acquasuavNewsletter n°3



Acquasuav informa
Campagna Italiana per la salvaguardia di Hasankeyf
contro la realizzazione della diga di Ilisu e del
progetto Gap
NUMERO 3 GENNAIO 2008







SOMMARIO



    * PRESIDI UNICREDIT
    * BIANCA JAGGER
    * LA SIRIA FA PRESSIONE SULLA TURCHIA RIGUARDO
ALLA FORNITURA DI ACQUADELL'EUFRATE
* UNICREDIT RISPONDE ALLA CAMPAGNA



PRESIDI UNCIREDIT





Dopo il primo presidio presso l'Unicredit a Milano, a
metà luglio, un nuovo presidio di protesta, per porre
l'accento sulla preoccupante situazione relativa al
progetto Ilisu, si è tenuto il 15 novembre 2007. Da
segnalare, al riguardo, è soprattutto il fatto che la
protesta è stata assai più partecipata che nella prima
occasione, da parte sai degli italiani che dei kurdi,
e che si è
estesa ad altre città: in contemporanea a quella di
Milano, se ne sono tenute anche presso agenzie
Unicredit di Roma, Catania, Cagliari e Ravenna.
Inoltre, il primo dicembre vi è stato modo, per
AcquaSuAv e per coloro che ne sostengono le
iniziative, di partecipare con uno striscione e con un
intervento dal palco alla manifestazione nazionale di
Roma volta ad affermare il valore dell'acqua come bene
comune. 


BIANCA JAGGER


Il 3 e 4 dicembre 2007 si è svolta a Bruxelles la
conferenza EU, TURKEY AND  THE KURDS, alla quale ha
preso parte anche Bianca Jagger, Ambasciatrice di
Buona Volontà del Consiglio d'Europa. Di seguito una
sintesi dei punti salienti del suo intervento.
“Esorto a esprimere collettivamente opposizione al
coinvolgimento di Germania, Svizzera e Austria nel
finanziamento del progetto Ilisu, relativo a una diga
sul fiume Tigri nel sudest della Turchia. Se si
consentirà la continuazione di tale progetto, decine
di migliaia di kurdi saranno forzosamente sloggiati
dalle proprie case. Altra implicazione, oltre a quella
relativa ai diritti umani, è quella relativa al
patrimonio culturale: la diga di Ilisu con il proprio
invaso seppellirà la magnifica città antica di
Hasankeyf, nonché centinaia di altri siti archeologici
ancora inesplorati. Inoltre, vi sarà un disastro
ambientale. Infine, interrompendo il flusso idrico
verso Iraq e Siria, il progetto accrescerà la minaccia
di una futura guerra dell'acqua, in una regione già
alle prese con gravi problemi. 
La diga è in costruzione da parte dell'ente per le
opere idriche del Ministero dell'Energia turco. Il
progetto è stato resuscitato da nuovi contraenti nel
2005, dopo che lo si era ritenuto sconfitto nel 2002.
Un consorzio, guidato dall'austriaca VA Tech, include
anche l'elvetica Alstom, la tedesca Zublin e imprese
turche (Nurol, Cengiz, Celikler e Temelsu). Le agenzie
di credito all'export -ECA- di Austria, Germania e
Svizzera hanno acconsentito a sottoscrivere per far
fronte ai rischi derivanti dal progetto.  
Hasankeyf è un sito archeologico di rilevanza
internazionale, simbolo del retaggio culturale kurdo,
di eccelsa bellezza. Come può un Paese che possiede un
sito così bello contemplarne la distruzione? Il
sindaco di Hasankeyf, quando l'ho incontrato in marzo
2007, mi ha parlato di innumerevoli persone le cui
vite verrebbero 'spezzate' dalla diga. A migliaia, del
resto, hanno già ricevuto ordini di evizione.  Si sta
progettando la diga da oltre 50 anni, ma tuttora manca
riguardo al progetto una valutazione d'impatto
ambientale o un piano per il reinsediamento che siano
conformi a standard internazionali. Il governo turco
progetta unicamente di 'trasferire' i monumenti in una
nuova località, e sembra farsi beffe in tal modo del
loro valore come patrimonio culturale. Infatti il
trasferimento priverebbe Hasankeyf proprio del suo
carattere complessivo di unicità.
Uno degli effetti di maggior disturbo, ma talvolta
trascurati, riguarda l'impatto della diga sui Paesi a
valle. Unitamente a un'altra diga progettata per
l'area di Cizre, quella di Ilisu ridurrebbe il flusso
del fiume Tigri verso Iraq e Siria, accrescendo il
rischio di conflittualità in Medio Oriente. I
finanziamenti ECA sono stati approvati quantunque la
Turchia abbia mancato di adempiere ai suoi obblighi
internazionali di consultazione con i Paesi limitrofi.
Le autorità turche provano ad aggirare le procedure
appropriate e a ridurre al silenzio l'oppressa
minoranza kurda, le cui proteste riguardo alla diga
sono attenuate in assenza di appoggio da parte della
Comunità Internazionale. Occorre non consentire che
tale situazione si protragga. È responsabilità dell'UE
fare di più. Occorrono decisioni politiche ferme, alle
quali la Turchia deve adeguarsi se vuol aderire
all'UE. Occorre avere, riguardo a Ilisu, qualcosa di
ben più consistente di una mera disapprovazione. La
Turchia deve essere indotta ad attuare i suoi
obblighi.I governi di tre Paesi europei, mediante le
ECA, hanno già dato la loro approvazione,
vergognosamente, al controverso progetto Ilisu. I
contribuenti di tali Paesi, inconsapevolmente,
diverranno i finanziatori, pur se involontari, di quel
progetto. Molti saranno sorpresi e delusi nel
constatare l'appoggio a un progetto che già era stato
respinto dalla Banca Mondiale e da banche private, fra
le quali anche alcune tedesche e svizzere. Come si può
giustificare un progetto che, portato a termine,
cancellerebbe un elemento fondamentale del patrimonio
culturale kurdo? Nessuna motivazione addotta relativa
a carenze energetiche può giustificare simili
violazioni dei diritti umani. Imprese, banche ed ECA
riconoscono l'esistenza di problemi, ma argomentano
che alle preoccupazioni si è fatto fronte approvando
150 condizioni riguardanti il progetto. Esse
riguardano ambiente, reinsediamento, patrimonio
culturale, consultazione degli stati limitrofi.
Compagnie ed enti finanziatori hanno anche nominato un
comitato di esperti indipendenti, noti
internazionalmente, come responsabili della
compatibilità del progetto con gli standard della
Banca Mondiale. Ciò appare rassicurante e tuttavia la
realtà è che la Turchia ha già violato molte delle
condizioni che sarebbe chiamata a rispettare. Molte
delle condizioni appaiono del resto insufficienti a
far sì che il progetto sia conforme a standard
internazionali. Per esempio:

    # Le condizioni relative al patrimonio culturale
appaiono inidonee a salvare Hasankeyf e la zona
circostante.
    # Manca un piano di resinsediamento, in violazione
di quanto stabilisce la Banca Mondiale, tuttavia la
Turchia ha già avviato l'espropriazione di terreni in
cinque villaggi, i cui abitanti non sono stati
informati dei loro diritti e hanno ricevuto indennizzi
di valore molto basso.
    # Era stata raggiunta un'intesa riguardo a uno
specifico stanziamento nel bilancio nazionale, ai fini
del reinsediamento, ma di tale stanziamento non vi è
ancora traccia.
    # Non vi è alcuna valutazione d'impatto ambientale
conforme a standard internazionali riguardo alla diga
di Ilisu e persino le ECA riconoscono che mancano
anche gli elementi base per poter redigere tale
valutazione. Tuttavia, in verità, le stesse ECA
avrebbero dovuto insistere per il rispetto di questa e
altre condizioni prima di dare il loro beneplacito al
progetto. 


Le rassicurazioni fornite dalla Turchia riguardo alla
diga si sono dimostrate ben poca cosa; quelle
provenienti da banche ed ECA non sono da meno. Ecco
perché occorre condannare il progetto.
Faccio appello agli europarlamentari e alla comunità
internazionale affinché facciano tutto quel che è in
loro potere per impedire che la Turchia provveda al
progetto di costruzione della diga di Ilisu. Non si
può restare inerti mentre viene distrutto uno dei più
preziosi tesori dell'archeologia mondiale solo per un
po' d'energia in più”.


LA SIRIA FA PRESSIONE SULLA TURCHIA RIGUARDO ALLA
FORNITURA DI ACQUADELL'EUFRATE


(AFP, Ankara, 3 gennaio 2008) - Il Vicepremier siriano
Abdullah Dardari, in visita in Turchia (per colloqui
volti a migliorare la cooperazione economica e i
collegamenti nei trasporti), ha esortato le autorità
turche a consentire un maggior afflusso di acqua del
fiume Eufrate verso il territorio siriano, come ha
riferito l'agenzia di stampa  Anatolia. Dardari ha
dichiarato di aver colloquiato con funzionari turchi,
rammentando che la recente siccità in Siria […]. Siria
ed Iraq, d'altronde, lamentano spesso che la Turchia,
grazie a una serie di dighe costruite sui fiumi
Eufrate e Tigri, nell'ambito di un megaprogetto
finalizzato all'irrigazione dell'Anatolia
sud-orientale, monopolizza in sostanza l'acqua dei due
fiumi. Essi nascono in Turchia e scorrono poi verso i
due Paesi situati a sud di essa.
Il Ministro dell'Ambiente turco, Veysel Eroglu, ha
dichiarato che anche la Turchia sta soffrendo gli
effetti della siccità, e tuttavia sta consentendo che
una media di 500 metri cubi al secondo di acqua
dell'Eufrate affluisca in Siria, come prescrivono le
clausole di un accordo bilaterale del 1987. Ha
aggiunto che qualora la portata d'acqua si accresca,
la Turchia consentirà, naturalmente, che essa scorra
verso la Siria. […]


     UNICREDIT RISPONDE ALLA CAMPAGNA


Spett. Acquasuav

Re:  Partecipazione della Banca D'austria nel
finanziamento della diga di Ilisu e il vostro
interesse sulla valutazione degli impatti del progetto


Scrivo in risposta alla vostra lettera datata 10
dicembre inoltrata a me attraversso il nostro CEO
,Alessandro Profumo,e alle recenti proteste che hanno
avuto luogo di fronte
a diverse filiali Unicredit  Group in svariate citta'
italiane.
Io vorrei assicurare che la Banca d'Austria,come parte
del gruppo Unicredit,e' fortemente impegnata a
promuovere soluzioni socialmente ed ambientalmente
sostenibili con
rispetto di tutto questo nelle decisioni sugli
investimenti.
Specificamente per quello che concerne il progetto
della diga di Ilisu,il nostro gruppo, e' altamente
consapevoledella natura sensibile del progetto e di
cio' che concerne le
popolazioni e le ONG.
Questo perche' abbiamo deciso di partecipare nel
finanziamento del progetto dopo che le agenzi di
esportazione al credito di Austria,Germania e Svizzera
araggiunto un accordo
di lontano raggiungimento con il governo turco
circostanziando le 152 condizioni di pertinenza
dell'impatto  sociale e ambientale del progetto.
L'accordo include visite al sito da una commissione
indipendente di esperti in ordine di controllare se le
sopra menzionate condizioni sono rispettate dai
manager del progetto.
Noi siamo stati informati che tale visita ha avuto
luogo recentemente nel mese di Novembre, e che i
risultati di questa valutazione di impatto e' attesa
per la meta' gennaio 2008.
In seguito a cio' ,in Febbraio,l'agenzia di
esportazione al credito austiaca in Vienna ha
pianificato di tenere un un incontro aperto con
rappresentanti della societa' civile sul progetto.
Questo incontro e' indirizzato a tutti gli azionisti
interessati (parti in causa)e noi crediamo che questa
occasione possa offrire un eccellente opportunita' per
discutere e indirizzare alcune preoccupazioni riguardo
al progetto e al report del comitato di esperti
Noi crediamo che l'incontro,le stringenti condizioni
poste dall'ECA e dal consorzio internazionale
bancario,insieme a un elevato  scrutinio del progetto
da parte della societa' civile e
un dialogo aperto e trasparente,rappresentino la
migliore opportunita' per salvaguardare adeguatamente
gli interessi delle popolazioni locali e degli
azionisti.




Sinceramente vostro

                        Marck Beckers  
                        Capo del Gruppo Identita' e
Comunicazioni-Unicredit Group


Per richiedere informazioni e aderire alla campagna
contro la costruzione della diga di Ilisu contattare:


acquasuav at yahoo.it







Rete italiana di solidarieta' con il popolo
kurdo-Associazione Verso il Kurdistan-Associazione
nazionale Azad-Ufficio di Informazione kurdistan in
italia-Campagna per la riforma della banca
mondiale-Fonti di Pace-Cecina Social
Forum-Acquasuav-Europa Levante


Acquasuav tavolo tematico di lavoro del coordinamento
nazionale della rete di solidarieta' con il popolo
kurdo




      ___________________________________ 
L'email della prossima generazione? Puoi averla con la nuova Yahoo! Mail: 
http://it.docs.yahoo.com/nowyoucan.html