Voci e volti della nonviolenza. 81



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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 81 del 18 luglio 2007

In questo numero:
1. Francesco Tomatis: Una breve biografia di Luigi Pareyson
2. Francesco Tomatis: Luigi Pareyson filosofo della liberta'
3. Francesco Tomatis: Pareyson. Una bibliografia essenziale
4. Luigi Pareyson: La riforma della scuola e del costume (1944)
5. Et coetera

1. FRANCESCO TOMATIS: UNA BREVE BIOGRAFIA DI LUIGI PAREYSON
[Dal sito del Centro studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"
(www.pareyson.unito.it) riprendiamo la seguente breve notizia biografica a
cura di Francesco Tomatis pubblicata su "Cuneo: provincia granda", n. 2,
anno 2000, pp. 21-22, col titolo "A scuola da Pareyson... tutta una vita"]

Nato il 4 febbraio 1918 a Piasco, paese occitano all'imbocco della valle
Varaita, da genitori entrambi originari della valle d'Aosta, Luigi Pareyson
fu precocissimo nei suoi studi, iscrivendosi nel novembre 1935
all'Universita' di Torino e laureandovisi nel giugno 1939. Gia' nell'autunno
del 1935, a soli diciassette anni di eta', tenne le sue prime lezioni come
supplente al Liceo Cavour di Torino. Nelle estati del 1936 e del 1937
frequento' Karl Jaspers a Heidelberg. Il suo magistero di filosofo della
liberta' lo rivelo' gia' incomparabilmente al Liceo classico di Cuneo, dove
neolaureato e abilitato insegno' dall'ottobre del 1940 al marzo del 1944,
sulla cattedra che fu gia' di Gioele Solari: fra i suoi maestri prediletti,
assieme ad Augusto Guzzo, all'Universita' di Torino.
A Cuneo formo' alcuni di quelli che fin troppo presto sarebbero dovuti
diventare esponenti della Resistenza italiana: fra i molti ricordiamo
Ildebrando Vivanti, che assieme al collega Leonardo Ferrero accompagnera' in
bicicletta il 10 settembre 1943, per poi rientrare in citta', alla volta di
Madonna del Colletto, dove nacque il nucleo originario delle formazioni
partigiane azioniste Giustizia e liberta', e Uberto Revelli, uno dei
fondatori della organizzazione partigiana Franchi. Fra gli allievi liceali
cuneesi che lo emuleranno nella carriera filosofica si annoverano invece
Carlo Arata (professore all'Universita' di Genova), Michelangelo Ghio
(professore all'Universita' di Chieti), Valerio Verra (professore
all'Universita' di Roma, ora accademico dei Lincei, fra i maggiori storici
italiani della filosofia). Sempre con Leonardo Ferrero e con Duccio
Galimberti costituisce nel 1942 il nucleo cuneese del Partito d'Azione. Nel
marzo 1944 viene sospeso dall'insegnamento e arrestato dall'ufficio politico
della Federazione fascista; rilasciato dopo alcuni giorni di prigionia e
interrogatori, operera' in semiclandestinita' fra Torino, Cuneo, Alba e
Piasco, come responsabile dell'ufficio del comando delle formazioni
Giustizia e liberta' per la provincia di Cuneo, in stretto e riservato
contatto con Duccio Galimberti, anch'egli in clandestinita' a Torino. Fra i
fondatori del clandestino Cln-scuola piemontese, sino alla liberazione
pubblica anonimamente diversi articoli su "L'Italia libera" e documenti
programmatici sul problema di una riforma della scuola e dell'educazione.
Dal febbraio 1946 sino all'ottobre 1988 insegna all'Universita' di Torino,
prima Estetica e Pedagogia, poi Filosofia teoretica e Filosofia morale. Nel
1948 e nel 1949 insegna anche all'Universidad de Cuyo di Mendoza, in
Argentina, dove ancora e' vivo il ricordo della sua personalita'.
Fra i suoi allievi piu' noti: Umberto Eco e Gianni Vattimo, laureati con
Pareyson rispettivamente con una tesi su Tommaso d'Aquino ed una su
Aristotele, Giuseppe Riconda, suo attuale successore sulla cattedra di
filosofia teoretica, nonche' presidente del Centro Studi
Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson", presso l'Universita' di Torino,
Sergio Givone e Mario Perniola, fra i maggiori esperti di estetica in
Italia, inoltre Claudio Ciancio, Francesco Moiso e Maurizio Pagano,
affermati studiosi del romanticismo e dell'idealismo tedesco, Ugo Perone,
oltre che filosofo attuale assessore alla cultura del Comune di Torino,
Valerio Zanone, gia' segretario del Partito liberale italiano e ministro
della Repubblica. Tra i molti allievi universitari cuneesi laureati con
Pareyson anche Maria Lucia Villani, poliedrica ispiratrice del Laboratorio
Aggiornamento Poesia Europea del Liceo scientifico di Cuneo. L'insegnamento
di Pareyson, malgrado l'assidua e frenetica attivita' universitaria, non si
riduce tuttavia alle relazioni accademiche. Gia' durante gli anni di Cuneo
il filosofo amava circondarsi di una schiera ristretta di allievi e amici
eletti, per confrontarsi periodicamente in liberta' su problemi filosofici,
politici, esistenziali - o anche per suonare, come amava fare, la
fisarmonica.
Sin dal suo nascere nel comitato direttivo del Centro di studi filosofici
cristiani di Gallarate, il suo lavoro nel campo editoriale come direttore
della "Rivista di estetica" e di diverse collane filosofiche presso gli
editori Mursia, Zanichelli, Bottega d'Erasmo fu inestenuabile, coinvolgendo
i migliori studiosi italiani e stranieri.
Gli ultimi anni della sua vita mortale, segnati dalla malattia e dalla
sofferenza, lo vedono ritirato nella solitudine di Rapallo, concentrato a
raccogliere tutte le forze per il suo ultimo lavoro filosofico. Tuttavia
anche qui seppe trovare lo spazio per l'amicizia e il magistero, non
foss'altro che telefonicamente e via lettera, o attraverso quei
preziosissimi incontri di cui di quando in quando faceva dono ai propri
scelti interlocutori. E' a Rapallo che, oltre al sempre affettuoso rapporto
con i famigliari, gli amici di sempre, Giuseppe Riconda, Xavier Tilliette,
Gianni Vattimo, si uniscono alle ultime generazioni di studiosi, che
iniziano a frequentarlo in quanto oggetto di studio e di pensiero anziche'
come mero professore, nel costituire il suo personale filtro di mediazione
con la storicita'.
La morte lo coglie, non impreparato, l'8 settembre 1991, mentre sta
concludendo l'opera a cui affidare l'ultima elaborazione del suo pensiero,
dall'inizio alla fine ispirato alla liberta': l'Ontologia della liberta'.

2. FRANCESCO TOMATIS: LUIGI PAREYSON FILOSOFO DELLA LIBERTA'
[Dal sito del Centro studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"
(www.pareyson.unito.it) riprendiamo il seguente articolo di Francesco
Tomatis pubblicato su "Cuneo: provincia granda", n. 2, anno 2000, pp. 16-20,
col titolo "Luigi Pareyson filosofo della liberta'" e il sommario "Nato a
Piasco nel 1918, giovane professore al Liceo classico di Cuneo e al fianco
di Duccio Galimberti nella Resistenza italiana, fra i maggiori pensatori
europei del dopoguerra"]

Luigi Pareyson (1918-1991) e' indubbiamente uno dei maggiori filosofi
italiani del XX secolo. Per quanto poco valgano in filosofia i confronti e
le classifiche, trattandosi sempre di un caso singolarissimo - e cosi'
qualitativamente eccezionale da essere incomparabile - quello del nascere al
mondo di un filosofo, non mi sottraggo tuttavia a un arrischiato compito
comparativo, prima che storiografico, per rendere l'idea della sua
grandezza. A mio giudizio, nella filosofia italiana  del Novecento, a
Pareyson possono essere messi accanto solo Michelstaedter e Gentile: non
quindi Croce, Gramsci, Evola, Del Noce, Severino, per quanto importanti.
Cio' significa che nell'ambito della filosofia europea (ma l'aggettivo e'
tautologico) solo Wittgenstein e Heidegger lo precedono, soprattutto per gli
effetti suscitati dal loro pensiero, notando quanto comunque gli stessi due
filosofi maggiori del Novecento non siano che epigoni rispetto ai grandi
della stagione greca e tedesca della filosofia: Platone, Aristotele e
Plotino da un lato, Kant, Fichte, Hegel e Shelling dall'altro.
Che Pareyson fosse destinato a divenire un grande filosofo lo si comprese
presto. Nel 1937, ad  esempio, presento' una esercitazione scritta a un
seminario universitario del suo maestro Augusto Guzzo, dal 1934 titolare
della cattedra di filosofia morale all'Universita' di Torino. Questi,
aprezzandola, la fece leggere a Giovani Gentile, in quanto all'epoca
direttore della maggiore rivista italiana di filosofia, il "Giornale critico
 della filosofia italiana". Stupito per la profondita' e l'originalita' del
testo, Gentile chiese a Guzzo di quale filosofo torinese si trattasse, non
pensando certo ad un diciannovenne. Nel 1938 usci' quindi sulla rivista di
Gentile la prima pubblicazione di Pareyson, le famose Note sulla filosofia
dell'esperienza. E proprio dal particolare rapporto di Pareyson con
l'esistenzialismo e' possibile avviare un tentativo di comprensione della
sua originalita' nell'ambito della filosofia novecentesca.
Pareyson fu il primo filosofo a far conoscere in Italia la filosofia
dell'esistenza, tedesca soprattutto, sviluppando egli stesso una forma
personalistica ed ontologica di esistenzialismo. Con irruente purezza e
semplicita' giovanile Pareyson ruppe l'unico coro neo-idealista (rarissime
eccezioni degli isolati, se non esiliati, quali Giuseppe Rensi, Piero
Martinetti, Adriano Tilgher) - unente sino ad allora, nelle figure esemplari
di Gentile, Croce e Gramsci, accademia soggetta al regime, pubblicistica
liberale, opposizione politica incarcerata - presentando l'esistenzialismo
non solo come filosofia capace di comprendere le tragiche problematiche
contemporanee: fatte di guerra e sofferenza, di fallimento dei totalitarismi
politici e intellettuali, dei falsi egalitarismi collettivi, nelle varie
versioni borghesi, cameratesche, comuniste, ma anche come antidoto radicale
alle filosofie e ideologie ottocentesche all'origine delle catastrofi
novecentesche, cogliendo in Kierkegaard il padre dell'esistenzialismo e la
vera alternativa a Hegel, cosi' rinvigorendo per giunta le pure fonti
religiose dello stesso ateismo esistenzialista novecentesco, nonche' aprendo
nuove prospettive di lettura e comprensione di profonde correnti di pensiero
e filosofi tacitati dall'hegelismo imperante, quali l'idealismo e il
romanticismo, Fichte e Schelling in particolare.
*
Sin dalle sue prime opere: La filosofia dell'esistenza e Carlo Jaspers
(1939, 1940), Studi sull'esistenzialismo (1943, 1950), Esistenza e persona
(1950), Pareyson individua quello che sara' il nucleo incandescente
alimentante perennemente il suo pensiero successivo, nei suoi continui
approfondimenti ulteriori, ereditandolo dalla concezione di Kierkegaard
dell'esistenza come coincidenza paradossale di autorelazione ed
eterorelazione. Varco di accesso non solo alla mia vita personale, ma alla
realta' in genere, e' l'esistenza: l'esistenza di questo singolo che io
sono. Tuttavia il singolo non e' un separato individuo, soggetto
assolutamente autonomo e autosussistente. L'esistenza e', in quanto tale,
coincidenza di cio' che parrebbe non poter coincidere - e che e' quindi
coincidente in modo paradossale -, paradossale coincidenza cioe' non
necessaria articolazione o relazione - di autorelazione ed eterorelazione,
della relazione con se', autofondantesi, che ogni singola esistenza e', e
della relazione con altro, che altrettanto imprescindibilmente, seppur
coincidente in maniera paradossale, essa stessa e'.
L'esistenza e' se stessa e comprende se stessa in quanto e' in relazione con
altro e comprende l'altro, e viceversa. Secondo questa profonda radice
kierkegaardiana dell'esistenzialismo, Pareyson propone quindi la propria
autentica versione di esso come esistenzialismo personalistico e ontologico.
Personalistico perche' e' la singola persona vivente, non un astratto a
priori trascendentale o esistenziale, a qualificare l'esistenza e la sua
inaggirabilita', pena l'intransitabilita' di qualsivoglia minimo senso della
realta' e della vita umana. Ontologico perche' e' nell'apertura all'essere
che ci trascende, che mi trascende, che io posso scegliere ed essere me
stesso. Che l'esistenzialismo non possa che essere personalistico e che il
personalismo non possa che essere ontologico ci dice allora che l'esistenza
e' quia talis apertura di trascendenza, quindi possibilita' di esperienza
religiosa. Infatti che l'esistenza sia paradossale coincidenza nel tempo di
autorelazione e di eterorelazione mostra quanto la relazione con se',
nell'apertura alla relazione con altro, che ogni singolo e' non possa
esistere se non in quanto posta, istituita, donata a se stessa e al suo
aprirsi all'alterita' da una trascendenza che e' tale non in quanto posta
dalla autorelazione coincidente con la eterorelazione, ma perche'
trascendente la stessa relazione, e nel momento stesso in cui istituisca
tale relazione, cioe' perche' e' l'irrelativo che pone la relazione fra il
relativo e l'irrelativo stesso, quindi senza cessare di essere irrelativo
nell'istituire liberamente il relativo come possibile relazione con
l'irrelativo.
*
Grazie a questo ritorno a Kierkegaard Pareyson puo' risalire la nefasta
storia degli effetti hegeliana. Leggendo la filosofia e la storia
contemporanea come dissoluzione dell'hegelismo, Pareyson ne individua due
correnti, quella risalente a Kierkegaard, che conduce all'esistenzialismo, e
quella che attraverso Feuerbach giunge sino al marxismo e all'attualismo.
Kierkegaard dissolve il sistema hegeliano negando l'identita' fra pensiero e
realta', la conciliazione dialettica fra storia ed eternita', ancorando ogni
possibile verita' alla soggettivita' del singolo, incoercibile a
qualsivoglia sistema assoluto del sapere. Tuttavia, a detta di Pareyson,
mantenendo la concezione negativa del finito, tipicamente luterana, gia'
propria a Hegel, Feuerbach risolve invece la filosofia di Hegel
antropomorfizzandone gli aspetti piu' ideali, riducendo a cio' che e' reale
il razionale e il reale a cio' che e' sensibilmente percepibile o
desiderabile. Tuttavia la posizione atea di Feuerbach e dei suoi epigoni e'
ricomprendibile, in un orizzonte piu' ampio, nella kierkegaardiana, nella
concezione dell'esistenza come innanzitutto autorelazione, che se inospitale
giunge alla disperazione, malattia mortale, e se invece aperta nella
eterorelazione alla trascendenza, ed eventualmente all'esperienza religiosa,
possibile nella sua stessa misura finita e temporale, corrisponde alle
questioni stesse dell'ateismo, assumendolo in se' e vincendone tuttavia
l'egoismo mortale. Ecco che ritornare a Kierkegaard e all'origine teorica
delle vicende contemporanee significa per Pareyson porsi nuovamente e piu'
consapevolmente ancora di fronte al dilemma: pro o contro il cristianesimo?
E per Pareyson si tratta di scegliere un cristianesimo tragico, dialettico,
paradossale, esso soltanto capace di dare risposta alla deriva atea del
pensiero e della storia contemporanea, vivendo e vincendo l'ateismo in se',
sino alla morte in croce per rivelare nella abissale liberta' dell'uomo
l'eterna liberta' che e' Dio.
*
L'ontologicita' dell'esistenzialismo, l'apertura alla trascendenza
dell'essere, prima ancora che alla liberta' di Dio, dell'autocomprendersi
dell'esistenza umana, conduce inevitabilmente Pareyson, come gia' Heidegger
prima di lui, ad approfondire il proprio esistenzialismo in filosofia
ermeneutica, che intenda l'esistenza in quanto tale come comprensione
dell'essere trascendente. Prima che Gadamer e Ricoeur, i due piu' noti
filosofi ermeneutici dopo Heidegger, Pareyson elaboro' negli anni Quaranta e
Cinquanta una propria filosofia dell'interpretazione o ermeneutica. Oltre
che in Esistenza e persona (1950) e in articoli precedenti, i risultati
maturi di tale elaborazione sono contenuti in Estetica. Teoria della
formativita' (1954) e infine in Verita' e interpretazione (1971), opera che
chiude questo secondo periodo ermeneutico nel cammino di pensiero di
Pareyson. Se la realta' e' accessibile solo e sempre singolarmente,
attraverso l'esistenza personale che io sono, ogni mio atto o pensiero o
esserci e' interpretazione, personale incarnazione dell'essere che trascende
la mia situazione. Non che l'interpretazione sia parziale attingimento
dell'essere, bensi' ogni vera e autentica interpretazione e' il darsi stesso
dell'essere in essa: essere che non sta quindi come un oggetto intangibile
al di la' delle proprie interpretazioni, e che tuttavia non si riduce alle
interpretazioni, non ne e' esaurito, ma mantiene la propria differenza
ontologica. Qui sta lo specifico della posizione di Pareyson rispetto a gran
parte delle restanti filosofie ermeneutiche: il mantenimento, anzi la
sottolineatura della imprescindibilita' della verita' per una concezione
interpretativa della realta'. L'ermeneutica non solo non mette in crisi, ma
cerca di comprendere ed esige ancora piu' fortemente di ogni altra filosofia
la verita'.
*
Perche' la verita' trascendente e assieme immanente alle sue esistenziali e
personali interpretazioni non si riduca a ideologia, a mera espressione
della condizionatezza storica dell'interprete, anziche' mostrarsi
simultaneamente a cio' anche rivelazione di inesauribile e inoggettivabile
ulteriorita', essa non puo' tuttavia esser semplicemente intesa come fonte
incessante eppure imperscrutabile suscitatrice di infinite interpretazioni
proprio approfondendo la concezione ermeneutica della verita' attraverso un
riattingimento delle proprie origini esistenzialistiche, Pareyson
nell'ultima tappa del suo pensiero si dedica all'elaborazione di una
ontologia della liberta', un discorso sull'essere che lo intenda come
liberta'. Liberta' quindi non solo in quanto primaria essenza della
esistenza umana, ma anche nel suo significato originario, metafisico,
ontologico: l'essere stesso come liberta'. Infatti solo comprendendo
l'essere come liberta' se ne potra' rivelare pienamente la trascendenza
veritativa: una necessita' logica o semplicemente eventuale, quale
l'inesauribile e inesorabile imperscrutabile darsi dell'essere, ne
legherebbe circolarmente al finito ogni possibilita' di eccedenza
significativa. Solo se l'essere trascendente e' libero di darsi o di non
darsi in una forma finita, solo se l'irrelativo e' libero di porsi o di non
porsi nella relazione che esso stesso istituisce, e in un istituirla che non
sia un vincolarvisi necessitante, la verita' non e' fagocitata
dall'interpretazione ne' l'infinito reso vuoto prodotto del finito.
Si raccolgono in estrema concentrazione, lungo tutta l'ultima tappa del
cammino filosofico di Pareyson, il suo esistenzialismo personalistico, la
sua ermeneutica veritativa e la sua ontologia della liberta' (originaria e
finita, indivisibilmente), capaci assieme della forza per affrontare la
scoscesa realta' della sofferenza e del male. In opere uscite, nella loro
complessivita', postume, come Dostoevskij (1993), Ontologia della liberta'
(1995), Essere liberta' ambiguita' (1998), Pareyson ripropone quindi una
coraggiosa teoria dell'essere, una ontologia, ma non nel comune senso
necessitaristico della cosa, bensi' un'ontologia della liberta', che
comprenda l'essere originario stesso come liberta'. Liberta' assolutamente
iniziale, arbitraria, imperscrutabile, eppure ontologica, propria all'essere
stesso nella sua eterna positivita', indiscutibile e immemorabilmente
attuale. Pareyson concepisce paradossalmente e dialetticamente la liberta'
come inizio e assieme come scelta, unita' originaria irrevocabile in Dio di
inizio e scelta, di eternita' e unicita' nell'iniziare, se stessa e ogni
altro ente o creatura, e di assolutezza e arbitrio positivo nello scegliere:
nel decidere quindi di essere il bene e l'essere dall'eternita' e per
l'eternita', significante simultaneamente e retroproiettivamente
l'esclusione e la vittoria sul male e il nonessere, posti nell'atto di
sconfiggerli e senza che alcuna alternativa precedesse tale eterna e
irrevocabilmente positiva autooriginazione divina.
Ma in quanto ontologica, caratterizzante essenzialmente l'essere stesso, la
liberta' implica allora l'indivisibilita' della liberta' umana e divina.
E se in Dio la liberta' (originaria) e' unita' eterna e indissolubile e
positiva di inizio e scelta: sconfitta del male e vittoria sul nonessere
solo in quanto autoposizione nello scegliersi come bene ed essere, tuttavia
nell'uomo la liberta' (finita) e' solo coincidenza di inizio e scelta,
paradossale coincidenza nella finitezza esistenziale di tempo ed eternita',
autorelazione ed eterorelazione. Cosicche' quel male eternamente vinto in
Dio, senza che ne precedesse temporalmente o ontologicamente l'eterna
autopositivita', nell'uomo dallo stato latente puo' essere riattivato,
essendo l'eterna e irrevocabile unita' divina nell'uomo solo coincidenza
temporale sempre faticosamente da realizzare. Da qui la sofferenza quale
creaturale schiavitu' alla caducita', il male come realta' pienamente umana,
frutto di esistenziale liberta': non corrodente l'essere divino stesso, al
punto da farne fallire il progetto di autooriginazione come positivita',
irrevocabile anche nel suo estendersi alla creazione dell'altro da Dio
facendo kenotico spazio in se', dell'universo creato con a suo radicalmente
libero vertice l'uomo, tuttavia capace di sospenderne indefinitivamente la
compiuta realizzazione.
Eppure, elaborando intrecciata alla propria esistenza una ermeneutica
filosofica dell'esperienza religiosa cristiana, Pareyson riesce con estremo
e umile atto esistenzialmente speculativo ad ascoltare la tacita presenza
del Cristo sulla terra come rivelazione, attraverso la sofferenza,
dell'unione cosmoteandrica che vincola uomini, creature, Dio in un'unica
vicenda segnata si' tragicamente dall'abissalita' della morte e del male, ma
anche riscattabile mediante l'energia e la scommessa del balzo della
liberta'.

3. FRANCESCO TOMATIS: PAREYSON. UNA BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
[Dal sito del Centro studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"
(www.pareyson.unito.it) riprendiamo la seguente bibliografia a cura di
Francesco Tomatis pubblicata su "Cuneo: provincia granda", n. 2, anno 2000,
p. 23 col titolo "Pareyson in libreria"]

L'editore Mursia ha avviato a cura del Contro Studi Filosofico-religiosi
Luigi Pareyson di Torino una edizione in venti volumi delle Opere complete
del filosofo. Sinora sono usciti tre volumi: Essere liberta' ambiguita'
(1998), che assieme agli articoli degli anni Ottanta raccoglie l'ultimo
corso universitario, importante introduzione al suo ultimo pensiero,
Kierkegaard e Pascal (1998), sui due pensatori tragici cristiani cari a
Pareyson, Problemi dell'estetica II (2000), comprendente il corso del
1958/59 su Valery; in via di pubblicazione e' una nuova edizione dei
giovanili Studi sull'esistenzialismo (1943).
Sempre presso Mursia sono ancora disponibili importanti volumi storiografici
come Fichte. Il sistema della liberta' (1950, 1976), L'estetica di Kant
(1949, 1984), Etica ed estetica in Schiller (1949, 1983), Prospettive di
filosofia contemporanea (1993), nonche' l'opera teoretica fondamentale
Verita' e interpretazione (1971, 1991). Einaudi ha pubblicato due delle
opere principali dell'ultimo Pareyson, Dostoevskij (1993) e Ontologia della
liberta' (1995). Una delle opere centrali in tutto il cammino di pensiero di
Pareyson e' Esistenza e persona (1950, 1985), ora disponibile presso Il
Melangolo. La sua tesi di laurea, Karl Jaspers (1939, 1983) e' ripresa da
Marietti, presso Guerini L'estetica di Fichte ( 1950, 1997) e da Bompiani il
volume che ha cambiato la teoria dell'arte in Italia dopo Croce, Estetica.
Teoria della formativita' (1954,1988).
Come introduzioni complessive al suo pensiero sono reperibili: F. Russo,
Esistenza e liberta' (Armando, Roma 1993), M. Gensabella Furnari, I sentieri
della liberta' (Guerini, Milano 1994), F. P. Ciglia, Ermeneutica e liberta'
(Bulzoni, Roma 1995), F. Tomatis, Ontologia del male (Citta' Nuova, Roma
1995), G. Ferretti (a cura di), Filosofia ed esperienza religiosa (Giardini,
Pisa 1995), A. Di Chiara (a cura di), Luigi Pareyson filosofo della liberta'
(La Citta' del Sole, Napoli 1996), R. Longo, L'abisso della liberta'
(Angeli, Milano 2000), G. Riconda, C. Ciancio (a cura di), Il pensiero di
Luigi Pareyson nella filosofia contemporanea (Trauben, Torino 2000). Utile
la completa bibliografia e documentata biografia del filosofo: F. Tomatis,
Bibliografia pareysoniana (Trauben, Torino 1998).
Per ulteriori informazioni consultare la sezione "Pubblicazioni" nel sito
www.pareyson.unito.it

4. LUIGI PAREYSON: LA RIFORMA DELLA SCUOLA E DEL COSTUME (1944)
[Dal sito del Centro studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"
(www.pareyson.unito.it) riprendiamo il seguente testo di Luigi Pareyson, "La
riforma della scuola e del costume", riproposto a cura di Francesco Tomatis
su "Cuneo: provincia granda", n. 2, anno 2000, p. 23. Dal medesimo sito
riprendiamo anche la seguente nota introduttiva: "Proponiamo in edizione
critica, confrontata con il dattiloscritto originale corretto a mano da
Luigi Pareyson stesso e conservato negli archivi dell'Istituto storico della
Resistenza in Piemonte (ora Istituto piemontese per la storia della
Resistenza e della societa' contemporanea) di Torino, uno degli articoli da
lui pubblicati anonimamente nelle edizioni clandestine del giornale
azionista 'L'Italia libera' (suppl. al n. 18, Roma, 20 febbraio 1944, p. 1),
i quali verranno riediti prossimamente nel volume n. 3 delle Opere complete,
intitolato Iniziativa e liberta', presso le edizioni Mursia di Milano a cura
di Francesco Tomatis (cfr. F. Tomatis, Bibliografia pareysoniana, Trauben,
Torino 1998, pp. 16, 41-42, 148)"]

L'ordinamento educativo va riguardato sotto due aspetti, la cui connessione
e' piu' stretta di quel che appaia a prima vista. Da un lato, noi vediamo la
scuola ancora monopolio di fatto dell'alta e media borghesia, con
esclusione, salvo che per la scuola primaria, dei ceti popolari, dall'altro
ci rendiamo conto che, malgrado discussioni e riforme, essa mantiene ancora
nei suoi metodi un astrattismo dogmatico, che la estranea dalle vive
esigenze, materiali e morali, della nostra esistenza quotidiana.
Ai partiti e agli uomini che parlano di liberta' e sinceramente credono di
battersi per essa, sfugge generalmente quale radice di arbitrio e di
servitu' stia nel sistemi educativi del fanciullo, che, strappato alla vita
attiva in cui tende spontaneamente ad esprimere e sviluppare la sua ricca
umanita', e' irretito in schemi e paradigmi intellettualistici, dove spesso
appassisce la freschezza delle sue doti originarle e la indipendenza del suo
carattere. E la' dove, pel ritmo corale del lavoro comune, dovrebbe educarsi
lo spirito alla socialita' ed all'autogoverno, si coltivano per lo piu' i
germi contraddittori della passivita' servile e della cieca reattivita'. Si
parla ad ogni pie' sospinto di educazione "formativa", ma i crani continuano
ad esser imbottiti di dogmi (catechismi) e di crusca.
Il regime fascista, con le sue strombazzate riforme e contro-riforme, non ha
migliorato questo stato di cose, anzi lo ha aggravato con diffondere
abitudini di retorica, d'ipocrisia e di ubbidienza passiva. Lo stesso
esperimento del lavoro manuale e' stato nient'altro che un'artificiale e
dilettantesca appendice alle consuete pratiche scolastiche, senza alcun
carattere di serieta'.
La nuova societa' del lavoro reca una concezione nuova del problema
educativo. Non ci puo' essere soluzione di continuita' fra il lavoro manuale
e quello intellettuale. Questo principio, adombrato nei metodi dei piu'
grandi pedagogisti e riformatori didattici, deve attuarsi nella sua pienezza
anche sul piano della organizzazione scolastica. Dal giuoco al lavoro
socialmente produttivo, il fanciullo e poi il giovane - ogni fanciullo e
ogni giovane - deve tessere la tela del suo mondo partendo dalle sue
esperienze creative e potenziando insieme le sue facolta' intellettuali e
quelle di vita pratica, cioe' artigianesche. L'educazione deve dare all'uomo
fin dal primi anni quel senso costruttivo che e' la premessa e la garanzia
di ogni seria specializzazione nel campo del lavoro manuale e della
concretezza nel campo dell'attivita' intellettuale.
Percio' l'ordinamento scolastico dovra' essere coordinato molto intimamente
con quello dei grandi organismi produttivi. Non si tratta qui di ridurre le
scuole a istituti di avviamento professionale o di svuotarle di umanesimo,
ma di mutare radicalmente la concezione stessa della cultura. La quale deve
essere bensi' strumento di selezione sociale e politica, ma non nella
ristretta cornice degli attuali ceti borghesi, e percio' stesso non deve
essere alimentata dai loro esclusivi ideali ed interessi.
E' connesso a questo un problema di costume gravido di conseguenze. Molte
delle deformazioni intellettualistiche, che suscitano giustificate
diffidenze nel mondo proletario, derivano dal distacco esistente fra ceti
coltivati e ceti non istruiti. La frattura di classe, che nella nostra
societa' inchioda ad un grado d'inferiorita' insormontabile anche il
proletariato piu' evoluto, e che si cristallizza, in fatto se non in
diritto, perfino nella incompatibilita' del connubio fra ceti proletari e
borghesi, deriva in gran parte da cotesta disparita' educativa cui si
collega una differenza di maniere e di cerimoniale. La classe operaia,
invece di reagire con l'orgoglio del proprio lavoro, con la volonta' di
conquistare i mezzi culturali e la buona educazione e col disprezzo per la
raffinatezza improduttiva, e' molto spesso afflitta da un "complesso
d'inferiorita'" che si traduce in un sentimento d'invidia e di snob, ovvero
in uno spirito di categoria incapace d'intendere la funzione sociale della
cultura.
Un triste effetto di questa reciproca incomprensione fra il mondo della
cultura e quello del lavoro lo si e' avuto nel risultato del demagogico
tentativo fatto dal fascismo di aprire le porte della educazione umanistica
a piu' vasti ceti sociali, mediante la scuola unica. Tutti gli insegnanti
hanno potuto constatare che cosi' non si e' elevato il tono di vita e di
civilta' di quel ceti, ma si e' abbassato il tono e la civilta' della scuola
umanistica. Il che sta a dimostrare che la riforma educativa e scolastica
non puo' essere concepita ed attuata che nel quadro di una piu' vasta
riforma d'ordine politico e sociale, e che la cultura puo' essere ravvivata
solo in un'atmosfera di liberta', che implica appunto un rivolgimento nei
rapporti fra i vari ceti e una profonda mutazione di abitudini, di gusti, di
inclinazioni.
Il problema della scuola e' dunque (quindi) insieme un problema di giustizia
sociale, di riforma pedagogica e di trasformazione del costume. Solo da
questo punto di vista, qualitativo e non quantitativo, puo' avere un senso
di verita' il detto che quando si apre un scuola si chiude un carcere.
Purtroppo molti di coloro che si riempion le gote di espressioni
rivoluzionarie, sono ancora immersi nel pantano dei piu' reazionari luoghi
comuni e non hanno neppure il sentore dei problemi educativi e del loro
intimo nesso con la conquista della liberta'.
Enorme e' pertanto l'influenza che gli insegnanti avranno nell'opera di
ricostruzione della vita nazionale, enorme la responsabilita' che ad essi
incombe di conseguenza. Ma a questa responsabilita' deve corrispondere una
profonda modificazione nel modo di considerare l'ufficio dell'insegnamento,
sin dai primi gradini della scuola elementare, nei metodi e negli istituti
di preparazione magistrale, nonche' nel trattamento economico dei professori
e maestri. Il Partito d'Azione, che conta fra i suoi piu' attivi gregari
insegnanti e studenti, considera il problema come uno dei caposaldi del suo
programma di radicale trasformazione della vita italiana.

5. ET COETERA

Luigi Pareyson (Piasco, 1918 - Rapallo, 1991), antifascista, filosofo,
docente, saggista, una delle figure maggiori del pensiero italiano del XX
secolo. Tra le opere di Luigi Pareyson: La filosofia dell'esistenza e Karl
Jaspers,1940, 1983; Studi sull'esistenzialismo, 1943; L'estetica di Kant,
1949, 1984; Etica ed estetica in Schiller, 1949, 1983; Esistenza e persona,
1950, 1985; L'estetica dell'idealismo tedesco, 1950; Fichte. Il sistema
della liberta', 1950, 1976; Estetica. Teoria della formativita', 1954, 1988;
Teoria dell'arte, 1965; I problemi dell'estetica, 1966; Conversazioni di
estetica, 1966; Verita' e interpretazione, 1971, 1991; L'esperienza
artistica, 1974; Schelling, 1975; Filosofia dell'interpretazione, 1988;
Filosofia della liberta', 1989; Filosofia ed esperienza religiosa, 1985; La
filosofia e il problema del male, 1986; Prospettive di filosofia
contemporanea,1993; Dostoevskij, 1993. Ontologia della liberta', 1995;
Essere liberta' ambiguita', 1998; Kierkegaard e Pascal, 1998; Problemi
dell'estetica II, 2000. L'editore Mursia ha avviato a cura del Contro studi
filosofico-religiosi Luigi Pareyson di Torino una edizione in venti volumi
delle Opere complete del filosofo. Cfr. anche il sito a Pareyson dedicato:
www.pareyson.unito.it).
*
Francesco Tomatis e' nato a Carru' (Cuneo) nel 1964, laureato in filosofia
teoretica all'Universita' di Torino, poi dottore di ricerca in filosofia e
scienze umane presso l'universita' di Perugia, ha insegnato filosofia
contemporanea, metafisica e teologia filosofica allo Studio teologico
Interdiocesano di Fossano (Cuneo), attualmente insegna ermeneutica
filosofica all'Universita' di Salerno. Nel 1996 e' stato professore ospite
in Argentina, nelle Universita' di Cordoba e Mendoza, nel 1997 ricercatore
della Alexander von Humboldt Stiftung presso l'Universita' di Friburg i. Br.
Fa parte della redazione di "Paradosso", collabora con il quotidiano
"Avvenire", a Cuneo ha fondato il seminario "Angelus Novus"; e' membro del
comitato editoriale del Centro studi filosofico-religiosi "Luigi Pareyson"
per l'edizione delle Opere complete di Luigi Pareyson. Tra le opere di
Francesco Tomatis: (con Aldo Giordano), Cristianesimo ed Europa. La sfida
della mondialita', Citta' Nuova, Roma 1993; Ontologia del male.
L'ermeneutica di Pareyson, Citta' Nuova, Roma 1995; Kenosis del Logos.
Ragione e rivelazione nell'ultimo Schelling, Citta' Nuova, Roma 1995;
L'argomento ontologico. L'esistenza di Dio da Anselmo a Schelling, Citta'
Nuova, Roma 1997; Bibliografia pareysoniana, Trauben, 1998; Escatologia
della negazione, Citta' Nuova, Roma 1999; Pareyson. Vita, filosofia,
bibliografia, Morcelliana, Brescia 2003; Friedrich Schelling. Invito alla
lettura, San Paolo Edizioni, 2004; Filosofia della montagna, Bompiani,
Milano 2005; Come leggere Nietzsche, Bompiani, Milano 2006.

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VOCI E VOLTI DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 81 del 18 luglio 2007

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