Cluster bombs: l'Italia vuole indebolire il Trattato internazionale



da unimondo.org
07 - 12 - 2007

L'Italia è tra i paesi che tentano di indebolire il nuovo Trattato internazionale per la messa al bando delle "cluster bombs", le micidiali bombe a grappolo. Lo riporta Cluster Munition Coalition (CMC) a conclusione della Conferenza di Vienna (5-7 dicembre), terza tappa del "Processo di Oslo" che intende raggiungere per il 2008 un nuovo Trattato di messa al bando delle munizioni cluster. Nonostante l'ampio consenso riguardo all’inclusione di un importante numero di argomenti - tra cui l’assistenza alle vittime, la bonifica, la distruzione degli stock, la cooperazione e l’assistenza internazionale - diversi Paesi detentori di "cluster bombs" tra cui l'Italia, hanno infatti presentato varie eccezioni sulle tipologie di armi e sul processo di transizione.

La conferenza di Vienna, a metà delle tappe previste per il Processo di Oslo, ha registrato più di 140 rappresentanti della società civile provenienti da 50 Paesi i quali hanno partecipato alla conferenza durata 3 giorni per discutere la bozza del futuro Trattato, trovando un generale consenso sulla necessità di standardizzare e monitorare sia l’assistenza alle vittime, alle loro famiglie e alle loro comunità, sia gli obblighi legati alla bonifica delle aree contaminate e della distruzione degli stock entro una determinata scadenza.“Numerosi Paesi stanno supportando il processo di messa al bando delle munizioni cluster e si sono registrati molti progressi susulle implicazioni umanitarie, siamo molto fiduciosi che un Trattato internazionale molto forte sarà firmato nel 2008. Da questo punto in poi non si potrà tornare indietro” dice Thomas Nash, coordinatore della Cluster Munitions Coalition (CMC). “I Paesi stanno decisamente convergendo intorno alla definizione degli obblighi per la bonifica, la distruzione degli stock, l’assistenza alle vittime e della cooperazione internazionale, adesso è necessario che facciano lo stesso sulla proibizione e su quanto connesso ad essa” - aggiunge Steve Goose co-Presidente di CMC.

Ma rimangono diverse questioni aperte. Il contenzioso maggiore della discussione della conferenza ha riguardato la proibizione e la definizione di munizioni cluster. La Fondazione Militare Norvegese per la Ricerca (FFI) l’organizzazione Norvegian People’s Aid ed alcuni esperti di ordigni esplosivi inglesi hanno presentato gli inconfutabili risultati di una ricerca basata sull’analisi delle prove raccolte sul campo in Libano, le quali dimostrano che le sub-munizioni cluster dotate di meccanismo di autodistruzione in un campo di applicazione reale sono inaffidabili e mal funzionanti. Mentre i produttori e i detentori di questa tipologia di arma affermano un tasso di fallimento del 1-2% le prove provenienti dal Libano e illustrate durante la conferenza hanno dimostrato che è superiore al 10%.

Malgrado queste nuove prove alcuni Paesi continuano a richiedere un’eccezione per armi con queste caratteristiche di meccanismi di auto distruzione o con un tasso di supposto fallimento dell’1%. Altri richiedono un periodo di transizione nel quale rendere possibile utilizzare le armi bandite dal Trattato. Molti dei Paesi che hanno fatto questo tipo di proposta sono Paesi detentori di cluster alcune delle quali dotate di meccanismo di autodistruzione. I Paesi che tentano di indebolire il nuovo Trattato in questa direzione includono Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Giappone, Olanda, Slovacchia, Svizzera e Gran Bretagna.

"L’Italia – dichiara Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna Italiana per la messa al bando delle mine – si trova nella posizione di dover difendere posizioni più rigide di quelle a cui potrebbe aspirare e forse alle quali non è totalmente interessata ma, rispetto alla partecipazione del nostro Paese alla Conferenza di Lima, non si può non registrare anche un positivo livello di apertura e collaborazione alla discussione di molti dei punti importanti della bozza di testo del Trattato. Nell’intervento di apertura l’Ambasciatore Carlo Trezza ha richiamato sia la volontà politica del nostro Paese nel concorrere alla riuscita di questo Processo, sia l’interesse dimostrato su questo tema dalla società civile". "Ma – continua Schiavello – siamo ancora lontani dalla posizione che vorremmo assumesse il nostro Paese ma ad alcune cose ci si arriva per gradi. La parola, ora, ripassa alla mobilitazione della società civile".

Va ricordato che l’Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nei propri arsenali munizioni cluster, definizione che comprende sia le bombe d’aereo che munizioni più piccole d’artiglieria. Il disegno di legge (c. 1824 Leoni) per l’estensione alle munizioni cluster del divieto già vigente per le mine antipersona, armi di cui hanno gli stessi effetti sulla popolazione civile, sta subendo rallentamenti in quanto la Commissione Difesa della Camera ha vincolato il proprio parere positivo al "reperimento dei fondi necessari per la distruzione degli stock esistenti e, in linea con le posizioni espresse dal governo, ha indicato che sarà necessario, in caso della distruzione delle scorte, sostituire queste munizioni con altri sistemi d’arma che assolvano le stesse funzioni". [GB]