La domenica della nonviolenza. 94



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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 94 dell'8 ottobre 2006

In questo numero:
1. A Fiesole il 12 ottobre
2. "La politica della nonviolenza", un seminario promosso dal Movimento
Nonviolento il 21-22 ottobre a Verona
3. April Dembosky intervista Asra Nomani
4. Emma Schiavon intervista Sihem Habchi
5. Ida Dominijanni presenta "La cittadinanza interiore" di Bruna Peyrot
6. Francesca Setzu presenta "Karawan. Dal deserto al web" di Fatema Mernissi

1. INCONTRI. A FIESOLE IL 12 OTTOBRE
[Dalla Fondazione "Ernesto Balducci" (per contatti:
fondazionebalducci at virgilio.it) riceviamo e volentieri diffondiamo.
Mohandas K. Gandhi e' stato della nonviolenza il piu' grande e profondo
pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della
nonviolenza come proposta d'intervento politico e sociale e principio
d'organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di
convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra,
avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro
la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro' le tecniche della
nonviolenza. Nel 1915 torno' in India e divenne uno dei leader del Partito
del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico.
Guido' grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu' la
teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione
economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il
30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e' tale la grandezza di
quest'uomo che una volta di piu' occorre ricordare che non va  mitizzato, e
che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti
discutibili - che pure vi sono - della sua figura, della sua riflessione,
della sua opera. Opere di Gandhi:  essendo Gandhi un organizzatore, un
giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d'azione, oltre che una
natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere
contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua
riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede
significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita'. In
italiano l'antologia migliore e' Teoria e pratica della nonviolenza,
Einaudi; si vedano anche: La forza della verita', vol. I, Sonda; Villaggio e
autonomia, Lef; l'autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la
liberta', Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton;
Civilta' occidentale e rinascita dell'India, Movimento Nonviolento; La cura
della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e
fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi
sono stati pubblicati da Comunita': la nota e discutibile raccolta di
frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita'; da
Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio
pensiero, e La voce della verita'; Feltrinelli ha recentemente pubblicato
l'antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi
ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali
della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono
stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi
massacrare?, in "Micromega" n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda
il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza
civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi:
tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente
accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recentissimo libro
di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori. Tra gli studi cfr. Johan Galtung,
Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente
detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il
Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il
Mulino; Gandhi e l'India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il
Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e'
quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia
cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti
nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente
utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L.
Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti
Pischel, Louis Fischer. Un'agile introduzione e' quella di Ernesto Balducci,
Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e' quella di
Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999; tra le piu' recenti
pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero
nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark
Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini,
L'amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con
la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini)
2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da' vita. Ricominciare con Gandhi
in un'eta' di terrorismi, Unicopli, Milano 2006.
Ernesto Balducci e' nato a Santa Fiora (in provincia di Grosseto) nel 1922,
ed e' deceduto a seguito di un incidente stradale nel 1992. Sacerdote,
insegnante, scrittore, organizzatore culturale, promotore di numerose
iniziative di pace e di solidarieta'. Fondatore della rivista
"Testimonianze" nel 1958 e delle Edizioni Cultura della Pace (Ecp) nel 1986.
Oltre che infaticabile attivista per la pace e i diritti, e' stato un
pensatore di grande vigore ed originalita', le cui riflessioni ed analisi
sono decisive per un'etica della mondialita' all'altezza dei drammatici
problemi dell'ora presente. Opere di Ernesto Balducci: segnaliamo
particolarmente alcuni libri dell'ultimo periodo: Il terzo millennio
(Bompiani); La pace. Realismo di un'utopia (Principato), in collaborazione
con Lodovico Grassi; Pensieri di pace (Cittadella); L'uomo planetario
(Camunia, poi Ecp); La terra del tramonto (Ecp); Montezuma scopre l'Europa
(Ecp). Si vedano anche l'intervista autobiografica Il cerchio che si chiude
(Marietti); la raccolta postuma di scritti autobiografici Il sogno di una
cosa (Ecp); la raccolta postuma di scritti su temi educativi Educazione come
liberazione (Libreria Chiari); il manuale di storia della filosofia, Storia
del pensiero umano (Cremonese); ed il corso di educazione civica Cittadini
del mondo (Principato), in collaborazione con Pierluigi Onorato. Opere su
Ernesto Balducci: cfr. i due fondamentali volumi monografici di
"Testimonianze" a lui dedicati: Ernesto Balducci, "Testimonianze" nn.
347-349, 1992; ed Ernesto Balducci e la lunga marcia dei diritti umani,
"Testimonianze" nn. 373-374, 1995; un'ottima rassegna bibliografica
preceduta da una precisa introduzione biografica e' il libro di Andrea
Cecconi, Ernesto Balducci: cinquant'anni di attivita', Libreria Chiari,
Firenze 1996; recente e' il libro di Bruna Bocchini Camaiani, Ernesto
Balducci. La Chiesa e la modernita', Laterza, Roma-Bari 2002; cfr. anche
almeno Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri,
Roma 2002; e AA. VV., Verso l'"uomo inedito", Fondazione Ernesto Balducci,
San Domenico di Fiesole (Fi) 2004. Per contattare la Fondazione Ernesto
Balducci: tel. 055599147, e-mail: fondazionebalducci at virgilio.it, sito:
www.fondazionebalducci.it
Carmelo Pellicano' e' presidente della Fondazione "Ernesto Balducci".
Alberto L'Abate (per contatti: labate at unifi.it) e' nato a Brindisi nel 1931,
docente universitario di sociologia dei conflitti e ricerca per la pace,
promotore del corso di laurea in "Operazioni di pace, gestione e mediazione
dei conflitti" dell'Universita' di Firenze, e' impegnato nel Movimento
Nonviolento, nella Peace Research, nell'attivita' di addestramento alla
nonviolenza, nelle attivita' della diplomazia non ufficiale per prevenire i
conflitti; amico e collaboratore di Aldo Capitini, ha collaborato alle
iniziative di Danilo Dolci e preso parte a numerose iniziative nonviolente;
come ricercatore e programmatore socio-sanitario e' stato anche un esperto
dell'Onu, del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione Mondiale della
Sanita'; ha promosso e condotto l'esperienza dell'ambasciata di pace a
Pristina, e si e' impegnato nella "Campagna Kossovo per la nonviolenza e la
riconciliazione"; e' portavoce dei "Berretti Bianchi" e promotore dei Corpi
civili di pace. Tra le opere di Alberto L'Abate: segnaliamo almeno
Addestramento alla nonviolenza, Satyagraha, Torino 1985; Consenso, conflitto
e mutamento sociale, Angeli, Milano 1990; Prevenire la guerra nel Kossovo,
La Meridiana, Molfetta 1997; Kossovo: una guerra annunciata, La Meridiana,
Molfetta 1999; Giovani e pace, Pangea, Torino 2001]

La Fondazione Ernesto Balducci, il Comune di Fiesole e la Comunita' dei
Padri Scolopi invitano a partecipare all'incontro sul tema "Gandhi ed
Ernesto Balducci: nonviolenza e coscientizzazione" che si terra' giovedi' 12
ottobre, ore 17.30, alla Badia Fiesolana, nella Sala Capitolare. ntroduce:
Carmelo Pellicano', relatore: Alberto L'Abate.
Per ulteriori informazioni: Fondazione "Ernesto Balducci", via dei
Roccettini 9, 50016 S. Domenico di Fiesole (Firenze), tel. 055599147, fax
055599240, e-mail : fondazionebalducci at virgilio.it

2. INCONTRI. "LA POLITICA DELLA NONVIOLENZA", UN SEMINARIO PROMOSSO DAL
MOVIMENTO NONVIOLENTO IL 21-22 OTTOBRE A VERONA

Si svolgera' a Verona il 21 e 22 ottobre il seminario sul tema "La politica
della nonviolenza (alla prova della guerra)" promosso dal Movimento
Nonviolento.
*
Programma:
- Sabato 21 ottobre, ore 10: relazione introduttiva. Prima sessione "La
teoria della nonviolenza, sulla guerra" (mattina, ore 10-13). Seconda
sessione "La pratica della nonviolenza, nella politica" (pomeriggio, ore
15-19). Serata libera, con due proposte: a) visita guidata alla mostra
"Mantegna a Verona", b) laboratorio del "Teatro dell'oppresso" sui temi
discussi.
- Domenica 22 ottobre, ore 9. Terza sessione "La strategia della
nonviolenza, le iniziative" (mattina, ore 9-11). Conclusioni (ore 11-13).
Ogni sessione verra' sollecitata da una griglia di domande.
Il Seminario si svolgera' presso la Sala "Comboni" dei padri comboniani, in
vicolo Pozzo 1, Verona.
*
Informazioni logistiche
Il seminario si svolgera' presso la sala "Comboni" dei Padri Comboniani, in
vicolo Pozzo 1 (rione di San Giovanni in Valle, quartiere di Veronetta, nel
centro storico, vicino a Piazza Isolo) a Verona.
Il pernottamento e' previsto presso l'Ostello della gioventu' (15 euro, con
prima colazione), ma e' necessario prenotarsi per tempo, entro il 15
ottobre. L'ostello (in via Fontana del Ferro) si trova a cento metri dalla
sede del seminario. Nelle vicinanza vi sono vari locali a prezzi contenuti
per il pranzo e la cena (cena presso l'ostello, solo per gli ospiti, a 7
euro).
La Sala Comboni e l'Ostello sono situati sulla collina, immersi nel verde.
Ampia possibilita' di parcheggio. Collegamento diretto dalla atazione con
l'autobus n. 73 (frequenza ogni 30 minuti, tempo di percorrenza 20 minuti,
scendere al capolinea di via Ponte Pignolo).
*
Per informazioni e prenotazioni
Casa per la nonviolenza, via Spagna 8, 37123 Verona, tel. 0458009803, fax:
0458009212, e-mail: an at nonviolenti.org, sito: www.nonviolenti.org

3. RIFLESSIONE. APRIL DEMBOSKY INTERVISTA ASRA NOMANI
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione la seguente intervista ad
Asra Nomani, di April Dembosky per "Mother Jones".
April Dembosky vive a San Francisco, in California; giornalista
indipendente, e' editorialista di "Mother Jones".
Asra Nomani vive a Morgantown, in West Virginia; intellettuale femminista
musulmana americana, apprezzata giornalista e scrittrice, e' autrice del
volume Standing alone in Mecca; vari suoi testi sono disponibili nel sito:
asranomani.com
Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici di questo foglio;
prestigiosa intellettuale femminista, saggista, giornalista, narratrice,
regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto rilevanti ricerche
storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento di Storia Economica
dell'Universita' di Sydney (Australia); e' impegnata nel movimento delle
donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta' e in difesa dei
diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di Maria G. Di
Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti, Edizioni Intra
Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005]

Quando Asra Nomani divenne la prima donna nella sua moschea ad insistere sul
diritto di pregare nella sala principale, riservata agli uomini, si attiro'
un gran numero di critiche dai leader islamici. Ma le sue azioni l'hanno
anche portata al primo Congresso internazionale sul femminismo islamico,
tenutosi a Barcellona nell'ottobre 2005. La conferenza ha segnato una svolta
nell'attivismo di Nomani. Dalle piccole dimostrazioni dove vive (a
Morgantown, nel West Virginia) alle campagne nazionali, Nomani sta ora
prendendo il suo posto nel movimento internazionale per i diritti delle
donne musulmane. La sua ultima realizzazione si chiama "Sogno islamico": si
tratta di un sito web dedicato all'analisi del Corano ed all'interpretazione
degli studiosi e delle studiose attuali, che intende creare una fonte
accessibile rispetto alle controversie relative ad istanze contemporanee.
*
- April Dembosky: Quali erano le motivazioni che hanno portato alla
realizzazione del Congresso internazionale sul femminismo islamico?
- Asra Nomani: Rispetto alla storia dei diritti delle donne negli Usa e'
stato paragonabile alla Conferenza di Seneca Falls, con la differenza che il
Congresso e' stato organizzato e voluto anche da uomini musulmani, i quali
credono che l'Islam sia mistificato qualora le donne non conseguano una
pienezza di diritti. E' stato bellissimo essere li' dove si dava
riconoscimento al concetto di "femminismo islamico", perche' si tratta
ancora di un argomento tabu' per molta gente.
*
- April Dembosky: Chi c'era, e cosa e' stato discusso?
- Asra Nomani: C'erano meravigliose attiviste per i diritti umani e studiose
venute da ogni dove, dall'Indonesia al Mali, donne di cui avevo sentito
parlare per anni, ma che non avevo mai visto di persona. Quando ci siamo
riconosciute ci siamo abbracciate come vecchie amiche: siamo donne che
spesso si sentono sole nei loro gruppi, e che la pensano nello stesso modo.
Al Congresso e' risultato molto chiaro che la maggioranza delle cose fatte e
dette nel mondo in nome dell'Islam sono interpretazioni, non la legge di
Dio. Non vi e' un disegno divino dietro le azioni, ma la volonta' umana.
Questo e' qualcosa su cui stiamo ponendo l'accento nelle nostre comunita'.
L'Islam e' considerato da troppe persone, inclusi molti musulmani, come un
monolito: noi stiamo sfidando le interpretazioni che creano questa entita'
monolitica. Raheel Raza, nativa del Pakistan e residente in Canada, ha
parlato del suo lavoro nell'opporsi agli arbitrati religiosi che impongono
la "sharia", o legge islamica, sulle comunita'. E' stata molto chiara sul
fatto che si oppone a qualsiasi interpretazione che svilisca le donne. Una
donna del Senegal ha parlato del suo essersi trovata in un matrimonio
poligamo, e di quanto ha sofferto a causa di cio'. Una donna malese ha
narrato del lavoro che lei ed altre stanno facendo sul campo, rifiutando la
teologia e le interpretazioni che permettono la poligamia. Una donna del
Mali ha parlato della sua associazione, che produce un programma radiofonico
educativo, in cui si informano le donne rispetto al loro diritto umano di
non essere mutilate sessualmente, mutilazioni che in Mali vengono imposte in
nome dell'Islam. Una donna che ci ha ispirate molto veniva dalla Nigeria: ci
ha raccontato del lavoro svolto dalla sua organizzazione, Baobab, con gli
imam e chi guida le preghiere in moschea, per aprire le loro menti al
concetto delle interpretazioni diverse.
*
= April Dembosky: In che modo queste donne attiviste hanno ispirato te?
- Asra Nomani: Quello che ho provato durante la conferenza e' stata la
sensazione di essere sull'orlo di una grande opportunita': mettere insieme
tutto questo grandioso lavoro e creare un nuovo approccio all'Islam per il
mondo intero. Perche' donne ed uomini in tutto il mondo stanno operando in
questo senso. Ora e' il momento per noi di metterci insieme, cosi' che
nessuno debba piu' iniziare da zero nella sua comunita'. E' questo il "Sogno
islamico" che ho illustrato durante il mio intervento, un progetto che metta
in luce le interpretazioni dell'Islam progressiste e favorevoli alle donne,
che fornisca un'alternativa al tipo di Islam che viene praticato in molti
luoghi. Da allora ho lavorato affinche' questo accadesse. E' un tipo diverso
di attivismo, rispetto a quello che facevo prima, e' stata una vittoria
anche personale, perche' ho sconfitto le mie stesse paure nello sfidare lo
status quo. Per ottenere che un nuovo approccio abbia successo, dobbiamo
renderlo accessibile: percio' mi avvalgo del consiglio di numerosi studiosi
e studiose, e di organizzatori ed organizzatrici in seno ai gruppi. Il
concetto che sto veicolando e' semplice, si chiama "tawheed", ed e' un
principio fondamentale dell'Islam: assicura che le persone sono eguali in
questo mondo, e che una persona non puo' avere privilegi rispetto ad
un'altra. E' un concetto che e' andato perduto in molte societa' musulmane,
dove le persone denigrano le donne o chi appartiene ad un'altra fede. Di
questo atteggiamento ne abbiamo abbastanza, deve finire.
*
- April Dembosky: Come sta funzionando, sino ad ora?
- Asra Nomani: Questa e' l'era di internet, ed e' cosi' che ci connettiamo
attraverso le distanze che ci separano. Il sito riceve una quantita' enorme
di e-mail. Una donna musulmana innamorata di un cristiano mi ha scritto:
"Posso sposarlo?". Ho potuto fornirle le interpretazioni teologiche
pluraliste e progressiste che dicono di si', puo' sposarlo senza che lui
debba convertirsi. Questo e' ancora un tabu' in molte delle nostre comunita'
e ci sono poche risorse disponibili per saperne di piu'. Oppure, ho ricevuto
un messaggio da un uomo pakistano che scriveva: "Sono gay, posso esserlo o
dovrei cambiare?", ed io gli ho fornito le risorse e l'interpretazione che
gli hanno permesso di accettare se stesso. Questa e' la visione che voglio
rendere reale.
*
- April Dembosky: Chi sono le persone che pensi potrebbero contribuire a
rendere reale la visione?
- Asra Nomani: Il contributo di Khaled Abou El Fadl, avvocato e studioso, e'
stato importantissimo per me. E' uno dei pochi "sapienti" dell'Islam
abbastanza coraggioso da riconoscere pubblicamente i diritti delle donne,
anche quello di essere imam. Penso anche a Reza Aslan, un iraniano immigrato
negli Usa che ha scritto un libro dal titolo "Nessun dio se non Dio": lui
dice chiaramente che le donne non sono obbligate a coprirsi la testa, che
questo non ha a che vedere con l'Islam. E prende coraggiosamente le parti
delle persone omosessuali. Poi c'e' la dottoressa Amina Wadud, la donna che
guida la preghiera a New York, ed Asma Barlas, un'altra professoressa. Tutte
e due hanno dato meravigliose letture del Corano. Ed anche Omid Safi, che ha
scritto un libro sull'Islam progressista e, in Malesia, Zaina Anwar di
"Sorelle nell'Islam". Ognuno di questi studiosi e studiose ha creato un
contributo, diciamo un pezzo della torta. E' venuto il momento di mettere i
pezzi insieme, cosi' che tutti possano condividere cio' che e' stato fatto.
*
- April Dembosky: Ci sono parecchi uomini nella tua lista. Pensi che gli
uomini possano giocare un ruolo positivo nel femminismo islamico?
- Asra Nomani: Ce ne sono tanti che stanno al nostro fianco. Alle donne
spesso non viene dato accesso alla conoscenza, e questi uomini ci stanno
incoraggiando nei nostri studi, sono uomini di coscienza che ne hanno
abbastanza dell'assunto di essere "superiori" alle donne. E sappiamo che lo
scambio e' reciproco, loro hanno bisogno di noi quanto noi di loro. Gli
altri uomini li aggrediscono, li ostracizzano, li mettono in ridicolo.
Attraversano difficolta' per sostenerci, ma continuano a farlo e grazie a
cio' sono indiscutibilmente piu' forti.
*
- April Dembosky: Una volta hai detto: "L'intolleranza verso le donne e'
come il canarino nella miniera per l'intolleranza verso altre persone".
- Asra Nomani: Io penso ad un'espressione dell'Islam progressista e
tollerante, in tutto il mondo, e per tutte le persone. I diritti delle donne
sono un aspetto di questa visione, ma sono anche il punto focale nel
contrastare l'estremismo. Quando sollevi una questione che riguarda le donne
metti gli estremisti in una posizione indifendibile, e questo accade in
maniera piu' rapida di quanto accada su altre questioni. E' la via piu'
veloce per ottenere trasformazione e cambiamento. Se ci rappresentiamo come
donne, se come donne continuiamo a lottare giorno dopo giorno, costringeremo
gli estremisti a confrontarsi con la realta' delle loro idee.
*
- April Dembosky: In quali modi, come musulmana che vive negli Usa, le tue
preoccupazioni sono diverse da quelle di una musulmana che vive in Africa o
in Medio Oriente?
- Asra Nomani: Certamente, a livello fisico ed economico, le minacce alle
nostre vite non sono le stesse, ma lo scenario in cui ci muoviamo e'
identico. Le pressioni che una donna subisce affinche' corrisponda
all'immagine della "brava ragazza musulmana" sono uguali. Le maniere di
esercitare il controllo e le regole sono le stesse, hanno solo un grado di
pressione differente. Negli Usa, un padre musulmano minaccera' sua figlia di
diseredarla se sposa un americano, in Pakistan potrebbero lanciarle
dell'acido in faccia. La dinamica del dominio e' la stessa, solo espressa in
modo diverso.
*
- April Dembosky: C'e' chi dice che il femminismo islamico sia influenzato
dall'occidente. Le donne presenti a Barcellona hanno detto che il movimento
nasce all'interno dell'Islam. Tu che ne pensi?
- Asra Nomani: Se tu mi avessi intervistata vent'anni fa ti avrei detto che
mi sentito completamente non legittimata, in quanto americana musulmana. Mi
sembrava di non essere autentica. Ma non capisco e non sottoscrivo il
concetto che non avrei diritto di parlare come musulmana perche' sono anche
statunitense. Io non parlo arabo, Osama bin Laden si', ed io non lo
considero un musulmano piu' "vero" di me. Essere musulmani significa
accettare ed onorare le differenze che abbiamo all'interno del nostro mondo,
culturalmente, fisicamente, linguisticamente, perche' e' questo che l'Islam
insegna, che siamo gente di molte tribu'.
*
- April Dembosky: In questo senso, tornando alla tua idea di "Sogno
islamico", perche' la collaborazione fra donne di paesi differenti sarebbe
cosi' importante?
- Asra Nomani: A causa delle unicita' delle esperienze, l'implementazione di
cio' su cui ci siamo accordate risultera' assai probabilmente differente. Le
comunita' si evolveranno in modo diverso l'una dall'altra, ma alla
conferenza abbiamo toccato tutti i punti caldi: l'omosessualita', le donne
imam, la pena capitale, il terrorismo, il sesso, e abbiamo raggiunto un
consenso. Stiamo lavorando su un terreno comune, cio' che varia sono le
opportunita' che si presentano nei vari luoghi, e che comportano una
diversita' in tempi e tecniche.
*
- April Dembosky: Le donne e gli uomini non musulmani hanno un ruolo in
questo progetto? E se si', quale?
- Asra Nomani: Uno dei grossi problemi che abbiamo negli Usa e' che le forze
progressiste non si schierano a fianco dei progressisti musulmani, pensano
che la "correttezza politica" sia non intervenire, per non offendere la
liberta' di religione e le scelte culturali. Ne conosco un mucchio di questi
personaggi, vanno alle sessioni interreligiose nelle moschee e vedono che le
donne vengono relegate in cantina, ma non dicono niente e pensano: "Ah,
bene, e' questo il vostro modo di fare". Ma noi che abbiamo a cuore le donne
nelle nostre comunita' stiamo rispondendo: "Questo non e' il nostro modo di
fare, questo non e' il modo giusto, questo non e' il modo islamico".
L'evolversi riguarda tutti, musulmani e non. Quando contrastiamo il sessismo
ed il pregiudizio nel mondo musulmano stiamo combattendo contro ideologie,
non contro persone specifiche o un'intera fede. Noi dobbiamo maturare, e la
comunita' progressista deve maturare con noi. I progressisti devono sapere
che c'e' bisogno di loro in questo lavoro dell'incoraggiare espressioni piu'
inclusive e tolleranti dell'Islam nel mondo.

4. RIFLESSIONE. EMMA SCHIAVON INTERVISTA SIHEM HABCHI
[Dal quotidiano "Liberazione" del 29 settembre 2006.
Emma Schiavon, storica, docente e saggista, e' dottoressa di ricerca
all'Universita' di Milano e collaboratice del Cirsde (Centro
interdipartimentale di studi delle donne) di Torino; nel 1990 come
rappresentante degli studenti di Lettere e filosofia ha sostenuto con
successo la richiesta di far inserire nello statuto della facolta' di
Lettere materie afferenti agli Women's Studies; nel 1997 ha ottenuto il
premio "Franca Pieroni Bortolotti" per la migliore opera inedita di storia
delle donne conferito dalla Societa' italiana delle storiche e
dall'Assessorato alla cultura del Comune di Firenze; si occupa di genere e
cittadinanza, nazionalismi e movimenti femminili. Tra le opere cui ha
contribuito: Carla Colombelli (a cura di), La guerra non ci da' pace. Donne
e guerre contemporanee, Edizioni Seb 27, Torino 2005.
Sihem Habchi e' vicepresidente dell'associazione "Ni putes ni soumises" (per
ulteriori informazioni si veda il sito: www.niputesnisoumises.com).
Anna Bravo (per contatti: anna.bravo at iol.it), storica e docente
universitaria, vive e lavora a Torino, dove ha insegnato Storia sociale. Si
occupa di storia delle donne, di deportazione e genocidio, resistenza armata
e resistenza civile, cultura dei gruppi non omogenei, storia orale; su
questi temi ha anche partecipato a convegni nazionali e internazionali. Ha
fatto parte del comitato scientifico che ha diretto la raccolta delle storie
di vita promossa dall'Aned (Associazione nazionale ex-deportati) del
Piemonte; fa parte della Societa' italiana delle storiche, e dei comitati
scientifici dell'Istituto storico della Resistenza in Piemonte, della
Fondazione Alexander Langer e di altre istituzioni culturali. Opere di Anna
Bravo:  (con Daniele Jalla), La vita offesa, Angeli, Milano 1986; Donne e
uomini nelle guerre mondiali, Laterza, Roma-Bari 1991; (con Daniele Jalla),
Una misura onesta. Gli scritti di memoria della deportazione dall'Italia,
Angeli, Milano 1994; (con Anna Maria Bruzzone), In guerra senza armi. Storie
di donne 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995, 2000; (con Lucetta Scaraffia),
Donne del novecento, Liberal Libri, 1999; (con Anna Foa e Lucetta
Scaraffia), I fili della memoria. Uomini e donne nella storia, Laterza,
Roma-Bari 2000; (con Margherita Pelaja, Alessandra Pescarolo, Lucetta
Scaraffia), Storia sociale delle donne nell'Italia contemporanea, Laterza,
Roma-Bari 2001; Il fotoromanzo, Il Mulino, Bologna 2003]

"Ni putes ni soumises" ("ne' puttane ne' sottomesse") e' un movimento di
donne nate o cresciute nei quartieri-ghetto delle periferie francesi; nel
2003, anno della sua nascita, ha organizzato una manifestazione che ha
coinvolto 30.000 donne in tutto il paese. In un'epoca segnata da
comunitarismi di ogni sorta e integralismi incrociati, il movimento "Ni
putes ni soumises" richiama con forza le questioni di base, alla radice del
femminismo: autodeterminazione personale e sessuale, diritto di cittadinanza
e di movimento nello spazio pubblico, uguaglianza di diritti e di
opportunita', contrasto della violenza e dell'oppressione. E lo fa chiamando
in causa i pilastri della Francia repubblicana: laicita' e uguaglianza.
Venerdi' scorso per la sezione "Conflitti, convivenze e riconciliazioni"
della manifestazione "Torino spiritualita'" si e' svolto l'incontro -
condotto da Anna Bravo - con Sihem Habchi, nata in Algeria e cresciuta in
Francia, vicepresidente del movimento.
Sihem ha raccontato della devastazione sociale che ha colpito le periferie
francesi negli anni '90, con i padri che hanno perso il lavoro e i figli che
del sogno occidentale non hanno ricevuto nemmeno la speranza. La mancanza di
identita', reddito, aspettative, ha portato la piu' classica delle reazioni
di chiusura e regressione, abilmente sfruttate dai professionisti
dell'integralismo islamico. Le donne dei quartieri si sono dunque trovate
piu' che mai ristrette fra il pregiudizio etnico montante - e molte di loro,
in particolare Fadela Amara, presidente e fondatrice del movimento,
provengono da un decennale impegno antirazzista - e il dilagare di
atteggiamenti e ideologie misogine e antifemministe. Le giovani soprattutto
devono affrontare un "fratriarcato" duro e aggressivo (poiche' non sono i
padri gli attori della reazione, ma i giovani), dove ognuna e' tenuta a
giustificare la sua presenza nello spazio pubblico e deve rispondere non
soltanto al proprio fratello Mohamed, ma anche a Omar, a Abdel, in una
parola a tutti i giovani maschi del quartiere. Il nuovo fratriarcato
islamista chiede alle proprie sorelle di scegliere fra un'immagine pubblica
di rispettabilita' sessuale che corrisponda all'abbigliamento neo-islamico
d'ordinanza e al velo, o di pagare la propria liberta' di scelta con il
disprezzo, e qualche volta con vere e proprie aggressioni. L'associazione ha
quindi scelto di appoggiare in modo convinto la nuova legge che vieta il
velo nelle scuole argomentando che non si tratta di una pratica obbligatoria
dell'Islam, quanto piuttosto del "logo" dell'islam politico radicale che si
e' affermato dopo la rivoluzione khomeinista del '79. Il velo e' visto come
marca di divisione fra uomini e donne e fra "veri" musulmani e non, e come
simbolo ostentato di subordinazione delle donne agli uomini che le ragazze,
soprattutto le minorenni, sono costrette a indossare per le pressioni sempre
piu' assillanti della famiglia e del quartiere. Di qui lo slogan, forte e
provocatorio: "non puttane", ovvero si respinge al mittente il disprezzo per
le scelte di liberta', "ne' sottomesse", con il rifiuto della subordinazione
e dei suoi emblemi.
Abbiamo incontrato Sihem Habchi, che e' anche responsabile dello sviluppo
internazionale dell'organizzazione il giorno dopo il dibattito.
*
- Emma Schiavon: Quali sono state le principali tappe nella costruzione del
vostro movimento, e quali sono le vostre piu' importanti attivita' oggi?
- Sihem Habchi: Il primo passo e' stata la convocazione degli "Stati
generali delle donne dei quartieri", alla Sorbona nel 2001: Fadela Amara,
attraverso la rete delle associazioni antirazziste, aveva organizzato questa
manifestazione dove le donne erano invitate a parlare della loro esperienza
all'universita': piu' di duecento donne sono arrivate da tutta la Francia,
molte di nascosto dai loro familiari, e questa forte domanda di
partecipazione ci ha convinte a continuare. Nel 2003 c'e' stata la marcia di
fondazione del nostro movimento, che ha coinvolto ogni zona del paese; nel
2005 abbiamo organizzato il Tour de France repubblicano con dibattiti in
tutto il paese: volevamo dare la parola a chi non parla mai; nel 2006
abbiamo lanciato la Maison de la mixite', dove intendiamo praticare la
mescolanza per rompere i ghetti mentali, quelli culturali, quelli etnici e
anche il "ghetto" della separazione fra uomini e donne. Con l'aiuto anche di
fondazioni private e' oggi aperto uno spazio a Parigi, e noi speriamo che
sia presto seguito da altri.
*
- Emma Schiavon: Qual e' stata la vostra posizione e il vostro ruolo durante
la recente esplosione dei quartieri popolari in Francia?
- Sihem Habchi: Noi non abbiamo preso una posizione, semplicemente perche'
ritenevamo non ci fosse niente di nuovo: sono anni che le auto bruciano nei
quartieri, da anni il 15 % dei giovani e' al di fuori del sistema scolastico
e c'e' il 20% di disoccupazione. Quanto alle espressioni di machismo, il
problema e' che da anni i quartieri popolari sono degli spazi completamente
controllati dagli uomini, anche sotto questo profilo quindi nessuna novita'.
Il punto e' un altro: che cosa facciamo per questi giovani che dicono "Io
sono francese!"? Alcuni hanno parlato di rivolta sociale ma questi sono
giovani che non riescono a strutturare una domanda politica, il loro solo
modo d'espressione e' la violenza e da molto tempo partiti e sindacati sono
fuori dai quartieri. Per questo sono particolarmente critica nei confronti
delle strumentalizzazioni sia di destra che di sinistra: da destra si dice
semplicemente che sono delinquenti, mentre l'estrema sinistra ha voluto
vedere una rivolta sociale. Ma senza qualcuno che struttura delle domande,
delle rivendicazioni, che rivolta sociale e'?
*
- Emma Schiavon: Ieri al dibattito ti sei definita musulmana, anche
rispondendo alla ragazza velata che ha preso la parola nel contraddittorio,
e ho letto che e' lo stesso per Fadela Amara... in che senso voi vi definite
pubblicamente musulmane, e femministe, e laiche?
- Sihem Habchi: Si', ci tengo a precisare che noi non crediamo nel
"femminismo musulmano". Non intendiamo quindi il nostro impegno come interno
alla religione musulmana per cambiarla. Noi semplicemente siamo credenti e
compiamo alcune pratiche spirituali, ma questo riguarda la nostra sfera
intima. Dal punto di vista politico noi siamo femministe e laiche. Abbiamo
ritenuto pero' necessario in questo momento dichiarare anche la nostra fede
personale per dare un'immagine diversa della donna musulmana, che oggi e'
identificata solamente come quella che porta il velo. Noi rivendichiamo
quindi pubblicamente la nostra fede e ricordiamo che l'Islam, come religione
priva di un clero e di un dogma stabilito una volta per tutte, e' praticata
in tutto il mondo nelle forme piu' diverse, compresa la nostra.

5. LIBRI. IDA DOMINIJANNI PRESENTA "LA CITTADINANZA INTERIORE" DI BRUNA
PEYROT
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 3 ottobre 2006.
Ida Dominijanni, giornalista e saggista, docente a contratto di filosofia
sociale all'Universita' di Roma Tre, e' una prestigiosa intellettuale
femminista. Tra le opere di Ida Dominijanni: (a cura di), Motivi di
liberta', Angeli, Milano 2001; (a cura di, con Simona Bonsignori, Stefania
Giorgi), Si puo', Manifestolibri, Roma 2005.
Bruna Peyrot (per contatti: peyrotb at libero.it), torinese, scrittrice,
studiosa di storica sociale, conduce da anni ricerche sulle identita' e le
memorie culturali; collaboratrice di periodici e riviste, vincitrice di
premi letterari, autrice di vari libri; vive attualmente in Brasile. Si
interessa da anni al rapporto politica-spiritualita' che emerge da molti dei
suoi libri, prima dedicati alla identita' e alla storia di valdesi italiani,
poi all'area latinoamericana nella quale si e' occupata e si occupa della
genesi dei processi democratici. Tra le sue opere: La roccia dove Dio
chiama. Viaggio nella memoria valdese fra oralita' e scrittura, Forni, 1990;
Vite discrete. Corpi e immagini di donne valdesi, Rosenberg & Sellier, 1993;
Storia di una curatrice d'anime, Giunti, 1995; Prigioniere della Torre.
Dall'assolutismo alla tolleranza nel Settecento francese, Giunti, 1997;
Dalla Scrittura alle scritture, Rosenberg & Sellier, 1998; Una donna nomade:
Miriam Castiglione, una protestante in Puglia, Edizioni Lavoro, 2000;
Mujeres. Donne colombiane fra politica e spiritualita', Citta' Aperta, 2002;
La democrazia nel Brasile di Lula. Tarso Genro: da esiliato a ministro,
Citta' Aperta, 2004; La cittadinanza interiore, Citta' Aperta, 2006]

Bruna Peyrot vive in Brasile a Belo Horizonte, e' una studiosa di storia
sociale e dell'esperimento di Lula ha scritto nel 2004 in La democrazia nel
Brasile di Lula. Ma non e' solo ne' principalmente del Brasile che parla La
cittadinanza interiore, il suo libro che Citta' aperta edizioni manda in
libreria in coincidenza con le elezioni di questi giorni. Qui il problema e'
la democrazia tout court, nell'epoca in cui gli Stati Uniti pretendono di
esportarla a suon di bombe, in Europa "nessun giovane sa piu' spiegare
perche' sia importante avere una Costituzione", e in America Latina invece,
dopo le dittature degli anni Settanta, l'indebitamento degli Ottanta e il
neoliberismo rapace dei Novanta, la democrazia si va imponendo nella
sinistra ex-rivoluzionaria come "un valore in se'", parallelamente a un
"ripensamento etico individuale" del rapporto fra violenza e politica.
L'eco del percorso brasiliano si sente in questo libro, che pure e' ricco di
riferimenti a esperienze e letture italiane dell'autrice, e che ruota
attorno a un'idea centrale, questa: non c'e' cittadinanza democratica
credibile senza quella che l'autrice chiama "cittadinanza interiore".
Ovvero, non c'e' diritto che viga dall'esterno senza una mobilitazione della
soggettivita' che viene dall'interno. Ma attenzione, non si tratta qui
dell'ennesimo invito all'interiorizzazione della Legge e delle leggi, ne'
dell'ennesima tecnica per la produzione del consenso. Quello che Peyrot
propone e' un decalogo di "consapevolezze" che, nell'ispirare la
cittadinanza interiore, rivoluzionano lo statuto della cittananza in
rapporto ai terremoti - strutturali e culturali, planetari e locali,
politici e antropologici, giuridici e psicologici - del mondo globale.
*
Nessun cambiamento del mondo, insomma, senza cambiamento di se', a partire
da se': un comandamento cardinale della cultura femminista, cui infatti
Peyrot fa riferimento, tanto che la prima "consapevolezza" da lei proposta
per la "cittadinanza interiore" e' quella della differenza sessuale, ovvero
la capacita' di (ri)costruire la relazione uomo-donna dopo il femminismo.
Seguono la consapevolezza "della Storia dentro la vita", che consiste nel
sapere agire anche nel proprio limitato contesto all'altezza della
necessita' politica e storica; la consapevolezza "del diritto
all'autobiografia", per contrastare con la narrazione di se' la tendenza
alla disgregazione e alla dissipazione propria del nostro presente
"liquido"; la consapevolezza "del vincere la guerra in noi", per poterla
contrastare sullo scenario geopolitico; la consapevolezza "dei luoghi
parlanti", ovvero della storia e delle emozioni che i luoghi racchiudono e
ci trasmettono; la consapevolezza "dell'esilio nelle lingue di mezzo", cioe'
dell'espropriazione infelice che ogni migrazione comporta, ma che puo'
diventare felice quando l'esilio e' una condizione mentale scelta anche da
chi e' stanziale; la consapevolezza della "democrazia come ragionamento",
processo discorsivo e non mero assetto procedurale, istituzionale e
giuridico; la consapevolezza "dell'educazione come nonviolenza", intesa non
solo come pedagogia delle giovani generazioni ma come continuo processo di
ripensamento della storia e della politica e delle loro ripetizioni
nevrotiche; infine, la consapevolezza "dell'invadere la politica con la
spiritualita'", ovviamente non nel senso integralista del termine, ma per
dare dignita' pubblica, politica, a cio' che la politica tradizionale relega
nella sfera privata.
*
"Perche' non parlare di amore, morte, nostalgia, paura, come si parla di
bilanci, strade e servizi sociali?", si chiede Peyrot. La risposta la
sappiamo: perche' la politica tradizionalmente intesa non sopporta questo
sfondamento dei suoi confini, e preferisce languire presidiandoli. Eppure e'
proprio questo sfondamento dei confini - della politica, delle identita',
della sovranita' degli individui e degli Stati - la posta in gioco del
presente. "La vita nasce dallo sfondamento dei confini individuali in un
atto d'amore. Solo ripetendo questo gesto si comprende cosa e'
irrinunciabile per noi, cosa e' comune e cosa e' diverso e pretende un
contratto di reciproco rispetto": si riscrive cioe' il patto sociale.

6. LIBRI. FRANCESCA SETZU PRESENZA "KARAWAN. DAL DESERTO AL WEB" DI FATEMA
MERNISSI
[Da "Leggere donna", n. 7-8, gennaio-febbraio 2006.
Francesca Setzu nel 2004 ha ricevuto il premio di scrittura femminile de "Il
paese delle donne" per la sua tesi di laurea su "Il concetto del sapere
nell'opera di Fatima Mernissi" (Universita' "La Sapienza" - facolta' di
sociologia, Roma, a. a. 2002-2003).
Fatema Mernissi (ma il nome puo' essere traslitterato anche in Fatima) e'
nata a Fez, in Marocco, nel 1940, acutissima intellettuale di forte impegno
civile, impegnata per i diritti delle donne, per la democrazia e i diritti u
mani di tutti gli esseri umani, docente universitaria di sociologia a Rabat,
studiosa del Corano, saggista e narratrice; tra i suoi libri disponibili in
italiano: Le donne del Profeta, Ecig, 1992; Le sultane dimenticate,
Marietti, 1992; Chahrazad non e' marocchina, Sonda, 1993; La terrazza
proibita, Giunti, 1996; L'harem e l'Occidente, Giunti, 2000; Islam e
democrazia, Giunti, 2002; Karawan. Dal deserto al web, Giunti, 2004. Il sito
internet di Fatema Mernissi e' www.mernissi.net]

Qual e' l'idea che gli europei e gli occidentali piu' in generale hanno di
un paese arabo come il Marocco? Per superare e sconfiggere stereotipi e
pregiudizi eurocentrici, Fatima Mernissi, sociologa e scrittrice marocchina
conosciuta in tutto il mondo, ci propone nel suo nuovo interessante saggio
di andare alla scoperta del regno nordafricano.
E' un invito, quello della Mernissi, a compiere un viaggio nelle realta'
culturali e sociali marocchine ignorate dal grande circuito del turismo di
massa dei villaggi-vacanze di Agadir e Essaouira, e allo stesso tempo un
paese molto distante anche da quelle immagini quotidianamente trasmesse dai
telegiornali di tutto il pianeta, per rammentarci i pericoli del
fondamentalismo islamico.
In Karawan: dal deserto al web, frutto di lunghi anni di rigorose ricerche
condotte nella realta' arabo-islamica del Marocco, la sociologa ci racconta
con il suo appassionante e vivace stile letterario un Paese che, animato
dalla volonta' di combattere le nuove forme di terrorismo e neocolonialismo,
propugna le idee dell'Islam umanista, fondato sull'arte dello jadal, l'arte
dell'autocritica e del dialogo democratico rispettoso della diversita'. Solo
attraverso la comunicazione democratica e accessibile a tutti sara'
possibile un reciproco e fecondo scambio con il mondo occidentale.
Uno degli strumenti per realizzare questo sogno di giustizia sociale e' la
"Caravane Civique", convegni itineranti annuali che prevedono mostre,
musica, danze e conferenze. La Caravane e' nata in Marocco alla fine degli
anni Novanta, con il sostegno di Fatima Mernissi e di altri coraggiosi
esponenti della societa' civile marocchina oggi protagonisti del libro, per
favorire l'incontro tra popolazioni delle aree rurali e metropolitane.
Partecipano a questo progetto donne e uomini di diversa estrazione sociale:
docenti universitari e pittrici illetterate, artigiani ed editori, attivisti
politici e tessitrici di tappeti, librai e medici, scrittori e registi.
Tutti accomunati dalla convinzione che la democrazia nasca dal libero
confronto e che nei paesi arabo-islamici l'accesso alle nuove tecnologie
informatiche come tv satellitari e internet, rappresenti un'occasione
straordinaria per la diffusione di un sapere senza censure e per lo sviluppo
del dialogo fra le culture.
La Mernissi ci conduce, creando pagina dopo pagina un'atmosfera che sembra
evocare la magia de Le mille e una notte...

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LA DOMENICA DELLA NONVIOLENZA
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Supplemento domenicale de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Numero 94 dell'8 ottobre 2006

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