Minime. 364



NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 364 del 13 febbraio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Sommario di questo numero:
1. Nonviolenza o barbarie
2. Al bar dello sport
3. Di qui al 2 marzo. Per costruire liste femministe, ecologiste, della
nonviolenza in cammino
4. Normanna Albertini: Il vento
5. Massimo Guitarrini: "Se non ora, quando?"
6. Giobbe Santabarbara: Di un equivoco non innocente
7. Severino Vardacampi: If the red slayer
8. Il "Cos in rete" di febbraio
9. Augusto Cavadi presenta "L'Agenda dell'antimafia"
10. Pietro Citati presenta "La vista da Castle Rock" di Alice Munro
11. Letture: Shakespeare. Vita, poetica, opere scelte
12. Riedizioni: Giuliano Pontara, L'antibarbarie
13. La "Carta" del Movimento Nonviolento
14. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. NONVIOLENZA O BARBARIE

La crescita virulenta dell'antisemitismo in Italia.
La persecuzione contro le donne, ogni giorno piu' feroce.
A questo siamo di fronte.
*
La guerra stragista che continua in Afghanistan.
Le politiche economiche sempre e solo a vantaggio delle classi rapinatrici,
sempre e solo contro la dignita' umana delle sfruttate e degli sfruttati.
La politica di devastazione ambientale che ha raggiunto livelli
parossistici.
Il razzismo come asse della politica internazionale ed interna.
A questo siamo di fronte.
*
Non si possono contrastare le tendenze naziste accomodandosi ad esse.
Non si possono fermare le stragi facendo spallucce dinanzi alla guerra e al
riarmo.
Occorre resistere all'eversione dall'alto e alla barbarie che fermenta nel
degrado che il regime dello sfruttamento, della corruzione e dell'anomia
produce.
*
Occorre che la nonviolenza abbandoni ogni timidezza e riprenda l'impegno che
fu di Gandhi: movimento politico di liberazione, soggetto politico in lotta,
proposta politica di societa'.
Qui e adesso occorre portare la nonviolenza in Parlamento.
Occorre che i movimenti femministi, ambientalisti, antirazzisti, delle
classi oppresse, della solidarieta' che tutte e tutti abbraccia e della
rivendicazione della dignita' umana di ogni essere umano, si decidano al
passo necessario ed urgente.
Occorrono le liste elettorali della sinistra della nonviolenza.
*
Solo la nonviolenza puo' fermare la barbarie.
Solo la nonviolenza puo' difendere la Costituzione della Repubblica
Italiana.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

2. LE ULTIME COSE. AL BAR DELLO SPORT

"Volete fare il partito della nonviolenza", bofonchia Nannaro Sbevazzone.
Il cielo ce ne scampi e liberi: ve ne sono gia' ben tre in parlamento
(radicali, verdi e Prc) di partiti che si dicono nonviolenti, e che hanno
votato allegramente per la guerra e il riarmo, il razzismo e l'ecocidio. Noi
vorremmo solo che si presentassero liste della nonviolenza presa sul serio,
visto che i partiti della guerra e delle stragi non siamo disposti a
votarli.
*
"La nonviolenza e' cultura, non politica", garrulo flauta Professo De
Professoris.
Ditelo a Rosa Luxemburg, ditelo a Mohandas Gandhi, ditelo a Martin Luther
King, ditelo a Marianella Garcia, ditelo a Chico Mendes. E ditelo ai loro
assassini, se li hanno ammazzati perche' facevano cultura o perche' facevano
una lotta politica.
*
"Bisogna votare per gli assassini di sinistra, altrimenti vincono gli
assassini di destra" filosofeggia Pappardello Giammarresi.
Bisogna invece opporsi agli assassini, a tutti gli assassini.
*
"Facciamo un documento, e chiediamo ai partiti del centrosinistra di
assumere degli impegni" prorompe, i cerulei occhi sgranati, l'elegantissimo
Clientelio Foraggiati.
Abbiamo visto cosa valeva la parola di quei partiti che quando erano
all'opposizione starnazzavano slogan inani e fin deliranti contro la guerra,
e giunti al governo hanno votato come un sol uomo per la guerra terrorista e
stragista in Afghanistan. E sappiamo a cosa servono tante carte e tanti
salamelecchi: a poter continuare a farsi dare l'appaltino e l'incaricuccio,
la consulenzella e il finanziamentino, il patrocinetto e la
raccomandazioncina. Andiamo, che siamo tutti vecchi del mestiere.
*
"Tanto non prendete un voto, e non v'ha dubbio che fate parte del blocco dei
destri e dei troschisti", sentenzia il solito Bombardone.
Ah, quante volte l'ho sentita questa trita tiritera dagli immortali
stalinisti di turno; mi par di tornar giovane.
*
Cosi' passiamo il tempo qui al bar dello sport, e fuori fischia il vento, e
infuria la bufera.

3. INCONTRI. DI QUI AL 2 MARZO. PER COSTRUIRE LISTE FEMMINISTE, ECOLOGISTE,
DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Si svolgera' il 2 marzo a Bologna l'assemblea promossa dall'appello di
Michele Boato, Maria G. Di Rienzo, Mao Valpiana: "Crisi politica. Cosa
possiamo fare come donne e uomini ecologisti e amici della nonviolenza?
Discutiamone il 2 marzo a Bologna" per verificare la possibilita' di liste
femministe, ecologiste e della nonviolenza alle elezioni politiche di
aprile.
Naturalmente tale possibilita' si dara' soltanto se nel frattempo le mille
esperienze di opposizione alla guerra e al terrorismo e al riarmo, al
maschilismo e al femminicidio, alla devastazione della biosfera; le mille
esperienze di resistenza all'oppressione di classe che tutto sfrutta e
distrugge, di opposizione al razzismo e all'imperialismo, di lotta al regime
della corruzione e al potere mafioso; le mille esperienze che affermano il
riconoscimento di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, le mille
esperienze che scelgono la fedelta' alla parola che dice "Tu non uccidere";
le mille esperienze della nonviolenza in cammino, dalla Val di Susa a
Vicenza, dalla Locride a Viterbo, si incontreranno, discuteranno,
giudicheranno se questa e' o non e' l'ora di un impegno senza piu' deleghe
ai bricconi e ai corrotti, di un impegno per fermare la barbarie portando la
riflessione, l'azione e la proposta della nonviolenza anche in tutte le
istituzioni democratiche, a cominciare dal Parlamento.
Di fronte al disastro politico e morale di un ceto politico sempre piu'
totalitario e anomico, e' necessario che le persone amiche della nonviolenza
si assumano la responsabilita' della difesa della Costituzione della
Repubblica Italiana, la responsabilita' di rompere ogni complicita' con
l'eversione dall'alto, la responsabilita' di mettersi alla scuola e
proseguire la lotta che fu di Piero Gobetti e di Antonio Gramsci, di Rosa
Luxemburg e di Virginia Woolf.
*
Per informazioni, adesioni, contatti: micheleboato at tin.it
Per contattare individualmente i promotori: Michele Boato:
micheleboato at tin.it, Maria G. Di Rienzo: sheela59 at libero.it, Mao Valpiana:
mao at nonviolenti.org).

4. RIFLESSIONE. NORMANNA ALBERTINI: IL VENTO
[Ringraziamo Normanna Albertini (per contatti: normin56 at aliceposta.it) per
questo intervento.
Normanna Albertini e' nata a Canossa nel 1956, vive e lavora a Castelnovo
ne' Monti, insegna in un Centro territoriale permanente di educazione agli
adulti ("in parole povere: insegno italiano agli stranieri immigrati, e lo
trovo bellissimo, perche' vivo nella verita' del mondo, non in un mondo
virtuale"); e' impegnata nel gruppo di Felina (Reggio Emilia) della Rete
Radie' Resch, e quindi in varie iniziative di solidarieta', di pace, per i
diritti umani e per la nonviolenza; scrive da anni su "Tuttomontagna",
mensile dell'Appennino reggiano. Opere di Normanna Albertini: Shemal,
Chimienti Editore, Taranto-Milano 2004; Isabella, Chimienti Editore,
Taranto-Milano 2006]

Leggendo l'appello di Michele Boato, Maria G. Di Rienzo e Mao Valpiana,
ripensavo ad una riflessione di Umberto Saba del febbraio 1945 apparsa nelle
sue Scorciatoie: "Vi siete mai chiesti perche' l'Italia non ha avuta, in
tutta la sua storia - da Roma ad oggi - una sola vera rivoluzione? La
risposta chiave che apre molte porte e' forse la storia d'Italia in poche
righe. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Romolo e Remo,
Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani...
'Combatteremo - fece stampare quest'ultimo in un suo manifesto - fratelli
contro fratelli'. (...) Gli italiani sono l'unico popolo (credo) che
abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio.
Ed e' solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una
rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in
cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli". Ecco: la campagna
elettorale ora al via mi pare confermi in toto la tesi di Saba. Ora, qui
nessuno, nemmeno Saba, penso voglia intendere il "parricidio" alla lettera,
ma che di ricambio generazionale, di vero rinnovamento, di aria e animi e
facce  pulite, soprattutto di energie, idee, futuro ci sia bisogno e che non
sia l'attuale compagine parlamentare a poterceli offrire mi pare evidente.
Altrimenti continueremo a darci al "padre" eliminando i fratelli scomodi ed
aumentando le ingiustizie sociali.
L'arte e la letteratura hanno il pregio di mostrarci la realta' svelata,
priva degli orpelli e delle costruzioni traslate, oltre che delle
sottigliezze linguistiche proprie di certa pratica del governo e della
propaganda politica. Cosi' la letteratura, spesso, e' piu' limpida e diretta
nel mostrarci i fatti per quel che sono degli stessi mezzi d'informazione,
quelli che oggi propagandano come "nuovo" un uomo politico sicuramente non
piu' giovanissimo, che gia' fu a Valle Giulia (quella della poesia di
Pasolini) e che oggi non riesce a fare di meglio che copiare il motto "Yes,
we can" di un (lui si', giovane!) candidato statunitense. Il vecchio che
avanza, insomma, con tutto il suo carico di nulla, il vuoto e la mancanza di
progetti seri davanti a se'. Un carico che e' anche il fallimento di
"operazioni umanitarie" condotte con l'esercito, eppure cocciutamente tenute
in piedi addirittura da chi si era apertamente schierato contro la guerra.
E allora viene in mente il racconto del vecchio e assonnato zio marinaio che
narra una storia ai nipoti. Nei mari delle Antille e' il periodo
dell'Invincibile Armada e si incontrano due galeoni, l'uno inglese e l'altro
spagnolo. Invece di giungere ad una soluzione in tempi brevi, i galeoni
paiono voler proseguire a contrastarsi per sempre in mezzo ad un mare dove
non spira un alito di vento, in una fatale "calma piatta", e a niente
servono le incessanti esortazioni al marinaio inglese dei nipoti che
desiderano un finale positivo, ovviamente per il galeone inglese: la
narrazione termina senza ne' vinti ne' vincitori. Si tratta di un
racconto-apologo di Italo Calvino, "La gran bonaccia delle Antille", che
bene esprimeva, in quel modo, la situazione di stallo in cui versava la
politica italiana dell'epoca; non tanto una condizione di inefficienza e
conservatorismo, piuttosto un contesto di attivita' improduttive dei
protagonisti: il Pci e la Dc, nell'allegoria politica i marinai spagnoli e
quelli inglesi che, invece di muoversi per pervenire ad un obiettivo, sia
esso una vittoria o una sconfitta, si sorreggevano a vicenda evitando di
prendere decisioni serie e perpetuando una pericolosa stasi perenne. Quella
in cui ci troviamo oggi e che, se non tornera' a soffiare il vento che
gonfia le vele e permette di navigare, ci portera' ad impaludarci in chissa'
quale stagno o bolgia infernale.
Per questo credo sia importante raccogliere l'appello di Michele Boato,
Maria G. Di Rienzo, Mao Valpiana: perche' il loro e' vento nuovo che puo'
toglierci dal pantano ed evitarci il precipizio. Non vedo altre soluzioni. E
mentre Benedetto XVI ricorda a tutti che l'inferno (quello dopo la morte)
non e' una metafora, ma e' vero, pena di morte ed ergastolo senza fine nello
stesso tempo per i peccatori, opera di un Dio piu' spietato di qualsiasi
giudice terreno, credo che Michele, Maria e Mao ci spingano a cercare e a
dare spazio a cio' che, qui, ora, in mezzo a noi, non e' inferno, non e'
morte, non e' distruzione, e a dargli spazio, possibilita' di crescita e di
vita.
"L'inferno dei viventi non e' qualcosa che sara' - diceva sempre Calvino
nelle Citta' invisibili -, se ce n'e' uno, e' quello che e' gia' qui,
l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi
ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare
l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu'. Il secondo
e' rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper
riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non e' inferno, e farlo
durare, e dargli spazio".
Come un altro protagonista delle opere di Calvino, il barone rampante,
dobbiamo avere il coraggio e la forza di guardare dall'alto la situazione
politica italiana e ricominciare a progettare un nuovo modo di vivere che
non sia semplicemente produrre rifiuti e morte. Forse l'idea puo' sembrare
una pazzia, ma gia', "i poveri sono matti", diceva Zavattini, matti e oggi
invisibili per i governanti, talmente invisibili che addirittura i loro
paladini di sempre nella politica sono spariti sciogliendosi nel budino del
nuovo grande partito della nuova grande sinistra.

5. RIFLESSIONE. MASSIMO GUITARRINI: "SE NON ORA, QUANDO?"
[Ringraziamo Massimo Guitarrini (per contatti: fenoglio2000 at yahoo.it) per
questo intervento.
Massimo Guitarrini, amico della nonviolenza, da sempre un punto di
riferimento nell'impegno di solidarieta', per i diritti umani, per
l'ambiente, la pace, e' viceresponsabile nazionale del servizio civile della
Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare]

Perche' esiste oggi per noi questo vuoto di rappresentanza?
Perche' non siamo stati capaci di fare lobby su alcune questioni, ne' capaci
di creare un soggetto che organizzi la rappresentanza democratica di una
sinistra nonviolenta?
Per quale motivo in Italia il movimento nonviolento non ha mai voluto
proporsi come soggetto politico con un progetto per il paese all'interno
delle istituzioni rappresentative?
*
Cio' non significa stare a tutti i costi al governo, ma significa avere un
progetto condiviso per la trasformazione della societa' a tutti i livelli.
Ci hanno sempre rimproverato che i movimenti sono fluidi, portatori di
interessi contestualizzati con obiettivi parziali, mentre i partiti si
collocano sul piano del potere. Sono spesso portatori di interessi
complessivi e capaci di fare sintesi e raccogliere le istanze parziali dei
movimenti.
*
Non so se il movimento nonviolento italiano si e' mai posto il problema
della "conquista del potere". Non credo sia stato mai tra i suoi obiettivi.
Fortunatamente non in questi termini.
In qualche modo gia' don Lorenzo Milani tracciava un programma: "Ma il
giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco,
installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene
Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradiro'.
Quel giorno io non restero' la' con te. Io tornero' nella tua casuccia
piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso.
Quando tu non avrai piu' fame ne' sete, ricordatene Pipetta, quel giorno io
ti tradiro'".
Lorenzo non avrebbe oltrepassato mai quel cancello.
*
Ma e' poi vero che abbiamo un cosi' brutto rapporto con l'amministrazione
del potere? Forse con il potere come e' stato amministrato da molti dei
nostri rappresentanti, come potere "su": il potere brandito "sulla" pelle
dei piu' deboli, ma non il potere "di". Di fare qualcosa per il cambiamento
della societa'.
Questo e' un potere che molti amici della nonviolenza conoscono bene. E non
parlo solo del potere nella lotta. Ma il potere di costruire relazioni e
progetti di pace. Il potere della trasformazione delle violenze. Quel
"potere di tutti" che cerchiamo di riconoscerci.
Ma... "Se non ora, quando? Se non qui, dove?".

6. RIFLESSIONE. GIOBBE SANTABARBARA: DI UN EQUIVOCO NON INNOCENTE

Mi chiedo come facciano alcune persone di valore a poter fingere di credere
che i messeri della sedicente "sinistra arcobaleno" potrebbero impegnarsi
contro la guerra, quando da due anni e' il loro governo e la loro coalizione
che e' responsabile della prosecuzione della partecipazione militare
italiana alla guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista in
Afghanistan.
Chiamiamo le cose con il loro nome, e diciamo chiaro che i quattro partiti
della sedicente "sinistra arcobaleno" sono invece uniti nella complicita'
con la guerra guerreggiata e le stragi di cui essa consiste, nella
violazione della Costituzione. Chi vuole votarli o sostenerli faccia pure,
ma non finga di non sapere che vota e sostiene una banda di stragisti e di
eversori della legalita' costituzionale.
La guerra e' in corso, le stragi sono in corso. Agli assassini occorre
opporsi, non rendere un vile e complice omaggio.

7. RIFLESSIONE. SEVERINO VARDACAMPI: IF THE RED SLAYER

C'e' gente che pensa che si possa contrastare il razzismo facendo politiche
razziste, che si possa contrastare la distruzione dell'ambiente facendo
politiche che distruggono l'ambiente, che si possa contrastare la guerra
facendo la guerra, che si possa contrastare la criminalita' violando la
legalita'.
Si sono visti i bei risultati di questi sottili dialettici.
*
Ed invece occorre dir chiaro che al razzismo, alla distruzione
dell'ambiente, alla guerra, alla crimnalita' bisogna opporsi nell'unico modo
in cui cio' e' possibile: contrastandoli con scelte coerenti di difesa della
dignita' umana di tutti gli esseri umani, di difesa della biosfera, di pace
e disarmo, di legalita'.
*
Anche per questo occorre che alle prossime elezioni ci siano liste della
nonviolenza.
Liste ad un tempo femministe, ecologiste, antimafia, antirazziste, della
sinistra socialista e libertaria. Liste della nonviolenza in cammino. Contro
tutte le uccisioni, contro tutte le menzogne. Per l'umanita' che e' una.

8. STRUMENTI. IL "COS IN RETE" DI FEBBRAIO
[Dall'Associazione nazionale amici di Aldo Capitini (per contatti:
l.mencaroni at libero.it) riceviamo e diffondiamo]

Cari amici,
vi segnaliamo l'ultimo aggiornamento di febbraio 2008 del "C.O.S. in rete"
(www.cosinrete.it).
Ricordando il C.O.S. [Centro di orientamento sociale] di Capitini, il primo
esperimento di partecipazione democratica alle decisioni del potere locale e
nazionale, raccogliamo e commentiamo una scelta di quello che scrive la
stampa sui temi capitiniani della nonviolenza, difesa della pace,
liberalsocialismo, partecipazione al potere di tutti, controllo dal basso,
religione aperta, educazione aperta, antifascismo.
Tra gli altri, in questo numero ci sono: Liceali e prostitute; Siamo in
tempo per cambiare?; Credenti e noncredenti per un mondo migliore; Discorsi
dall'orlo del precipizio; La via aperta da Gandhi ; ecc.
La partecipazione al C.O.S. in rete e' libera e aperta a tutti mandando i
contributi all'indirizzo e-mail: capitini at tiscali.it o al blog del C.O.S.:
http://cos.splinder.com
Il sito con scritti di e su Aldo Capitini e' www.aldocapitini.it

9. STRUMENTI. AUGUSTO CAVADI PRESENTA "L'AGENDA DELL'ANTIMAFIA"
[Ringraziamo Augusto Cavadi (per contatti: acavadi at alice.it) per averci
messo a disposizione il seguente articolo gia' pubblicato nel settimanale
"Centonove" del 14 dicembre 2007 col titolo "L'Agenda della memoria".
Augusto Cavadi, prestigioso intellettuale ed educatore, collaboratore del
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo, e'
impegnato nel movimento antimafia e nelle esperienze di risanamento a
Palermo, collabora a varie qualificate riviste che si occupano di
problematiche educative e che partecipano dell'impegno contro la mafia.
Opere di Augusto Cavadi: Per meditare. Itinerari alla ricerca della
consapevolezza, Gribaudi, Torino 1988; Con occhi nuovi. Risposte possibili a
questioni inevitabili, Augustinus, Palermo 1989; Fare teologia a Palermo,
Augustinus, Palermo 1990; Pregare senza confini, Paoline, Milano 1990; trad.
portoghese 1999; Ciascuno nella sua lingua. Tracce per un'altra preghiera,
Augustinus, Palermo 1991; Pregare con il cosmo, Paoline, Milano 1992, trad.
portoghese 1999; Le nuove frontiere dell'impegno sociale, politico,
ecclesiale, Paoline, Milano 1992; Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa
puo' fare ciascuno di noi qui e subito, Dehoniane, Bologna 1993, nuova
edizione aggiornata e ampliata Dehoniane, Bologna 2003; Il vangelo e la
lupara. Materiali su chiese e mafia, 2 voll., Dehoniane, Bologna 1994; A
scuola di antimafia. Materiali di studio, criteri educativi, esperienze
didattiche, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo
1994, D G editore, Trapani 2006; Essere profeti oggi. La dimensione
profetica dell'esperienza cristiana, Dehoniane, Bologna 1997; trad. spagnola
1999; Jacques Maritain fra moderno e post-moderno, Edisco, Torino 1998;
Volontari a Palermo. Indicazioni per chi fa o vuol fare l'operatore sociale,
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", Palermo 1998,
seconda ed.; voce "Pedagogia" nel cd- rom di AA. VV., La Mafia. 150 anni di
storia e storie, Cliomedia Officina, Torino 1998, ed. inglese 1999;
Ripartire dalle radici. Naufragio della politica e indicazioni dall'etica,
Cittadella, Assisi, 2000; Le ideologie del Novecento, Rubbettino, Soveria
Mannelli 2001; Volontariato in crisi? Diagnosi e terapia, Il pozzo di
Giacobbe, Trapani 2003; Gente bella, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2004;
Strappare una generazione alla mafia, DG Editore, Trapani 2005; E, per
passione, la filosofia, DG Editore, Trapani 2006. Vari suoi contributi sono
apparsi sulle migliori riviste antimafia di Palermo e siciliane. Indirizzi
utili: segnaliamo il sito: www.augustocavadi.eu (con bibliografia completa)]

Nel periodo natalizio piovono calendari, agende e strenne varie. Ce n'e' per
tutti i gusti: dalle donnine poco vestite che ammiccano invitandoti a
goderti un po' di piu' la vita che scorre inesorabile ai padripii che ti
indirizzano uno sguardo di malinconico rimprovero per tutti i tuoi peccati,
reali o presunti. In tanto pullulare di proposte, quest'anno e' possibile
sceglierne una davvero originale: "L'agenda dell'antimafia" preparata dal
Centro "Giuseppe Impastato" ed edita con la partecipazione di "Addiopizzo",
del Consorzio "Ulisse", del "Centro servizi per il Volontariato" di Palermo
e del Comune di Gela (una copia 10 euro, per acquisti telefonare al
0916259789 o scrivere all'indirizzo di posta elettronica: csdgi at tin.it).
A prima vista, la struttura dell'agenda puo' dare un'impressione di
tristezza: per ogni giorno dell'anno, si evoca in una didascalia a pie' di
pagina un anniversario luttuoso riguardante caduti nella lotta contro le
mafie oppure vittime innocenti di stragi mafiose o anche vittime del
banditismo. Alcune note sono dedicate, inoltre, a caduti nelle lotte per la
democrazia o a vittime di stragi terroristiche in cui risultino coinvolte
organizzazioni mafiose.
Rileggere storie note e meno note, accompagnate spesso dalle foto di volti
familiari o del tutto sconosciuti, non puo' non rinnovare l'amarezza per una
guerra civile persistente che si combatte nel Sud d'Italia dal 1860 ai
nostri giorni. Ma l'agenda non e' stata pensata per diffondere scoramento.
E' stata piuttosto ideata e realizzata per spronare all'impegno concreto:
come scrive Umberto Santino in una delle brevi e incisive note di
presentazione pubblicate nelle prime pagine, "per legare memoria storica e
impegni e scadenze del fare quotidiano".
Mai come in questa fase - in cui i successi repressivi da parte di
magistratura e forze dell'ordine s'intrecciano con coraggiose opzioni di
rivolta da parte di commercianti e imprenditori tartassati dal pizzo - un
moderato ottimismo e' giustificabile: ma, affinche' non si capovolga in
cocente delusione, e' indispensabile non allentare la morsa e moltiplicare i
focolai di resistenza. Lo dobbiamo a quanti ci hanno preceduto e si sono
spesi, senza riserve, per una societa' un po' meno ingiusta; lo dobbiamo ai
nostri figli, dal cui orizzonte dovremmo eliminare almeno alcune delle
numerose e minacciose nubi che lo oscurano; lo dobbiamo a noi stessi, o per
lo meno a quelli di noi (che non sono tanti, ma neppure pochissimi) che -
con difetti e inadempienze e incoerenze e ritardi - da anni permaniamo nelle
nostre terre per seminare consapevolezza e speranza, convinti di meritare un
po' piu' di democrazia e di liberta'.
Avere questa agenda sul tavolo di lavoro o sul furgone che ci serve per
trasportare disabili, spulciarla ogni giorno, regalarla e farla conoscere ai
concittadini piu' disattenti e' un modo - limitato ma concreto - di
contribuire a rendere il 2008 un anno decisivo nella storia dell'antimafia.

10. LIBRI. PIETRO CITATI PRESENTA "LA VISTA DA CASTLE ROCK" DI ALICE MUNRO
[Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it)
riprendiamo la seguente recensione apparsa sul quotidino "La Repubblica" del
primo dicembre 2007, col titolo "Alice Munro. Le mie radici nell'antica
terra scozzese" e il sommario "Esce La vista da Castle Rock, una storia dal
sapore arcaico ma scritta con tecnica modernissima. Fragile e impavida
l'autrice ha una straordinaria fiducia nella realta' anche se tremenda.
Parla di mucche e di campagna come se per tutta la vita avesse fatto la
contadina. Il 9 giugno 1818 la famiglia Laidlaw parti' dal porto di Leith e
approdo' a Toronto. Il paese era immenso e fu un'estasi conoscerne la
magnifica natura.
Pietro Citati (Firenze, 1930), e' scrittore, saggista, critico letterario
tra i piu' noti e apprezzati; collaboratore di varie riviste ("Il punto",
"L'approdo", "Paragone") e quotidiani ("Il giorno", "Corriere della sera",
"La repubblica"), condirettore della Fondazione Lorenzo Valla. Tra le opere
di Pietro Citati: Goethe, 197O; Il te' del cappellaio matto, 1972; Manzoni,
1973, 1980; Alessandro Magno, 1974, 1985; La primavera di Cosroe, 1977; I
frantumi del mondo, 1978; Il velo nero, 1979; Vita breve di Katherine
Mansfield, 1980; I racconti dei gatti e delle scimmie, 1981; Il migliore dei
mondi impossibili, 1982; Tolstoj, 1983; Vita e morte degli Incas, 1984;
Cinque teste tagliate, 1984; Il sogno della camera rossa, 1986; Kafka, 1987;
Il viaggio degli uccelli, 1988; Storia prima felice, poi dolentissima e
funesta, 1989; Ritratti di donne, 1992; La caduta del Messico, 1992; La
colomba pugnalata, 1995; La luce della notte, 1996; La collina di Brusuglio,
1997; L'armonia del mondo, 1999; Il romanzo europeo dell'800, 1999; Il male
assoluto. Nel cuore del romanzo dell'Ottocento, 2000; La mente colorata.
Ulisse e l'Odissea, 2002; Israele e l'Islam. Le scintille di Dio, 2003; La
civilta' letteraria europea da Omero a Nabokov, 2005; La morte della
farfalla, 2006.
Alice Munro (Wingham, Ontario, 1931), scrittrice canadese, e' autrice di
assai apprezzate raccolte di racconti. Tra le opere di Alice Munro: La danza
delle ombre felici, La Tartaruga, Milano 1994; Chi ti credi di essere,
Edizioni e/o, Roma 1995; Tienimi forte, non lasciarmi andare, La Tartaruga,
Milano 1998; Segreti svelati, La Tartaruga, Milano 2000; Il sogno di mia
madre, Einaudi, Torino 2001; Nemico, amico, amante..., Einaudi, Torino 2003;
In fuga, Einaudi, Torino 2004; Il percorso dell'amore, Einaudi, Torino 2005;
La vista da Castle Rock, Einaudi, Torino 2007]

La vista da Castle Rock e' un libro bellissimo: forse il piu' bello che
abbia immaginato Alice Munro - uno degli ultimi scrittori che, oggi, fanno
splendere dentro di noi la vasta e disperata luce della letteratura
(Einaudi, traduzione di Susanna Basso, pp. 312, euro 18,50). Non saprei come
descriverlo: potrei affermare che La vista da Castle Rock sia una storia di
famiglia lunga tre secoli: o una cronaca della Scozia e del Canada: o la
leggenda della Scozia e del Canada: o la storia della societa' dell'Ontario
dal 1850 al 1950: o una serie di racconti che fingono di essere un romanzo:
o un romanzo nascosto da racconti; o il ritratto che Alice Munro disegna di
se' e della sua vita - ma, dicendo questo, direi troppo poco. Mai la Munro
e' stata cosi' ruvida ed arcaica, come se volesse emulare Walter Scott e
Robert Stevenson; e mai, specie nella tecnica narrativa, cosi' moderna. Il
libro gronda ferite: ma subito esse si rimarginano davanti ai nostri occhi,
e la Munro comincia a raccontare, perche' raccontare e' l'unica cosa che ami
e la diverta. Fragile e impavida, la Munro ha una straordinaria fiducia
nella realta', per quanto tremenda possa essere; e verso i suoi lettori, che
si introducono nel libro, diventano compagni dei suoi personaggi, complici
delle sue astuzie; e nutrono una tale simpatia per lei che il loro unico
sogno e' quello di diventare personaggi di Alice Munro. Questo rapporto con
le cose e i lettori suscita in lei una gioia che, come un fiume sotterraneo,
corre dietro le pagine: una felicita' che non aveva mai conosciuto. Sebbene
sia una spudorata bugiarda, e' verissima: cosa ormai rara in una letteratura
che alla verita' di ogni specie, celeste e terrena, ha voltato le spalle. I
personaggi sono veri: veri i sentimenti: vere le battute pronunciate durante
i party: vero il vestito premaman o i minuscoli fiori rosa, ricamati negli
angoli dei tovaglioli; vero il peso, il colore, il volume di ogni mobile e
il rapporto che esso intrattiene con ogni personaggio; veri i matrimoni, le
famiglie, i rapporti dei genitori coi figli, dei parenti fra loro, il
profumo inconfondibile di ogni casa. Credo che il mistero sia lei, Alice
Munro, questa signora di 76 anni, che e' cresciuta nell'Ontario e oggi vive
nell'Ontario. Immagino che abbia gli occhi color nocciola, come quelli di
sua nonna: in uno dei due occhi, c'e' una finestra, una chiazza d'azzurro
assolutamente compatto, un celeste reso piu' luminoso dal color bruno-dorato
che lo avvolge, "come capita ai cieli estivi, illuminati da meringhe di
nuvole". Ama il duro lavoro e la dignita' personale: e' insieme astuta e
innocente, meravigliata e fredda, ruvida e squisita, gremita di sottilissime
sensazioni che brulicano come in un'arnia; o, perduta in una specie di
trance contemplativa, aspetta che la luce del mattino strisci tra i cedri
del parco. Parla di campagna con la competenza di una contadina: discorre di
mucche come se, per tutta la vita, avesse fatto la stalliera; e di caccia,
come se ogni mattina inseguisse lupi e volpi argentate. Alla fine, capisce
di essere composta di "molte personalita' incoerenti e diverse"; e attende
in silenzio la coerenza e la liberazione dalla scrittura. L'architettura di
ogni parte o racconto e' liberissima, come una tela traforata e senza
contorni: perche' la realta' e' andata in frantumi, e raccontare, nel 2007,
e' quasi impossibile. Non segue mai la linea retta: procede a balzi, a
salti, con schegge, rotture, strane corrispondenze. Vagabonda, cambia
argomento, si dimentica, parla sempre (in apparenza) d'altro. Lascia immense
omissioni nella trama, come se una parte del mondo fosse sparita. Noi
attendiamo la fine del racconto: la fine non giunge mai, eppure e' molto
piu' evidente che se fosse pronunciata a piena voce. Sembra schernire ogni
pathos: ma spesso i suoi racconti sono strazianti. Quando parla dei suoi
libri, sostiene di "non costruire storie" ma di "acciuffare con la mano
qualcosa nell'aria"; e poi ci accorgiamo che pochi, oggi, posseggono come
lei l'arte della costruzione.
*
Il libro comincia in Scozia, al principio del Settecento. La Munro insegue
le imprese dei Laidlaw, un ramo della sua famiglia, che abitava nella valle
di Ettrick. Allora la Scozia era poverissima. Il terreno muscoso non
produceva nulla: l'aria era umidissima: il mercato piu' vicino stava a
quindici miglia, attraverso strade a stento percorribili e senza ponti: per
nove mesi la neve impediva qualsiasi rapporto col resto del genere umano;
quando scoppiavano le bufere, le pecore congelavano nei recinti, gli uomini
morivano assiderati. Chiusi in casa durante l'inverno, gli abitanti (celti,
anglosassoni del sud, norreni e forse pitti) bevevano whisky, leggevano la
Bibbia, parlavano di poesia. Le donne venivano sottoposte a una castita'
rigidissima. Gli anziani del paese andavano di casa in casa strizzando con
forza i seni d'ogni donna, sospettata di aver dato alla luce bambini
illegittimi. Quando giungeva la primavera, William Laidlaw, che faceva il
contrabbandiere di cognac, usciva di casa e vedeva una colonna di fairies,
che appaiono anche nel folclore irlandese. Sentiva il cinguettio di donne
alte come bambini di due anni: qualcuna cuoceva il pane, qualcuna mesceva un
liquido misterioso da piccoli barili in fiaschi di vetro, qualcuna
acconciava i capelli, senza smettere mai di canticchiare e farfugliare
parole. Tutte camminavano pianissimo: ma William Laidlaw, che era un eroe
della corsa, non riusciva mai a raggiungerle e a scorgerle in viso. Egli
viveva sui sottilissimi limiti del nostro mondo: le creature di la', elfi o
fairies o demoni o santi, invadevano e possedevano tutte le cose. Il 9
giugno 1818, la famiglia Laidlaw parti' dal porto di Leith, e qualche tempo
dopo scese a Toronto, in Canada. Era una terra fraterna: molto piu' simile
alla Scozia che agli Stati Uniti. Il profumo della religione continuava ad
avvolgerli: il peccato, la redenzione, il paradiso, l'inferno, la dannazione
erano presenze quotidiane nella loro vita. I fairies scomparvero. Questo
era, finalmente, il mondo reale. Ogni famiglia si costrui' prima una
baracca, e poi una casa: viveva nella solitudine e nel silenzio, a quindici
chilometri dalla famiglia vicina; quasi un'esistenza monastica, che non
conosceva ne' le visitazioni della grazia ne' quelle dei demoni. Lavoravano
duramente: parlavano del lavoro: l'amore fraterno era piu' intenso
dell'amore coniugale; e tutto avveniva come era accaduto nel passato, senza
mutare un gesto o un'abitudine. Poi qualcuno lasciava la casa. Faceva
escursioni in canoa nei fiumi dell'estremo Nord: oppure cacciava - topi
muschiati, visoni, martore, linci rosse, lontre, donnole, volpi
selvatiche -; e allevava volpi argentate, vendendo le pelli ai turisti
americani. Cosi' i Laidlaw cominciarono a conoscere l'immenso paese. Fu
un'estasi. Prima gli uccelli: i rigoli, i cardinali, gli itteri alirosse.
Nella pianura il sommacco metteva fuori le sue parrucche color crema, le
colombine erano in fiore, il verbasco innalzava le spighe fiorite, ritte
come soldati, e il capelvenere cresceva cosi' fitto da formare un tappeto
soffice come le chiome delle ragazze. Le sponde dei torrenti erano fiorite
di trillium sotto alberi di gemme rosa. E poi i ciliegi selvatici della
Virginia e della Pennsylvania, su cui si schiudeva qualche gemma tenera
prima che comparisse una sola foglia. E i ginepri e i biancospini e le
querce bianche e rosse e i pini e i larici e i cedri e i noci e i mirtilli
rossi a stelo alto, e i fiori rossi chiamati "pennelli del diavolo", e i
rampicanti che avvolgevano i tronchi con un groviglio verde; e nugoli di
farfalle piccolissime, di un verde cosi' pallido che sembrava riflettere la
luce delle foglie. I ragazzi si sdraiavano sotto i rami degli alberi, con la
testa appoggiata al tronco, per vedere l'albero salire sempre piu' in alto,
fino a perdersi "in un lago capovolto di fiori".
*
Sessanta anni fa, quando Alice Munro era ragazza, nel Canada trionfava la
civilta' contadina. La sua vita era modestissima, quasi povera: ma lei
sentiva di doverla difendere dal disprezzo dei ricchi. In quel tempo gli
oggetti di casa non si cambiavano ogni mese, come oggi, ma si cercava di
conservarli il piu' a lungo possibile, in condizioni decorose, e poi ancora
un poco e poi ancora un poco, fino a quando andavano a pezzi. Il padre e la
madre erano, in primo luogo, dei custodi: custodi della casa, della legge,
della terra, degli animali, dei figli. Nessuno interveniva nella vita degli
altri. Nessuno leggeva. Nessuno desiderava qualcosa che non producesse
immediati risultati pratici. Se uno stravagante leggeva libri, pensava o
escogitava progetti, gli altri dicevano che lo faceva per mettersi in
mostra. Alla fine della giovinezza, la Munro fuggi' quella vita ristretta:
non la odiava, ma la difendeva dal presente che, con violenza ed arroganza,
la distruggeva ogni giorno. Quand'era lontana dall'Ontario, a migliaia di
miglia di distanza, sentiva un rimpianto acutissimo per il passato, e
pensava alla sua vecchia casa - la cucina costruita nel 1860, le poltrone,
le pareti mal tinteggiate, gli immensi pranzi famigliari - con un dolore
sordo. Poi, quasi all'improvviso, il rimpianto si consumo'. I vecchi segreti
sparirono. Le cose di una volta morirono per sempre. Dove c'erano le aiuole
di fiori e il pascolo e il prato e il cespuglio di boule-de-neige, ora si
estendeva un sinistro cimitero moderno, con pezzi d'auto, carrozzerie
sventrate, fanali rotti, vetri infranti; e i fili spinati. Di tutto quello
che Alice Munro aveva amato, restava soltanto un cespuglio di lilla'. Quando
divento' anziana, comincio' a cercare le tracce del trisnonno, il primo
Laidlaw che aveva posato il piede sul suolo del Canada. Cerco' invano negli
archivi, tra le lapidi e i cimiteri, coperti di edera velenosa. Non trovo'
tracce, come se William Laidlaw non fosse mai esistito. Ma i nomi degli
altri avi la assalirono: Mary Scott con la figlia Jane, Neil Armour e
Margaret Armour, e Thomas Laidlaw e John Armour e James Armour, e Jimmy
Armour... "Ora - queste sono le ultime parole del libro - questi nomi che ho
registrato si uniscono ai vivi nella mia mente, e alle cucine perdute, al
lustro bordo di nichel delle vaste e maestose stufe nere, agli scolapiatti
di legno fradicio, alla luce gialla della lanterna a olio. Il bricco del
latte in veranda, le mele in cantina, i tubi della stufa che uscivano dai
buchi nel soffitto, la stalla intiepidita d'inverno dai corpi e dai fiati
delle mucche - quelle mucche che noi incitavamo ancora con i richiami del
tempo di Troia...". "E in una di queste case - non ricordo di chi - c'era
una grossa conchiglia di madreperla che riconoscevo come messaggera di
luoghi vicini e lontani, perche' potevo portarla all'orecchio, quando in
giro non c'era nessuno a impedirmelo, e sentire il battito formidabile del
mio cuore, e del mare".

11. LETTURE. SHAKESPEARE. VITA, POETICA, OPERE SCELTE
Shakespeare. Vita, poetica, opere scelte, Il sole 24 ore, Milano 2007, pp.
608, euro 12,90 (in supplemento al quotidiano "Il sole 24 ore"). Il volume,
che unifica materiali gia' pubblicati da Electa e Mondadori, reca un saggio
introduttivo di Catia Gusmini, i Sonetti e Venere e Adone (nella traduzione
di Roberto Sanesi, e con testo originale a fronte), uno scritto di Oscar
Wilde (ovviamente "Il ritratto di Mr W. H.") e un saggio di Ungaretti; e
naturalmente cronologia, bibliografia e ricco apparato iconografico. Mentre
tutta la poesia consegnata alle sue opere teatrali m'incanta, quella dei
Poems che sotto il nome di Shakespeare ci sono restati mi sembra esperienza
minore: e non mi riferisco solo alle minuzie, dico anche i Sonnets, che pure
recano gemme indimenticabili, e che alcune persuasive letture (ad esempio
quella di Melchiori consegnata a quel grande saggio che e' L'uomo e il
potere - che tuttavia e' soprattutto un'immersione in singoli sonetti)
lumeggiano cosi' vividamente inducendomi sovente a una periclitante
revisione, ovvero a un dubitare senza fine, di quel mio antico e cosi' secco
pregiudizio.

12. RIEDIZIONI. GIULIANO PONTARA: L'ANTIBARBARIE
Giuliano Pontara, L'antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e
il XXI secolo, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2006, Nuova iniziativa
editoriale, Roma 2008, pp. 340, euro 7,50 (in supplemento al quotidiano
"L'Unita'"). Un'opera di capitale importanza. Questa riedizione riproduce
integralmente e fedelmente l'edizione originale (compresi i refusi), solo
tagliando 12 pagine di bibliografia integrativa (ma si tratta di testi
citati nelle note, i cui dati sono cosi' comunque in toto ricostruibili).

13. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

14. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.miritalia.org; per contatti: mir at peacelink.it, luciano.benini at tin.it,
sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 364 del 13 febbraio 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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