La domenica della nonviolenza. 119



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 119 dell'8 luglio 2007

In questo numero:
1. Claudio Cardelli: In memoria di Lamberto Borghi
2. Giacomo Cives: In memoria di Lamberto Borghi
3. Francesco Codello: In memoria di Lamberto Borghi
4. Goffredo Fofi: In memoria di Lamberto Borghi

1. MAESTRI. CLAUDIO CARDELLI: IN MEMORIA DI LAMBERTO BORGHI
[Nuovamente riproponiamo il seguente testo da "Azione nonviolenta" di
gennaio-febbraio 2001, nella rubrica "Testimoni" con il titolo "Ricordo di
Lamberto Borghi, intellettuale e pedagogista nonviolento" (disponibile anche
nel sito www.nonviolenti.org).
Claudio Cardelli, prestigioso amico della nonviolenza, gia' collaboratore di
Aldo Capitini, benemerito studioso e divulgatore della riflessione
nonviolenta. Opere di Claudio Cardelli: Nonviolenza e civilta'
contemporanea, D'Anna, Messina-Firenze 1981. Segnaliamo anche le schede su
vari pensatori e correnti di pensiero pubblicate su "Azione nonviolenta"
negli ultimi anni. Cfr. anche il suo contributo in AA. VV., Periferie della
memoria, Anppia-Movimento Nonviolento, Torino-Verona 1999.
Lamberto Borghi, illustre pedagogista, nato a Livorno nel 1907,
antifascista, libertario, esule in America, collaboratore di Aldo Capitini
nell'impegno pacifista e nonviolento. E' deceduto nel dicembre 2000. Opere
di Lamberto Borghi: tra i suoi lavori ormai classici segnaliamo Educazione e
autorita' nell'Italia moderna, 1951; John Dewey e il pensiero pedagogico
contemporaneo negli Stati Uniti, 1951; Il fondamento dell'educazione attiva,
1951; L'educazione e i suoi problemi, 1953; Educazione e sviluppo sociale,
1962; Scuola e comunita', 1964; Scuola e ambiente, 1964. Dal volume di
Lamberto Borghi, La citta' e la scuola, Eleuthera, Milano 2000, riprendiamo
la seguente nota biobibliografica: "Lamberto Borghi e' nato a Livorno nel
1907, e si e' laureato in filosofia a Pisa giovanissimo, nel 1929. E' degli
anni Trenta la sua amicizia con Aldo Capitini, cacciato dalla Normale di
Pisa perche' antifascista e nonviolento, e con Guido Calogero che con
Capitini stendera' prima della guerra il famoso Manifesto del
liberalsocialismo. Nel 1935 Borghi pubblica a Firenze il suo primo libro, un
saggio su Erasmo. Ebreo, colpito dalle leggi razziali fasciste, Borghi
dovette fuggire nel 1940 negli Usa, dove venne subito accolto nella piccola
cerchia degli esuli italiani che comprendeva, tra gli altri, Nicola
Chiaromonte - il quale condivise la sua grande amicizia con Andrea Caffi,
che doveva passare dall'Italia alla Francia dopo aver dovuto abbandonare la
Russia -, Gaetano Salvemini e la sua cerchia, Niccolo' Tucci, l'anarchico
Armando Borghi. Conobbe allora Dwight Macdonald e collaboro' alla sua
rivista 'Politics', la stessa su cui scrivevano, oltre Caffi e Chiaromonte,
Albert Camus, Hannah Arendt, Mary McCarthy e tanti altri pensatori e artisti
'non allineati' del tempo. Fu Fellow of Philosophy all'Universita' di Yale,
dove collaboro' con Ernst Cassirer, e conobbe da vicino John Dewey, che ha
avuto una grande influenza sulle sue idee. Tornato in Italia, Borghi ottenne
nel 1949 la libera docenza in pedagogia e insegno' a Pisa, Palermo, Torino,
finche' non venne chiamato nel 1955 a ricoprire la cattedra di Pedagogia
presso la Facolta' di Magistero dell'Universita' di Firenze, dove rimase
fino al raggiungimento dei limiti d'eta' nel 1982. Nel 1983 venne nominato
professore emerito. Intensa e' stata la sua attivita' di studioso, oltre che
di insegnante, in diretto rapporto con i piu' vivaci gruppi italiani di
sperimentazione pedagogica, e di tessitore di reti di incontri e legami
dentro e fuori il mondo della scuola, in particolare negli anni della guerra
fredda. E' stato anche direttore, sostituendo Ernesto Codignola, di 'Scuola
e citta'', la piu' importante rivista italiana di pedagogia, e consulente de
La Nuova Italia per la gloriosa collana dei Maestri antichi e moderni. Della
sua fitta opera di studioso due libri in particolare sono stati
continuamente ristampati e vanno considerati dei classici della storiografia
sull'Italia e sul rapporto tra pensiero politico e istituzioni pedagogiche:
Educazione e autorita' nell'Italia moderna (1951, continuamente riproposto
da La Nuova Italia) e il suo seguito ideale Educazione e scuola nell'Italia
di oggi (1958), dal piglio militante. Ricordiamo ancora John Dewey e il
pensiero pedagogico contemporaneo negli Stati Uniti (1951) e L'ideale
educativo di John Dewey (di Dewey ha altresi' curato una scelta di scritti
pedagogici, Il mio credo pedagogico, 1954), Saggi di psicologia
dell'educazione (1951), Il fondamento dell'educazione attiva (1952), Il
metodo dei progetti (1953), L'educazione e i suoi problemi (1953),
Educazione e sviluppo sociale (1962), Scuola e comunita' (1964), Maestri e
problemi dell'educazione (1987), Presente e futuro nell'educazione del
nostro tempo (1987). In Educare alla liberta' (1992) ha raccolto i suoi
saggi sull'educazione libertaria e i suoi maestri: Tolstoj, Kropotkin, Carl
Rogers, ma anche Erasmo e Giordano Bruno, Proust e Marcuse e, ovviamente,
John Dewey. Di Marcuse ha sottoscritto il motto di una cultura 'libera di
comunicare la contraddizione, l'accusa e il rifiuto', di Proust e Dewey la
convinzione che 'l'arte e' cio' che vi e' di piu' reale, la piu' austera
scuola della vita e il vero ultimo giudizio'. Lamberto Borghi vive a Firenze
in Borgo San Jacopo, assistito dalla fedele compagna Angela [E' poi deceduto
sul finire del 2000]". Tra le opere di Lamberto Borghi segnaliamo le
seguenti recenti edizioni: Saggi di psicologia dell'educazione, La Nuova
Italia, 1968; Il metodo dei progetti. un capitolo della storia
dell'educazione attiva. Con testi di W. H. Kilpatrick, La Nuova Italia,
1973; Il fondamento dell'educazione attiva, La Nuova Italia, 1974; John
Dewey e il pensiero pedagogico contemporaneo negli Stati Uniti, La Nuova
Italia, 1974; Educazione e sviluppo sociale, La Nuova Italia, 1974;
L'educazione e i suoi problemi, La Nuova Italia, 1975; Educazione e
autorita' nell'Italia moderna, La Nuova Italia, 1975; Scuola e comunita', La
Nuova Italia, 1976; L'ideale educativo di John Dewey, La Nuova Italia, 1976;
Educazione e scuola nell'Italia d'oggi, La Nuova Italia, 1976; Maestri e
problemi dell'educazione, La Nuova Italia, 1987; Presente e futuro
nell'educazione del nostro tempo, Liguori, 1987; Educare alla liberta', La
Nuova Italia, 1992; La citta' e la scuola, Eleuthera, 2000. Opere su
Lamberto Borghi: Luciana Bellatalla, Antonio Corsi (a cura di), Lamberto
Borghi storico dell'educazione, Franco Angeli, Milano  2004 (con contributi,
oltre che dei curatori, di Massimo Forti, Giovanni Genovesi, Furio Pesci,
Renzo Pia, Umberto Sereni, Mario Valeri, Ignazio Volpicelli); Franco Cambi e
Paolo Orefice (a cura di), Educazione, liberta', democrazia. Il pensiero
pedagogico di Lamberto Borghi, Liguori, Napoli 2005 (con contributi, oltre
che dei curatori, di Luciana Bellatalla, Carmen Betti, Giacomo Cives,
Francesco Codello, Antonio Corsi, Paolo Federighi, Rosetta Finazzi Sartor,
Remo Fornaca, Carlo Fratini, Giovanni Genovesi, Silvia Guetta, Alessandro
Mariani, Annalisa Pinter, Tiziana Pironi, Dario Ragazzini, Daniela Sarsini,
Gastone Tassinari, Giuseppe Trebisacce, Mario Valeri, Maria Venuti)]

Da molti anni non avevo notizie del professor Lamberto Borghi, illustre
pedagogista, amico fraterno di Capitini. Apprendo da un breve articolo di
Goffredo Fofi ("Il Sole-24 ore", 17 dicembre 2000) che e' scomparso la sera
del 12 dicembre 2000 a Firenze, all'eta' di 93 anni.
Nato nel 1907 a Livorno da famiglia di origine ebraica, studio' alla Scuola
Normale di Pisa entrando in amicizia con Capitini.
Dopo l'approvazione delle leggi razziali nel 1938, lascio' l'Italia e si
rifugio' negli Stati Uniti, dove pote' conoscere altri esuli italiani (
Gaetano Salvemini, Nicola Chiaromonte) e gli esponenti della pedagogia
americana, primo fra tutti John Dewey, al quale Borghi, tornato in Italia
dopo la Liberazione, dedico' alcuni libri fondamentali, tutti editi dalla
editrice La Nuova Italia di Firenze.
Intrapresa la carriera accademica, fu professore di pedagogia nelle
Universita' di Palermo (1952), Torino, Firenze (dal 1955 al pensionamento).
Fu direttore per diversi anni della rivista "Scuola e citta'", fondata da
Ernesto Codignola.
Concepi' la scuola come momento di formazione democratica, libera da
preconcetti di razza, di religione, di ideologia. Convinto della necessita'
di eliminare la violenza da ogni aspetto dei rapporti umani, stimolo' gli
educatori alla ricerca di mezzi piu' idonei per alimentare l'ideale della
collaborazione tra le persone di qualsiasi ceto e nazionalita'.
Fu un deciso sostenitore dell'autonomia del processo educativo da ogni
potere: lo Stato come la Chiesa, i partiti come gli industriali. Queste idee
sono ribadite in una raccolta di scritti, La citta' e la scuola, da poco
pubblicata dalle edizioni Eleuthera.
Fra le numerose opere pedagogiche, edite dalla Nuova Italia, possiamo
ricordare Educazione e autorita' nell'Italia moderna (1951), guida ai
cambiamenti sociali e culturali del Paese tra il Risorgimento e gli anni
Cinquanta; L'educazione e i suoi problemi (1953), una breve e limpida
introduzione allo studio della pedagogia.
*
La nonviolenza
Fu legato a Capitini da un'intensa amicizia e collaboro' alle sue iniziative
per la diffusione della nonviolenza.
Lo ricordo ad una riunione di pacifisti a Perugia il 23 settembre 1961, il
giorno precedente la marcia per la pace, alla quale diede piena adesione.
Fece parte della Consulta italiana per la pace (fondata da Capitini nel
1962), una federazione dei principali organismi pacifisti in Italia.
Dopo la prematura scomparsa di Capitini, assunse la direzione di "Azione
nonviolenta" dal febbraio-marzo 1969 al maggio-giugno 1972, quando gli
subentro' come direttore responsabile Pietro Pinna.
Ha dedicato numerosi scritti alla illustrazione della vita e del pensiero di
Capitini, tra i quali il saggio dal titolo "Personalita' e pensiero di Aldo
Capitini", uscito negli Annali della Scuola Normale di Pisa ( Serie III -
Vol. V, I - 1975).
Nei brevi incontri che ebbi con lui al Cor di Perugia nel 1961-'62, fui
colpito dalla sua gentilezza e disponibilita' al dialogo; posso affermare,
senza enfasi, che ci ha lasciato un grande maestro di vita e di cultura del
Novecento.

2. MAESTRI. GIACOMO CIVES: IN MEMORIA DI LAMBERTO BORGHI
[Dal sito de "La mediazione pedagogica"
(web.tiscalinet.it/mediazionepedagogica/), col titolo "Lamberto Borghi
pedagogista laico e democratico".
Giacomo Cives e' professore emerito di Storia della pedagogia presso
l'Universita' La Sapienza di Roma. Membro del comitato scientifico
dell'Istituto superiore Montessori di ricerca e formazione, ha ricoperto la
carica di presidente del Centro italiano per la ricerca storico-educativa.
Tra le opere di Giacomo Cives: Cento anni di vita scolastica in Italia; Roma
1960-1967; Giuseppe Lombardo Radice. Didattica e pedagogia della
collaborazione, Firenze 1970; La mediazione pedagogica, Firenze 1973; La
filosofia dell'educazione in Italia oggi, Firenze 1978; Attivismo e
antifascismo in Giuseppe Lombardo Radice, Firenze 1983;  (con F. Cambi e R.
Fornaca), Complessita', pedagogia critica, educazione democratica, Firenze
1991; Pedagogia del cuore e della ragione, Bari 1994; Maria Montessori
pedagogista complessa, Pisa 2001; I miei maestri da Gabelli a Dewey, Roma
2001. Opere su Giacomo Cives: Franca Pinto Minerva (a cura di), La ricerca
educativa tra pedagogia e didattica. Itinerari di Giacomo Cives, Progedit,
2006]

Per una singolare coincidenza subito dopo la pubblicazione a cura di
Goffredo Fofi de La citta' e la scuola (Eleuthera, Milano 2000), una
succinta ma ben calibrata antologia di scritti di Lamberto Borghi, Borghi e'
scomparso, alla fine del 2000. Felice e opportuna la pubblicazione, che ora
assume anche un particolare accento celebrativo, per non dimenticare un
pedagogista che e' stato senza dubbio la figura piu' autorevole delle
scienze dell'educazione del dopoguerra in Italia, e non solo di quelle a
orientamento laico, con notevole rilievo anche fuori d'Italia.
Nato a Livorno nel 1907, partito studiando alla Facolta' di Lettere e
Filosofia nell'Universita' di Pisa con ricerche di storia della filosofia e
della cultura, particolarmente relative all'Umanesimo, come ebreo fu
costretto dalle inique leggi fasciste "per la difesa della razza" del 1938 a
trasferirsi in America, ove conobbe collaborando con loro nelle Universita'
degli Stati Uniti tra gli altri Salvemini, Lionello Venturi, Cassirer, De
Santillana, Kallen. Ebbe modo qui di incontrarsi con Dewey, allo studio e
allo sviluppo delle cui idee resto' poi fedele per tutta la vita. Tornato
nell'Italia liberata nel 1948, sposto' ormai del tutto i suoi interessi
sulla pedagogia e le scienze dell'educazione, conseguendo la libera docenza
in pedagogia nel 1949 e insegnando pedagogia per incarico nell'Universita'
di Pisa, poi a ruolo in quelle di Palermo, di Torino e di Firenze (qui dal
1954 al 1982).
Succedendo nell'insegnamento a Ernesto Codignola, Borghi e' stato
l'ispiratore e il punto di riferimento della pedagogia laica e democratica,
combattendo ogni tipo di conformismo e opportunismo e respingendo ogni
genere di autoritarismo, di prevaricazione, di fanatismo, pur sempre con
attenzione e rispetto per le varie posizioni, anche se non condivise, se
nutrite di serieta' e originalita'.
Non a caso amico di Guido Calogero e Aldo Capitini, e vicino al loro
liberalsocialismo e spirito libero religioso, Borghi e' rimasto per tutta la
vita legato all'insegnamento di Dewey, che ha continuato a far conoscere e
commentare fino alla morte, per la promozione attiva della mediazione tra
individuo e societa', all'insegna della liberta' e della collaborazione. Ma
anche in cio' non dimenticava il suo spirito critico distintivo: e nella sua
fedelta' di fondo all'ispirazione libertaria, per cui era stato vicino tra
gli altri a Armando Borghi e a Andrea Caffi, osservava che qualche volta
anche Dewey aveva messo tra parentesi il valore dell'individuo, che per
Lamberto Borghi era il valore irriducibile e fondamentale, a vantaggio di
quello del gruppo, invece da continuamente mediare con equilibrio con il
singolo. Da qui, con Cattaneo, e in realta' con lo stesso Dewey,
l'apprezzamento dell'autonomia e dell'autogoverno delle piccole comunita',
ove la presenza dell'individuo e' piu' identificabile, che non l'esaltazione
dei grandi conglomerati (si pensi al limite al proposito dello Stato etico),
in cui la minaccia della spersonalizzazione e del conformismo e' piu' forte.
Borghi e' stato, dopo Ernesto Codignola, il coordinatore della cosiddetta
"scuola di Firenze", quella dei Visalberghi, De Bartolomeis, Laporta,
Santoni Rugiu, Tornatore e altri, direttore della rivista "Scuola e Citta'"
(dal 1965 al 1972) e per vari anni della storica collana de La Nuova Italia
"Educatori antichi e moderni". Numerose sono state le sue cariche in
associazioni italiane e internazionali.
*
I suoi scritti numerosi (Borghi e' sempre stato di grande operosita') hanno
riguardato la storia della pedagogia, la pedagogia generale e la filosofia
dell'educazione, la didattica attivistica, la pedagogia empirica, la
psicologia e sociologia dell'educazione. Ma centrale e' stata la battaglia
per promuovere una visione non mistificata e antiretorica della storia della
nostra societa' e della nostra scuola, per sviluppare un'educazione attiva e
progressiva che saldi liberta' di ciascuno, cooperazione democratica, difesa
e rinnovamento della scuola di tutti, per realizzare forme di educazione
antiautoritaria che combattano fin dalla nascita nell'ambiente decisivo
della famiglia l'inculcazione di sordi condizionamenti e pregiudizi e il
dominio di una chiusa e sopraffattrice societa' di adulti egoisti e senza
creativita'.
Al centro di tutta quest'opera e' il capolavoro di Borghi, una vera e
propria antistoria relativa al nostro paese contemporaneo scritta, com'e'
stato detto, in chiave salveminiana e contro adulterazioni retoriche, opera
che dovrebbero conoscere non solo i pedagogisti (che invece la stanno gia'
dimenticando), Educazione e autorita' nell'Italia moderna, edita nel 1951
sempre da La Nuova Italia. Una continuazione ideale, costituita dalla
raccolta di saggi puntuali, anche se non sempre dello stesso respiro, e'
stata Educazione e scuola nell'Italia d'oggi, pure edita da la Nuova Italia
ma nel 1958.
Assiduo e di grande rilievo lo studio di Dewey, che Borghi ha promosso in
Italia con simpatia e originalita'. Si possono ricordare qui soprattutto
John Dewey e il pensiero pedagogico contemporaneo negli Stati Uniti e
L'ideale educativo di John Dewey, pubblicati a Firenze da La Nuova Italia
nel 1951 e 1955. Sempre per La Nuova Italia nel 1954 Borghi curo' con una
bella introduzione una riuscita antologia di scritti di Dewey, Il mio credo
pedagogico, che ha molto contribuito alla conoscenza dell'autore di
Democrazia e educazione tra gli insegnanti.
Altri impegnati scritti di Borghi, anche questi editi da La Nuova Italia,
furono dedicati alla diffusione dei metodi attivi nella scuola del
dopoguerra: da Il fondamento della scuola attiva del 1952 a Il metodo dei
progetti del 1953. Succinto ma organico quadro divulgativo delle esigenze
del rinnovamento dell'educazione odierna e' stato il libretto, molto
orientativo per i maestri, L'educazione e i suoi problemi del 1953. Senza
soffermarsi sulle tante opere di Borghi, concluderemo ricordando il suo
"canto del cigno" apparso quando aveva 85 anni, cioe' nel 1992, Educare alla
liberta'. Sono qui raccolti saggi su studiosi e educatori che in tutta la
loro vita hanno manifestato forte impegno per esaltare e realizzare la
liberta' culturale, civile e educativa dell'uomo: da Tolstoj a Kropotkin, da
Erasmo a Giordano Bruno, da Rogers a Marcuse e a Dewey.
*
Borghi ha saputo unire la dignita' del discorso scientifico e
storico-culturale sull'educare, di alto livello accademico e non
provinciale, alla coerente militanza civile e educativa, come dicevamo, per
una formazione autenticamente democratica senza cedere alle contrastanti
ideologie unilaterali, insieme pero' senza sottrarsi al dialogo. Basti
pensare alle sue analisi simpatetiche e ricche di ammirazione per vari
aspetti dello stesso pensiero di Gramsci, o a certi franchi e insieme
sensibili interventi a convegni interculturali indetti dai Salesiani.
Ma Borghi, attento alla problematicita', non mancava di aggiungere che
l'intenzione di Gramsci di conciliare l'originalita' dell'individuale
nell'organicita' del sociale era una "risoluzione non completa", e
quell'assunto era "un'impresa tragica e disperata", e con Garosci scriveva
(in un'epoca di sostanziale egemonia marxista) che Gramsci era "una figura
profondamente contraddittoria", al tempo stesso "totalitaria" e "liberale"
(qui "nella sua vivida concezione delle varieta' delle influenze in gioco").
Quanto alla Chiesa cattolica e alla sua concezione educativa la sua
affermazione di voler tutelare "il principio dell'autonomia della coscienza
individuale" gli appariva poi risolta tutta "a beneficio dell'autorita'
della Chiesa, della sua guida e del suo controllo". Anche qui una
contraddizione profonda, rilevata da Borghi. "Mentre quindi si vede
chiaramente lo sforzo della dottrina cattolica di fondare su stabili assisi
la coscienza individuale e la persona umana, l'affermazione che essa non si
formi nella sua integrita' alla perfezione morale che le compete senza che
vi penetri il sacerdote e con esso l'autorita' della Chiesa rende vacillante
quella base che prima si era costruita" (cfr. Lamberto Borghi, Educazione e
scuola nell'Italia d'oggi, Firenze, La Nuova Italia, 1958, pp. 238-239 e
220-221).
*
Dunque una ricca e complessa problematica quella svolta da Borghi nella sua
vita. Di cui era certo difficile dare un'idea appropriata e completa in una
antologia di circa 200 pagine di piccolo formato, come quella de La citta' e
la scuola da cui abbiamo preso le mosse. Ma date per scontate le necessarie
scelte e omissioni, il libro come dicevamo all'inizio e' felicemente
strutturato, includendo pagine sul rapporto per la concezione del lavoro tra
il socialismo utopistico di Fourier e il marxismo di Gramsci, sulla figura
dell'anarchico Caffi, di cui si era gia' occupato in Educazione e autorita'
nell'Italia moderna, capitolo finale su "La Resistenza", sull'amato Dewey di
cui in un felice saggio organico si afferma tra l'altro come in lui sia
basilare "il criterio attivo e costruttivo dell'apprendere e
dell'insegnare", uno degli "aspetti fondamentali dell'educazione nuova". E
ancora - per quanto riguarda "I maestri" - sono inclusi un saggio su
Capitini e uno su Korczak.
La seconda parte dei testi di Borghi inclusi in La citta' e la scuola, dal
titolo "La citta'", riguarda problemi distintivi dello studioso: il valore
dell'autonomia con forte riferimento a Cattaneo e a Dewey; il rapporto tra
scuola e societa', con una importante e storica discussione con Salvemini
sulla possibilita' di educare a una societa' libera futura, mentre
conterebbe promuovere personalita' critiche al presente; il carattere e il
senso dell'educazione laica, strettamente collegata all'educazione attiva,
alle iniziative dal basso, alla liberazione dell'individuo e alla promozione
della democrazia; i danni del pregiudizio, dalla denuncia di Voltaire a
quella di Allport e della scuola di Francoforte circa la "personalita'
autoritaria" prodotta fin dall'infanzia da certi rapporti di famiglia, e le
forme della sua possibile prevenzione e terapia nell'educazione; l'esigenza
dell'educazione ebraica di coltivare la tradizione e insieme di aprirsi al
mondo e alla pluralita'; le spinte emancipatrici verso la democrazia
universitaria e quella sociale del movimento del 1968; il carattere
dell'educazione integrale libertaria secondo Tolstoj, particolarmente
realizzabile nelle piccole comunita'.
*
Come si vede i temi sono importanti e significativi e danno il senso di vari
sviluppi del pensiero di Borghi. Circa il quale il curatore Goffredo Fofi,
noto critico cinematografico e letterario, che ha cosi' ben raccolti questi
scritti, si sofferma nella "Prefazione" su un indirizzo pedagogico degli
insegnanti che ha battuto piu' positivamente sul metodo educativo, dietro
cui "era una visione del mondo antiautoritaria e decentrata" portato avanti
dai gruppi raccolti intorno a "Scuola e Citta'" di Borghi e "Cooperazione
educativa", su un altro che ha insistito sui contenuti, di cui una ripresa
vi e' stata con la Contestazione, e di un altro ancora attuale che batte
sulle tecniche, ma di tipo appunto tecnologico e impersonale e non del
genere di quelle artigianali di Freinet. Mentre nelle due prime posizioni vi
era variamente passione e tensione culturale e civile, in quella dominante
oggi vi e' appiattimento, mero efficientismo e gerarchizzazione.
Questo panorama e' forse un po' semplificato (basti pensare
all'articolazione del dibattito che vi e' stato circa il rapporto metodi -
contenuti) ma e' sostanzialmente giusto. Anche se certo molte altre
riflessioni possono essere stimolate dalla lettura pedagogica di Borghi.
Sulla ricca articolazione del suo pensiero e' ben consapevole del resto
anche Fofi quando scrive (pp. 14-15): "Si avvertono nel pensiero di Borghi
molte componenti: l'origine ebraica e le conseguenti persecuzioni e fughe,
le simpatie anarchiche e l'amicizia di Caffi e Chiaromonte, il magistero
teorico di Dewey pensatore della politica quanto della pedagogia e le due
strettamente connesse, l'amicizia (e talora il conflitto) con il laico
Salvemini, l'amicizia piena con il nonviolento Capitini, il rapporto
quotidiano e diretto con i maestri di scuola di base di 'Scuola e Citta'' o
del Ceis di Rimini o del Mce, l'attivita' di insegnante universitario
formatore di nuovi maestri e nuovi educatori nella temperie del dopoguerra,
l'assoluta serieta' dello storico che si fa forte del rispetto per le idee
altrui studiate e presentate con il massimo di attenzione e dell'assenza
altrettanto assoluta di enfasi propagandistica sulle proprie idee e per la
propria parte".
E Fofi molto giustamente aggiunge a conclusione (p. 15): "Con Borghi e con i
suoi scritti bisogna tornare a fare i conti e da essi bisogna ripartire,
allargandosi e aprendosi agli stimoli di cui essi si sono nutriti e al
pensiero di altri maestri e educatori del suo stampo, quelli stessi da cui
egli ha imparato o con i quali ha saputo incontrarsi".
*
Ecco, sorge qui l'auspicio che anche per merito de La citta' e la scuola
l'interesse per Borghi venga allargato, e nel caso piu' ampie antologie dei
suoi scritti vengano aggiunte, magari distintamente per lo storico della
pedagogia e il teorico dell'educazione e delle scuole, e che venga preparata
anche una monografia sulla sua opera e la sua riflessione. Chi scrive crede
che ne valga veramente la pena. E cio' sostiene non solo per l'antica
reverenza nutrita nei riguardi di Borghi e per il reciproco affetto che l'ha
unito a lui. Studiare, comprendere, approfondire il pensiero di Borghi
significa in realta' acquistare il senso della viva proposta educativa
laica, attivistica, liberatrice, democratica della meta' di questo secolo e
particolarmente degli anni '50-'60 in Italia e confrontarsi con un modello
formativo di grande livello e di forte tensione civile, che potra' forse
giovare a svegliarci (e qui ha ragione Fofi) dall'attuale stato di
intorpidimento e disimpegno, e non solo in rapporto all'educazione.

3. MAESTRI. FRANCESCO CODELLO: IN MEMORIA DI LAMBERTO BORGHI
[Dal sito di "Umanita' nova" (www.ecn.org/uenne) riprendiamo il seguente
articolo apparso su "Umanita' Nova" n. 1 del 14 gennaio 2001, col titolo
"Lamberto Borghi. La scomparsa di un maestro" e il sommario "E' morto
all'eta' di novantatre anni Lamberto Borghi, il piu' autorevole pedagogista
italiano della seconda meta' di questo secolo passato".
Francesco Codello, storico della pedagogia libertaria, dirigente scolastico
di Treviso, da anni impegnato nella ricerca storico-educativa, e' autore di
numerosi articoli e saggi apparsi su diverse riviste, animatore dell'Iden
(International Democratic Education Network) in Italia e redattore della
rivista "Libertaria". Opere di Francesco Codello: Educazione e anarchismo.
L'idea educativa nel movimento anarchico italiano (1900-1926), Ferrara 1995;
La buona educazione. Esperienze libertarie e teorie anarchiche in Europa da
Godwin a Neill, Franco Angeli, Milano 2005]

Con la scomparsa di Borghi se ne va il principale esponente italiano, e uno
tra i piu' grandi esperti a livello internazionale, dell'attivismo
pedagogico di matrice statunitense che ha avuto in John Dewey il caposcuola.
L'attivismo di Borghi pero' si nutre della sensibilita' sociale europea ed
in particolare delle influenze di pensatori come Aldo Capitini, Gaetano
Salvemini, ma anche della tradizione che deriva da Carlo Cattaneo piuttosto
che da Giuseppe Mazzini, da Pietro Kropotkin piuttosto che da Carlo Marx.
Costretto all'esilio perche' ebreo, dopo essersi laureato con una tesi
sull'umanesimo di Erasmo da Rotterdam nel 1929, nel 1940 attraversa l'oceano
e negli Usa entra in stretta relazione con le menti piu' laiche e brillanti
dell'opposizione al fascismo e stringe relazioni intellettuali con Cassirer,
Kilpatrick, Caffi, Chiaromonte, Salvemini oltre che con lo stesso Dewey e
insegna all'Universita' di Yale. Collabora con illustri intellettuali non
allineati come Hannah Arendt, Mary McCarthy, Albert Camus alla rivista
"Politics" e si indirizza decisamente verso una cultura laica e pragmatica
ancorata pero' a valori forti e saldi di giustizia sociale e liberta'.
Al suo ritorno in Italia nel 1949 ottiene una cattedra all'Universita' di
Pisa e, dopo altri cambi, nel 1955 arriva a Firenze dove restera' fino al
termine della sua attivita' accademica.
Lamberto Borghi e' stato sicuramente il primo pedagogista italiano che ha
rotto gli schemi classici dell'interpretazione storiografica di matrice
cattolica e marxista nella lettura della storia dell'educazione e della
scuola. Fin dal suo primo importante e ancor valido testo Educazione e
autorita' nell'Italia moderna (Firenze, La Nuova Italia, 1951), riproposto
in piu' riedizioni, egli mette in risalto il contributo di quelle correnti
democratiche, del socialismo libertario e dell'anarchismo italiano rispetto
a quelle ortodosse, nel lento e difficile processo evolutivo dell'educazione
e dell'istruzione popolare.
Ma il suo apporto piu' significativo consiste nella diffusione del pensiero
di Dewey e dell'attivismo pedagogico (con la pubblicazione di numerosi saggi
e libri) cosi' prossimo, per certi aspetti, all'educazione libertaria.
Bisogna considerare il contesto storico nel quale egli introduce queste idee
per coglierne fino in fondo la portata veramente innovativa. Nell'Italia del
dopoguerra e del boom economico, dell'affermarsi e consolidarsi delle due
chiese culturali catto-comuniste, Lamberto Borghi rappresenta, assieme alla
compianta Tina Tomasi e a pochi altri, una tra le poche voci di dissenso al
conformismo culturale imperante.
Basta scorrere il catalogo di quella prestigiosa e autorevole casa editrice
La Nuova Italia di Firenze o leggere i suoi interventi nella rivista "Scuola
e citta'" per rendersi perfettamente conto del lavoro svolto nella direzione
di un rinnovamento laico e libertario.
La sua evoluzione, negli ultimi anni della sua vita in maniera ancor piu'
decisa, verso il patrimonio storico e culturale dell'anarchismo, la sua
collaborazione e la sua disponibilita' nei confronti di iniziative
anarchiche come il convegno su Michele Bakunin del 1976 a Venezia e il piu'
recente del 1993 su Andrea Caffi a Bologna, testimoniano certamente la
sensibilita' propria di un uomo libero che ha dedicato la sua vita alla
ricerca e alla costruzione di una dimensione piu' umana di una societa'
cosi' schiavizzata come la nostra.
Tanti sono i suoi libri, i saggi, gli articoli, i contributi dati per
costruire una cultura diversa e anomala rispetto a quella dominante, per
essere qui ricordati.
Voglio citare, concludendo, la recentissima antologia curata da Goffredo
Fofi (Lamberto. Borghi, La citta' e la scuola, Milano, Eleuthera, 2000), ed
invitare i lettori interessati di "Umanita' Nova" a leggerla per cogliere in
maniera sintetica ma precisa l'evoluzione del pensiero e della sensibilita'
di questo maestro.

4. MAESTRI. GOFFREDO FOFI: IN MEMORIA DI LAMBERTO BORGHI
[Dal quotidiano "Il sole - 24 ore" del 17 dicembre 2000, col titolo "Un
antiautoritarismo alla Dewey".
Goffredo Fofi, nato a Gubbio nel 1937, ha lavorato in campo pedagogico e
sociale collaborando a rilevanti esperienze. Si e' occupato anche di critica
letteraria e cinematografica. Tra le sue intraprese anche riviste come
"Linea d'ombra", "La terra vista dalla luna" e "Lo straniero". Per sua
iniziativa o ispirazione le Edizioni Linea d'ombra, la collana Piccola
Biblioteca Morale delle Edizioni e/o, L'ancora del Mediterraneo, hanno
rimesso in circolazione testi fondamentali della riflessione morale e della
ricerca e testimonianza nonviolenta purtroppo sepolti dall'editoria -
diciamo cosi' - maggiore. Opere di Goffredo Fofi: tra i molti suoi volumi
segnaliamo particolarmente almeno L'immigrazione meridionale a Torino
(1964), e Pasqua di maggio (1989). Tra le pubblicazioni degli ultimi decenni
segnaliamo ad esempio: con Tony Thomas, Marlon Brando, Gremese, 1982; con
Franca Faldini, Toto', Pironti, Napoli 1987; Pasqua di maggio. Un diario
pessimista, Marietti, Casale Monferrato 1988; con P. Polito, L'utopia
concreta di Aldo Capitini, Lacaita, Manduria 1988; Prima il pane, e/o, Roma
1990; Storie di treno, L'Obliquo, 1990; Benche' giovani. Crescere alla fine
del secolo, e/o, Roma 1993; Strana gente. 1960: un diario tra Sud e Nord,
Donzelli, Roma 1993; La vera storia di Peter Pan  e altre storie per film
(1968-1977), e/o, Roma 1994; Piu' stelle che in cielo. Il libro degli attori
e delle attrici, e/o, Roma 1995; Come in uno specchio. I grandi registi del
cinema, Donzelli, Roma 1995; Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani,
Donzelli, Roma 1996; con Gad Lerner e Michele Serra, Maledetti giornalisti,
e/o, Roma 1997; Sotto l'Ulivo. Politica e cultura negli anni '90, Minimum
Fax, 1998; Un secolo con Toto', Dante & Descartes, Napoli 1998; Le nozze coi
fichi secchi, L'ancora del Mediterraneo, Napoli 1999; con Gianni Volpi,
Vittorio De Seta. Il mondo perduto, Lindau, 1999; con Stefano Benni,
Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione, Minimum Fax, 1999; con Franca
Faldini, Toto'. L'uomo e la maschera, L'ancora del Mediterraneo, Napoli
2000; con Stefano Cardone, Intoccabili, Silvana, 2003; Paolo Benvenuti,
Falsopiano, 2003; con Ferruccio Giromini, Santosuosso, Cooper e
Castelvecchi, 2003; Alberto Sordi, Mondadori, Milano 2004; con Giovanni Da
Campo e Claudio G. Fava., Simenon, l'uomo nudo, L'ancora del Mediterraneo,
Napoli 2004;  con Franca Faldini, Toto'. Storia di un buffone serissimo,
Mondadori, Milano 2004; Circo equestre za-bum. Dizionario di stranezze,
Cargo, 2005. Opere su Goffredo Fofi: non conosciamo volumi a lui dedicati,
ma si veda almeno il ritratto che ne ha fatto Grazia Cherchi, ora alle pp.
252-255 di Eadem, Scompartimento per lettori e taciturni, Feltrinelli)]

E' scomparso, la sera del 12 corrente mese a Firenze, Lamberto Borghi. Di
lui Eleuthera aveva appena mandato in libreria una raccolta di scritti, La
citta' e la scuoia, il cui titolo parafrasa quello di una gloriosa rivista
che lui diresse dopo il Codignola. Aveva 93 anni, la sua morte e'
nell'ordine delle cose.
Ma non lo e' il silenzio che ha circondato la sua opera, e la disattenzione
dei media nei confronti di uno studioso tra i migliori che l'Italia
repubblicana abbia avuto, "padre della patria" assai piu' di tanti celebrati
vecchioni ma che ha agito nell'ombra, e in un campo, la scuola, che non ha
prodotto se non transitoriamente dei "nomi" famosi (don Milani, Mario Lodi).
Borghi, ebreo livornese, studio' alla Normale di Pisa legandosi a Capitini e
all'area del nascente liberalsociabmo, poi dovette fuggire in America per le
leggi razziali e la' fu a fianco di personalita' come Salvemini (con il
quale ebbe spesso amicali contrasti), John Dewey, Carl Rogers, Cassirer, e
l'area di "Polities", la rivista di Dwight Macdonald, cui collaboro'
conoscendovi, oltre alla Arendt, Nicola Chiaromonte, un amico prediletto che
lo introdusse, quando torno' in Europa, all'amicizia di Andrea Caffi.
Si era precisata in America la sua vocazione di pedagogista, che lo porto'
al Magistero di Firenze, alla formazione di migliaia di valorosi insegnanti,
al rapporto con i gruppi e le battaglie del rinnovamento della scuola, fino
all'affermazione, con gli anni del boom, dei principi e metodi della "scuola
attiva" almeno nelle elementari, spazio privilegiato della sperimentazione
post-bellica di fronte alla chiusura delle superiori e del loro ceto troppo
docente.
Tra i suoi libri, spicca un capolavoro della nostra storiografia, Educazione
e autorita' nell'Italia moderna, straordinaria guida alle mutazioni sociali
e politiche del Paese, tra il Risorgimento e gli anni Cinquanta del '900.
Ma innumerevoli sarebbero le opere da citare, tutte attorno al grande tema
dimenticato per decenni, nel dominante statalismo della nostra tradizione di
destra e di sinistra, dell'autonomia della scuola, e anzi dell'autonomia del
processo pedagogico da ogni altro potere: lo Stato come la Chiesa; i partiti
come gli industriali.
Un "potere" a se' oggi tutto da reinventare, con l'ausilio delle riflessioni
e degli studi di pensatori come Borghi che mai, forse, sono stati cosi'
necessari come oggi.

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 119 dell'8 luglio 2007

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