CIE di Gradisca. Nuova rivolta



CIE di Gradisca. Nuova rivolta

Lunedì 13 settembre. Intorno alle 18 partono le telefonate da dentro il
CIE: è scoppiata un'ennesima rivolta.
Tutto comincia con uno sciopero della fame. Nulla che i gestori del lager
non sapessero: erano giorni che i reclusi protestavano perché, dopo le
sommosse e le fughe dell’estate, era scattata la punizione collettiva.
Chiusi in cella senza poter uscire all’aria, se non per un’ora al giorno.
La risposta è immediata e durissima. Una ventina di poliziotti in assetto
antisommossa entra nella sezione intimando di smettere lo sciopero. Il
tutto condito con un po’ di manganellate distribuite nella camerata
ribelle.
È la scintilla per la rivolta: materassi e lenzuola vanno a fuoco. Gli
immigrati telefonano agli antirazzisti della regione per avere sostegno e
far sapere quello che accade.
In sottofondo alle chiamate le urla dei detenuti, ancora rinchiusi nella
camerata. Il fumo riempie la stanza: gli immigrati non riescono a
respirare, ma nemmeno questo basta. Le porte restano serrate. Nessuna
pietà per chi non china il capo.
Parte rapido il tam tam antirazzista: le radio di movimento mandano in
diretta la voce dei ribelli intrappolati, vengono contattati i giornalisti
e i compagni più vicini.
Un consigliere regionale di Rifondazione chiama il questore per informarlo
che ormai quello che sta succedendo al CIE è trapelato all’esterno.
La Prefettura di Gorizia – secondo quanto riferisce l’Ansa – diffonde
prontamente una diversa versione dei fatti. L’incendio all’interno del CIE
sarebbe stato appiccato per coprire il tentativo di fuga di una ventina di
altri reclusi, sventato dall’intervento delle forze dell’ordine.
Un paio di attivisti vanno davanti al CIE. Purtroppo, come sempre, da
fuori non si vede e sente nulla. Nemmeno il fumo, perché gli incendi nel
frattempo erano stati spenti. All'interno delle celle l'aria resta
irrespirabile e la situazione è molto tesa.
Forse – ma la notizia non è confermata - in tarda serata un numero
imprecisato di reclusi viene portato in ospedale per un principio di
soffocamento.
A breve nuovi aggiornamenti.

(da una corrispondenza di un compagno triestino)