sigarette un affare di stato



dal nuovo.it
Martedi, 02 Luglio 2002    07:04   
  
   
 
Sigarette, un affare di Stato

 
 di Andrea Mascaretti 
 

Il fumo è la principale causa di mortalità in Italia 
A fronte di sanzioni inasprite, i risultati sono scarsi
Intanto, lo Stato ha un comportamento ambiguo
E dalle sigarette guadagna 8 miliardi di € all'anno
Certamente sono tanti gli italiani che amano le “bionde”, ma sono
tantissimi anche quelli che proprio non le sopportano e, forse, hanno i
loro buoni motivi. I 15 milioni i fumatori passivi in Italia, quelli che
respirano il fumo di “seconda mano”, costituiscono il 26,5% della
popolazione: oltre 4 milioni di loro sono bambini .Che diritto hanno gli
adulti di avvelenare lentamente ma inesorabilmente i loro figli ?

Le attenuanti: poca chiarezza in materia, molta mistificazione e tanti
modelli di stile di vita negativi costruiti a suon di miliardi dalle grandi
aziende del tabacco.Le statistiche ci dicono, inoltre, che i bambini che
crescono in una famiglia di fumatori tenderanno a divenire fumatori loro
stessi. 

Se la salute costituisce un bene primario, facile da ledere, è altrettanto
vero che il tabagismo è la principale causa di mortalità tra i cittadini.
Un fumatore su quattro muore prematuramente di cancro ai polmoni, di
malattie alle coronarie o di affezioni polmonari croniche: 3 milioni i
morti nel mondo ogni anno, 246 al giorno in Italia (l’equivalente di un
aereo di linea che si schianta con passeggeri ed equipaggio, ma non fanno
altrettanto notizia).

Cosa dice al riguardo la legge?  L'ordinamento giuridico italiano contiene
varie norme dirette a tutelare la salute, come sancito all'art. 32 della
Costituzione.Il Regio decreto 24 dicembre 1934, n. 2316, punisce "chi vende
o somministra tabacco a persona minore degli anni 16” con la sanzione
amministrativa fino a L. 40.000 e vieta “ai minori degli anni 16 di fumare
in luogo pubblico sotto pena della sanzione amministrativa di L. 4.000”. 

Eppure i giovanissimi imparano a fumare proprio a scuola dove, peraltro, il
fumo è vietato dalla legge n. 584 dell’11 novembre 1975, ma le sanzioni non
vengono applicate da chi dovrebbe.La legge 584, appunto, rappresenta di
fatto un assoluto divieto di fumare negli ospedali, nelle scuole di ogni
ordine e grado, sui mezzi di trasporto pubblico, nelle metropolitane, nelle
sale d'attesa di stazioni ferroviarie porti e aeroporti, nei compartimenti
ferroviari per non fumatori, in ogni ambiente aperto al pubblico ove si
eroga un servizio dell'amministrazione o per suo conto, nei cinema, nei
teatri, nelle sale da ballo, nei musei, nelle biblioteche, nelle
pinacoteche e nelle gallerie d'arte pubbliche o aperte al pubblico.

Dal 1° gennaio, le multe per chi trasgredisce il divieto di fumare nei
locali dove è vietato farlo, sono aumentate. La Legge Finanziaria 2002, ha
portato infatti la sanzione amministrativa a una somma che varia da un
minimo di 25 Euro a un massimo di 250 Euro, e ha disposto che tale importo
venga raddoppiato qualora la violazione sia commessa in presenza di una
donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di bambini fino a
dodici anni.

Inasprite anche le sanzioni nei confronti di chi non appone gli appositi
cartelli "vietato fumare" oppure non fa rispettare il divieto (da un minimo
di 200 Euro a un massimo di 2.000 Euro). 

Infine l’art.46 della Legge n.428 del 29 dicembre 1990 prevede che sui
pacchetti di sigarette sia riportata la scritta “nuoce gravemente alla
salute”, mentre la pubblicità delle sigarette in Italia è vietata dal 1962. 

A fronte di tante leggi, i risultati sono ancora scarsi. Forse, senza
tornare ai metodi del XV secolo quando “…i seguaci di Colombo che accesero
il loro primo sigaro in Spagna furono incarcerati e torturati dalle
autorità che attribuivano all’odore di quel fumo effetti devastanti e
demoniaci” (da Il Sigaro di Andrea G. Molinari), basterebbe combattere la
diffusa tolleranza nei confronti delle violazioni, ed evitare il
comportamento ambiguo dello Stato italiano che, forte di un prelievo
complessivo del 74,5% sul costo delle sigarette, incamera ogni anno dalla
loro vendita circa 8 miliardi di Euro. Perché alla fine, ad andare in fumo,
è la nostra salute.