E alla Maddalena ora indaga la Regione( il manifesto del 2\12\2004




E alla Maddalena ora indaga la Regione
La giunta Soru annuncia una commissione internazionale
sull'inquinamento della base Usa
GIUSEPPE FARRIS
LA MADDALENA (Sassari)

I francesi lo sanno già che nelle acque dell'arcipelago della
Maddalena il tasso di radioattività è superiore ai minimi di
sicurezza. Una commissione di scienziati, istituita dal governo, ha
analizzato l'acqua poche settimane dopo che un sommergibile nucleare
Usa, di stanza nella base sarda, si era schiantato, qualche mese fa,
contro uno scoglio nelle Bocche di Bonifacio. Da parte italiana,
invece, solo le analisi dell'Azienda sanitaria locale di Olbia, che
dice di monitorare regolarmente il mare e di non aver mai trovato
niente di preoccupante. Ha ragione la Asl o hanno ragione i fisici e i
biologi francesi? Il ministro Altero Matteoli, messo alle strette
dalla commissione Ambiente della Camera, ha promesso che esami seri li
farà lui, esattamente come ha già fatto il suo collega parigino. Ma
non ha detto né come né quando. Un impegno generico che, passato ormai
più di un mese, non ha avuto sinora alcun riscontro di fatto. Insomma,
tra Asl e ministro c'è poco da stare tranquilli. E' per questo che la
giunta regionale della Sardegna ha deciso di farsele da sola, le
analisi. L'intenzione di affidare ad un team di scienziati di livello
internazionale il compito di campionare le acque dell'arcipelago e di
valutare il grado d'inquinamento radioattivo è stata resa pubblica dal
presidente della giunta, Renato Soru, durante la sua visita alla
Maddalena, a fine ottobre. Ora viene ufficialmente confermata.

Al momento dell'apertura della base, nel 1971, l'accordo tra il
governo, allora presieduto da Giovanni Spadolini, e la Regione
Sardegna conteneva due clausole che ora Soru e la sua giunta chiedono
che siano applicate. La prima prevedeva che la base sarebbe stata
smantellata nel caso fosse venuta a mancare la motivazione strategica
che ne aveva determinato la nascita: in quegli anni, il confronto
mondiale con l'Unione sovietica. La seconda, che la Regione i
controlli sulla sicurezza degli impianti militari li potesse fare di
propria iniziativa, in accordo con il ministero della Difesa. Sul
primo punto, Soru e la sua maggioranza sono stati chiari: la Sardegna
è un soldato stanco, ha già dato moltissimo e ora chiede il cambio.
Nessuna regione italiana ha servitù miliari così estese come quelle
che esistono nell'isola. Gli americani dalla Maddalena se ne devono
andare.

Sul secondo punto, dopo anni di silenzio e d'immobilismo, la Regione
vuole muoversi per proprio conto. Se ci sono rischi per la salute di
chi vive alla Maddalena, bisogna che lo si sappia subito. Senza
contare il fatto che l'arcipelago è un parco naturalistico e che in
estate i turisti arrivano a decine di migliaia. Non è pensabile che si
continuino a correre rischi d'inquinamento nucleare o, peggio,
d'incidenti di proporzioni catastrofiche legati alla presenza dei
sottomarini Usa.

Sul fronte dei porti nucleari, però, la Maddalena non è, in Sardegna,
l'unica emergenza. C'è anche il caso di Capo Sant'Elia, massiccio
roccioso sulla costa a ovest di Cagliari dove la Marina italiana ha un
enorme deposito di carburante: 533 mila metri quadrati, ricavati nelle
gallerie scavate sotto il promontorio. Del deposito si servono anche
navi statunitensi e di altri paesi della Nato in transito nel
Mediterraneo. La vicinanza di Capo Sant'Elia a Cagliari pone problemi
di sicurezza, resi ancora più seri dal fatto che nella rada di fronte
alla città la Us Navy ha un punto di attracco per i suoi sommergibili.
La prefettura ha reso noto un piano d'emergenza destinato a scattare
in caso d'incidente. Ma su quali siano le effettive misure di
sicurezza, c'è il buio più totale.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/02-Dicembre-2004/art30.html


ciao,
    snail
-- 
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