Minime. 914



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 914 del 16 agosto 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Un appello urgente
2. Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie di
reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
3. Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento dello
squadrismo
4. Istruzioni per l'uso e indirizzi utili
5. Renato Novelli: L'arroganza e l'ipocrisia
6. Sganassoni
7. Annachiara Rossi presenta "Persepolis" di Marjane Satrapi
8. Wanda Tommasi presenta "Manifesto per la soppressione dei partiti
politici" di Simone Weil
9. La "Carta" del Movimento Nonviolento
10. Per saperne di piu'

1. UNA SOLA UMANITA'. UN APPELLO URGENTE

A tutte le persone che ci leggono chiediamo di presentare esposti alle
magistrature e ad altre istituzioni affinche' siano abrogate le misure
razziste e squadriste contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza" e siano
processati i colpevoli del tentativo di colpo di stato da esse misure
configurato.
*
Vorremmo che nel lasso di tempo piu' breve possibile migliaia di esposti
raggiungano tutte le Procure d'Italia e numerosi altri pubblici ufficiali ed
attivino cosi' le procedure che portino con la massima tempestivita'
possibile all'intervento della Corte Costituzionale che abroghi le illegali
e criminali misure razziste, squadriste e golpiste contenute nella legge 15
luglio 2009, n. 94.
*
Vorremmo che si sviluppasse un movimento di dimensioni massive, corale, di
popolo, in difesa della Costituzione e dell'umanita', in difesa della
legalita' e della civilta', un movimento che si opponga al razzismo e allo
squadrismo, che si opponga al tentativo di colpo di stato del governo
dell'eversione dall'alto.
*
Proponiamo di utilizzare come modello gli esposti che abbiamo presentato noi
stessi e di seguito riportiamo, oppure di formularne, presentarne,
diffonderne di piu' elaborati e dettagliati ancora; in ogni caso di agire
tempestivamente nel richiedere che le competenti magistrature intervengano
per ripristinare la legalita' violata dai golpisti razzisti.
Agire tempestivamente, poiche' ogni giorno che passa il razzismo miete
vittime.
Agire tempestivamente, per la legalita' e i diritti umani di tutti gli
esseri umani.
Con la forza della verita'.
Con la forza del diritto.
Con la forza dell'ordinamento giuridico.
Con la forza della nonviolenza.

2. UNA SOLA UMANITA'. ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS CONCERNENTE VARIE
FATTISPECIE DI REATO CONFIGURATE DA MISURE CONTENUTE NELLA LEGGE 15 LUGLIO
2009, N. 94

Alla Procura della Repubblica di Viterbo
Al Presidente del Tribunale di Viterbo
Al Presidente della Corte d'Appello di Roma
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di Viterbo
Al Presidente della Provincia di Viterbo
Al Presidente della Regione Lazio
Al Questore di Viterbo
Al Prefetto di Viterbo
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente varie fattispecie
di reato configurate da misure contenute nella legge 15 luglio 2009, n. 94
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", sono contenute varie misure, particolarmente all'art.
1 e passim, che configurano varie fattispecie di reato con specifico
riferimento a:
a) violazioni dei diritti umani e delle garanzie di essi sancite dalla
Costituzione della Repubblica Italiana;
b) violazione dei diritti dei bambini;
c) persecuzione di persone non per condotte illecite, ma per mera condizione
esistenziale;
d) violazione dell'obbligo di soccorso ed accoglienza delle persone di cui
all'art. 10 Cost.;
e) violazione del principio dell'eguaglianza dinanzi alla legge.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Giuseppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 8 agosto 2009

3. UNA SOLA UMANITA'. ESPOSTO RECANTE LA NOTITIA CRIMINIS CONCERNENTE IL
FAVOREGGIAMENTO DELLO SQUADRISMO

Alla Procura della Repubblica di Viterbo
Al Presidente del Tribunale di Viterbo
Al Presidente della Corte d'Appello di Roma
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Sindaco del Comune di Viterbo
Al Presidente della Provincia di Viterbo
Al Presidente della Regione Lazio
Al Questore di Viterbo
Al Prefetto di Viterbo
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Al Presidente della Repubblica Italiana
Al Presidente del Parlamento Europeo
Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente del Consiglio d'Europa
Al Segretario generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Esposto recante la notitia criminis concernente il favoreggiamento
dello squadrismo
Con il presente esposto si segnala alle istituzioni in indirizzo, al fine di
attivare tutti i provvedimenti di competenza cui l'ordinamento in vigore fa
obbligo ai pubblici ufficiali che le rappresentano, la notitia criminis
concernente il fatto che nella legge 15 luglio 2009, n. 94, recante
"Disposizioni in materia di sicurezza pubblica", volgarmente nota come
"pacchetto sicurezza", e' contenuta una misura, quella di cui all'art. 3,
commi 40-44, istitutiva delle cosiddette "ronde", che palesemente configura
il favoreggiamento dello squadrismo (attivita' che integra varie fattispecie
di reato), anche alla luce di pregresse inquietanti esternazioni ed
iniziative di dirigenti rappresentativi del partito politico cui appartiene
il Ministro dell'Interno e di altri soggetti che non hanno fatto mistero ed
anzi hanno dato prova di voler far uso di tale istituto a fini di violenza
privata, intimidazione e persecuzione, con palese violazione della legalita'
e finanche intento di sovvertimento di caratteri e guarentigie fondamentali
dell'ordinamento giuridico vigente.
Si richiede il piu' sollecito intervento.
Alle magistrature giurisdizionalmente competenti si richiede in particolare
che esaminati i fatti di cui sopra procedano nelle forme previste nei
confronti di tutti coloro che risulteranno colpevoli per tutti i reati che
riterranno sussistere nella concreta fattispecie.
L'esponente richiede altresi' di essere avvisato in caso di archiviazione da
parte della Procura ex artt. 406 e 408 c. p. p.
Giuseppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 8 agosto 2009

4. AGENDA. ISTRUZIONI PER L'USO E INDIRIZZI UTILI

Un esposto all'autorita' giudiziaria piu' essere presentato recandosi presso
gli uffici giudiziari o presso un commissariato di polizia o una stazione
dei carabinieri.
Puo' essere anche inviato per posta.
Deve essere firmato da una persona fisica, precisamente identificata, e deve
recare un indirizzo per ogni comunicazione.
Noi proponiamo alle persone che vogliono partecipare all'iniziativa di
presentare e/o inviare i due esposti che abbiamo preparato alla Procura
competente per il territorio in cui il firmatario (o i firmatari - gli
espsoti possono essere anche sottoscritti da piu' persone) risiede, e ad
altre magistrature di grado superiore (la Corte d'appello e' nel capoluogo
di Regione, la Corte di Cassazione e' a Roma; sempre a Roma sono le altre
istituzioni statali centrali).
Proponiamo anche di inviare l'esposto al sindaco del Comune in cui si
risiede (idem per il presidente della Provincia, idem per il presidente
della Regione; ed analogamente per questore e prefetto che hanno sede nel
capoluogo di provincia).
Ovviamente i modelli di esposto da noi preparati possono essere ampliati, o
resi piu' dettagliati, se lo si ritiene opportuno. Ed altrettanto ovviamente
gli esposti possono essere inviati anche ad ulteriori istituzioni.
*
Diamo di seguito gli indirizzi delle istituzioni centrali cui inviare gli
esposti; gli indirizzi delle istituzioni territoriali variano ovviamente da
Comune a Comune, da Provincia a Provincia e da Regione a Regione.
Al Presidente della Corte di Cassazione: Palazzo di Giustizia, Piazza
Cavour, 00193 Roma; e-mail: cassazione at giustizia.it; sito:
www.cortedicassazione.it
Al Presidente della Corte Costituzionale: Piazza del Quirinale 41, 00187
Roma; tel. 0646981; fax: 064698916; e-mail: ccost at cortecostituzionale.it;
sito: www.cortecostituzionale.it
Al Presidente del Consiglio dei Ministri: Palazzo Chigi, Piazza Colonna 370,
00187 Roma; tel. 0667791; sito: www.governo.it
Al Presidente della Camera dei Deputati: Palazzo Montecitorio, Piazza
Montecitorio, 00186 Roma; tel. 0667601; e-mail: fini_g at camera.it; sito:
www.camera.it
Al Presidente del Senato della Repubblica: Piazza Madama, 00186 Roma; tel.
0667061; e-mail: schifani_r at posta.senato.it; sito: www.senato.it
Al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura: Piazza
dell'Indipendenza 6, 00185 Roma; tel. 06444911; e-mail: segvpres at cosmag.it;
sito: www.csm.it
Al Presidente della Repubblica Italiana: piazza del Quirinale, 00187 Roma;
fax: 0646993125; e-mail: presidenza.repubblica at quirinale.it; sito:
www.quirinale.it
Al Presidente del Parlamento Europeo: rue Wiertz 60 - Wiertzstraat 60,
B-1047 Bruxelles - B-1047 Brussel (Belgium); tel. +32(0)22842005 -
+32(0)22307555; sito: www.europarl.europa.eu
Al Presidente della Commissione Europea: 1049 Brussels (Belgium); sito:
http://ec.europa.eu/index_it.htm
Al Presidente del Consiglio d'Europa: Avenue de l'Europe, 67075 Strasbourg
(France); tel. +33(0)388412000; e-mail: cm at coe.int; sito:
www.coe.int/DefaultIT.asp
Al Segretario generale delle Nazioni Unite: United Nations Headquarters,
Between 42nd and 48th streets, First Avenue and the East River, New York
(Usa); sito: www.un.org
Gli invii per fax o per posta elettronica o attraverso gli spazi ad hoc nei
siti non sostituiscono l'invio postale dell'esposto: si suggerisce quindi di
inviare sempre comunque anche copia cartacea degli esposti per posta (con
raccomandata).
Infine preghiamo tutte le persone che presenteranno esposti di comunicarcelo
per e-mail all'indirizzo: nbawac at tin.it

5. MYANMAR. RENATO NOVELLI: L'ARROGANZA E L'IPOCRISIA
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 14 agosto 2009 col titolo "Aung San Suu
Kyi: l'arroganza dei militari, l'ipocrisia internazionale"]

Negli anni '20 del secolo scorso George Orwell, allora sconosciuto
funzionario britannico in Birmania, scriveva un saggio intitolato "Shooting
an elephant". Sparando a un incolpevole pachiderma, circondato da funzionari
birmani che si aspettavano quel gesto come consacrazione del suo essere un
Sahib coloniale, capi' la fragile impostura e l'ordine crudele del
colonialismo imperiale britannico. La favolosa Birmania divenne cosi' il
centro di una riflessione sulla crisi dei regimi coloniali. Oggi, con il suo
nuovo nome di Myanmar, la Birmania e' oppressa da uno dei regimi piu'
spudoratamente autoritari del mondo: ma non e' un caso limite di deviazione
in un mondo avviato alla democrazia, bensi' la bussola della miope rotta
della democrazia internazionale, simile in questo all'idea universale
dell'Impero civilizzatore britannico.
Con gesto grottesco, il regime militare birmano ha trasformato in reato la
visita inattesa di un mormone americano, giunto a nuoto nella casa di Aung
San Suu Kyi, la leader dell'opposizione che si trovava agli arresti
domiciliari in una residenza supersorvegliata dalla polizia. Il tribunale ha
emesso una condanna a tre anni che i generali hanno trasformato con
magnanimita' in un anno e mezzo di arresti domiciliari, giusto il tempo per
impedire a Suu Kyi di partecipare alla campagna elettorale delle sbandierate
elezioni del prossimo anno. La misura dell'arroganza militare e' commisurata
all'impotenza internazionale. Dei governi, dell'Onu, ma anche della societa'
civile internazionale. Eppure qualcosa si muove in queste ore di
indignazione proclamata. India e Cina, due amici chiave del regime militare
birmano, hanno ribadito l'auspicio di un percorso democratico, pur senza
interferenze e "nel rispetto delle decisioni dei sovrani tribunali birmani".
Fariseismo, certo, ma anche la volonta' di conservare i propri interessi
economici e strategici senza fare la parte di protettori dei cattivi. La
Cina - che ironia - ha aggiunto un riferimento alle minoranza etniche, uno
dei problemi irrisolti di ogni eventuale democrazia birmana. Negli Usa
Barack Obama parla forte: ma anche dopo la sentenza non ha cancellato la
visita ufficiale a Myanmar del senatore Jim Webb, veterano del Vietnam,
presidente della subcommissione del Senato per il Sud-est asiatico, che
sbarchera' oggi a Yangoon con un seguito di industriali e incontrera' il
generale Than Shwe, capo della giunta militare, nella capitale-fortezza di
Napyidaw. Proporra' forte assistenza allo sviluppo, con investimenti basati
sulle risorse naturali della Birmania, in cambio di un percorso verso una
qualche democrazia: cosa che muterebbe l'attuale economia regionale della
Birmania con i vicini paesi dell'Asean (l'organizzazione del sud-est
asiatico) che si limitano, tutto sommato, a traffici lucrosi e a una linea
di non interferenza: in Thailandia il primo ministro Abhisit ha rinviato un
commento alla lettura integrale della sentenza; a Singapore l'ex premier Goh
ha detto che Suu Kyi e' un problema e non la soluzione come pensano gli
europei. Domani nella capitale indonesiana Jakarta si riuniscono gli
oppositori birmani in esilio.
Una road map di democrazia reale metterebbe in questione l'opportunismo dei
paesi dell'Asean, e la complicita' di Cina e India, oltre a dare una misura
dell'eventuale tentativo di Obama: il quale credera' senz'altro nella
democrazia, ma di sicuro crede anche agli interessi americani e di rado le
due cose coincidono. Cina e India potrebbero essere garanti e partners del
progetto di sviluppo, che forse non e' realistico politicamente, ma lo
sarebbe economicamente.

6. LE ULTIME COSE. SGANASSONI

Invece di abolire il cosiddetto sport in cui due energumeni si prendono a
pugni per infliggersi dolore e lesioni (reato previsto e punito dal codice),
si sbandiera come un trionfo della civilta' che anche delle energumene
possano esercitarvisi in occasione delle Olimpiadi.
Dappoiche' e' considerato fin dal '700 come una delle belle arti, a quando
l'inclusione dell'assassinio tra le discipline olimpiche?

7. LIBRI E CINEMA. ANNACHIARA ROSSI PRESENTA "PERSEPOLIS" DI MARJANE SATRAPI
[Dalla rivista on-line "Per amore del mondo" della comunita' filosofica
femminile di Diotima (www.diotimafilosofe.it) riprendiamo la seguente
recensione dal titolo "Persepolis:  mediazione di comunicazione politica"]

L'inspiegabile Iran, agli occhi di noi occidentali, che per quanto ci
sforziamo rimane inesorabilmente incommensurabile, ci si svela attraverso la
matita ed il coraggio di una giovane iraniana esule in Francia. La
percezione di comprensione e di universalita' delle problematiche iraniane,
nonostante una naturale empatia e indignazione soprattutto per il vissuto
femminile, e' solo apparente, essendo noi sprovvisti, e fatichiamo a
rendercene conto, delle chiavi di lettura culturali e sociali per capire non
solo i dilemmi umani, ma le basi sulle quali si fonda un'intera
cinematografia "oltre Golfo Persico".
Attraverso una mediazione culturale, che, non dobbiamo dimenticare, lei
stessa ha operato su di se', Marjane Satrapi adatta il suo sguardo e
accompagna il nostro. L'esule si fa interprete per noi, ed e' questa la
potenza del racconto di Persepolis ed il motivo del suo successo in Europa e
oltre.
E' infatti proprio in Francia, da lei definita sua seconda patria, che nasce
nell'autrice il bisogno di liberazione e superamento che la porta a scrivere
il lungo fumetto autobiografico. Dopo scelte, guerre, ritorni e abbandoni,
Marjane trova il suo punto fermo, una citta' ed un uomo, e decide di fare i
conti con il proprio vissuto, la propria interiorita' e l'immaginario della
casa natale.
La sua storia, espressa attraverso le chine del fumetto, successo editoriale
internazionale (qui in Italia riedito da Sperling & Kupfer), coerentemente
riadattata assieme al compagno Vincent Paronnaud nel lungometraggio animato,
percorre la Rivoluzione Islamica del '79, la lunga guerra con l'Iraq, la
fuga da Teheran in Austria, ed il ritorno in patria in un clima di
repressione e privazioni dovuti al rigido governo teocratico. Una lunga saga
familiare, ma anche romanzo di formazione e testimonianza politica,
costruiti sull'intreccio del proprio presente, dell'infanzia e dei racconti
dei propri cari.
Ben costruito, schietto, a volte crudo (ma non privo di punte d'ironia),
Persepolis ha il pregio della leggerezza e dell'immediatezza nella sua
semplicita'. Ma soprattutto di essere un inedito e acuto sguardo interno
sugli avvenimenti politici iraniani di quegli anni, nitido e solido,
affascinante ed espressivo, come i tratti dei suoi personaggi, addolciti e
smussati della rigidita' dei disegni originali e animati abilmente in un
gioco di ombre cinesi e di silhouettes. Gli scenari di Vienna, di Teheran e
dei racconti di viaggio dello zio toccano a volte la poesia, recuperando
immaginari ed icone della cultura mediorientale. Ma anche occidentale, come
quando, nell'orrore della visione della morte, il viso d'infanzia della
bimba si tramuta sfumando nella maschera dell'urlo di Munch.
L'uso del bianco e nero e' magistrale e ricorda a tratti le lunghe ombre
dell'espressionismo tedesco a cui lei si e' esplicitamente ispirata, tanto
che il chador, il velo ampio e scuro che le donne sono costrette a portare,
e' stato paragonato ad un vero e proprio buco nero sia visivo che
concettuale.
E sempre di occidente si parla, quando la Satrapi dichiara d'essersi
ispirata oltre che ai maestri tedeschi, anche al neorealismo italiano, forse
proprio per lo stesso spirito e vissuto post-bellico che li caratterizza e
li avvicina alla sua opera.
L'autrice fa un passo indietro rispetto al proprio paese per poterne
scrivere e farcelo comprendere, ma lo fa fare anche a noi, quando descrive
quella Vienna d'Europa creduta tanto liberale ma portatrice di altrettanti
fondamentalismi e limiti. Una doppia distanza che intesse un dialogo
molteplice tra lei e il suo paese, lei e noi, conducendoci ad un'analisi
critica dei nostri valori dominanti.
Ma a quale prezzo.
La spinta politica della Satrapi, per quanto personale e catartica nel
descrivere un'epopea familiare, si intreccia inevitabilmente e volutamente
con i nodi e le contraddizioni del regime iraniano, che ha fatto sapere il
proprio disappunto per la presentazione del film a Cannes 2007 attraverso
una lettera da parte del Ministero per la cultura iraniano all'ambasciata
francese di Teheran, riportando che il Festival avrebbe "selezionato un film
sull'Iran che presenta una visione irreale delle conseguenze della
rivoluzione islamica".
Satrapi ha quindi capito e deciso di non poter piu' far ritorno in patria.
Ma, per quanto insista presso i giornali di non aver affatto voluto fare un
film politico e di denuncia e che si tratta pur sempre di "un film" e non
della "realta'", ha comunque con tutta evidenza aperto un dialogo con il
proprio paese, e se non con l'autorita' (che ne ha vietato la proiezione in
Iran), con chi lo abita, dato che nonostante il divieto la pellicola e'
circolata via cellulare e attraverso visioni clandestine.
In effetti il centro politico di Persepolis non risiede esclusivamente nella
contestazione del regime: peso parimenti importante e' il suo fare politica
nelle dinamiche di scambio e di relazione, e i fulcri a partire dai quali si
costruisce questo lavoro di relazione sono rappresentati dalle figure delle
madri, la madre e la nonna, e solo in parte dalle figure paterne, il padre e
lo zio che rappresenta l'esempio di militanza politica.
La seconda stesura del racconto autobiografico dovuta al passaggio dal libro
a fumetti al film, ha comportato, oltre a migliorie sul piano stilistico,
dei tagli significativi.
La figura della nonna, madre della madre (quindi anch'essa portatrice e
erede degli stessi valori), acquista cosi' una posizione centrale: e' il
punto di riferimento principale etico e politico di Marjane dall'infanzia
all'eta' adulta. Paradossalmente, nonostante le distanze generazionali, e'
la figura piu' illuminata, liberale, di larghe vedute del racconto; esempio
di coerenza e di anticonformismo, sara' guida per la protagonista in diversi
passaggi cruciali del suo percorso di crescita. Divorziata in tempi in cui
nessuno osava farlo in Iran, detrattrice del velo e delle imposizioni di
regime, schietta e diretta nell'evidenziare sempre la verita' dei fatti, e'
la figura piu' moderna e al tempo stesso nesso con la ricchezza della
memoria.
La madre, che esercita l'autorita' nell'educazione di Marjane, per come e'
descritta dall'autrice, sembra assumere spesso ruoli e caratteristiche
propri della figura paterna, mentre il padre si scopre piu' di una volta
sopraffatto dalla commozione e dalla dignita' del sentimento. Indubbiamente,
e non e' taciuto, i genitori dell'autrice sono un esempio inusuale per la
societa' iraniana: benestanti e liberali forniscono a Satrapi uno sguardo e
un punto di partenza privilegiato per la presa di coscienza del suo ruolo
femminile nella societa' iraniana e non a caso sono loro che insistono a
piu' riprese perche' la figlia parta e possa, all'estero, acquisire
quell'emancipazione che in patria le e' negata.
Interessante spunto di riflessione e' osservare quanto Satrapi sappia
comunicare con il mondo femminile "attraverso" la sua opera, ben piu' di
quanto non comunichi con esso "all'interno" del suo racconto autobiografico.
Ad esclusione della madre e della nonna, infatti, l'autrice non si sofferma
mai sulla descrizione delle proprie amicizie femminili se non per
sottolinearne aspetti negativi o incomunicabilita'.
Gli esempi sono molteplici nel fumetto ma ben presenti anche nel film.
Indubbiamente l'abbandono della patria in eta' scolare crea in lei una
frattura incolmabile e una distanza culturale con le sue coetanee europee
(che vede irrispettose e frivole) e sociale con le sue coetanee iraniane al
suo ritorno in patria (ostentanti spinte occidentali ma permeate in realta'
da moralismo religioso), frattura che la porta ad una maggiore attenzione
per i legami con le figure maschili; sara' anche questa scissione interna,
il sentirsi un'occidentale in Iran e un'iraniana in occidente con il
conseguente sfilacciamento della propria identita' a calarla nella
depressione e portarla al tentativo di suicidio (in parte taciuto e non
esplicitato nell'opera filmica). Ne uscira' attraverso il "fare" e l'"agire"
e' forse l'unico mezzo di riconoscimento da parte del mondo femminile (a
differenza di quello maschile, dal quale siamo riconosciute gia'
semplicemente nella nostra diversita').
Piu' volte nelle relazioni femminili, ad esclusione dei ruoli di figlia o
allieva (che possiedono un "incolmabile" intrinseco e accettato), mi sono
trovata a riflettere sulla distanza che intercorre tra il riconoscimento
fondato sulla stessa appartenenza di sesso, che dovrebbe coimplicare una
naturale empatia fondata sulla somiglianza (di pensiero, problematiche,
sensibilita') e il riconoscimento invece fondato sulla concretezza
dell'agire, degli oggetti prodotti e delle imprese, attraverso i quali
abbiamo una visibilita' reciproca. L'empatia dell'appartenenza, anche se
superficialmente forte e sentita con chi ci e' affine, si rivela spesso
illusoria o insufficiente: sommessamente prevale il piu' delle volte la
timorosa difesa della propria dignita' (a volte, ma non necessariamente,
mossa da competizione) rispetto al rischio dello scoprirsi e dell'esporsi;
cio' si evince frequentemente, ad esempio, nella difficolta' della
comunicazione del dolore, che ha sempre bisogno di un tramite, di un mezzo
che crei la distanza sufficiente per essere compreso o per darci la
sensazione di poter essere compreso; la stessa autrice ha avuto infatti
bisogno dell'opera per esprimere e confessare la propria discesa di
disperazione.
Nell'opera di Satrapi colgo questo divario e questa contraddizione
esistenziale: l'incomunicabilita' con le coetanee porta l'autrice a
descrivere e confrontarsi piu' spontaneamente con gli uomini all'interno del
percorso autobiografico (e forse non e' un caso che sempre maschile, nelle
sue figure chiave, sara' il team con il quale portera' a termine la
trasposizione cinematografica), mentre la potenza politica dell'opera, nella
sua concretezza, crea un ponte diretto con il femminile, gli parla, comunica
finalmente. L'oggetto-opera permette il riconoscimento e il legame di valore
con il mondo femminile e diventa volano della forza del messaggio politico.

8. LIBRI. WANDA TOMMASI PRESENTA "MANIFESTO PER LA SOPPRESSIONE DEI PARTITI
POLITICI" DI SIMONE WEIL
[Dalla rivista on-line "Per amore del mondo" della comunita' filosofica
femminile di Diotima (www.diotimafilosofe.it) riprendiamo la seguente
recensione del libro che reca il saggio di Simone Weil, Manifesto per la
soppressione dei partiti politici, tr. it. di Fabio Regattin, Castelvecchi,
Roma 2008]

E' stato recentemente tradotto in italiano e pubblicato dalla casa editrice
Castelvecchi il Manifesto per la soppressione dei partiti politici di Simone
Weil. Il titolo italiano per la verità non e' felice e non e' fedele
all'originale francese, che suona "Note sur la suppression generale des
parties politiques": e' noto infatti come Weil fosse poco incline a redigere
e a firmare manifesti, proclami e simili. Tuttavia, questa traduzione e'
sicuramente meritoria, in quanto rende accessibile al pubblico italiano un
saggio che, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1950, fu salutato
da Breton e da Alain, dei quali opportunamente si riportano nell'edizione
italiana i commenti entusiastici, come un testo di scottante attualita'. Sia
in Breton sia in Alain era ancora viva, nel 1950, la memoria dello
stalinismo e della sua influenza sul partito comunista francese e, piu' in
generale, l'asservimento delle coscienze, all'interno dei partiti, in nome
di parole d'ordine piu' o meno altisonanti.
Nel tempo che ci separa dalla prima pubblicazione di questo testo, avvenuta
a sette anni di distanza dalla morte dell'autrice, la sua attualita' non ha
fatto che crescere. Potremmo dire che le tesi qui sostenute diventino tanto
piu' condivisibili quanto piu' cresce il discredito nei confronti della
politica dei partiti; un discredito che oggi, in Italia, non e' certo minore
di quello che Breton ed Alain denunciavano nel 1950 in Francia; verrebbe da
dire: "il peggio non e' mai morto", come recita un noto proverbio popolare.
Le argomentazioni che Simone Weil sviluppa in questo saggio sono di una
semplicita' disarmante e al tempo stesso di un'estrema radicalita': come
sottolinea Alain, il testo dimostra che non i partiti, ma tutti i cittadini,
ciascuno in prima persona, dovrebbero fare politica; esso esprime
"l'opinione femminile", che consiste in "un radicalismo dominato da molto in
alto dalla Giustizia" (p. 65). In effetti, il radicalismo di Simone Weil e'
guidato esclusivamente dal senso della giustizia, non da considerazioni di
convenienza, di opportunita' o di fattibilita'.
L'autrice esordisce constatando il carattere totalitario dei partiti
europei, fin dalla loro nascita nella Francia nel periodo del Terrore; il
loro ideale, allora come in seguito, fino all'epoca buia dei totalitarismi,
era: "Un partito al potere e tutti gli altri in prigione". L'autrice si
chiede poi se vi sia nei partiti qualcosa di bene, che renda sensata la loro
conservazione, o se essi non siano piuttosto "un male allo stato puro, o
quasi" (p. 24). Il criterio di valutazione viene definito a partire dalla
verita', dalla giustizia e dall'utilita' pubblica: la democrazia non e' un
bene in se', e' solo un mezzo in vista del bene, un mezzo piu' o meno
efficace. Lo si comprende facilmente se si pensa che i crimini commessi da
Hitler non sarebbero stati meno terribili se fossero stati autorizzati da
una maggioranza parlamentare democraticamente eletta.
Weil si sofferma in seguito sulla nozione di "volonta' generale" di
Rousseau, che e' alla base dell'ideale democratico: Rousseau era convinto
che la ragione tenda a scegliere la giustizia, mentre le passioni sono per
lo piu' fonti di errori e di crimini; e, poiche' la ragione e' uguale in
tutti gli uomini mentre le loro passioni differiscono, riteneva che il
consenso generale, frutto della convergenza razionale dei piu' e
dell'elisione delle loro passioni contrastanti, potesse avvicinarsi alla
verita' e alla giustizia. Solo se permette di raggiungere tale risultato, la
democrazia e' buona. Tuttavia, l'efficacia della democrazia come mezzo per
realizzare la giustizia e' seriamente compromessa quando sono in gioco delle
passioni collettive, ed e' chiaro che i partiti sono delle potenti casse di
risonanza di passioni collettive. Inoltre, la democrazia e' altrettanto
inefficace come strumento per raggiungere la verita' quando il popolo non e'
chiamato ad esprimere il proprio volere riguardo ai problemi della vita
pubblica, ma solo ad operare una scelta di persone, o addirittura di
"collettivita' irresponsabili", come sono i partiti. Ad eccezione del
periodo che precedette la rivoluzione francese, quando un movimento di
popolo fece sentire le proprie aspirazioni attraverso i cahiers de doleances
e controllo' che i propri rappresentanti esprimessero esattamente le
rivendicazioni popolari, la Francia non ha mai conosciuto nulla che somigli
a una vera democrazia.
Secondo l'autrice, non e' facile trovare una soluzione al problema di come
far si' che un popolo possa davvero esprimere un giudizio sulle questioni
pubbliche, senza essere intralciato da passioni collettive. Tuttavia, cosi'
prosegue Weil, "qualunque soluzione implicherebbe innanzitutto la
soppressione dei partiti politici" (p. 31). Questi ultimi infatti sono
macchine "per fabbricare passione collettiva" (p. 31); essi inoltre
esercitano una pressione sui propri membri, ostacolandone la liberta' di
opinione e di giudizio e, infine, hanno come scopo principale la propria
stessa crescita. Mentre un partito dovrebbe essere solo un mezzo per
realizzare il bene pubblico, esso diventa il proprio stesso fine: oggetto di
idolatria, esso rivela cosi' la sua vocazione totalitaria e la sua
inclinazione alla menzogna; perdendo di vista il bene e la giustizia, si
considera l'unico bene l'incremento del partito stesso e, a tale fine, si
esercita una pressione collettiva sul pensiero degli uomini attraverso la
propaganda.
Qualunque uomo politico che abbia a cuore il bene pubblico e la giustizia,
dovrebbe sempre anteporli alla fedelta' al proprio partito: ma, poiche'
questo palesemente non accade quasi mai, l'unica soluzione e' quella di
sopprimere i partiti, esonerando cosi' chi voglia partecipare attivamente
agli affari pubblici dall'obbligo di entrare in un partito.
In questo breve saggio, vi sono echi della concezione della politica come
arte di composizione su piani multipli, di cui l'autrice parla ne La prima
radice: per una politica degna di questo nome, occorrono attenzione alla
giustizia, cura del bene pubblico, capacita' di leggere i segni dei tempi e
di ispirare un popolo. Una qualita' cosi' elevata e complessa di attenzione
e' impossibile se la preoccupazione principale di un politico e' invece
quella di essere in sintonia con la linea del proprio partito.
Per l'autrice, dunque, l'istituzione dei partiti politici e' un male in
tutti i sensi e la loro abolizione non potrebbe essere che "un bene quasi
allo stato puro" (p. 50). Potrebbero continuare ad esistere si' dei
movimenti di opinione, ma allo stato fluido, senza etichette e senza
separazioni nette fra interno ed esterno. Non sembra dunque esserci, secondo
l'autrice, "nessun inconveniente di nessun tipo legato alla soppressione dei
partiti" (p. 53). Tutta la vita pubblica se ne avvantaggerebbe, liberando i
singoli dall'obbligo di pronunciarsi sempre pro o contro qualcosa - segno
che lo spirito di partito ha contaminato ogni cosa e che il fatto di
prendere posizione ha sostituito lo sforzo di pensare.
La proposta weiliana di abolizione dei partiti politici ha la radicalita'
delle cose grandi, che spesso sono anche semplici. Eppure, come l'autrice
stessa osserva quasi di sfuggita, "per un singolare paradosso, le misure di
questo genere, che non presentano inconvenienti, sono in realta' quelle che
hanno la minore possibilita' di essere attuate" (p. 53). Il perche', Weil
stessa lo suggerisce, non in questo saggio, ma in un altro, intitolato Non
ricominciamo la guerra di Troia, quando osserva che le parole altisonanti ma
in realta' vuote del nostro lessico politico - nazione, sicurezza, fascismo,
democrazia, ecc. - non rimangono inoperanti, ma diventano anzi estremamente
distruttive, perche' dietro di loro vi sono apparati di stato, armamenti,
polizie, eserciti. Dietro di loro vi e', in definitiva, il potere. Lo stesso
vale per i partiti: pur svuotati di senso e screditati, oggi ancor piu' che
all'epoca di Weil, essi continuano ad esistere perche' gestiscono denaro e
consensi: in breve, potere. Per una politica identificata con il potere e
giocata tutta nella lotta per la sua spartizione, i partiti sono una
necessita'.
Weil aveva in mente tutt'altra cosa: non solo la politica come arte di
composizione su piani multipli, dall'attenzione alla giustizia fino al
discernimento delle piu' minute circostanze, ma anche la possibilita' per
operai e contadini di dire la propria esperienza senza prendere le parole in
prestito da altri, la capacita' di formarsi un'opinione nello scambio con i
propri pari, la circolazione di idee allo stato fluido nei movimenti. In
breve, una politica sganciata dalla lotta per il potere. Quest'ultima, a
causa dell'identificazione fra potere e politica, quasi non si percepisce
piu' nemmeno come politica.
Eppure, come il movimento delle donne ha giustamente rivendicato, si tratta
in realta' della politica prima. Questa nota di Simone Weil sulla
soppressione dei partiti politici rilancia il senso alto della politica
prima e invita a prendere le distanze da quella competizione per il potere a
cui si e' ridotta la politica a causa della sua occupazione ad opera dei
partiti.

9. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO

Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

10. PER SAPERNE DI PIU'

Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 914 del 16 agosto 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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