solare una scelta strategica per l'italia



da unità.it
07.03.2005
Solare, una scelta strategica per l'Italia
di Pietro Greco

Lo hanno chiesto i Verdi a Romano Prodi: lo sviluppo dell'energia solare
deve essere uno dei punti qualificanti del programma di governo del
centrosinistra. Ma cos'è l'energia solare? Quanto conta e quanto dovrebbe
contare nel bilancio energetico italiano? E perché è un'opzione strategica
per lo sviluppo (sostenibile) del nostro paese?
Cerchiamo di rispondere partendo dalla domanda più semplice: la seconda.
Nel
bilancio energetico nazionale, l'energia solare conta poco. Anzi, è del
tutto marginale. Rappresenta meno dello 0,1% dell'intera torta energetica.
Dove, come si sa, la parte del leone la fanno le fonti non rinnovabili, i
combustibili fossili (circa 80%), seguiti a distanza dalle fonti
rinnovabili: idroelettrico (18%), geotermico (1,7%), eolico (0,1%). Il
solare, che è la fonte rinnovabile per eccellenza, copre una fettina
piccolissima. Inferiore, appunto, allo 0,1% della torta totale.
Il solare, tuttavia, rappresenta un'opzione strategica per almeno tre
motivi
fondamentali. In primo luogo perché costituisce una fonte aggiuntiva per un
paese, l'Italia, che ha il paniere energetico più povero d'Europa.
Inoltre è una «fonte interna»: l'energia solare non si importa, si produce
in loco. E quindi è di per sé un'opzione strategica in un paese, l'Italia,
che è tra quelli al mondo che maggiormente dipendono dall'estero per l'
approvvigionamento di energia.
Infine c'è il Protocollo di Kyoto. Entro il 2012 l'Italia dovrà ridurre di
circa 100 milioni di tonnellate le sue emissioni di carbonio, generate dai
combustibili fossili. Il solare è una fonte energetica rinnovabile che non
produce gas serra.
Per tutti questi motivi - e altri ancora - l'energia che viene direttamente
dal sole è davvero una scelta necessaria per lo sviluppo (sostenibile)
dell'
Italia. Ma è una scelta sufficiente? Per rispondere a questa domanda
dobbiamo, finalmente, chiarire cosa intendiamo quando parliamo del solare.
Beh, intendiamo tre diverse modalità di recuperare energia dal sole.
Ciascuna con opportunità e limiti diversi.
Il primo tipo di solare è quello che trasforma l'energia radiante
proveniente dal sole in calore, impiegato poi direttamente per riscaldare
l'
acqua dei boiler, ambienti domestici, piscine. Questo solare è già
competitivo rispetto ad altre fonti energetiche. Su questo solare hanno
puntato molti paesi. Il paradosso è che i paesi europei che «credono» di
più
in questo solare sono i paesi nordici: Austria, Germania, persino
Finlandia.
E che tra i paesi che ci credono di meno c'è l'Italia, che ha un
irraggiamento solare decisamente superiore. L'intensità del solare termico
in Austria è 45 volte superiore all'Italia. In Germania vi sono 900.000
metri quadri di pannelli, contro i 45.000 italiani: 20 volte di più. Ecco,
questo è un solare che va sviluppato subito, senza se e senza ma.
Il secondo tipo di solare, a concentrazione, utilizza il calore ottenuto
dall'energia radiante per produrre energia elettrica. La tecnologia sta
migliorando, ma occorre un forte irraggiamento: come quello che c'è in
Andalusia o nell'Italia meridionale. Bene, in Andalusia è tutto un fiorire
di iniziative per costruire centrali solari a concentrazione. In Italia, si
segna il passo.
Il terzo tipo di solare è il fotoelettrico, quello che trasforma l'energia
radiante proveniente dal sole direttamente in energia elettrica. È la
modalità del futuro. Ma, malgrado i progressi realizzati negli ultimi anni,
il fotovoltaico non è ancora competitivo con le altre fonti di energia.
Tuttavia è opinione consolidata in Europa che la competitività del
fotovoltaico non è più di origine tecnologica, ma economica. Se aumenta la
domanda, si abbassano i costi di produzione e il fotovoltaico diventa
spendibile sul mercato. Molti paesi stanno investendo su questa modalità.
L'
Italia, ancora una volta, segna il passo.
Riassumendo, i diversi tipi di solare hanno molte opportunità e diversi
limiti. Ma le prime vanno aumentando e i secondi diminuendo. L'Italia non
«crede» nel solare, sebbene abbia (si pensi all'Enea) buone competenze
tecnoscientifiche e abbondanza di materia prima. Il problema è politico,
come si diceva un tempo. Per cui bene fanno i Verdi insieme a tutti gli
ambientalisti a chiedere che il solare diventi un punto qualificante del
programma di governo del centrosinistra.
Va detto, però, che il solare, almeno nell'immediato, non è sufficiente, da
solo, a sciogliere tutti i nodi energetici italiani. Deve essere
sviluppato,in tutte le sue tre diverse tipologie, all'interno di un paniere
in cui ci sono altre fonti rinnovabili, compreso l'eolico. Su quest'ultimo
punto i Verdi farebbero bene a sciogliere le riserve e a dire se credono
anche nell'«energia dal vento» oppure no.

 07.03.2005
Edo Ronchi, Ds: "Non dimentichiamo l'eolico, competitivo con il petrolio"
di Cristiana Pulcinelli

Anche l'Europa pensa che si debba puntare sulle fonti rinnovabili. In
particolare, la direttiva 2001/77, emanata in vista dell'attuazione del
Protocollo di Kyoto, prevede che entro il 2010 il 22% dell'energia
elettrica
consumata nell'Unione debba essere prodotta da fonti rinnovabili. Gli
obiettivi sono diversi da paese a paese: l'Italia, in particolare, dovrà
raggiungere il 25%. Il governo Berlusconi chiede di fermarsi al 22% e, per
di più, conteggiando nella quota anche l'energia prodotta bruciando rifiuti
non biodegradabili, come la plastica che è un derivato del petrolio. "Noi
invece - spiega Edo Ronchi, responsabile delle politiche della
sostenibilità
dai Ds - vorremmo rispettare la richiesta dell'Europa e arrivare al 25%
usando solo fonti rinnovabili vere".
In questa prospettiva, lo sviluppo dell'energia solare deve essere un punto
centrale del programma di centro sinistra, come dicono i verdi?
Certamente, però c'è da dire che per arrivare a queste percentuali di
crescita il solare non basta: è indispensabile che una grossa quota di
energia venga dall'eolico. I verdi devono quindi sciogliere l'ambiguità su
questa fonte. Non possiamo far finta che rinnovabile sia solo il solare:
esiste l'energia prodotta dal vento e quella prodotta dai rifiuti, in
particolare dalle biomasse, cioè le parti biodegradabili dei rifiuti. Solo
con l'energia solare, per problemi tecnici, non arriveremmo mai a quelle
cifre. Ma non è solo un problema italiano, anche a livello internazionale
le
cose stanno così: in Germania, ad esempio, si producono 16.000 megawatt con
l'eolico. In Giappone invece, dove è stato varato un programma per lo
sviluppo dell'energia tratta dal sole, sono stati installati impianti
solari
che producono 120 megawatt. Le cifre parlano da sole.
Perché c'è polemica sull'eolico?
Per la questione dell'impatto ambientale dei generatori eolici: le pale
possono rovinare il paesaggio. Ma non si può fare un discorso di principio,
gli impianti possono essere collocati in località che non abbiano un
particolare pregio paesaggistico.
In un dossier appena pubblicato, Legambiente sostiene che il meccanismo dei
certificati verdi, che dovrebbe incentivare la produzione di energia da
fonti rinnovabili, non è sufficiente. Cosa ne pensa?
Sono d'accordo. Credo che dovremmo prendere in esame il modello tedesco che
ha dato ottimi risultati. In Germania non si pretende che una certa
percentuale di energia prodotta venga da fonti rinnovabili, ma si fissa un
prezzo per l'energia rinnovabile. In sostanza, i produttori vendono l'
energia "pulita" ad un prezzo garantito almeno per 8 anni. In questo modo
sono sicuri che il loro investimento è remunerativo.
Ma oggi conviene investire in fonti alternative?
L'eolico ormai è quasi competitivo rispetto all'energia da fonti fossili.
Il
problema che rimane da affrontare è il collegamento in rete: se l'impianto
è
piccolo, il costo della sua connessione alla rete incide in modo
significativo. In questo caso, quindi, basterebbe incoraggiare l'industria
del settore con provvedimenti come quello tedesco. Per il solare
fotovoltaico, invece, il sovraccosto è ancora netto: qui dovrà prevalere la
valutazione ambientale su quella economica.

07.03.2005
Armaroli, chimico: "Col Sole si potrà ottenere l'idrogeno in modo pulito"
di Cristiana Pulcinelli

Seppure riuscissimo a sfruttare appieno l'energia del Sole, ce ne sarebbe
abbastanza per mandare avanti la nostra civiltà? La risposta la lasciamo a
Nicola Armaroli, chimico al Cnr di Bologna e coautore, insieme a Vincenzo
Balzani, di un libro appena pubblicato da Bonomia Univerity Press: "Energia
oggi e domani. Prospettive, sfide, speranze". "Il Sole invia sulla Terra
una
quantità di energia che corrisponde a 10mila volte il nostro fabbisogno.
Inoltre - prosegue Armaroli - è una fonte democratica perché è gratuita e
diffusa sul pianeta: nessuno possiede il rubinetto dell'energia solare e
questo è un bel vantaggio".
E quali sono gli svantaggi?
Che è una fonte intermittente: di notte non c'è. In realtà, questo è vero
solo a livello locale. Se pensiamo in termini planetari, le cose cambiano:
metà della Terra è sempre illuminata. L'altro svantaggio è che la densità
energetica del Sole non è molto elevata: non potremmo mai far funzionare un
ospedale o un'acciaieria con i pannelli solari. L'obiettivo è quindi
concentrare questa energia in qualche forma. L'idea più interessante a cui
lavorare nei prossimi anni è utilizzare l'energia solare per ottenere
idrogeno (che in natura non c'è) dall'acqua in modo pulito. In questo modo
l
'energia verrebbe immagazzinata e sarebbe pronta per essere usata.
In un futuro più vicino cosa c'è?
Intanto l'acqua calda prodotta dai pannelli solari: costi bassi e un
ritorno
immediato. Poi ci sono i moduli fotovoltaici, ovvero l'uso di energia
solare
per produrre direttamente energia elettrica. Si tratta di un'applicazione
più costosa, ma anche perché la produzione è ancora di nicchia. In
Giappone,
ad esempio, investendo pochi soldi sono riusciti a installare impianti che
producono come una centrale termoelettrica di medie dimensioni e contano di
arrivare nel 2010 all'equivalente di 8 centrali. L'eolico invece già oggi e
competitivo rispetto ai combustibili fossili e fa paura ai signori del gas
e
del petrolio.
Qual è il vantaggio principale dell'eolico?
Gli impianti non richiedono raffreddamento. Le centrali termoelettriche o
nucleari hanno una resa del 50%, l'altro 50% di energia se ne va in calore
che viene buttato via: uno spreco che ha anche un impatto ambientale
negativo. Con l'aerogeneratore questo problema non c'è. I danesi lo hanno
capito e producono il 15% dell'energia elettrica con l'eolico. Gli
imprenditori italiani continuano a dire che non si può fare.
La transizione alle fonti rinnovabili è urgente?
Il petrolio costa sempre di più perché è un bene limitato e siamo vicini al
momento in cui la domanda supererà l'offerta. Ma la transizione alle fonti
alternative è un processo lungo, dobbiamo cominciare subito.
Contemporaneamente dobbiamo puntare su una maggiore efficienza energetica
del sistema. Ad esempio, promuovere la cosiddetta cogenerazione: invece di
costruire una grande centrale termoelettrica, meglio farne alcune più
piccole e imbrigliare il calore in eccesso che producono per scaldaci le
case. Poi dobbiamo puntare alle auto ibride, alle lampadine a basso
consumo.
Questo porterà a un calo globale dei consumi?
No, ma ci permetterà di trasferire una parte dei consumi in quella parte
del
mondo dove non hanno mai acceso una lampadina.