Dossier del governo britannico sull'Iraq



E' stato pubblicato oggi, in concomitanza con la discussione alla 
Camera dei Comuni, il dossier del governo britannico sull'Iraq, 
atteso da tempo come la prova che dovrebbe giustificare un'azione 
militare contro il regime di Saddam.

Il testo del dossier puo' essere scaricato, in formato pdf, da 
parecchi siti (quello ufficiale e' http://www.ukonline.gov.uk).
Si tratta di 55 pagine che ripercorrono la storia degli ultimi 15 
anni cercando di dimostrare come Saddam stia sviluppando armi di 
distruzione di massa.

I punti affrontati nel dossier sono i seguenti:

- L'Iraq avrebbe continuato la produzione di armi chimiche e 
batteriologiche, attrezzandosi in modo da nasconderle dalle eventuali 
ispezioni.

- L'Iraq avrebbe provato a riprendere il programma di sviluppo di 
armi atomiche, cercando di acquistare materiale all'estero e 
richiamando specialisti nel settore. Lo stesso rapporto afferma pero' 
che, se permane l'attuale embargo, l'Iraq non potra' mai sviluppare 
questo genere di armi. Se l'embargo viene tolto, l'Iraq potrebbe 
produrre un'arma atomica nel giro di 5 anni. In caso riesca ad 
acquisire illegalmente parte del materiale necessario, questo tempo 
potrebbe ridursi ad un paio di anni.

- L'Iraq avrebbe esteso la gittata dei suoi missili Al-Samoud a 200 
Km (il limite imposto dall'ONU e' di 150 km); inoltre sarebbe (forse) 
ancora in possesso di 20 missili Al-Hussein (del tipo Scud) con 
gittata di 650 Km. Infine avrebbe cercato di procurarsi materiali per 
la produzioni di missili balistici (gittata oltre i 1000 km), che 
pero' non potrebbe produrre prima del 2007.

- Da quando sono state sospese le ispezioni dell'ONU (1998), non e' 
possibile sapere cosa sta succedendo. E' noto che alcune fabbriche 
sono state ricostruite, ma e' impossibile determinare se siano ad uso 
civile o militare.

- Il regime irakeno ha' gia dimostrato in passato di non esitare ad 
usare armi chimiche in conflitti locali

- Il regime iracheno viola sistematicamente i diritti umani, come 
viene dimostrato da alcune testimonianze di oppositori al regime 
(fonti Amnesty International e Human Rights Watch)


Come e' stato fatto notare da molti, non solo esponenti 
dell'opposizione interna laburista ma anche consiglieri militari ed 
esperti di armamenti, il dossier non dice niente di nuovo.
Si tratta di fatti noti da tempo, piu' che altro provenienti dalle 
relazioni degli ispettori delle Nazioni Unite.
Il punto riguardante le armi nucleari appare abbastanza 
inconsistente, mentre delle armi chimiche si sapeva gia' da tempo.
Gli stessi ispettori dell'ONU hanno fatto notare come l'apparato 
produttivo militare di Saddam Hussein sia stato praticamente 
smantellato dopo la guerra nel golfo e con il rigidissimo embargo in 
corso e' praticamente impossibile che venga ricostruito.
Per quanto riguarda i missili balistici, infine, si tratta di ipotesi 
non confermate da fatti ed in ogni caso non potrebbero rappresentare 
una minaccia imminente.

Nonostante nell'introduzione lo stesso Blair sottolinei 
l'approfondito lavoro di intelligence richiesto per la creazione di 
questo documento, di intelligence ce n'e' ben poca; sembra piu' che 
altro un lavoro di relazioni pubbliche e forse proprio in 
quest'ottica va interpretato.
Piu' che la prova definitiva per scatenare la guerra, questo 
documento mette l'accento sulla necessita' improrogabile della 
ripresa delle ispezioni, preparando cosi' il terreno alla guerra nel 
caso che Saddam le rifiutasse o si ripetesse un incidente diplomatico 
simile a quello del 1998.

La giornata parlamentare si e' chiusa con una votazione "tecnica"; 
Blair ha da tempo 
annunciato che il governo non intende permettere al Parlamento una 
votazione sulla guerra, 
e questo e' di per se' significativo di come e' ridotta la 
"democrazia" britannica, dove una 
decisione di importanza estrema come una guerra non puo' essere presa 
in Parlamento.
Di conseguenza i parlamentari si sono dovuti accontentare di una 
votazione simbolica contro la chiusura dai lavori odierni, che ha 
riscosso l'adesione di piu' di cinquanta deputati laburisti.

La risposta dei cittadini e' attesa per sabato prossimo, 28 
settembre, a Londra per la manifestazione nazionale contro la guerra.

ciao
francesco


francesco iannuzzelli   francesco at href.org
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(Fabrizio de Andre')