se la old va in soccorso della new economy



da affari e finanza

 
 
lunedi 08 Luglio 2002 
 
  Da un convegno del Sant’Anna di Pisa emerge che la scarsa integrazione
fra strutture consolidate e innovative allarga il ritardo concorrenziale
del made in Italy: alcune idee per correre ai ripari

Se la old economy va in soccorso della new

ANNAMARIA D'URSO

Annamaria d’urso
Nuove tecnologie e industrie tradizionali, rapporti tra new e old economy
in termini di sviluppo e occupazione. E poi l’importanza dell’Università
nello sviluppo e la necessità di un’interazione tra essa e imprese per
favorire il trasferimento della ricerca avanzata in ambito industriale.
Ecco gli argomenti affrontati alla conferenza sull’Innovazione e
Regolazione dei mercati organizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa e dalla sua associazione di exallievi, con la partecipazione di
esponenti del mondo imprenditoriale, accademico e istituzionale. Sono temi
cruciali per l’Italia, dove la vecchia economia ha un ruolo determinante e
l’applicazione delle tecnologie ai settori tradizionali è questione aperta.
«Adottare nuove tecnologie dice Riccardo Varaldo, direttore del Sant’Anna
non significa abbandonare i principi e le regole che governano i sistemi
economici tradizionali. La fortuna della network economy dipende
dall’interconnessione con la old economy, che deve incorporare le nuove
tecnologie e mettere in atto le innovazioni istituzionali, organizzative e
culturali senza rinunciare ai propri caratteri fondamentali». 
La realtà italiana è costellata da un infinità di piccole imprese dove il
grado di diffusione dell’It è ancora basso sia in termini di spesa che di
utilizzo di strumenti come pc, Internet, Intranet. Il made in Italy
tessile, abbigliamento, pellame risente di questo gap. «Internet e i siti
web sono adottati dal 30% di queste aziende, e l’ecommerce viene utilizzato
solo dall’1,5% delle industrie conciarie e dal 2% di quelle tessili», dice
Varaldo. «Mancano risorse per l’acquisto di mezzi tecnologici, ma il
problema fondamentale è il deficit di competenze specifiche all’interno
delle strutture in grado di fornire knowhow e innovazione». L’Università
gioca un ruolo fondamentale perché è il primo motore dell’innovazione sia
per la creazione di capitale umano sia per l’attività di ricerca
scientifica che si svolge negli atenei e che può trovare reale applicazione
nel mondo industriale. La Scuola Sant’Anna è una delle prime in ambito
accademico che ha sperimentato attraverso il progetto Link il trasferimento
verso il territorio di una cultura dell’innovazione alle imprese, creando
quattro parchi tecnologici (Pisa, Benevento, Brindisi e Terni) che hanno
lavorato a stretto contatto con le aziende, incoraggiando allo stesso
tempo, la nascita di spinoff company. Il progetto ha determinato la nascita
di una metodologia innovativa che può essere adottata da tutte le piccole e
medie imprese italiane. «Il metodo Link definisce come procedere nel
rapporto tra Università e Pim: bisogna analizzare i bisogni delle imprese
sul territorio per poi studiare le soluzioni tecnologiche più adatte». 
Innovazione e formazione sono determinanti. «Occorre investire di più in
capitale umano ha detto Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa
Bci creando nuovi imprenditori, formando in modo continuo e pervasivo il
personale a tutti i livelli, sostenendo la ricerca. Bisogna prendere
esempio da realtà della old economy che grazie all’innovazione hanno
trovato nuovi sbocchi di mercato, come Olivetti o le Poste Italiane (era la
prima uscita pubblica dopo il trasferimento dalle Poste alla banca, ndr).
Qui abbiamo investito più di 4mila miliardi di lire in innovazione
organizzativa e di prodotti, per aprire nuovi canali nel banking e nei
servizi per l’ecommerce, e per portare l’azienda in rete. Abbiamo impiegato
più di 2 milioni di giornate per la formazione del personale». Ha aggiunto
Maurizio Sella, presidente Abi: «La sfida per le banche è di integrare i
canali di contatto con i clienti. Accanto agli sportelli tradizionali sono
nati call center, Internet banking, Atm. Bisogna ora introdurre nuove
soluzioni, come Bankpass web, un metodo sicuro per gli acquisti e i
pagamenti online, e Bankpass mobile grazie al quale i privati potranno
utilizzare il telefono cellulare per trasferire denaro».