legambiente: pesticidi nel piatto




da greenport.it
05/06/2009
 
Pesticidi nel piatto 2009: la situazione non è buona
A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge
 
LIVORNO. Il rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, Pesticidi nel piatto, mostra un paese che ha allentato i ritmi dei controlli. E a fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge.
Non c’è quindi da stare molto tranquilli dal momento che solo un frutto su due è risultato privo di pesticidi e che aumentano i campioni di verdura e derivati con tracce di uno o più residui.
Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra quindi essersi arrestato.

Il rapporto Pesticidi nel piatto 2009 è stato presentato stamani da Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura dell’associazione, Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del cittadino e Francesco Panella, presidente UNAApi (associazione nazionale apicoltori).

«Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato Rossella Muroni - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop».

Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 25,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui.

Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).

La frutta si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici.

Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) ci sono vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui, che spesso si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato, con i casi record di un campione di uva analizzato in Sicilia che presentava ben 9 diverse sostanze chimiche; e uno analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui. Casi analoghi in campioni di mele analizzata in Campania e di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. E non mancano casi di multiresidui anche nelle verdure, tra cui spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche.

«Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato Francesco Ferrante -. Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’EPA (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Pur avendo infatti decisamente migliorato la normativa sui pesticidi con le nuove direttive del 2008 tese ad armonizzare valori e limiti nei diversi paesi, manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa».

Nella cesta della frutta, sono le mele il prodotto più frequentemente contaminato: su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici, ma non sono migliori i risultati delle mele trentine, di Bolzano della Campania o della Sardegna.
Preoccupante anche il dato sugli agrumi: in Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui.

«Siamo preoccupati per l´inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati – ha dichiarato Antonio Longo -. Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell´attenzione da parte delle aziende agricole sull´uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell´utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull´acquisto di prodotti biologici».

Ma non è “solo” un problema di salute quello che dovrebbe far riflettere sull’uso di sostanze chimiche in agricoltura. La presenza di pesticidi in agricoltura determina un grave problema sulle api, come le morie dello scorso anno hanno visibilmente testimoniato e come confermato dal ritorno delle api nel Nord Italia, zona principalmente vocata alla coltivazione del mais, grazie alla sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del mais, decisa dal Ministero della Salute nello scorso settembre. Il provvedimento quindi ha funzionato, confermando lo stretto legame esistente tra neonicotinoidi e la moria degli insetti e suggerendo che la sospensione temporanea di questi pesticidi dovrebbe divenire definitiva, vietandone l’uso.

«I nuovi insetticidi neurotossici – ha dichiarato Francesco Panella - sono utilizzati oggi in modo crescente, pervasivo e imprudente. Una diversa attenzione sull’uso dei pesticidi, indipendente dalle multinazionali della chimica, è indispensabile per preservare il ciclo della vita e della fertilità».