luci ed ombre del fotovoltaico italiano



da qualEnergia nov-dic 2005

I passi falsi

del Conto energia

 SOLARE

II fotovoltaico italiano segue il modello tedesco.

Al di là del successo esistono luci e ombre

Il conto energia è partito con una velocità che spiazza le istituzioni e stupisce anche i più ottimisti. Molto al di là delle previsioni, eccessivamente prudenti, dei Ministeri dell'Ambiente e delle Attività Produttive che avevano fissato in 100 MW l'obiettivo di breve termine del programma, il Grtn, gestore del conto energia italiano, ha ricevuto al 30 settembre circa 3.800 domande di contributo, esaurendo in dieci giorni lavorativi la potenza disponibile di 100 MW. Secondo i dati resi pubblici dal governo, sia per i piccoli impianti fino a

Tabella 1 : Quadro domande di finanziamento presentate e censite al 30 settembre 2005

taglie

potenza kW

impianti n.

pot. media kW/impianto

1<P<20

14.264

1.912

7

20<P<50

47.694

1.042

46

50<P<1000

33.334

55

606

TOTALE

95.292

3.009

32

fonte: Ministero delle attività produttive

50kW, sia per gli impianti di taglia più grande si sono raggiunti, e largamente superati, rispettivamente i 60 e i 40 MW disponibili. 

Volendo tracciare una radiografia delle domande presentate e già censite dal Grtn (3.009 richieste censite, 456 pervenute al 30 settembre non censite e altrettante inviate nei tempi ma pervenute successivamente) sulla base dei dati resi pubblici dal Ministero delle Attività Produttive è possibile definire in modo sintetico un quadro delle domande presentate (tabella 1): le domande pervenute per impianti

di Mario Gamberale*

compresi nella fascia da 1 a 20 kW sono 1.912 per una potenza complessiva di 14.264 kW pari al 15% della potenza complessivamente disponibile;la potenza media degli impianti nella fascia compresa tra 1 e 20 kW pari a 7,5 kW a impianto; la maggior parte della potenza 47.694 kW (50% della potenza disponibile) è stata richiesta dalle 1.042 domande presentate per Impianti nellai fascia di potenza compresa tra 20 a 50 kW prevalentemente da imprese e amministrazioni pubbliche; la potenza media invece degli impianti in questa fascia è viceversa molto spostata verso il limite superiore dell'intervallo (45,8 kW).Come previsto dalle "colombe" del fotovoltaico nella terza fascia la potenza media delle domande presentate è pari a oltre 600 kW; sono state presentate cinquan-tacinque domande, che saranno oltre settanta, per impianti con potenza maggiore a 50 kW, per un totale di 33.334 kW.Il giudizio su questa prima fase del programma è sostanzialmente negativo. Vediamo perché:

l'aver contingentato la presentazione delle domande su base trimestrale ha creato un effetto di accelerazione delle richieste, determinando una frenesia da scadenza tipica dei programmi in conto capitale;

per quanto riguarda la fascia 1 - 50kW

gli operatori del fotovoltaico per poter accedere a una quota sostanziale dell'incentivo nei tempi ristretti previsti hanno privilegiato gli impianti di taglia più grande penalizzando i piccoli utenti e gli enti pubblici; molti di questi, meno organizzati delle aziende, non hanno potuto presentare domande e oggi si trovano con i 100 MW esauriti in attesa di un nuovo eventuale decreto del governo che estenda l'erogazione delle tariffe ai 300 MW previsti;di fatto la fascia tra i 50 e i 1.000 kW è stata completamente saturata da domande di centrali fotovoltaiche molte delle quali di potenza media superiore ai 600 kW (maggiore taglia, minore investimento, tariffa più bassa necessaria per il ritorno economico degli interventi). Al di là dell'impatto ambientale di tali centrali associato all'occupazione del suolo che si sarebbe potuto evitare attraverso l'insta 11 a zi one degli impiantisugli edifici, esse hanno sottratto spazio per la realizzazione di impianti di taglia compresa tra i 50 e i 300 kW che si sarebbero potuti installare su edifici di aziende, come capannoni ed edifici industriali, o enti pubblici, come ospedali, stazioni ferroviarie e impianti sportivi;

si sono anche verificati fenomeni di speculazione: per cui impianti fotovoltaici da installare a terra di grande taglia sono stati spezzettati in impianti di taglia inferiore ai 50 kW suddividendo i terreni in lotti più piccoli intestati a soggetti diversi chiedendo per ciascun impianto una connessione indipendente alla rete elettrica. In questo modo bypassando l'obbligo di costituire, per i soli impianti di potenza nominale superiore a 50 kW e inferiore a 1.000 kW, a favore del Grtn, una cauzione definitiva nella misura di 1.500 euro per ogni kW di potenza nominale dell'impianto. La considerazione più ovvia alla luce del quadro descritto è che si è dato troppo spazio alle centrali fotovoltaiche, come è stato descritto sul numero precedente di QualEnergia. Promuovere grandi centrali determina diverse ripercussioni negative sulla tecnologia e sull'ambiente. In particolare:

non evita l'unico impatto ambientale in esercizio del fotovoltaico: una centrale da 1 MW occupa una superficie lorda di circa 18.000 m2, spazio che viene tolto ad altre applicazioni come l'agricoltura o la pastorizia. Cosa che non accade per esempio con il tanto vituperato eolico. Tale impatto è completamente eliminato con l'applicazione del fotovoltaico sugli edifici;

l'applicazione al suolo crea la sindrome Nimby esattamente come la realizzazione di qualsiasi infrastruttura rinnovabile a terra. Accentua la pressione sulle istituzioni per la valutazio-ne dell'impatto ambientale degli impianti;

la realizzazione di grandi centrali porta alla saturazione della potenza disponibile rapidamente creando una pressione sulla tariffa elettrica e conseguente-mente una pressione sugli organi politici affinchè vengano ridotte le tariffe accordate agli impianti fotovoltaici a danno dei piccoli impianti che sono caratterizzati da valori dell'investimento per kW installato più elevati del 30% rispetto alle grandi centrali;il prelievo tariffario a regime necessario per finanziare il programma deter-mina un impatto sulla bolletta quanti-ficabile in circa 0,2 millesimi €/kWh owero un peso per una famiglia media di 1,5 all'anno. L'impatto è in valore assoluto contenuto e accettabile se il programma promuoverà la realizzazione di centinaia di migliaia di impianti fotovoltaici di piccola taglia, dando la possibilità ai cittadini di accedere al meccanismo. Se invece sarà confermato l'approccio attuale le centinaia di migliaia di euro spesi andranno ad arricchire pochi operatori per la realizzazione di grandi centrali. Si pensi che cinquanta impianti hanno esaurito in dieci giorni 40 MW che se fossero stati destinati alle famiglie potevano produrre tra i 20mila e i 40mila impianti di piccola taglia, integrati negli edifici e connessi alla rete.

Correzioni necessarie

Se da un lato quindi la risposta del settore è importante per dare un segnale al mondo politico del livello dì gradimento della tecnologia e dell'incentivo, dall'altro è assolutamente necessario ritoccare il programma per le fasi successive. Bisogna vigilare affinchè le istituzioni compiano rapidamente il loro dovere, secondo i tempi del DM 28 luglio 2005, in particolare il Grtn per la valutazione delle domande e l'individuazione dei soggetti ammessi, i Ministeri delle Attività Produttive e dell'Ambiente per estendere il decreto ai 300 MW e aggiustare gli aspetti che ancora non vanno del provvedimento, l'Autorità per adeguare la delibera 188 con le novità che i Ministeri introdurranno e definire le parti ancora indeterminate.In particolare è il Grtn che ha il compito più difficile. Ha ricevuto, infatti, quasi quattromila domande con 60 giorni di tempo per valutarle tutte, stendere l'elenco delle domande e pubblicare la graduatoria entro il 30 novembre e comunicare entro il 31 dicembre l'elenco degli ammessi alle tariffe incentivanti.

Per gli impianti di potenza sotto i 50 kW i tempi sono dì sei mesi per iniziare i lavori, con scadenza 30 giugno 2006 e ulteriori sei mesi per il collaudo. Per le potenze maggiori i mesi sono dodici, con scadenza al 31 dicembre 2006. Ciò vuoi dire che se tutte le domande porteranno alla realizzazione degli impianti nei tempi previsti, potranno essere realizzati nel corso del 2006 almeno 60 MW di impianti fotovoltaici di taglia inferiore ai 50 kW. Un mercato praticamente quindici volte più grande di quello italiano nel 2004.

Freni in vista

In realtà diversi elementi fanno pensare a una riduzione della potenza effettivamente installata nel 2006. In particolare la carenza di silicio e quindi di moduli a livello internazionale che è stata denunciata da diversi operatori e che perdurerà fino al 2007. Entro quella data, infatti, entreranno in funzione unità produttive di silicio in diverse parti del Mondo.È probabile che diversi proponenti non saranno in grado di realizzare gli impianti nei tempi previsti, rinunciando al finanziamento. Sicuramente i procedimenti autorìzzativi rallenteranno l'applicazione delle centrali fotovoltaiche a terra per le quali è comunque prevista una valutazione di impatto ambientale regionale in Conferenza di servizi da completarsi entro 180 giorni dalla presentazione della richiesta di autorizzazione, come previsto dell'articolo 12 del dlgs 387/2003. Si tratterà di un ostacolo soprattutto per coloro che hanno fatto richiesta del finanziamento per impianti di potenza inferiore a 50 kW a terra avendo a disposizione solo 6 mesi per dare l'inizio ai lavori.

Intanto per poter dare continuità al programma i Ministeri dovranno estendere con DM la potenza installarle fino ai 300 MW previsti dal DM 28 luglio 2005. Potrebbe essere l'occasione buona per introdurre qualche importante modifica al programma sulla base dell'esperienza accumulata fino a oggi. In particolare i problemi irrisolti riguardano la necessità di ridurre in valore assoluto la potenza dedicata ai grandi impianti fotovoltaici a terra: dei 200 MW residui del programma potrebbero essere destinati ai grandi impianti ulteriori 50 MW che corrispondono a circa 80-90 ettari di terreno occupato; dovrebbe essere vietata l'installazione a terra per gli impianti di potenza inferiore ai 50 kW o comunque sarebbe necessario introdurre misure antispeculazione per evitare la realizzazione di impiantì a terra frazionati; bisognerebbe ridurre la tariffa incentivante per i sistemi di grande dimensione, eccessiva soprattutto se si pensa che in Germania gli impianti sono realizzati a ritmi vertiginosi con un incentivo pari alla metà di quello italiano; è opportuno, invece, destinare una quota di potenza riservata ai piccoli impiantì di potenza inferiore ai 20 kW che per esempio potrebbe essere pari a 100 dei 200 MW residui; infine ammettere al programma impianti che adottino moduli a film sottile, oggi praticamente esclusi.

L'Autorità per l'energia elettrica e il gas viceversa dovrebbe rapidamente definire le condizioni economiche di connessione agli impiantì soprattutto per quelli di taglia inferiore ai 20 kW. Procedere con la definizione di uno schema di collegamento degli impianti di taglia inferiore ai 20 kW: in particolare è importante introdurre uno schema elettrico dì collegamento analogo a quello tedesco che consenta, anche al di sotto dei 20 kW, un vero e proprio conto energia, evitando di perdere una quota dell'incentivo a causa dell'autoconsumo e consentendo all'utente di poter installare una potenza nominale superiore alla potenza impegnata con il contratto di fornitura pree-sìstente.