[News] Pacifisti fermati oggi in piazza San Pietro e altre stranezze



Albert

bollettino pacifista 

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La voce della ragione in tempi di guerra


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Pace sotto sequestro. Dal Vaticano a Venezia, i segnali di un'epoca

12 aprile 2026 — Redazione PeaceLink


Oggi, a margine dell'Assemblea nazionale di Pax Christi Italia, alcuni aderenti sono stati fermati in piazza San Pietro mentre partecipavano alla preghiera per la pace. È stato sequestrato uno striscione dell'associazione e contestata una maglietta che riportava il testo dell'articolo 11 della Costituzione — quello che recita: «L'Italia ripudia la guerra». Fermare un pezzo di carta con la Costituzione stampata sopra: c'è un'ironia amara e precisa in questo gesto, che dice molto sullo stato dei tempi.

L'assemblea di Pax Cristi si era aperta con il filo conduttore "Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi" e con un invito del presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti, a scomunicare simbolicamente chi provoca e alimenta le guerre. Parole forti, pronunciate in un contesto di discernimento collettivo che ha visto intervenire voci diverse legate da un unico filo: la pace come impegno concreto.


Mentre a Roma si pregava per la pace, altrove il mondo sembrava uscito direttamente da un dipinto del Cinquecento. Domenico Gallo ha richiamato in un recente articolo Il Trionfo della Morte di Pieter Bruegel il Vecchio, realizzato intorno al 1562 in un'Europa devastata da peste e guerre: una visione apocalittica che mostra un mondo invaso da scheletri, un esercito di morti che produce una diffusione universale della morte domenicogallo. L'analogia non è letteraria: l'esercito israeliano l'8 aprile ha annunciato con orgoglio di avere colpito "100 obiettivi in dieci minuti", scatenando un inferno di fuoco nella città di Beirut domenicogallo. E mentre Trump minacciava di cancellare dalla storia un'intera civiltà — l'Iran — Netanyahu boicottava ogni ipotesi di tregua.

Gallo descrive come simbolo di questo spirito del tempo le immagini del ministro israeliano Ben Gvir che, il 30 marzo, circondato dai suoi colleghi di partito, versa lo champagne per festeggiare l'introduzione della pena di morte per i palestinesi domenicogallo. Una legge che arriva al termine di un percorso sistematico di disumanizzazione, documentato anche nel rapporto presentato a Ginevra il 23 marzo dalla relatrice speciale ONU Francesca Albanese, intitolato significativamente Tortura e Genocidio.


Ma la violenza non si esercita solo con le bombe. Si esercita anche silenziando chi chiede che le bombe smettano di cadere.

Centinaia di persone hanno protestato in Piazza Habima, a Tel Aviv, contro la guerra in Medio Oriente e contro il primo ministro Netanyahu. peacelink La polizia le ha disperse con la forza, arrestando 17 persone, tra cui un leader di "Standing Together". La Corte Suprema israeliana aveva appena autorizzato le proteste — un ordine provvisorio emesso nella notte tra il 4 e il 5 aprile, che alzava il tetto degli assembramenti consentiti per quella specifica serata. I giudici avevano anche criticato apertamente la polizia, accusata di far rispettare le restrizioni solo contro i manifestanti anti-guerra, ignorando mercati, pellegrinaggi religiosi e altri eventi. Il governo ha risposto invitando a ignorare la sentenza della Corte Suprema.

Dall'inizio della guerra contro l'Iran, il 28 febbraio 2026, il Comando del Fronte Interno aveva imposto un limite di 50 persone agli assembramenti pubblici all'aperto: una misura formalmente legata al rischio missilistico, ma applicata in modo selettivo. «La popolazione chiede che la guerra finisca. Quasi il 40% degli israeliani vuole che la guerra finisca subito. Man mano che le proteste proseguono, questa percentuale diventerà una maggioranza, una maggioranza che Netanyahu dovrà ascoltare» peacelink ha dichiarato Uri Weltmann, uno dei manifestanti. Parole che il governo israeliano ha scelto di non ascoltare, preferendo i manganelli.

In Israele, protestare contro la guerra è diventato un reato. E non è una metafora.


La doppia misura dell'Europa si manifesta anche nell'arte, o meglio, nelle sue istituzioni. La Commissione Europea ha avviato la procedura per congelare o revocare i fondi alla Biennale di Venezia: motivo, aver permesso alla Russia di riaprire il proprio padiglione, chiuso dal 2022 dopo l'invasione dell'Ucraina. La Commissione non ha tuttavia sollevato obiezioni sulla partecipazione di Israele alla Biennale. Stessa manifestazione, due pesi e due misure. 


Arriva infine una voce inattesa, e per questo ancora più significativa. L'arcivescovo Timothy Broglio, Ordinario militare per gli Stati Uniti ed ex presidente della Conferenza episcopale americana, ha dichiarato che i soldati statunitensi possono moralmente disobbedire agli ordini di Trump riguardanti la Groenlandia, qualora li ritengano ingiusti. Il principio richiamato è antico e radicato nella teologia morale cattolica: in situazioni di conflitto morale, è «moralmente accettabile disobbedire» a ordini ritenuti contrari alla coscienza. Che a dirlo sia un vescovo che parla ai militari, non a obiettori di coscienza storici, è un segnale che vale la pena ascoltare.


Mettendo insieme questi frammenti emerge un quadro pieno di criticità e inquietante. Viviamo in un tempo in cui affermare la pace è diventato un gesto di resistenza, e in cui chi detiene il potere — politico, militare, economico — sceglie sempre più di condizionare la vita delle persone. Ma viviamo in un tempo in cui ribellarsi è diventato un diritto e a volte anche un dovere.


Fonti: PeaceLink  DomenicoGallo.it  Lista Pace PeaceLink — RaiNews — FamigliaCristiana


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