La nonviolenza e' in cammino. 669



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 669 del 10 settembre 2003

Sommario di questo numero:
0. Comunicazione di servizio
1. Mao Valpiana: ripartire da Gubbio
2. La carovana della pace a Napoli
3. Peppe Sini: atto di opposizione alla richiesta di archiviazione
dell'esposto sui trasporti di armi a Pisa
4. Francesca Borrelli: un incontro con Arundhati Roy
5. Sergio Paronetto: il diritto come fiume possente
6. Elena Loewenthal: una pazienza millenaria
7. Domenico Gallo ricorda Sergio Garavini
8. Il centro per la pace di Ovada intitolato a Rachel Corrie
9. Letture: AA. VV., Dieci parole della nonviolenza
10. Letture: Alex Zanotelli, Nel cuore del sistema: quale missione?
11. Riedizioni: Wasim Dahmash, Tommaso Di Francesco, Pino Blasone (a cura
di), La terra piu' amata. Voci della letteratura palestinese
12. La "Carta" del Movimento Nonviolento
13. Per saperne di piu'

0. COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
Continuano a pervenirci quantita' esorbitanti di messaggi recanti virus di
cui taluni apparentemente da noi stessi inviati e con titoli ingannevoli.
Ricordiamo a tutti che i nostri messagi non contengono mai allegati; e
suggeriamo a tutti di tenere costantemente aggiornati gli antivirus e di
fare frequenti scansioni di controllo dei propri computer.

1. EDITORIALE. MAO VALPIANA: RIPARTIRE DA GUBBIO
[Ringraziamo Mao Valpiana, direttore di "Azione nonviolenta" (per contatti:
azionenonviolenta at sis.it), per questo intervento. Mao Valpiana e' una delle
figure piu' belle della nonviolenza in Italia; un suo profilo
autobiografico, scritto con grande gentilezza e generosita' su nostra
richiesta, e' nel n. 435 del 4 dicembre 2002 di questo notiziario]
Un passo avanti per la nonviolenza organizzata nel nostro paese.
Si e' conclusa l'iniziativa promossa dal Movimento Nonviolento dal 4 al 7
settembre "In cammino per la nonviolenza".
Quattro giorni di cammino, festa, laboratorio, convegno, in un clima
raccolto, sereno, fraterno, conviviale, riflessivo, reso ancor piu'
piacevole dalla bellezza di Gubbio.
Persone di tutte le eta' e di varie provenienze geografiche, hanno percorso
il sentiero francescano da Assisi a Gubbio, giungendo alla chiesa della
Vittorina, dove Francesco converti' il lupo. Qui si e' concluso il cammino,
con una testimonianza laica di Daniele Lugli (segretario del Movimento
Nonviolento), una preghiera del reverendo Morishita (monaco buddhista) e una
riflessione di padre Angelo Cavagna (sacerdote dehoniano).
Gli oltre cento partecipanti al convegno dal titolo "Al posto della guerra"
hanno riflettuto insieme sulla necessita' di costruire un'Europa disarmata.
L'Europa che gli amici della nonviolenza vogliono e' l'Europa delle
municipalita', senza eserciti, rivolta al Mediterraneo, con un modello di
sviluppo sostenibile.
I lupi della guerra, della cultura, dell'economia, del commercio,
dell'informazione, possono essere resi inoffensivi solo dalla nonviolenza,
da quel "potere di tutti" che gia' altre volte  si e' manifestato nella
storia.
Il cambiamento profondo puo' venire solo dal basso, dalle scelte personali
che i cittadini possono fare.
Cio' che hanno fatto i movimenti nonviolenti di Gandhi, di Martin Luther
King, delle donne, e' stato cambiare la cultura profonda delle persone, ed
e' cio' che dobbiamo fare anche noi oggi. Non esistono scorciatoie
elettorali. Il potere e' gia' nelle mani di ognuno, non c'e' necessita' di
conquistarlo. Come diceva Aldo Capitinini "da una periferia onesta, pulita,
nonviolenta, avverra' la resurrezione del mondo".
Al convegno sono intervenuti tra gli altri Gianni Tamino, Paolo Bergamaschi,
Nanni Salio, Angela Marasso, Rocco Pompeo, Peppe Sini, Daniele Lugli. La
proposta emersa con forza e' stata quella di costituire un Corpo civile
europeo di pace come strumento per la politica estera europea, di
prevenzione e soluzione dei conflitti.
Anche i bambini presenti hanno dato il loro contributo con un laboratorio
creativo, lasciando sui rami degli alberi di Gubbio messaggi di pace per gli
eugubini.
I 40 anni della rivista mensile "Azione nonviolenta" (fondata da Aldo
Capitini) sono stati celebrati con una festa al teatro comunale di Gubbio e
la mostra "40 anni di storia in copertina", mostra a cui si affiancava
quella sulla figura, il pensiero e l'opera di Aldo Capitini.
I resoconti dell'iniziativa saranno  pubblicati sul numero di ottobre 2003
di "Azione nonviolenta".

2. INIZIATIVE. LA CAROVANA DELLA PACE A NAPOLI
[Dagli amici missionari comboniani e dai giovani con loro impegnati
nell'esperienza nonviolenta della carovana della pace (per contatti: e-mail:
gimpadova at libero.it, sito: www.giovaniemissione.it) riceviamo e diffondiamo]
Il destino si decide nelle periferie.
Con questo spirito la carovana della pace ha voluto inserirsi per tre giorni
nei quartieri popolari di Napoli, accolta dalla comunita' di recupero per
tossicodipendenti "Crescere Insieme", in pieno quartiere della Sanita'.
Nelle periferie sono scese (ed era la prima volta per molti) molte
associazioni della citta': Mani tese, Agora', il gruppo di pastorale
giovanile Shekinah, gli scout. Con loro la carovana ha incontrato la gente
del rione Sanita' e dei Quartieri Spagnoli, durante due intensi giorni di
sensibilizzazione sulla pace, serate di preghiera o di riflessione sulla
profezia della Pacem in Terris, momenti di preghiera, di festa, di
celebrazione eucaristica in piazza, di visita alle persone lungo la strada.
Nelle periferie abbiamo tracciato piste di impegno insieme a chi vive a
Napoli: la Chiesa Battista, la Scuola di Pace, Giuliana Martirani, Tonino
Drago, don Tonino Palmese (testimoni della difesa popolare nonviolenta e
della lotta contro tutte le mafie, tramite la rete Libera).
Nelle periferie abbiamo scoperto cosa significa "inserzione", discesa umile
e permanente nel cuore della vita della gente, pista privilegiata verso la
pace. La comunita' Crescere Insieme, le scelte delle Piccole Sorelle di
Charles de Foucauld, l'Associazione Quartieri Spagnoli, ci hanno insegnato a
ripartire dai piccoli, in profondo ascolto, nello stesso stile di Dio che
con la creazione ha voluto restringersi per fare spazio alla vita.
La carovana si e' inserita anche nel mondo dell'immigrazione, dando tanti
volti concreti alla campagna "un decalogo per gli immigrati" che sta
sostenendo (cfr. nel sito www.giovaniemissione.it). La comunita' comboniana
di Castelvolturno (Ce) e la comunita' cristiana africana locale hanno
accolto i giovani della carovana in un momento intenso di celebrazione e di
festa.
Immergersi tra la gente ci ha fatto sperimentare il senso di isolamento, di
lontananza delle istituzioni e della chiesa istituzionale, cosi' come della
"Napoli bene". Vengono di conseguenza la rassegnazione, l'impotenza, la
necessita' di "arrangiarsi" e la fatica di sognare insieme.
La speranza resiste nella scelta di abitare il tempo e i luoghi della gente,
stare in mezzo a loro per incontrare e assaporare l'accoglienza, la festa,
la vita che ogni giorno ci sorprende e ci supera.
La carovana riparte, ma lascia a Napoli i tanti gruppi inseriti nel cuore
delle sfide di questa citta' pulsante di vita. La nuova comunita' in cui
padre Alex Zanotelli vivra' continuera' a cercare piste d'azione, perche'
vinca la vita.

3. DOCUMENTI. PEPPE SINI: ATTO DI OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI
ARCHIVIAZIONE DELL'ESPOSTO SUI TRASPORTI DI ARMI A PISA
[Riproduciamo l'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione
dell'esposto del 24 febbraio 2003 sui trasporti di armi redatto ieri dal
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo e indirizzato al
Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Pisa e a vari
altri destinatari]
al Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Pisa
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pisa
al Presidente del Tribunale di Pisa
e per opportuna conoscenza:
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza
alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo
alla Procura Generale della Repubblica, Roma
e sempre per opportuna conoscenza:
al Presidente della Repubblica
al Consiglio Superiore della Magistratura
al Presidente del Consiglio dei Ministri
ai Ministri degli affari esteri, della difesa, della giustizia, dell'interno
e a vari altri soggetti istituzionali e della societa' civile
*
Oggetto: Opposizione ai sensi dell'art. 410 del codice di procedura penale
alla richiesta di archiviazione presentata dal sostituto procuratore al
giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Pisa in data 27
giugno 2003 e notificata al sottoscritto quale "persona offesa" il 2
settembre 2003, in riferimento all'esposto del 24 febbraio 2003 "contro i
responsabili di detenzione e trasporto in territorio italiano di materiale
bellico a fini di utilizzazione terroristica e stragista nella guerra
illegale e criminale che si va preparando; recante la richiesta di un
intervento urgente delle autorita' preposte affinche' si proceda al
sequestro di detto materiale bellico e all'incriminazione e all'arresto dei
responsabili e dei complici di tale flagrante violazione della legalita'",
iscritto al n. 3574/03 del Registro generale delle notizie di reato in Pisa.
*
Il sottoscritto Giuseppe Sini, direttore del "Centro di ricerca per la pace"
di Viterbo, con sede in strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, a titolo
personale ed a nome e per conto del Centro di ricerca che dirige,
ai sensi dell'art. 410 del codice di procedura penale,
propone opposizione
avverso la richiesta di archiviazione presentata in data 27 giugno 2003 dal
Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pisa, dottor
Antonio Di Bugno, in riferimento all'esposto "Contro i responsabili di
detenzione e trasporto in territorio italiano di materiale bellico a fini di
utilizzazione terroristica e stragista nella guerra illegale e criminale che
 si va preparando; recante la richiesta di un intervento urgente delle
autorita' preposte affinche' si proceda al sequestro di detto materiale
bellico e all'incriminazione e all'arresto dei responsabili e dei complici
di tale flagrante violazione della legalita'", esposto dal sottoscritto
presentato a varie Procure d'Italia in data 24 febbraio 2003 ed iscritto al
Registro generale delle notizie di reato in Pisa col n. 3574/03.
Ai sensi dell'art. 410 del codice di procedura penale il sottoscritto chiede
pertanto la prosecuzione delle indagini preliminari.
A tal fine indica l'oggetto della investigazione suppletiva e i relativi
elementi di prova come dal codice prescritto, ed evidenzia altresi'
l'assoluta insufficienza delle indagini fin qui svolte, e l'altrettanto
assoluta insufficienza delle motivazioni della richiesta di archiviazione da
parte della Procura.
*
1. Parte prima e prima motivazione dell'opposizione
Avendo ricevuto, ai sensi dell'art. 408 comma 2 del codice di procedura
penale, nella mia qualita' di "persona offesa" in data 2 settembre 2003
notifica della richiesta di archiviazione del procedimento n. 3574/03 del
Registro generale delle notizie di reato presentata dal Sostituto
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pisa al Giudice per le
indagini preliminari, ed essendomi recato in data 8 settembre 2003 presso
gli uffici della Procura di Pisa ove ho preso visione del relativo fascicolo
ed estratto copia di parte saliente di esso, ho dovuto con vivo rammarico
rilevare quanto segue:
1. 1. che a seguito del mio esposto nessuna indagine e' stata svolta su
disposizione della Procura di Pisa nel territorio di sua giurisdizione in
riferimento ai fatti da me segnalati;
1. 2. che l'unico documento nel fascicolo contenuto che potesse configurarsi
come attivita' investigativa era relativo alla realta' territoriale di Roma
e si concludeva con la segnalazione che cola' (ovvero nel territorio di
competenza della Questura di Roma, ben lungi da Pisa) "non risulta il
passaggio di materiale di armamento";
1. 3. cosicche' nulla e' stato effettivamente indagato e accertato in merito
alla dislocazione e al transito di armi di potenza straniera nel territorio
di competenza della Procura del Tribunale di Pisa.
1. 4. Quanto poi alla motivazione della richiesta di archiviazione essa si
riduce all'apodittica e totalmente indimostrata affermazione che
testualmente recita: "rilevato la ovvia e manifesta infondatezza della
denuncia". Affermazione a dir poco non persuasiva poiche', come e' noto, nel
territorio pisano vi furono trasporti di armi di potenza straniera destinate
alla guerra illegale, criminale e stragista poi iniziata in Iraq e tuttora
in corso; trasporti di armi che pressoche' tutti i mass-media locali e
nazionali documentarono ampiamente; trasporti di armi rispetto a cui  molti
cittadini ed autorevoli personalita' espressero la loro opposizione,
denunciandone l'inammissibilita' morale e giuridica.
Pertanto sarebbe sufficiente gia' questo per adeguatamente motivare
un'opposizione alla richiesta di archiviazione e la conseguente richiesta di
prosecuzione delle indagini preliminari, in considerazione del fatto che:
a1) non sono state svolte o fatte svolgere dalle autorita' competenti
indagini adeguate in relazione all'esposto (anzi, a Pisa, nessuna indagine
tout court);
b1) la motivazione della richiesta di archiviazione consiste di una mera
formula, ovvero ne' comprova ne' argomenta alcunche'.
Ho messo in rilievo questo secondo aspetto anche perche' altre Procure, e
segnatamente la Procura di Viterbo, hanno presentato richiesta di
archiviazione con motivazioni adeguate e persuasive, ed in quel caso il
sottoscritto ovviamente non ha presentato opposizione, riconoscendo valida
la motivazione della decisione e quindi la decisione stessa di quella
Procura.
*
2. Parte seconda e seconda motivazione dell'opposizione
Ma torniamo all'epoca dei fatti oggetto dell'esposto, esposto che qui deve
intendersi come integralmente trascritto; alcune cose sono di assoluta
evidenza.
2. 1. E' palese che i trasporti di armi di potenza straniera avvenuti nel
territorio italiano nel periodo della preparazione della guerra poi iniziata
e condotta con la reiterata commissione di crimini di guerra e crimini
contro l'umanita' hanno concorso alla preparazione di quella guerra illegale
e criminale. Che in effetti e' iniziata quando il dispositivo bellico delle
potenze che hanno aggredito ed invaso l'Iraq ha completato il suo
dispiegamento offensivo di uomini e mezzi.
2. 2. E' palese altresi' che per quanto concerne il nostro paese l'art. 11
della Costituzione della Repubblica Italiana non solo fa obbligo di non
partecipare a guerre di aggressione o "come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", ma in forza di quel cosi' nitido ed
impegnativo "L'Italia ripudia la guerra" fa obbligo altresi' di non essere
in alcun modo complici delle guerre altrui, e di opporsi alla guerra.
2. 3. In quel triste e tristo frangente purtroppo il nostro paese e' stato
coinvolto in una effettuale complicita' con la preparazione di una guerra
scellerata, inammissibile tanto per la nostra Costituzione quanto per la
Carta delle Nazioni Unite, tanto per la nostra legislazione quanto per il
diritto internazionale.
Il fatto che successivamente, sciaguratamente, l'Italia abbia anche inviato
un corpo di spedizione militare nell'Iraq in guerra aggiunge crimine a
crimine, violazione della legalita' costituzionale a violazione della
legalita' costituzionale.
Sarebbe sufficiente gia' questo per adeguatamente motivare un'opposizione
alla richiesta di archiviazione e la conseguente richiesta di prosecuzione
delle indagini preliminari, in considerazione del fatto che:
a2) i trasporti di armi come operazione necessaria ed efficiente alla
preparazione di un crimine, costituiscono ipso facto un crimine;
b2) la violazione della Costituzione italiana per quanto sopra argomentato
e' flagrante;
c2) e' ragionevole supporre - ed anche su questo verteva la richiesta di
indagini e di intervento da parte della magistratura - che in quel frangente
siano state violate numerose altre leggi italiane;
d2) ma adeguate indagini relative a tutto cio' non sono state ancora svolte
ne' dalla magistratura ne' da altri corpi dello stato a tal fine delegati
dalla magistratura; cosicche' tutte le specifiche richieste nell'esposto
contenute sono state sin qui eluse e disattese.
Vi e' quindi, dimostratamente, materia per la prosecuzione (anzi, si
potrebbe dire: per l'inizio) di adeguate indagini.
Vi e' quindi preciso oggetto e vi sono quindi relativi elementi di prova:
sono disponibili in tal senso - e la magistratura non avra' difficolta' ad
acquisirli - numerosi atti ufficiali e finanche disposizioni amministrative,
e prevedibimente finanche documentazione delle necessarie transazioni
finanziarie per i lavori relativi; e naturalmente sono disponibili numerosi
interventi parlamentari; e naturalmente i servizi apparsi su tutti i grandi
mezzi di informazione, stampati, radiofonici e televisivi; e last but not
least numerosi pronunciamenti e testimonianze, con discorsi, scritti e gesti
di alto valore morale, di autorevoli personalita' della cultura e
dell'impegno civile.
Vi e' quindi ovvia e manifesta fondatezza della denuncia.
*
3. Parte terza ed in forma assertiva ed interrogativa alcune possibili
qualificazioni dei fatti oggetto dell'esposto
I fatti oggetto dell'esposto costituiscono, purtroppo e tragicamente, una
realta' inconfutabile. Solo una percezione scotomizzata e dereistica
potrebbe occultarne o mistificarne l'effettivita', il significato, le
conseguenze.
a3) Si tratta di fatti gravissimi sia sotto il profilo morale che giuridico:
la guerra, e massime una guerra illegale, criminale e stragista, e' un
crimine enorme, e foriero di altri crimini ancora.
b3) La preparazione della guerra, e massime di una guerra illegale,
criminale e stragista, costituisce anch'essa un crimine enorme, senza del
quale la guerra non si darebbe.
c3) La complicita' (sia pur solo per omissione di atti dovuti ed efficienti
di prevenzione e di contrasto) con la preparazione e realizzazione di una
guerra, e massime di una guerra illegale, criminale e stragista, costituisce
anch'essa un crimine enorme.
d3) La violazione della Costituzione italiana in uno dei suoi principi
fondamentali al fine di consentire e cooperare (se non altro per omissione)
ad atti di preparazione e realizzazione di una guerra, e massime di una
guerra illegale, criminale e stragista, costituisce anch'essa un crimine
enorme, anzi un duplice enorme crimine: di violazione della legge a
fondamento del nostro ordinamento giuridico, e di violazione di essa
finalizzata a consentire il piu' atroce e disumano dei crimini.
e3) Questa l'orribile realta'; questa la sua qualificazione in termini ad un
tempo concreti, logici, etici, giuridici; questo il motivo della richiesta
allora di un intervento delle competenti istituzioni e magistrature; questo
il fondamento della richiesta che quei fatti siano sanzionati penalmente ed
i responsabili di essi siano individuati, perseguiti, processati e  puniti
secondo legge.
Richiamandoci a quanto gia' indicato nell'esposto del 24 febbraio 2003 e su
cui non e' stata svolta indagine alcuna, qui aggiungiamo quanto segue:
3. 1. Il trasporto da parte di potenza straniera sul territorio italiano di
armi al fine di iniziare una guerra illegale e criminale e stragista,
configura o no un reato?
3. 2. Il trasporto e la detenzione da parte di potenza straniera sul
territorio italiano di armi, tra cui anche armi di sterminio, viola o no la
vigente legislazione italiana con riferimento sia alla sovranita' popolare e
al diritto costituzionale, sia alle relazioni internazionali, sia alla
difesa della pace, sia alla prevenzione del crimine, sia alla tutela
dell'ambiente e della salute e della sicurezza della popolazione?
3. 3. Sono stati effettuati da parte delle competenti istituzioni italiane
tutti i controlli su quei materiali, quelle allocazioni, quei trasporti, e
sui pericoli implicati, per il territorio e la popolazione italiana e per il
territorio e  la popolazione di altri paesi? O vi sono state omissioni?
3. 4. Avendo consentito tali trasporti efficienti alla commissione del
crimine della guerra (una guerra, ripetiamolo, illegale, criminale e
stragista sia per la nostra Costituzione sia per il diritto internazionale)
vi sono state omissioni di atti d'ufficio da parte di istituzioni italiane
che avevano il diritto e il dovere di intervenire per impedirli (e la base
normativa e gli strumenti operativi efficienti a tal fine)?
3. 5. Vi sono stati o no delitti alla cui commissione erano ordinati e sono
stati efficienti quei trasporti che hanno consentito il dispiegamento
bellico di quelle armi e contribuito cosi' allo scatenamento ed alla
realizzazione di massacri e  devastazioni?
3. 6. Detto altrimenti e secondo una ulteriore configurazione: vi sono stati
o no danni morali e materiali a persone o cose, sia in Italia che altrove, a
seguito di quei trasporti che hanno consentito il dispiegamento bellico di
quelle armi e contribuito cosi' allo scatenamento ed alla realizzazione di
massacri e  devastazioni?
3. 7. Avendo coinvolto l'Italia nel crimine della guerra, se non altro per
implicito avallo dacche' le autorita' italiane non hanno impedito quei
trasporti e sequestrato quelle armi - come era doveroso e necessario -, vi
sarebbe altesi' materia per valutare se si configuri la fattispecie di reato
della commissione di atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo
Stato italiano al pericolo di guerra (e al pericolo altresi' di atti di
terrorismo).
Altre qualificazioni giuridiche ancora potrebbero individuarsi, ma sara'
naturalmente compito della magistratura stabilire, all'esito delle indagini
preliminari, tutte le eventuali fattispecie di reato ed i relativi
responsabili.
*
4. Parte quarta ed ultima recante conclusioni e congedo
Con la presente opposizione ex art. 410 del codice di procedura penale si
richiede pertanto la prosecuzione delle indagini preliminari.
Quanto precede costituisce, potremmo dire ad abundantiam, materia efficiente
alla prosecuzione (anzi, all'effettivo inizio) delle indagini.
Come previsto dal comma primo dell'art. 410 del codice di procedura penale
abbiamo costi' indicato ancora una volta ed in modo ancor piu' approfondito
l'oggetto dell'investigazione (che sarebbe mera forma retorica definir
"suppletiva" poiche' nessuna adeguata investigazione e' stata fatta in
precedenza, ma sia pur definita "suppletiva" in omaggio a quanto il codice
prescrive) e i relativi elementi di prova; sui quali, va da se', si richiede
appunto alla magistratura di effettuare le acquisizioni, i riscontri, e
quell'attivita' ermeneutica, valutativa e tassonomica che e' propria della
funzione giudiziaria, al fine della prosecuzione dell'azione penale.
In guisa di postilla, ed in riferimento al comma secondo dell'art. 410 del
codice di procedura penale, vorremmo aggiungere che ci parrebbe impossibile
che qualcuno potesse ritenere inammissibile l'opposizione ed infondata la
notizia di reato (che gia' l'esposto nitidiamente recava, ma che qui e'
stata ulteriormente argomentata e suffragata con riferimenti ampi e
puntuali).
Si resta naturalmente a disposizione per ogni chiarimento, informazione e
contributo che dovesse essere ritenuto utile ed opportuno.
Per ogni comunicazione il sottoscritto elegge sede presso il "Centro di
ricerca per la pace" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel.
0761353532, e-mail: nbawac at tin.it
Il sottoscritto naturalmente conferma altresi' la richiesta di essere
informato dell'esito della presente opposizione e degli sviluppi del
procedimento cui si riferisce.
Vogliate gradire distinti saluti ed auguri di buon lavoro.

4. RIFLESSIONE. FRANCESCA BORRELLI: UN INCONTRO CON ARUNDHATI ROY
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 7 settembre 2003.
Francesca Borrelli si e' laureata in lettere moderne con indirizzo in
critica letteraria, con tesi sulle Strutture concettuali e iconiche
nell'opera di Carlo Emilio Gadda; dall'87 redattrice culturale del
quotidiano "Il manifesto", di cui ha diretto, nella precedente veste
grafica, il supplemento libri. Attualmente e' inviata per la sezione
cultura; ha collaborato a diverse riviste letterarie con recensioni e
interviste; nel secondo semestre del 1997 ha tenuto diversi seminari nelle
universita' statunitensi di Yale, Berkely, Browne, Harvard; ha pubblicato
molti saggi, ed ha tra l'altro curato i volumi di AA. VV., Un tocco di
classico, Sellerio, Palermo, 1987; e AA. VV., Pensare l'inconscio. La
rivoluzione psicoanalitica tra ermeneutica e scienza,  Manifestolibri, Roma
2001.
Arundhati Roy e' una celebre scrittrice indiana, impegnata contro il riarmo,
in difesa dell'ambiente e per i diritti dei popoli. Opere di Arundhati Roy:
cfr. il romanzo Il Dio delle piccole cose, Guanda, Parma 1997; poi in
edizione economica Superpocket, Milano 2000; e i due saggi di testimonianza
e denuncia raccolti in La fine delle illusioni, Guanda, Parma 1999, poi in
edizione economica Tea, Milano 2001, poi recuperati poi nella piu' ampia
raccolta di saggi di intervento civile, Guerra e' pace, Guanda, Parma 2002]
Minuta, aggraziata, un'aria da fanciulla e un piglio da animale politico
quale effettivamente e', la scrittrice indiana Arundhati Roy merita una
predilezione speciale tra gli autori invitati al Festivaletteratura: non un
solo luogo comune le e' sfuggito dalla bocca in un'ora e mezza di risposte a
domande che ne avrebbero indotti a raffica, non un solo cedimento a derive
propagandistiche, sebbene sia orgogliosamente impegnata in battaglie i cui
resoconti sono spesso impoveriti da un notevole riduttivismo concettuale.
Quel che ha detto in buona parte l'aveva gia' scritto nei saggi che ora
Guanda ha tradotto sotto il titolo Guida all'impero per la gente comune, ma
ascoltarla e' comunque istruttivo. Succede di solito, in queste kermesse soi
disant letterarie, che le domande rivolte agli autori di narrativa ignorino
proprio quei contributi che li hanno resi noti nel mondo, ossia le loro
opere di finzione; li si inchioda con pervicacia al suolo sul quale sono
nati, alla geografia politico-economica dalla quale provengono, invocando le
loro testimonianze in merito a decisioni governative sulle quali hanno da
dire piu' o meno quanto ciascuno di noi.
Ma Arundhati Roy e' stata investita di una eccezione: da anni scrive saggi
nei quali fissa sulla pagina i rovelli impliciti ai suoi schieramenti
politici, e su questi il pubblico la interroga; ma con una enfasi ancora
maggiore reclama il suo ritorno alla narrativa, quasi la supplica di
abbandonare per un po' le sue battaglie e tornare a tessere lussureggianti
trame romanzesche: come nel Dio delle piccole cose, il bestseller tradotto
da Guanda.
"Ma io non ho fretta, la scrittura di finzione mi viene fuori a passo di
danza, quella saggistica devo strapparmela a forza, tuttavia credo che il
mio lavoro per cercare di capire il rapporto tra il potere di alcuni e
l'impotenza di altri raggiunga le emozioni delle persone tanto quanto la
carica sovversiva di cui e' dotata la letteratura. Posso aspettare, quando
verra' il momento tornero' alla narrativa. Non ho tracciato una mappa della
mia carriera, e a coloro che mi interrogano su quale sia il bersaglio della
mia scrittura rispondo che non ne ho: non vendo repellenti per insetti, ne'
altre sostanze mirate a colpire un obiettivo".
Ma allora - la incalzano con una associazione che dai romanzi porta diritti
alle occupazioni delle donne - potremmo attenderci da lei che continui a
difendere i diritti femminili nei paesi che piu' li penalizzano, come
l'India o i paesi musulmani?
"Essendo io cresciuta in un piccolo villaggio, e avendo speso tre quarti
della mia vita a combattere alcune eredita' della nostra tradizione, ho
passato poi il resto del tempo a riprendermi dalla disillusione derivata
dalla ostentazione di liberta' delle donne occidentali. Mi domando se lo
spettro dell'invecchiamento, che costringe alcune donne a stirarsi le rughe
o a farsi iniettare dosi di silicone non sia piu' imprigionante di un burka.
Certo, se si viaggia anche solo un'ora fuori da Nuova Dehli, si piomba in
una sorta di medioevo, ma in quel contesto vivono donne che sono tra le
principali animatrici delle piu' efficaci marce dimostrative organizzate nel
nostro paese. Tempo fa, una colonna di tir si fermo' in uno di questi
villaggi per scaricare una enorme quantita' di blocchi di granito destinati
alla costruzione dell'ennesima grande diga. Le donne rimossero a mano, uno
per uno, tutti i massi di granito e riferirono ai camionisti che la prossima
volta che si fossero azzardati a ingombrare le loro strade con quella roba,
se la sarebbero ritrovata davanti alle loro case. Molte tra le donne piu'
libere che ho conosciuto sono indiane, tanto per cominciare non hanno paura
di invecchiare, anzi attendono quell'approdo come qualcosa di fisiologico e
liberatorio insieme. Non mi sono mai sognata di rigettare in blocco la
cultura che per molti versi non mi stanco di criticare; apprezzo tutte le
cose preziose che ci porta in dote, e se l'induismo ha oggi una immagine
intollerabile lo dobbiamo al governo fascista che e' al potere".

5. RIFLESSIONE. SERGIO PARONETTO: IL DIRITTO COME FIUME POSSENTE
[Ringraziamo Sergio Paronetto (per contatti: paxchristi_paronetto at yahoo.com)
per averci inviato il testo integrale di questo suo appello che "Mosaico di
pace", rivista promossa da Pax Christi, ha pubblicato in parte nel numero 7
di luglio-agosto. Sergio Paronetto e' impegnato nel movimento di Pax Christi
ed in molte iniziative di pace e di solidarieta']
Sotto la schiacciante impressione prodotta dall'ostentazione di potenza,
osservava Bonhoeffer, martire del nazismo, si viene spesso derubati della
propria indipendenza interiore e si tende a rassegnarsi. Ma "per chi e'
responsabile la domanda ultima non e': come me la cavo eroicamente in questa
vicenda, ma: quale potra' essere la vita della generazione che viene?".
Come garantire, diremo oggi, il futuro della democrazia? Come non farsi
derubare la dignita' della coscienza morale? Oggi la questione morale si
presenta sempre piu' come  questione democratica globale.
*
La recente legge che blocca i processi di Berlusconi secondo molti
autorevoli giuristi e' passibile di censura per illegittimita'
costituzionale.
Alla vigilia di un'importante sentenza, di fatto essa garantisce al capo del
governo l'impunita', distrugge il valore dell'uguaglianza dei cittadini
davanti alla legge, viola il principio dell'obbligatorieta' dell'azione
penale, annulla il diritto all'eventuale risarcimento per le vittime o per i
danneggiati.
Berlusconi dice spesso di essere un cittadino "piu' uguale" degli altri
perche' eletto dal popolo, come se il voto fosse una forma di assoluzione
preventiva. Come se una pratica democratica fondasse un privilegio. Siamo al
rovesciamento della politica intesa come  difesa della dignita' del
cittadino e costruzione del bene comune. Siamo ben lontani dalla rimozione
degli ostacoli che impediscono "il pieno sviluppo della persona umana" e
"l'effettiva partecipazione" alla vita politica, economica e sociale
(articolo 3 della Costituzione).
Il "sovversivismo che viene dall'alto" ha ricadute devastanti ad ogni
livello. Il cattivo esempio dei potenti diffonde un clima di confusione
istituzionale, di insicurezza giuridica, di instabilita' sociale e di
degrado civile. L'affarismo diventa arma di corruzione della democrazia che
puo' generare, osservava lo studioso statunitense William Sumner (morto nel
1910), il governo dei ricchi, cioe' "plutocrazia". Piegare la politica al
proprio interesse e fare dei propri interessi una politica: ecco l'etica
della plutocrazia, "la piu' sordida e degradante forma di forza politica mai
vista".
*
Il nuovo potere autoritario che si va delineando, da tempo prefigurato nel
programma della loggia massonica P2, alla quale Berlusconi e' stato
iscritto, costituisce una sorta di "metastasi della democrazia". Non e'
pericoloso solo dal punto di vista politico e giuridico ma anche da quello
etico, culturale e pedagogico. Si ripercuote su altri provvedimenti (verso
gli immigrati, l'informazione, servizi pubblici come scuola e sanita',
l'azione internazionale, il ruolo dell'Europa).
Chi gioca con l'illegalita' costituzionale e diffonde messaggi di impunita'
per i piu' forti e i piu' furbi  ostacolera' qualunque progetto di
educazione alla legalita'. E' estraneo all'idea che la legalita' possa
diventare costume civile e che ad essa ci si possa formare. Nei fatti
propone un modello di vita civile basato sulla legge del piu' forte, del
piu' ricco, del piu' potente, del piu' cinico. Offre un sistema di valori
fondato sull'esibizione, sull'autocelebrazione, sull'arroganza,
sull'intimidazione verso chi compie il proprio dovere o dissente.
*
La necessita' di presentare un'immagine prestigiosa a livello europeo e' del
tutto strumentale. Gli interessi di un governo diventano piu' importanti
delle "evidenze etiche". L'idea di difendere a tutti i costi il prestigio di
una carica porta al "relativismo totale". L'immagine conta piu' della
sostanza etica.
Il vero prestigio e' quello della gloria del diritto, diceva il filosofo
Italo Mancini.
Non siamo solo davanti a uno dei tanti strappi costituzionali ma anche a una
norma che rendera' impresentabile agli occhi dell'Europa il presidente
dell'Unione e determinera' una caduta di credibilita' dell'Italia.
La violazione dell'etica democratica era  gia' stata segnalata nel 2002 dal
Parlamento europeo, dal Consiglio d'Europa  e dalla Commissione diritti
umani dell'Onu a proposito del conflitto di interessi lesivo del pluralismo
televisivo e dell'indipendenza della magistratura.
La recente legge sull'impunita' e' l'ultimo capitolo di un assalto alla
magistratura e alla Costituzione orientato a costruire un nuovo regime
populistico e autoritario. Alcuni dicono che e' esagerato o prematuro
parlare di regime.  Ma il "punto di non ritorno" e' per definizione
irreversibile. Una volta che sia stato raggiunto, per molto tempo diventa
impossibile o inutile protestare. Dovere civico e' prevenirlo. Occorre
vigilare sull'erosione graduale delle regole, sullo svuotamento delle
istituzioni, sull'aggressione delle coscienze civili, sui rischi di
assuefazione, sulle "armi di distrazione di massa" di cui e' in possesso
l'attuale comando dispotico dell'informazione, dell'economia, della
politica.
*
E' necessario mobilitarsi in tre direzioni: abrogare le leggi
dell'impunita', promuovere un "Istituto nazionale per la difesa dei diritti
umani" secondo il modello previsto dall'Onu e dalla sua "Carta dei difensori
dei diritti umani" varata nel 1998, organizzare percorsi di educazione alla
legalita' costituzionale.
E' bene che i vescovi italiani aggiornino le indicazioni del documento del
1991 "Educare alla legalita'" e seguano il  monito del cardinale Dionigi
Tettamanzi.
Nel dicembre 2002, l'arcivescovo di Milano osservava che "l'eclissi di
legalita' e' l'eclissi della moralita'". A suo parere, e' necessario
vigilare per non svendersi a nessuno. E' urgente  il "risveglio della
coscienza morale" perche' "uno dei mali piu' gravi della coscienza e' che si
ammutolisca e, anziche' diventare un richiamo all'impegno personale e
sociale, finisca per far cadere nella sordita' di fronte all'aspetto
morale".  L'aggressione della coscienza puo' avvenire "dal di dentro" quando
"il criterio delle scelte fatte non e' il criterio della verita', ma del
proprio interesse; non e' il criterio di un servizio agli altri, ma di un
proprio comodo" (ne "La repubblica" del 20 dicembre 2002).
*
"La giustizia scorrera' come acqua e il diritto come fiume possente",
proclamava il profeta Amos.
Martin Luther King lo citava spesso per dare forza al suo sogno di liberta'
e di uguaglianza.
L'azione nonviolenta puo' salvare la democrazia. In ogni caso la espande e
la irrobustisce.
Nonviolenza e' "forza della verita'" e "potere dell'amore" che trasforma la
vita.
Gli operatori di pace sanno che pace e democrazia sono sorelle. Intendono
resistere e progettare, "liberi e forti", "ribelli per amore".

6. MAESTRE. ELENA LOEWENTHAL: UNA PAZIENZA MILLENARIA
[Da Elena Loewenthal, L'Ebraismo spiegato ai miei figli, Bompiani Milano
2002, p. 91. Elena Loewenthal, limpida saggista e fine narratrice, acuta
studiosa, e' nata a Torino nel 1960, lavora da anni sui testi della
tradizione ebraica e traduce letteratura d'Israele, attivita' che le sono
valse nel 1999 un premio speciale da parte del Ministero dei beni culturali;
collabora a "La stampa" e a "Tuttolibri"; sovente i suoi scritti ti
commuovono per il nitore e il rigore, ma anche la tenerezza e l'amista' di
cui sono impastati, e fragranti e nutrienti ti vengono incontro. Nel 1997 e'
stata insignita altresi' del premio Andersen per un suo libro per ragazzi.
Opere di Elena Loewenthal: segnaliamo particolarmente Gli ebrei questi
sconosciuti, Baldini & Castoldi, Milano 1996, 2002; L'Ebraismo spiegato ai
miei figli, Bompiani, Milano 2002; Lettera agli amici non ebrei, Bompiani,
Milano 2003; con Giulio Busi ha curato Mistica ebraica. Testi della
tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo, Einaudi, Torino
1995, 1999; per Adelphi sta curando l'edizione italiana dei sette volumi de
Le leggende degli ebrei, di Louis Ginzberg]
Siamo eredi di una pazienza millenaria, bambini miei. Questo ho cercato di
spiegarvi con le mie parole monche, con quel poco che so perche' l'ho
imparato, e quel tanto che ancora mi manca e spinge a vivere giorno dopo
giorno perche' finche' resta ancor qualcosa da imparare e da condividere,
bambini miei, val davvero la pena di restare al mondo.

7. MEMORIA. DOMENICO GALLO RICORDA SERGIO GARAVINI
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 6 stetembre 2003.
Domenico Gallo, illustre giurista, e' nato ad Avellino nel 1952, magistrato
ed acuto saggista; tra i suoi scritti segnaliamo particolarmente: Dal dovere
di obbedienza al diritto di resistenza, Edizioni del Movimento Nonviolento,
Perugia 1985; Millenovecentonovantacinque, Edizioni Associate, Roma 1999.
Sergio Garavini, autorevole dirigente sindacale e politico della sinistra
italiana, e' deceduto nel 2001. Opere di Sergio Garavini: con Emilio Pugno,
Gli anni duri alla Fiat, Einaudi, Torino 1974; Ripensare l'illusione,
Rubbettino, Soveria Mannelli 1999]
Sono passati due anni dalla scomparsa di Sergio Garavini, avvenuta il 7
settembre 2001, ma le sue intuizioni politiche ed i suoi insegnamenti sono
piu' vivi che mai. Anzi, proprio in questa stagione, che si preannuncia di
lotta e di speranza, di ripresa attiva della partecipazione popolare sullo
sfondo dei disastri provocati dalla desertificazione della politica, la
proposta di Garavini si rivela di estrema attualita'.
Per Garavini l'essenza della democrazia politica e' la partecipazione, e il
significato di un moderno discorso socialista e' quello di "fare appello
alla soggettivitq' sociale, portarla verso la conquista degli spazi occupati
dalle istituzioni, proiettarla in forme reali di autogestione sociale e di
partecipazione democratica". Di qui la critica - un motivo dominante del suo
pensiero - allo statalismo delle sinistre e la proposta prioritaria di
tornare nella societa'. Garavini si rende conto che il punto di caduta del
progetto di democrazia scaturito dalla Costituzione del '47 e' nella crisi
del partito politico di massa, concepito, nel disegno costituzionale, come
la fornace che alimenta la democrazia politica e porta lo stato nella
societa' e la societa' nello stato. Ed egli giustamente percepisce la crisi
del partito come crisi della democrazia. Di qui la sua critica al sistema
elettorale maggioritario e a quei progetti di riforma istituzionale che
miravano a blindare gli esecutivi, sterilizzando la partecipazione popolare.
Garavini era consapevole che le proposte di sistema elettorale
maggioritario, seppure finalizzate alla stabilita' dell'esecutivo, erano
soprattutto rivolte a "consolidare e potenziare la forma attuale dei
partiti, i quali hanno sempre piu' perduto il carattere di formazione
democratica di massa, per accentuare il ruolo dominante dei gruppi dirigenti
e dei leader in stretta relazione con i poteri istituzionali a tutti i
livelli. Ai partiti - continua - si garantisce una rappresentanza nel
Parlamento designata e gestita dai gruppi dirigenti, insindacabile dagli
elettori, che possono solo votare o la singola persona nei collegi
uninominali o cosi' com'e' la lista di partito nel voto proporzionale. Vi e'
 su questo punto, di fatto, l'accordo generale, perche' questa soluzione
propone una fuga alla crisi dei partiti come forme di democrazia di massa,
come espressione diretta e organizzata di esigenze della societa', dunque di
mediazione reale fra la societa' e le istituzioni. E ne convalida e
cristallizza sia il ruolo integralmente di potere istituzionale, sia il
regime interno di autorita' dei gruppi dirigenti e dei leader".
Contro la crisi del partito come forma di democrazia di massa, Garavini non
si affidava alle alchimie delle riforme istituzionali, ma propugnava il
ritorno alla societa' e alla politica. Proprio per questo non ha avuto
bisogno di attendere l'affare Telekom Serbia per rendersi conto che
l'avvento di questa destra al governo, in questo contesto internazionale,
sarebbe stato una catastrofe politica, in quanto avrebbe inciso
profondamente sulla cifra democratica delle istituzioni, pregiudicando
proprio la possibilita' di mantenere aperti i percorsi di comunicazione tra
la societa' e lo stato.
Bisognava mantenere aperta quella porta che molti, a destra come a sinistra,
volevano chiudere. Occorreva percio' anteporre la difesa delle istituzioni
(la salvezza della patria) ad ogni, sia pur legittimo, interesse di partito.
Su questo terreno fu capace di andare avanti a costo di una rottura
definitiva col partito del quale era stato segretario e pago' per le sue
scelte un prezzo durissimo in termini di emarginazione politica.
Eppure la testarda battaglia condotta da Sergio Garavini - che aveva come
sua stella polare l'avvio di un processo di rinnovamento e di ricomposizione
politica a sinistra, che, pur rispettando i partiti esistenti, consentisse
di superare la frammentazione ricomponendola nel quadro di una identita'
programmatica comune, avente al centro l'ambiente, i diritti del lavoro e la
partecipazione popolare, all'epoca sconfessata dai leader dei Ds e da
Rifondazione - oggi e' diventata di estrema attualita'. Anzi e' l'unica
pista che ci puo' condurre fuori dall'oscurita' del tempo presente.

8. INIZIATIVE. IL CENTRO PER LA PACE DI OVADA INTITOLATO A RACHEL CORRIE
[Da ass.gentedel2000 at katamail.com riceviamo e diffondiamo]
Giovedi' 11 settembre (anniversario dell'attentato delle Torri gemelle di
New York) ad Ovada (in provincia di Alessandria) verra' inaugurata la sede
del Centro d'Iniziativa per la pace e la nonviolenza intitolato alla memoria
di Rachel Corrie.
Per l'occasione saranno in Piemonte grazie all'interessamento del Centro, i
genitori della giovane americana.
*
Molti ricorderanno di aver sentito parlare di lei: il 16 marzo di
quest'anno, nei territori occupati dall'esercito israeliano nella striscia
di Gaza, una giovane pacifista di 23 anni, americana, veniva brutalmente
schiacciata da un bulldozer israeliano a cui cercava di opporsi
pacificamente.
Rachel Corrie faceva parte dell'Ism: movimento di solidarieta' per la
giustizia e la pace (International Solidarity Movement).
Con la sua associazione pacifista aveva organizzato iniziative in occasione
dell'anniversario dell'11 settembre, per ricordare sia le vittime delle
stragi, sia quelle della  guerra in Afghanistan.
Quest'anno Rachel aveva deciso di passare dalla teoria all'azione...
partecipava ad azioni per bloccare le ruspe israeliane che cercavano di
abbattere le case dei kamikaze e dei loro parenti, nei territori
palestinesi. Agli amici in diverse e-mail aveva scritto: "Abbattono le case
anche se ci si trova la gente dentro, non hanno rispetto di niente e di
nessuno".
Rachel Corrie era originaria di Olympia (Washington), e da circa un mese
viveva in una tenda con altri sette attivisti della sua organizzazione,
l'International Solidarity Movement, da cui quotidianamente partiva per
missioni di interposizione pacifica tra i palestinesi del vicino campo
profughi e i militari israeliani. L'International Solidarity Movement e'
un'organizzazione di attivisti di tutto il mondo che seguendo i principi
dell'azione diretta nonviolenta si oppone all'occupazione delle terre
palestinesi da parte del governo israeliano, ed in accordo al diritto
internazionale e alle risoluzioni dell'Onu che condannano tale occupazione,
sostiene il diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato.
Domenica 16 marzo Rachel ed altri volontari dell'organizzazione stavano
tentando di interporsi tra i bulldozer israeliani e le case di alcuni
palestinesi, tra cui quella di un medico, a Rafah, nella Striscia di Gaza.
In quei giorni sono state centinaia le case private palestinesi distrutte
dalle truppe israeliane perche' vi abitavano presunti terroristi, e decine
le vittime tra la popolazione civile. In un messaggio inoltrato solo due
giorni prima di essere uccisa Rachel denunciava "il ricorso al fuoco
indiretto di artiglieria" anche contro i suoi compagni.
Un testimone, Greg Schnabel, di Chicago, racconta che la ragazza stava
protestando davanti ai bulldozer. "Rachel era sola davanti alla casa, mentre
noi cercavamo di fermare le operazioni. Ha urlato ai bulldozer di fermarsi.
Poi e' caduta ma il mezzo ha continuato a muoversi. Abbiamo urlato chiedendo
che si fermasse ma non lo ha fatto, le e' passato sopra e ha fatto marcia
indietro" (fonte: "La Repubblica on line" del 16 marzo 2003). La giovane e'
stata uccisa a sangue freddo in modo barbaro, mentre si interponeva in modo
pacifico.
Il governo israeliano, incalzato dall'opinione pubblica internazionale,
dichiara che "si tratta di un deprecabile incidente" e poi tenta di
screditare i pacifisti internazionali sostenendo che il loro comportamento
in quella zona di combattimento "non e' responsabile".
Ma Rachel Corrie e' una delle tante vittime innocenti di quella violenza a
cui aveva tentato di opporre pacificamente il suo corpo, la sua voce, la sua
intelligenza e il suo cuore; la sua testimonianza, raccolta dagli amici e
dalla famiglia nelle e-mail che spediva a casa e in cui spiegava i motivi
per cui rischiava consapevolmente la vita ora e' un forte stimolo
all'impegno per tutti coloro che credono nella forza della pace e della
nonviolenza.
Rachel e i suoi compagni hanno denunciato che ogni giorno decine e decine di
case vengono distrutte nella striscia di Gaza, che un bombardamento ha
danneggiato  i pozzi di acqua dolce nel campo profughi di Rafah e che gli
stessi non potevano essere riparati dai manovali palestinesi senza esporsi
al fuoco israeliano.
Molte sono state le iniziative a Olympia (Washington) e negli Stati Uniti
per ricordare Rachel.
Questa presentazione vuole essere una testimonianza per non dimenticare
Rachel, una giovane pacifista, che con il suo coraggio voleva fermare le
ingiustizie che ogni giorno si verificano in Palestina.
In questi giorni e in questi mesi si sta muovendo contro la guerra il piu'
grande movimento pacifista che la storia abbia mai conosciuto, Rachel Corrie
e' sicuramente un simbolo di questo movimento mondiale ed e' stata uccisa
dalla logica assurda e brutale della guerra che tutti noi pacifisti
cerchiamo di fermare.
Occorre ricordarci che e' ancora in corso un conflitto fra israeliani e
palestinesi, con tante vittime civili innocenti in entrambi i paesi, e che
si deve continuare a fare pressione affinche' si trovi una soluzione
pacifica e duratura.
*
Conoscendo la sua storia, la sua passione, il suo amore per la giustizia, la
sua fiducia nella forza della nonviolenza, il "Centro d'Iniziativa per la
pace e la nonviolenza" ha deciso di riconoscere nella sua figura di martire
(che in origine significa "testimone") del nostro tempo il simbolo del
proprio lavoro per costruire una civilta' di pace, dando il suo nome alla
propria associazione.
I genitori della giovane saranno ad Ovada, unica loro tappa in Italia oltre
a Firenze, giovedi' 11 settembre, dove presenzieranno all'inaugurazione del
Centro e alla serata in memoria di Rachel. Ospiti dell'amministrazione
comunale, proseguiranno poi il loro viaggio il giorno successivo per la
Palestina, dove parteciperanno ad altre iniziative commemorative.
*
Il programma della manifestazione prevede alle ore 18,30 in piazza Cereseto
l'inaugurazione dei locali e l'intitolazione del Centro d'Iniziativa per la
pace e la nonviolenza a Rachel Corrie; alle ore 21 presso il cinema teatro
comunale incotnro su "Rachel Corrie e l'America della nonviolenza nell'era
di Bush"; intervengono: Enzo Robbiano, sindaco di Ovada; Daniele Borioli,
vicepresidente della Provincia di Alessandria; Bruno Cartosio
dell'Universita' di Bergamo; Simone Brocchi, volontario dell'International
Solidarity Movement; Giosiana Barisione, attrice; presentazione del libro di
poesie dedicate a Rachel Corrie, acura dell'Associazione nazionale di
cultura e volontariato "L'angolo del mondo" (per contatti:
www.angolodelmondo.com); la cantautrice Agnese Ginocchio, attivista per la
pace, presentera' una sua canzone dedicata alla memoria di Rachel Corrie.
Provenienti direttamente dall'America e padrini della manifestazione saranno
Cindy e Craig Corrie, genitori di Rachel.

9. LETTURE. AA. VV.: DIECI PAROLE DELLA NONVIOLENZA
AA. VV., Dieci parole della nonviolenza, Edizioni del Movimento Nonviolento,
Verona 2003, pp. 44, euro 2. Attraverso interventi di persone amiche della
nonviolenza, citazioni da scritti di autori classici della nonviolenza,
bibliografie tematiche essenziali ed acute, questo quaderno e' un buon
invito all'accostamento e un utile strumento di lavoro.

10. LETTURE. ALEX ZANOTELLI: NEL CUORE DEL SISTEMA: QUALE MISSIONE?
Alex Zanotelli, Nel cuore del sistema: quale missione?, Emi, Bologna 2003,
pp. 32, euro 1. Un agile opuscolo di padre Zanotelli di denuncia della
situazione presente e di indicazione dei compiti dei costruttori di pace.

11. RIEDIZIONII. WASIM DAHMASH, TOMMASO DI FRANCESCO, PINO BLASONE (A CURA
DI): LA TERRA PIU' AMATA. VOCI DELLA LETTERATURA PALESTINESE
Wasim Dahmash, Tommaso Di Francesco, Pino Blasone (a cura di), La terra piu'
amata. Voci della letteratura palestinese, Manifestolibri, Roma 2002, pp.
216, euro 15,50. Nuova edizione accresciuta e aggiornata di un'antologia
edita dal Manifesto nel 1988, di grande interesse.

12. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

13. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti, la e-mail e': azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: lucben at libero.it;
angelaebeppe at libero.it; mir at peacelink.it, sudest at iol.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it. Per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. e fax: 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Per non ricevere piu' questo notiziario e' sufficiente inviare un messaggio
con richiesta di rimozione a: nbawac at tin.it

Numero 669 del 10 settembre 2003