[News] Il mondo si riarma a ritmi impressionanti, il SIPRI: "Gli USA aumentano del 217% le esportazioni di armi verso l'Europa"



Presentato il nuovo rapporto SIPRI, un quadro agghiacciante


Il mondo si riarma: l'Europa diventa il primo importatore di armi del pianeta

Il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), che confronta i trasferimenti internazionali di armi tra il quinquennio 2016–2020 e quello 2021–2025, restituisce un'immagine del mondo sempre più militarizzato. Il volume globale dei trasferimenti di armamenti è cresciuto del 9,2%, e protagonista assoluta di questa corsa alle armi è l'Europa, che ha più che triplicato le proprie importazioni diventando la prima area al mondo per volume di armi ricevute.

L'Europa in prima linea nella corsa agli armamenti

Dietro questa trasformazione radicale c'è, in primo luogo, il conflitto in Ucraina: Kiev ha assorbito da sola il 9,7% di tutti i trasferimenti globali. Ma non è solo questo. La percezione di una minaccia russa ha spinto la grande maggioranza degli stati europei ad avviare programmi di riarmo significativi. Come spiega Mathew George, direttore del programma SIPRI Arms Transfers, "la maggior parte dei singoli stati della UE ha comunque avviato un significativo riarmo in risposta alla minaccia percepita dalla Russia".

Il risultato è che gli Stati Uniti — ancora leader indiscussi del mercato globale degli armamenti — hanno aumentato le proprie esportazioni verso l'Europa del 217%, portando la loro quota europea al 38% del totale esportato, superando per la prima volta in vent'anni il Medio Oriente. Complessivamente, Washington copre oggi il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi, rifornendo 99 Paesi su cinque continenti.

Le armi come strumento di politica estera

I ricercatori del SIPRI sono espliciti: il commercio di armi non è solo un business. "Per Washington, le esportazioni sono uno strumento di politica estera e un volano per l'industria della difesa", sottolinea il ricercatore Pieter Wezeman, citando anche la nuova America First Arms Transfer Strategy dell'amministrazione Trump.

Questo meccanismo — armi in cambio di influenza diplomatica — è uno dei motori strutturali di un sistema che non si ferma nemmeno di fronte alle guerre in corso. Israele, settimo fornitore mondiale, ha addirittura aumentato la propria quota di esportazioni dal 3,1% al 4,4%, superando per la prima volta il Regno Unito, nonostante la guerra a Gaza e le operazioni militari su più fronti.

Russia in crollo, Asia in trasformazione

Sul fronte dei venditori, la Russia è l'unica tra le prime dieci potenze esportatrici ad aver subito un crollo drastico: le sue esportazioni si sono ridotte del 64%, con la quota globale scesa dal 21% all'appena 6,8%.

L'Asia e l'Oceania, pur restando il secondo polo di importazione mondiale con il 31% del totale, hanno registrato una flessione del 20%. La Cina ha ridotto le importazioni del 72%, puntando sull'autosufficienza produttiva. Ma il riarmo nella regione è tutt'altro che terminato: come ricorda il ricercatore Siemon Wezeman, "i timori sulle intenzioni della Cina influenzano il riarmo di molti Paesi asiatici" e "le armi importate hanno avuto un ruolo diretto nello scontro del 2025 tra India e Pakistan", entrambe potenze nucleari.

Le Americhe e l'Africa

Anche nelle Americhe le importazioni crescono (+12%), con il Brasile che registra un aumento del 150%. In Africa e Medio Oriente si registrano invece riduzioni rispettivamente del 41% e del 13% nelle importazioni di armamenti pesanti.

Numeri che parlano di priorità sbagliate

I dati del SIPRI non misurano il valore finanziario dei trasferimenti, ma il loro volume fisico. Eppure bastano a fare il quadro di un pianeta che continua a scegliere le armi come risposta principale alle crisi geopolitiche. Ogni miliardo investito in armamenti è un miliardo sottratto alla cooperazione, alla diplomazia, alla transizione ecologica, alla lotta alla povertà.

Un sondaggio Ipsos del marzo 2025 indica il 39% contrario al piano ReArm Europe contro il 28% favorevole, con un terzo indeciso. 

PeaceLink rilancia i dati della corsa agli armamenti per continuare a informare un'opinione pubblica sempre più pacifista e sempre meno favorevole al riarmo e per porre ancora una volta la domanda: è davvero questa la strada?


Di fronte a questo scenario (riarmo accelerato, dipendenza strutturale dagli USA, industria militare italiana in crescita record e tentativi di indebolire i già insufficienti meccanismi di controllo) la Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia con forza la campagna “Basta Favori ai Mercanti di Armi. La campagna chiede che la Legge 185/90, che regola il controllo delle esportazioni di armamenti italiani, venga preservata nella sua struttura base di controllo e trasparenza e non ulteriormente svuotata.


Per saperne di più clicca su https://www.peacelink.it/noriarmo