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IN MORTE DI ALI, KURDO DI VENT'ANNI




UIKI - Onlus
Ufficio d'informazione del Kurdistan in Italia

Roma, 6 Aprile 2001

LA NEGAZIONE DEL DIRITTO D'ASILO FA UN'ALTRA VITTIMA 
UN GIOVANE KURDO SI TOGLIE LA VITA 
LA TRAGEDIA DEL POPOLO KURDO CONTINUA 

Ai 6 kurdi morti in un camion l'estate scorsa e abbandonati sul ciglio della 
strada si aggiunge il suicidio di questo giovane di venti anni, trovato 
impiccato nel centro di accoglienza della Caritas di Gorizia.

Dopo i 1500 kurdi sbarcati in Francia, l'esodo continua più di prima, il nostro 
popolo scappa da un paese che viola i suoi diritti, da una terra dove non puo' 
vivere in pace e, pieno di speranza per la pace e la vita approda in un paese 
dove invece ha trovato la morte già molte volte.

Noi, che viviamo sulla nostra pelle la tragedia del nostro popolo, della nostra 
gente, sappiamo cosa è passato per la mente del nostro connazionale, ha 
preferito togliersi la vita con le proprie mani pur di non tornare nelle mani di 
chi l' ha costretto a scappare.

Facciamo appello alle istituzioni, ai partiti politici, agli organismi di 
solidarietà e alla stampa affinchè il diritto d'asilo e la concessione dell'asilo 
politico al nostro popolo non venga sottovalutato e messo da parte.

Via Quintino Sella 41, 00187 Roma      
Tel. 0642013576 Fax. 0642013799

E-mail: uiki.onlus@tin.it internet: www.kurdistan.it

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UN'ALTRA VITTIMA DELLA REAL POLITIK

La politica attuale del governo italiano nei confronti dei profughi Kurdi, 
basata sui respingimenti alle frontiere, dal nord-est fino alla Puglia, ha fatto 
un'altra vittima. Un cittadino kurdo esule nel nostro paese, fuggito, 
ricordiamolo, dalla repressione di un regime, che pratica i mezzi più feroci 
per negare a tutto un popolo il diritto all'identità e alla stessa esistenza in 
quanto tale, si è suicidato nella sede della Caritas di Gorizia, dopo che gli 
era stato negato il diritto d'asilo. Da diverso tempo l'atteggiamento del 
governo italiano verso i profughi kurdi è cambiato: circa la metà delle 
richieste d'asilo vengono respinte, e molti di coloro che riescono ad ottenerlo 
vivono in situazioni sempre più precarie. La politica del governo italiano di 
collaborazione col regime turco per impedire l'afflusso dei profughi è la 
causa principale di questa situazione sempre più disperante. L'Alto 
commissariato dell'ONU per i Rifugiati dovrebbe ormai intervenire per porre 
termine a questa politica di negazione dei diritti dei popoli. Se il governo 
italiano ha stracciato l'articolo della Costituzione, che obbliga il governo 
all'accoglienza di coloro che fuggono dal proprio paese per persecuzioni 
politiche, religiose nonchè dalla guerra, che almeno l'ONU non abdichi ai 
suoi doveri in nome di questa aberrante real politik.

Associazione AZAD

L'Avamposto degli Incompatibili

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UN GIOVANE KURDO E' MORTO. 
NON NEL SUO PAESE, MA IN ITALIA: A GORIZIA. 
SUICIDA, SUBITO DOPO AVER RICEVUTO IL FOGLIO DI ESPULSIONE.

Dino Frisullo - Associazione Azad - 8.4.01

Alcune informazioni, anzitutto.

Il kurdo suicida a vent'anni (nato nell'81) si chiamava Ali Bolukbas. 
Non era kurdo di Turchia, cone erroneamente scritto dall'Ansa e dal Piccolo, 
ma kurdo-irakeno (l'ho saputo direttamente dagli inquirenti). 
Non si sa per ora la sua provenienza, ma l'intero gruppo parlava il dialetto 
kirmanji, quindi si presume che venisse dalla provincia di confine di Zakho.
Si è impiccato a una catenella del cesso nel centro di accoglienza Caritas di 
Gorizia fra le 19.30 e le 20.30 di giovedì scorso, mentre erano in corso le 
operazioni di foosegnalamento dell'intero gruppo (37 kurdo-turchi fermati 
presso il confine alle 6 del mattino, e 13 kurdo-irakeni trovati 
successivamente a Gorizia).
Probabilmente era disperato perchè si ritrovava in tasca solo quel foglio di 
espulsione, senza una lira per continuare il viaggio e senza prospettive. 
Forse sapeva, a differenza della maggioranza dei profughi (ai quali viene 
fatto credere che il foglio di espulsione sia un "lasciapassare" verso 
l'estero), che quell'espulsione era una condanna alla clandestinità in Europa o
al rinvio in Italia. Oppure gli avevano fatto credere di arrivare in Germania... 
Oggi si terrà  l'autopsia, che dovrebbe mettere fine all'incredibile ipotesi, 
diffusa dagli inquirenti insieme all'ipotesi del suicidio, secondo cui potrebbe 
averlo ucciso un altro kurdo-irakeno di nome Yusuf Haci (vedi, qui sotto, 
l'articolo di oggi de Il Piccolo). Questa versione si basa soltanto sul fatto che 
Yusuf è stato poi trovato alle 22.30 mentre cercava di partire per Milano con 
in tasca il foglio di espulsione intestato ad Ali: ma potrebbe averglielo dato lo 
stesso Ali prima di darsi la morte, oppure potrebbe aver trovato Ali suicida e
avergli preso il foglio... Non si uccide per "rubare" un'identità simile alla tua, 
e se ci fosse stata una lotta qualcuno avrebbe sentito. L'ipotesi si basa 
anche sul silenzio di Yusuf, che però sarà probabilmente dovuto al terrore.

E' vergognoso che a quasi 48 ore dall'accaduto nessuno abbia preso 
posizione su una tragedia così terribile, tranne il sottoscritto per 
l'associazione Azad. Questa è la parte delle mie dichiarazioni diffusa 
dall'Ansa ieri alle 19.38:

"Dino Frisullo, a nome dell'associazione Azad, ha chiesto che l'Alto 
Commissario per i profughi delle Nazioni unite intervenga su una situazione 
che vede centinaia di profughi kurdi respinti o espulsi ogni giorno alle 
frontiere di Otranto, Bari, Brindisi, Ancona, Trieste e Venezia. Secondo 
Frisullo, i pochi che riescono ad entrare per far valere il loro diritto di asilo 
sono marginalizzati in condizioni di vera disperazione. Questa morte - ha 
detto - deve almeno ottenere che la questione kurda, questione di asilo ma 
anche di impegno internazionale per la pace, non sia rimossa dalla 
coscienza della politica italiana".

Nel merito:

a Gorizia, come mi è stato confermato dalla locale Questura, i profughi, 
considerati tout-court "clandestini", vengono respinti sommariamente in 
Slovenia se sorpresi presso il confine, o muniti di foglio di espulsione e 
rilasciati se trovati all'interno. I "respinti" oltre confine rischiano di essere 
arrestati dalla polizia slovena e internati nel centro di detenziond di Lubiana, 
un autentico lager immondo contro il quale recentemente tutta la sinistra 
slovena ha protestato in piazza. Gli "espulsi" sono semplicemente 
abbandonati al loro destino. Si afferma che nessuno di loro vuol chiedere 
asilo in Italia: è mai possibile che nessuno lo faccia, su masse di profughi di 
cento persone in media al giorno?! Evidentemente non li si informa affatto di 
questa possibilità, e del respingimento che li attende una volta che 
proseguano clandestinamente verso altri paesi europei. 
In altri termini: A GORIZIA (ma non solo: anche nei porti, come Bari e 
Brindisi, quando arrivano i traghetti di linea) SI VIOLA 
SISTEMATICAMENTE LA LEGISLAZIONE SULL'ASILO. 
E' questa la realtà sulla quale è maturato il suicidio di Ali. Fra l'altro risulta 
che quei fogli di espulsione la questura di Gorizia sia assai restia a revocarli, 
una volta che un profugo sia respinto in Italia dalla Germania, dall'Austria o 
dalla Svizzera e chieda successivamente asilo in Italia. 
Dunque quel foglio è davvero UNA CONDANNA: e forse Ali lo sapeva, o lo 
intuiva...

L'assemblea di questa sera alle 21 a Bologna presso Contropiani (via 
Ranzani 4), convocata dalla delegazione italiana di ritorno dal Newroz in 
Turchia in vista del seminario di domani - sempre a Bologna - su "Che fare 
in Kurdistan", diventerà di fatto un momento di forte protesta per la morte 
assurda di un giovane sulla strada della speranza.

Dino Frisullo - Associazione Azad

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Da "Il Piccolo" di Trieste - 7.4.01

Tragica scoperta in un bagno del centro d'accoglienza per immigrati illegali 
della Caritas: Alì Bolukbas, 20 anni, era appeso alla catenella dello 
sciacquone Gorizia, giallo su un curdo trovato impiccato. 
Al vaglio sia l'ipotesi di suicidio sia quella d'omicidio. Fermato un iracheno: 
in tasca aveva un documento del morto 

GORIZIA - La catenella avvolta attorno al collo. E il suo corpo, esanime, 
chiuso nell'angusto bagno al piano terra. Morto a un soffio dalla nuova vita 
che dalla Turchia lo aveva portato in Italia. Morto senza un perché. Sono le 
uniche, scarne certezze in un dramma carico di interrogativi. Perché quanto 
accaduto giovedì sera nel centro d'accoglienza allestito a Gorizia dalla 
Caritas è un'inquietante amalgama di disperazione e povertà, con il 
drammatico sospetto di omicidio. Un giovane clandestino turco di etnia 
curda, Alì Bolukbas, 20 anni compiuti a gennaio, impiccato nel bagno. Un 
coetaneo iracheno, Yusuf Haci, sottoposto a fermo giudiziario con l'accusa 
di omicidio. Lo hanno bloccato in stazione mentre cercava un treno per 
Milano: in tasca aveva il decreto di espulsione e il verbale di perquisizione 
dell'immigrato morto. Ha ucciso Alì Bolukbas per impossessarsi della sua
identità? Oppure un susseguirsi di equivoci, disattenzioni e disguidi ha 
tramutato un suicidio in giallo? La magistratura ha 48 ore dall'emissione del 
provvedimento restrittivo per richiedere o meno la convalida: una corsa 
contro il tempo cercando un interprete capace di dialogare con Haci. 
Sempre che l'iracheno non tanto si esprima in un particolare dialetto 
marungi, ma stia attuando un'autodistruttiva linea difensiva basata sul 
mutismo. Con il risultato che a ieri sera il sostituto procuratore Massimo De 
Bortoli non era stato posto in grado di interrogare il clandestino. Un groviglio 
di indizi e sospetti, dunque. Un mistero che ha inizio alle 6, in stazione, 
quando 37 clandestini curdi - tra i quali Alì Bolukbas - vengono fermati dalle 
Volanti. Alle 7.40, invece, è una pattuglia della polfrontiera a intercettare, in 
corso Verdi, 13 iracheni (10 uomini e tre donne). Tra loro c'è Yusuf Haci. 
Entrambi i gruppi vengono accolti al Centro Caritas da dove, a piccoli 
gruppi, vengono portati alla caserma Massarelli per l'iter del 
fotosegnalamento. Ultima tappa nuovamente al Centro dove attendono 
l'«appello» e la consegna del decreto di espulsione. I clandestini non hanno 
fretta: attendono quel documento firmato dal questore che, di fatto, per 15 
giorni diventa il loro «lasciapassare» verso il resto d'Europa. Più sono i 
clandestini, maggiore è l'attesa. Nel frattempo, grazie ai volontari Caritas, 
possono rifocillarsi, lavarsi, riposare. Il nodo del mistero è tra le 19.30 e le 
20.30 quando, secondo un primo esame esterno del medico legale, avviene 
la morte di Alì. A questo punto finiscono le certezze e si sdoppiano le ipotesi 
investigative della squadra mobile. Volendo avvalorare la tesi del suicidio, la 
ricostruzione vede un ragazzo di soli 20 anni in fuga dalla povertà sopraffatto 
dallo sconforto. Ha compreso che ha attraversato il confine Schengen, ma il 
suo viaggio verso la Germania è ben lontano dalla conclusione. Non ha più 
denaro (al momento della perquisizione gli è stato trovato solo il 
passaporto), realizza che gli affetti sono lontanissimi e il futuro diverso dalle 
promesse. Si apparta nel bagno, chiude dall'interno la porta, si cinge attorno 
al collo la catenella e si lascia cadere. Nella stanza accanto, ignari del 
dramma che sta maturando, i volontari stanno partecipando a un incontro 
formativo. Sarà un ragazzino di 16 anni a notare, poco dopo le 22.30, 
l'assenza di Alì e scoprire il corpo, scavalcando un'intercapedine. Nello 
stesso momento si nota la sparizione dell'iracheno che, dopo un'affannosa 
ricerca, alle 23 viene bloccato in stazione. Yusuf Haci ha assunto l'identità di 
Alì Bolukbas prima o dopo la morte del curdo? E quella morte è stata una 
drammatica scelta o un omicidio? 

 Roberta Missio 

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