[Date Prev][Date Next][Thread Prev][Thread Next][Date Index][Thread Index]

Minime. 548



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 548 del 15 agosto 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Si puo', non si puo'
2. Il golpe  flaccido
3. "Famiglia cristiana": Un Paese da marciapiede
4. Pasquale Di Palmo ricorda Cristina Campo
5. La "Carta" del Movimento Nonviolento
6. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. SI PUO', NON SI PUO'

Si puo' andare in Afghanistan a commettere stragi.
Non si puo' venire in Italia per cercar di salvarsi dalle stragi.
*
Si puo' avvelenare e devastare l'Italia intera.
Non si puo' leggere un libro sdraiati in un parco.
*
Si puo' saccheggiare il pubblico erario.
Non si puo' chiedere la carita' per la via.
*
Si puo' essere ricchi e assassini.
Essere poveri e onesti e' vietato.

2. LE ULTIME COSE. IL GOLPE FLACCIDO

Proviamo a dirlo ancora una volta in poche semplici parole.
Primo: una persona che molti reati ha commesso, per sottrarsi ai rigori
della legge s'inventa un partito e vince una, due, tre volte le elezioni.
Vinte le elezioni, impone per legge - illegalissima legge - la sua
impunita'.
Secondo: governo e parlamento ripetutamente violano la Costituzione e
precipitano l'Italia in una guerra guerreggiata, una guerra terrorista e
stragista, imperialista e razzista, che nessuno sa quanto tempo ancora
restera' lontana dal nostro paese. Anche le guerre di Mussolini cominciarono
al di la' dei confini della penisola. Ed evidentemente finche' le persone
uccise lo sono in luoghi remoti (o a distanza di tempo dall'esposizione, ad
esempio, nelle aree contaminate dall'uso di proiettili all'uranio
impoverito) la cosa non turba il popolo della pizza e del mandolino.
Terzo: governo e parlamento ed enti locali guidati da personaggi
inqualificabili perseguitano i migranti, perseguitano i rom, perseguitano i
poveri, violano flagrantemente fondamentali diritti umani. Ma chi ha ancora
il salotto buono e la televisione perennemente accesa finge di non vedere la
pulizia etnica e la guerra di classe che i barbari rapinatori al potere
conducono contro gli sfruttati con una ferocia pari a quella di prima del
sorgere delle organizzazioni del movimento operaio.
Quarto: non si fa piu' mistero del saccheggio e della volonta' di
saccheggio. Non si fa piu' mistero del razzismo, della disumanita'. Non si
fa piu' mistero della complicita' con la mafia - i cui esponenti vengono
ormai pubblicamente definiti "eroi" in campagna elettorale. Non si fa piu'
mistero della volonta' di distruggere la separazione dei poteri e
l'autonomia della magistratura che e' alla base dello stato di diritto. Non
si fa piu' mistero dell'uso della menzogna e della corruzione e del crimine
come arte di governo. Non si fa piu' mistero della volonta' di devastare
ogni cosa al solo fine di arraffare quanto piu' possibile. Non si fa piu'
mistero del patto scellerato che lega in un blocco sociale e in un comitato
d'affari coeso razzisti, neofascisti, mafiosi, poteri occulti e criminali,
rapinatori in doppiopetto, speculatori assassini, ideologie e prassi della
violenza.
Quinto: le macchine politiche che ancora qualche mese fa proclamavano
(mentendo, certo, ma almeno eran costrette a proclamarlo - e diceva quel
francese che l'ipocrisia e' l'omaggio che il vizio rende alla virtu') di
rappresentare l'opposizione al berlusconismo si sono estinte per loro intima
consunzione: il cosiddetto Pd votato all'eterna rincorsa di un accordo
consociativo con chiunque governi e sia dsponibile a spartire le spoglie
della cosa pubblica - fosse pure Al Capone; i partiti della cosiddetta
"sinistra arcobaleno" o "sinistra radicale" inabissatisi nel loro
totalitarismo e nella loro corruttela.
Questa e' la situazione.
*
Cosa resta?
Resta la sinistra della nonviolenza.
Il movimento reale delle oppresse e degli oppressi. Le persone di volonta'
buona che di fronte a tanta barbarie continuano la lotta per la democrazia,
per la legalita', per la pace con mezzi di pace, per il riconoscimento di
tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, per la liberazione comune,
per la solidarieta' che tutte e tutti raggiunge, per la comune
responsabilita'.
Resta l'umanita' sofferente che ovunque resiste contro l'oppressione, che
ovunque difende con le parole ed i fatti la dignita', la civilta', la
biosfera; che ovunque e' in lotta per la vita e i diritti delle persone oggi
viventi e delle generazioni future.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

3. DOCUMENTAZIONE: "FAMIGLIA CRISTIANA": UN PAESE DA MARCIAPIEDE
[Dal sito del settimanale "Famiglia cristiana" (www.sanpaolo.org/fc)
riportiamo l'editoriale del n. 33 del 2008 col titolo "Militari in strada e
sindaci sceriffi: il rischio e' ua guerra tra poveri. Il presidente spazzino
nel 'paese da marciapiede'" e il sommario "Bene fa il Governo a prendere
provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscira' a fugare il sospetto che
quando e' al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si
impoveriscono?"]

E' un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di
un'estate all'insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo
quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari
contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle citta' arrivano i
soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno
svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza
distinguere quelli legati ai racket dell'accattonaggio da quelli veri.
A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto piu'
avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i
poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei
supermercati. Li chiamano scarti, ma li' si trovano frutta e verdura che non
sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare
l'estetica, perche' non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un
gesto di pieta' (anche qui "estetico") un rito che fa male alle coscienze?
Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.
Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sara' la volta buona?) e
sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i
poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, pero',
che la "creativita'" dei sindaci non crei problemi istituzionali con
questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto
inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue
responsabilita', come con l'uscita tardiva e improvvida (colpo di sole
agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri
olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se
ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono
occupare sempre la scena senza pagare pegno!).
Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino,
presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al
racket dell'accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l'elemosina da
parte di chi e' veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio
atroce: la proibizione dell'accattonaggio serve a nascondere la poverta' del
Paese e l'incapacita' dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati
come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?
La verita' e' che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e
in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa,
sviando l'attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l'inutile
"gioco dei soldatini" nelle citta', i finti problemi di sicurezza, la lotta
al fannullone (che, pero', e' meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma
c'e' il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non
la si riconduce ai giusti termini, con serieta' e senza le "buffonate", che
servono solo a riempire pagine di giornali.
Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto
interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle
imprese italiane. Il Pil e' allo zero, ma le nostre imprese godono di salute
strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L'impresa
cresce, l'Italia retrocede. Mentre c'e' chi accumula profitti, mangiare
fuori costa il 141% in piu' rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da
anni. L'industria vola, ma sui precari e i contratti e' refrattaria. La
ricchezza c'e', ma per le famiglie e' solo un miraggio. Un sondaggio sul
tesoretto dei pensionati che sara' pubblicato su "Club 3" dice che gli
anziani non ce la fanno piu' ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da
risorsa sono diventati un peso.
E' troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la
destra la forbice si allarga, cosi' che i ricchi si impinguano e le famiglie
si impoveriscono?

4. MEMORIA. PASQUALE DI PALMO RICORDA CRISTINA CAMPO
[Dal mensile "Letture", n. 644, febbraio 2008 col titolo "Cristina Campo" e
il sommario "L'opera di Cristina Campo affronta, tra 'furia e dolcezza' come
rileva Citati, gli argomenti piu' disparati, la poesia e la prosa, la
traduzione e il testo critico, rendendo un'alta testimonianza sulla
spiritualita' del nostro tempo"]

La figura di Cristina Campo, con il passare degli anni, sembra seguire un
itinerario inverso rispetto all'aura di rigorosa circospezione che dominava
in vita la sua variegata attivita'. Se infatti durante la sua breve
esistenza la scrittrice era conosciuta soltanto da una ristretta cerchia di
specialisti, dopo la pubblicazione postuma della raccolta di saggi
intitolata Gli imperdonabili, effettuata da Adelphi nel 1987, il suo lavoro
si e' imposto all'attenzione del pubblico e della critica come uno dei piu'
rappresentativi del secolo scorso, affermandosi definitivamente con gli
altri titoli apparsi in seguito.
L'autrice, nonostante si misurasse con le piu' svariate attivita', fece di
tutto per rimanere nell'ombra: adopero' vari pseudonimi per firmare
traduzioni e collaborazioni a riviste e giornali (Cristina Campo era infatti
un nom de plume, in quanto il suo vero nome era Vittoria Guerrini) e
pubblico' in vita soltanto tre libri: la silloge poetica Passo d'addio
(All'Insegna del Pesce d'Oro, 1956) e le raccolte di saggi intitolate Fiaba
e mistero (Vallecchi, 1962) e Il flauto e il tappeto (Rusconi, 1971).
Proprio sulla bandella di quest'ultimo libro appare quella significativa
nota che sembra caratterizzare cosi' bene il suo percorso letterario, mai
disgiunto da una macerazione spirituale che rasenta un'ascesi di ascendenza
quasi monacale: "Cristina Campo e' uno pseudonimo. E' cresciuta a Firenze
nell'ambiente del padre compositore. Ha scritto poco e le piacerebbe avere
scritto meno. [...] Oltre alla poesia il suo maggiore interesse e' la
liturgia: l'ex romana, la bizantina".
E' quanto mai significativo che, in un'epoca dominata dal dogmatismo
ideologico che aveva irretito gran parte dell'intellighenzia italiana, gli
interessi di Cristina si orientassero in direzione pressoche' antitetica: la
poesia e la liturgia. Strano connubio che contraddistingue un percorso
isolato e rigoroso, che sembra fare di Cristina Campo una sorta di Simone
Weil autoctona. E non e' un caso che sara' proprio l'opera della scrittrice
francese a segnare in maniera inimitabile il lavoro della Campo, con quella
netta contrapposizione tra La pesanteur et la grace, come si intitola una
fondamentale raccolta di saggi weiliana del 1948, che sembra presiedere alla
sua stessa poetica.
E' presente negli scritti di Cristina un profondo legame tra le materie
predilette, che spaziano dalla poesia alla traduzione, dal saggio di taglio
erudito all'investigazione esegetica che conserva tratti molto personali e
profondi. Risulta percio' un po' riduttivo circoscrivere i suoi interessi
cosi' variegati nell'ambito di un "genere" tout court, definito in maniera
netta e lineare. Si dovra' considerare il fatto che qualsiasi occasione puo'
costituire lo spunto per disquisire su un determinato tema: la nervatura di
una foglia, il ricamo di un tappeto, l'eco di una fiaba rappresentano, come
una madeleine proustiana, il richiamo per modulare delle variazioni che
indulgono a una dimensione spirituale autentica e dolorosa.
*
Poesia e liturgia
Passo d'addio, il suo esordio poetico che rappresenta anche l'unico libro di
liriche pubblicato in vita, raccoglie significativamente soltanto undici
componimenti, dominati da uno stile che si differenzia notevolmente rispetto
ai canoni letterari del tempo, modulati sulle tendenze piu' contrastanti: da
una parte il neorealismo, dall'altra le derive dell'ermetismo, con l'avvento
ormai incombente degli stilemi dettati dalle neoavanguardie. La poesia della
Campo sembra invece risentire di uno stile semplice e lineare, che si basa
su una compostezza di tipo classico derivata dai suoi innumerevoli lavori di
traduzione e dai suoi maestri dichiarati come Hofmannsthal e la Weil. Scrive
Margherita Pieracci Harwell, che oltre a essere raffinata esegeta dell'opera
della Campo, fu una delle sue piu' care amiche: "Per penetrare piu' a fondo
nel pensiero di Cristina Campo le due guide piu' sicure sono Hugo von
Hofmannsthal e Simone Weil - fino ai tardi anni Sessanta i piu' costanti
phares di questa instancabile, ma soprattutto selettiva e fedelissima
lettrice".
I versi che figurano in questa silloge, composti tra il 1954 e il 1955, con
eccezione della prima poesia datata 1945, risentono degli spunti e delle
atmosfere piu' varie, nel tentativo di rendere "bianche tutte le mie
lettere, / inaudito il mio nome, la mia grazia richiusa". Sembra un inno
alla grazia che si riverbera talora in versi di una delicatezza
dickinsoniana, talaltra in enigmatiche asperita' di derivazione eliotiana:
"Ora non resta che vegliare sola / col salmista, coi vecchi di Colono". E
non e' un caso che sia Emily Dickinson sia Eliot furono tra gli autori
prediletti della Campo che li tradusse da par suo.
Gia' Leone Traverso, in una recensione apparsa sulla rivista "Letteratura"
nel 1957, rimarcava sia le fonti plurime d'ispirazione che sottendono alla
nascita di certe poesie (con riferimenti piu' o meno espliciti alle Mille e
una notte, a Lawrence d'Arabia, a Paolo di Tarso), sia l'oscurita' di taluni
passaggi: "Ci si incontra in altre liriche a passi che sembrano a prima
vista invalicabili, non per arbitrii sintattici o lessicali, ma perche'
occulto rimane il pozzo profondo da cui sorgono certe immagini".
La Tigre Assenza, pubblicato da Adelphi nel 1991, raccoglie tutta la
produzione poetica della Campo, comprese le traduzioni in versi. Oltre a
Passo d'addio figurano altre due brevi sezioni, intitolate rispettivamente
Quadernetto e Poesie sparse. In tutto si tratta di una trentina di liriche
che, per il loro potere ipnotico e la loro intrinseca bellezza, si
configurano tra le espressioni piu' perfette e compiute della sua opera. La
poesia che da' il titolo alla raccolta si ispira alla morte dei genitori che
ebbero una profonda influenza sulla formazione di Cristina: "Ahi che la
Tigre, / la Tigre Assenza, / o amati, / ha tutto divorato / di questo volto
rivolto / a voi! La bocca sola / pura / prega ancora / voi: di pregare
ancora / perche' la Tigre, / la Tigre Assenza, / o amati, / non divori la
bocca / e la preghiera...".
Bisogna segnalare inoltre gli ultimi versi, composti negli anni Settanta e
ispirati a una religiosita' dominata da figure bibliche o attinenti al mondo
della liturgia (la Campo, oltre a condurre una strenua battaglia a favore
dell'opera di monsignor Marcel Lefebvre per il ripristino della Messa in
latino, predilesse il rito bizantino-slavo). In quest'ottica risaltano i
versi di Missa Romana e dell'intenso poemetto intitolato Diario bizantino, a
proposito del quale rileva Roberto Calasso: "Il testo della Campo resiste a
questa letterale prova del fuoco. E resiste anche alle due prove
sperimentali a cui la poesia deve sottomettersi e da cui deve uscire
vittoriosa. La prima: che le sue parole agiscano anche se il lettore non sa
con sicurezza a che cosa alludano. La seconda: che la conoscenza delle cose
a cui alludono le parole della poesia dilati infinitamente la loro risonanza
e il loro spessore".
*
La perfezione della prosa
Il secondo titolo della Campo fu Fiaba e mistero, edito da Vallecchi nel
1962 nella collana dei "Quaderni di pensiero e di poesia". Il volumetto,
contenente cinque tra i piu' riusciti saggi della scrittrice, fu pubblicato
in un'edizione numerata di 600 esemplari. Nella stessa collana vedra' la
luce anche la raccolta di saggi intitolata Spagna di Maria Zambrano, che fu
amica della Campo.
Entrambi i primi due titoli pubblicati denotano la scarsa propensione
dell'autrice a diffondere i propri testi in maniera indiscriminata, bensi'
la tendenza a rendere note con parsimonia le proprie pubblicazioni. Non e'
un caso che, a parte qualche sparuta segnalazione, i due libri venissero
subito relegati nel dimenticatoio. La stessa autrice scriveva
significativamente a Leone Traverso il 10 ottobre 1962 a proposito di Fiaba
e mistero: "Ora anche di questo libretto mi e' venuto un enorme desiderio
che nessuno si accorga. Una parola e' sufficiente per toglierti tutto il
piacere di averlo scritto, farti sentire 'as public as a frog', il che
equivale a non scrivere piu'".
Il flauto e il tappeto, pubblicato da Rusconi nel 1971, costituisce il terzo
e ultimo libro pubblicato in vita. Si tratta di una raccolta di saggi
(alcuni di questi ripresi dal volumetto precedente) in cui l'autrice
disquisisce intorno agli argomenti piu' disparati creando insospettabili
accostamenti. Il punto di partenza collima con il punto di arrivo solo
grazie a un procedimento narrativo che persegue tale obiettivo attraverso
una sequenza di corrispondenze di ardua decifrazione agli occhi del profano.
Il cerchio si chiude in maniera affascinante ed enigmatica, dopo un continuo
peregrinare intorno ai simboli della redenzione e della perdizione.
Dall'intreccio di un tappeto persiano a una "frase glaciale" di Proust,
dalle considerazioni sul tema della "sprezzatura" alle suggestioni del rito
gregoriano, la prosa della Campo si delinea come un perfetto emblema
araldico miracolosamente scampato alla distruzione e alla rovina incombenti.
Come Borges, la Campo si interroga a lungo sui propri ideali e modelli
letterari, stabilendo un'opera di interpretazione quanto mai preziosa, anche
se dai tratti atipici.
La letteratura rappresenta per la Campo una sorta di modello che riesce a
coniugare mirabilmente, nei suoi esiti piu' riusciti, etica ed estetica. Non
e' un caso che la vita stessa della scrittrice risentisse in maniera
esclusiva di questo connubio dagli intrecci indissolubili: si pensi, in tal
senso, alle relazioni che Cristina allaccio' con il finissimo traduttore
Leone Traverso e, in seguito, con quella straordinaria figura di
intellettuale a tutto tondo che fu Elemire Zolla, o al fascino che esercito'
su di lei il poeta Mario Luzi.
Pietro Citati osservera' al riguardo: "Aveva un senso acutissimo della
forma, come quasi nessuno ai nostri tempi: non voglio dire il dono della
pura creazione, che in lei urtava contro troppi vincoli. Adorava la forma
che coltiva se stessa, come nelle grandi creazioni dell'estetismo. La sua
intelligenza non era la pura, liberata intelligenza di Dostoevskij e di
Kafka, ma l'intelligenza provocata dalle tensioni e dai limiti della forma.
Gli scrittori erano, per lei, dei re in incognito, dei sacerdoti nascosti; e
la perfezione suprema a cui poteva giungere la letteratura era l'ombra della
vestizione del vescovo, l'ombra della Missa Solemnis".
Dopo la morte le prose della Campo, che si possono considerare come il punto
piu' alto e significativo della sua opera, furono riproposte ed integrate in
due volumi adelphiani, usciti rispettivamente nel 1987 e nel 1998: Gli
imperdonabili e Sotto falso nome. Quest'ultimo volume raccoglie tutti gli
scritti che Cristina pubblico' in svariati periodici con diversi pseudonimi,
spesso declinati al maschile: da Puccio Quaratesi a Bernardo Trevisano, da
Benedetto P. d'Angelo a Giusto Cabianca.
*
Le lettere dell'anima
Le lettere della Campo rappresentano una fucina preziosa per chi voglia
addentrarsi in una vicenda biografica spoglia ma che sottende un'inimitabile
esperienza umana e spirituale, risolta con un rigore che ha pochi referenti
nella letteratura italiana del secolo scorso. Pensando alla sua esperienza,
intrisa di una religiosita' che trova nel rituale arcaico della liturgia la
sua espressione piu' compiuta, vengono in mente le lettere che l'ebrea non
praticante Simone Weil indirizzava a Jean-Marie Perrin, un giovane sacerdote
cattolico, raccolte in quello straordinario libro intitolato Attesa di Dio.
Nell'indimenticabile passaggio presente in una di queste lettere Simone Weil
scrive: "Nel 1938 ho passato dieci giorni a Solesmes, dalla domenica delle
Palme al martedi' di Pasqua, seguendo tutte le funzioni. Avevo emicranie
violente, ogni suono mi faceva male come un colpo, e solo un estremo sforzo
di attenzione mi permetteva di uscire dalla mia misera carne, di lasciarla
soffrire sola, rannicchiata in un angolo, e di trovare una gioia pura e
perfetta nella inaudita bellezza del canto e delle parole".
Le lettere della Campo conservano lo stesso nitore, la stessa inesausta
ricerca di una dimensione spirituale in grado di riscattare l'esistenza da
una sequela di abitudini meschine. In una delle Lettere a Mita, nomignolo
dato da Cristina all'amica Margherita Pieracci Harwell, si legge: "Cara,
quanto dovra' sembrarle assurda questa lettera, scompigliata e priva di
centro [...] Ma io non ho, davvero, che la poesia come preghiera - ma posso
offrirla? E quando mai la sentiro' cosi' vera (non dico pura, ma e'
differente?) da poterla deporre a quell'altare - di cui non vedo e forse non
vedro' mai che i gradini - come un cesto di pigne verdi, una conchiglia, un
grappolo? Di giorno in giorno mi persuado sempre piu' che non ho altro
rosario, altra spada, altro libro, altro cilizio che questo. E io non parto
dall'amore di Dio - sto nel buio; ma vorrei fare qualche cosa che agli altri
sembrasse nato alla luce".
I corrispondenti della scrittrice non furono numerosi: si tratta di amici
con i quali condivideva gli interessi di tipo letterario o religioso.
Cristina aveva l'abitudine di firmarsi con pseudonimi o nomignoli vari come
La Pisana (ricavato da un personaggio del romanzo Le confessioni d'un
italiano di Ippolito Nievo) o Vie (singolare diminutivo di Vittoria che, con
l'aggiunta della "e" finale, forma in francese la parola "vita"). Del pari i
suoi stessi corrispondenti erano designati con vezzeggiativi o nomi di
fantasia: si pensi, oltre al caso della suaccennata Mita, a quello di Leone
Traverso, chiamato Bul.
Le lettere costituiscono un insostituibile strumento per conoscere piu' a
fondo una scrittrice che, pur non avendo una particolare prestanza fisica
essendo cardiopatica, non lesinava le sue forze pur di soccorrere gli amici
in difficolta' o per sostenere le cause ritenute giuste: si pensi in tal
senso al sostegno dato all'attivita' umanitaria di Danilo Dolci o alle prese
di posizione, all'epoca considerate reazionarie, in favore dell'operato di
monsignor Lefebvre. L'elemento privato appare solo a tratti, circonfuso da
un alone poetico che ne altera i contorni realistici, relegandoli in una
sorta di mondo iridato fatto di preghiere e di silenzi, di attese e di
rinunce, di frasi appena sussurrate e di melanconici inviti.
*
Traduzioni e curatele
"In certi momenti mi sembra che potrei finalmente, p.e., imbarcarmi e vagare
pel mondo o magari cominciare a scrivere - non piu' al servizio di testi
altrui - e sento che me ne verrebbe una strana forza, come da una difficile
prova; in altri, basta un rumore a togliermi non solo una minima pace, ma la
voglia di vivere. Cosi' mi rassegno a questo ufficio d''impiegato della
poesia altrui' - forse un po' come Lawrence ai servizi di aviere; ma non
arrivo, come lui, alla solidarieta', ma a un senso piu' sgomento e morboso
di isolamento senza vera solitudine. C'e' qualcosa di piu' mostruoso che
questa vita di riflesso, di tramite ai sentimenti e alle parole altrui?",
scriveva Leone Traverso in una lettera indirizzata a Cristina Campo, nella q
uale si rievocano le disillusioni nei confronti di una disciplina tra le
piu' oscure e misconosciute in ambito letterario.
L'esempio di Traverso, che fu uno dei piu' geniali traduttori italiani del
Novecento (memorabili le sue versioni che spaziano dai classici come Pindaro
ed Eschilo ai grandi autori di lingua tedesca Hoelderlin, Kleist,
Hofmannsthal, Rilke, Trakl per approdare ai modelli linguistici piu'
disparati: da Gongora a Yeats a Eluard), influenzo' notevolmente Cristina
che tradusse gli autori da cui si sentiva particolarmente coinvolta.
Numerose sono le versioni della Campo che considerava l'attivita'
traduttoria, al pari di Traverso, non in maniera meccanicistica e passiva
bensi' come qualcosa di estremamente creativo e rigoroso.
Tra gli scrittori affrontati non potevano mancare gli amati Hofmannsthal e
Simone Weil, della quale ricordiamo la tragedia Venezia salva (1963) e i
saggi di La Grecia e le intuizioni precristiane (1967, con la collaborazione
di Margherita Pieracci Harwell). Ma non si possono altresi' dimenticare le
versioni da William Carlos Williams che intrattenne con l'autrice un
interessante epistolario, riprodotto in Il fiore e' il nostro segno (2001)
che riprende e amplia l'edizione del 1958, o quelle, superbe, delle Poesie
amorose, poesie teologiche di John Donne (1971). Si tratta spesso di
traduzioni effettuate in collaborazione con autori che le erano
particolarmente vicini come Vittorio Sereni, con il quale portera' a termine
il progetto delle Poesie dello stesso Williams nel 1961, o come Piero Draghi
insieme al quale curera' i Detti e fatti dei Padri del deserto, uscito nel
1975.
Le prime versioni, firmate con il suo vero nome, riguardano autori come
Bengt von Toerne, Katherine Mansfield, Eduard Moerike e Virginia Woolf.
Bisogna ricordare inoltre che le traduzioni in versi, originariamente
disperse in antologie e riviste, sono state raccolte nella seconda parte del
volume adelphiano La Tigre Assenza che rappresenta cosi' uno straordinario
spaccato della raffinata interprete dei versi altrui. Da Giovanni della
Croce ai metafisici inglesi, dalla Dickinson a Hoelderlin, da Eliot a
Murena, gli autori tradotti formano una carrellata quanto mai esauriente
riguardo ai gusti enciclopedici e alla versatilita' conoscitiva della
scrittrice di Fiaba e mistero.
*
L'ombra e la grazia
"Perfezione, bellezza. Che significa? Tra le definizioni, una e' possibile.
E' un carattere aristocratico, anzi e' in se' la suprema aristocrazia. Della
natura, della specie, dell'idea" scriveva la Campo nel saggio Gli
imperdonabili. Gli imperdonabili sono i poeti che vanno controcorrente, che
corteggiano lo stile nell'epoca in cui tutto scivola irrimediabilmente verso
il basso, che, come Pound, scelgono di tacere laddove regna il piu'
assordante dei vaniloqui. La stessa Cristina Campo si puo' annoverare tra
quelli che lei aveva definito "imperdonabili", questi araldi della
perfezione che scelgono l'ombra, il silenzio, l'anonimato nel periodo in cui
impazzano l'arrivismo piu' sfrenato, la volgarita' piu' truce, le "cupezze
ideologiche".
Cristina decise di scomparire, di vivere da postuma, per una scelta polemica
adottata contro un tempo che le proibiva di essere se stessa, di coniugare
magistralmente la sua idea di perfezione e bellezza con la noncuranza dello
stilita che domina il mondo dalla sua posizione arroccata fra i merli delle
nuvole. Osserva Alessandro Spina: "Non fece parte di nessuna scuola, di
nessun gruppo e, ancor meglio, il lettore non puo' assegnarla a nessuna
scuola, a nessun gruppo, almeno del panorama nostrano, gremito e talvolta
opprimente. Basta scorrere i nomi che ricorrono nelle sue lettere, nelle sue
memorabili traduzioni - di autori, allora, estranei alla moda, ai dibattiti
(lessico dell'epoca). La sua cultura non era intercambiabile con quella
altrui e cio' indica un itinerario solitario (l'itinerario in se' e' gia'
cultura), che le fece a suo tempo il vuoto intorno, e che oggi invece attira
il lettore".
Basta scorrere le pagine dei libri stampati dopo la sua morte per sincerarsi
dell'innata predisposizione a scrivere "Con lievi mani", come
emblematicamente si intitola una sua prosa, da cui ritagliamo questo piccolo
cammeo in cui si poteva riconoscere il suo elegante profilo: "Si direbbe che
la grazia sia la materia prima della Grazia e indubbiamente i santi
avventurieri, i lucenti eroi di fiaba che con lieve cuore, con lievi mani
gettarono la vita nell'Immutabile erano tagliati di quella stoffa".
*
In vita soltanto tre libri. Opere
Cristina Campo pubblico' in vita soltanto tre libri: la plaquette poetica
Passo d'addio (All'Insegna del Pesce d'Oro, 1956) e le raccolte di saggi
Fiaba e mistero (Vallecchi, 1962) e Il flauto e il tappeto (Rusconi, 1971).
Collaboro', a volte usando fantasiosi pseudonimi, a numerose riviste, tra
cui "Paragone", "Conoscenza religiosa", "Antaios", "Elsinore", "Sur". Dopo
la sua morte apparvero i seguenti volumi: Gli imperdonabili, Adelphi, 1987;
Lettere a un amico lontano, Libri Scheiwiller, 1989; La Tigre Assenza, a
cura di Margherita Pieracci Harwell, Adelphi, 1991; Sotto falso nome, a cura
di Monica Farnetti, Adelphi, 1998; "L'infinito nel finito". Lettere a Piero
Polito, a cura di Giovanna Fozzer, Via del Vento, 1998; Lettere a Mita, a
cura di Margherita Pieracci Harwell, Adelphi, 1999; Caro Bul. Lettere a
Leone Traverso (1953-1967), a cura di Margherita Pieracci Harwell, Adelphi,
2007. La Morcelliana ha proposto integralmente nel 2007 il Carteggio tra
Cristina Campo e Alessandro Spina.
Le traduzioni apparse con il vero nome di Vittoria Guerrini sono le
seguenti: Bengt von Toerne, Conversazioni con Sibelius, Monsalvato, 1943;
Katherine Mansfield, Una tazza di te' ed altri racconti, Frassinelli, 1944;
Eduard Moerike, Poesie, Cederna, 1948; Virginia Woolf, Diario di una
scrittrice, Mondadori, 1959 (in collaborazione con Giuliana de Carlo). Con
lo pseudonimo di Cristina Campo firmo' invece queste altre traduzioni:
William Carlos Williams, Il fiore e' il nostro segno, All'Insegna del Pesce
d'Oro, 1958 (ristampato dalla Libri Scheiwiller nel 2001 con una congrua
sezione di inediti, tra cui il carteggio con l'autore americano e con Vanni
Scheiwiller); William Carlos Williams, Poesie, Einaudi, 1961 (in
collaborazione con Vittorio Sereni); Simone Weil, Venezia salva,
Morcelliana, 1963; Simone Weil, La Grecia e le intuizioni precristiane,
Borla, 1967 (in collaborazione con Margherita Pieracci Harwell); John Donne,
Poesie amorose, poesie teologiche, Einaudi, 1971; Detti e fatti dei Padri
del deserto, Rusconi, 1975 (in collaborazione con Piero Draghi). Postumo e'
apparso il volumetto di Cristine Koschel, L'urgenza della luce, a cura di
Amedeo Anelli, Le Lettere, 2004.
Bisogna inoltre menzionare la Storia della citta' di rame, tradotta
dall'arabo da Alessandro Spina, con introduzione di Cristina Campo,
originariamente proposta da Scheiwiller per la sua sigla editoriale
All'Insegna del Pesce d'Oro nel 1963 e ristampata dalle Edizioni L'Obliquo
nel 2007, oltre all'antologia I mistici, curata da Elemire Zolla per
Garzanti nel 1963, e riproposta da Adelphi nel 1997 con il titolo I mistici
dell'Occidente, contenente diversi contributi della Campo.
*
Critica
I contributi critici stanno conoscendo una stagione sempre piu' fertile. Ci
limitiamo a segnalare i principali: Alessandro Spina, Conversazione in
Piazza Sant'Anselmo. Per un ritratto di Cristina Campo, Libri Scheiwiller,
1993, riproposto dalla Morcelliana con una sezione di inediti nel 2002;
Monica Farnetti, Cristina Campo, Luciana Tufani Editrice, 1996; Per Cristina
Campo, a cura di Monica Farnetti e Giovanna Fozzer, All'Insegna del Pesce
d'Oro, 1998; Cristina Campo in immagini e parole, a cura di Domenico
Brancale, Ripostes, 2002; Margherita Pieracci Harwell, Cristina Campo e i
suoi amici, Edizioni Studium, 2005; L'opera di Cristina Campo al crocevia
culturale del Novecento europeo, a cura di Arturo Donati e Tommaso Romano,
Provincia Regionale di Palermo, 2007. Va inoltre citata la fondamentale
biografia di Cristina De Stefano, Belinda e il mostro. Vita segreta di
Cristina Campo, Adelphi, 2002. Da ricordare anche il sito
www.cristinacampo.it
*
Una vita all'insegna della frugalita'
1923-1929 Vittoria Guerrini (che in seguito adottera' lo pseudonimo Cristina
Campo) nasce il 28 aprile 1923 a Bologna da Guido Guerrini, compositore
faentino, e da Emilia Putti, sorella del chirurgo ortopedico Vittorio Putti
che accoglie la famiglia, fino al 1929, nella residenza sita nel parco
dell'Ospedale Rizzoli di Bologna. Cristina e' affetta da una forma di
cardiopatia che non le permette di intraprendere un normale iter scolastico.
1930-1944 I Guerrini si trasferiscono a Firenze dove il padre e' chiamato a
dirigere il Conservatorio Cherubini. Cristina compie studi irregolari.
Stringe amicizia con Anna Cavalletti, una coetanea con la quale condivide le
prime infatuazioni letterarie e che morira', giovanissima, nel 1943, in un
bombardamento. Pubblica, con il suo vero nome, la prima traduzione: le
Conversazioni con Sibelius di Bengt von Toerne, cui seguira', nel 1944, la
versione di Una tazza di te' ed altri racconti di Katherine Mansfield per
Frassinelli.
1945-1951 Frequenta l'ambiente letterario fiorentino dove conosce Leone
Traverso cui si lega affettivamente e che le fa scoprire l'opera di
Hofmannsthal. Nel 1948 pubblica con l'editore Cederna la versione delle
Poesie di Eduard Moerike. Nel 1951 da' vita, insieme a Gianfranco Draghi,
alla "Posta letteraria" del "Corriere dell'Adda", che avra' tra i suoi
collaboratori Luzi, Bigongiari e De Robertis. Fu Draghi a iniziare la Campo
al culto di Simone Weil, facendole conoscere La pesanteur et la grace.
1952-1962 La scrittrice lavora alacremente al progetto di un'antologia che
non riuscira' a realizzare: il Libro delle ottanta poetesse annunciato
dall'editore Casini per il 1953. Collabora a varie riviste e dedica
particolare attenzione all'opera di Luzi. Nel 1955 si trasferisce con la
famiglia a Roma dove il padre va a dirigere il Conservatorio di Santa
Cecilia. Frequenta Francesco Tentori, Maria Zambrano e Margherita Dalmati,
ma anche il "mitico" Bobi Bazlen e il dottor Ernst Bernhard che introdusse
per primo l'opera di Jung in Italia. Nel 1956 pubblica il suo primo libro,
un'esile raccolta di poesie intitolata Passo d'addio per All'Insegna del
Pesce d'Oro di Vanni Scheiwiller che, due anni dopo, stampera' anche le
traduzioni da Williams: Il fiore e' il nostro segno. Nel 1962 lo stesso
editore pubblica Storia della citta' di rame, tradotta da Alessandro Spina e
con un'introduzione della Campo. Si lega sentimentalmente ad Elemire Zolla.
Nel 1961 firma con Sereni la traduzione delle Poesie di Williams per
Einaudi. Nel 1962 esce da Vallecchi il volume di saggi Fiaba e mistero.
1963-1977 Collabora all'antologia I mistici, curata da Zolla nel 1963 per
Garzanti. La Morcelliana pubblica la traduzione della Venezia salva di
Simone Weil. Nel 1965 e' la volta de La Grecia e le intuizioni precristiane
della stessa Weil per l'editore Borla. Tra il 1964 e il 1965 muoiono sia la
madre che il padre. Nel 1966 da' vita alla sezione italiana di "Una voce",
associazione internazionale in difesa del rito cattolico in latino. Nel 1971
escono il libro di saggi Il flauto e il tappeto, pubblicato da Rusconi, e le
Poesie amorose, poesie teologiche di John Donne per Einaudi. Per diversi
anni intrattiene un rapporto epistolare con il filosofo Angelo Emo. Nel 1975
cura con Piero Draghi i Detti e fatti dei Padri del deserto, edito da
Rusconi. Frequenta regolarmente le funzioni religiose dell'Abbazia
benedettina di Sant'Anselmo e, successivamente, del Russicum, affascinata
dal rito bizantino. Si spegne il 10 gennaio 1977.

5. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

6. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 548 del 15 agosto 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it