Mine antiuomo



2 articoli: gli assenti denunciati nel primo articolo, si presentano con il secondo.
Una riflessione:

Eurosatory 2004: il salone degli armamenti leggeri. Fra tutti i sistemi che equipaggiano il "soldato futuro" troviamo la munizione Spider della Textron System/ATK, una alternativa all'impiego delle mine. Ma allora cosa vuol dire fare passi avanti oltre le mine e perchè si parla di operazioni di sminamento a scopo umanitario? Curioso che a leggere negli articoli seguenti alla seconda domanda si abbia a che fare con una serie di aziende che si prodigano in questo settore decisamente proficuo, così capace di unire affari ed etica. Dal kit per lo sminamento con controllo a distanza dei veicoli da combattimento alla denotazione controllata o sminamento sicuro, che sia con tele-rilevamento, con rulli o altro, questi sistemi si presentano al seguito di operazioni della NATO a supporto della pace. Non dimentichiamoci che esistono programmi per la bonifica delle mine navali: lì addirittura si parla di cacciatori di mine "usa e getta". Poco tranquillo è il corollario di tutte queste dichiarazioni: svilupppiamo AUV (Autononompus Underwater Vehicle) da imbarcare sui cacciamine, usiamo i robot da combattimento e continuiamo l'impegno con la ricerca e lo sviluppo nel settore delle armi definite non letali. Di lavoro ce n'è per tutti i gusti.


Mine antiuomo, passi in avanti
Al summit di Nairobi 167 Paesi per la distruzione degli arsenali
Usa assenti Alla conferenza internazionale sottoscritto un «piano di lavoro» su disarmo e assistenza alle vittime. L'adesione dell'Etiopia
IRENE STAGI*
NAIROBI
Il 3 dicembre di sette anni fa la comunità internazionale si dava appuntamento ad Ottawa per firmare la Convenzione che sanciva la proibizione delle mine antipersona. Ieri, a Nairobi, 167 stati (144 membri della Convenzione, 23 non aderenti) hanno concluso una settimana di trattative in occasione del primo incontro di revisione del trattato di Ottawa. Obiettivo: la verifica del lavoro svolto finora, con gli innegabili successi conseguiti. Ma soprattutto il rilancio dell'impegno per il futuro, tramite l'adozione di un piano di azione per i prossimi cinque anni (2005-2009), che in 70 punti fissa paletti chiari per finire il lavoro della Convenzione. Sia sul fronte del disarmo - la progressiva distruzione degli arsenali (circa 200 milioni di mine sono ancora stoccate nel mondo), che sul versante umanitario - la rimozione delle mine, l'assistenza e riabilitazione delle vittime. La scelta di organizzare a Nairobi la prima Conferenza di Revisione non ha valore meramente simbolico. L'Africa è il continente più colpito, ma anche quello che ha dimostrato consapevolezza sulla necessità di applicare le norme della Convenzione, con 49 stati membri su 144. Il summit ha aperto i lavori con l'annuncio dell'adesione al trattato da parte dell'Etiopia, reduce da una lunga ed efferata guerra di mine con l'Eritrea. E in chiusura, il governo transitorio della Somalia, al suo debutto internazionale, ha dichiarato di voler sottoscrivere la Convenzione.

La novità più interessante, a fronte di una trattativa priva di mordente, è stata la folta partecipazione di governi che ancora non aderiscono alla convenzione. In una settimana, oltre a prendere la parola, hanno subìto la pressione dei rappresentanti della società civile riuniti nella pletorica delegazione della Icbl (350 persone, da 83 paesi). Assente la delegazione statunitense (con Bush in visita ad Ottawa proprio in coincidenza con il summit). Significative le aperture della Cina, che ha ammesso di «condividere gli obiettivi e lo spirito della Convenzione».

«Ormai, non c'è paese non aderente che non abbia abbracciato l'obiettivo della eliminazione delle mine terrestri», ha dichiarato Stephen Goose di Human Rights Watch, «esiste in effetti un bando globale sul commercio di questi ordigni, e lo stigma è così potente che i governi sono riluttanti a utilizzarle». Russia, Birmania, Nepal e Georgia sono le drammatiche eccezioni.

Ogni tentazione di compiacimento, tuttavia, sarebbe fuori luogo. Lo hanno sottolineato numerose delegazioni. E lo hanno ripetuto le quaranta vittime presenti a Nairobi. Non ha fatto sconti neppure la Croce Rossa Internazionale (Icrc), riferendosi in particolare alla situazione delle vittime. «La crisi delle mine è tutt'altro che risolta» secondo Peter Herby. «I primi cinque anni di funzionamento del trattato non hanno fatto rilevare un tangibile miglioramento nella vita delle persone che continuano, ogni giorno, a saltare sul questi ordigni. Di questo passo, sarà impossibile per gli stati membri rispettare i termini fissati per la loro rimozione. E dato che i fondi per l'assistenza alle vittime sono in netto declino, la situazione dei sopravvissuti è destinata a peggiorare». La sfida investe direttamente l'Italia, uno dei produttori che ha maggiormente contribuito a seminare mine nel mondo (solo in Iran, 3,2 milioni di ettari sono contaminati. La maggior parte sono in Kurdistan e - non bisogna dimenticarlo - le mine sono quelle che le triangolazioni italiane hanno fornito a Saddam Hussein). «Contribuire alla rimozione di quegli ordigni è un atto di responsabilità - dice Simona Beltrami della Campagna Italiana anti-mine - a partire dalla prossima Finanziaria».

*Lettera22

Il Sottosegretario di Stato Bloomfield delinea la posizione degli Stati Uniti sulle mine terrestri, 29 novembre 2004

(Editoriale del Sottosegretario di stato per gli Affari politico-militari)
Eliminare la minaccia di tutte le mine terrestri
di Lincoln Bloomfield

Mentre vari paesi si riuniscono a Nairobi per la Prima conferenza di revisione della “Convenzione sul divieto di usare, conservare, produrre e trasferire le mine antiuomo e sulla loro distruzione" – nota come Convenzione di Ottawa – è tempo di guardare al passato e al futuro del difficile compito di eliminare la minaccia rappresentata dalle mine terrestri, che continuano a essere molto pericolose anche dopo mesi o anni dalla fine di un conflitto.

Milioni di mine terrestri antiuomo e anticarro di tipo permanente non dichiarate rimangono silenti, ma pronte ad esplodere in circa 60 paesi del mondo, tenendo i contadini lontani dai loro campi, gli abitanti dei villaggi dalle loro case e i bambini dalle scuole e dagli spazi per giocare. Gli Stati Uniti sono preoccupati per questo grave problema umanitario, e condividono la causa di coloro che cercano di proteggere civili innocenti dall'uso indiscriminato di mine terrestri.

Con uno stanziamento di quasi un miliardo di dollari, gli Stati Uniti sono i maggiori contributori alle iniziative umanitarie in questo campo, e lavorano a questo importante obiettivo sin dal 1988. Da allora molto è stato fatto per ridurre la minaccia delle mine terrestri, e siamo consapevoli che iniziative ben coordinate e mirate possono ridurre notevolmente il numero di vittime. Dettagli sulle iniziative USA riguardanti le mine si possono trovare sul sito web <http://www.state.gov/t/pm/wra>http://www.state.gov/t/pm/wra.

In occasione della prima conferenza per la revisione della Convenzione di Ottawa, gli Stati Uniti desiderano salutare tutti i paesi che hanno adottato misure volte a liberare il mondo dalla minaccia delle mine terrestri. Gli Stati Uniti, avendo deciso di non sottoscrivere la Convenzione di Ottawa per fondate ragioni di sicurezza, non parteciperanno alla conferenza. Nonostante questo, sosteniamo l'impegno dei paesi riuniti a Nairobi ed esprimiamo il nostro apprezzamento al Governo del Kenia per aver generosamente ospitato questo evento.

Anche se durante la conferenza si registreranno progressi, la Convenzione di Ottawa non è una soluzione definitiva. Se, come crediamo, l'obiettivo comune è quello di risolvere completamente il problema delle mine terrestri, avremo bisogno di metodi e iniziative che vadano oltre la Convenzione di Ottawa, affrontando il problema di tutte le mine terrestri permanenti, di ogni forma e dimensione. Mentre a Nairobi prosegue l’iniziativa contro le mine antiuomo, noi esortiamo tutti i paesi, inclusi quelli non aderenti alla convenzione, a intraprendere iniziative concrete e mirate per ridurre i danni provocati da tutte le mine abbandonate sul campo dopo un conflitto, incluse le mine anticarro.

A questo fine, gli Stati Uniti lo scorso febbraio hanno annunciato una nuova politica sulle mine terrestri focalizzata sulla caratteristica che rende la maggior parte delle mine così

pericolose per i civili: la loro natura permanente. Il Presidente ha preso l’impegno che dopo il 2010 gli Stati Uniti non saranno più in possesso di un qualsiasi tipo di mina terrestre che non si distrugga o disattivi automaticamente – cosa che di solito avviene in poche ore e in ogni caso in non più di novanta giorni. La politica degli USA in questo modo comprende un'intera categoria di mine terrestri letali – quelle anticarro – che non sono comprese nella Convenzione di Ottawa. Abbiamo proposto ad altri paesi di aderire alla Conferenza USA sul Disarmo bandendo la vendita o l'esportazione di tutte le mine permanenti.

Gli stati, inoltre, possono agire subito e unirsi agli sforzi che si stanno compiendo nell'ambito della Convenzione su Determinate Armi Convenzionali per mettere in rilievo gli aspetti più pericolosi delle mine anticarro.

La politica degli Stati Uniti è oggi quella di eliminare dalle proprie scorte tutte le mine non localizzabili. Queste mine costituiscono un enorme rischio per gli sminatori dato che non possono essere individuate con l'uso dei normali metal detector. La Convenzione di Ottawa non contiene clausole a riguardo. Vogliamo incoraggiare tutti i paesi a unirsi a noi per affrontare la questione legata alla localizzazione delle mine terrestri e a impegnarsi solennemente a rimuovere queste mine dal proprio arsenale.

Infine, e soprattutto, ci siamo impegnati di incrementare del 50% i finanziamenti per la quota che il Dipartimento di Stato degli USA dedica al U.S. Humanitarian Mine Action (Iniziativa umanitaria statunitense contro le mine). Il Congresso ha espresso il proprio appoggio alla richiesta del Presidente. A oggi il totale del budget dell’anno fiscale 2005 per il programma americano per l’Iniziativa Umanitaria Antimine è di circa 100 milioni di dollari. Esortiamo fortemente altri paesi a incrementare in modo simile il loro budget per le loro iniziative umanitarie antimine.

Gli Stati Uniti apprezzano lo spirito e l'impegno di coloro che sono riuniti a Nairobi. Condividiamo con gli aderenti alla Convenzione di Ottawa un'importante causa comune: affrontare la crisi umanitaria causata dalle mine terrestri letali abbandonate sul terreno e aiutare le vittime e le società a cui appartengono a superare le conseguenze dei conflitti. Siamo convinti che sia possibile fare molto di più per proteggere i civili in tutto il mondo non solo dalle mine permanenti antiuomo, ma anche da quelle anticarro e dalle mine non localizzabili. Gli Stati Uniti sperano di utilizzare come base per un ulteriore sviluppo delle iniziative antimine, i contributi passati sia propri che di altri paesi, e di lavorare con tutte le nazioni per il raggiungimento dell’obiettivo comune, quello di un mondo in cui le mine non siano più una minaccia per la popolazione civile.

(Mr. Bloomfield è il Rappresentante Speciale del Presidente e del Segretario di Stato per le iniziative antimine e Sottosegretario di Stato per gli Affari politico-militari).