce del giorno alle loro vittime dirette, ma negano altresi' la dignita' del pensare agli armigeri come ai sopravvissuti. L'uso delle armi e' sempre denegazione di umanita'. E massime dopo Auschwitz ed Hiroshima chi ancora adora le armi e l'arte dell'uccidere si fa con cio' stesso nemico non solo di altri ma di se stesso, e sbrana l'umanita' propria e l'umanita' intera.

Esiste un'alternativa, e solo essa puo' salvare il mondo: distruggere le armi, promuovere la pace e la giustizia in necessario sinolo, costruire diritto e diritti, riconoscimento di dignita' e solidarieta' operante nelle relazioni tra i popoli come tra le persone.

Chiamiamo questa scelta nonviolenza.

 

8. D'IMPROVVISO

 

L'uomo solo che d'improvviso la pioggia

coglie furiosa in un giorno scolorito

di freddo, nel fango che subito stende

il suo tappeto di botole e l'ombrello

non vale a ripararlo.

 

L'uomo solo che ha molto camminato

soffiandosi parole smozzicate

per allentare la fatica, la presa

a morsi nel petto della fatica, e la pioggia

come un'ombra infinita.

 

L'uomo solo che sente di lontano

il brontolio degli uccelli alto lucenti

che sul capo gli defecano la morte

e si chiede qualcosa che anch'io sento

ma non so dire se non come urlo e strazio.

 

L'uomo solo, le bombe dal cielo

il grande gioco delle folgori e del nulla

che odora di carne, di carne bruciata e la pioggia

la pioggia che stende quest'ombra infinita.

 

9. UNA GIOVANE DONNA UCCISA

 

L'uccisione in Afghanistan di Maria Grazia Cutuli, una giovane donna italiana di mestiere giornalista, aggiunge una nuova vittima alle tante altre gia' fatte da questa guerra feroce e insensata.

Lo so: che fosse italiana, che fosse giornalista, per molti contera' piu' del fatto che era un essere umano; e gia' hanno cominciato a scorrere fiumi di parole grosse, squilli di tromba della corporazione, adunate nazionaliste ed oscene esibizioni muscolari piu' che verbali.

Ma e' perche' era un essere umano che io qui la piango. E tutti gli essere umani sono unici, preziosi, insostituibili. La piango vittima tra le vittime, e come in quello di tutte le vittime riconosco nel suo il volto di Abele.

Lo so: anche io sono italiano, anche io ho questa ridicola tessera di iscritto all'Ordine dei Giornalisti, ma non mi uniro' al coro dei sepolcri imbiancati.

Tra gli assassini di questa giovane donna ci sono non solo i predoni o i banditi o i miliziani o i soldati o i terroristi o i guerriglieri o gli sbandati che l'hanno materialmente privata della vita.

Ci sono anche coloro che hanno promosso e sostenuto la guerra che l''ha portata cola' a perdere per sempre il lume dolce dei giorni.

Ci sono i poteri politici, economici ed amministrativi terroristi e stragisti che lungamente hanno foraggiato Bin Laden e sostenuto i talebani.

E ci sono i governi e gli apparati terroristi e stragisti che all'orrore dell'11 settembre hanno voluto aggiungere altro orrore, anziche' impegnarsi per la giustizia, nella legalita' internazionale, per contrastare e sconfiggere il crimine con la forza del diritto.

Ci sono i poteri politici e finanziari che hanno deciso la guerra d'Afghanistan tuttora in corso.

E ci sono anche il governo italiano, il parlamento italiano, il capo dello Stato italiano, che violando la Costituzione cui pure avevano giurato fedelta' hanno deciso il sostegno alla guerra e la partecipazione alla guerra anche da parte del nostro paese, anziche' impegnarsi per la pace come la legge fondamentale del nostro ordinamento giuridico imponeva loro: essi si' traditori del nostro paese e di noi tutti e della loro medesima parola giurata, e complici di una guerra illegale e criminale.

E ci sono anche i giornalisti che alla guerra hanno inneggiato, che hanno propagandato marinettianamente la guerra di sterminio, che hanno brindato alla violazione del diritto internazionale, allo stracciare la Costituzione italiana, alle stragi in corso.

E dunque ai signori militari, ai signori statisti, ai signori affaristi, ai signori intellettuali e giornalisti che hanno voluto e goduto far guerra, e che oggi proditoriamente insensatamente pontificano sulla salma di una giovane donna, questo pensiero consegnamo, e non altro: di questa morte siete corresponsabili anche voi.

Cessi la guerra subito, siano salve le vite dei superstiti.

Povera ragazza, e avevi ancora tanti anni da vivere, tante cose da conoscere, e tutto l'amore del mondo.

 

10. IL CONSIGLIO PROVINCIALE DI VITERBO PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA

[Nella seduta del 14 novembre il Consiglio Provinciale di Viterbo ha approvato (con il voto favorevole dei gruppi del centrosinistra, e l'astensione dei gruppi del centrodestra) un ordine del giorno a sostegno della proposta di legge per la formazione e l'addestramento delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza. Il merito principale di questo pronunciamento e' del prof. Luciano Dottarelli, docente e saggista, capogruppo DS presso il Consiglio Provinciale di Viterbo, e promotore dell'ordine del giorno. Riproduciamo il testo dell'ordine del giorno approvato]

 

Il Consiglio Provinciale di Viterbo

vista l'iniziativa del Centro di ricerca per la pace di Viterbo per l'elaborazione di una proposta di legge nella quale si preveda che nel curricolo formativo e nell'addestramento degli operatori della sicurezza pubblica venga compresa la conoscenza dei valori teoretici, delle strategie d'intervento e delle tecniche operative della nonviolenza e quindi l'educazione e l'addestramento ad  esse;

considerata la delicatezza del servizio pubblico prestato dalle forze dell'ordine, sulle quali incombe il gravoso ed importantissimo impegno di difendere la sicurezza pubblica, l'incolumita' delle persone, la legalita', e dato che esse per funzione istituzionale si trovano sovente ad agire in situazioni fortemente critiche e d'emergenza;

ritenendo di condividere le motivazioni e le finalita' dell'iniziativa che mira a:

- mettere a disposizione delle forze dell'ordine strumenti interpretativi ed operativi adeguati per agire in modo costantemente legale, efficace e rispettoso della dignita' umana nello svolgimento delle proprie mansioni;

-  fornire agli operatori addetti al controllo del territorio ed alla protezione dei diritti, un quadro di riferimento categoriale ed applicativo coerente con la Costituzione, e quindi con la fonte stessa della legalita' nel nostro paese; e con la Dichiarazione universale dei diritti umani, che costituisce un comune orizzonte di riferimento per le codificazioni giuridiche e le prassi amministrative dei paesi democratici;

- offrire un'occasione di riflessione sulle dinamiche relazionali e sulle strategie operative e cooperative nel rapporto interpersonale e particolarmente nel conflitto con la persona o le persone nei cui confronti si interviene e con cui quindi si interagisce;

- mettere a disposizione indicazioni utili ad un approfondimento delle problematiche non solo giuridiche, procedurali, amministrative e tecniche, ma anche psicologiche, sociologiche, comunicative e antropologico-culturali connesse ed implicate dall'attivita' che si svolge;

esprime

adesione e sostegno all'iniziativa del Centro di ricerca per la pace e

si impegna

a contribuire attivamente all'elaborazione e alla presentazione dell'articolato di legge.

 

11. IL TESTO PRESSOCHE' DEFINITIVO DEL DISEGNO DI LEGGE PER LA FORMAZIONE DELLE FORZE DELL'ORDINE ALLA NONVIOLENZA

[Riproduciamo il testo che dovrebbe essere pressoche' definitivo della proposta di legge per la formazione e l'addestramento delle forze dell'ordine alla conoscenza e all'uso dei valori, delle tecniche e delle strategie della nonviolenza, cosi' come rivisto e "tradotto in termini legislativi" dallo staff giuridico del senatore Achille Occhetto, che - come e' noto - e' il primo firmatario del disegno di legge. Noterete che rispetto alla prima bozza dell'agosto scorso vi sono varie modifiche ed approfondimenti frutto di una attenta ricognizione tecnico-legislativa, ed ovviamente anche del recepimento del punto di vista di quanti hanno contribuito in questi mesi ad una piu' precisa definizione del testo. Per parte nostra, come "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, nel merito dell'articolato risultante ci pare di poter rilevare come esso sia tale da poter essere accolto e sostenuto da tutti i parlamentari della legislatura che vogliano, fedeli al dettato costituzionale, adempiere al compito assunto di rappresentanza democratica del paese e di funzione legislativa ordinata al fine del pubblico bene]

 

Testo attuale del disegno di legge di iniziativa dei senatori Occhetto ed altri recante "Norme di princpio e di indirizzo per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento del personale delle forze di polizia"

Articolo 1 (Norme di principio)

1. L'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia indicate all'articolo 16 della legge 1 aprile 1981, n. 121 e successive modificazioni e integrazioni, sono svolte mediante programmi ed attivita' didattiche coerentemente ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica con particolare riferimento agli articoli 2 e 27 e ai principi contenuti nella "Carta dei Diritti fondamentali" dell'Unione Europea.

Articolo 2 (Direttive del Ministro dell'Interno)

1. Il Ministro dell'Interno, nelle sue attribuzioni di responsabile della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e di autorita' nazionale di pubblica sicurezza,

- impartisce annualmente le direttive generali per l'attivita' d'istruzione, formazione e aggiornamento svolte dal sistema degli Istituti e delle Accademie delle forze di polizia introducendo le metodologie didattiche piu' idonee ad elevare la conoscenza e l'uso dei valori, delle tecniche, delle modalita' di servizio e delle strategie della nonviolenza;

- fissa gli obiettivi generali da raggiungere sia annualmente e sia nell'intero ciclo d'istruzione;

- vigila sugli indirizzi didattici e verifica la qualita' degli interventi formativi realizzati, relativamente alla promozione della coscienza civica e al rigoroso apprendimento di una deontologia professionale che sia conforme alle funzioni difensive e nonviolente delle forze dell'ordine;

- fissa la durata inderogabile dei corsi di istruzione per le varie qualifiche del personale di nuova assunzione in servizio;

- si avvale della consulenza di docenti e ricercatori esperti in materia di formazione alla nonviolenza e dei responsabili delle strutture formative e addestrative attualmente operanti nelle forze dell'ordine sia per l'approntamento della specifica normativa che per la qualificazione dei docenti.

Articolo 3 (Relazione annuale sull'attivita' d'istruzione, formazione e aggiornamento)

1. Il Ministro dell'Interno inoltra annualmente alle Camere, prima della scadenza dei termini di presentazione della Legge Finanziaria e della Legge di Bilancio, una particolareggiata relazione sull'attivita' svolta dal sistema degli istituti d'istruzione delle forze di polizia, nella quale siano esposti:

- gli obiettivi didattici formulati all'inizio dell'anno di gestione;

- gli indirizzi seguiti per il miglioramento continuo della preparazione professionale, nei profili deontologico-valoriale, tecnico operativo e gestionale;

- i modelli di valutazione adottati sia per la programmazione scientifico-didattica e sia per la verifica dei risultati;

- i risultati raggiunti in termini di preparazione del personale delle forze di polizia di ogni ordine e grado ed in termini di miglioramento qualitativo delle metodologie e delle tecniche di insegnamento, ivi comprese metodologie di servizio nonviolento;

- gli obiettivi didattici per l'anno successivo e i programmi di studio e di ricerca previsti a supporto dell'attivita' degli istituti e del miglioramento continuo della qualita' dei curricula formativi.

2. La relazione, trasmessa ai Presidenti della Camera e del Senato, e' inoltrata al Comitato di cui al successivo articolo 4 della presente legge.

Articolo 4 (Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia)

1. Ai fini della promozione degli indirizzi formativi ispirati al miglioramento continuo della qualita' delle forze di polizia, e' istituito il Comitato parlamentare per l'istruzione, la formazione e l'aggiornamento professionale del personale delle forze di polizia.

2. Il Comitato e' composto da cinque deputati e da cinque senatori, nominati dai Presidenti della Camera e del Senato, sentiti i Presidenti dei Gruppi Parlamentari.

3. Il Comitato

- elegge al suo interno il Presidente e resta in carica per tutta la legislatura;

- svolge approfondimenti conoscitivi, mediante audizioni e sopralluoghi;

- discute e valuta la relazione annuale del Ministro dell'Interno, di cui all'articolo 3 della presente legge;

- trasmette semestralmente una nota e annualmente una relazione su quanto emerso dai relativi lavori alle Commissioni Affari Costituzionali della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

4. Il Comitato, ogni qualvolta si renda opportuno acquisire elementi e valutazioni, delibera di audire il Ministro dell'Interno, o il Sottosegretario di Stato delegato, i responsabili delle forze di polizia e chiunque altri ricopra un incarico istituzionale nel campo dell'istruzione del personale delle forze di polizia.

Articolo 5 (Copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge valutati complessivamente in ventimila milioni si provvede mediante l'utilizzo del fondo di riserva per le spese impreviste per l'anno 2001.

Articolo 6 (Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

 

12. LA GUERRA CONTINUA

 

La guerra continua; continuano i massacri; il terrorismo, quello dei poteri criminali come quello degli stati, si rafforza ogni giorno di piu'. Ed ogni giorno di guerra in piu' aumenta il pericolo per l'umanita' intera.

Occorre continuare ed intensificare l'opposizione alla guerra e al terrorismo; occorre impegnarsi con ancor piu' energia e tenacia per i diritti umani, per il diritto internazionale, per la legalita' costituzionale, per salvare le vite umane che ancora e' possibile salvare facendo cessare la guerra.

Ma occorre anche illimpidire l'azione pacifista, il cui ennesimo flagrante fallimento dipende anche da persistenti voraginose ambiguita', e dalla ancora dominante scarsa chiarezza (e conseguente insufficiente persuasivita') su cruciali temi morali prima ancora che politici e giuridici, su fondamentali aspetti metodologici, in ordine alle necessarie proposte operative alternative: su questi argomenti solo una posizione nitidamente ed intransigentemente nonviolenta ci pare possa essere in grado di fornire saldi riferimenti, adeguati percorsi di ricerca e di azione, proposte di lavoro rigorosamente meditate e concretamente praticabili.

Ancora una volta lo ripetiamo: occorre la scelta della nonviolenza, senza della quale non e' possibile riuscire ad affrontare e sconfiggere il terrorismo e la guerra.

 

13. PERCHE' IL SEGRETO E' INCOMPATIBILE CON LA NONVIOLENZA

[Dal nostro lavoro "La nonviolenza contro la guerra"... riproponiamo il brano seguente]

 

La nonviolenza ripudia l'uso del segreto, dell'inganno, del sotterfugio.

Quindi non e' possibile aderire alla nonviolenza o adottare tecniche nonviolente se non si accetta questo principio; ed a maggior ragione non e' possibile realizzare una campagna o un'azione diretta nonviolenta se non si accetta questo principio.

Vi sono dei motivi fondamentali per questo; vediamone alcuni a nostro avviso decisivi.

a) La nonviolenza e' democrazia integrale, condizione della democrazia e' che tutti siano messi in grado di sapere tutto ed attraverso la conoscenza siano quindi messi in grado di giudicare e di agire liberamente; la menzogna e la segretezza violano alla radice la democrazia.

b) La nonviolenza e' antiautoritaria, poiche' essa si fonda non sul principio di autorita' (l'obbedienza cieca e incondizionata ad un potere esterno) ma sul principio di liberta' di critica e di responsabilita' personale; il segreto implica sempre una gerarchia, ed attribuisce a chi lo detiene un potere in danno degli altri; inoltre le decisioni prese sulla base di informazioni occultate ad altri, intrinsecamente impediscono agli altri la piena liberta' di critica e quindi tendono ad imporre comportamenti mistificati e dunque coatti.

c) La nonviolenza e' riconoscimento della dignita' di ogni essere umano: ingannare un uomo, anche semplicemente non facendogli sapere qualcosa che lo riguarda e che e' di effettiva importanza per lui, ed anche se questo uomo e' proprio il nostro avversario, quello con cui stiamo lottando, ebbene, ingannarlo con la menzogna o col segreto implica disconoscerne ed umiliarne la dignita', il che viola alla radice un convincimento fondativo della nonviolenza come concetto e come metodo.

d) La nonviolenza e' comunicazione: il segreto disturba la comunicazione, la confonde e falsifica e di fatto quindi la impedisce. Poiche' nella lotta nonviolenta una corretta comunicazione e' assolutamente indispensabile, e ad essa occorre dedicare la massima cura, e la possibilita' che l'interazione comunicativa fallisca e' comunque elevatissima, la presenza del segreto lede alla radice e quindi annulla la possibilita' dell'azione nonviolenta.

e) La nonviolenza richiede un'assoluta limpidezza morale: essa e' quindi incompatibile con tutto cio' che questa limpidezza impedisce. Il segreto implica sempre un cono d'ombra, una diversita' di trattamento tra persone che lo condividono o no, un non poter dire tutto cio' che si sa, frequentemente impone tattiche di mascheramento, ed in ogni caso un modo di presentare gli argomenti connessi che in quanto omissivo e' ipso facto menzognero ed in piccola o grande misura comunque truffaldino. Il segreto e' incompatibile col rigore morale.

f) La scelta dell'azione nonviolenta e' un atto di autonomia morale: chi fa questa scelta non si aspetta dall'avversario una condotta analoga, non istituisce un rapporto contrattuale, un do ut des; bensi' garantisce della propria condotta poiche' liberamente la sceglie sulla base di un giudizio ponderato del tutto autocentrato; il segreto offusca l'autonoma morale, esso implica un relativismo di valori e di condotta che di fatto riduce alla subalternita': la scelta del segreto infatti implica che una cosa (un convincimento, una conoscenza, una decisione, un dato) si afferma o si nasconde a seconda di chi si ha di fronte; e' quindi il contrario esatto dell'autonomia morale.

g) Nella lotta nonviolenta e' fondamentale la lealta': come specificazione della scelta di fondo, ma anche per le sue ricadute pratiche contestuali, ovvero perche' essa implica la stima da parte degli altri soggetti  coinvolti nel conflitto. Il segreto impedisce una condotta leale, e distrugge la stima.

h) Nella lotta nonviolenta e' fondamentale costruire fiducia: lo stesso avversario deve sapere con certezza che del lottatore nonviolento puo' fidarsi, che la sua condotta sara' coerente con i suoi principi. Il segreto e' invece inganno e minaccia, distrugge la fiducia, vanifica il senso profondo dell'azione nonviolenta.

Nella lotta nonviolenta quindi la segretezza e la clandestinita' sono bandite, cosi' come e' bandita la minaccia, il ricatto, il trucco, la sorpresa; cosi' come e' ripudiata la condotta meschina, il sottrarsi alla responsabilita' delle proprie azioni e delle conseguenze delle proprie azioni.

Si puo' decidere di aderire o non aderire alla nonviolenza, ma chi sceglie di farlo deve sentirsi rigorosamente impegnato a una condotta limpida e coerente.

Concludendo: il segreto e' incompatibile con la scelta della condotta nonviolenta perche' esso e' una forma di menzogna e di inganno. Il segreto e' negazione di valore all'altro: nel suo bene maggiore, che e' l'intelletto; nel cuore stesso della sua identita', che e' la capacita' di accedere a verita'. Sul segreto non si fonda una societa' libera, mentre una qualita' specifica della condotta nonviolenta e' che ogni suo atto deve poter essere istitutivo di una societa' libera. Il segreto in quanto tale corrompe ed opprime, la nonviolenza in quanto tale libera e degnifica.

 

14. TRE CONDIZIONI PER ESSERE UN MOVIMENTO PER LA PACE

[Il testo seguente e' la sintesi estrema della prima parte della relazione tenuta il 24 novembre all'assemblea promossa dalla Rete no global di Viterbo presso il centro sociale occupato autogestito "Valle Faul"; nella seconda parte si indicava, con precisi esempi storici, come la nonviolenza sia non solo una scelta moralmente, politicamente e giuridicamente fondata e coerente, assiologicamente e concretamente sempre preferibile, ma anche come possa essere sempre una efficace alternativa alla gestione violenta dei conflitti, e come possa effettualmente contrastare e sconfiggere il terrorismo e la guerra]

 

Per essere un movimento per la pace, e non semplicemente contro una specifica guerra, occorrono tre condizioni:

- il ripudio dell'uccisione (di tutte le uccisioni, sempre);

- il ripudio della menzogna (che e' denegazione dell'umanita' altrui e nostra in cio' che e' piu' proprio della persona umana: la capacita' di comprendere);

- il ripudio del totalitarismo (a tutti i livelli, anche a quello cosi' fortemente presente e inquinante negli stessi movimenti sociali di opposizione e di trasformazione: la pretesa di essere tutto, di rappresentare la totalita'; il riduzionismo delle complessita' e l'omologazione delle diversita'; l'imposizione agli altri di identificarsi con noi, la riduzione delle relazioni allo schema amico-nemico, la negazione dell'alterita' e del diritto all'alterita').

La compresenza di queste tre condizioni definiamo anche come scelta della nonviolenza: senza la scelta della nonviolenza non si e' movimento per la pace.

 

15. DOPO UN CERTO TEMPO

 

Dopo un certo tempo ci si abitua a tutto, anche alle stragi, anche alle guerre che di stragi consistono sempre, soprattutto quando esse, almeno apparentemente, non ci minacciano direttamente e massime se accadono lontano dai nostri intorpiditi e narcotizzati sensi.

Quando i crimini si moltiplicano, deve averlo scritto Brecht se ben ricordo, diventano invisibili.

Ma tu non abituarti all'ordine dei mangiatori di carne umana, ma tu continua ad opporti alla guerra, al terrorismo, alla violenza.

Anche perche' tu sai che unica e' l'umanita'; ed ogni volta che un essere umano e' privato della vita e' una perdita immane ed irreparabile, e' un bene prezioso ed insostituibile estinto per sempre, e' l'umanita' intera che viene sbranata.

E dunque amici coraggio. Approfondiamo ed intensifichiamo il nostro impegno nonviolento affinche' l'orrore cessi, e possa venire la pace e la giustizia.

Noi dobbiamo fermare la guerra.

 

16. PER PAOLO BORSELLINO...

[Riproponiamo - per estratto - questo testo gia' diffusa nell'estate dello scorso anno]

 

C'e' una frase indimenticabile di Paolo Borsellino, la sua replica grande e nitida alla polemica sui "professionisti dell'antimafia": "Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno".

La gente mi moriva attorno: un problema morale. E' detto con una semplicita' ed una precisione assolute.

Ripubblichiamo qui di seguito alcuni brevi brani di un discorso e di una lettera di Paolo Borsellino, e tre ricordi di lui scritti da Liliana Ferraro, da Nando dalla Chiesa e da Riccardo Orioles (molte altre cose sono state scritte, e piu' estese e forse piu' eloquenti, ma queste sono di quelle che ci hanno particolarmente commosso).

Ricordo il giorno della morte di Paolo Borsellino e come seppi la notizia: stavo ancora una volta traslocando, e vivendo senza televisione in serata chiamai ad un numero di telefono, che non ricordo piu' quale sia e non so se vi sia ancora, dal quale la Sip diffondeva un secco notiziario: ed in solitudine, in una stanza ormai vuota di una casa che stavo abbandonando per sempre, sentii dalla smorta e meccanica vocina registrata che anche Borsellino, ed i ragazzi che erano con lui, erano stati assassinati. Muggii di dolore.

Credo questo sentire sia stato allora il sentire di tanti in tutta Italia: dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinari, Rocco Di Ciillo e Vito Schifani, in tutta Italia vi era stato un sentimento di sbigottimento e di lutto profondi, e un bisogno dirompente di reagire (ripenso con tenerezza alle tante iniziative anche piccole e minime che ovunque furono realizzate in quei giorni).

Quando il 19 luglio avvenne la strage in via D'Amelio e morirono Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Agostino Catalano, credo che tutti sentimmo una ferita nelle carni.

La spina, il pungolo, lo sperone nelle carni (e' l'enigmatica espressione di Kierkegaard): se tutti ci riconoscemmo allora nella figura di Antonino Caponetto non fu solo per il suo volto e contegno ieratico e straziato, e la sua personale vicenda e figura magnanima e dolente, di antico padre di eroi greci, di antico padre biblico di eroi; ma perche' seppe due volte dire quello che tutti sentivamo: lo smarrimento profondo e indicibile quasi, e poi la volonta' di riscatto, di proseguire la lotta, di non permettere che Falcone e Borsellino fossero assassinati una seconda volta dalla resa, dal tradimento, dall'oblio.

Paolo Borsellino ed Emanuele Basile; Paolo Borsellino e Rocco Chinnici; Paolo Borsellino con Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta: il pool; Paolo Borsellino con Giovanni Falcone all'Asinara; Paolo Borsellino bollato come "professionista dell'antimafia"; Paolo Borsellino che denuncia lo smantellamento del pool e la resa dello Stato; Paolo Borsellino e Rita Atria; Paolo Borsellino che nella biblioteca comunale di Palermo scandisce il suo testamento spirituale e tutti sentono che e' il commiato di un morituro; Paolo Borsellino schernito da un traditore per la "procura col mare"; Paolo Borsellino che sa che l'esplosivo per ucciderlo e' arrivato...

Paolo Borsellino che sa che non c'e' piu' tempo. Poi lo schianto. Poi l'insurrezione di Palermo ai funerali delle vittime. Poi le parole delicate come petali e penetranti come raggi di luce di Caponnetto. Poi ancora anni ed anni di lotte e sofferenze, di orrori e di resistenza. Poi tu, che leggi queste righe, e che ti chiedi come serbare la fedelta' e portare avanti la lotta di Paolo Borsellino.

*

Una notizia biobibliografica

Magistrato, membro del pool antimafia di Palermo che istrui' il maxiprocesso a Cosa Nostra, fu assassinato dalla mafia nel 1992. Era un uomo giusto e coraggioso. Si puo' ripetere per lui quanto scrisse di se' Paolo nella seconda lettera a Timoteo, 4, 7: "Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato fino al termine della mia corsa, ho serbato la fede".

E' stato tra gli autori dell'atto d'accusa alla base del grande processo noto come "maxiprocesso" alla mafia, una sintesi di quella decisiva ordinanza-sentenza del pool antimafia di Palermo e' stata pubblicata a cura di Corrado Stajano con il titolo Mafia: l'atto d'accusa dei giudici di Palermo, Editori Riuniti, Roma 1986.  Alcuni suoi testi in: AA. VV., Sulla pelle dello stato, La Zisa, Palermo 1991; sua la bella prefazione a Rocco Chinnici, L'illegalita' protetta, La Zisa, Palermo 1990. Cfr. anche la raccolta di alcuni interventi pubblici di Falcone e Borsellino, Magistrati in Sicilia, Ila Palma, Palermo 1992.

Tra le opere su Paolo Borsellino fondamentale e' Umberto Lucentini, Paolo Borsellino. Il valore di una vita, Mondadori, Milano 1994; cfr. anche Giommaria Monti, Falcone e Borsellino, Editori Riuniti, Roma 1996. Materiali utili in alcuni libri di giornalisti che riportano anche interviste e colloqui avuti con Borsellino: innanzitutto Saverio Lodato, Venti anni di mafia, Rizzoli, Milano 2000; Luca Rossi, I disarmati, Mondadori, Milano 1992; cfr. anche Giorgio Bocca, L'inferno, Mondadori, Milano 1992; ed anche Alexander Stille, Nella terra degli infedeli, Mondadori, Milano 1995. Naturalmente si vedano anche le opere di e su Giovanni Falcone, di Antonino Caponnetto, di Giuseppe Di Lello. Segnaliamo anche un tratto commovente alla pagina 292 di Umberto Santino, Storia del movimento antimafia, Editori Riuniti, Roma 2000. Ricordiamo che le parole di Caponnetto ai funerali di Borsellino sono state riedite per nostra cura da ultimo nel testo diffuso nella rete telematica dal titolo "Documenti per una cultura antimafia: Antonino Caponnetto, Una preghiera laica ma fervente".

(...)

 

17. UNA MEDITAZIONE DEL GIORNO DOPO

[Scritta il giorno dopo la marcia Perugia-Assisi per la nonviolenza che si tenne il 24 settembre 2000]

 

Udii una voce che mi comandava:

che nessun uomo resti solo.

 

Lunga e fredda e' la notte, nessuno

sia abbandonato al freddo e all'orco.

 

Lungo e' il cammino e poche le provviste:

nessuno osi rubare la borraccia.

 

Chi abbandonera' il ferito verra' abbandonato,

chi irridera' lo zoppo sara' umiliato,

chi osera' colpire uno dei piccoli

sciagura a lui, mai sara' perdonato.

 

L'ombra, la fonte, i frutti del mondo

sono di tutti. Sappia l'ingordo

che cio' che lui di troppo

ha preso, a qualcun altro manchera'.

 

Udii una voce che mi domandava:

tu cosa hai fatto dinanzi al dolore?

 

18. SI GIUNGA ALLO SCIOPERO GENERALE CONTRO LA GUERRA E IN DIFESA DELLA LEGALITA' E DELLA DEMOCRAZIA

 

Si giunga allo sciopero generale contro la guerra, contro l'eversione della legalita' costituzionale ad essa connessa, contro i poteri che stanno sovvertendo dall'alto l'ordinamento democratico, lo stato di diritto, il principio di legalita'. Si giunga allo sciopero generale per difendere la democrazia e i diritti di tutti.

E vi si giunga per approfondimento della consapevolezza, per capacita' di prospezione e proposizione di alternative di verita' e di giustizia, vi si giunga attraverso la scelta della nonviolenza, come metodologia di lotta ma anche come piu' complessiva teoria-prassi di liberazione, aperta, critica e creativa, che arricchisca ed inveri le grandi tradizioni democratiche presenti nella nostra storia e cultura, che espliciti filoni profondi e costitutivi sia della tradizione delle lotte del movimento operaio sia soprattutto della decisiva tradizione delle lotte del movimento delle donne; sia della tradizione di promozione delle liberta' politiche, sia della tradizione di promozione dei diritti sociali; sia delle culture egalitarie e solidali fondate su scelte e tradizioni religiose, sia delle culture egalitarie e solidali fondate su una visione laica e materialistica del mondo.

Si giunga da parte degli individui alla scelta della nonviolenza non come lacerazione con se stessi, ma come approfondimento ed illimpidimento delle proprie persuasioni piu' intime.

Si giunga da parte dei movimenti e delle istituzioni alla scelta della nonviolenza non come una regressione dalla sfera dell'agire sociale e politico, ma come una espansione ed un'innalzamento di quella sfera verso un piu' nitido e pieno e complesso sentire ed agire ordinato all'inveramento di tutti i diritti umani per tutti gli esseri umani.

 

19. MA COSA SARA' MAI QUESTA NONVIOLENZA DI CUI SENTO TANTO PARLARE

 

La nonviolenza e' un cosi' vasto campo di esperienze e riflessioni, di ricerche e di pratiche, di tensioni e riconoscimenti, che chiunque pensi di poter dire una parola definitiva su di essa con cio' stesso ne perde il senso fondamentale: di apertura infinita all'altro, a quel tu-tutti di capitiniana memoria.

La nonviolenza ha piu' dimensioni, e non e' riducibile ad alcuna di esse: e' certo un insieme di valori morali; e' certo un insieme di tecniche deliberative e d'azione; e' certo un insieme di strategie ermeneutiche, relazionali e comunicative, di chiarimento e trasformazione interiore, interpersonale, sociale e politica; e' certo anche un progetto di societa' liberata, egualitaria, solidale, fondata sulla dignita' di tutti. Ma se la si riduce ad una sola di queste dimensioni, se ne perde l'essenza, che e' nella sua capacita' di collegare dimensioni e disposizioni diverse, e diversi soggetti e bisogni, in un infinito colloquio corale.

La nonviolenza non e' dogmatica, ma rigorosa si'; e' rigorosa, ma non e' dogmatica; essa si definisce contestualmente, nel suo concreto porsi all'opera per contrastare la violenza, l'ingiustizia e la menzogna; essa s'invera nel conflitto, nella gestione del conflitto, e laddove occorra nel suscitamento stesso del conflitto; ma opera attraverso una particolare modalita' di conflitto, che e' insieme lotta e cooperazione, confronto e dialogo, alla ricerca di un comune convergere verso il comune interesse dell'umanita'.

La nonviolenza non e' un'ideologia in piu', non e' una "ideologia di ricambio"; essa e' compatibile con varie ideologie religiose e laiche, trascendenti ed immanenti, idealiste e materialiste; la nonviolenza e' semplicemente una proposta di rigorizzazione intellettuale, di illimpidimento morale, di azione sociale: invita a prendere sul serio i nostri pensieri, a pensarli profondamente e criticamente, e ad istituire una coerenza tra cio' che pensiamo, cio' che diciamo, cio' che facciamo (pare niente, ed e' tutto li'), coscienti che esistono altri soggetti senzienti e pensanti ed e' coi loro pensieri e le loro esistenze che interloquiscono i nostri pensieri e la vita nostra, e' dei loro pensieri che i nostri si nutrono in scambio fecondo; invita ad esser coscienti del nostro agire, ed a fare solo quelle azioni che il nostro giudizio morale ritiene buone, consapevoli che solo agendo bene si migliora il mondo, e che ognuno e' responsabile di tutto; invita ad esser consapevoli del fatto che ogni azione come ogni omissione interagiscono in quel gran corpo o sistema di equilibri e squilibri che e' la societa' e che quindi si e' sempre coinvolti nella sorte comune e tanto vale prenderne coscienza e dunque agire nel nostro medesimo piu' profondo interesse di esseri umani, che e' l'interesse comune dell'umanita' intera.

La nonviolenza e' coscienza che alla violenza devi opporti tu.

La nonviolenza e' coscienza che all'ingiustizia devi opporti tu.

La nonviolenza e' coscienza che alla menzogna devi opporti tu.

La nonviolenza e' coscienza che la verita', la giustizia, la pace non verranno da se', sei tu che devi costruirle. Tu insieme ad altri, come te, diversi da te.

La nonviolenza e' un'opera e un appello: che chiama te, che di te ha bisogno.

 

20. IL SONNO DELLA RAGIONE

 

Il sonno della ragione genera mostri. La guerra in Afghanistan continua tuttora e sempre nuove efferatezze dispensa: come il massacro dei prigionieri. Non solo: appare evidente che in quell'area si andra' ad una destabilizzazione vieppiu' crescente, che alimentera' guerre guerreggiate dichiarate e striscianti, guerre tra stati, guerre civili, guerriglie, terrorismi. Fiumi di sangue continueranno a scorrere, se non si cambia decisamente rotta.

Il governo degli Stati Uniti gia' dichiara che la guerra colpira' altri stati, altri paesi, altri popoli: rivendica una licenza di uccidere senza regole e senza confini. Anche questo e' terrorismo. Perche' l'Onu non interviene per fermare la follia onnicida sia del terrorismo dei gruppi criminali sia di quello dei piu' potenti stati del mondo?

Possibile che non ci si renda conto che solo attraverso il ripristino del diritto internazionale e del principio di legalita' e di civile convivenza puo' essere contrastato il terrorismo? Possibile che non ci si renda conto che la guerra provoca stragi abominevoli, degrada le relazioni internazionali, aumenta le ingiustizie, rafforza ed estende l'uso pervasivo della violenza, mette in pericolo l'umanita' intera?

La pace, i diritti umani, il diritto internazionale, sono tre elementi collegati tra loro; la guerra distrugge tutto e tutti.

Occorre far cessare la guerra, e cancellarla dalle forme dell'agire politico; prima che la guerra distrugga l'agire politico e la stessa civilta' umana.

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Numero 767 dell'8 maggio 2013

 

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