Terzo giorno di digiuno. Un appello



Comunicato stampa

Il responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, Peppe Sini,
e' al terzo giorno di digiuno di condivisione, meditazione e preparazione
all'azione diretta nonviolenta contro la guerra.

LA GUERRA PUO' ESSERE FERMATA

La guerra puo' essere fermata.
Se lo vogliamo, possiamo.
Con la nonviolenza.

La guerra puo' essere fermata.
Ma noi dobbiamo fermarla.
Con la nonviolenza.

I terroristi sono solo un gruppo criminale, ma gli stati sono ordinamenti
giuridici.

I piu' importanti stati che, facendosi scimmie e specchio e moltiplicatori
dei terroristi, stanno preparando la guerra, sono paesi democratici, stati
di diritto, stati che fanno parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite,
stati che hanno sottoscritto fondamentali trattati internazionali.

Stati che sono quindi vincolati al rispetto del diritto internazionale, alla
volonta' sovrana delle rispettive popolazioni, alla legalita' che fonda la
loro stessa esistenza.

E poiche' i gruppi dirigenti di questi stati stanno preparando una guerra
illegale e criminale occorre che siano i loro popoli ad opporsi, a far
valere la legalita', la democrazia, la ragione, il rispetto dei diritti
umani, il diritto dell'umanita' intera a scongiurare il pericolo di una
guerra dagli esiti apocalittici.

Governanti irresponsabili e succubi della ferocia dei terroristi stanno per
scatenare una guerra illegale e criminale: questa e' la situazione.
E' quindi compito nostro, di cittadini di paesi democratici, di stati di
diritto, fermarli e richiamarli alla saggezza, alla giustizia, alla
legalita'.

Cosicche' questa guerra ci interpella, ci chiama in causa. Sta a noi,
coralmente, impedirla. Sta a noi, coralmente, affermare che il terrorismo si
puo' sconfiggere solo con la forza del diritto e della democrazia, con
l'estensione della solidarieta' e della giustizia. Sta a noi, coralmente,
affermare che la pace si costruisce con la pace, e la convivenza civile
appunto convivendo, e non uccidendo altri esseri umani.

Il tempo che abbiamo a disposizione per dissuadere il governo, il parlamento
e il capo dello stato italiano dal precipitarci in questa catastrofe e'
probabilmente pochissimo. Facciamo tutti qualcosa. Facciamola subito.

Scriviamo a tutte le autorita' e le rappresentanze istituzionali che
conosciamo, chiediamo loro di rispettare la Carta dell'ONU, la Costituzione
della Repubblica Italiana, il diritto alla vita di ogni essere umano.

E diciamo loro che se sciaguratamente violeranno la legalita' e aderiranno
alla guerra (invece di opporsi ad essa come ragione coscienza e leggi
esplicitamente richiedono), allora in forza della nostra sovranita' di
cittadini, preso atto che con la loro condotta essi si sono collocati
fuorilegge, avremo il dovere di agire per difendere la legalita'  e le
concrete vite umane in pericolo.

Ed agiremo con la nonviolenza.
Con la forza della nonviolenza.
Con la limpidezza della nonviolenza.

Agiremo per fermare la guerra; per contrastare il terrorismo e i suoi
complici e allievi e reduplicatori; per difendere e ripristinare la
legalita'; per affermare la dignita' umana.

Agiremo con l'azione diretta nonviolenta per contrastare operativamente la
macchina bellica;
agiremo con la disobbedienza civile di massa per negare il consenso ai
governanti che aderendo alla guerra si saranno resi fuorilegge: con la
disobbedienza civile di massa cercheremo di paralizzare la catena di comando
del potere politico fedifrago, di bloccare l'efficacia delle decisioni
governative eslegi, bloccando in punti cruciali la macchina della pubblica
amministrazione;
agiremo con lo sciopero generale contro la guerra e contro il terrorismo,
chiamando alla mobilitazione tutti i cittadini italiani in difesa del
diritto, per paralizzare il paese finche' la legalita' costituzionale e la
democrazia non siano ripristinate.

Abbiamo pochissimo tempo. Ma siamo decisi.

Ci ascoltino i governanti.

Tutti scrivano loro per dissuaderli dal commettere un'anomica follia, una
sanguinaria follia.

Si preparino tutti gli amici della nonviolenza. E' l'ora (il "kairos", se
possiamo usare questo denso termine) in cui ognuno deve fare i conti con la
propria coscienza, con la propria razionalita', e con il sentimento di
comune appartenenza alla famiglia umana.

Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 5 ottobre 2001

Mittente: Centro di ricerca per la pace
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

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Notizia per la stampa

Peppe Sini, negli anni '70 fondatore e da allora responsabile della piu'
longeva struttura pacifista viterbese, gia' obiettore di coscienza (al
servizio militare e alle spese militari), apprezzato pubblico amministratore
particolarmente impegnato contro i poteri criminali e la corruzione
politica, e' stato tra gli animatori dell'opposizione nonviolenta alla
guerra nel 1991 e nel 1999; e' impegnato nell'educazione alla pace ed in una
intensa attivita' di informazione e documentazione (anche attraverso il
notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", di cui e'
direttore).
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Nel corso della guerra del 1999 ha effettuato un prolungato digiuno di
preparazione e successivamente ha promosso l'azione diretta nonviolenta
delle mongolfiere per la pace per bloccare i decolli dei bombardieri
stragisti dalla base di Aviano.
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Sia nel 1991 che nel 1999 per la sua opposizione nonviolenta alla guerra ha
subito due procedimenti penali, con il rischio di condanne ad una prolungata
detenzione: in entrambi i casi i procedimenti penali si sono conclusi con
esiti totalmente a lui favorevoli.

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