Coi piedi per terra. 405



 

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Numero 405 del 4 novembre 2010

 

In questo numero:

1. Mao Valpiana: 4 novembre, una festa fascista

2. Rafia Zakaria: Distinguere la fede dalla propaganda

3. Paolo Arena e Marco Graziotti intervistano Giuseppe Barone

4. Edi Rabini: Dare corpo e forza a questa utopia concreta

5. Alcune interviste ed alcuni interventi sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia

6. Movimento Nonviolento, Associazione Beati i costruttori di pace, Associazione PeaceLink: 4 novembre, non festa ma lutto. Mai piu' lutti, mai piu' guerre

7. Peppe Sini: L'orgia degli assassini che offende gli assassinati

8. Per contattare il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo

 

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: 4 NOVEMBRE, UNA FESTA FASCISTA

[Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax: 0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli della nonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive e ha lavorato come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' segretario nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per "blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezione di Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata. Con Michele Boato e Maria G. Di Rienzo ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?" da cui e' scaturita l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 e quindi il manifesto "Una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza". Un suo profilo autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 de "La nonviolenza e' in cammino"; una sua ampia intervista e' nelle "Minime" n. 255 del 27 ottobre 2007; un'altra recente ampia intervista e' in "Coi piedi per terra" n. 295 del 17 luglio 2010]

 

Dicono che e' l'anniversario della vittoria.

No, e' l'anniversario di un macello: piu' di 15 milioni di morti (fra civili e militari) e 21 milioni di feriti e mutilati. Come scrisse Lev Tolstoj, nessuna guerra si vince, le guerre si perdono e basta.

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Dicono che e' la giornata delle forze armate.

Fu istituita dal fascismo, con uno dei primi atti del governo Mussolini. Quindi e' un'eredita' fascista che andrebbe abolita.

La Costituzione italiana dice che la difesa della patria e' un dovere di ogni cittadino, e che le forze armate devono informarsi allo spirito democratico della Repubblica.

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Dicono che e' il giorno dell'unita' nazionale.

La vera unita' del popolo italiano la si costruisce non attorno ad uno strumento di morte, come e' il militarismo, ma sui valori fondamentali della Costituzione, il lavoro (la sua festa e' il primo maggio) e la democrazia repubblicana (la sua festa e' il 2 giugno).

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Il 4 novembre non e' una giornata di festa, ma di lutto.

E' il giorno in cui bisogna ricordare i milioni e milioni di morti che aumentano ogni giorno con i conflitti armati in corso, come quello in Afghanistan cui il nostro paese ha la gravissima colpa di partecipare.

*

Il 4 novembre sia un giorno di memoria, per tutte le vittime della guerra.

Per noi e' un giorno di impegno antimilitarista.

 

2. RIFLESSIONE. RAFIA ZAKARIA: DISTINGUERE LA FEDE DALLA PROPAGANDA

[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Rafia Zakaria per Awid - Associazione donne per lo sviluppo, dal titolo "Sakineh's case & beyond" del 29 settembre 2010.

Rafia Zakaria, giurista, docente, saggista, e' direttrice di Amnesty International Usa, direttrice del Muslim Women's Legal Defense Fund for the Muslim Alliance of Indiana / The Julian Center Shelter; e' editorialista del "Daily Times" in Pakistan e negli Stati Uniti scrive sul "New York Times", su "Arts and Letters Daily", su "The Nation" e sull'"American Prospect"]

 

Il nome di Sakineh Ashtiani e' ora ben conosciuto nel mondo. La quarantaduenne, madre di due figli, e' stata imprigionata per omicidio ed adulterio in Iran. E' stata nel braccio della morte fin dal 2006. Quest'anno i suoi figli hanno dato inizio ad una campagna internazionale per prevenire la sua esecuzione. Alcuni rapporti assicuravano che, a causa dell'accusa di adulterio, Sakineh sarebbe stata lapidata a morte. Appelli sono stati lanciati da organizzazioni per i diritti umani in tutto il mondo e la petizione "Free Sakineh" conta celebrita' internazionali tra i suoi firmatari.

L'8 settembre 2010, Ramin Mehmanparast, un portavoce del governo iraniano, ha confermato che la sentenza della lapidazione era stata sospesa dal governo stesso, ma ha espresso l'opinone che la pena capitale sarebbe stata eseguita con altri metodi. In un blitz mediatico che ha accompagnato la sua presenza all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha spostato l'attenzione sul caso di una donna condannata a morte negli Usa. Una sua frase recita: "Una donna sta per essere giustiziata negli Stati Uniti per omicidio, ma nessuno protesta".

La strategia di Ahmadinejad, il giustificare la condanna a morte di una donna puntando il dito su un'altra, e' assai vecchia. I leader mondiali, di routine, usano la condanna delle ingiustizie in altri paesi come argomento per imporre sfacciatamente ed impunemente una varieta' di abusi ai loro popoli. Soprattutto nei paesi musulmani, l'esistenza dell'ingiustizia nei paesi occidentali sembra funzionare come scusa conveniente per gli eccessi locali.

Tuttavia, sul fronte internazionale, il caso di Sakineh Ashtiani e l'uso della lapidazione hanno generato palese disapprovazione. La barbarie della lapidazione, di recente descritta nel film "Stoning of Soraya", ha indotto molte persone a concludere che l'Islam e' univoco nel perpetrare tali tipi di castigo. Questa percezione, basata non solo sul caso di Sakineh, pone una sfida urgente e pressante alla teologia ed ai musulmani impegnati nel prevenire il furto della loro fede, che viene usata per obiettivi politici da svariati governanti. Molti musulmani hanno firmato la petizione per liberare Sakineh Ashtiani. Le loro argomentazioni sono pero' tutte basate sui principi dei diritti umani invece che su argomenti teologici islamici.

Quest'ultimo paradigma e' ora stato fatto proprio da un movimento emergente, guidato da donne musulmane, che cerca di sfidare la pretesa che pratiche come la lapidazione siano non discutibili ed immutabili, basate sulla legge islamica. Il movimento Musawah, iniziato nel 2007 da un'ong malese chiamata "Sister in Islam", cerca di sfidare le diseguaglianze e le istanze come la lapidazione all'interno della cornice concettuale dell'Islam. Il movimento, che include attiviste musulmane dell'Iran, della Nigeria, degli Usa, della Malesia, e di dozzine di altri paesi, ha il seguente principio guida: "Noi, come musulmane, dichiariamo che l'eguaglianza e la giustizia nella famiglia sono sia necessarie sia possibili. Crediamo fermamente che i principi dell'Islam siano una fonte di giustizia ed eguaglianza, opportunita' e dignita' per tutti gli esseri umani. Il momento per rendere concreti tali valori nelle nostre leggi e nelle nostre pratiche e' ora". In una conferenza tenuta nel febbraio dello scorso anno, la fondatrice di Musawah, Zainah Anwar, ha spiegato: "Molto spesso, le donne musulmane che chiedono giustizia e vogliono cambiare leggi discriminatorie si sentono rispondere: Questa e' la legge di Dio, e come tale non soggetta a negoziazione o cambiamento". Ha aggiunto che la giustizia e' un principio centrale ed intriseco all'Islam, e che le donne musulmane non si faranno ridurre al silenzio dalle aggressioni nella loro ricerca per ottenere giustizia ed eguaglianza.

Riguardo l'uso della lapidazione come castigo per l'adulterio, una prominente studiosa islamica femminista, Ziba Mir-Hosseini, socia di Musawah, ha pubblicato di recente una critica delle leggi che la permettono basata sulla teologia islamica. Nel suo documento, pubblicato sul sito web di Musawah ed intitolato "La criminalizzazione della sessualita': le leggi sulla zina come violenza contro le donne nei contesti musulmani", Mir-Hosseini colloca i reati sessuali (zina) all'intersezione tra "religione, cultura e legge". Ne deduce che pratiche come la lapidazione vanno contrastate su piu' livelli, in cui include la teologia, la diffusa percezione delle donne come oggetti di proprieta', e la relazione con altre leggi e meccanismi legali che mettono le donne in condizioni di dipendenza da un "guardiano di sesso maschile". Un importante strumento per fare questo e' il riconoscere che la maggioranza di tali precetti sono derivati dai fiqh, "pronunciamenti giuridici", resi legali dagli studiosi, ma assolutamente non presentabili come divini ed insuscettibili di cambiamento.

Un'argomentazione teologica contro la lapidazione e' stata anche fornita dalla professoressa Asifa Quraishi, nel suo recente testo "Chi ha detto che la sharia chiede la lapidazione delle donne?". La professoressa Quraishi presenta una dettagliata discussione della pluralita' interna alla legge islamica, dimostrando che i sostenitori della lapidazione come necessario elemento della sharia si stanno basando sulla scorretta presunzione che tutto quel che compone la sharia stessa provenga da ordini divini. Nel presentare le fonti plurali dei "pronunciamenti giuridici", Quraishi sottolinea che la differenza di opinioni e la diversita' sono una parte essenziale della giurisprudenza islamica. Percio', e' una grossolana mistificazione dire che sostenere castighi come la lapidazione sia parte dell'essere un musulmano credente, e del credere nella sharia; cosi' come, di conseguenza, dire che l'opporsi alla sharia sia essenziale per i diritti delle donne.

Le argomentazioni del movimento Musawah e di queste studiose sono sfaccettate: la prima distinzione dev'essere fatta fra la sharia come "via rivelata" e i fiqh, ovvero la scienza della giurisprudenza islamica. In secondo luogo, come disse Qasim bin Jawziyya, un giurista islamico del VII secolo: "I fondamenti della sharia hanno le loro radici nella saggezza e nella promozione del benessere degli esseri umani in questa vita ed oltre essa. La sharia abbraccia la giustizia, la gentilezza, il bene comune e la conoscenza". Con questi strumenti e' certamente possibile formulare ragioni basate sui fiqh che si oppongano alla lapidazione e ad ogni altra forma di punizione barbarica, sia all'interno della cornice dell'Islam, sia all'interno di quella dei diritti umani.

La presenza della lapidazione, inflitta come castigo per crimini sessuali, nei codici penali dei paesi musulmani e la mancanza di opposizione ad essa dall'interno dell'Islam devono essere causa di pressante preoccupazione per tutti i musulmani. Non si stanno propagandando mistificazioni sulla legge religiosa solo per ingannare gli ignoranti, ma anche per usare la legge religiosa nell'arena politica, invece che come un attrezzo per la giustizia. Movimenti come Musawah ed il lavoro di studiosi emergenti possono provvedere ai musulmani i modi per distinguere la fede dalla propaganda.

 

3. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. PAOLO ARENA E MARCO GRAZIOTTI INTERVISTANO GIUSEPPE BARONE

[Ringraziamo Paolo Arena (per contatti: paoloarena at fastwebnet.it) e Marco Graziotti (per contatti: graziottimarco at gmail.com) per averci messo a disposizione questa intervista a Giuseppe Barone.

Paolo Arena e Marco Graziotti fanno parte della redazione di "Viterbo oltre il muro. Spazio di informazione nonviolenta", un'esperienza nata dagli incontri di formazione nonviolenta che si svolgono settimanalmente a Viterbo.

Per un sintetico profilo di Giuseppe Barone si veda la risposta all'ultima domanda di questa intervista]

 

- Paolo Arena e Marco Graziotti: Come definirebbe la nonviolenza?

- Giuseppe Barone: Non credo nell'utilita' di una definizione che pretenda di circoscrivere e costringere, una volta per sempre, in una "gabbia" di parole un'idea cosi' preziosa, cosi' antica e nel contempo cosi' ricca di futuro quale la nonviolenza. Credo, tuttavia, nell'importanza di interrogarsi, individualmente e insieme, criticamente, su cosa ha rappresentato e puo' oggi rappresentare la nonviolenza, senza pretendere di essere esaustivi.

Nonviolenza, per me, significa consapevolezza che puo' esistere - e che esiste - un modo diverso di scrivere e di leggere la storia.

Nonviolenza e' confidare nella possibilita' di costruire nuova storia.

Nonviolenza, per me, significa consapevolezza che puo' esistere - ed esiste - un modo diverso di relazionarsi tra persone, tra creature.

E' tentativo di trovare un equilibrio in noi stessi, rispettoso di ciascuno.

E' consapevolezza dei nostri limiti.

E' sperare nel nostro vicino, senza illudersi.

E' sapere che ogni contributo, per quanto piccolo possa apparirci, ci aiuta ad alimentare la speranza e costruire frammenti di mondo nuovo.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali sono le personalita' e le esperienze a suo parere piu' significative della nonviolenza?

- Giuseppe Barone: Gli elenchi rischiano sempre di essere parziali, anche in senso etimologico: di parte. Mi assuno comunque il rischio. Alcuni nomi sono fari per ciascuno al mondo: Gandhi, innanzitutto, e poi Martin Luther King, Simone Weil. Tra gli italiani, senz'altro Aldo Capitini, Danilo Dolci, don Lorenzo Milani. Ma i nomi potrebbero essere molti di piu'. E penso a tanti di cui neanche conosciamo o ricordiamo un nome: le madri di Plaza de Mayo, il ragazzo cinese a braccia levate davanti al carroarmato in Piazza Tienanmen... Altri di cui neppure possediamo un'immagine, dei quali non conosciamo (o non ricordiamo) la storia... E poi le tante donne e i tanti uomini che semplicemente, umilmente, cocciutamente, provano a dedicare un pezzo delle proprie giornate per lasciare il mondo che ci circonda almeno un po' migliore di come e', di come l'hanno trovato.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Cosa consiglierebbe di leggere sulla nonviolenza?

- Giuseppe Barone: Almeno le pagine piu' significative degli autori che ho citato prima. Ma anche gli scritti di Tolstoj, di Giuliano Pontara, di Alberto L'Abate, di Alex Langer, di Johan Galtung. Tra le riviste "Azione nonviolenta", fondata da Aldo Capitini, che ancora prosegue il suo percorso. Considero poi utilissimo il notiziario on line "La nonviolenza e' in cammino". Si tratta, e' chiaro, solo di pochi spunti che fanno riferimento, per nostra fortuna, a una bibliografia molto piu' vasta.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Quali esperienze o iniziative nonviolente a suo parere oggi meritano maggior sostegno ovvero meriterebbero di essere intraprese?

- Giuseppe Barone: Piu' che intraprendere nuove iniziative, credo sia importante dare forza e sostegno a quelle che gia' esistono e fornire un contributo a farle meglio conoscere. Come scriveva Italo Calvino nell'ultima pagina de Le citta' invisibili: "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non e' inferno, e farlo durare, e dargli spazio". Troppo spesso manchiamo della capacita' di documentare in modo accurato il lavoro condotto. E troppo spesso fatichiamo a costruire ponti tra persone, gruppi, esperienze. Rischiamo di disperderci e sprecare non poca parte delle tante energie che impegniamo. Questo tipo di attivita' (documentare, connettere) mi pare sempre piu' essenziale, urgente.

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- Paolo Arena e Marco Graziotti: Potrebbe presentare la sua stessa persona a un lettore che non la conoscesse affatto?

- Giuseppe Barone: Ho quaranta anni e a neanche quindici, nel 1985, ho avuto la fortuna di conoscere, nel corso di un incontro maieutico, Danilo Dolci. Sono da sempre impegnato in organizzazioni di volantariato e mi occupo di diritti umani ed educazione alla pace. Dal 2006 sono vicepresidente del Centro per lo sviluppo creativo "Danilo Dolci". Alla sua opera e alla sua vicenda ho dedicato alcuni volumi e antologie comparsi nell'arco degli ultimi dieci anni.

 

4. LA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA. EDI RABINI: DARE CORPO E FORZA A QUESTA UTOPIA CONCRETA

[Ringraziamo Edi Rabini (per contatti: edorabin at fastwebnet.it) per questo intervento scritto come contributo all'inchiesta sulla nonviolenza oggi in Italia condotta da Paolo Arena e Marco Graziotti che anch'essi ringraziamo.

Edi Rabini, che e' stato grande amico e stretto collaboratore di Alex Langer, e' impegnato nella Fondazione Alexander Langer (per contatti: e-mail: info at alexanderlanger.org, sito: www.alexanderlanger.org), di cui e' infaticabile e generosissimo animatore]

 

In Lotta Continua a Bolzano, all'inizio degli anni '70, avevo molto casualmente scelto di occuparmi dei Proletari in divisa. Era successo che nell'invero 1972 una slavina aveva travolto e ucciso sette alpini a Malga Villalta, nell'alta Val Venosta, nel corso di un'imprevidente esercitazione. Era gia' successo un anno prima in Val Pusteria con altri sette morti.

Questa volta pero' i loro compagni del reparto avevano deciso di denunciare cio' che era avvenuto e di mettere in luce le responsabilita' di una catena di comando che considerava senza valore la vita dei soldati. Trovarono noi e ne nacque un libricino, pubblicato e pluridenunciato, pochi mesi dopo, dal titolo "Di naja si muore". Per la prima volta ci fu un processo con la condanna del tenente che guidava il reparto a 10 mesi con la condizionale. Uguale pena - per par condicio - venne decretata ad uno di noi, malcapitato, riconosciuto da un testimone come il correttore di bozze del libro. Ancora oggi, insieme all'instancabile compagno avvocato Sandro Canestrini, i parenti delle vittime s'incontrano ad ogni anniversario.

Personalmente me la cavai con una cinquantina di denunce per attivita' sediziosa, istigazione a disobbedire alle leggi, diffamazione a mezzo stampa, che fortunatamente non ebbero seguito. Ma, quel che piu' conta, questo fu l'inizio di un sensibile miglioramento delle condizioni di vita nelle caserme, di una crescente capacita' di controllo di cio' che avveniva al loro interno, di un abbozzo di rappresentanza democratica che mutuava alla lontana cio' che era venuto nelle fabbriche e nelle scuole, di un impegno dei militari in compiti di protezione civile a partire dal terremoto in Friuli del 1976. Non so se questo tentativo di ridurre la violenza dentro un'istituzione deputata a monopolizzare la violenza, puo' essere definito "azione nonviolenta".

*

Il ricordo di questa stagione di mobilitazione riformista (piu' che antimilitarista) era ormai sepolto nel profondo della memoria, quando con la Fondazione ho iniziato nel 2002 a prendere a cuore il  destino di quei "corpi civili europei di pace" che Alexander Langer aveva pensato, con altri, dall'interno della guerra di aggressione che insanguinava la Bosnia e le altre regioni dell'ex-Jugoslavia, come lo strumento da costruire per una presenza organizzata del volontariato, o almeno del volontariato che si pone il problema dell'efficacia nel suo agire.

Sarebbe troppo lungo qui raccontare il percorso accidentato con il quale abbiamo tentato, dall'interno di una proficua collaborazione con la Formazione Professionale di Bolzano e con la Facolta' di scienza della Formazione di Bologna, di dare corpo e forza a questa utopia concreta, a partire dall'istituzione di un corso di qualifica professionale, poi Master, per operatori di pace e mediatori di conflitti che ora va concludendo la sesta edizione. Se ne trova traccia nel sito della Fondazione www.alexanderlanger.org

*

Mi fermo solo sulla questione dal quale ero partito, cioe' del rapporto con l'istituzione militare, ineludibile se si guarda con umilta' a cio' che e' successo tra il 1992 al 1995 a Sarajevo, Tuzla, Srebrenica. E di nuovo non trattandola come un corpo separato, estraneo, condannato ad una recita passiva, ma come un'istituzione abitata da gente, interessata o meno come noi a riflettere ad alta voce in modo critico e autocritico sui compiti che e' chiamata a svolgere, con la stessa difficolta' degli anni '70 di far emergere la diversita' delle posizioni e delle soluzioni.

Mi sono stati d'aiuto in questa ricerca: il libro di un giovanissimo funzionario dell'Onu rimasto ucciso a Bagdad in un attentato nell'agosto 2003 (Jean-Selim Kanaan, La mia guerra all'indifferenza, Marco Tropea Editore), le riflessioni del professor Roberto Toscano (La violenza, le regole, Einaudi), l'amicizia maturata con un colonnello dell'esercito che ha frequentato la seconda edizione del corso per operatori di pace. L' aver infine cercato di ancorare solidamente idee e azioni ad un rapporto di reciproca cura, con credibili interlocutori di Tuzla e Srebrenica.

*

Forse per questa anomalia ho avuto difficolta' a rapportarmi, almeno in Italia, con la rete che ha messo nel suo Dna l'obiettivo dei corpi civili europei di pace. La sordita' di questo governo e di quelli che l'hanno proceduto non ci assolve completamente.

 

5. MATERIALI. ALCUNE INTERVISTE ED ALCUNI INTERVENTI SULLA SITUAZIONE DELLA NONVIOLENZA OGGI IN ITALIA

 

Di seguito riportiamo l'elenco delle interviste e degli interventi della e sulla inchiesta sulla situazione della nonviolenza oggi in Italia condotta da Paolo Arena e Marco Graziotti apparsi fin qui su "La nonviolenza e' in cammino" nei mesi da luglio 2010 a oggi (aggiornato al 4 novembre 2010).

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- "Telegrammi", n. 240 del 3 luglio 2010: Andrea Cozzo;

- "Telegrammi", n. 242 del 5 luglio 2010: Roberto Malini;

- "Telegrammi", n. 243 del 6 luglio 2010: Leila D'Angelo, Enzo Mazzi;

- "Telegrammi", n. 244 del 7 luglio 2010: Michela De Santis;

- "Telegrammi", n. 245 dell'8 luglio 2010: Norma Bertullacelli, Augusto Cavadi, Franca Guana;

- "Telegrammi", n. 246 del 9 luglio 2010: Michele Meomartino, Sergio Paronetto;

- "Telegrammi", n. 247 del 10 luglio 2010: Paola Mancinelli, Dacia Maraini, Helene Paraskeva;

- "Telegrammi", n. 248 dell'11 luglio 2010: Omero Caiami Persichi, Mimma Ianno' Latorre;

- "Telegrammi", n. 249 del 12 luglio 2010: Benito D'Ippolito, Marco Palombo, Piercarlo Racca, Carlo Schenone, Alberto Castiglione;

- "Telegrammi", n. 250 del 13 luglio 2010: Maria G. Di Rienzo, Roberto Mazzini, Marilena Spriano;

- "Coi piedi per terra", n. 291 del 13 luglio 2010: Laura Tussi (parte prima);

- "Telegrammi", n. 251 del 14 luglio 2010: Paolo Cacciari, Giobbe Santabarbara;

- "Coi piedi per terra", n. 292 del 14 luglio 2010: Mario Di Marco, Laura Tussi (parte seconda e conclusiva);

- "Telegrammi", n. 252 del 15 luglio 2010: Gino Buratti;

- "Telegrammi", n. 253 del 16 luglio 2010: Letizia Lanza, Paolo Predieri;

- "Coi piedi per terra", n. 294 del 16 luglio 2010: Eleonora Bellini, Alessio Di Florio;

- "Telegrammi", n. 254 del 17 luglio 2010: Luisa Mondo, Anselmo Palini;

- "Coi piedi per terra", n. 295 del 17 luglio 2010: Mao Valpiana;

- "Telegrammi", n. 255 del 18 luglio 2010: Benito D'Ippolito, redazionale, Carla Biavati;

- "Coi piedi per terra", n. 296 del 18 luglio 2010: Nicoletta Crocella;

- "Telegrammi", n. 256 del 19 luglio 2010: Raffaele Mantegazza;

- "Telegrammi", n. 257 del 20 luglio 2010: Matteo Renato Dabascio;

- "Telegrammi", n. 258 del 21 luglio 2010: Daniela Musumeci;

- "Telegrammi", n. 260 del 23 luglio 2010: redazionale, Marina Martignone;

- "Telegrammi", n. 261 del 24 luglio 2010: Marilena Salvarezza;

- "Telegrammi", n. 262 del 25 luglio 2010: Peppe Sini, Franca Bimbi, Sonia Giardina, Giorgio Montagnoli;

- "Coi piedi per terra", n. 303 del 25 luglio 2010: Franca Maria Bagnoli;

- "Telegrammi", n. 263 del 26 luglio 2010: Sandro Canestrini, Alberto Camata, Christiana Soccini, Paola Pavese;

- "Telegrammi", n. 264 del 27 luglio 2010: Enrico Peyretti;

- Coi piedi per terra, n. 305 del 27 luglio 2010: Alessandro Colocolli, Carlo Ruta;

- "Telegrammi", n. 266 del 29 luglio 2010: Aristarco Scardanelli;

- "Coi piedi per terra", n. 307 del 29 luglio 2010: Peppe Sini, Pierpaolo Calonaci, Antonino Drago;

- "Telegrammi", n. 267 del 30 luglio 2010: Pasquale Pugliese;

- "Telegrammi", n. 268 del 31 luglio 2010: Burbanzio Malvolenti, Assunta Signorelli;

- "Coi piedi per terra", n. 309 del 31 luglio 2010: Severino Vardacampi, Giannarosa Marino, Francesco Pullia;

- "Telegrammi", n. 269 del primo agosto 2010: Geremia Cattristi;

- "Coi piedi per terra", n. 311 del 2 agosto 2010: Paolo Borsoni;

- "Telegrammi", n. 271 del 3 agosto 2010: Arnaldo Nesti, Giuseppe Anelli, Virginia Del Re;

- "Telegrammi", n. 273 del 5 agosto 2010: Alex Zanotelli;

- "Telegrammi", n. 274 del 6 agosto 2010: Luciano Bonfrate, Nicola Lo Bianco;

- "Telegrammi", n. 275 del 7 agosto 2010: Peppe Sini, Giobbe Santabarbara, Angelo Cavagna;

- "Telegrammi", n. 276 dell'8 agosto 2010: Severino Vardacampi, Pierluigi Consorti;

- "Coi piedi per terra", n. 317 dell'8 agosto 2010: Giobbe Santabarbara, Paolo Macina;

- "Telegrammi", n. 277 del 9 agosto 2010: Nino Lisi;

- "Telegrammi", n. 278 del 10 agosto 2010: Mauro Furlotti, Daniele Lugli;

- "Coi piedi per terra", n. 319 del 10 agosto 2010: Marta Ghezzi;

- "Telegrammi", n. 279 dell'11 agosto 2010: Pia Covre, Paolo Bertagnolli, Vincenzo Puggioni;

- "Telegrammi", n. 280 del 12 agosto 2010: Catiuscia Barbarossa, Tiziano Cardosi, Francesca Fabbri;

- "Telegrammi", n. 281 del 13 agosto 2010: Giovanni Benzoni, Valter Toni, Angela Giuffrida;

- "Telegrammi", n. 282 del 14 agosto 2010: Daria Dibitonto, Achille Scatamacola;

- "Telegrammi", n. 283 del 15 agosto 2010: Vergiliano Scorticossi;

- "Telegrammi", n. 284 del 16 agosto 2010: Giuseppe Moscati;

- "Coi piedi per terra", n. 325 del 16 agosto 2010: Giulio Vittorangeli;

- "Telegrammi", n. 285 del 17 agosto 2010: Gaetano Farinelli, Gloria Gazzeri, Fredo Olivero;

- "Telegrammi", n. 286 del 18 agosto 2010: Generoso Canagliozzi;

- "Coi piedi per terra", n. 327 del 18 agosto 2010: Maria D'Asaro;

- "Telegrammi", n. 288 del 20 agosto 2010: Francesco Comina;

- "Telegrammi", n. 289 del 21 agosto 2010: Osvaldo Caffianchi;

- "Telegrammi", n. 291 del 23 agosto 2010: Crispino Scotolatori, Antonio Vigilante;

- "Telegrammi", n. 292 del 24 agosto 2010: Massimo Grandicelli; Anna Pascuzzo;

- "Telegrammi", n. 295 del 27 agosto 2010: Luigi Sandri;

- Telegrammi", numero 299 del 31 agosto 2010: Michele Boato;

- "Coi piedi per terra", numero 340 del 31 agosto 2010: Patrizia Caporossi, Alessandro Pizzi;

- "Telegrammi", numero 301 del 2 settembre 2010: Francesco de Notaris;

- "Telegrammi", numero 302 del 3 settembre 2010: Wanda Tommasi;

- "Telegrammi", numero 303 del 4 settembre 2010: Vittorio Pallotti;

- "Telegrammi", numero 304 del 5 settembre 2010: Luciano Benini;

- "Telegrammi", numero 306 del 7 settembre 2010: Anna Baluganti;

- "Telegrammi", numero 307 dell'8 settembre 2010: Mariella Cao, Mauro Cereghini, Giovanni Sarubbi;

- "Coi piedi per terra", numero 348 dell'8 settembre 2010: Giampiero Girardi;

- "Telegrammi", numero 312 del 13 settembre 2010: Carla Mariani;

- "Telegrammi", numero 313 del 14 settembre 2010: Luigi Mochi Sismondi; Bruna Peyrot; Francesco Pistolato;

- "Telegrammi", numero 315 del 16 settembre 2010: Zenone Sovilla;

- "Coi piedi per terra", numero 356 del 16 settembre 2010: Giacomo Alessandroni;

- "Telegrammi", numero 316 del 17 settembre 2010: Maria Rosaria Baldin;

- "Coi piedi per terra", numero 357 del 17 settembre 2010: Gianni Tamino;

- "Coi piedi per terra", numero 358 del 18 settembre 2010: Chiara Cavallaro;

- "Telegrammi", numero 318 del 19 settembre 2010: Agostino Letardi;

- "Coi piedi per terra", numero 359 del 19 settembre 2010: Marcello Vigli;

- "Telegrammi", numero 319 del 20 settembre 2010: Marino Marinelli;

- "Telegrammi", numero 322 del 23 settembre 2010: Antonio Mazzeo;

- "Telegrammi", numero 323 del 24 settembre 2010: Itala Ricaldone;

- "Telegrammi", numero 324 del 25 settembre 2010: Giovanni Balacco;

- "Telegrammi", numero 328 del 29 settembre 2010: Gennaro Abele Avalimi; Luca Carlini;

- "Coi piedi per terra", numero 369 del 29 settembre 2010: Annarosa Buttarelli; Peppe Sini;

- "Telegrammi", numero 329 del 30 settembre 2010: Giulio De la Pierre;

- "Coi piedi per terra", numero 370 del 30 settembre 2010: Amerigo Bigagli; Pancrazio Degnente;

- "Coi piedi per terra", numero 371 del primo ottobre 2010: Giuliano Falco;

- "Coi piedi per terra", numero 372 del 2 ottobre 2010: Livio Miccoli;

- "Telegrammi", numero 338 del 9 ottobre 2010: Stella Bertuglia;

- "Coi piedi per terra", numero 381 dell'11 ottobre 2010: Andrea Alessandrini; Onorato Delipomeni;

- "Telegrammi", numero 343 del 14 ottobre 2010: Giancarla Codrignani;

- "Telegrammi", numero 344 del 15 ottobre 2010: Farid Adly; Luciano Capitini; Marinella Correggia;

- "Coi piedi per terra", numero 385 del 15 ottobre 2010: Sergio Albesano;

- "Telegrammi", numero 345 del 16 ottobre 2010: Angela Dogliotti Marasso; Ermete Ferraro; Alberto L'Abate; Silvano Tartarini;

- "Coi piedi per terra", numero 386 del 16 ottobre 2010: Massimo Bonfatti; Alessandro Murgia; Nora Rodriguez;

- "Telegrammi", numero 346 del 17 ottobre 2010: Ivan Bettini; Pietro Lazagna; Nello Margiotta; Antonio Parisella; Fabrizio Truini; Beppe Pavan.

- "Coi piedi per terra", numero 387 del 17 ottobre 2010: Angelo Bertani; Alessandro Capuzzo; Piero P. Giorgi;

- "Telegrammi", numero 347 del 18 ottobre 2010: Liliana Boranga; Silvio Cinque; Silvano Leso; Elena Liotta; Stefano Melis; Antonella Santarelli; Olivier Turquet;

- "Coi piedi per terra", numero 388 del 18 ottobre 2010: Lino Cattabianchi; Franco Lorenzoni;

- "Telegrammi", numero 348 del 19 ottobre 2010: Davide Berruti; Vittorio Merlini; Gualtiero Via;

- "Coi piedi per terra", numero 389 del 19 ottobre 2010: Francesco Andreini; Floriana Lipparini;

- "Telegrammi", numero 349 del 20 ottobre 2010: Federico Fioretto; Vito La Fata;

- "Coi piedi per terra", numero 390 del 20 ottobre 2010: Gianluca Carmosino; Maria Luisa Paroni;

- "Telegrammi", numero 350 del 21 ottobre 2010: Davide Arnone; Monica Lanfranco; Amalia Navoni; Filomena Perna; Giorgio Beretta;

- "Coi piedi per terra", numero 391 del 21 ottobre 2010: Umberto Santino;

- "Telegrammi", numero 351 del 22 ottobre 2010: Pierluca Gaglioppa; Silvia Quattrocchi;

- "Coi piedi per terra", numero 392 del 22 ottobre 2010: Giovanna Fiume; Giovanni Mandorino; Tiziana Plebani;

- "Telegrammi", numero 352 del 23 ottobre 2010: Silvia Montevecchi; Fabio Ragaini;

- "Coi piedi per terra", numero 393 del 23 ottobre 2010: Luisa Morgantini;

- "Telegrammi", numero 353 del 24 ottobre 2010: Osvaldo Ercoli; Anna Bravo; Piero Coltelli; Carlo Sansonetti;

- "Coi piedi per terra", numero 394 del 24 ottobre 2010: Amilcare Ammonio Annazzoni;

- "Telegrammi", numero 354 del 25 ottobre 2010: Giuliano Pontara; Daniele Gallo; Raffaella Mendolia; Marta Mureddu; Marisa Pessione e Alessandro Mortarino; Antonia Sani;

- "Coi piedi per terra", numero 395 del 25 ottobre 2010: Roberto Tecchio; Amedeo Tosi; Maurizia Giavelli; Johannes Steger;

- "Telegrammi", numero 355 del 26 ottobre 2010: Remo de Ciocchis; Lorenzo Porta;

- "Coi piedi per terra", numero 396 del 26 ottobre 2010: Sebastiano Malcontenti; Nadia Scardeoni; Luca Buzzi;

- "Telegrammi", numero 356 del 27 ottobre 2010: Giobbe Santabarbara; Silvia Berruto; Valerio Gennaro; Arianna Marullo; Andrea Mazzi;

- "Telegrammi", numero 357 del 28 ottobre 2010: Alberto Cacopardo; Tiziana Valpiana;

- "Coi piedi per terra", numero 398 del 28 ottobre 2010: Gabriella Falcicchio; Asdrubale Scarrone;

- "Telegrammi", numero 358 del 29 ottobre 2010: Carlo Gubitosa;

- "Coi piedi per terra", numero 399 del 29 ottobre 2010: Giovanna Providenti;

- "Telegrammi", numero 359 del 30 ottobre 2010: Andrea Casini; Lorenzo Guadagnucci; Marcello Paolocci; Brunetto Salvarani; Massimo Sforzi; Saverio Tommasi;

- "Coi piedi per terra", numero 400 del 30 ottobre 2010: Fiorella Manzini; Mercedes Mas; Raffaello Saffioti;

- "Telegrammi", numero 360 del 31 ottobre 2010: Barberino Bavarozzi; Eva Lotz (con la collaborazione di Marco Ambrosini); Mauro Morucci; Giorgio Nebbia;

- "Coi piedi per terra", numero 401 del 31 ottobre 2010: Fulvio Cesare Manara;

- "Coi piedi per terra", numero 402 del primo novembre 2010: Giovanni Esposito; Roberto Mancini;

- "Telegrammi", numero 363 del 3 novembre 2010: Marco Baleani; Paolo Nerozzi.

- "Coi piedi per terra", numero 405 del 4 novembre 2010: Giuseppe Barone, Edi Rabini.

 

6. APPELLI. MOVIMENTO NONVIOLENTO, ASSOCIAZIONE BEATI I COSTRUTTORI DI PACE, ASSOCIAZIONE PEACELINK: 4 NOVEMBRE, NON FESTA MA LUTTO. MAI PIU' LUTTI, MAI PIU' GUERRE

[Riceviamo e diffondiamo]

 

La prima guerra mondiale fu un orrendo massacro che costo', solo all'Italia, 650.000 morti e un milione di mutilati e feriti (molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste).

Il 4 novembre dovrebbe essere un giorno di lutto e di memoria. Non c'e' nulla da festeggiare o celebrare.

Dissociamoci da ogni retorica celebrazione di eroismo.

Dissociamoci da ogni ipocrisia.

Contro la retorica militarista, il 4 novembre invitiamo i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere arcobaleno, a partecipare alla manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso (con un volantino, una bandiera che sventola, un cartello appeso al collo... la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero: facciamolo correttamente, con educazione e civilta', ma facciamolo).

Davanti al dramma della guerra in Afghanistan, nella quale siamo coinvolti come italiani, c'e' ancora qualcuno che ha il coraggio di celebrare con una "festa" la vittoria di una guerra? C'e' solo da vergognarsi, e tacere per rispetto delle vittime di tutte le guerre. L'unico vero modo per celebrare il ricordo di una guerra, e' quello di impegnarsi con la nonviolenza affinche' non ci siano piu' guerre. Come ha detto il grande scrittore Lev Tolstoj, profeta della nonviolenza, nel capolavoro Guerra e pace, le guerre non si vincono, le guerre si perdono e basta.

Chi volle la prima guerra mondiale fu un mascalzone. Chi la festeggia oggi e' un ignorante. Dal 4 novembre rinasca il monito solenne: mai piu' la guerra.

Sosteniamo l'impegno nonviolento dei disertori, degli obiettori di coscienza e di tutti coloro che sono impegnati nella Resistenza contro la guerra e il militarismo.

Ci impegniamo oggi, ricordando che coloro che si rifiutarono di combattere venivano fucilati dai carabinieri italiani. Ricordando gli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perche' costretti.

Ci impegniamo oggi contro tutte le guerre in nome dei disertori che non vollero partecipare a quella che papa Benedetto XV defini' "un'inutile strage".

Movimento Nonviolento www.nonviolenti.org - an at nonviolenti.org

Associazione Beati i Costruttori di Pace www.beati.org - segreteria at beati.org

Associazione PeaceLink www.peacelink.it - info at peacelink.it

 

7. EDITORIALE. PEPPE SINI: L'ORGIA DEGLI ASSASSINI CHE OFFENDE GLI ASSASSINATI

 

Gli amici carissimi del Movimento Nonviolento, dell'associazione Beati i costruttori di pace e dell'associazione PeaceLink ripropongono per il 4 novembre un'iniziativa errata e subalterna, laddove invitano i cittadini "a partecipare alla manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso": cosi' avallando l'immagine menzognera degli oppositori alla guerra come esigua minoranza meramente inanemente dissenziente, cosi' avallando l'immagine menzognera dei poteri illegali e assassini - illegali perche' violatori della Costituzione della Repubblica Italiana cui pure avevano giurato fedelta', assassini perche' responsabili della criminale partecipazione italiana a una guerra che gia' tante vittime ha provocato - come rappresentativi del popolo italiano.

No.

Occorre uscire dalla subalternita'.

Occorre rompere ogni ambiguita'.

Occorre affermare la verita'.

E la verita' e' che i governanti che violando la Costituzione (che afferma che "L'Italia ripudia la guerra") hanno coinvolto l'Italia nella guerra afgana sono degli assassini, e coloro che non li contrastano sono complici di assassini. E all'orgia degli assassini non si deve partecipare.

La verita' e' che le armi servono a uccidere, e chi non si impegna per il disarmo e' complice degli assassini. E all'orgia degli assassini non si deve partecipare.

La verita' e' che gli eserciti servono a uccidere, e chi non si impegna per la smilitarizzazione e' complice degli assassini. E all'orgia degli assassini non si deve partecipare.

Da alcuni anni proponiamo quindi di disertare il 4 novembre le celebrazioni dei poteri illegali e assassini; di disertare quelle orge di sanguinari che offendono gli assassinati che pretendono di commemorare.

Da alcuni anni proponiamo invece di realizzare il 4 novembre nostre iniziative di memoria e di lutto e di lotta contro tutte le stragi; nostre iniziative del tutto alternative a quelle degli assassini.

Con la persuasione di essere noi  - noi che ci battiamo contro tutte le uccisioni - realmente rappresentativi della maggioranza del popolo italiano e dell'umanita'.

Con la certezza di essere noi - noi che ci battiamo contro tutte le uccisioni - ad onorare la memoria delle vittime tutte di tutte le guerre, non coloro che dinanzi alle tombe delle vittime delle guerre inneggiano alle guerre passate, sostengono le guerre presenti, preparano le guerre future, ed alacremente allucinatamente scelleratamente operano perche' si diano nuove stragi, nuovi assassinati.

Dicono bene gli amici carissimi del Movimento Nonviolento, dell'associazione Beati i costruttori di pace e dell'associazione PeaceLink: "4 novembre, non festa ma lutto". Opporsi occorre alle guerre, agli eserciti, alle armi. Impegnarsi occorre, con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza, per costruire la pace con mezzi di pace, la pace che salva le vite.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

8. RIFERIMENTI. PER CONTATTARE IL COMITATO CHE SI OPPONE AL MEGA-AEROPORTO DI VITERBO E S'IMPEGNA PER LA RIDUZIONE DEL TRASPORTO AEREO

 

Per informazioni e contatti: Comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti: e-mail: info at coipiediperterra.org , sito: www.coipiediperterra.org

Per contattare direttamente la portavoce del comitato, la dottoressa Antonella Litta: tel. 3383810091, e-mail: antonella.litta at gmail.com

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COI PIEDI PER TERRA

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 405 del 4 novembre 2010

 

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