Mediaset, Bin Laden e Murdoch



Confesso che è da un pochetto di tempo che mi concentro 100 su 100,
spendendo memoria, riflessione e, infine, prezioso tempo, a domandarmi che
cosa vogliono da noi con questo "digitale terrestre"? Mi dimentico gli
appuntamenti, i compiti lavorativi, la strada di casa, sempre per questa
assillante questione. Perché, mi chiedo?

Non so, credo che sia il timore, anzi proprio la paura più pura, di chi sta
lì ad aspettare che arrivi un suppostone di 80 cm di diametro, senza capire
neanche da che parte è girato, senza capire gli esatti termini della
questione. Non so se mi spiego. Un po' quello che provavo durante la
discussione della Mammì, che ero ben più magro e giovincello, ma già capace
di lasciare la passeggera Nicoletta della mia Ritmo nera, sul ciglio della
strada in via Saffi, che - pur compagna - esprimeva una incomprensione per
l'ostracismo della sinistra in aula contro la legge pro-Fininvest del Craxi
di allora.

Oggi è anche peggio, perché al Circolo Meta sbircio l'Unità, vago per siti
politici inaggiornati, compro anche l'Espresso ma una posizione di sinistra
che mi spieghi cosa sta accadendo non la trovo. Anzi, non trovo proprio un
minimo commento, uno spiritello anche pro-Mediaset che prova a spiegare.
Macché, niente di niente. Anche usenet, fonte incontrollata di notizie
(ricordate: sicuro Totti al Milan), questa volta cilecca. Sul Digitale
terrestre ci sono migliaia di persone che in qualche riga dicono di avere
comprato il decoder, di abitare su e giù per l'Italia, e di non vedere un
emerito nulla.

Chi mi aiuta? Cosa sta accadendo? Che ripercussione ci sarà sui contenuti
trasmessi dal mio Philips 28 pollici in salotto, quantitativamente e
qualitativamente? Da che parte si sposterà l'indice dell'appartenenza
informativa? Perché? E con il contenimento della raccolta pubblicitaria che
continua a drogare l'economia italiana?

Perché nessuno me lo spiega? Io faccio fatica a mettere una cosa dopo
l'altra, ho poco tempo per leggere il giornale e per fare una cronologia
degli eventi. Anche se il timor-supposta un po' mi aiuta.

Ci provo: dunque: Rete4 sul satellite e Rai3 senza pubblicità. Sarebbero due
notizie bellissime, però ci dicono che non si può fare per "i posti di
lavoro", anche se la Corte Costituzionale (che non so esattamente cosa sia
ma dovrebbe essere un Circolo Serale per anziani) ha detto il contrario.

Arriva la legge Gasparri e il giorno del rinvio alle Camere, che nessuno si
aspettava, su Canale5 partono degli spot che invitano il popolo ad
acquistare il decoder per il digitale terrestre "che è già una splendida
realtà". Cos'è tutta questa fretta, penso io: ogni nuova tecnologia ha
bisogno del suo tempo per sfondare o meno, per capire se è necessaria o
utile, o se svolge un servizio migliore (o almeno conveniente) rispetto a
quella precedente. E se piace a chi deve aprire il borsellino. Questo
soprattutto in Italia, l'ultimo paese d'Europa per vendita di lavatrici fino
al 1975.

In ambito televisivo, quante tecnologie sono state proposte ed introdotte
per poi morire per scelta del mercato o, a volte, per dopaggio di una
qualche azienda? Mi viene in mente il video2000, ma anche il Betamax, la TV
ad alta definizione (i mondiali dell'86 i primi ripresi in HDTV "come quelli
del 70 i primi ripresi a colori"), la cassetta audio DTT della Philips, come
il computer attaccato alla TV dell'Olivetti che ha decretato il definitivo
fallimento della casa di Ivrea.

Con il digitale terrestre invece lo Stato si premunisce di incentivare
questa tecnologia con 150,00 euro. Una pazzia. Perché avvantaggiare una
forma tecnologica concorrenziale al satellite, che già fornisce un servizio
tecnologico simile al 101%. Perché non dare la stessa cifra a chi acquista
cellulari Vodafone anziché Tim, o a chi beve la Pepsi anziché la Coca (per
150 euro vi garantisco che in casa mia di Coca Cola non ce ne sarebbe la
benché minima traccia). Sottolineo che nel nostro caso non stiamo parlando
di tecnologie completamente diverse ma soltanto di sistemi di trasmissione
(e ricezione) diversi.

Okkei, 150,00 euro sono la tassa Retequattro che i nostri simpaticissimi
governanti hanno voluto, penso inizialmente. E lo penso senza incazzarmi
neanche, con rassegnazione, anzi se incontro Mentana per strada gli tiro
dietro 10-15 euro pure a lui. Adesso però sto pensando a come fare a farmi
ridare i miei 150 euro dal padre del Ferruccio che ha comprato il ricevitore
con contributo statale.

Invece no, perché questa storia ha un'altro evento incomprensibile: Sul DT
trasmette la Rai dei canali Rai, c'è la7 con la7 e MTV, poi c'è la
Fininvest-Mediaset-RTI, che mi aspetto che oltre alle novità trasmetta i
suoi canali, cioè Canale5, Italia1 e rete4. Macché RTI trasmette solo R4.
Canale 5, Italia1 e il fantomatico Sportitalia vengono trasmessi dalla
piattaforma "Dfree".

Cazzo, cos'è "Dfree"? Perché ha fregato i canali a Berlusconi? E perché
Sportitalia da un giorno all'altro ha iniziato a trasmettere eventi sportivi
che neanche la Tv a pagamento (tipo Skysport, che io pago) riescono a
trasmettere?

Provo a cercare qualche notizia in rete, spero vi faccia piacere:

Dfree è una piattaforma digitale del facoltoso Tarak Ben Ammar, produttore
cinematografico (fra gli altri film prodotti il fortunato "La Passione di
Cristo"). Nato a Tunisi 53 anni, nipote dell'ex primo ministro Habib
Burghiba, Ben Ammar è stato l'artefice, nel 1995, dell'ingresso del principe
saudita Al Waleed nel capitale di Mediaset. Attualmente è "consigliere di
amministrazione di Mediaset per conto del Principe saudita" (fonte
www.rainews24.it ). Questa notizia, se vivessimo in un paese di beninformati
ci farebbe rizzare le orecchie, perché Bin Talan è il quarto uomo più ricco
del pianeta e uno dei supporters di Osama Bin Laden. Su questa questione era
nata una polemica da parte di un giornale comunista lo scorso inverno ("Il
Messaggero"), passata prevalentemente sotto silenzio sui tiggì del paese.

Ben Ammar è quindi legato in maniera stretta a Silvio Berlusconi del quale è
stato socio nella società francese Quinta Comunication venduta a Mediaset
nel 97 e del quale dice: "è mio amico da vent'anni. E l'amicizia è sacra,
qui come nel mio Paese". (fonte: http://www.umbriaeconomia.unn.it).

Come hobby in Italia, oltre a giocare a golf e partecipare a disparatissimi
cda di vari Istituti di Credito, sta lanciandosi nella ristrutturazione dei
"Roma Studios" dei De Laurentiis (riapriranno a breve con il ciak del nuovo
film di Brian De Palma) con la benedizione di Mediobanca. Mediobanca di cui
Ben fa - naturalmente - parte del Consiglio di Amministrazione.

Sportitalia è una compartecipazione di Eurosport e della francese TF1, ed è
diretta da un bravissimo giornalista come Paolo Pagani, autore fra l'altro
di un bellissimo volumetto dal titolo "Forza Italia". Pagani  presto curerà
il suo tiggì generalista (non sportivo, notare), e naturalmente si accoderà
ai Fede-Mentana-CiccioBomboCannoniere nel dire: "Dipendenti? Giudicateci dai
nostri prodotti!"  Intanto ci sarà un tg in più che coprirà una fetta
precisa di elettorato, orientato alla visione dello sport 24 ore su 24, in
parte alternativo alle tv generaliste attuali. Ricordiamoci che Sportitalia
trasmette anche in analogico terrestre in chiaro sulle frequenze di Telepiù
nero, acquistate dallo stesso Ammar tramite una società olandese creata per
l'occorrenza (Holland C&S), e che con tale modalità continuerà a trasmettere
a tempo illimitato.

Nell'affare Roma Studios c'è insieme al buon Ammar anche Raimondo
Lagostena, patron del gruppo "Profit" (finanziaria: notate bene il nome,
probabilmente scelto da un umorista squilibrato) editore di
Telecampione-Telepadania e Odeon TV, comunque più azzurro che leghista,
molto amico di Berlusconi (quanti amici ha Berlusconi?). A Lagostena sembra
spettare il compito di mantenere le relazioni con i massimi dirigenti
Mediaset. In dicembre-gennaio ci sono state varie riunioni con Lagostena e
dirigenti RTI al Palazzo dei Cigni. Forse è lì che si sono affinate le
strategie di Dfree (fonte: www.dagospia.com). La conferenza stampa di
presentazione di dfree è avvenuta il 3 febbraio scorso.

Ci sarebbe altro da dire, se non che si può analizzare la questione su due
livelli diversi: uno superficiale, cioè di superficie, che parla di un nuovo
network concorrente a RTI, che utilizza tuttavia contenuti di RTI. Questo,
nonostante una legge nuova di zecca, è un escamotage per enumerare un
network in più e far apparire una concorrenza maggiore di quel che è (in
termini percentuali). O sbaglio?

L'analisi meno superficiale è quella di un rafforzamento di tv-orientata
stile fininvest (o Fininvest tout-court), cercando di captare il pubblico
della pay-tv o quello maschile meno calamitabile nelle programmazioni
extra-sport, creando una popolare televisione di sport e informazione (anche
se in questo periodo di assuefazione, su Sportitalia di informazione non se
ne vede neanche l'ombra).

Poi c'è la questione economica, di quanto denaro sposta il DT e di quello
che fino a ieri leggevo in forma dicotomica Fininvest-Sky sui diritti del
calcio. E qui c'è un'altra cosa che non capisco.

Vado dal fruttivendolo: compro un etto di mele, me le mette in un cartoccio,
le pago e mi dice: le mele sono sue. Poi le mette in una sportina
togliendole dal cartoccio e le rivende ad un altro dicendogli: ecco le sue
mele nella sportina. Questo paga e amen, e io ci rimango un po' male. Perché
sono abituato ancora a ragionare in termine di bene e non di fruizione,
penso. Si, ma ogni fruizione non ha un oggetto fruibile minimamente unico?

Io ci ho messo un po' per capire la notizia "la Fininvest trasmette in
esclusiva le partite di Juve Inter e Milan". Cioé? Non avevano contratti
miliardari con Sky d'esclusiva? Certo: ma con la legge vecchia e sul
digitale satellitare. La legge nuova distinge DT da Digitale Satellitare! Ma
come, allora ogni evento è diverso a seconda della marca di cavi su cui
viaggia? Della marca di ottica delle telecamere con cui è ripreso? Cazzo:
una partita è una partita!! Non capisco più niente! E' un oggetto di
fruizione unico! Allora perché il ministro Urbani mi rompe i coglioni sulla
masterizzazione di cd e di film!

Io ho pensato subito: la suppostona è arrivata prima a Murdoch che a me, e
essendo lui vecchio (e trombante con gnardosa segretaria trentenne,
poveretto), mi sono un po' preoccupato per lui. Speriamo che Murdoch ne
canti quattro a Berlusconi e a questo paese dove le leggi vengono fatte ad
personam, ad televisionem retequattrus, ad digitalem terrestrem e via
andarem. Cerco comunicati sul sito di Sky Corporation: niente. Poi Mediaset
informa che le partite costeranno solo 3 euro l'una, 5 euro due, saranno
visionabili con carte prepagate in vendita nelle tabaccherie, in Lombardia
già dal prossimo settembre e cioè dal campionato 2004/2005. Murdoch,
attacca, cazzo!!!! Mordi!!!

Niente. La Fininvest chiude con la Roma, che aveva già un contratto con
Telecom, e Berlusconi Piersilvio cosa dichiara? "Con questo contratto
abbiamo permesso alla Roma di tenersi Totti" e io penso che abbiano
scambiato la firma di Sensi con il pre-contratto firmato di Totti con il
Milan oppure barattandolo con uno o due anni di prestito. Ok, fantapolitk,
deliri da caldo, ma se poi ci prendo?

Murdoch, allora? Tom Mockridge, amministratore delegato di Sky Italia alla
presentazione del canale Skymeteo (fonte Repubblica): L´assalto di Mediaset?
"Normale, e tra noi c´è grande collaborazione". Non vedete Sky
ridimensionata? "Macché, il satellite ovunque ha la meglio su altri sistemi
di trasmissione" Mediaset?: "Solo collaborazione su tre reality il prossimo
anno. Perché poi antagonismo? Sky incassa il 30% su tutti i contratti di
Mediaset con le squadre di calcio (?!)".

Problemi nel gestire la tv in Italia? "E' il mio lavoro, sono un manager
televisivo, anche se in un anno da voi ho parlato soprattutto con politici e
con presidenti delle squadre di calcio: in alcuni casi sono la stessa
persona!" Grana troppo grossa? "Beh, fra un po' Sky sbarca in Cina, lì il
connubio finanza e politica dovrebbe essere peggiore che in Italia!"

Ah, ah!

E Berlusconi e Murdoch?

"Si vedranno presto: sono buoni amici!".

Ciao

Puggio ;-)