Intervista alleconomista Nino Galloni



Intervista all’economista Nino Galloni*
Marcello Pamio
http://www.centrostudimonetari.org/articoli/INTERVISTA%20A%20NINO%20GALLONI%
5B1%5D.htm

Mirror:
http://tinyurl.com/7g2ml

D: Il 6 aprile del 2005, la Camera ha approvato una mozione per una Nuova 
Bretton Woods. Il sistema monetario deciso a Bretton Woods nel 1944 in 
pratica ha messo il dollaro come moneta principale a livello mondiale. 
Nessuno però di questa mozione ne ha parlato. Come mai? E cosa contiene?

R: La mozione ha l’obiettivo di recuperare la logica di incontro tra le 
varie realtà politiche del pianeta al fine di arrivare ad accordi di natura 
valutaria, monetaria di politica economica finalizzata allo sviluppo. 
Quindi, finanziare le grandi reti infrastrutturali, la ricerca ad altissimo 
livello e la promozione di tutte quelle realtà che oggi si trovano in una 
condizione di arretratezza, non tanto perché sia naturale che ciò avvenga, 
quanto perché le scelte di politica economica maturate dopo la 
dichiarazione di non convertibilità del dollaro da parte di Nixon nel 1971, 
quindi gli anni ’70, ’80 e ’90 hanno condannato questi paesi, questi popoli 
e queste realtà a subire una serie di svantaggi dal punto di vista delle 
relazioni economiche. 

Ad esempio si parla molto dell’azzeramento del debito nei confronti dei 
paesi in via di sviluppo, però non si parla abbastanza dei meccanismi che 
l’hanno determinato, perché se anche questo debito si azzerasse, e poi non 
si intervenisse sui meccanismi che l’avevano determinato si ricostituirebbe 
senza nessun risultato utile.

 

D) In una recente dichiarazione pubblicata dall’Agenzia Parlamentare per 
gli Studi economici e politici lei ha detto che “lira, euro e valuta 
complementare non è questo il problema” ma semmai chi emette la moneta. 
Penso si riferisse al poco famoso Signoraggio. 

Ci può spiegare cos’è questo benedetto Signoraggio?

R: Il signoraggio è la differenza tra il valore facciale di una banconota e 
quello che è costato produrla.  Il punto è che noi stiamo parlando di 
moneta che ha corso legale, cioè che noi siamo obbligati forzosamente ad 
accettare. Allora è chiaro che chi può emettere questa moneta ha un 
grandissimo potere: il potere di creare un valore, perché poi questa moneta 
deve essere accettata. La stessa cosa si può ottenere tra due persone che 
si emettano reciprocamente una promessa di pagamento di un qualche cosa se 
poi nel frattempo questa invenzione reciproca di valore trova conferma 
nell’ambito del circuito produttivo, perché con questa promessa di 
pagamento, nel caso delle banche si chiama credito, faranno seguito degli 
atti di natura economica, produttiva ecc. che generano reddito e consentono 
la restituzione della somma che stiamo parlando. La banconota, la  moneta, 
si parla di signoraggio, perché c’è una autorità che emettendola si 
appropria di quella differenza tra il valore nominale e il costo di 
produzione. Ora se questa autorità è lo stato nazionale è chiaro che non è 
la stessa cosa delle singole persone che compongono la collettività, però 
se questo stato emette questa moneta per fare degli investimenti 
produttivi, c’è una logica, se invece di essere gli stati (come sappiamo 
nel caso europeo, che hanno rinunciato alla propria sovranità sia nei 
confronti delle banche centrali che nei confronti nella banca centrale 
europea), accade che la popolazione non ha più alcun vantaggio da questa 
grande invenzione dell’umanità che è la moneta.

 

D: Quindi se ho capito bene: la banca centrale stampa la moneta spendendo 
pochissimi spiccioli tra carta e inchiostri e la vende allo stato al valore 
nominale, cioè a quel numerino stampigliato sopra, giusto. Il signoraggio 
pertanto in termini economici è un guadagno impressionante. Che viene 
incassato dalle banche centrali che sono private…

R: Sì, praticamente le banche centrali, così come la banca europea, sono 
organismi privati… 

L’idea del signoraggio precostituisce il diritto da parte dei cittadini di 
vedersi restituite queste somme. Ci sono della cause in corso in molti 
paesi, anche negli Stati Uniti, per ottenere questo rientro da parte dei 
cittadini stessi. Quella che è stata una mia battaglia storica, fin dagli 
anni ’80 da quando ero nel Ministero dell’Economia, riguardava la 
possibilità dello stato di mantenere il diritto a spendere quando si 
trattava di investimenti produttivi, di creare posti di lavoro, ecc., 
perché ciò che lo stato spendeva anche in disavanzo per quelle attività che 
ho citato, poi sarebbero rientrati, non erano soldi che andavano buttati 
all’aria. Nel momento in cui si ridusse questa possibilità, crebbero gli 
tassi di interesse, perché poi la domanda di moneta  da parte dell’economia 
c’era, e si penalizzarono le imprese meno forti, i lavoratori, le famiglie. 
Oggi siamo in una situazione pericolosissima perché le famiglie per 
mantenere il proprio livello di consumi, si sono indebitate enormemente. 
Allora se il prodotto interno lordo, ciascun anno per molti anni, cresce di 
meno dei tassi di interesse, che pure sono bassi (ma sono più alti della 
crescita del Pil) è chiaro che nella media non c’è la possibilità di 
restituire questi prestiti, e allora che cosa succederà? 

 

4) A me risulta però che la Banca centrale italiana è costituita da circa 
12 banche private, quindi il signoraggio finisce nelle mani di privati 
investitori?  Ma come viene permesso una simile cosa?

R: Queste votazioni sono state un messaggio chiarissimo da parte di questi 
due paesi, nel senso che la costituzione europea era un compromesso 
piuttosto alto e intelligente tra i bisogni della popolazione, quindi 
l’Europa dei popoli che non si è fatta, e quella dei banchieri, della 
finanza e dell’euro che si è fatta! Però questi popoli, francesi e 
olandesi, hanno detto chiaramente che a loro questo compromesso non sta 
bene. Che loro vogliono un’altra cosa. Quindi è un attacco chiaro 
all’Europa dei banchieri e della finanza. Questo però non significa che 
bisogna uscire dall’euro e abbattere l’euro, non necessariamente significa 
questo. Il problema è che anche a livello europeo proprio per andare dietro 
a quelli che sono gli interessi e i problemi della popolazione bisognerebbe 
che l’Europa potesse battere moneta per fare investimenti, costruire 
infrastrutture, creare lavoro, ecc. Questo è il punto: fare l’Europa dei 
popoli. 

Quindi se dobbiamo intervenire sulla competitività dobbiamo fare in modo 
che i vari sistemi siano più compatibili, perché è chiaro che se ci sono 
dei paesi dove il costo del lavoro è bassissimo, non si sono le 
assicurazioni sanitarie, dove non c’è rispetto dell’ambiente, ecc. è chiaro 
che creiamo un discorso di concorrenza assolutamente insostenibile.

 

D: Ho sentito parlare di un 3° Polo indipendente che teoricamente dovrebbe 
presentarsi nel 2006 alle elezioni. Può dirci qualcosina di più?

R: Innanzitutto non dobbiamo confondere il Terzo Polo con il 
trasversalismo. Il trasversalismo è per esempio quello che sta dietro la 
mozione della Nuova Bretton Woods che abbiamo detto prima, consiste nel 
fatto di prendere idee e persone che stanno da una parte e dall’altra 
rispetto al centro sinistra e centrodestra e farli convenire su qualche 
cosa che si condivide. Questo è trasversalismo.

E’ una possibilità che ha la caratteristica di essere più culturale che 
politica. Il Terzo Polo è un progetto di fare una cosa che non sia né 
centrodestra né centrosinistra, perché si ritiene che sia il centrodestra 
che il centrosinistra tutto sommato, nell’ambito delle grandi scelte di 
politica economia non si distinguono granché, e non abbiamo brillato 
granché, se vuole la mia opinione di addetto ai lavori, perché essendo 
nella Pubblica Amministrazione ad alti livelli da tanti anni, ne ho visto 
di tutti i tipi e devo dire che purtroppo si è passati dal centrosinistra 
al centrodestra, dal punto di vista delle grandi scelte economiche, senza 
quasi accorgersene, e questo è negativo secondo me.

Il Terzo Polo è il tentativo di presentarsi agli elettori con un programma 
nuovo, diverso, con un programma alternativo, tanto alternativo da 
giustificare la nascita di una nuova coalizione. Ovviamente con l’attuale 
sistema maggioritario questo è molto difficile da proporre agli elettori…

 

D: Nel mondo ci sono oltre 5000 valute complementari. Secondo lei queste 
monete alternative sono valide oppure no?

R: La valuta complementare si può intendere in molti modi, se per esempio a 
livello locale 50, 60 o 100 aziende si accordano per accettarla nei loro 
scambi, se pur parzialmente, questo può consentire di far crescere le loro 
rendite e quindi la loro forza lavoro, perché chi spende moneta locale 
compra moneta locale, mentre chi spende la moneta internazionale  compra 
prodotti internazionali. In certi tipi di comuni è chiaro che se vado a 
comprare la benzina, a fare il pieno di benzina, lo debbo fare in euro, 
però se vado a comprare un chilo di pane o un cassetta di pomodori prodotti 
localmente,  posso pagare con la moneta locale (ovviamente se viene 
accettata).

 

D: Ci sono in Francia, Germania, Giappone, le risultano anche in Italia?

R: In Italia c’è stato l’esperimento del Prof. Auriti, ma quello era più 
una valuta alternativa. La valuta complementare è un qualche cosa che si 
affianca a quella ufficiale, non è che la sostituisce completamente. Serve 
per creare nuovi posti di lavoro e correggere i danni della cosiddetta 
globalizzazione.  

 

D: Quello che è successo in Argentina?

R: In Argentina questa moneta popolare è stato l’unico rimedio vero nei 
confronti di una crisi economica istituzionale che sennò sarebbe stata 
irreversibile. Non sono state certo le ricette del Fondo Monetario 
Internazionale a tenere a galla l’’Argentina…

 

D: In qualità di economista onesto corretto e soprattutto senza peli nella 
lingua, qual è la sua ricetta per uscire da questa crisi economica? 

R: La ricetta per uscire dalla crisi in generale è non confondere i vincoli 
con gli obiettivi! Nell’economia noi abbiamo dei vincoli, cioè uno non può 
fare un’impresa senza tener conto che dovrà vendere prodotti per un valore 
superiore ai costi che deve affrontare per produrre. Esistono vincoli anche 
nei bilanci pubblici, però non sono gli obiettivi.

Gli obiettivi sono nell’ambito dello sviluppo economico, nella protezione 
dell’ambiente, della salute della popolazione, della felicità della 
popolazione soprattutto dei giovani, ecc. Allora per questi obiettivi devo 
fare tutti gli sforzi possibili, non mi devo privare della flessibilità 
della manovra di politica economica e monetaria come si è fatto in questi 
anni, in nome di un dio euro. L’euro non è dio.

Se noi mettiamo sull’altare l’euro e pensiamo che l’altare sia sacro perché 
c’è sopra l’euro, sbagliamo: confondiamo il vincolo con l’obiettivo. 
Certamente non è che nell’economia siamo liberi di fare come ci pare, 
perché abbiamo tanti vincoli, ci sono delle leggi economiche da rispettare, 
però nell’ambito di questi vincoli è possibile fare in modo molto diverso 
rispetto a quello che si è fatto in questi anni. E questo ci potrà dare dei 
risultati migliori, che magari non significa la pienissima occupazione, o 
che stiamo tutti benissimo, però significa fare molto meglio di quello che 
è successo in questi venti-trent’anni

 

D: L’ultima domanda poi la lascio. Sento sempre più spesso parlare del 
crollo del dollaro USA a causa di una economia indebitata fino all’osso. 
Ecco perché ogni 2 anni devono fare una guerra. Le risulta una situazione 
allarmante del genere oppure no?

R: Arrivo subito alla risposta altrimenti dovrei fare dei discorsi di 
natura storico-economica molto lunghi. Se Cina, India e Russia, che sono i 
principali detentori di dollari, li buttassero sul mercato (per fare la 
cosa più razionale) per prendere una valuta più forte come l’euro, 
succederebbe una crisi di tali proporzioni che saremo costretti a cercare 
di risolvere i problemi con dei criteri e logiche che adesso sembrerebbero 
impensabili. Ci troveremo di fronte alla più grande crisi finanziaria e 
valutaria nella storia dell’umanità, quindi loro non lo possono fare: se li 
debbono tenere, e in cambio di questo cercano di avere dei vantaggi dagli 
Stati Uniti e nell’ambito del sistema, facendo un tira e molla sulla 
competitività, sulla vendita dei loro prodotti, e su altre cose. 

Però è un sistema assolutamente instabile e non votato al successo, quello 
nel quale ci siamo venuti a trovare. Quindi sicuramente si dovrà arrivare o 
a nuova Bretton Woods o a un grande cambiamento di politica economica, o 
entrambi.

 

* Prof. Nino Galloni, economista tra i più affermati a livello nazionale, 
già Direttore del Ministero del Lavoro e presidente del Centro Studi 
Monetari