(Fwd) L'ipoteca della NATO sull'Europa



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Questa scheda informativa e' frutto dell'incontro promosso dalla rivista 
"Mosaico di pace", svoltosi il 21/6/2003 nei pressi di Firenze
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SCHEDA: L'ipoteca della NATO sull'Europa
di Angelo Baracca

La sola esistenza della NATO, come alleanza cui aderiscono i paesi europei, 
implica un'ipoteca pesantissima, che vanificherebbe la migliore Costituzione 
europea che si potesse concepire, per gli aspetti della difesa, ma anche 
della democrazia effettiva e della libertà.
Si tenga conto, infatti, che il funzionamento della NATO si basa su almeno tre 
livelli:
a - Un primo livello è costituito dal trattato istitutivo dell'alleanza: 
questo livello mi sembra il più "innocuo", in quanto i termini del trattato 
sono noti ed espliciti, approvati dai parlamenti nazionali. Il problema di 
fondo è però che l'alleanza da un lato va ben al di là del trattato 
istitutivo, e dall'altro è via via divenuta qualcosa di ben diverso da come 
era stata fondata.
b - Un secondo livello, infatti, è costituito da una serie di accordi rimasti 
rigorosamente segreti, mai sottoposti a nessuna verifica parlamentare, che 
regolano aspetti cruciali: tra questi tipicamente le basi militari. È 
evidente che tali accordi hanno per i governi nazionali una cogenza più forte 
delle rispettive norme costituzionali e possono violarle impunemente. Questo 
è risultato evidente nei conflitti dell'ultimo decennio, in particolare 
nell'aggressione del 1999 alla ex-Jugoslavia (si pensi alla fine che hanno 
fatto le denunce alla magistratura per violazione della Costituzione 
Italiana). Ma anche nella recente aggressione all'Iraq, pur non essendo 
coinvolta la NATO in quanto tale, è stata denunciata la violazione della 
Costituzione per la cessione del permesso di sorvolo dello spazio aereo, 
nonché per l'uso delle basi americane in territorio italiano.
C - Ma vi è un terzo fattore, forse il più grave. Nel corso dell'ultimo 
decennio lo spirito e le finalità stesse dell'alleanza si sono profondamente 
trasformati con decisioni di vertice e senza nessuna verifica democratica da 
parte dei parlamenti nazionali e dei cittadini. Il principale di questi 
cambiamenti è stato il "Nuovo Concetto Strategico" definito nel Vertice della 
NATO di Washington del 1999: esso ha trasformato radicalmente l'alleanza da 
difensiva in offensiva, uno strumento per affermare gli interessi dei paesi 
membri (ma soprattutto degli USA) in qualsiasi parte del mondo essi si vedano 
minacciati. Questo carattere aggressivo dell'alleanza pone quindi la guerra 
come strumento per risolvere (ma anche per creare) i conflitti, in drammatica 
violazione dello spirito e della lettera della nostra carta costituzionale.
Ma l'alleanza, dopo il vertice di Washington, ha continuato a trasformarsi. 
Molti commentatori hanno osservato che l'allargamento ai nuovi paesi europei 
(molti dei quali contemporaneamente vengono inclusi nell'UE) fa parte di una 
manovra ampiamente promossa da Washington per fare dell'alleanza uno 
strumento più facilmente asservibile ai propri disegni imperiali: questa 
analisi ha ricevuto una conferma esplicita immediata in occasione 
dell'aggressione all'Iraq. Nel Vertice di Praga di quest'anno, poi, la NATO 
ha sostanzialmente sposato la strategia dell'«attacco preventivo», enunciata 
lo scorso anno ed immediatamente messa in pratica da Washington. Anche questo 
ribaltamento di strategia (dalla «difesa» all'«attacco militare», per di più 
«preventivo») - una vera "mutazione genetica" - passa senza venire sottoposto 
alla verifica di nessun parlamento nazionale, né da parte dei cittadini!
È evidente che il ragionamento fin qui svolto vale tale e quale anche nei 
confronti dell'UE quale entità politica, e della sua Costituzione. Anche se 
venisse accettata integralmente la proposta avanzata da vari movimenti di 
inserire nella Costituzione Europea un articolo simile all'art. 11 della 
Costituzione Italiana, esso sarebbe vanificato concretamente dal solo fatto 
che l'UE, o i singoli paesi che la compongono, aderiscono alla NATO nelle 
forme sopra delineate.
Ma il condizionamento dell'UE che si dovrebbe costruire va secondo me al di là 
del problema specifico della guerra. Infatti, lo stesso concetto di 
proiezione dei propri interessi in aree lontane del mondo (praticamente su 
tutto il pianeta) contraddice e nega l'idea di cooperazione internazionale, 
di una nuova unità politica che sia portatrice di un nuovo principio di 
politica internazionale, che vada ben al di là dei propri interessi ed operi 
per un mondo di pace, giusto, multietnico e multiculturale, in cui le 
differenze siano valorizzate come risorse, per la reale soluzione dei 
problemi che angustiano e minacciano l'umanità.
Da ultimo, vorrei sottolineare come il supino allineamento dell'Europa agli 
interessi degli USA sia molto miope: questi ultimi hanno già dimostrato 
ampiamente di volere fare un uso molto spregiudicato della NATO, come di 
qualsiasi organismo o normativa sovranazionali. La NATO può essere uno 
strumento (e come tale deve essere completamente asservito), ma qualora sorga 
un problema sul quale non si raggiunga il consenso, o qualora si intravedano 
soluzioni più idonee, Washington ricorrerà ad "alleanze variabili" (of the 
willing), anche a costo di contraddire spudoratamente la sua appartenenza ad 
altre alleanze o ad altri organismi.

Nota: si può vedere anche l'articolo di Piero Mestri, "Ascesa e caduta della 
NATO", sul n. 100 (giugno 2003) di Guerre&Pace.


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francesco iannuzzelli    francesco at peacelink.org
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