[Diritti] Attacchi in Libano, più di un milione di sfollati: "Israele viola il diritto umanitario"



Lo sfollamento di civili in Libano potrebbe essere un crimine di guerra
Gli attacchi israeliani in Libano hanno costretto più di un milione di persone ad abbandonare le loro case. Si tratta di quasi un quinto dell’intera popolazione di un paese che già ospita il più alto numero di rifugiati pro capite al mondo.

Negli ultimi due anni, Human rights watch (Hrw) ha monitorato la strategia attuata da Israele nei territori palestinesi occupati, che hanno costretto gli abitanti d'interi campi profughi e quartieri ad abbandonare le loro abitazioni a causa della minaccia dei bombardamenti.

Secondo alcune organizzazioni, la stessa tecnica è stata usata in Libano: gli ordini di evacuazione israeliani riguardano ampie zone del paese e i quartieri meridionali di Beirut, abitati prevalentemente dalla popolazione sciita. Si tratta di circa il 15 per cento del territorio del paese.

Gli sfollati si sono rifugiati da amici e parenti o in centri di accoglienza gestiti dal governo, oppure hanno allestito accampamenti di fortuna per strada e sul lungomare di Beirut. 

Il diritto umanitario stabilisce che i civili non possono essere costretti ad abbandonare le loro case a meno che la sicurezza della popolazione non sia a rischio. Ma l'evacuazione deve essere temporanea e le persone devono potere tornare una volta terminate le ostilità. 

Nella Striscia di Gaza l'esercito israeliano ha sfollato con la forza quasi tutti i due milioni di abitanti attraverso degli avvisi di evacuazione e i successivi bombardamenti, spingendole in parti di territorio sempre più ristrette.

All'inizio del 2025, nella Cisgiordania occupata, l'esercito israeliano ha costretto 32mila palestinesi a rifugiarsi in tre campi profughi. Si è trattato del più grande sfollamento nell'area dal 1967. A queste persone è tuttora impedito di rientrare nelle loro case.

Nel sud della Siria, dove Israele occupa una parte del territorio, Human rights watch ha riscontrato che le forze israeliane hanno perpetrato una serie di abusi contro la popolazione, tra cui sfollamenti forzati, sequestri e demolizioni di case.

Sia a Gaza sia in Cisgiordania Israele non è riuscito a dimostrare di avere provato ad attuare misure alternative allo sfollamento forzato per raggiungere i suoi obiettivi militari e contemporaneamente garantire la sicurezza dei civili. 

Hrw ha denunciato questa pratica usata nei territori palestinesi che ha causato lo sfollamento prolungato di civili palestinesi, che secondo l’organizzazione si configura come un crimine di guerra e contro l'umanità. 

In Libano al momento sembra che stia succedendo un fenomeno simile: anche alcuni esperti delle Nazioni Unite hanno lanciato lo stesso allarme di Hrw.

Alla luce della dichiarazione del ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich, che minacciava di trasformare i quartieri meridionali di Beirut in "un'altra Khan Younis" (una città della Striscia di Gaza) e delle dichiarazioni del ministro della difesa israeliano Israel Katz del 16 marzo, secondo cui i civili sfollati nel Libano meridionale "non torneranno a casa finché il nord di Israele non sarà al sicuro", la corte internazionale di giustizia ha dichiarato di essere preoccupata che gli ordini di sfollamento emessi dall'esercito israeliano, insieme alle incursioni di terra e alla distruzione d'infrastrutture civili, come il ponte di Litani e gli edifici residenziali, possano rappresentare una politica deliberata attuata con la finalità di colpire le popolazioni civili e di rendergli la vita insostenibile.

In parte il fatto che i crimini compiuti dall'esercito israeliano nella Striscia di Gaza siano rimasti impuniti rappresenta un precedente pericoloso che spinge le autorità israeliane a usare le stesse tecniche illegali anche altrove, senza temere conseguenze o ritorsioni da parte delle altre potenze.

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