Coi piedi per terra. 629



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 629 del 18 luglio 2012

 

In questo numero:

1. Peppe Sini: La bolletta per la fornitura del veleno (e il collegio delle cappe rance)

2. Arsenico: il penoso scaricabarile tra responsabili e complici dell'avvelenamento. E quel che occorre invece fare

3. Peppe Sini: Costa caro il veleno a Viterbo

4. Due convitati di pietra: la questione dell'aria e dell'acqua

5. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. INSISTENZE. PEPPE SINI: LA BOLLETTA PER LA FORNITURA DEL VELENO (E IL COLLEGIO DELLE CAPPE RANCE)

[Riproponiamo il seguente testo]

 

La societa' Talete che gestisce i servizi idrici per la generalita' dei Comuni della provincia di Viterbo, con l'ultima bolletta dell'acqua invia un istruttivo "Avviso agli utenti" in due paragrafi: il primo intitolato "Arsenico presente nell'acqua"; il secondo dal titolo "Fluoruri presenti nell'acqua". E mentre ci fa pagare l'acqua potabile ci rende per l'ennesima volta edotti che quell'acqua proprio potabile non e'.

Un logico dei tempi antichi ne avrebbe ricavato forse un aggraziato sillogismo: Devi pagare la bolletta dell'acqua. L'acqua e' avvelenata. Paghi per essere avvelenato.

Poi qualcuno ci chiede perche' pensiamo che la Talete spa sia un carrozzone da abolire.

*

In queste settimane molti pubblici amministratori viterbesi protestano che la Regione Lazio non si sta adeguatamente adoperando per realizzare gli indispensabili impianti di dearsenificazione. Ed e' giusta protesta.

Ma questa protesta la quasi totalita' di questi gentiluomini dovrebbero rivolgerla anche contro se stessi.

In tutti i comuni del viterbese in cui l'acqua che giunge nelle case presenta concentrazioni di arsenico superiori alla soglia dei 10 microgrammi per litro (e sono gran parte dei comuni della provincia) da anni sarebbe stato possibile, necessario e doveroso che i Comuni intervenissero realizzando con fondi propri (ed attivando eventuali sinergie con altri soggetti disponibili a contribuire per il bene comune) adeguati impianti di dearsenificazione alla fonte garantendo cosi' alla popolazione acqua potabile, eventualmente successivamente rivalendosi verso gli altri soggetti istituzionali ed enti gestori inadempienti per recuperare gli importi relativi alle opere.

Sia detto en passant: lo proponemmo ed argomentammo ripetutamente a cominciare da molti mesi fa. Quasi nessuno degli assisi sui pubblici scranni volle prestare orecchio. Ed abbiamo continuato a ricevere veleno dai rubinetti delle nostre case.

 

2. INSISTENZE. ARSENICO: IL PENOSO SCARICABARILE TRA RESPONSABILI E COMPLICI DELL'AVVELENAMENTO. E QUEL CHE OCCORRE INVECE FARE

[Riproponiamo il seguente testo]

 

E' penoso e scandaloso il perdurante scaricabarile tra le istituzioni su chi deve provvedere a realizzare i dearsenificatori mentre la gran parte della popolazione della provincia di Viterbo continua a ricevere acqua avvelenata nelle case (e pagando per essa la bolletta come se fosse potabile).

Ed e' squallido e grottesco che la discussione nelle istituzioni sembri vertere non su come garantire al piu' presto acqua potabile ai cittadini, ma su chi scaricare la colpa alla fine dell'anno dopo aver continuato ad avvelenare la gente.

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Occorrera' allora tornare a dire due piccole verita' che ripetiamo da qualche anno.

La prima: che i Comuni possono e devono realizzare subito i dearsenificatori, con fondi propri (ed attivando altri finanziamenti da soggetti disponibili a contribuire per il bene comune), rivalendosi eventualmente poi sulla Regione in relazione alle specifiche competenze. Certo: reperire fondi nel proprio bilancio per fare i dearsenificatori implica operare tagli su altri capitoli di spesa, ma ci permettiamo di osservare che l'acqua potabile e' un bisogno primario di tutti gli esseri umani, mentre non lo sono tante altre attivita' ed elargizioni - sovente clientelari - che gli enti locali fanno e di cui si puo' benissimo fare a meno.

La seconda: che anche quando cessera' la deroga attuale che consente di avvelenare la popolazione molto oltre il limite previsto dall'Unione Europea, e sara' finalmente in vigore anche nel Lazio il limite dei 10 microgrammi di arsenico per litro di acqua, anche allora l'arsenico contenuto nell'acqua sara' sempre troppo: l'Organizzazione Mondiale della Sanita' come soglia massima prevede 5 microgrammi per litro, ed e' peraltro a tutti evidente che l'unica situazione adeguata e realmente ammissibile e' quella piu' ovvia: ovvero che di arsenico dell'acqua potabile non ve ne deve essere ne' poco ne' punto.

*

Cessi il gioco delle parti, e cessino le minimizzazioni irresponsabili, le sciagurate mistificazioni, gli sperperi clientelari, il malgoverno e i carrozzoni inetti e rapaci.

Si realizzi invece quanto proposto dell'Associazione italiana medici per l'ambiente - Isde (International Society of Doctors for the Enviroment), l'associazione dei medici che da anni a Viterbo denuncia la gravita' della situazione ed ha formulato proposte d'intervento assolutamente ragionevoli, praticabili, indispensabili, urgenti.

E provvedano finalmente gli enti locali a realizzare gli interventi atti a garantire acqua potabile e non veleno nelle case dei cittadini amministrati: e' possibile, e' necessario.

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L'associazione "Respirare"

Viterbo, 3 maggio 2012

L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.

 

3. INSISTENZE. PEPPE SINI: COSTA CARO IL VELENO A VITERBO

[Riproponiamo il seguente testo]

 

Essere avvelenati significa essere vittime di un delitto. Ma dover anche pagare gli avvelenatori, significa subire non solo un crimine, ma un oltraggio in sovrappiu'. Eppure e' quello che da anni succede in questa antica citta' di Viterbo.

Infatti l'acqua che viene erogata nelle case teoricamente per uso potabile e' avvelenata dall'arsenico assai oltre i limiti previsti dalla normativa europea (che consente un massimo di presenza di arsenico di 10 microgrammi per litro, che peraltro e' il doppio del limite massimo di presenza di arsenico che l'Organizzazione Mondiale della Sanita' ritiene tollerabile).

A questo si aggiunge che la Regione Lazio nel corso degli anni ha ottenuto un regime di deroga tale per cui quella soglia gia' doppia del massimo tollerabile e' attualmente ancora raddoppiata. Ed ovviamente la percentuale di arsenico realmente presente nell'acqua erogata dai rubinetti delle case a Viterbo e' sovente ancora superiore ad essa. E gli esseri umani che hanno la cattiva abitudine di bere l'acqua si avvelenano.

E le bollette dell'acqua continuano a salire. Costa caro il veleno a Viterbo.

*

C'e' del metodo in questa follia.

La "Talete s.p.a.", il carrozzone peggio che inetto che gestisce i servizi idrici in molti comuni dell'Alto Lazio e quindi e' primario corresponsabile del disastro, continua ad emettere e riscuotere bollette per la fornitura dell'acqua inclusiva di veleno, talora allegando alle bollette dei fogli esplicativi in cui sotto il velame de li versi strani si informa che in effetti, si', quell'acqua che si paga a caro prezzo e' proprio avvelenata dall'arsenico, per la gioia degli utenti.

La Regione Lazio in buona sostanza lungo un decennio di meglio non ha saputo fin qui fare che chiedere all'Unione Europea nuove deroghe dai limiti di legge, ovvero la licenza di avvelenare. Che non e' la licenza di uccidere di 007 ma ci si avvicina.

I Comuni (con un'unica reale eccezione, per quanto a nostra conoscenza) invece di agire concretamente per garantire acqua bevibile a tutti i cittadini - come sarebbe possibile, oltre che necessario e doveroso -, hanno preferito la solita sceneggiata: prima negare, poi minimizzare, poi adottare pseudosoluzioni utili soprattutto a procrastinare gli interventi adeguati e indispensabili - ovvero a rinviarli sine die -, poi frignare che e' sempre colpa di qualcun altro (la Regione Ladrona, lo Stato Lontano, l'Europa di Facili Costumi, Madre Natura, il Destino Cinico e Baro, Vautrin, Fantomas, chissa'). E mentre la generalita' di sindaci e assessori recita l'eterna commedia dell'insipienza e dell'irresponsabilita', ci si passi la vieta metafora: il morto e' sulla bara.

E la Provincia mai come in questo caso si e' dimostrata ente peggio che inutile, nocivo.

Della Asl e dell'Arpa e dell'Istituto Superiore di Sanita', poi, ci piacerebbe poter dire qualcosa di buono, o almeno di gentile o di compassionevole, ma con tutta la buona volonta' ci sembra proprio impossibile, ed essendo persone civili ci asterremo da altri commenti: ma sia chiaro che gravi sono anche costi' le responsabilita'. Cosi' come non per carita' di patria ma per castita' di linguaggio nulla diremo dell'operato degli altri soggetti operativi, amministrativi e lato sensu istituzionali (organi ministeriali compresi) variamente competenti - come suol dirsi - su vari aspetti della questione, e sul loro atteggiamento cosi' come effettualmente estrinsecatosi in pensieri, parole, opere e omissioni.

Si', c'e' del metodo in questa follia. E l'avvelenamento continua.

*

Ed invece quello che da anni occorre fare e' di una chiarezza cristallina, e ad esempio l'"Associazione italiana medici per l'ambiente" (che sulla situazione viterbese per prima ha lanciato l'allarme, e nel corso degli anni ha pubblicato studi, presentato esposti, organizzato incontri pubblici, diffuso documentazione, interpellato e coinvolto studiosi, associazioni ed amministrazioni, formulato proposte d'intervento, con una dedizione al bene comune encomiabile oltre ogni dire - e merito ne sia dato alla dottoressa Antonella Litta, che dell'"Associazione italiana medici per l'ambiente" a Viterbo e' l'anima) lo ha consigliato ed argomentato ripetutamente, fino a gridarlo dai tetti. E se possiamo riassumere il quid agendum in due minime semplici proposte (di azione immediata ed urgente) agli enti locali:

1. non perdere altro tempo e dire la piena verita' alla popolazione;

2. non perdere altro tempo e realizzare subito i dearsenificatori impegnando propri fondi di bilancio rivalendosi poi sulla Regione Lazio per quanto di sua competenza.

 

4. INSISTENZE. DUE CONVITATI DI PIETRA: LA QUESTIONE DELL'ARIA E DELL'ACQUA

[Riproponiamo il seguente testo]

 

Con pochissime lodevoli eccezioni, nei programmi e nel dibattito per le recente elezioni amministrative - come gia' nelle precedenti amministrative e nelle politiche del 2008 - sono state pressoche' assenti due decisive questioni.

La questione dell'acqua che beviamo.

La questione dell'aria che respiriamo.

Eppure in questa nostra provincia tanta parte della popolazione si trova erogata nelle case acqua avvelenata dall'arsenico.

Ed in questa nostra provincia tanta parte della popolazione subisce l'impatto delle venefiche emissioni del polo energetico Civitavecchia-Montalto.

Acqua e aria sono i convitati di pietra con cui tutte le pubbliche amministrazioni - e non solo nell'Alto Lazio, naturalmente - devono decidersi a fare i conti.

Una politica che eluda il nodo cruciale di garantire acqua bevibile ed aria respirabile e' una politica suicida per le comunita' locali - e per l'umanita' intera.

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Agli enti locali chiediamo quindi:

1. un impegno immediato a realizzare i dearsenificatori e a garantire alla popolazione acqua potabile - che non puo' essere considerata una merce, ma e' un bene comune e l'accesso alla quale costituisce un diritto umano;

2. un impegno immediato per la drastica riduzione delle emissioni inquinanti, la dismissione degli impianti di produzione energetica da combustibili fossili, e per il passaggio alle fonti energetiche rinnovabili con tecnologie pulite e sostenibili e gestione adeguata e democraticamente controllata;

3. un impegno immediato in difesa della biosfera; in difesa del diritto alla vita, alla salute e alla sicurezza per tutta l'umanita' presente; in difesa del diritto delle generazioni future a un mondo vivibile.

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L'associazione "Respirare"

Viterbo, 10 maggio 2012

L'associazione "Respirare" e' stata promossa a Viterbo da associazioni e movimenti ecopacifisti e nonviolenti, per il diritto alla salute e la difesa dell'ambiente.

 

5. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

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Numero 629 del 18 luglio 2012

 

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