Vorrei semplicemente comunicare l'uso che si puà fare con la Canap sativa:per bonificare il terreno inquinato , per produrre carta , tessuti per indumenti , materiale da usare nell'edilizia, corda e affini, alimenti ,olio e semi,prodotti industriali,come oli per vernici,lubrificanti,saponi shampoo,cosmetici e potrei continuare . C'è una grande richiesta perche e' un'agricoltura ecosostenibile,
non necessita di pesticidi, rigenera il terreno , mitiga la temperatura dei luoghi dove cresce ,e si sviluppa in sei mesi.
E' prevista una richiesta nel mondo del doppio del prodotto attuale cioe' da 50 milioni di tonnellete a 130 milioni fino al 2050 e daremo cosi' una mano alla nostra terra per combattere l'inquinamento
----Messaggio originale----
Da: Pep C. <paranoia.virtus at gmail.com>
Data: 14-feb-2016 19.37
A: <economia at peacelink.it>, <ecologia at peacelink.it>, <dirittiglobali at peacelink.it>
Ogg: [Ecologia] Cannabis legale, i nonni all’avanguardia - l'Espresso
Non è la prima volta che invito chi mi legge ad ascoltare il notiziario
antiproibizionista di Roberto Spagnoli su “Radio Radicale”.
Perché lo faccio? Perché tratta argomenti ignorati altrove, e i
giornalisti che se ne occupano lavorano senza alcun pregiudizio
ideologico, senza alcun preconcetto o condizionamento dettato da
religioni o committenti. La libertà con cui Roberto Spagnoli
affronta da anni il tema della legalizzazione delle droghe è
immediatamente comprensibile a chiunque lo ascolti per un motivo
molto semplice: Spagnoli cita fonti autorevolissime, spesso
istituzionali. Questo cosa significa? Significa che una parte del
Paese, quella che commissiona studi e prova a fare divulgazione, si
pone realmente dei problemi e cerca davvero di trovare le soluzioni
migliori, ad esempio sulla coltivazione della cannabis e sul suo uso
terapeutico.
Un esempio su tutti. Secondo una ricerca
commissionata dalla Coldiretti, 2 italiani su 3 sono d’accordo
alla coltivazione per uso terapeutico della cannabis. Si potrebbero
destinare - ne parla Spagnoli su “Radio Radicale” - immediatamente
1000 ettari ricavabili da serre in disuso alla coltivazione
di cannabis; un’opportunità che potrebbe generare un giro di
affari da un miliardo e mezzo di euro e produrre 10 mila posti di
lavoro. Ovviamente questo per iniziare, perché poi si
potrebbero trovare altri terreni e l’Italia potrebbe non
rispondere solo alla domanda interna, ma esportare
cannabis per uso terapeutico. Coldiretti ricorda che negli
anni ’40 l’Italia era il secondo produttore mondiale di cannabis
sativa che veniva utilizzata soprattutto per uso tessile,
edile e per la produzione della carta. Perché allora oggi c’è tanta
difficoltà a comprendere che un mercato non solo non è
eticamente sbagliato, ma porta anche crescita economica? Cosa
ci è successo? Perché siamo meno aperti alla crescita e al
cambiamento di quanto non lo fossero i nostri nonni e i loro
genitori?
Il Ministro Lorenzin, senza consultare le associazioni dei
malati, ha fatto una cosa di una gravità inaudita: ha
firmato un decreto che limita l’uso di farmaci cannabinoidi.
Segno questo che le patologie di cui la cannabis terapeutica allevia
i sintomi le sono totalmente sconosciute. Roberto Spagnoli ironizza
sul fatto che Lorenzin pronunci “cannàbis” con l’accento sulla
seconda “a”, io potrei aggiungere che dopo il mio “Antitaliano” di
due settimane fa sulla difficoltà di interrompere una gravidanza,
questo settimanale ha ricevuto una lettera da parte del Ministero
della Salute indirizzata al direttore de “l’Espresso” Dr. Giorgio
Mulè (il direttore di “Panorama”, ndr.). Tutto
questo potrebbe, ma non fa ridere: non conoscere la cannabis
e pretendere di poter legiferare, non conoscere la
stampa e pretendere di dare risposte negando l’evidenza, danno la
cifra di quanto, credenti o non, tocchi a noi cittadini
trovare le strade per avere informazioni corrette. Perché
l’esito dello studio commissionato da Coldiretti non ha fatto
discutere il Governo? Si tratta di cannabis per
uso terapeutico e non ricreativo; si tratta di posti
di lavoro, niente di eticamente contrario ad alcuna
religione conosciuta, eppure siamo sempre lì, fermi al terrore
che la politica ha di perdere consenso, di inimicarsi
quella parte di elettorato che permette alla propria
spiritualità di plasmare anche la direzione del Paese, che dovrebbe
essere laica. Proverò a spiegare perché opporre questioni
morali o religiose alla legalizzazione di tutte le droghe
in Italia oltre a essere anacronistico, oltre a essere frutto
di disinformazione, è anche drammaticamente
irresponsabile e pericoloso.
A NAPOLI SI SPARA quotidianamente: azioni dimostrative che a
volte fanno vittime altre servono a terrorizzare. A Napoli si
spara per il dominio sulle piazze di spaccio. Questo è l’unico
motivo: da Ponticelli a Fuorigrotta, dal Centro Storico ai paesi
limitrofi. Dal traffico di stupefacenti le organizzazioni
criminali ricavano la parte maggiore dei loro guadagni, che poi
investono in attività che sono concorrenti sleali di aziende
legali che non possono contare su liquidità paragonabili, ma che
devono fare i conti con le regole del mercato. Legalizzare
le droghe, tutte e subito, è l’unico modo per
togliere alle organizzazioni criminali il principale canale di
guadagno. Da un colpo del genere, e ben assestato, non si
riprenderebbero mai più. Questo governo deve avere il coraggio di
proporre una legge ragionata, deve avere il coraggio di avviare un
dibattito serio e costruttivo su questo tema che è di vitale
importanza. Il Sud è alla deriva e a Napoli di questioni morali
si muore, e non metaforicamente.