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Nonviolenza. Femminile plurale. 113
- Subject: Nonviolenza. Femminile plurale. 113
- From: "Centro di ricerca per la pace" <nbawac at tin.it>
- Date: Sat, 7 Jul 2007 15:20:38 +0200
- Importance: Normal
============================== NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE ============================== Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino" Numero 113 del 7 luglio 2007 In questo numero: 1. Martha Nussbaum: Clonazioni del desiderio 2. Maria Laura Lanzillo: Martha Nussbaum 3. Serena Zoli: Martha Nussbaum 4. Francesca Rigotti presenta "Woman and Human Development. The Capabilities Approach" di Martha Nussbaum 5. Francesca Rigotti presenta "Ethics and Political Philosophy" di Martha Nussbaum 1. RIFLESSIONE. MARTHA NUSSBAUM: CLONAZIONI DEL DESIDERIO [Dal quotidiano "Il sole 24 ore" dell'11 giugno 2000, col titolo "Clonazioni del desiderio". Martha Nussbaum e' una delle piu' influenti pensatrici contemporanee, insegna diritto ed etica all'Universita' di Chicago. Fra le opere di Martha Nussbaum: (con Gian Enrico Rusconi, Maurizio Viroli), Piccole patrie grande mondo, Donzelli, Roma 1995; La fragilita' del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca, Il Mulino, Bologna 1996; Il giudizio del poeta. Immaginazione letteraria e civile, Feltrinelli, Milano 1996; Terapia del desiderio. Teoria e pratica nell'etica ellenistica, Vita e Pensiero, Milano 1998; Coltivare l'umanita'. I classici, il multiculturalismo, l'educazione contemporanea, Carocci, Roma 1999; Diventare persone. Donne e universalita' dei diritti, Il Mulino, Bologna 2001; Giustizia sociale e dignita' umana. Da individui a persone, Il Mulino, Bologna 2002; Capacita' personale e democrazia sociale, Diabasis, 2003; L'intelligenza delle emozioni, Il Mulino, Bologna 2004; Nascondere l'umanita'. Il disgusto, la vergogna, la legge, Carocci, Roma 200ç. Un'ampia bibliografia delle opere di Martha Nussbaum, aggiornata fino al 2000, compilata da Eddie Yeghiayan, e' dsponibile alla pagina web: http://sun3.lib.uci.edu/eyeghiay/nussbaum.html] E' difficile pensare bene la clonazione perche' riguarda il futuro, un ambito in cui l'immaginazione letteraria e' di particolare aiuto: ci permette di vagliare possibilita' della nostra vita prima ancora di essere costretti a scegliere se realizzarle o meno. Quando ho scritto "Little C" non avevo elaborato una posizione etica sulla clonazione. Pero' avevo riflettuto molto sul desiderio, che tutti noi proviamo, di sostituire una persona con un'altra e ho raccontato come cio' potrebbe realizzarsi con esito tragico in un mondo dove la clonazione fosse fattibile. Era anche una maniera per dire che non e' poi una tecnica cosi' diversa dagli altri mezzi con i quali cerchiamo di sostituire le persone che abbiamo perso. Figli "naturali", amanti, amici non sono immuni da questi desideri. Dalla pillola in poi, le conoscenze in biologia umana hanno separato la riproduzione dalla sessualita'. A conti fatti, credo che ne consegua piu' liberta' per le donne che possono influire sul corso della propria vita, avere rapporti sessuali senza sposarsi, sposarsi senza concepire e concepire quando lo decidono. Questa e' certamente liberta'. Il suo aspetto negativo e' che da' spesso agli uomini un comodo pretesto per comportarsi da irresponsabili verso le donne. Certo, lo possono fare anche quando ci sono di mezzo i figli ma, senza questi, hanno meno vincoli. E i datori di lavoro ancora non hanno pensato a rendere la carriera femminile compatibile con la cura di bambini e anziani. Se ne occuperebbero, eccome, se le donne non disponessero di contraccettivi. Invece sono soggette a pressioni sottili e diffuse per far si' che nelle tappe piu' vulnerabili della carriera rimandino la gravidanza a piu' tardi. Le applicazioni della ricerca genetica promettono figli piu' sani, ma anche fatti su misura. Nei nostri Paesi, i comitati etici sono chiamati a fissare dei limiti nel tentativo di evitare una crescente "mercificazione"; c'e' anche chi li critica perche' cosi' facendo limitano le scelte per dare ai nostri discendenti una vita migliore. Ovviamente vogliamo che le nuove tecniche siano accessibili ai genitori per prevenire atroci malattie dei figli, ma siamo talmente gregari e abbiamo una visione del "normale" tanto immiserita che molti di noi eviterebbero di avere figli che si discostino dalla norma statistica per qualunque motivo, perche' sarebbero handicappati mentali o omosessuali, poco portati per lo sport o poco aggressivi. Queste sono tutte caratteristiche sgradite ai genitori, almeno in America dove amano fare il tifo per il proprio bambino o la propria bambina "normale", aggressiva e atletica. Il mio timore e' che in assenza di un controllo, impediremmo l'esistenza di tipi umani preziosi e percio' i comitati etici hanno una funzione anche se ridurranno la nostra liberta'. Inoltre si prospetterebbe un mondo diviso in due: di qua i figli dei ricchi, prodotti "perfetti" dell'ingegneria genetica, e di la' i figli dei poveri che non si possono permettere le nuove tecnologie. Biologicamente, ricchi e poveri divergerebbero sempre di piu'. E' un pensiero orrendo; sarebbe una prospettiva fatale per l'idea secondo la quale tutti gli esseri umani hanno uguale valore, una delle nostre idee migliori anche se non sempre la pratichiamo. Vivremmo in un mondo da incubo, quello illustrato dal film Gattaca. Le applicazioni della genetica sono uno sviluppo nuovo della nostra cultura, ci lasciano smarriti e, in cerca di guida, ci rivolgiamo ai filosofi. Giustamente: fanno un ottimo lavoro. Credo pero' che dobbiamo chiedere aiuto non alla sola etica applicata ma anche all'opera piu' profonda e sistematica della filosofia morale che sviluppa i concetti portanti di uguaglianza e di dignita', entrambi indispensabili a questo dibattito. E, ripeto, dobbiamo chiederli ala letteratura: spesso puo' mostrarci quello che la filosofia non ha ancora immaginato. 2. PROFILI. MARIA LAURA LANZILLO: MARTHA NUSSBAUM [Dal quotidiano "Il manifesto" del 31 maggio 2002, col titolo "Il diritto alla buona vita" e il sommario "Quello che le persone devono poter fare, quello che le donne non sempre possono fare. L'eurocentrismo della globalizzazione e la struttura precaria dei diritti universali nel femminismo liberale della filosofa americana Martha Nussbaum, oggi a Modena e domani a Bologna con due conferenze su donne e diritti e su 'capabilities' e giustizia sociale". Maria Laura Lanzillo insegna storia delle dottrine politiche all'Universita' di Bologna (sede di Forli'); autrice di numerosi saggi di storia del pensiero politico, e' responsabile del coordinamento redazionale di "Filosofia politica". Tra le opere di Maria Laura Lanzillo: Voltaire. La politica della tolleranza, Laterza, Roma-Bari 2000; Tolleranza, Il Mulino, Bologna 2001; (a cura di), La questione della tolleranza, Clueb, Bologna 2003; (a cura di), Tocqueville. Antologia degli scritti politici, Carocci, Roma 2004; Il multiculturalismo, Laterza, Roma-Bari 2005] "Un femminismo internazionale che voglia essere incisivo dovra' impegnarsi rapidamente nell'elaborare raccomandazioni normative che trascendano le barriere di cultura, nazionalita', religione, razza e classe. Dovra' quindi escogitare concetti descrittivi e normativi adeguati a tale compito". Un compito alto che Martha Nussbaum, docente di diritto e etica all'Universita' di Chicago, una delle piu' famose voci della filosofia politica liberale statunitense, chiede alla filosofia femminista in Women and Human Development, tradotto in italiano come Diventare persone. Donne e universalita' dei diritti (Il Mulino, 2001). Un compito a cui Nussbaum non si sottrae e a cui intende fornire una soluzione all'altezza della sfida che la contemporaneita' offre. Il concetto descrittivo e normativo ritenuto filosoficamente necessario e' individuato nell'approccio delle capabilities, le capacita' umane. Un termine questo che Nussbaum riprende dalla riflessione dell'economista indiano Amartya Sen, ma che sottrae all'ambito specifico dell'analisi comparata dell'uguaglianza e della disuguaglianza sociale cui Sen lo applica, ampliandone lo spettro semantico al fine di indicare cio' che le persone non solo hanno il diritto di fare, ma sono realmente in grado di fare, in un orizzonte che e' quello della dignita' umana. Le capacita' umane diventano allora funzionali alla fondazione di principi politici di base (costituzionali, quindi) che nell'intenzione della filosofa statunitense dovrebbero produrre una nuova forma di universalismo, non piu' neutro o neutrale secondo lo schema liberale (e in realta' funzionale al dominio politico e allo sfruttamento economico eurocentrico, prima, e occidentale, poi, sul resto del mondo), ma sensibile al pluralismo e alla differenza culturale. Martha Nussbaum, che divide la propria vita fra lo studio filosofico e l'impegno nella preparazione dei Rapporti sullo sviluppo umano del programma di sviluppo dell'Onu, e' in questi giorni in Italia. Mercoledi' scorso e' stata insignita della laurea honoris causa dalla facolta' di scienze politiche dell'universita' di Torino e in occasione della recente uscita del suo ultimo libro Giustizia sociale e dignita' umana. Da individui a persone (prefazione di Chiara Saraceno, Il Mulino, euro 11, pp. 150), interverra' oggi a Modena, nell'ambito degli incontri "Le donne intrecciano le culture", al convegno Diventare persone. Coltivare capacita' per un mondo possibile (Teatro S. Carlo, dalle ore 9,30) con una relazione su Donne e universalita' dei diritti. Domani, invece, a Bologna, alle 10,30 nella Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio, nell'ambito del ciclo Donne, democrazia globale e giustizia sociale, organizzato dall'associazione Orlando, discutera' insieme a Vera Negri Zamagni e Carlo Galli, moderati da Raffaella Lamberti, di Capabilities come risorse fondamentali per la giustizia sociale. * In Giustizia sociale e dignita' umana Nussbaum riprende alcuni dei temi sviluppati in Diventare persone, in particolare la definizione di principi universali fondamentali che tutti i governi garantiscano al fine di ottenere il rispetto della dignita' umana della persona, e li intreccia ai temi gia' sviluppati in precedenti lavori (dal libro che l'ha resa famosa anche in Italia, La fragilita' del bene, Bologna, Il Mulino, 1996, a Coltivare l'umanita', Roma, Carocci, 1999), quali il tema dei bisogni e delle relazioni di cura o il tema degli squilibri e dell'ingiustizia nei rapporti familiari. In un volume di agile lettura, grazie anche alla bella traduzione italiana di Edoardo Greblo, Nussbaum rilegge il paradigma liberale dei diritti centrato sull'autonomia della persona da Kant a Rawls alla luce dell'esperienza quotidiana dell'assistenza e della cura, per lo piu' affidata alle donne, verso un bambino, un anziano o una persona disabile: il diritto a essere autonomi in quanto individui e persone sancito dalle dichiarazioni dei diritti implica o non anche il riconoscimento della capacita' a essere autonomi? Declinata in maniera diversa, la questione riemerge anche nell'analisi dei rapporti che si determinano all'interno di quella particolare struttura sociale che e' la famiglia e che invece le teorie liberali continuano a ritenere un'associazione naturale, legittimandone quantomeno nella pratica (se non anche nella teoria) i comportamenti di dominio, violenza e discriminazione delle donne (figlie, madri o mogli che siano) che all'interno di essa in ogni parte del mondo, in maniera piu' o meno velata, sofisticata o culturalmente costruita, si danno: il diritto alla privacy e' un diritto realmente universale o in realta' sancisce solo la privacy maschile? L'analisi critica di Nussbaum giunge dunque a toccare il nucleo problematico e contraddittorio del pensiero liberale dei diritti e della concezione dell'individuo e a interrogarsi sulla teoria e la pratica della giustizia. Punto di osservazione privilegiato dal quale fare emergere le difficolta' in cui oggi con maggiore evidenza si dibatte la teoria dei diritti universali, e la correlata questione della giustizia sociale, diviene la figura della donna: la condizione femminile di dipendenza e di svantaggio, piu' evidente nelle societa' dei cosiddetti paesi in via di sviluppo, ma che anche le ricche e sviluppate societa' occidentali sperimentano, diventa indicatore della struttura precaria dei diritti universali. * Se allora si vuole, come vuole Nussbaum, definire una soglia minima di rispetto della dignita' umana, di quella che, riprendendo uno dei temi della filosofia aristotelica, Nussbaum chiama "la buona vita", e' necessario allargare l'orizzonte dei diritti fino a comprendere anche quello delle capacita', l'essere in grado cioe' di assolvere a tutte quelle funzioni che rendono l'essere umano tale. Alla lista dei diritti, elencata nelle dichiarazioni e nelle carte costituzionali, una teoria della giustizia che si ponga il problema della giustizia sociale deve allora affiancare la lista delle capacita', "degli elementi necessari a un funzionamento autenticamente umano", che sappia superare le accuse di occidentalismo e imperialismo che vengono rivolte ai diritti, raccogliendo un ampio consenso transculturale, indice di un reale universalismo e multiculturalismo, contro le degerazioni comunitarie e relativistiche di molte teorie e pratiche della differenza culturale. Una lista che Nussbaum definisce "aperta", sempre contestabile e ricostruibile, ma che in ogni caso fissa bisogni che tutte le persone umane devono potere essere capaci di scegliere se realizzare o non. La lista va dal potere avere vita, salute e integrita' fisica al potere usare i propri sensi, dal potere avere sentimenti al potere avere le basi sociali per il rispetto di se' e per non essere umiliati, dal potere ridere e giocare all'avere il controllo del proprio ambiente politico e materiale. * Il decalogo di Nussbaum e' suggestivo, alla prima lettura appare assolutamente ragionevole (come Nussbaum stessa lo definisce) e pienamente condivisibile: chi di noi non vorrebbe che venissero garantite le capacita' di Nussbaum? Cosi' come ricca di spunti di riflessione risulta la critica al costruttivismo razionalista liberale, ma anche al costruttivismo delle politiche multiculturaliste che finiscono per ghettizzare gli individui costretti all'interno di quelle che vengono costruite come "naturali" comunita' di appartenenza. E tuttavia il ragionamento di Nussbaum non convince pienamente, perche' finisce per cadere nelle stesse difficolta' che imputa ai suoi avversari. Il liberalismo di Nussbaum e' altrettanto costruttivistico di quello contrattualista, poiche' si afferma come una teoria normativa della giustizia, che inevitabilmente oltre che normare, stabilendo i criteri di giustizia, normalizza i soggetti a cui questi criteri vengono applicati. A un'astrattezza Nussbaum sostituisce un'altra forma di astrattezza: l'umanita', concetto che si trasforma in un'essenza inanimata, poiche' ricca di bisogni, ma priva di passioni, sorta di vegetale da "coltivare" o far "fiorire". Nussbaum vede le contraddizioni che la nostra realta' che si vuole globale svela oggi con maggiore radicalita', ma continua ad osservarle dall'alto, come sotto un vetrino di laboratorio, senza mai sperimentarne la corporeita', senza mai entrarvi, senza mai attraversarle, senza mai fare esperienza delle ferite reali attraverso cui le persone, donne e uomini in carne e ossa, si costituiscono, senza mai relazionarsi o dialogare con loro. E allora non e' un caso che nel liberalismo di Nussbaum la parola meno usata sia liberta': vera questione aperta e orizzonte ineludibile di ogni discorso che si voglia universalistico, e su cui la riflessione piu' feconda viene da quel pensiero femminile della differenza che Nussbaum nel suo "liberalismo femminista" non prende in considerazione. Una liberta' pensata e praticata come eccesso, liberta' in azione, agita e agente, aperta e non fissata in un decalogo di norme. 3. PROFILI. SERENA ZOLI: MARTHA NUSSBAUM [Dal "Corriere della sera" del primo giugno 2002, col titolo "Nussbaum: globalizzazione dal volto umano" e il sommario "Oltre le teorie di Amartya Sen, la studiosa teorizza il diritto di ridere e divertirsi per un mondo piu' giusto". Serena Zoli e' nata a Lugo di Romagna (Ravenna) e lavora come giornalista per il "Corriere della sera". Opere di Serena Zoli: (con Giovanni Battista Cassano), E liberaci dal male oscuro, Longanesi, Milano 1993, Tea, Milano 1998; Vivere senza depressione, Tea, Milano 1995; Storie di ordinaria resurrezione (e non). Fuori dalla depressione e altri "mali oscuri", Rizzoli, Milano 1999; La generazione fortunata, Longanesi, Milano 2005] E' stato un economista, premio Nobel, a contestare che lo sviluppo di un Paese si misuri con il Pil (prodotto interno lordo) o con la produzione industriale. Amartya Sen, indiano di origine, premiato a Stoccolma nel 1998, ha detto che si misura con le persone, con il benessere delle persone. Tra gli indicatori dello sviluppo di uno Stato, bene le cifre sulla produttivita', ma altrettanto e piu' rivelatori sono per esempio i livelli di alfabetizzazione e di aspettativa di vita dei cittadini. Lo sviluppo e' liberta', dichiara il titolo del suo ultimo volume, e non e' l'opera di un utopista sognatore, ma di un uomo di conti che pero' lega l'economia all'etica e intende sviluppo come giustizia sociale. Ma non basta: bisogna poter ridere, giocare, crearsi divertimenti; bisogna poter immaginare, pensare, cercarsi ognuno il senso ultimo della vita. Non basta: bisogna poter vivere con gli animali e dentro la natura; bisogna poter amare, soffrire, desiderare... Questi "non basta" li dira' ad Amartya Sen, oggi, da Bologna, Martha C. Nussbaum partecipando alle conferenze su globalizzazione e giustizia sociale promosse dall'Associazione Orlando. Dei "non basta" che rivendicano altri e precisi indicatori di sviluppo umano al di la' di quelli accennati da Sen. La Nussbaum, docente di legge ed etica all'Universita' di Chicago, laureata honoris causa in scienze politiche mercoledi' all'Universita' di Torino, non e' un'antagonista del premio Nobel, tutt'altro. Ma parte dalle sue tesi per radicalizzarle. Ha fatto suo "l'approccio delle capacita'" per misurare lo sviluppo, capabilities in inglese, che meglio si tradurrebbe con "mettere in grado di esser capace". E' l'idea di Sen: liberta' non e' solo mancanza di coercizioni, ma messa in opera di risorse e apporti istituzionali per dare a tutti e ciascuno le stesse "capacita'". La Nussbaum dira' a Bologna che questa posizione e' basilare anche perche', nel considerare concretamente come indicatore di sviluppo "quel che ciascuna persona puo' davvero essere e fare", trascina dentro il meccanismo della giustizia sociale anche la condizione della donna, spesso esclusa dal reale esercizio dei diritti umani e dalla prosperita' nazionale. I veri diritti per la Nussbaum sono proprio le "capacita'" e a Sen ella rimprovera di averli solo indicati in linea di massima, mentre per lei e' essenziale stilare una tabella delle capacita' fondamentali e ineludibili perche' uno Stato possa dirsi giusto. Nel discorso di Bologna enuncera' il suo decalogo (riportato anche nel recente volume Giustizia sociale e dignita' umana, il Mulino) di cui fanno parte i diritti-capacita' di ridere, di amare, di godere della natura che abbiamo richiamato piu' sopra e che la filosofa americana illustrera' sotto le voci: Vita; Salute fisica; Integrita' fisica; Sensi, immaginazione e pensiero; Sentimenti; Ragione pratica; Appartenenza; Altre specie; Gioco; Controllo del proprio ambiente. Gia' dai titoli siamo lontanissimi dalla Dichiarazione dei diritti fondamentali dell'uomo e dal Contratto sociale. Ovvio, ribatte Martha Nussbaum, perche' quel contratto e' stilato tra persone astratte: sane, sottinteso maschi, sempre uguali e sempre alla pari. La vita vera non e' cosi': si parte bambini, si cresce, si invecchia, ci si ammala. Lei come riferimento e fine sceglie l'uomo di Aristotele: un essere sia capace sia bisognoso. O quello di Marx: "che ha bisogno di una grande ricchezza di attivita'" perche' la sua sia una vita pienamente umana. I bisogni, le dipendenze, fanno parte della vita reale, sottolinea la Nussbaum, e "la societa' deve percio' trovare modi" per farvi fronte "che siano compatibili col rispetto di se' di chi riceve e che non sfruttino chi presta le cure". Cure che, diversamente, non previste nel progetto di societa', sono sempre ricadute sulle donne creando profonde ingiustizie "di genere". Sul suo decalogo Martha Nussbaum e' piu' che disposta ad accettare critiche e modifiche. L'importante, sostiene, e' che questa "tavola delle capacita' fondamentali" sia stilata - argomento su cui Amartya Sen le appare riluttante - e diventi il metro internazionale a tutela della dignita' umana e di una reale giustizia. La filosofa, che collabora con l'Onu proprio sul Programma di sviluppo, osserva che oltretutto il principio delle "capacita'" non ha il sapore dell'Occidente come i diritti del contratto sociale, dunque sarebbe piu' facilmente accettato dai vari Paesi. L'affermazione che ciascuno deve poter vivere in pieno la sua vita - osserva la Nussbaum - funziona come un "modulo": ognuno lo riempira' secondo la sua storia, la sua cultura, il suo credo. 4. LIBRI. FRANCESCA RIGOTTI PRESENTA "WOMAN AND HUMAN DEVELOPMENT. THE CAPABILITIES APPROACH" DI MARTHA NUSSBAUM [Dal quotidiano "Il sole 24 ore" dell'11 giugno 2000 riprendiamo la seguente recensione, col titolo "Sesso, diritti e capacita'" e il sommario "Nel nuovo libro di Martha Nussbaum un approccio alla Amartya Sen sulla questione femminile. L'arte di legare letteratura, filosofia, gender, genetica", del libro di Martha C. Nussbaum, Woman and Human Development. The Capabilities Approach, Cambridge University Press, Cambridge 2000, pp. 304; nell'articolo si fa riferimento anche al libro di Amartya Sen, Lo sviluppo e' liberta', Mondadori, Milano 2000, pp. 356, lire 35.000. Francesca Rigotti (Milano 1951) dopo aver insegnato presso la facolta' di Scienze politiche dell'Universita' di Goettingen, e' attualmente docente di dottrine e istituzioni politiche presso la facolta' di Scienze della comunicazione dell'Universita' di Lugano; ha pubblicato diverse monografie dedicate alla metaforologia filosofico-politica e all'etica; suoi saggi sono comparsi in numerose riviste italiane e straniere; svolge attivita' di consulenza editoriale e di recensione libraria, soprattutto per il quotidiano "Il Sole - 24 Ore". Dal sito della facolta' di scienze della comunicazione dell'Universita' della Svizzera italianariprendiamo la seguente scheda: "Francesca Rigotti e' docente alla Facolta' di Scienze della comunicazione; incarichi didattici: docente di Dottrine politiche; incarichi in istituti e laboratori: docente all'Istituto Media e Giornalismo. Laureata in Filosofia (Milano 1974), Dr. rer. pol. (I. U. E. 1984), Dr. habil. (Goettingen 1991), e' stata docente alla Facolta' di Scienze politiche dell'Universit‡ di Goettingen come titolare di un 'Heisenberg Stipendium' della Deutsche Forschungsgemeinschaft e visiting fellow al Department of Politics dell'Universita' di Princeton. Tra le sue pubblicazioni si segnalano otto monografie edite da Bibliopolis (1981), Il Mulino (1989, 2000 e 2002), Feltrinelli (1992, 1995 e 1998), Interlinea (2004), alcune delle quali tradotte in spagnolo, tedesco, greco, coreano, tutte pertinenti ad argomenti di storia del pensiero politico-filosofico, di metaforologia e di comunicazione politica, oltre a numerosi articoli, saggi e recensioni su riviste specializzate internazionali. Svolge un'intensa attivita' di critica libraria in riviste e quotidiani. Principali pubblicazioni: a) Libri: L'umana perfezione. Saggio sulla circolazione e diffusione dell'idea di progresso nell'Italia del primo ottocento. Bibliopolis, Napoli 1981; Metafore della politica. Il Mulino, Bologna 1989; Il potere e le sue metafore. Feltrinelli, Milano 1992 (trad. ted.: Die Macht und ihre Metaphern. Ueber die sprachlicher Bilder der Politik, Campus Verlag, Frankfurt 1994); (a cura di, con W. Euchner e P. Schiera), Die politische Metaphorik in historischer Perspektive, Dunker & Humblot, Berlin 1993; La verita' retorica. Etica, conoscenza e persuasione. Feltrinelli, Milano 1995; (a cura di, con P. Schiera), Die vier Elemente und ihre Metaphern, Dunker & Humblot, Berlin 1995; L'onore degli onesti. Feltrinelli, Milano 1998; La filosofia in cucina. Piccola critica della ragion culinaria. Il Mulino, Bologna 1999 e 2002 (Beck, Muenchen 2002 e 20042; Herder, Barcelona 2001; Korean trans. 2003; Studia Humanitatis, Lubiana, 2006); Il filo del pensiero. Il Mulino, Bologna 2002; La filosofia delle piccole cose. Novara, Interlinea, 2004 e 2005; (con G. Ferraro), Agli estremi della filosofia. Mantova, Tre Lune, 2005; (a cura di), La vita straordinaria. Analisi e comunicazione del quotidiano, Milano, Guerini e associati, 2006; Il pensiero pendolare. Bologna, il Mulino, 2006; Il pensiero delle cose. Milano, Apogeo, 2007. b) Contributi a libri: Giacomo Matteotti. Rede vor dem Parlament am 24.6.1924. Mit einem Essay von Francesca Rigotti, Europaeische Verlaganstalt, Hamburg 1996. c) Conferenze con proceedings: con R. Guldin, Mehrsprachigkeit und Uebersetzung. Vilem Flusser, Philosoph des Vielfaeltigen. Ascona, Monte Verita' (26.-28 ottobre 2001). d) Altre pubblicazioni: (con R. Guldin), Flusser nella valigia, Cenobio, (aprile-giugno 1999), p. 167-172; (con R. Guldin),. Tutto e' artificiale naturalmente: Tra Brasile e Provenza, una fenomenologia della natura come costrutto mentale. Sole 24 ore, 2002"] Nel racconto "Little C" che Martha Nussbaum ha pubblicato in fondo al volume Clones and Clones (Norton, New York) curato da lei e da Cass Sunstein, diversamente dagli altri autori scienziati, giuristi, economisti, sociologi, filosofi favorevoli e contrari alla clonazione umana, lei non prende posizione: narra la passione, nel duplice senso di amare e patire, della protagonista per la creatura che s'illude di possedere. E' un testo efficace e insinuante. Turba e continua a ritornare in mente, per esempio a proposito della legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita, le cui sorti sono state rovesciate nei giorni scorsi al Senato. Incuriosisce poi il fatto che nell'affrontare per la prima volta un argomento di bioetica, la filosofa americana ricorra non agli strumenti della propria disciplina ma alla narrativa, quasi applicasse a se stessa la lezione dei suoi saggi Love's Knowledge: Essays on Philosophy and Literature (1990) e Poetic Justice: The Literary Imagination in Public Life (1996). Spiega qui le ragioni che l'hanno spinta a scrivere "Little C", applicando e riassumendo concetti che saranno familiari ai suoi lettori: desiderio, liberta', dignita' e uguaglianza, il "prisma di genere" e la letteratura quali fonti della morale. Questi ultimi due temi si ritrovano nei libri piu' recenti Sex and Social Justice, Cultivating Humanity (1999); tutti sono ripresi in Woman and Human Development. The Capability Approach qui recensito. Il lavoro filosofico di Martha Nussbaum e' abbastanza noto al lettore specialistico. Nel suo nuovo libro pero' la filosofa americana si propone di indirizzarsi anche al pubblico dei non specialisti. Oggetto del suo studio e' il problema del pieno dispiegamento del potenziale umano, femminile e maschile, nel mondo che ci aspetta. Per avvicinare il lettore meno abituato al linguaggio teorico, Nussbaum ha incluso nel lavoro la narrazione di casi concreti (in particolare quelli di due donne indiane, Vasanti e Jayamma) e materiale pratico filtrato dalla sua esperienza empirica e di osservazione sul campo. L'impianto teorico del lavoro parte dalla posizione della donna nei Paesi del terzo mondo, in base all'assunto che la disuguaglianza di "genere" e' strettamente correlata alla poverta'. La prospettiva adottata permette di non compromettersi con le questioni di casa ma consente allo stesso tempo di lanciare uno sguardo lungo al fenomeno della subordinazione femminile in posti lontani, per ritirarlo magari fino a luoghi a noi piu' vicini. La tesi forte di Martha Nussbaum e' che per arrivare a una soglia minima di rispetto della dignita' umana (femminile e maschile) l'approccio migliore risulti quello fondato sulle capacita' umane, anzi sul principio delle capacita' di ogni persona, basato a sua volta sul principio di considerare ogni persona un fine in se'. Nonostante questa enunciazione chiaramente kantiana, non e' Kant il referente della Nussbaum, o meglio non il Kant assertore di una concezione non cognitiva delle passioni e dei sentimenti, che Nussbaum non approva; ne' lo sono Rawls e Habermas, che sulla scia di Kant ignorano il peso degli strong feelings nei loro modelli procedurali di scelta politica. L'approccio secondo le capacita' difeso da Martha Nussbaum infatti non solo da' un posto preminente all'immaginazione e ai sentimenti ma fa anche affidamento su di essi sul piano metodologico. Il referente principale della teoria del capability approach e' l'idea marxiano-aristotelica del pieno dispiegarsi delle capacita' e delle funzioni umane. Quel che le interessa e' la soglia piu' alta di questo dispiegamento, quella raggiunta la quale la persona diventa un essere "veramente umano", degno di essere tale (Marx). L'idea centrale che Nussbaum accoglie e' quindi il principio marxiano dell'essere umano in quanto essere libero e dignitoso che modella la propria vita in cooperazione e reciprocita' con gli altri, invece di essere guidato o spinto per il mondo come l'animale di un gregge. E' un vero peccato che l'autrice non sviluppi questo punto, che mi sembra di grande interesse. Ella invece preferisce solo accennare al suo debito marxiano-aristotelico per poi dedicarsi a spiegare minuziosamente in che cosa il suo approccio differisca da quello di Amartya Sen, che per primo lo ha introdotto in economia e che ne fornisce una trattazione completa nel suo recente Development as Freedom (ora pubblicato da Mondadori), e poi nello specificarne i caratteri. Noi ci chiediamo, dice Nussbaum sottolineando la propria specificita' e originalita', che cosa le persone sanno o non sanno fare e le invitiamo a pretendere dai loro governi dei principi costituzionali che garantiscano un livello minimo di capacita'. L'elenco delle capacita' umane principali e' lungo: vita, integrita' fisica, liberta' di pensiero, rapporto libero con le altre specie, svago, gioco... ed e' diretto agli esseri umani in genere, con particolare attenzione al mondo delle donne. In molti Paesi del mondo per esempio le bambine non vengono incoraggiate a giocare: indirizzate come sono ai lavori domestici e alla sedentarieta', non sanno nemmeno come si fa. Diventeranno, se ricche, quelle matrone dalle curve morbide e dai gesti posati, non abituate a muoversi all'aperto, a cui il fisico magro e slanciato di Martha Nussbaum appare quasi peccaminoso. E chiaro a tutti a questo punto che le capacita' di cui parla Nussbaum prendono nella sua teoria il posto dei diritti: sono imprescrittibili ne' possono mai venire eluse a favore di altri tipi di vantaggi sociali. Se noi guardiamo a ogni persona come a un fine in se' e non come a uno strumento per soddisfare bisogni altrui, questa concezione acquista corpo e spessore. E' una prospettiva che puo' aiutare le donne a uscire dalla "logica. del sacrificio", quella che chiede loro di porre il soddisfacimento dei bisogni dei familiari davanti alla realizzazione del proprio se'. In India, racconta Martha Nussbaum, lo zucchero costa molto meno del latte, cosi' che le donne indiane povere mettono il latte nella tazza di te' dei figli e del marito e lo zucchero nella propria. Eppure, mi viene da commentare, non sono gesti che facciamo tutti, che fanno tutti i genitori, madri e padri, per un tradizionale amore familiare che non mi sentirei di condannare, e che peraltro anche l'autrice esalta come condizione per il pieno fiorire del reciproco rispetto e dello sviluppo delle capacita' umane. L'approccio secondo le capacita' presenta comunque, ella spiega, dei vantaggi rispetto all'approccio secondo i diritti: non rischia di essere considerato di importazione occidentale perche' non e' legato a una cultura particolare o a una tradizione storica delimitata: se noi parliamo di cio' che le persone sono di fatto in grado di fare e di non fare, non diamo infatti nessun privilegio a un'idea occidentale, perche' le idee di attivita' e capacita' si trovano in qualsiasi cultura. Questo approccio inoltre salvaguarda il valore della diversita' dei costumi senza preservare la brutalita' di alcune pratiche: la violenza domestica, la monarchia assoluta o la mutilazione genitale. Ancora una volta, se la tradizione viola i diritti - o comunque vogliamo chiamarli - e' la tradizione che deve soccombere, non i diritti (vedi "Se la tradizione viola i diritti", ne "Il Sole - 24 Ore" del 17 ottobre 1999). L'approccio secondo le capacita' e' universalistico, come lo sono la tolleranza religiosa, la liberta' di associazione e le altre liberta' maggiori, come lo e' il principio di considerare ogni persona come un fine, ma la strategia migliore e' quella di formulare norme e diritti universali come un insieme di capacita' (set of capabilities) per il pieno dispiegamento della persona umana e per la protezione delle sue sfere di liberta'. 5. LIBRI. FRANCESCA RIGOTTI PRESENTA "ETHICS AND POLITICAL PHILOSOPHY" DI MARTHA NUSSBAUM [Dal quotidiano "Il sole 24 ore" del 9 dicembre 2001 riprendiamo la seguente recensione col titolo "La capacita' della vita buona" del libro di Martha C. Nussbaum: Ethics and Political Philosophy. Lecture and Colloquium in Muenster 2000, a cura di Angela Kallhoff, Lit, Muenster 2001, pp. 154, s.i.p.] Non c'e' bisogno di ripetere che Martha Nussbaum e' uno dei piu' prominenti e influenti filosofi del nostro tempo. Il suo vasto lavoro nell'ambito della filosofia teorica e della filosofia pratica comprende significativi contributi all'interpretazione dell'etica classica e dell'etica e della filosofia politica contemporanee. In prima linea, nel suo esame del pensiero classico, la questione della vita buona: come pensarla, come realizzarla, come praticarla. L'approccio di Nussbaum era e rimane fortemente aristotelico, legato all'affermazione del filosofo che dice che "in generale la gente si augura non la strada degli antenati, ma il bene". La teoria della vita buona di Aristotele e' rivista da Nussbaum in chiave fermamente e decisamente universalistica. Contro il relativismo culturale, inteso come idea che i criteri normativi debbano derivare dall'interno della societa' cui sono applicati, Martha Nussbaum non esita a proporre l'universalismo, aperto ai contributi di ogni civilta', purche' il risultato sia non il rispetto delle idee locali in quanto locali bensi' il rispetto delle idee migliori, colte da diversi ambiti culturali. Il relativismo culturale non va confuso con la tolleranza, spiega Martha Nussbaum, perche' se concediamo alla tradizione l'ultima parola, ci priviamo di norme universali di tolleranza che potrebbero aiutarci a limitare l'intolleranza di alcune culture. Riprendendo una problematica gia' affrontata in Woman and Human Development. The Capabilities Approach (tradotto da poco in italiano col titolo Diventare persone. Donne e universalita' dei diritti, il Mulino, Bologna 2001), Nussbaum ribadisce chiaramente la seguente tesi: "Rispetto per le persone vuol dire rispettare le persone e criticare la tradizione che le opprime. La tradizione va criticata se tratta con disprezzo le donne (o altri gruppi) e nega loro i diritti civili e politici". Tali importanti concetti sono espressi o meglio ribaditi in questo libro risultato delle "Muenster Lectures in Philosophy 2000". La formula di questo incontro era stata tale per cui alla lezione di Nussbaum era seguito un colloquio durante il quale studenti, dottorandi, assistenti e docenti avevano presentato i loro interventi, seguiti dalle risposte di Nussbaum. Non posso qui mancare di sottolineare lo straordinario impegno degli studenti della facolta' di Filosofia di Muenster, normali studenti di una normale universita' di provincia - non bambini prodigio di scuole di presunta eccellenza - nell'esaminare con acume e arguzia la non facile ne' limitata opera di questa autrice, distribuendola per soggetti (amore, emozioni, approccio secondo le capacita', vita buona, comunitarismo, fragilita' e felicita', femminismo eccetera), avendo a disposizione per l'intervento non piu' di una dozzina di pagine. La lezione della Nussbaum a Muenster si presenta come un dialogo tra la filosofia classica e i problemi dell'oggi: in particolare tra le nostre teorie sul diritto e la giustizia internazionali e i diritti di giustizia esposti da Cicerone nel De officiis, probabilmente il testo piu' importante nella tradizione occidentale della filosofia politica. Ora, dove Cicerone con cautela afferma che dovremmo preferire, nell'assegnare assistenza e aiuto, il vicino e l'amico, ed estendere l'aiuto e l'assistenza a chi e' lontano solo se cio' puo' essere fatto senza sacrifici e dispendi per noi, Martha Nussbaum pensa e dice esattamente il contrario. Per motivare l'affermazione che abbiamo dei doveri verso persone in stato di bisogno che vivono in altre nazioni, Nussbaum scompone e analizza passo passo la visione stoica - non staro' qui a ripetere passo passo i suoi argomenti - fino alla conclusione che e' incombente per noi abitanti dei Paesi opulenti il dovere di salvare dalla fame, dalla poverta' e dalla malattia abitanti di nazioni povere, malate e affamate. I doveri legati al senso di giustizia non si devono limitare a concedere beni non materiali (e non costosi) come rispetto e dignita', ma anche distribuire aiuto materiale (che incide innegabilmente sulla tassazione). Dopo il discorso di Nussbaum, e non avendo avuto a disposizione prima il testo della lezione stessa, i partecipanti al colloquio intervengono su scritti dell'autrice gia' pubblicati, intorno ai temi ai quali ho accennato. E vale la pena, ripeto, leggere sia gli argomenti e le critiche di questo pubblico ben preparato, sia le risposte non meno agguerrite di Nussbaum, in cui spesso si condensano in forma breve e concisa le sue posizioni: qui ella infatti respinge da se' ogni compromesso col comunitarismo e ogni cedimento al relativismo, ribadisce la sua posizione liberale universalista, sottolinea l'importanza dell'amore e dei sentimenti e ci promette un nuovo libro dal titolo Upheavals of Thought: The Intelligence of Emotions, avvisandoci gia' da prima che si tratta di un "very lenghty book". Quindi prepariamoci... ============================== NONVIOLENZA. FEMMINILE PLURALE ============================== Supplemento settimanale del giovedi' de "La nonviolenza e' in cammino" Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it Numero 113 del 7 luglio 2007 Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su: nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe Per non riceverlo piu': nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe In alternativa e' possibile andare sulla pagina web http://web.peacelink.it/mailing_admin.html quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su "subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione). 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