[tradenews] Povero WTO!



Povero WTO!

Scriveva Oscar Wilde che occorre stare alla larga da chi ti vuole aiutare a
tutti i costi, generalmente sono persone pericolose.
Per i poveri è dunque tempo di preoccupazioni visto che la parola povertà va
sempre più a braccetto alla sigla dell’Organizzazione mondiale del commercio
(OMC/WTO), che ha concluso la prima giornata di lavori della sua sesta
conferenza ministeriale.
Come sempre è stata giornata di discorsi ufficiali e come sempre spiccano
quelli del direttore generale, il francese Pascal Lamy, e quello del
direttore generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, che per tradizione non
si presenta di persona ma consegna il proprio messaggio al direttore
dell’UNCTAD, che da pochi mesi è l’ex direttore generale del WTO, il
tailandese Supachai Panitchpakdi.
Lamy è stato particolarmente brillante nel suo discorso, ironizzando su chi
in passato ha coniato l’appellativo medioevale per il WTO (lui stesso), per
decantare l’organizzazione della conferenza e scaldare gli animi dei
presenti sulla necessità di un risultato positivo.
Il direttore generale ha parlato di una organizzazione nelle mani dei suoi
paesi membri, lamentando di disporre di un budget annuale cinque volte
inferiore a quello della federazione internazionale gioco calcio, affermando
che le difficoltà presenti dell’organizzazione sono la dimostrazione della
sua democraticità.
“Siate forti, coraggiosi e di mentalità aperta”, ha spronato i ministri
presenti, ricordando che chi non rischia non ottiene nulla, dunque “entrate
nella caverna della tigre e lasciate Hong Kong col meritato premio nelle
vostre mani!”, quale premio?, “la certezza che il Doha Round ha la
possibilità di terminare con un lieto fine”.
Il messaggio di Kofi Annan è stato di diverso tenore, quasi un appello a
tutti i 149 paesi membri (l’Arabia Saudita è l’ultima new-entry) a tenere la
barra dei negoziati fortemente orientata allo sviluppo dei paesi poveri. Il
direttore dell’ONU ha chiesto date precise per la fine dei sussidi agricoli
distorsivi e aiuti per aumentare i benefici dalla liberalizzazione degli
scambi.
Il suo discorso si è insomma inserito nel mantra degli ultimi anni:
“l’accesso al mercato salverà i poveri”. In questa direzione il nostro
povero commissario Mandelson sembra destinato al patibolo per la sua
resistenza a smantellare la politica agricola dell’Unione Europea.
Poco importa che ad esempi gli USA manterranno i loro sussidi, che la stessa
India sia prudente e che i paesi ACP, il G90 e il G33, (tutti raggruppamenti
di paesi in via di sviluppo) sempre più chiaramente dicano che più che di
accesso al mercato (difficilmente sfruttabile) vorrebbero vedersi esentati
da altre clausole capestro e potersi gestire i dazi come vogliono.
Al momento purtroppo la moda è quella di Celso Amorim (Brasile), per cui o
l’UE cede in campo agricolo o non si va avanti, il diritto all’esportazione
è l’obiettivo fondamentale.
Per i poveri c’è davvero da preoccuparsi.

Roberto Meregalli (stopwto at unimondo.org)
Beati i costruttori di pace / Rete di Lilliput
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