Nonviolenza. Femminile plurale. 113



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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino"
Numero 113 del 7 luglio 2007

In questo numero:
1. Martha Nussbaum: Clonazioni del desiderio
2. Maria Laura Lanzillo: Martha Nussbaum
3. Serena Zoli: Martha Nussbaum
4. Francesca Rigotti presenta "Woman and Human Development. The Capabilities
Approach" di Martha Nussbaum
5. Francesca Rigotti presenta "Ethics and Political Philosophy" di Martha
Nussbaum

1. RIFLESSIONE. MARTHA NUSSBAUM: CLONAZIONI DEL DESIDERIO
[Dal quotidiano "Il sole 24 ore" dell'11 giugno 2000, col titolo "Clonazioni
del desiderio".
Martha Nussbaum e' una delle piu' influenti pensatrici contemporanee,
insegna diritto ed etica all'Universita' di Chicago. Fra le opere di Martha
Nussbaum: (con Gian Enrico Rusconi, Maurizio Viroli), Piccole patrie grande
mondo, Donzelli, Roma 1995; La fragilita' del bene. Fortuna ed etica nella
tragedia e nella filosofia greca, Il Mulino, Bologna 1996; Il giudizio del
poeta. Immaginazione letteraria e civile, Feltrinelli, Milano 1996; Terapia
del desiderio. Teoria e pratica nell'etica ellenistica, Vita e Pensiero,
Milano 1998; Coltivare l'umanita'. I classici, il multiculturalismo,
l'educazione contemporanea, Carocci, Roma 1999; Diventare persone. Donne e
universalita' dei diritti, Il Mulino, Bologna 2001; Giustizia sociale e
dignita' umana. Da individui a persone, Il Mulino, Bologna 2002; Capacita'
personale e democrazia sociale, Diabasis, 2003; L'intelligenza delle
emozioni, Il Mulino, Bologna 2004; Nascondere l'umanita'. Il disgusto, la
vergogna, la legge, Carocci, Roma 200ç. Un'ampia bibliografia delle opere di
Martha Nussbaum, aggiornata fino al 2000, compilata da Eddie Yeghiayan, e'
dsponibile alla pagina web: http://sun3.lib.uci.edu/eyeghiay/nussbaum.html]

E' difficile pensare bene la clonazione perche' riguarda il futuro, un
ambito in cui l'immaginazione letteraria e' di particolare aiuto: ci
permette di vagliare possibilita' della nostra vita prima ancora di essere
costretti a scegliere se realizzarle o meno. Quando ho scritto "Little C"
non avevo elaborato una posizione etica sulla clonazione. Pero' avevo
riflettuto molto sul desiderio, che tutti noi proviamo, di sostituire una
persona con un'altra e ho raccontato come cio' potrebbe realizzarsi con
esito tragico in un mondo dove la clonazione fosse fattibile. Era anche una
maniera per dire che non e' poi una tecnica cosi' diversa dagli altri mezzi
con i quali cerchiamo di sostituire le persone che abbiamo perso. Figli
"naturali", amanti, amici non sono immuni da questi desideri.
Dalla pillola in poi, le conoscenze in biologia umana hanno separato la
riproduzione dalla sessualita'. A conti fatti, credo che ne consegua piu'
liberta' per le donne che possono influire sul corso della propria vita,
avere rapporti sessuali senza sposarsi, sposarsi senza concepire e concepire
quando lo decidono. Questa e' certamente liberta'. Il suo aspetto negativo
e' che da' spesso agli uomini un comodo pretesto per comportarsi da
irresponsabili verso le donne. Certo, lo possono fare anche quando ci sono
di mezzo i figli ma, senza questi, hanno meno vincoli. E i datori di lavoro
ancora non hanno pensato a rendere la carriera femminile compatibile con la
cura di bambini e anziani. Se ne occuperebbero, eccome, se le donne non
disponessero di contraccettivi. Invece sono soggette a pressioni sottili e
diffuse per far si' che nelle tappe piu' vulnerabili della carriera
rimandino la gravidanza a piu' tardi.
Le applicazioni della ricerca genetica promettono figli piu' sani, ma anche
fatti su misura. Nei nostri Paesi, i comitati etici sono chiamati a fissare
dei limiti nel tentativo di evitare una crescente "mercificazione"; c'e'
anche chi li critica perche' cosi' facendo limitano le scelte per dare ai
nostri discendenti una vita migliore. Ovviamente vogliamo che le nuove
tecniche siano accessibili ai genitori per prevenire atroci malattie dei
figli, ma siamo talmente gregari e abbiamo una visione del "normale" tanto
immiserita che molti di noi eviterebbero di avere figli che si discostino
dalla norma statistica per qualunque motivo, perche' sarebbero handicappati
mentali o omosessuali, poco portati per lo sport o poco aggressivi.
Queste sono tutte caratteristiche sgradite ai genitori, almeno in America
dove amano fare il tifo per il proprio bambino o la propria bambina
"normale", aggressiva e atletica. Il mio timore e' che in assenza di un
controllo, impediremmo l'esistenza di tipi umani preziosi e percio' i
comitati etici hanno una funzione anche se ridurranno la nostra liberta'.
Inoltre si prospetterebbe un mondo diviso in due: di qua i figli dei ricchi,
prodotti "perfetti" dell'ingegneria genetica, e di la' i figli dei poveri
che non si possono permettere le nuove tecnologie. Biologicamente, ricchi e
poveri divergerebbero sempre di piu'. E' un pensiero orrendo; sarebbe una
prospettiva fatale per l'idea secondo la quale tutti gli esseri umani hanno
uguale valore, una delle nostre idee migliori anche se non sempre la
pratichiamo. Vivremmo in un mondo da incubo, quello illustrato dal film
Gattaca.
Le applicazioni della genetica sono uno sviluppo nuovo della nostra cultura,
ci lasciano smarriti e, in cerca di guida, ci rivolgiamo ai filosofi.
Giustamente: fanno un ottimo lavoro. Credo pero' che dobbiamo chiedere aiuto
non alla sola etica applicata ma anche all'opera piu' profonda e sistematica
della filosofia morale che sviluppa i concetti portanti di uguaglianza e di
dignita', entrambi indispensabili a questo dibattito. E, ripeto, dobbiamo
chiederli ala letteratura: spesso puo' mostrarci quello che la filosofia non
ha ancora immaginato.

2. PROFILI. MARIA LAURA LANZILLO: MARTHA NUSSBAUM
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 31 maggio 2002, col titolo "Il diritto
alla buona vita" e il sommario "Quello che le persone devono poter fare,
quello che le donne non sempre possono fare. L'eurocentrismo della
globalizzazione e la struttura precaria dei diritti universali nel
femminismo liberale della filosofa americana Martha Nussbaum, oggi a Modena
e domani a Bologna con due conferenze su donne e diritti e su 'capabilities'
e giustizia sociale".
Maria Laura Lanzillo insegna storia delle dottrine politiche all'Universita'
di Bologna (sede di Forli'); autrice di numerosi saggi di storia del
pensiero politico, e' responsabile del coordinamento redazionale di
"Filosofia politica". Tra le opere di Maria Laura Lanzillo: Voltaire. La
politica della tolleranza, Laterza, Roma-Bari 2000; Tolleranza, Il Mulino,
Bologna 2001; (a cura di), La questione della tolleranza, Clueb, Bologna
2003; (a cura di), Tocqueville. Antologia degli scritti politici, Carocci,
Roma 2004; Il multiculturalismo, Laterza, Roma-Bari 2005]

"Un femminismo internazionale che voglia essere incisivo dovra' impegnarsi
rapidamente nell'elaborare raccomandazioni normative che trascendano le
barriere di cultura, nazionalita', religione, razza e classe. Dovra' quindi
escogitare concetti descrittivi e normativi adeguati a tale compito". Un
compito alto che Martha Nussbaum, docente di diritto e etica all'Universita'
di Chicago, una delle piu' famose voci della filosofia politica liberale
statunitense, chiede alla filosofia femminista in Women and Human
Development, tradotto in italiano come Diventare persone. Donne e
universalita' dei diritti (Il Mulino, 2001). Un compito a cui Nussbaum non
si sottrae e a cui intende fornire una soluzione all'altezza della sfida che
la contemporaneita' offre. Il concetto descrittivo e normativo ritenuto
filosoficamente necessario e' individuato nell'approccio delle capabilities,
le capacita' umane. Un termine questo che Nussbaum riprende dalla
riflessione dell'economista indiano Amartya Sen, ma che sottrae all'ambito
specifico dell'analisi comparata dell'uguaglianza e della disuguaglianza
sociale cui Sen lo applica, ampliandone lo spettro semantico al fine di
indicare cio' che le persone non solo hanno il diritto di fare, ma sono
realmente in grado di fare, in un orizzonte che e' quello della dignita'
umana. Le capacita' umane diventano allora funzionali alla fondazione di
principi politici di base (costituzionali, quindi) che nell'intenzione della
filosofa statunitense dovrebbero produrre una nuova forma di universalismo,
non piu' neutro o neutrale secondo lo schema liberale (e in realta'
funzionale al dominio politico e allo sfruttamento economico eurocentrico,
prima, e occidentale, poi, sul resto del mondo), ma sensibile al pluralismo
e alla differenza culturale. Martha Nussbaum, che divide la propria vita fra
lo studio filosofico e l'impegno nella preparazione dei Rapporti sullo
sviluppo umano del programma di sviluppo dell'Onu, e' in questi giorni in
Italia. Mercoledi' scorso e' stata insignita della laurea honoris causa
dalla facolta' di scienze politiche dell'universita' di Torino e in
occasione della recente uscita del suo ultimo libro Giustizia sociale e
dignita' umana. Da individui a persone (prefazione di Chiara Saraceno, Il
Mulino, euro 11, pp. 150), interverra' oggi a Modena, nell'ambito degli
incontri "Le donne intrecciano le culture", al convegno Diventare persone.
Coltivare capacita' per un mondo possibile (Teatro S. Carlo, dalle ore 9,30)
con una relazione su Donne e universalita' dei diritti. Domani, invece, a
Bologna, alle 10,30 nella Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio,
nell'ambito del ciclo Donne, democrazia globale e giustizia sociale,
organizzato dall'associazione Orlando, discutera' insieme a Vera Negri
Zamagni e Carlo Galli, moderati da Raffaella Lamberti, di Capabilities come
risorse fondamentali per la giustizia sociale.
*
In Giustizia sociale e dignita' umana Nussbaum riprende alcuni dei temi
sviluppati in Diventare persone, in particolare la definizione di principi
universali fondamentali che tutti i governi garantiscano al fine di ottenere
il rispetto della dignita' umana della persona, e li intreccia ai temi gia'
sviluppati in precedenti lavori (dal libro che l'ha resa famosa anche in
Italia, La fragilita' del bene, Bologna, Il Mulino, 1996, a Coltivare
l'umanita', Roma, Carocci, 1999), quali il tema dei bisogni e delle
relazioni di cura o il tema degli squilibri e dell'ingiustizia nei rapporti
familiari. In un volume di agile lettura, grazie anche alla bella traduzione
italiana di Edoardo Greblo, Nussbaum rilegge il paradigma liberale dei
diritti centrato sull'autonomia della persona da Kant a Rawls alla luce
dell'esperienza quotidiana dell'assistenza e della cura, per lo piu'
affidata alle donne, verso un bambino, un anziano o una persona disabile: il
diritto a essere autonomi in quanto individui e persone sancito dalle
dichiarazioni dei diritti implica o non anche il riconoscimento della
capacita' a essere autonomi? Declinata in maniera diversa, la questione
riemerge anche nell'analisi dei rapporti che si determinano all'interno di
quella particolare struttura sociale che e' la famiglia e che invece le
teorie liberali continuano a ritenere un'associazione naturale,
legittimandone quantomeno nella pratica (se non anche nella teoria) i
comportamenti di dominio, violenza e discriminazione delle donne (figlie,
madri o mogli che siano) che all'interno di essa in ogni parte del mondo, in
maniera piu' o meno velata, sofisticata o culturalmente costruita, si danno:
il diritto alla privacy e' un diritto realmente universale o in realta'
sancisce solo la privacy maschile?
L'analisi critica di Nussbaum giunge dunque a toccare il nucleo problematico
e contraddittorio del pensiero liberale dei diritti e della concezione
dell'individuo e a interrogarsi sulla teoria e la pratica della giustizia.
Punto di osservazione privilegiato dal quale fare emergere le difficolta' in
cui oggi con maggiore evidenza si dibatte la teoria dei diritti universali,
e la correlata questione della giustizia sociale, diviene la figura della
donna: la condizione femminile di dipendenza e di svantaggio, piu' evidente
nelle societa' dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, ma che anche le
ricche e sviluppate societa' occidentali sperimentano, diventa indicatore
della struttura precaria dei diritti universali.
*
Se allora si vuole, come vuole Nussbaum, definire una soglia minima di
rispetto della dignita' umana, di quella che, riprendendo uno dei temi della
filosofia aristotelica, Nussbaum chiama "la buona vita", e' necessario
allargare l'orizzonte dei diritti fino a comprendere anche quello delle
capacita', l'essere in grado cioe' di assolvere a tutte quelle funzioni che
rendono l'essere umano tale. Alla lista dei diritti, elencata nelle
dichiarazioni e nelle carte costituzionali, una teoria della giustizia che
si ponga il problema della giustizia sociale deve allora affiancare la lista
delle capacita', "degli elementi necessari a un funzionamento autenticamente
umano", che sappia superare le accuse di occidentalismo e imperialismo che
vengono rivolte ai diritti, raccogliendo un ampio consenso transculturale,
indice di un reale universalismo e multiculturalismo, contro le degerazioni
comunitarie e relativistiche di molte teorie e pratiche della differenza
culturale. Una lista che Nussbaum definisce "aperta", sempre contestabile e
ricostruibile, ma che in ogni caso fissa bisogni che tutte le persone umane
devono potere essere capaci di scegliere se realizzare o non. La lista va
dal potere avere vita, salute e integrita' fisica al potere usare i propri
sensi, dal potere avere sentimenti al potere avere le basi sociali per il
rispetto di se' e per non essere umiliati, dal potere ridere e giocare
all'avere il controllo del proprio ambiente politico e materiale.
*
Il decalogo di Nussbaum e' suggestivo, alla prima lettura appare
assolutamente ragionevole (come Nussbaum stessa lo definisce) e pienamente
condivisibile: chi di noi non vorrebbe che venissero garantite le capacita'
di Nussbaum? Cosi' come ricca di spunti di riflessione risulta la critica al
costruttivismo razionalista liberale, ma anche al costruttivismo delle
politiche multiculturaliste che finiscono per ghettizzare gli individui
costretti all'interno di quelle che vengono costruite come "naturali"
comunita' di appartenenza.
E tuttavia il ragionamento di Nussbaum non convince pienamente, perche'
finisce per cadere nelle stesse difficolta' che imputa ai suoi avversari. Il
liberalismo di Nussbaum e' altrettanto costruttivistico di quello
contrattualista, poiche' si afferma come una teoria normativa della
giustizia, che inevitabilmente oltre che normare, stabilendo i criteri di
giustizia, normalizza i soggetti a cui questi criteri vengono applicati. A
un'astrattezza Nussbaum sostituisce un'altra forma di astrattezza:
l'umanita', concetto che si trasforma in un'essenza inanimata, poiche' ricca
di bisogni, ma priva di passioni, sorta di vegetale da "coltivare" o far
"fiorire". Nussbaum vede le contraddizioni che la nostra realta' che si
vuole globale svela oggi con maggiore radicalita', ma continua ad osservarle
dall'alto, come sotto un vetrino di laboratorio, senza mai sperimentarne la
corporeita', senza mai entrarvi, senza mai attraversarle, senza mai fare
esperienza delle ferite reali attraverso cui le persone, donne e uomini in
carne e ossa, si costituiscono, senza mai relazionarsi o dialogare con loro.
E allora non e' un caso che nel liberalismo di Nussbaum la parola meno usata
sia liberta': vera questione aperta e orizzonte ineludibile di ogni discorso
che si voglia universalistico, e su cui la riflessione piu' feconda viene da
quel pensiero femminile della differenza che Nussbaum nel suo "liberalismo
femminista" non prende in considerazione. Una liberta' pensata e praticata
come eccesso, liberta' in azione, agita e agente, aperta e non fissata in un
decalogo di norme.

3. PROFILI. SERENA ZOLI: MARTHA NUSSBAUM
[Dal "Corriere della sera" del primo giugno 2002, col titolo "Nussbaum:
globalizzazione dal volto umano" e il sommario "Oltre le teorie di Amartya
Sen, la studiosa teorizza il diritto di ridere e divertirsi per un mondo
piu' giusto".
Serena Zoli e' nata a Lugo di Romagna (Ravenna) e lavora come giornalista
per il "Corriere della sera". Opere di Serena Zoli: (con Giovanni Battista
Cassano), E liberaci dal male oscuro, Longanesi, Milano 1993, Tea, Milano
1998; Vivere senza depressione, Tea, Milano 1995; Storie di ordinaria
resurrezione (e non). Fuori dalla depressione e altri "mali oscuri",
Rizzoli, Milano 1999; La generazione fortunata, Longanesi, Milano 2005]

E' stato un economista, premio Nobel, a contestare che lo sviluppo di un
Paese si misuri con il Pil (prodotto interno lordo) o con la produzione
industriale. Amartya Sen, indiano di origine, premiato a Stoccolma nel 1998,
ha detto che si misura con le persone, con il benessere delle persone. Tra
gli indicatori dello sviluppo di uno Stato, bene le cifre sulla
produttivita', ma altrettanto e piu' rivelatori sono per esempio i livelli
di alfabetizzazione e di aspettativa di vita dei cittadini. Lo sviluppo e'
liberta', dichiara il titolo del suo ultimo volume, e non e' l'opera di un
utopista sognatore, ma di un uomo di conti che pero' lega l'economia
all'etica e intende sviluppo come giustizia sociale. Ma non basta: bisogna
poter ridere, giocare, crearsi divertimenti; bisogna poter immaginare,
pensare, cercarsi ognuno il senso ultimo della vita. Non basta: bisogna
poter vivere con gli animali e dentro la natura; bisogna poter amare,
soffrire, desiderare... Questi "non basta" li dira' ad Amartya Sen, oggi, da
Bologna, Martha C. Nussbaum partecipando alle conferenze su globalizzazione
e giustizia sociale promosse dall'Associazione Orlando. Dei "non basta" che
rivendicano altri e precisi indicatori di sviluppo umano al di la' di quelli
accennati da Sen.
La Nussbaum, docente di legge ed etica all'Universita' di Chicago, laureata
honoris causa in scienze politiche mercoledi' all'Universita' di Torino, non
e' un'antagonista del premio Nobel, tutt'altro. Ma parte dalle sue tesi per
radicalizzarle. Ha fatto suo "l'approccio delle capacita'" per misurare lo
sviluppo, capabilities in inglese, che meglio si tradurrebbe con "mettere in
grado di esser capace". E' l'idea di Sen: liberta' non e' solo mancanza di
coercizioni, ma messa in opera di risorse e apporti istituzionali per dare a
tutti e ciascuno le stesse "capacita'". La Nussbaum dira' a Bologna che
questa posizione e' basilare anche perche', nel considerare concretamente
come indicatore di sviluppo "quel che ciascuna persona puo' davvero essere e
fare", trascina dentro il meccanismo della giustizia sociale anche la
condizione della donna, spesso esclusa dal reale esercizio dei diritti umani
e dalla prosperita' nazionale.
I veri diritti per la Nussbaum sono proprio le "capacita'" e a Sen ella
rimprovera di averli solo indicati in linea di massima, mentre per lei e'
essenziale stilare una tabella delle capacita' fondamentali e ineludibili
perche' uno Stato possa dirsi giusto. Nel discorso di Bologna enuncera' il
suo decalogo (riportato anche nel recente volume Giustizia sociale e
dignita' umana, il Mulino) di cui fanno parte i diritti-capacita' di ridere,
di amare, di godere della natura che abbiamo richiamato piu' sopra e che la
filosofa americana illustrera' sotto le voci: Vita; Salute fisica;
Integrita' fisica; Sensi, immaginazione e pensiero; Sentimenti; Ragione
pratica; Appartenenza; Altre specie; Gioco; Controllo del proprio ambiente.
Gia' dai titoli siamo lontanissimi dalla Dichiarazione dei diritti
fondamentali dell'uomo e dal Contratto sociale. Ovvio, ribatte Martha
Nussbaum, perche' quel contratto e' stilato tra persone astratte: sane,
sottinteso maschi, sempre uguali e sempre alla pari. La vita vera non e'
cosi': si parte bambini, si cresce, si invecchia, ci si ammala. Lei come
riferimento e fine sceglie l'uomo di Aristotele: un essere sia capace sia
bisognoso. O quello di Marx: "che ha bisogno di una grande ricchezza di
attivita'" perche' la sua sia una vita pienamente umana. I bisogni, le
dipendenze, fanno parte della vita reale, sottolinea la Nussbaum, e "la
societa' deve percio' trovare modi" per farvi fronte "che siano compatibili
col rispetto di se' di chi riceve e che non sfruttino chi presta le cure".
Cure che, diversamente, non previste nel progetto di societa', sono sempre
ricadute sulle donne creando profonde ingiustizie "di genere".
Sul suo decalogo Martha Nussbaum e' piu' che disposta ad accettare critiche
e modifiche. L'importante, sostiene, e' che questa "tavola delle capacita'
fondamentali" sia stilata - argomento su cui Amartya Sen le appare
riluttante - e diventi il metro internazionale a tutela della dignita' umana
e di una reale giustizia. La filosofa, che collabora con l'Onu proprio sul
Programma di sviluppo, osserva che oltretutto il principio delle "capacita'"
non ha il sapore dell'Occidente come i diritti del contratto sociale, dunque
sarebbe piu' facilmente accettato dai vari Paesi. L'affermazione che
ciascuno deve poter vivere in pieno la sua vita - osserva la Nussbaum -
funziona come un "modulo": ognuno lo riempira' secondo la sua storia, la sua
cultura, il suo credo.

4. LIBRI. FRANCESCA RIGOTTI PRESENTA "WOMAN AND HUMAN DEVELOPMENT. THE
CAPABILITIES APPROACH" DI MARTHA NUSSBAUM
[Dal quotidiano "Il sole 24 ore" dell'11 giugno 2000 riprendiamo la seguente
recensione, col titolo "Sesso, diritti e capacita'" e il sommario "Nel nuovo
libro di Martha Nussbaum un approccio alla Amartya Sen sulla questione
femminile. L'arte di legare letteratura, filosofia, gender, genetica", del
libro di Martha C. Nussbaum, Woman and Human Development. The Capabilities
Approach, Cambridge University Press, Cambridge 2000, pp. 304; nell'articolo
si fa riferimento anche al libro di Amartya Sen, Lo sviluppo e' liberta',
Mondadori, Milano 2000, pp. 356, lire 35.000.
Francesca Rigotti (Milano 1951) dopo aver insegnato presso la facolta' di
Scienze politiche dell'Universita' di Goettingen, e' attualmente docente di
dottrine e istituzioni politiche presso la facolta' di Scienze della
comunicazione dell'Universita' di Lugano; ha pubblicato diverse monografie
dedicate alla metaforologia filosofico-politica e all'etica; suoi saggi sono
comparsi in numerose riviste italiane e straniere; svolge attivita' di
consulenza editoriale e di recensione libraria, soprattutto per il
quotidiano "Il Sole - 24 Ore". Dal sito della facolta' di scienze della
comunicazione dell'Universita' della Svizzera italianariprendiamo la
seguente scheda: "Francesca Rigotti e' docente alla Facolta' di Scienze
della comunicazione; incarichi didattici: docente di Dottrine politiche;
incarichi in istituti e laboratori: docente all'Istituto Media e
Giornalismo. Laureata in Filosofia (Milano 1974), Dr. rer. pol. (I. U. E.
1984), Dr. habil. (Goettingen 1991), e' stata docente alla Facolta' di
Scienze politiche dell'Universit‡ di Goettingen come titolare di un
'Heisenberg Stipendium' della Deutsche Forschungsgemeinschaft e visiting
fellow al Department of Politics dell'Universita' di Princeton. Tra le sue
pubblicazioni si segnalano otto monografie edite da Bibliopolis (1981), Il
Mulino (1989, 2000 e 2002), Feltrinelli (1992, 1995 e 1998), Interlinea
(2004), alcune delle quali tradotte in spagnolo, tedesco, greco, coreano,
tutte pertinenti ad argomenti di storia del pensiero politico-filosofico, di
metaforologia e di comunicazione politica, oltre a numerosi articoli, saggi
e recensioni su riviste specializzate internazionali. Svolge un'intensa
attivita' di critica libraria in riviste e quotidiani. Principali
pubblicazioni: a) Libri: L'umana perfezione. Saggio sulla circolazione e
diffusione dell'idea di progresso nell'Italia del primo ottocento.
Bibliopolis, Napoli 1981; Metafore della politica. Il Mulino, Bologna 1989;
Il potere e le sue metafore. Feltrinelli, Milano 1992 (trad. ted.: Die Macht
und ihre Metaphern. Ueber die sprachlicher Bilder der Politik, Campus
Verlag, Frankfurt 1994); (a cura di, con W. Euchner e P. Schiera), Die
politische Metaphorik in historischer Perspektive, Dunker & Humblot, Berlin
1993; La verita' retorica. Etica, conoscenza e persuasione. Feltrinelli,
Milano 1995; (a cura di, con P. Schiera), Die vier Elemente und ihre
Metaphern, Dunker & Humblot, Berlin 1995; L'onore degli onesti. Feltrinelli,
Milano 1998; La filosofia in cucina. Piccola critica della ragion culinaria.
Il Mulino, Bologna 1999 e 2002 (Beck, Muenchen 2002 e 20042; Herder,
Barcelona 2001; Korean trans. 2003; Studia Humanitatis, Lubiana, 2006); Il
filo del pensiero. Il Mulino, Bologna 2002; La filosofia delle piccole cose.
Novara, Interlinea, 2004 e 2005; (con G. Ferraro), Agli estremi della
filosofia. Mantova, Tre Lune, 2005; (a cura di), La vita straordinaria.
Analisi e comunicazione del quotidiano, Milano, Guerini e associati, 2006;
Il pensiero pendolare. Bologna, il Mulino, 2006; Il pensiero delle cose.
Milano, Apogeo, 2007. b) Contributi a libri: Giacomo Matteotti. Rede vor dem
Parlament am 24.6.1924. Mit einem Essay von Francesca Rigotti, Europaeische
Verlaganstalt, Hamburg 1996. c) Conferenze con proceedings: con R. Guldin,
Mehrsprachigkeit und Uebersetzung. Vilem Flusser, Philosoph des
Vielfaeltigen. Ascona, Monte Verita' (26.-28 ottobre 2001). d) Altre
pubblicazioni: (con R. Guldin), Flusser nella valigia, Cenobio,
(aprile-giugno 1999), p. 167-172; (con R. Guldin),. Tutto e' artificiale
naturalmente: Tra Brasile e Provenza, una fenomenologia della natura come
costrutto mentale. Sole 24 ore, 2002"]

Nel racconto "Little C" che Martha Nussbaum ha pubblicato in fondo al volume
Clones and Clones (Norton, New York) curato da lei e da Cass Sunstein,
diversamente dagli altri autori scienziati, giuristi, economisti, sociologi,
filosofi favorevoli e contrari alla clonazione umana, lei non prende
posizione: narra la passione, nel duplice senso di amare e patire, della
protagonista per la creatura che s'illude di possedere. E' un testo efficace
e insinuante. Turba e continua a ritornare in mente, per esempio a proposito
della legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita, le cui sorti
sono state rovesciate nei giorni scorsi al Senato. Incuriosisce poi il fatto
che nell'affrontare per la prima volta un argomento di bioetica, la filosofa
americana ricorra non agli strumenti della propria disciplina ma alla
narrativa, quasi applicasse a se stessa la lezione dei suoi saggi Love's
Knowledge: Essays on Philosophy and Literature (1990) e Poetic Justice: The
Literary Imagination in Public Life (1996). Spiega qui le ragioni che
l'hanno spinta a scrivere "Little C", applicando e riassumendo concetti che
saranno familiari ai suoi lettori: desiderio, liberta', dignita' e
uguaglianza, il "prisma di genere" e la letteratura quali fonti della
morale. Questi ultimi due temi si ritrovano nei libri piu' recenti Sex and
Social Justice, Cultivating Humanity (1999); tutti sono ripresi in Woman and
Human Development. The Capability Approach qui recensito.
Il lavoro filosofico di Martha Nussbaum e' abbastanza noto al lettore
specialistico. Nel suo nuovo libro pero' la filosofa americana si propone di
indirizzarsi anche al pubblico dei non specialisti. Oggetto del suo studio
e' il problema del pieno dispiegamento del potenziale umano, femminile e
maschile, nel mondo che ci aspetta. Per avvicinare il lettore meno abituato
al linguaggio teorico, Nussbaum ha incluso nel lavoro la narrazione di casi
concreti (in particolare quelli di due donne indiane, Vasanti e Jayamma) e
materiale pratico filtrato dalla sua esperienza empirica e di osservazione
sul campo.
L'impianto teorico del lavoro parte dalla posizione della donna nei Paesi
del terzo mondo, in base all'assunto che la disuguaglianza di "genere" e'
strettamente correlata alla poverta'. La prospettiva adottata permette di
non compromettersi con le questioni di casa ma consente allo stesso tempo di
lanciare uno sguardo lungo al fenomeno della subordinazione femminile in
posti lontani, per ritirarlo magari fino a luoghi a noi piu' vicini.
La tesi forte di Martha Nussbaum e' che per arrivare a una soglia minima di
rispetto della dignita' umana (femminile e maschile) l'approccio migliore
risulti quello fondato sulle capacita' umane, anzi sul principio delle
capacita' di ogni persona, basato a sua volta sul principio di considerare
ogni persona un fine in se'. Nonostante questa enunciazione chiaramente
kantiana, non e' Kant il referente della Nussbaum, o meglio non il Kant
assertore di una concezione non cognitiva delle passioni e dei sentimenti,
che Nussbaum non approva; ne' lo sono Rawls e Habermas, che sulla scia di
Kant ignorano il peso degli strong feelings nei loro modelli procedurali di
scelta politica. L'approccio secondo le capacita' difeso da Martha Nussbaum
infatti non solo da' un posto preminente all'immaginazione e ai sentimenti
ma fa anche affidamento su di essi sul piano metodologico. Il referente
principale della teoria del capability approach e' l'idea
marxiano-aristotelica del pieno dispiegarsi delle capacita' e delle funzioni
umane. Quel che le interessa e' la soglia piu' alta di questo dispiegamento,
quella raggiunta la quale la persona diventa un essere "veramente umano",
degno di essere tale (Marx). L'idea centrale che Nussbaum accoglie e' quindi
il principio marxiano dell'essere umano in quanto essere libero e dignitoso
che modella la propria vita in cooperazione e reciprocita' con gli altri,
invece di essere guidato o spinto per il mondo come l'animale di un gregge.
E' un vero peccato che l'autrice non sviluppi questo punto, che mi sembra di
grande interesse. Ella invece preferisce solo accennare al suo debito
marxiano-aristotelico per poi dedicarsi a spiegare minuziosamente in che
cosa il suo approccio differisca da quello di Amartya Sen, che per primo lo
ha introdotto in economia e che ne fornisce una trattazione completa nel suo
recente Development as Freedom (ora pubblicato da Mondadori), e poi nello
specificarne i caratteri. Noi ci chiediamo, dice Nussbaum sottolineando la
propria specificita' e originalita', che cosa le persone sanno o non sanno
fare e le invitiamo a pretendere dai loro governi dei principi
costituzionali che garantiscano un livello minimo di capacita'.
L'elenco delle capacita' umane principali e' lungo: vita, integrita' fisica,
liberta' di pensiero, rapporto libero con le altre specie, svago, gioco...
ed e' diretto agli esseri umani in genere, con particolare attenzione al
mondo delle donne. In molti Paesi del mondo per esempio le bambine non
vengono incoraggiate a giocare: indirizzate come sono ai lavori domestici e
alla sedentarieta', non sanno nemmeno come si fa. Diventeranno, se ricche,
quelle matrone dalle curve morbide e dai gesti posati, non abituate a
muoversi all'aperto, a cui il fisico magro e slanciato di Martha Nussbaum
appare quasi peccaminoso.
E chiaro a tutti a questo punto che le capacita' di cui parla Nussbaum
prendono nella sua teoria il posto dei diritti: sono imprescrittibili ne'
possono mai venire eluse a favore di altri tipi di vantaggi sociali. Se noi
guardiamo a ogni persona come a un fine in se' e non come a uno strumento
per soddisfare bisogni altrui, questa concezione acquista corpo e spessore.
E' una prospettiva che puo' aiutare le donne a uscire dalla "logica. del
sacrificio", quella che chiede loro di porre il soddisfacimento dei bisogni
dei familiari davanti alla realizzazione del proprio se'. In India, racconta
Martha Nussbaum, lo zucchero costa molto meno del latte, cosi' che le donne
indiane povere mettono il latte nella tazza di te' dei figli e del marito e
lo zucchero nella propria. Eppure, mi viene da commentare, non sono gesti
che facciamo tutti, che fanno tutti i genitori, madri e padri, per un
tradizionale amore familiare che non mi sentirei di condannare, e che
peraltro anche l'autrice esalta come condizione per il pieno fiorire del
reciproco rispetto e dello sviluppo delle capacita' umane.
L'approccio secondo le capacita' presenta comunque, ella spiega, dei
vantaggi rispetto all'approccio secondo i diritti: non rischia di essere
considerato di importazione occidentale perche' non e' legato a una cultura
particolare o a una tradizione storica delimitata: se noi parliamo di cio'
che le persone sono di fatto in grado di fare e di non fare, non diamo
infatti nessun privilegio a un'idea occidentale, perche' le idee di
attivita' e capacita' si trovano in qualsiasi cultura. Questo approccio
inoltre salvaguarda il valore della diversita' dei costumi senza preservare
la brutalita' di alcune pratiche: la violenza domestica, la monarchia
assoluta o la mutilazione genitale. Ancora una volta, se la tradizione viola
i diritti - o comunque vogliamo chiamarli - e' la tradizione che deve
soccombere, non i diritti (vedi "Se la tradizione viola i diritti", ne "Il
Sole - 24 Ore" del 17 ottobre 1999).
L'approccio secondo le capacita' e' universalistico, come lo sono la
tolleranza religiosa, la liberta' di associazione e le altre liberta'
maggiori, come lo e' il principio di considerare ogni persona come un fine,
ma la strategia migliore e' quella di formulare norme e diritti universali
come un insieme di capacita' (set of capabilities) per il pieno
dispiegamento della persona umana e per la protezione delle sue sfere di
liberta'.

5. LIBRI. FRANCESCA RIGOTTI PRESENTA "ETHICS AND POLITICAL PHILOSOPHY" DI
MARTHA NUSSBAUM
[Dal quotidiano "Il sole 24 ore" del 9 dicembre 2001 riprendiamo la seguente
recensione col titolo "La capacita' della vita buona" del libro di Martha C.
Nussbaum: Ethics and Political Philosophy. Lecture and Colloquium in
Muenster 2000, a cura di Angela Kallhoff, Lit, Muenster 2001, pp. 154,
s.i.p.]

Non c'e' bisogno di ripetere che Martha Nussbaum e' uno dei piu' prominenti
e influenti filosofi del nostro tempo. Il suo vasto lavoro nell'ambito della
filosofia teorica e della filosofia pratica comprende significativi
contributi all'interpretazione dell'etica classica e dell'etica e della
filosofia politica contemporanee. In prima linea, nel suo esame del pensiero
classico, la questione della vita buona: come pensarla, come realizzarla,
come praticarla. L'approccio di Nussbaum era e rimane fortemente
aristotelico, legato all'affermazione del filosofo che dice che "in generale
la gente si augura non la strada degli antenati, ma il bene". La teoria
della vita buona di Aristotele e' rivista da Nussbaum in chiave fermamente e
decisamente universalistica. Contro il relativismo culturale, inteso come
idea che i criteri normativi debbano derivare dall'interno della societa'
cui sono applicati, Martha Nussbaum non esita a proporre l'universalismo,
aperto ai contributi di ogni civilta', purche' il risultato sia non il
rispetto delle idee locali in quanto locali bensi' il rispetto delle idee
migliori, colte da diversi ambiti culturali. Il relativismo culturale non va
confuso con la tolleranza, spiega Martha Nussbaum, perche' se concediamo
alla tradizione l'ultima parola, ci priviamo di norme universali di
tolleranza che potrebbero aiutarci a limitare l'intolleranza di alcune
culture. Riprendendo una problematica gia' affrontata in Woman and Human
Development. The Capabilities Approach (tradotto da poco in italiano col
titolo Diventare persone. Donne e universalita' dei diritti, il Mulino,
Bologna 2001), Nussbaum ribadisce chiaramente la seguente tesi: "Rispetto
per le persone vuol dire rispettare le persone e criticare la tradizione che
le opprime. La tradizione va criticata se tratta con disprezzo le donne (o
altri gruppi) e nega loro i diritti civili e politici".
Tali importanti concetti sono espressi o meglio ribaditi in questo libro
risultato delle "Muenster Lectures in Philosophy 2000". La formula di questo
incontro era stata tale per cui alla lezione di Nussbaum era seguito un
colloquio durante il quale studenti, dottorandi, assistenti e docenti
avevano presentato i loro interventi, seguiti dalle risposte di Nussbaum.
Non posso qui mancare di sottolineare lo straordinario impegno degli
studenti della facolta' di Filosofia di Muenster, normali studenti di una
normale universita' di provincia - non bambini prodigio di scuole di
presunta eccellenza - nell'esaminare con acume e arguzia la non facile ne'
limitata opera di questa autrice, distribuendola per soggetti (amore,
emozioni, approccio secondo le capacita', vita buona, comunitarismo,
fragilita' e felicita', femminismo eccetera), avendo a disposizione per
l'intervento non piu' di una dozzina di pagine.
La lezione della Nussbaum a Muenster si presenta come un dialogo tra la
filosofia classica e i problemi dell'oggi: in particolare tra le nostre
teorie sul diritto e la giustizia internazionali e i diritti di giustizia
esposti da Cicerone nel De officiis, probabilmente il testo piu' importante
nella tradizione occidentale della filosofia politica. Ora, dove Cicerone
con cautela afferma che dovremmo preferire, nell'assegnare assistenza e
aiuto, il vicino e l'amico, ed estendere l'aiuto e l'assistenza a chi e'
lontano solo se cio' puo' essere fatto senza sacrifici e dispendi per noi,
Martha Nussbaum pensa e dice esattamente il contrario. Per motivare
l'affermazione che abbiamo dei doveri verso persone in stato di bisogno che
vivono in altre nazioni, Nussbaum scompone e analizza passo passo la visione
stoica - non staro' qui a ripetere passo passo i suoi argomenti - fino alla
conclusione che e' incombente per noi abitanti dei Paesi opulenti il dovere
di salvare dalla fame, dalla poverta' e dalla malattia abitanti di nazioni
povere, malate e affamate. I doveri legati al senso di giustizia non si
devono limitare a concedere beni non materiali (e non costosi) come rispetto
e dignita', ma anche distribuire aiuto materiale (che incide innegabilmente
sulla tassazione).
Dopo il discorso di Nussbaum, e non avendo avuto a disposizione prima il
testo della lezione stessa, i partecipanti al colloquio intervengono su
scritti dell'autrice gia' pubblicati, intorno ai temi ai quali ho accennato.
E vale la pena, ripeto, leggere sia gli argomenti e le critiche di questo
pubblico ben preparato, sia le risposte non meno agguerrite di Nussbaum, in
cui spesso si condensano in forma breve e concisa le sue posizioni: qui ella
infatti respinge da se' ogni compromesso col comunitarismo e ogni cedimento
al relativismo, ribadisce la sua posizione liberale universalista,
sottolinea l'importanza dell'amore e dei sentimenti e ci promette un nuovo
libro dal titolo Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions,
avvisandoci gia' da prima che si tratta di un "very lenghty book". Quindi
prepariamoci...

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NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE
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Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
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Numero 113 del 7 luglio 2007

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