Lidia Menapace ricorda Eliseo Milani



LIDIA MENAPACE RICORDA ELISEO MILANI

Ad alcuni mezzi d'informazione
ad alcune persone e associazioni impegnate per la pace e i diritti umani

Gentili signori,
sperando che la cosa non vi dispiaccia, vi inviamo come anticipazione il
testo di apertura del fascicolo di domani del notiziario telematico
quotidiano "La nonviolenza e' in cammino".
Si tratta di un ricordo di Eliseo Milani, recentemente scomparso, scritto da
Lidia Menapace.

Il Centro di ricerca per la pace di Viterbo

Viterbo, 31 dicembre 2004

Mittente: Centro di ricerca per la pace
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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MEMORIA. LIDIA MENAPACE RICORDA ELISEO MILANI
[Ringraziamo di cuore Lidia Menapace (per contatti:
lidiamenapace at aliceposta.it) per questo intervento.
Lidia Menapace e' nata a Novara nel 1924, partecipa alla Resistenza, e' poi
impegnata nel movimento cattolico, pubblica amministratrice, docente
universitaria, fondatrice del "Manifesto"; e' tra le voci piu' alte e
significative della cultura delle donne, dei movimenti della societa'
civile, della nonviolenza in cammino. La maggior parte degli scritti e degli
interventi di Lidia Menapace e' dispersa in quotidiani e riviste, atti di
convegni, volumi di autori vari; tra i suoi libri cfr. (a cura di), Per un
movimento politico di liberazione della donna, Bertani, Verona 1973; La
Democrazia Cristiana, Mazzotta, Milano 1974; Economia politica della
differenza sessuale, Felina, Roma 1987; (a cura di, ed in collaborazione con
Chiara Ingrao), Ne' indifesa ne' in divisa, Sinistra indipendente, Roma
1988; Il papa chiede perdono: le donne glielo accorderanno?, Il dito e la
luna, Milano 2000; Resiste', Il dito e la luna, Milano 2001.
Eliseo Milani e' stato una grande, nobile, indimenticabile figura del
movimento operaio e della lotta degli oppressi per la liberazione
dell'umanita' intera]

Era un uomo molto affascinante coraggioso determinato: il coraggio lo ha
dimostrato anche negli ultimi anni di vita quando sapeva e diceva di essere
vivo per scommessa, eppure non cedeva al male, con una capacita' molto
elevata di resistere e persino di riderci su.
Tra le persone che dettero vita al "manifesto" come impresa politica e come
giornale, con altri della federazione del Pci di Bergamo e con i compagni di
Napoli Eliseo era  parte di uno dei pochi nuclei operai e di organizzazione
che si staccarono o furono espulsi dal Pci. Segno di un grande coraggio
esistenziale e politico, dato che - piu' di altri - ebbe la capacita' di
dare giudizi distaccati e "!aici" sul grande partito-chiesa del quale aveva
fatto parte.
Se il resto del gruppo storico non forzo' le uscite dal Pci, che potevano
essere numerose e significative, non lo si dovette certo alla pressione di
compagni come Eliseo e altri di origine operaia, che comunque si buttarono
con grande convinzione nel movimento del Sessantotto, soprattutto a
proposito di nuova analisi della composizione di classe, delle nuove figure
operaie, della organizzazione consigliare in  fabbrica, delle 150 ore e
della organizzazione sociale in qualche modo diretta dalle fabbriche, che
nel Sessantotto era ancora possibile, se il movimento non fosse stato
arrestato, quando la organizzazione del territorio stava passando oltre i
consigli di fabbrica, per avviare i consigli di zona.
Non voglio comunque usare Eliseo per fare una ricostruzione critica degli
errori o manchevolezze del "manifesto". Penso che mi strizzerebbe sorridendo
gli occhi e mi direbbe: "Ma perche' non parli come mangi e non dici le cose
che conosci direttamente, eh Lidia!".
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Avevo verso di lui un affetto sincero e profondo, lo ammiravo. Anche la sua
raffinatezza del vestire, la raggiunta ricchezza e precisione del parlare e
insomma la sua caratteristica di intellettuale operaio erano dimostrazione
vivente della grandissima opera di  alfabetizzazione politica (ma ben piu':
era una cultura universitaria!) che il Pci era riuscito a diffondere nella
classe operaia (e tra le donne) con le scuole di partito, con una opera
molto frequente precisa programmata di costruzione di soggettivita'.
Ellseo era uno dei frutti piu' significativi di quel lavoro e anche dei piu'
schietti, dato che non ne ricavo' mai un atteggiamento di tipo "religioso"
verso il partito.
Questo gli va riconosciuto perche' non era frequente nemmeno tra gli altri
"grandi" del primo gruppo del "manifesto".
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Voglio concludere ricordando che una estate - credo  nel '73 o '74 - fu
nostro ospite per un po' di giorni in val di Non a Cles, dove usavamo
passare le vacanze al paese natio di mio marito.
Percorse una valle tutta agricola allora, interamente agricola, a parte "La
frabicia", la fabbrica cosi' unica da essere detta tale per antonomasia, ed
era una fabbrica di cemento che c'e' ancora. Allora la valle era tutta un
frutteto di varie qualita' e non una  noiosa monocultura come oggi. Le
stagioni erano scandite dalla fioritura dei meli, e quando era molto forte
si diceva a proposito di una zona detta "Franza" (Francia): "e' nevega' en
Franza", tanto era soffice e compatto il manto di fiori bianchi.
Eliseo ascoltava le nostre chiacchiere di vallata e osservava con curiosita'
il fitto tessuto agricolo e la presenza contadina che nella Bergamasca non
esisteva piu', dato che Bergamo e Brescia erano province di antica e diffusa
industrializzazione, e discuteva sul perche' zone di cosi' profonda radice
cattolica si differenziassero tanto nelle scelte politiche e di voto. Era la
struttura produttiva che consentiva nella Bergamasca una significativa
presenza comunista e un fervido dibattito tra i cattolici  e nella val di
Non solo di democristiani.
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A un certo punto ci siamo un po' persi di vista e ci incontravamo
occasionalmente nelle stazioni (tra i luoghi che frequento di piu') e dove
anche Eliseo si poteva trovare quando si muoveva tra Roma (dove si era alla
fine trasferito) e Bologna dove aveva sua figlia.
Credo che anche lui  mi volesse bene in quel suo modo schivo e un po'
rustico, da bergamasco. Ma del resto io pure sono montanara.

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