Minime. 388



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 388 dell'8 marzo 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Del femminismo, ovviamente
2. Adrienne Rich: La mancanza
3. Robin Morgan: Perche' allora
4. Norma Rangeri ricorda Tina Lagostena Bassi
5. In memoria di Agnese Seranis Piccirillo
6. Pasquale Iannamorelli: Un sondaggio tra persone amiche della nonviolenza
7. Benedetto Vecchi intervista Giovanni Arrighi
8. La "Carta" del Movimento Nonviolento
9. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: DEL FEMMINISMO, OVVIAMENTE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento.
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Con Michele Boato e Mao
Valpiana ha promosso l'appello "Crisi politica. Cosa possiamo fare come
donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?". Tra le opere di Maria
G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni
Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo.
Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005.
Un piu' ampio profilo di Maria G. Di Rienzo in forma di intervista e' in
"Notizie minime della nonviolenza" n. 81]

Fa parte della vita, e' normale e naturale, ma molte persone temono di
parlarne apertamente perche' temono il giudizio altrui. La mia opinione e'
che parlarne sia invece sempre utile, perche' aiuta a capire che questa
esperienza puo' essere gioiosa, tenera, energetica e soddisfacente. So che
spesso ci sono difficolta' a discuterne anche per la mancanza di
informazioni corrette: ci sono un mucchio di falsita' e di odio attorno alla
questione.
Di che sto parlando? Del femminismo, ovviamente. Dopo un paio di secoli di
attivismo in favore dei diritti delle donne, e circa quarant'anni di
femminismo "moderno", questa parola sembra ancora una parolaccia.
Se ne discutono, i media del mainstream lo fanno solo in termini negativi:
sono anni, lunghi orrendi anni, che io leggo sui giornali cose del tipo "il
femminismo e' morto", mentre ad ogni episodio di cronaca nera correlato a
violenza di genere spunta nell'articolo: "dove sono le femministe?".
Potrebbero cominciare a mettersi d'accordo, non vi pare: se il femminismo e'
morto, perche' continuare a chiedere dove sono le femministe? Probabilmente
"dormono, dormono sulla collina...".
Inoltre, c'e' stato il lugubre decennio del "post femminismo", le cui teorie
fatte di silicone e lustrini sono finite rapidamente in quella che una volta
si chiamava "pattumiera della storia", ma qualche danno da sanare l'hanno
lasciato. Non entrero' nello specifico: vi bastera' sapere che, per quel che
mi riguarda, io saro' una post-femminista nell'era del post-patriarcato.
*
Ma insomma, credo di dovervi questo regalo per l'8 marzo, mie simpatiche
lettrici. Ci sono modi sicuri per sapere se siete femministe, e non dovete
spaventarvi se lo siete (anche se e' bene sappiate da subito che nemmeno la
senatrice Binetti avra' la cura per voi). E ci sono parecchi tipologie
femministe, tanto che non dovete temere di restare da sole qualsiasi sia il
gruppo in cui vi riconoscete.
Volete eguaglianza e giustizia sul lavoro? Rompere il cosiddetto "soffitto
di vetro"? Portare le donne ai tavoli decisionali e di negoziazione? Si',
siete femministe, e state facendo campagna per quella che viene definita
"equita' di genere". Siete le eredi e le continuatrici della lotta delle
donne per il suffragio universale, che non e' mai stato inteso solo come il
diritto di mettere una scheda nell'urna elettorale, ma come l'assicurare
alle donne la piena partecipazione alla vita della polis: il poter dunque
esercitare la cittadinanza in compagnia degli uomini come uguali compagni,
poter ereditare, poter gestire le proprie finanze, avere la tutela dei
figli, e si', votare.
Volete cambiare il concetto stesso di potere, decostruire i ruoli sessuali,
formare una famiglia differente da quella "tradizionale", smantellare
l'oppressione in tutte le sue forme? Siete femministe, va da se'. Siete le
eredi e le continuatrici di coloro che dissero: "Il personale e' politico",
che organizzarono i gruppi di autocoscienza e furono delle vere innovatrici
di linguaggi e relazioni.
Pensate che esista una precisa politica della sessualita' che spinge verso
la degradazione sessuale delle donne e lo stupro? Le battute misogine vi
mandano fuori di testa? Credete che le immagini di donne e ragazze proposte
dalla cultura dominante siano troppo spesso ributtanti? Non preoccupatevi,
siete semplicemente femministe, va tutto benissimo. Siete le eredi e le
continuatrici di una feconda corrente di pensiero femminile che ha indagato
e interrogato la sessualita' umana, e dimostrato piu' volte la sua efficacia
nello svelare pregiudizi e privilegi.
Avete detto qualche volta frasi del tipo: "Non sono femminista, ma ho
partecipato alla manifestazione contro la violenza sulle donne", "Non sono
femminista, pero' ritengo che non si possano obbligare le donne a...", "Non
sono femminista, ma credo che le donne possano... abbiano il diritto...
debbano essere considerate..."? So di darvi un piccolo dispiacere, ecco,
respirate un attimo, rilassatevi: siete femministe. Siete le eredi e le
continuatrici di uno sciame storico di donne di tutte le eta', di tutti i
paesi, di tutte le etnie, che hanno lottato per la felicita' e il benessere
delle loro consimili, ma erano troppe timide per prendersene il merito,
mentre intanto se ne accollavano i disagi. Non dovete avere questa bassa
stima di voi stesse. Provate a riformulare le frasi: "Credo che le donne
possano, abbiano il diritto, eccetera, e se cio' fa di me un'orgogliosa e
vibrante femminista ne sono felice". E' importante che siate fiere di quel
che fate, e vi ribadisco che non c'e' nulla di cui vergognarsi: il
femminismo e' una cosa che e' capitata alle vostre madri ed alle vostre
nonne, ed e' qualcosa che vive, respira e si evolve.
*
Ora che sapete di essere femministe, c'e' un'altra cosuccia di cui
occuparsi.
Come dirlo ad amici e parenti? Puo' darsi che in passato vi abbiano mostrato
scherno e rigetto per la categoria, e che voi, adesso che non potere negare
di farne parte, vi sentiate in parte impaurite ed in parte furibonde.
Mantenete la calma. Molte delle cose che vi hanno detto le hanno dette
perche' non conoscono assolutamente l'argomento. Voi si'. Cominciate da
attestazioni chiare e persino banali, ad esempio: il femminismo concerne
l'eguaglianza politica, sociale ed economica per donne ed uomini. Una volta
che questo sia passato, potete introdurre nel discorso questioni piu'
complesse. Siate pazienti. Ci sara' sempre chi chiedera' se odiate gli
uomini, se avete le gambe non depilate e se pensate di "diventare" lesbica.
(Se lo siete e' il momento giusto per sorridere e presentare a costoro la
vostra fidanzata).
Queste persone hanno solo bisogno di piu' tempo per capire, ma continuate a
parlargli, nel mentre vivete il femminismo come una parte normale e
quotidiana della vostra esistenza. Presto lo diventera' anche per le loro,
di esistenze. E non sara' mai abbastanza presto.

2. MAESTRE. ADRIENNE RICH: LA MANCANZA
[Da Adrienne Rich, Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 2000, p. 382.
Adrienne Rich e' una grandissima poetessa e saggista femminista americana di
straordinaria intensita' e profondita', di forte impegno civile, militante
per la pace e la dignita' umana. Dal sito www.crocettieditore.com
riprendiamo la seguente scheda: "Adrienne Rich e' nata il 16 maggio 1929 a
Baltimora. Poetessa, saggista e militante femminista, a ventun anni ha vinto
il Premio Yale per giovani poeti con A change of world (1951, Un mutamento
di mondo). Ha, inoltre, pubblicato le raccolte poetiche Gli intagliatori di
diamanti (1955, The diamond cutters), Necessita' del vivere (1966,
Necessities of life), Esplorando il relitto (1973, Diving into the wreck),
Il sogno di una lingua comune (1978, The dream of a common language),
Atlante del mondo difficile (1991, Atlas of the difficult world); e i saggi
Nato di donna (1976, Born of woman), Segreti silenzi bugie (1966-78, On
lies, secrets and silence), Sangue, pane e poesia (1986, Blood, bread and
poetry); e la raccolta Oscuri campi della repubblica (1991-95, Dark fields
of the republic), che comprende anche numerose sequenze narrative". Opere di
Adrienne Rich: Nato di donna, Garzanti, Milano 1977, 2000; Esplorando il
relitto, Savelli, Milano 1979; Segreti silenzi bugie, La Tartaruga, Milano
1982; Lo spacco alla radice, Estro, Firenze 1985; Come la tela del ragno, La
Goliardica, Roma 1985; Cartografie del silenzio, Crocetti, Milano 2000. Una
breve raccolta di suoi versi e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 10]

La mancanza di rispetto per la vita della donna pervade tutta la dottrina
teologica maschile, la struttura della famiglia patriarcale, e persino il
linguaggio dell'etica patriarcale.

3. MAESTRE. ROBIN MORGAN: PERCHE' ALLORA
[Riproponiamo ancora una volta il seguente brano estratto da Robin Morgan,
Sessualita', violenza e terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998, 2003, pp.
231-232.
Robin Morgan e' nata a Lake Worth in Florida nel 1941, e vive e lavora a New
York; poetessa, saggista, romanziera, giornalista, e' dagli anni '70 una
delle figure piu' vive del movimento delle donne. Tra le sue opere
disponibili in italiano: l'intervista a cura di Maria Nadotti, Cassandra non
abita piu' qui, La Tartaruga, Milano 1996; Sessualita', violenza e
terrorismo, La Tartaruga, Milano 1998 (col titolo: Il demone amante.
Sessualita' del terrorismo), 2003. Il suo sito e': www.robinmorgan.us]

"E' vero, e' proprio vero?", chiede la donna con forza, stringendo Maria con
una mano e me con l'altra, "E' vero che da tante parti le donne stanno
reagendo alla violenza? Che non si lasciano piu' maltrattare?".
"Si'", rispondiamo, un groppo di lacrime in gola, "e' vero. Le donne stanno
reagendo. Da molte, molte parti. Ben al di la' di Catania. In tutto il
mondo".
"E un giorno riusciranno a farli cessare? La violenza, il dolore? Finira'?
Loro - noi - riusciremo a farcela?". Gli occhi le brillano.
"Si', si'", le diciamo, abbracciandoci e abbracciandola, "un giorno. Le
donne stanno tentando un po' ovunque. Metteremo fine alla violenza. Si'".
Annuisce, benedicendoci con un sorriso raggiante e sdentato.
"Molto bene", sussurra. Poi aggiunge con calma dignita', "Perche' allora non
sono sola".

4. LUTTI. NORMA RANGERI RICORDA TINA LAGOSTENA BASSI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 marzo 2008, col titolo "Per la causa
delle donne".
Norma Rangeri, intellettuale femminista, giornalista, e' critica televisiva
del quotidiano "Il manifesto". Tra le opere di Norma Rangeri: Chi l'ha
vista?, Rizzoli, Milano 2007.
Su Tina Lagostena Bassi dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo per
stralci la seguente scheda: "Augusta Lagostena Bassi detta Tina (Milano, 2
marzo 1926 ñ Roma, 4 marzo 2008) e' stata un'avvocata italiana. Inizia la
sua carriera come primo assistente alla cattedra di Diritto Penale presso
l'Universita' di Genova, dove diviene amica di Fabrizio De Andre'. In
seguito si specializza divenendo titolare della cattedra di Diritto della
Navigazione presso l'Universita' di Parma. Dal 1973 al 1975 lavora
all'Ufficio Riforme del Ministero di Grazia e Giustizia. Era la
rappresentante italiana al Convegno Mondiale per la Pace svoltosi a Praga
nel 1983. Diventa nota nei tribunali italiani come una delle principali
avvocate per la difesa dei diritti delle donne, come nel famoso processo sul
Massacro del Circeo... e' stata una delle fondatrici del Telefono Rosa. Dal
1994 al 1995 ha ricoperto il ruolo di presidente della Commissione nazionale
parita' e pari opportunita' uomo-donna presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri essendo inoltre componente del gruppo sulle pari opportunita
della Comunita' Europea. Ha ricoperto l'incarico di capodelegazione per
l'Italia nei lavori preparatori della IV Conferenza mondiale Onu sui diritti
della donna svoltasi a Pechino nel 1995... E' stata successivamente eletta
deputato nelle file di Forza Italia nella XII legislatura, membro della
Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e coautrice nel 1996 della
legge contro la violenza sessuale n. 66/96. Dal 2006 e' stata Rettore
magnifico onorario dell'Universita' popolare degli studi di Milano. La sera
del 4 marzo 2008 si spegne in una casa di cura a Roma, dopo aver lottato
contro un tumore". Tra le opere di Tina Lagostena Bassi: L'avvocato delle
donne, Mondadori, Milano 1997; Manuale dei diritti e doveri del giovane
cittadino, Mondadori, Milano 2000; Una vita speciale, Piemme, 2008]

Augusta Lagostena Bassi per tutte era Tina, l'avvocatessa delle donne. Molte
di noi l'hanno conosciuta ai tempi del Processo per stupro, l'evento
televisivo che cambio' i connotati alla morale pubblica, fino ad allora
interpretata dal voyeurismo degli avvocati maschi, personaggi specializzati
nel mettere sul banco degli accusati le vittime della violenza sessuale. Fu
lei a pronunciare in tv la parolaccia, "stupro", fu ancora lei a rivolgersi
con rabbia agli attempati principi del foro accusandoli di raddoppiare la
violenza sulle donne con il loro lessico osceno.
Era socialista, una milanese quarantenne, energica, una figura rassicurante,
una donna elegante, un simbolo di emancipazione. Una carriera da avvocato
iniziata all'universita' di Genova, proseguita all'ufficio riforme del
ministero di Grazia e Giustizia, e nel lavoro dello studio legale in stretto
sodalizio con il marito Vitaliano Lagostena.
La sua presenza assidua nella casa della donna di Roma, un ex convento in
via del Governo Vecchio, sede storica del movimento degli anni '70, faceva
entrare in quelle stanze il formidabile aiuto di un'esperta. Con lei si
discuteva per ore, in affollate (e affumicate) assemblee, su come ribaltare
la logica maschile, nel processo e nella vita. Poi, quando per qualche
motivo non era possibile incontrarsi in quel luogo comune, ci si trasferiva
nella sua bella casa (eravamo gia' ai tempi del processo del Circeo), si
mangiava qualcosa e si organizzavano insieme le iniziative a sostegno di
Donatella Colasanti, l'unica superstite del massacro del Circeo.
Tina Lagostena Bassi e' morta martedi', in una clinica romana, nello stesso
giorno in cui arriva nelle librerie il suo ultimo libro, Una vita speciale.
Aveva ottantadue anni, spesi nelle sedi istituzionali (presidente della
Commissione pari opportunita' della Presidenza del consiglio, fondatrice del
Telefono Rosa, poi parlamentare di Forza Italia), per i diritti delle donne.
E massimo fu l'impegno che trasfuse nella battaglia per la legge del 1996
contro la violenza sessuale, figlia e coronamento del lavoro di tutta una
vita. Da molti anni il suo volto era entrato nelle case italiane, all'ora
del pranzo. Parlava alle donne grazie al popolare tribunale televisivo di
Forum, il programma di Mediaset dedicato alle controversie familiari. Era
diventata l'alter ego femminile del giudice Santi Licheri, un ruolo che
assolveva con il piglio e lo stile, asciutto e autorevole, di sempre.

5. LUTTI. IN MEMORIA DI AGNESE SERANIS PICCIRILLO
[Dal sito della Libera universita' delle donne di Milano
(www.universitadelledonne.it) riprendiamo il seguente ricordo "In memoria di
Agnese Seranis Piccirillo".
Agnese Piccirillo - Seranis, intellettuae femminista, scienziata e
scrittrice, laureata in fisica, con una tesi sui mesoni ko, nel novembre del
1969 all'Universit‡ di Torino, nell'aprile del 1970 viene assunta come
ricercatrice al Centro Studi e Laboratori delle Telecomunicazioni della Sip
(poi Telecom Italia). Per due anni circa lavora nel gruppo che si occupa di
teoria e modelli di traffico telefonico. A seguito del suo matrimonio con un
collega dello stesso gruppo deve cambiare attivita'. Dal 1972 al 1985 si
occupa di Fisica dei meccanismi di guasto dei dispositivi elettronici e
elettroottici a semiconduttore; dal 1986 al 1992 e' responsabile dei
Laboratori di microelettronica; dal 1993 al 1998 e' responsabile del Gruppo
per la progettazione e realizzazione degli amplificatori ottici a
semiconduttore; dal 1999 al marzo del 2001 e' responsabile del Gruppo
affidabilita' dei componenti ottici attivi e passivi delle reti ottiche.
Nell'ambito di queste ultime attivita' diventa responsabile di alcuni
progetti internazionali. Dal 1980 al 2006 ha insegnato al Politecnico di
Torino Tecnologie e affidabilita' dei dispositivi a semiconduttore per i
corsi di Elettronica e Scienza dei materiali. Dal 1975 ha partecipato
attivamente al movimento femminista di Torino collaborando alle riviste "Il
bollettino delle donne" di Torino e "Lapis" di Milano. Scrive sotto lo
pseudonimo di Agnese Seranis ed e' autrice di tre romanzi: Io, la strada e
la luce di luna, Edizioni Del Leone, Venezia, 1988, ristampato nel 2007
dall'editore Graus di Napoli col titolo Smarrirsi in pensieri lunari; Il
filo di un discorso, Eura Press, Milano,1997 e Clarissa, Edizioni Nuove
Scritture, Milano 2005. E' autrice con Sara Sesti e Liliana Moro di Discorsi
in liberta' sulla scienza, e con altre docenti dell'Universita' delle donne
di Milano de Lo snodo dell'origine, edizioni Lud, Milano 2007. E' deceduta a
Torino il 2 marzo 2008]

Vogliamo ricordare la nostra amica Agnese Piccirillo (in arte Seranis),
morta domenica 2 marzo 2008, in seguito a una grave malattia degenerativa.
Agnese, lucida fino alla fine, non voleva la respirazione artificiale e,
quando e' stato il momento, il suo corpo l'ha ascoltata, ben sapendo che nel
nostro incivile Paese non c'e' ancora una legge che riconosca il testamento
biologico, che lei aveva fatto.
Fisica, responsabile negli ultimi anni di progetti internazionali,
femminista storica torinese, Agnese e' stata anche una singolare,
originalissima scrittrice, capace di dire l'esperienza complessa e
contraddittoria di una donna che si e' venuta a trovare nel ruolo
tradizionale di madre e in quello storicamente maschile di scienziata.
La domanda che ha attraversato tutti i suoi scritti, e in particolare
Smarrirsi in pensieri lunari, da poco ristampato dall'editore Graus di
Napoli, e' quella che lascia, preziosa eredita' di pensiero e di
consapevolezza, a tutte noi amiche e al movimento delle donne, di cui e'
stata partecipe appassionata fino alla fine: "Posso essere io insieme
oggetto di conoscenza e pensiero conoscente? Posso io rifiutarmi di
diventare strumento luogo della vita, per essere indagatore pensiero? Ormai
desideravo comprendere desideravo penetrare con la mia intelligenza
líinsondabile, avessi dovuto anche lacerare il mio ventre. Dovevo trovare
una nuova fisica".
Agnese ha avuto il coraggio di interrogare il corpo, la sessualita' e la
maternita', fin nei loro risvolti piu' intimi e "impresentabili",
consapevole che solo aprendo "sconnessure" dentro le mille immagini entro
cui l'uomo l'ha imprigionata, la donna puo' prospettarsi una "nuova storia".
Non dimenticheremo ne' la sua umanita' ne' la generosa forza indagatrice del
suo pensiero.
Condividiamo coi famigliari e in particolare col figlio Alessio il dolore di
questa perdita, lo ringraziamo per lamorosa dedizione con cui ha
accompagnato la malattia e la morte della madre.
Lea Melandri, Vicky Franzinetti, Ines Damilano. le amiche della Libera
universita' delle donne di Milano e della Casa delle donne di Torino

6. PROPOSTE. PASQUALE IANNAMORELLI: UN SONDAGGIO TRA PERSONE AMICHE DELLA
NONVIOLENZA
[Da Pasquale Iannamorelli (per contatti: qualevita3 at tele2.it) riceviamo e
diffondiamo.
Pasquale Iannamorelli, costruttore di pace, amico della nonviolenza, una
delle figure piu' rilevanti dei movimenti nonviolenti in Italia, e'
infaticabile animatore del bel bimestrale di informazione e riflessione
nonviolenta "Qualevita" e della insostituibile casa editrice omonima:
strumenti di lavoro di grande utilita' ed esperienze da sostenere con
convinzione (per informazioni e richieste: Edizioni Qualevita, via
Michelangelo 2, 67030 Torre dei Nolfi (Aq), tel. 3495843946, o anche
0864460006, o ancora 086446448; e-mail: sudest at iol.it o anche
qualevita3 at tele2.it; sito: www.peacelink.it/users/qualevita)]

Carissima e carissimo,
ci rivolgiamo a te come fruitore della nostra agenda "Giorni nonviolenti"
perche' abbiamo l'intenzione di realizzare, insieme all'Agenda del 2009,
anche un diario scolastico 2008-2009 che conservi le caratteristiche
peculiari dell'agenda, opportunamente adattate a ragazzi delle scuole
elementari e medie e, naturalmente, al calendario scolastico.
Prima di imbarcarci in questa ulteriore avventura, vorremmo conoscere un tuo
parere sulla possibilita' di riuscita dell'iniziativa ed - eventualmente -
quante copie potresti acquistarne come singolo o come appartenente ad un
gruppo, associazione... Ti chiediamo di risponderci al piu' presto, perche'
i tempi di realizzazione, per una realta' artigianale come la nostra, sono
lunghi.
Ti chiediamo vivamente di dedicare qualche minuto del tuo tempo a rispondere
a questo nostro sondaggio.
Con l'augurio di tanta pace, gioia, coraggio, salute, per te e per i
"piccoli" che conosci, rimaniamo in attesa di una tua risposta.
Pasquale Iannamorelli
*
P.S.: I prezzi sono uguali a quelli dell'agenda. Diario scolastico
2008-2009: 1 copia: euro 10 cad.; 3 copie: euro 9,30 cad.; 5 copie: euro
8,60 cad.; 10 copie: euro 8,10 cad.; 25 copie: euro 7,50 cad.; 50 copie:
euro 7 cad.; 100 copie: euro 5,75 cad.; oltre 100 copie: euro 5,25 cad.
(sempre comprese le spese di spedizione).

7. RIFLESSIONE. BENEDETTO VECCHI INTERVISTA GIOVANNI ARRIGHI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 24 gennaio 2008, col titolo "Il mondo
sotto il segno del consenso di Pechino" e il sommario "La sconfitta degli
Stati Uniti in Iraq testimonia la fine non solo dell'egomonia, ma anche del
dominio statunitense nel mondo".
Benedetto Vecchi e' redattore delle pagine culturali del quotidiano "Il
manifesto"; nel 2003 ha pubblicato per Laterza una Intervista sull'identita'
a Zygmunt Bauman.
Giovanni Arrighi, nato nel 1937, economista e sociologo, e' docente di
sociologia e direttore dell'Istituto per gli studi globali alla Johns
Hopkins University; i suoi principali interessi di ricerca sono nel campo
della sociologia comparata e storica, dell'analisi del sistema-mondo e della
sociologia economica. Dalla Wikipedia, edizione italiana, estraiamo le
seguenti brevi note biografiche: "Giovanni Arrighi e' nato in Italia il 7
luglio 1937. Si e' laureato in economia all'universita' di Milano nel 1960.
Dopo alcuni anni di insegnamento in Italia, nel 1963 e' andato in Africa,
dove ha prima insegnato all'universita' della Rhodesia-Zimbabwe, ed in
seguito all'universita' di Dar es Salaam. In quegli anni ha condotto
ricerche sullo sviluppo dell'Africa, e ha indagato su come l'offerta di
lavoro e la resistenza dei lavoratori abbiano influenzato lo sviluppo del
colonialismo e dei movimenti nazionali di liberazione. Sempre in Africa e'
venuto in contatto con Immanuel Wallerstein, con il quale ha poi collaborato
su diversi progetti di ricerca. Tornato in Italia nel 1969, Arrighi nel 1971
ha creato assieme ad altri il Gruppo Gramsci. Nel 1979 Arrighi raggiunge
Immanuel Wallerstein e Terence Hopkins come professore di sociologia al
Centro Fernand Braudel per lo studio delle economie, dei sistemi storici e
delle civilta' alla State University of New York Binghamton. In quegli anni
il Centro Fernand Braudel era conosciuto come il centro principale di
analisi dei sistemi mondiali, e attirava studiosi da ogni parte del mondo".
Tra le opere di Giovanni Arrighi in volume disponibili in italiano: Sviluppo
economico e sovrastrutture in Africa, Einaudi, Torino 1969; Geometria
dell'imperialismo, Feltrinelli, Milano 1978; Il lungo XX secolo, Il
Saggiatore, Milano 1996, 1999; I cicli sistemici di accumulazione,
Rubbettino, Soveria Mannelli, 1999; (con Terence K. Hopkins, Immanuel
Wallerstein), Antisystemic movements, Manifestolibri, Roma 2000; (con Silver
Beverly J.), Caos e governo del mondo. Come cambiano le egemonie e gli
equilibri planetari, Bruno Mondadori, Milano 2006; Adam Smith a Pechino,
Feltrinelli, Milano 2006. Un'ampia bibliografia e' nel sito:
www.soc.jhu.edu\people\Arrighi]

All'esistenza del grande casino' dell'economia mondiale Giovanni Arrighi non
crede proprio. E' uno studioso che ha sempre tenuto alla dimensione storica,
"processuale", dei fenomeni sociali ed economici. Nel suo ultimo libro, in
uscita per Feltrinelli con il titolo Adam Smith a Pechino (nelle librerie
dal 21 febbraio), lo studioso italiano, docente alla John Hopkins University
e direttore del Fernand Braudel Centre, propone una analisi del capitalismo
storico tanto affascinante, quanto da discutere. La sua tesi e' che il
centro dell'economia mondiale si e' spostato a Pechino, mentre gli Stati
Uniti continuano il loro lento, ma inesorabile declino. Una tesi
"partigiana", che discute criticamente a distanza con quanti, come il
geografo marxista David Harvey o Naomi Klein, considerano fondamentale dare
una sistemazione teorica al ciclone neoliberista, considerato da Arrighi
solo una parentesi, a differenza di quanti lo hanno considerato come un
modello sociale la cui comprensione aiuterebbe a capire le tendenze nello
sviluppo economico capitalistico.
L'intervista e' avvenuta a Roma, dove Arrighi e' arrivato per partecipare a
un seminario organizzato dal Centro per la riforma dello stato, sul quale ha
scritto su questo giornale Angela Pascucci ("il manifesto" del 22 gennaio),
che e' stata testimone attiva dell'incontro e della discussione nata durante
l'incontro.
*
- Benedetto Vecchi: Adam Smith a Pechino inizia con l'affascinante
suggestione sul ritorno del baricentro dell'economia mondiale in Cina, una
societa' di mercato non capitalista. Un'immagine che contraddice le
statistiche, nonche' le analisi provenienti da quella realta', le quali
descrivono un paese che ha decisamente imboccato la strada del capitalismo.
A chiusura del libro la societa' di mercato non capitalistica diviene piu'
una speranza che non la realta'. A che punto siamo?
- Giovanni Arrighi: Non parlerei di un carattere ciclico dello sviluppo
storico. Per prima cosa va ricordato che l'Europa ha conosciuto uno sviluppo
capitalistico con caratteristiche uniche, l'inizio del quale coincide con
l'avvio della "grande divergenza" tra Oriente e Occidente. La scommessa
teorica su cui cimentarsi e' capire il perche' lo sviluppo capitalistico
mostra evidenti limiti e perche' l'Asia, e la Cina in particolare, siano
diventati il centro del mercato mondiale, proprio come lo erano all'inizio
della grande divergenza.
La Cina ha una lunga tradizione di un'economia di mercato dove sono stati
presenti elementi capitalistici molto innovativi. Allo stesso tempo
l'esistenza di una diaspora cinese ha sempre consentito a quel paese di
avere un rapporto stretto il resto dell'Asia e, dall'Ottocento in poi, anche
con gli Stati Uniti. Nessuno dei capitalisti cinesi ha pero' mai puntato,
dal quindicesimo secolo in poi, a controllare lo stato, fattore
indispensabile per esercitare un'egemonia sulla societa', come hanno
sostenuto, seppur da prospettive non sempre coincidenti, Karl Marx e Fernand
Braudel.
Non esprimo dunque una speranza, bensi' prendo in esame la possibilita' che
in quel paese stia prendendo forma una societa' di mercato non capitalista.
Questo non esclude la possibilita' che invece si sviluppi un sistema
capitalistico. Andre' Gunder Frank, al quale e' dedicato il libro, mi
ripeteva, prima che morisse, che la categoria capitalismo andasse
abbandonata. Non ero d'accordo, ma la sua provocazione va accolta come un
invito a guardare al capitalismo come una realta' che, come ha scritto
Fernand Braudel, deve mutare continuamente per sopravvivere.
Il capitalismo e' stato infatti caratterizzato da schiavitu' e da espansione
territoriale. E cosi' abbiamo avuto il colonialismo e forme aggressive di
imperialismo. Poi c'e' stato il welfare state nei paesi centrali e diverse
forme di subordinazione politica ed economica di gran parte della
popolazione mondiale. Ora stiamo assistendo all'esaurimento della della
spinta propulsiva costituita dal militarismo e dall'imperialismo. E' dunque
evidente la perdita della capacita' euristica dei paradigmi fin qui usati
per comprendere dove sta andando l'economia mondiale.
Nel Manifesto del partito comunista, Marx e Engels prospettano
un'omologazione capitalista del mondo. Questo li conduce a un'enfasi, molto
discutibile, sul carattere progressivo del capitale. La loro profezia non e'
molto lontana dal "mondo piatto" di un analista liberale come Thomas
Friedman. Il mondo attuale e' pero' tutt'altro che piatto, come testimoniano
le vicende cinesi. Non so se la Cina sia capitalista o un socialismo di
mercato, ma la sua irruzione sulla scena mondiale provoca un mutamento dei
rapporti nel sistema interstatale, e il Sud si presenta ora in una posizione
di forza rispetto al Nord del mondo. Ultimamente, ho parlato spesso sulla
possibilita' di una "nuova Bandung", cioe' di un'intesa tra i paesi del Sud
del mondo cementata dll'aumentato peso nel mercato mondiale.
*
- Benedetto Vecchi: L'uso che fai di Adam Smith e' affascinante. Mentre la
saggistica dominante lo descrive come il teorico del capitalismo, tu lo
consideri come uno studioso a favore del mercato, ma non del capitalismo.
L'autore della Ricchezza delle nazioni si pone pero' l'obiettivo di
elaborare delle categorie utili a comprendere il funzionamento del
capitalismo. Noi ci limitiamo a percepire una grande cambiamento, ma abbiamo
difficolta' a innovare le categorie utili per capire la trasformazione in
atto. Ti propongo una provocazione: l'analisi del tanto bistrattato Lenin
sul capitalismo di stato gestito dal partito potrebbe aiutare a comprendere
il dinamismo economico nell'Asia orientale o nel Sud-Est asiatico. Non
credi?
- Giovanni Arrighi: Possiamo sostenere che ci sono diverse forme attraverso
le quali le elite nazionali esercitano il potere di governo nelle societa'.
Una tesi gia' avanzata proprio da Adam Smith. In Cina, le riforme di Deng
Xiao Ping sono state varate per salvare la rivoluzione popolare dalla
rivoluzione culturale e avevano come centro le campagne. Solo in seguito
sono arrivati i capitali stranieri. Negli anni Novanta la situazione e'
sfuggita di mano al gruppo dirigente, che cerca ora di riprendere il
controllo. Mi lasciano molto perplesso alcune letture sul carattere
totalitario della societa' cinese, segnata storicamente dalle rivolte contro
il potere centrale o locale. Attualmente, il numero di scioperi,
manifestazioni, rivolte e' impressionante. E sono ribellioni che coinvolgono
centinaia di milioni di uomini e donne. Il partito comunista cinese ha
dunque il problema di contenere questa tendenza alla rivolta. C'e' poi un
altro fatto, su cui pochi si soffermano. Nell'ultimo decennio e' accaduto ad
esempio che la maggior parte dei quadri intermedi si sono dati al business.
Cosi', il vertice del partito e dello stato non hanno quella camera di
compensazione utile per esercitare una governance sulla societa'.
*
- Benedetto Vecchi: Nel tuo libro scrivi che le crisi delle borse non sono
una tragedia...
- Giovanni Arrighi: La crisi delle borse provoca impoverimento. Questo e'
indubbio. Ma se ragioniamo in termini sistemici e' benefica, perche' mette
termine a quella follia degli anni Ottanta e Novanta caratterizzata dalla
corsa spasmodica per conseguire superprofitti. Un ventennio durante il quale
e' accaduto di tutto. Crescita del credito al consumo, acquisto da parte del
Sud del mondo di buoni del tesoro americano che hanno riversato una massa di
capitale monetario negli Stati Uniti che ha alimentato la finanziarizzazione
dell'economia. Se non c'e' stato il crollo dobbiamo ringraziare il Sud del
mondo, che ha alimentato la domanda mondiale, prodotto merci a basso costo
per i consumatori statunitensi e, in misura minore, europei; la Cina, come
il Giappone negli anni Ottanta, acquista buoni del tesoro americano
attraverso il quale gli Stati Uniti finanziano il loro dominio sul mondo. La
crisi delle borse mette fine a questa follia. E segnala anche la fine
dell'egemonia americana nell'economia mondiale. Ora la locomotiva e'
rappresentata dalla Cina e, in misura minore, dall'India che sostengono la
domanda. Diverso e' il problema di come fronteggiare le conseguenze sociali
delle crisi delle borse. Qui mi sembra che le proposte in campo siano a dir
poco deprimenti.
*
- Benedetto Vecchi: Come scrivi a un certo punto tu, citando una nota frase
di Marx, per capire il capitalismo occorra svelare l'arcano dei laboratori
della produzione...
- Giovanni Arrighi: Un'indicazione metodologica di Marx che i marxisti hanno
ben presto rimosso. Doveva essere Mario Tronti con Operai e capitale a
tirarla fuori nuovamente. Ho pero' molto dubbi che l'indicazione di scendere
nei laboratori della produzione aiuti a capire nessun arcano. Per capire il
funzionamento del capitalismo dobbiamo fare i conti con il proliferare di
forme economiche di mercato, ma non necessariamente capitalistiche. E poi
anche con la compresenza di diversi modelli di capitalismo.
*
- Benedetto Vecchi: "Il mondo non sara' piatto", ma perche' allora non
pensare che esiste anche una compresenza di modelli produttivi e che siano
tra loro interdipendenti. Silicon Valley, ad esempio, non puo' esistere
senza i "lager" dove si producono microchip con una forza-lavoro ridotta
quasi in schiavitu' o a una condizione carceraria. In altri termini,
l'high-tech o le biotecnologie hanno un doppio legame con la
militarizzazione del lavoro presente tanto nel nord che nel sud del mondo...
- Giovanni Arrighi: Bisognerebbe scrivere un altro libro per rispondere a
questa domanda. Per il momento, sono interessato a capire il ruolo giocato
dal militarismo. Molte delle innovazioni produttive sono venute ad esempio
dalla produzione di armi. Inoltre sono polemico con chi fa coincidere il
capitalismo con la sua fase industriale.
*
- Benedetto Vecchi: Silicon Valley non e' industrialismo...
- Giovanni Arrighi: Certo. Sono convinto della crisi della grande industria
fordista. Se dobbiamo parlare di un modello produttivo emergente, questo e'
Wal Mart. Ripeto: se si vuol capire come il capitalismo abbia esercitato la
sua egemonia su gran parte della popolazione mondiale bisogna cercar di
capire il linkage tra militarismo e imperialismo. Che vuol dire espansione e
conquista territoriale. Ad esempio il capitalismo si e' sviluppato
attraverso lo schiavismo...
*
- Benedetto Vecchi: Ma negli Stati Uniti lo schiavismo conviveva con
l'industria dell'acciaio che innova profondamente la produzione...
- Giovanni Arrighi: Si', ma l'elemento fondamentale per capire la diffusione
del capitalismo e l'egemonia che esercita nel mondo e' il ruolo del
militarismo, della potenza militare.
*
- Benedetto Vecchi: Hai appena detto che esiste una attitudine
all'insubordinazione della societa' cinese. Non si capisce pero' quale sia
il rapporto tra questa conflittualita' diffusa e il potere politico. Come si
dipana dunque il rapporto tra movimenti e istituzioni?
- Giovanni Arrighi: La rivoluzione ha costituito uno spartiacque nella
storia cinese. Da allora l'arbitrio dello stato puo' essere contestato. E
quando accade le forme della critica vanno dallo sciopero alla rivolta vera
e propria. Durante una visita in Cina ho parlato con un quadro del partito
che aveva costituito una joint-venture con un'impresa francese per produrre
champagne in Cina. Ad un certo punto, la sezione locale del partito ha
proposto l'espropriazione della terra. I contadini hanno sequestrato i
dirigenti aziendali, i funzionari statali e quelli del partito, ponendo una
condizione: "li rilasciamo solo se firmate un accordo che la terra
continueremo a coltivarla noi". Il partito ha subito firmato l'accordo.
Mi piace ricordare questo episodio perche' indica chiaramente che il partito
puo' pure decidere questa o quella cosa, ma se gli uomini e le donne oggetto
di quella decisione non sono d'accordo non vanno tanto per il sottile,
perche' si sentono legittimati da alcuni principi alla base della
rivoluzione.
*
- Benedetto Vecchi: Da quello che dici non sei proprio in sintonia con
quanti sostengono che il neoliberismo e' il modello egemone di
capitalismo...
- Giovanni Arrighi: Il neoliberismo e' stata una parentesi di follia, dove
gli Stati Uniti e il suo fedele alleato, l'Inghilterra, hanno cercato o di
imporre, con le buone o con le cattive, il loro modello. Ma entrambi hanno
fallito, come testimonia la caduta delle borse e la sconfitta statunitense
in Iraq. Siamo in una fase turbolente, i cui esiti sono ancora difficili da
prevedere. Per il momento, grande e' il disordine sotto il cielo, ma non so
se la situazione e' eccellente.
*
Postilla bibliografica. Giovanni Arrighi. Il lungo Novecento del capitalismo
Giovanni Arrighi e' docente alla John Hopkins University e direttore del
Fernand Braudel Centre, un vero laboratorio sul "capitalismo storico",
secondo la fortunata espressione di Immanuel Wallerstein per definire il
modello economico e sociale dominante. Arrighi e' autore del volume La
geometria dell'imperialismo (Feltrinelli), saggio in cui ha analizzato il
cambio di strategie delle "nazioni centrali" in seguito alla crisi economica
del 1973. Da allora i suoi studi hanno cercato di definire le continuita' e
le discontinuita' dello svilippo capitalista all'interno di una prospettiva
"di lungo periodo". A questo proposito vanno ricordati i saggi Il lungo XX
secolo (Il Saggiatore), e Caos e governo del mondo, scritto con Beverly J.
Silver (Bruno Mondadori). Per Feltrinelli e' in uscita Adam Smith a Pechino
(dal 21 febbraio in libreria).

8. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

9. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 388 dell'8 marzo 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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