Minime. 595



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 595 del primo ottobre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. "Azione nonviolenta" di ottobre
2. Il 5 ottobre a Vicenza
3. Giulio Vittorangeli: Vicenza, la partecipazione, la democrazia
4. Il 2 ottobre si celebra la Giornata internazionale della nonviolenza
5. Aldo Antonelli: La comunione
6. Norma Bertullacelli: La scelta consapevole e coerente della nonviolenza
7. Augusto Cavadi: Quando...
8. Giovanni Ciavarella: La forza della verita'
9. Antonella Litta: Per la sopravvivenza dell'umanita'
10. Lorella Pica: Gesti di amore, futuro per il creato
11. Franco Pittau: Amore al posto della violenza
12. Edi Rabini: La qualita' delle relazioni
13. Brunetto Salvarani: Il Dio di Isaia
14. Giuseppe Stoppiglia: Costruire la cultura della nonviolenza
15. Ilaria Troncacci: La memoria delle donne
16. Un incontro sulla nonviolenza il 2 ottobre a Viterbo
17. La "Carta" del Movimento Nonviolento
18. Per saperne di piu'

1. STRUMENTI. "AZIONE NONVIOLENTA" DI OTTOBRE
[Dal Movimento Nonviolento (per contatti: azionenonviolenta at sis.it)
riceviamo e diffondiamo]

E' uscito il numero di ottobre 2008 di "Azione nonviolenta", rivista del
Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, mensile di
formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in
Italia e nel mondo.
Questo fascicolo e' monografico, dedicato al quarantesimo anniversario della
morte di Aldo Capitini, 1968-2008.
*
In questo numero: Libero religioso e rivoluzionario nonviolento, di Mao
Valpiana; Rifiuto assoluto della guerra per aprirsi ad una nuova umanita',
di Pietro Pinna; Un pensatore eretico, aperto ed appassionato, di Antonio
Vigilante; Vivere la compresenza con atti di apertura al Tu, di Elisabetta
Pavani; L'attualita' pedagogica nonviolenta per una cittadinanza attiva e
responsabile, di Marco Catarci; Il valore dell'esistenza di ogni singolo
animale, di Giuseppe Pulina; Nonviolenza digitale, gli scritti "minori" in
rete, di Gabriele De Veris; Incarcerato  dai fascisti per disfattismo, poi
fui l'avvocato del primo obiettore, intervista a Bruno Segre di Sam
Biesemans; L'estate nonviolenta alla Casa per la pace di Ghilarza, di
Alberto Trevisan e Claudia Bernacchi; Il Teatro dell'oppresso per collegare
gli impegni civili, di Raffaella Mendolia, Claudia Pallottino, Massimiliano
Brignone.
Le rubriche: Educazione. L'esperienza del Laborpace della Caritas diocesana
di Genova, a cura di Pasquale Pugliese; Economia. Ospitalita' gratuita e
spontanea, per conoscersi e fraternizzare, a cura di Paolo Macina; Per
Esempio. L'amore duro delle rose rosse, a cura di Maria G. Di Rienzo;
Cinema. L'altra faccia dell'America per comprendere la realta', a cura di
Enrico Pompeo; Musica. Herbert Pagani, per la pace con tutte le arti
possibili, a cura di Paolo Predieri.
In copertina: Il pensiero e il lavoro di Aldo Capitini.
In seconda: Diffusione di "Azione nonviolenta".
In terza di copertina: Materiale disponibile.
In ultima: L'ultima di Biani, Aldo Capitini 40 anni dopo.
*
Redazione, direzione, amministrazione: via Spagna 8, 37123 Verona, tel.
0458009803 (da lunedi' a venerdi': ore 9-13 e 15-19), fax: 0458009212,
e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org
Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta" inviare 29 euro sul ccp n. 10250363
intestato ad "Azione nonviolenta", via Spagna 8, 37123 Verona. E' possibile
chiedere una copia omaggio, inviando una e-mail all'indirizzo
an at nonviolenti.org scrivendo nell'oggetto "copia di 'Azione nonviolenta'".

2. INIZIATIVE. IL 5 OTTOBRE A VICENZA

Si svolgera' il 5 ottobre a Vicenza il referendum per impedire la
realizzazione della nuova base di guerra "Dal Molin".
Sosteniamo l'impegno della popolazione vicentina per la pace, l'ambiente, la
democrazia, la legalita', i diritti umani di tutti gli esseri umani.
Per informazioni e contatti: www.dalmolin5ottobre.it

3. SI' ALLA PACE, SI' ALLA DEMOCRAZIA. GIULIO VITTORANGELI: VICENZA, LA
PARTECIPAZIONE, LA DEMOCRAZIA
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento]

La citta' di Vicenza e' attraversata da una settimana densissima di
appuntamenti ed iniziative in vista del referendum del prossimo 5 ottobre,
per impedire la realizzazione della nuova base militare statunitense "Dal
Molin".
Prima ancora della vicenda del referendum, Vicenza ha dimostrato che quando
la politica, fondata su valori e contenuti, incontra le nuove esperienze di
resistenza, puo' essere vincente, anche elettoralmente. Ha dimostrato come
la partecipazione rappresenta la strada naturale per ricostruire e rinnovare
un'idea e una pratica di politica.
La popolazione vicentina e' emblema di quella vastissima riserva di pratiche
partecipative nell'azione della societa' civile, nelle mobilitazioni dei
movimenti, nelle reti di organizzazioni che propongono alternative concrete
di cambiamento.
E' evidente che un referendum, che chiama ad esprimersi una popolazione, e'
di per se stesso un principio ed un esercizio di democrazia. Nel caso di
Vicenza potranno votare solo i residenti nel Comune; ma molti altri comuni
della provincia si sono mobilitati per organizzare delle votazioni
autogestite.
*
E' evidente che sostenere l'impegno della popolazione vicentina per la pace,
vuol dire semplicemente sostenere la nostra democrazia, mai come oggi cosi'
fragile e cosi' sotto attacco. Dall'aggressione alla liberta'
d'informazione, con i tagli dei fondi all'editoria cooperativa previsti dal
governo Berlusconi. Conseguentemente piu' di duecento testate edite da
cooperative di giornalisti rischiano di chiudere; mentre non vengono toccati
gli oltre trecento milioni di euro di contributi indiretti di cui
beneficiano Il Sole 24 Ore, Il Gruppo Espresso, Rcs - Corriere della Sera e
Mondadori. All'incarognimento di molti livelli della nostra societa'
diversamente risentiti, caratterizzato da un ostinato abbandonarsi ai propri
risentimenti e rancori senza costrutto, che sostanzialmente toglie spazio
alla tradizione democratica.
*
In questo contesto, la difesa della nostra democrazia non viene tanto da un
pezzo del Parlamento, ma da un pezzo del paese (come dimostra Vicenza), che
ha opposto al'aggressione berlusconiana dei paletti assai fermi.
Siamo davanti ad una lotta di resistenza, con caratteristiche spiccatamente
nonviolente.
Resistere nella fatica quotidiana dei rapporti sociali; resistere nelle
mille iniziative concrete in mezzo alla gente tese a creare coscienze
critiche, autonome e responsabili; resistere nella ricerca inesausta di una
comunicazione libera e liberante; tutto questo si rivela sempre piu'
indispensabile.
Con la consapevolezza, come ha messo in evidenza Vicenza, che la
militarizzazione e' un aspetto dello stesso sistema che porta miseria in
altri paesi.

4. INIZIATIVE. IL 2 OTTOBRE SI CELEBRA LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA
NONVIOLENZA

Dallo scorso anno l'assemblea generale dell'Onu ha dichiarato "Giornata
internazionale della nonviolenza" il 2 ottobre, anniversario della nascita
di Gandhi.
In questa occasione si svolgeranno molte iniziative anche in varie citta'
italiane.
Ovunque possibile si promuovano incontri, e particolarmente nelle scuole.

5. VERSO IL 2 OTTOBRE. ALDO ANTONELLI: LA COMUNIONE
[Ringraziamo Aldo Antonelli (per contatti: ednran at tele2.it) per questo
intervento]

Nonviolenza? Ebbene, si'.
Un nome, un termine unico, tutto attaccato e senza trait d'union. Un nome a
se' come a se' e' la realta' che evoca. Un nome originale come originale e'
il mondo cui si riferisce. Una espressione composita, come composita e
plurale e' la realta' che si vuole impiantare.
Anche se quel "non" iniziale sembra alludere a qualcosa di negativo, il
termine "nonviolenza" esprime piuttosto una alterita', meglio, una
alternativa. Per dirla con le belle parole di Balducci, "la nonviolenza non
consiste soltanto nella rinuncia all'uso dell'arma... La nonviolenza e'
un'altra cultura, e' una organizzazione della vita personale e collettiva
che si basa sulla subordinazione del momento competitivo al momento della
comunione".
E' per questo che in una societa' competitiva come la nostra, in una
economia che nella competitivita' trova la leva del proprio progresso, la
nonviolenza da' fastidio, addirittura mette paura, e i nonviolenti diventano
un pericolo. Persino l'esposizione dei suoi simboli deve essere proibita! In
un mondo necrofilo, nel quale la morte viene programmata e le cose stesse
nascono gia' morte dalle mani dei mercanti, la nonviolenza e' temuta e
combattuta come nemico.
Raimon Panikkar, alle pagine 61-62 del suo libro Ecosofia precisa, appunto,
che "nonviolenza non vuol dire assenza di forza. Io concepisco la violenza -
aggiunge - come una violazione della personalita', della dignita' delle
cose... Forza non e' il contrario di nonviolenza... Nonviolenza e' ascoltare
il ritmo delle cose... non esclude la passione, la pressione, tutto il
dinamismo che scaturisce da me, o da noi, per qualsiasi azione. Non esclude
l'entusiasmo. Esclude solo la violenza, cioe' la cecita'...".
In effetti il paradigma della nonviolenza e' esigente, "implica un impegno
soggettivo, un lavoro su se stessi, una pedagogia del rispetto che esclude i
rapporti muscolari, le tecniche di azzeramento delle ragioni dell'altro, le
scomuniche e le chiusure" (Marco Revelli su "Carta" del 17 marzo 2007), un
rapportarsi ribaltato con le cose e le persone rispetto al canone imposto
dalla nostra presuntuosa presunta civilta'.

6. VERSO IL 2 OTTOBRE. NORMA BERTULLACELLI: LA SCELTA CONSAPEVOLE E COERENTE
DELLA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Norma Bertullacelli (per contatti: norma.b at libero.it) per
questo intervento]

Credo che l'insegnamento di Gandhi e della nonviolenza possano aiutarci
anche a riflettere sull'attuale crisi dei movimenti e della rappresentanza
politica.
"La delega a pochi e' una condizione di funzionamento della democrazia
moderna", "Il rischio peggiore e' stare in un paese che non conta niente,
espulso dai luoghi in cui si decide": sono due frasi di Massimo D'Alema
(Kosovo, gli italiani e la guerra, p. 38 e 37) citate da Alberto L'Abate
nella sua lettera aperta al direttore di "Repubblica" dell'aprile dello
scorso anno. Mi pare che la caratteristica principale di chi milita in un
movimento dovrebbe essere quella di rifiutare di delegare totalmente ad
altri, sia pure capaci e stimati, di occuparsi di quella parte di "cosa
pubblica" che gli a cuore.
*
Parto da un'esperienza cui ho partecipato direttamente. Quando cominciammo a
lottare a Genova negli anni '80 contro la mostra navale bellica, esposizione
biennale del "meglio" della nostra industria armiera, seguimmo inizialmente
la solita prassi: appelli, incontri con le istituzioni cittadine,
volantinaggi, ecc. Ma compimmo un salto di qualita' quando convenimmo che,
una volta esperiti tutti i tentativi per indurre gli eletti del popolo a
modificare la loro posizione di appoggio a quella che consideravamo una
vergogna inaccettabile, non ci restava che sdraiarci di fronte agli ingressi
della fiera per impedire materialmente che la mostra fosse inaugurata.
Il movimento che e' stato chiamato "di Genova" si e' posto questo genere di
problemi, ma solo parzialmente e' riuscito ad attuare la democrazia
partecipata; espressione questa che proprio un quel periodo ed a partire da
Porto Alegre cominciava ad essere conosciuta.
Chi ha partecipato ad azioni dirette nonviolente sa che una loro peculiare
caratteristica e' l'assunzione di decisioni con il metodo del consenso, e la
consapevolezza della necessita' di fornire ad ogni partecipante il massimo
di informazione, in maniera che ciascuno possa decidere in modo consapevole
se partecipare o no all'azione, e come farlo.
Non tutte le decisioni assunte prima delle manifestazioni contro il g8
ebbero questa caratteristica di democrazia partecipata: il peso dei
rappresentanti di grosse organizzazioni e' stato talvolta maggiore rispetto
ad altri. Qualcuno, nel corso del dibattito che aveva preceduto il g8, aveva
proposto di escludere i partiti dalle organizzazioni promotrici delle
manifestazioni. Questa posizione divenne in breve tempo minoritaria,
soprattutto sulla base di due considerazioni: innanzitutto non si vollero
considerare i partiti come "associazioni a delinquere" e si giudico'
positivo il loro coinvolgimento. In secondo luogo si convenne che alcune
organizzazioni, pur non avendo la struttura di partiti, potevano essere
sufficientemente "pesanti" da condizionare lo svolgersi del dibattito;
quindi escludere i primi e accettare le altre non avrebbe risolto alcun
problema.
La consapevolezza dell'esistenza del problema, tuttavia, non impedi' che il
peso delle entita' piu' grandi e meglio organizzate divenisse via via
prevalente. Si realizzava pero' contemporaneamente un progressivo
impoverimento dei contenuti delle iniziative che si stavano organizzando:
vale la pena di ricordare che il documento del Genoa Social Forum, quello
sottoscritto da oltre mille organizzazioni, non parlava ne' di
illegittimita' del g8, ne' dell'inaccettabilita' dell'ordine mondiale da
loro imposto, ma semplicemente di "diritto di manifestare a Genova anche nei
giorni dell'incontro degli otto grandi". E tuttavia, nonostante quello che
fu scritto nei vari documenti, non c'e' dubbio che la battaglia culturale e
di controinformazione fu vinta da chi sosteneva i contenuti piu' radicali:
certamente quanti vennero a Genova a manifestare lo fecero per contestare
decisamente gli otto, e non semplicemente per ribadire il pur sacrosanto
diritto a stare in piazza.
*
E' incontestabile il diritto di un partito e di un'organizzazione di far
valere il peso dei propri aderenti: metterlo in dubbio significherebbe
tornare a prima della rivoluzione francese e contestare il principio "una
persona, un voto" (veramente a quei tempi si diceva "un uomo"...). Ma
tentare di promuovere la partecipazione diretta di tutti e tutte alla
politica deve andare al di la' di questo.
I partiti "di sinistra" che sostenevano Prodi e votarono la partecipazione
italiana alla guerra in Afghanistan si giustificarono, tra l'altro, con la
volonta' di evitare le elezioni anticipate e, come poi e' avvenuto, di
perderle. Ma proprio chi fonda la propria esistenza sul voto dei cittadini
non dovrebbe temere il ricorso alle urne. Altrimenti sarebbe facile
accusarli di ritenere le elezioni "buone" solo quando le si vince. E neppure
dopo averle perse sono stati disposti ad ammettere che il sistema elettorale
maggioritario andava bene ai tempi dell'antica Roma (ma forse neanche
allora), ma oggi e' la negazione della democrazia.
Il movimento non e' stato in grado di indurre i partiti a modificare le
proprie modalita' di organizzazione, non ha creato un nuovo linguaggio e
nuove priorita' che sostituissero la parola d'ordine di raggiungere e
trattenere il potere.
L'adozione consapevole e coerente dei metodi della nonviolenza forse avrebbe
potuto caratterizzare in senso innovativo i movimenti. Ma tra i politici
della sinistra radicale sono ancora molti/e quelli che pensano che
nonviolenza significhi accettazione della prepotenza del piu' forte.
Chi si richiama a prassi nonviolente non e' ancora riuscito a comunicare che
lo stesso Gandhi riteneva preferibile la rivolta armata alla passivita'; che
le lotte nonviolente sono egualitarie e non discriminano i partecipanti in
base alla forza fisica o al sesso; che richiedono solo consapevolezza e
determinazione; e che sono state vincenti in piu' di un'occasione.
*
Devo ammettere di non avere una buona ricetta. Non so come sia possibile
uscire dalla situazione attuale; e constato con amarezza che i colpi piu'
determinati alla partecipazione di tutte e tutti alla scuola pubblica li sta
assestando in questi giorni la ministra Gelmini che ci fa tornare ad una
scuola d'elite che non fornisca a tutti la possibilita' di "prendere la
parola".
Ma ribadisco la mia fiducia nelle prassi nonviolente che insegnano a
"mettersi di traverso" una volta esperiti tutti i tentativi istituzionali di
far cessare un'ingiustizia; e non c'e' dubbio che la partecipazione italiana
alla guerra in Afghanistan sia un'inaccettabile ingiustizia. E quindi vorrei
che fossero recuperate e ripensate le pratiche di quanti, allo scoppio della
guerra, avevano tentato di bloccare i treni che trasportavano le armi; e che
chi blocchera' i lavori della nuova base militare di Vicenza non sia solo/a.
Vi sara' chi obiettera' che vi e' protagonismo e azione diretta anche tra
quanti si attivano per la propria squadra di calcio o contro la costruzione
del campo nomadi. Condivido questa osservazione, ma sottolineo che nella
nostra capacita' di mobilitazione deve rientrare anche lo sforzo di rendere
noti e condivisi i nostri contenuti.
Persuadere, per esempio, che non esiste nessun "prestigio internazionale
dell'Italia" da promuovere e difendere in campo militare; che i morti
afghani sono come i morti italiani; che produrre e commerciare armi non e'
come produrre e commerciare torte di mele; che il miglior governo del mondo
non vale una vita umana. Che la sovranita' appartiene al popolo.

7. VERSO IL 2 OTTOBRE. AUGUSTO CAVADI: QUANDO...
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at alice.it) per questo
intervento]

Quando chi ha soldi ha comprato le coscienze degli sprovveduti, poi il voto
degli sprovveduti e dei furbi che hanno fiutato in tempo dove girava il
vento, e cosi' e' arrivato al potere politico; quando cio' avviene in Paesi
del Terzo Mondo, poi in Paesi della civile Europa, poi nel Paese piu' ricco
e indebitato del pianeta; quando tutto questo sembra irrimediabile e
irreversibile perche' chi dovrebbe opporsi con le armi della democrazia e'
troppo distratto o troppo concentrato a lottare per accaparrarsi un pezzetto
di relitto per continuare a galleggiare anche dopo il naufragio... forte e'
la tentazione di gettare la spugna per rassegnazione oppure di rispondere
con violenza viscerale alla violenza sistemica istituzionale.
Il 2 ottobre puo' essere un'occasione per fermarsi un po', respirare lento e
forte e respingere con tutta l'energia interiore residua la duplice
tentazione della resa e della rivolta aprogettuale?

8. VERSO IL 2 OTTOBRE: GIOVANNI CIAVARELLA: LA FORZA DELLA VERITA'
[Ringraziamo Giovanni Ciavarella (per contatti:
giovanni.ciavarella at intesasanpaolo.com) per questo intervento]

L'aver indetto, da parte dell'Onu, la Giornata mondiale della nonviolenza ci
invita a riflettere che la storia e' matura per cogliere il messaggio
gandhiano.
Troppe sono le brutture e le sconfitte ottenute con la violenza.
Resta un ultimo fondamentale passo: convincere l'uomo.
Perche' nell'uomo sono le radici piu' profonde che permettono alla violenza
di rigenerarsi quando l'egoismo vince.
Ancor piu' profonde sono pero' le virtu' della nonviolenza ed e' compito di
chi ne e' gia' persuaso cogliere questa data per testimoniare la forza della
Verita'.

9. VERSO IL 2 OTTOBRE. ANTONELLA LITTA: PER LA SOPRAVVIVENZA DELL'UMANITA'
[Ringraziamo Antonella Litta (per contatti: antonella.litta at libero.it) per
questo intervento]

La ricorrenza del 2 ottobre personalmente mi sollecita ancora di piu' ad una
riflessione sul senso e sulla necessita' della nonviolenza.
In una condizione umana e in uno scenario mondiale percorso e percosso dalla
violenza, dalla guerre e dalla sopraffazione, la scelta della nonviolenza
risulta la piu' giusta ed efficace.
Una scelta che non e' passivita', inerzia, remissione ma come dimostrato
dall'esempio di tanti grandi maestri della nonviolenza, a cominciare proprio
da Gandhi, e' prima di tutto l'affermazione forte e chiara della giustizia e
della verita', senza ambiguita' e cedimenti.
La nonviolenza e' la capacita', lo sforzo, la tensione verso la costruzione
di un sistema di relazioni personali ed economiche che abbiano come  mezzo e
fine il rispetto persona umana. Non e' cosa da poco ma e' cosa possibile
perche' e' gia' stata tante volte possibile nel corso della storia.
Il potere che distrugge e saccheggia il mondo, che considera merce le
persone e rifiuto i poveri, rappresenta una continua sfida all'agire, al
pensare nonviolento. Ma nonostante questa sfida feroce la nonviolenza
continua ad incarnarsi in tante persone.
Le persone per esempio che nei territori resi esausti della camorra hanno il
coraggio di resistere e non piegare la testa.
Le  persone che cercano ogni giorno, con soluzioni anche piccole ma
necessarie, di far comprendere che non possiamo prescindere nella storia
dall'Africa e dai suoi popoli e che dobbiamo fare i conti con questa realta'
in tutti i suoi aspetti.
Le persone che con la forza della legalita' difendono il diritto alla salute
e al rispetto dell'ambiente.
Tutti coloro che sanno spendersi per una buona ragione senza guadagnarci
niente. Incarnano la nonviolenza tutte le persone che riescono ancora a
guardare negli occhi l'altro e a vederci rispecchiati i propri.
Penso che per la sopravvivenza dell'umanita' non ci sia altra strada che la
nonviolenza: il resto e' il buio della mente e del cuore.

10. VERSO IL 2 OTTOBRE. LORELLA PICA: GESTI DI AMORE, FUTURO PER IL CREATO
[Ringraziamo Lorella Pica (per contatti: lorella.pica at gmail.com) per questo
intervento]

"Se la nonviolenza e' la legge della nostra esistenza, il futuro e' delle
donne" (Mohandas Gandhi)
*
Marta Julia l'ho lasciata solo qualche mese fa, nella sua capanna di legno e
canne, con il figlio appena nato: un tutt'uno con lei che se lo tiene
stretto e legato dietro le spalle con un colorato e bellissimo telo perche'
mai si dimentichi dei colori del mondo maya al quale appartiene e perche'
mai gli manchi il tepore rassicurante che i colori emanano nello spirito di
chi li sa accogliere.
Marta Julia ha 15 anni, ha gia' subito violenza da un uomo che l'ha resa
mamma; ha subito la violenza del padre che l'ha punita battendola e
battendola e rifiutandola quando ha saputo della sua "colpa".
Marta Julia veniva a scuola da noi e ora non viene piu'.
Ha ricominciato a costruire fuochi d'artificio per mantenersi e mantenere
suo figlio.
Quando me ne sono andata mi ha guardato fissandomi negli occhi, e sentivo
nel profondo il suo grido d'aiuto per questo figlio che non sapeva come
crescere; per questo amato figlio al quale non poteva dare neanche il nome e
iscriverlo all'anagrafe, se non avesse avuto il permesso del suo compagno,
che appare solo ogni tanto.
Io l'ho guardata e non ce la facevo a sostenere il suo sguardo e ho
abbassato gli occhi, per nascondere la rabbia che mi saliva dentro.
Ma quando lei ha avvertito la mia sofferenza e soprattutto la mia rabbia per
l'impotenza che mi stava invadendo, subito ha sorriso, mi ha rassicurato, mi
ha dato il suo bambino da tenere in braccio e insieme abbiamo fatto due
passi in silenzio nei sentieri del villaggio.
Non ci siamo dette neanche una parola ma la speranza si e' fatta sentire e
anche io ho sorriso con lei.
*
Ecco, il futuro e' delle donne come Marta Julia che sono incapaci di
tollerare la violenza e la combattono naturalmente in ogni istante, anche
quando e' solo rabbia contro le ingiustizie.
Sono le donne come lei che sanno istintivamente che solo le azioni di
riconciliazione, come quella di "donarti" il figlio, placano gli animi,
ridanno il sorriso e soprattutto fanno rinascere la speranza e la certezza
che solo nei gesti di amore ci sara' futuro per il creato.
Ho imparato tanto da lei, dalle donne come lei, e ne ringrazio Dio.

11. VERSO IL 2 OTTOBRE. FRANCO PITTAU: AMORE AL POSTO DELLA VIOLENZA
[Ringraziamo Franco Pittau (per contatti: franco.pittau at gmail.com) per
questo intervento]

L'obiettivo della pace e della nonviolenza tra i popoli e' un obiettivo che
impegna tutti i credenti, anche se non sempre avviene cosi'.
Non si puo' non essere non turbati per il fatto che i credenti delle diverse
religioni costituiscono spesso un fattore di scandalo nel mondo,
specialmente tra chi non ha la fede: in effetti, spesso ci dichiariamo
religiosi ma portiamo le societa' e i popoli alla divisione e ammantiamo di
coperture religiose interessi molto piu' bassi, facendone un pretesto per
coprire indebitamente i nostri egoismi.
Se Dio esiste, il sincero credente ritiene che esista per dare un senso piu'
compiuto all'esistenza umana e non per mettere gli uni contro gli altri: chi
dice questo insulta il nome di Dio che sta all'origine di tutti i nostri
cammini esistenziali.
Purtroppo si sentono troppe parole di odio e o quanto meno di chiusura o di
disprezzo.
*
Nell'esperienza religiosa ha senz'altro una grande importanza il luogo di
culto, che e' anche un luogo di socializzazione della propria fede. Tuttavia
il tempio piu' importante non e' quello di pietra, si tratti di una
sinagoga, di una chiesa, di una moschea o di un altro tempio. Il tempio piu'
importante e' la coscienza, alla quale Dio parla direttamente o nella quale,
anche tra quelli che non hanno la fede, vengono coltivati i grandi valori
umani.
Come non rimanere colpiti quando si riscontra maggiore rispetto per le
pietre che per le persone? Come non rimanere scandalizzati nell'ascoltare i
giudizi pronunciati contro la coscienza degli altri che solo Dio puo'
giudicare e nel vedere i sorprusi contro la liberta' di testimoniare la
propria fede? Perche' non testimoniare con sincerita' e apertura la propria
fede senza violentare gli altri e lasciare che sia Dio a operare nel
profondo?
Corriamo tutti il rischio di idolatrare i testi religiosi trascurando il
loro messaggio piu' profondo, di trasformare le parole della fede in
strumenti della guerra, di assumere una rigidita' che tradisce l'ispirazione
originaria, di voler inquadrare gli altri in questa visione miope.
Il comandamento dell'amore per gli altri, che Gesu' ha lasciato in consegna
ai cristiani, e' invece in grado di creare la ricomposizione necessaria. Su
questo cammino il cristiano si deve incamminare insieme a tutti quelli che,
seppure di altri religioni, fanno riferimento a Dio come fonte di pace e di
nonviolenza.

12. VERSO IL 2 OTTOBRE. EDI RABINI: LA QUALITA' DELLE RELAZIONI
[Ringraziamo Edi Rabini (per contatti: edorabin at fastwebnet.it) per questo
intervento]

Si ripresentano periodicamente alla ribalta in Sudtirolo, ipocritamente
corteggiati oggi come allora, gli autori della prima ondata "eroica" di
attentati dinamitardi degli anni '60. Quelle azioni di terrore - dicono -
non sono riuscite a raggiungere l'obiettivo del ritorno all'Austria, ma
hanno costretto il governo italiano a concedere l'ampio autogoverno
territoriale codificato dallo Statuto d'Autonomia.
Non un cenno di pentimento per i dolori causati alle vittime. Non un dubbio
sugli effetti perversi causati da quell'accelerazione avanguardistica della
lotta politica: uno Statuto che poteva definire la cornice di una fruttuosa
convivenza tra persone di diversa lingua interpretato come strumento di
separazione permanente, affidato alla solo dinamica tra gruppi, ostile alle
forze d'integrazione delle culture plurali, gestito da partiti etnici
muscolarmente contrapposti, che sulla memoria del conflitto continuano a
costruire le loro egemonie.
La nonviolenza, proprio perche' - come il pesce dell'acqua - necessita di, e
si dispiega in, una qualita' alta delle parole, un coinvolgimento convinto,
l'assunzione diffusa di responsabilita', va proposta e scelta non soltanto
per la sua maggiore eticita', quanto per la qualita' delle relazioni che
riesce a garantire nel lungo periodo.

13. VERSO IL 2 OTTOBRE. BRUNETTO SALVARANI: IL DIO DI ISAIA
[Ringraziamo Brunetto Salvarani (per contatti: brunetto at carpinet.biz) per
questo intervento]

Questi sono giorni in cui di Dio si parla e si straparla, intervenendo a suo
nome nei contesti piu' improbabili (e spesso blasfemi).
Ma di quale Dio si tratta? Il Dio che giustifica la guerra santa e
l'uccisione del nemico, che compare a ripetizione in libri biblici quali
Giosue' e Giudici, o il Dio che parla per bocca del profeta Isaia,
assicurando che in un futuro non lontano gli uomini "forgeranno le loro
spade in vomeri, le loro lance in falci, un popolo non alzera' piu' la spada
contro un altro popolo, non si eserciteranno piu' nell'arte della guerra"
(Is 2,4)?
La risposta, piu' che nel vento, oggi e sempre e' nelle nostre mani e nei
nostri cuori.

14. VERSO IL 2 OTTOBRE. GIUSEPPE STOPPIGLIA: COSTRUIRE LA CULTURA DELLA
NONVIOLENZA
[Ringraziamo Giuseppe Stoppiglia (per contatti: stoppiglia at macondo.it) per
questo intervento]

Alla vigilia di questa giornata internazionale sulla nonviolenza del 2
ottobre non posso nascondere la mia gioia (contenuta, se volete), ma vissuta
in presa diretta, della strada nuova, anche se lunga e faticosa, tracciata
in questi due anni dal movimento "No Dal Molin" di Vicenza.
E' un movimento e quindi non puo' essere istituzionalizzato, come richiede
invece il linguaggio simbolico mediatico, che rincorre i leaders, i capi, i
conflitti, il dissenso, eliminando il percorso faticoso della crescita e
della maturita' di tante donne e uomini.
Il senso non si impone mai per decreto, ma si produce attraverso pratiche
sociali e quella del movimento "No Dal Molin" e' una pratica sociale
senz'altro vincente. Si stanno infatti sperimentando metodologie diverse, si
tenta di costruire un significato collettivo nuovo che e' quello della
nonviolenza. E' una piccola tappa, ma importante e straordinaria.
La nonviolenza libera dal moralismo (presente in maniera dirompente nelle
persone e nell'immaginario collettivo in questa terra veneta) rendendo
morali le persone, i percorsi, i luoghi di convivenza. Vorrei dire che crea
uno spazio di attesa, attesa di un giorno diverso, che a me personalmente
infonde gioia e speranza.
Confesso che il senso della mia vita oscilla in questi giorni continuamente
tra l'attesa e la collera. Attesa per l'affermarsi di un percorso laico nei
confronti dei dogmi economici, politici, militari e religiosi. Collera per
una politica che e' morta, spazzata via dalla tecnologia e dalla finanza.
*
La tecnica, avendo bisogno d'impadronirsi dell'economia per la legge sua
costitutiva di non imporsi mai un limite, di non chiudere mai la sua
produttivita', deve contare sui soldi senza limite. Per questo deve
sloggiare il soggetto che aveva bisogno di contare sulle risorse economiche:
la politica.
La globalizzazione non e' una peste, ma una scelta molto chiara di non
combattere nessun avversario. Semplicemente cercare di togliere ogni
ostacolo all'elaborazione del pensiero unico e alle scelte del mercato.
Affermare la centralita' dell'economia non significa odiare l'uomo, ma
semplicemente obbligare ad adattarsi ai processi di mercato. Chi non lo fa
e' fuori, e' morto. L'economia da fattore del sociale e' diventata forma del
sociale e la sua razionalita' si e' imposta come modello ad ogni forma di
pensiero. In simile contesto diventa impraticabile l'opposizione, la
resistenza.
Il nucleo piu' profondo della globalizzazione non e' economico, ma
spirituale. Un modo di pensare, di fantasticare, di autorappresentarsi di
milioni di esseri umani, un'immensa colonizzazione dell'immaginario
collettivo da realizzare attraverso gli strumenti e i gesti della vita
quotidiana (tv, auto, supermercato, musica, ecc.). Obiettivo: rendere cosi'
naturale il mondo superficiale in cui siamo immersi.
La societa' politica attuale si presenta come un ventre di donna sterile,
non promette figli per il futuro, non fa proseliti, non fa progetti, e' come
se fosse immobilizzata in un letto per una  smisurata indigestione che non
riuscira' a smaltire.
*
Credo che la scelta piu' urgente e piu' importante da fare allora sia quella
di tornare alla profezia di Emmanuel Levinas: "La vera responsabilita'
dell'esistenza e' quella del faccia a faccia che lascia intatta la
soggettivita' dell'uomo, ma allo stesso tempo lo fa attento alla ragione
dell'altro. La ricerca silenziosa di una nuova forma di vivere, abituarci
alla gratuita'".
Vorrei aggiungere che il nostro momento potrebbe essere ben rappresentato da
un'espressione del vangelo di Matteo: "Se uno ti costringe a fare con lui un
chilometro, tu ne farai due, se uno ti toglie il mantello, dagli anche la
tunica".
Costruire la cultura della nonviolenza e' valorizzare l'incarnazione di Dio
e tutte le conseguenze che discendono da questa prossimita', piuttosto che
cercare di portare le persone, soprattutto i giovani, nelle costruzioni
astratte della teologia.
Sostenere la memoria di un parto storico che nasce dal di dentro e dai
settori piu' vulnerabili della societa' e di un popolo.

15. VERSO IL 2 OTTOBRE. ILARIA TRONCACCI: LA MEMORIA DELLE DONNE
[Ringraziamo Ilaria Troncacci (per contatti: crazyi85 at hotmail.com) per
questo intervento]

"Bisogna che cessino le guerre, che gia' stanno straziando le carni e lo
spirito dell'umanita'; bisogna che non si aprano nuovi focolai di discordia;
bisogna che non si lesini il pane ai lavoratori per armare gli eserciti;
bisogna costruire case e trattori, non bombe atomiche, cannoni e carri
armati. Bisogna innanzitutto che una vasta campagna di concordia e pace
sommerga questa forsennata eccitazione all'odio e alla divisione...
"Le donne soprattutto hanno la possibilita' e il dovere di dimostrare, con i
fatti, che le guerre non sono piu' inevitabili da quando i popoli hanno
affermato il loro diritto di sovranita' e di autodecisione, da quando esse
stesse, le donne, si sono assunte spontaneamente e coscientemente le loro
nuove responsabilita' politiche e sociali.
"Noi donne, in prima linea, dobbiamo affrontare e sconfiggere il falso dogma
della fatalita' della guerra. Pero' e' necessario che, innanzitutto, noi,
tutte e ciascuna, riusciamo a superare ogni particolare settarismo che
ancora ci divide, per ritrovare insieme quella universale volonta' di bene,
che deve unirci per la salvezza dell'umanita'".
Queste brevi righe sono tratte da un documento dell'Unione Donne Italiane
redatto dal comitato esecutivo dell'associazione nel 1950 (Lettera
dell'Unione Donne Italiane, La pace e' una sola, 28 dicembre 1950) in
occasione di un acceso dibattito.
*
Sono passati ormai piu' di cinquanta anni eppure queste parole potrebbero
essere scritte oggi.
Non vuole essere retorica la mia, ma e' paradossale pensare che alcuni
concetti siano ancora cosi' lontani dal sentire comune, nonostante la loro
lampante semplicita'.
Non si possono togliere cibo, case e lavoro ai cittadini, per perseverare
nella scellerata logica del potere e della violenza. Non si puo' ancora
credere alla menzogna della guerra.
Queste donne portano oggi, dagli anni '50, un messaggio di unione e di
superamento dei conflitti troppo spesso ritenuto difficile da accettare. E'
lineare e chiaro cio' che hanno ancora da dirci.
Hanno combattuto per i loro diritti e ci ricordano, quindi, come questi
debbano essere oggi di nuovo riaffermati, difesi dall'aggressione di coloro
che vorrebbero ingabbiarci, tutte, dietro un'identica ed umiliante identita'
che calpesta la nostra storia.
I signori che sbandierano l'importanza di preservare "le nostre radici"
dovrebbero chiedersi che cosa pretendono di difendere e cosa invece, con
atti dissennati, stanno impegnandosi a cancellare. Stanno forse cercando di
eliminare dalla memoria il senso di responsabilita' sociale e politica che
queste donne rivendicano?
I signori stanno forse tentando di farci dimenticare che la storia ha
insegnato che la "guerra giusta ed inevitabile" e' solo una loro invenzione
di comodo?
Ancora, non staranno forse cancellando la nostra memoria per presentarci
come nuove delle soluzioni stantie e inumane, che l'esperienza di secoli di
barbarie e di dittature ha gia' condannato?
Ebbene, se questa e' la situazione, noi dovremmo allora essere dalla parte
di quelle donne che sono la nostra memoria e la nostra bussola.
Il 2 ottobre e' un occasione per ricordare e riflettere. Per cogliere tutti
i messaggi che ci arrivano dalla nostra storia.

16. INCONTRI. UN INCONTRO SULLA NONVIOLENZA IL 2 OTTOBRE A VITERBO

Il 2 ottobre, anniversario della nascita di Mohandas Gandhi e Giornata
internazionale della nonviolenza, si svolgera' a Viterbo un incontro di
studio e di formazione sull'azione diretta nonviolenta nei conflitti sociali
e nelle lotte di liberazione.
Verranno approfondite esperienze storiche condotte dai movimenti femministi,
dai movimenti delle classi sfruttate e dei popoli oppresse, dai movimenti
anticoloniali, antimperialisti ed antirazzisti, dai movimenti disarmisti ed
antimilitaristi, dai movimenti ambientalisti, dai movimenti di solidarieta'
e libertari, dai movimenti antimafia, dai movimenti per il riconoscimento
dei diritti umani di tutti gli esseri umani e per la salvaguardia della
biosfera.
Verranno analizzate le lotte (e le riflessioni teoriche ad esse collegate)
di Mohandas Gandhi, di Hannah Arendt, di Martin Luther King, di Danilo
Dolci, di Rigoberta Menchu', di Vandana Shiva e di molte altre donne ed
altri uomini che con la forza della nonviolenza si sono opposti alla guerra
e allo sfruttamento, al totalitarismo e al patriarcato, e ad ogni forma di
violenza e oppressione politica e sociale.
Verranno anche esaminate le esperienze nonviolente condotte in anni passati
dai movimenti viterbesi per la pace, la solidarieta', la difesa
dell'ambiente e la giustizia sociale.
L'iniziativa e' promossa dal "Centro di ricerca per la pace" e dal Centro
sociale autogestito "Valle Faul", e si svolgera' la sera presso il centro
sociale, in strada Castel d'Asso snc, a Viterbo.
*
Per ulteriori informazioni:
- Centro di ricerca per la pace di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
- Centro sociale autogestito "Valle Faul" di Viterbo: tel. 3315063980,
e-mail: csavallefaul at autistici.org, blog: csavallefaul.noblogs.org  (nel
blog c'e' anche la carta stradale per arrivare al centro).

17. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

18. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 595 del primo ottobre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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