[Disarmo] Working Paper: da Trieste proposta di case studies sui porti da denuclearizzare



WILPF Italia, in collaborazione con Disarmisti Esigenti, rappresentati da Giovanna PAGANI, Antonella NAPPI, Alfonso NAVARRA e Adriano CICCIONI, hanno spedito alla presidente Gomez (Costarica) della Conferenza di negoziato delle Nazioni Unite, su uno strumente legale vincolante per la proibizione delle armi nucleari e la loro totale eliminazione - seconda sessione 15 giugno / 7 luglio 2017 - il seguenta documento di lavoro.
Un contributo da Trieste affinché la Convenzione per la messa al bando delle armi nucleari, consideri l’avvio di case studies nei porti, intorno al rischio di presenza di armi nucleari a bordo delle navi da guerra e dei sommergibili in transito.

IL NUCLEARE MILITARE NEL GOLFO DI TRIESTE

Il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che gran parte dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite hanno predisposto su pressione dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) di cui ci sentiamo parte, può modificare i rapporti di forza fra stati nucleari e non, grazie all’introduzione di una sostanziale trasparenza a vantaggio della società civile e dell’intera Umanità.

Ne siamo particolarmente felici e coinvolti, in quanto cittadini di un territorio che il Trattato di Pace del 1947 ha definito demilitarizzato e neutrale.

Attualmente l’Italia e la Slovenia condividono con la Croazia il Golfo di Trieste, fanno parte dell’Alleanza atlantica e si sono espresse contro questo Trattato - a differenza di Olanda e Parlamento europeo - in quanto coinvolte nei programmi nucleari dell’Alleanza.

Il Golfo di Trieste ospita, in contrasto col Trattato di Pace, due porti nucleari militari di transito, Trieste in Italia e Koper-Capodistria in Slovenia. La presenza stessa dei due centri urbani, rende impossibile una seria prevenzione degli incidenti rispetto alla propulsione nucleare delle navi, alla presenza a bordo di armi di distruzione di massa e alla possibilità di diventare bersaglio nucleare.

Inoltre, il segreto “per motivi di sicurezza” imposto sulle notizie necessarie a una puntuale informazione, impedisce di valutare il rischio in rapporto ai pericoli esistenti, costringe le istituzioni a omettere parti importanti d’informazione e, di conseguenza, nasconde la pericolosità delle situazioni alla popolazione. 

Proponiamo, alla Conferenza per un Trattato che metta al bando le armi nucleari, l’avvio di case studies sul rischio descritto e sulla mancanza di trasparenza, da affidare alla Scuola di prevenzione nucleare dell’Agenzia Atomica di Vienna (IAEA) che ha sede a Trieste, presso l’International Center for Theoretical Phisics di Miramare.

Case studies interessanti per i dodici porti nucleari militari italiani (Trieste, Venezia, Brindisi, Taranto, Augusta, Castellammare di Stabia, Napoli, Gaeta, Livorno, La Spezia, La Maddalena e Cagliari) e le basi nucleari terrestri di Aviano e Ghedi.

E sollecitiamo una ripresa dei colloqui per la denuclearizzazione del Mediterraneo, ispirata al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, che coinvolga il nostro Golfo in quanto giuridicamente vincolato, dal Trattato di Pace, alla demilitarizzazione e alla neutralità.

Alessandro Capuzzo, Democracy in Europe Movement 2025 Trieste

Aurelio Juri, ex Sindaco di Koper-Capodistria ed europarlamentare

Trieste / Koper-Capodistria, 20 giugno 2017