Una nuova legge elettorale ma che sia buona



Movimento per la società di giustizia e per la speranza
Cari amici,
                il Movimento ha studiato questo intervento sulla nuova legge elettorale che si sta preparando; per il quale chiede il vostro aiuto.

Un saluto fraterno da Arrigo Colombo

 

Movimento per la Società di Giustizia e  per la Speranza

Lecce

 

Al  Ministro per i rapporti col Parlamento Vannino Chiti

al Presidente Romano Prodi e al suo Governo

al Ministro per l’attuazione del programma Giulio Santagata

 

Una nuova legge elettorale, ma che sia buona

 

La riforma della legge elettorale, così come si prospetta secondo le notizie di stampa, non sembra essere accettabile in diversi punti.

 

Il punto meno accettabile è l’elezione diretta del premier. Anche Berlusconi la voleva, ed è tutto dire. Stravolge il modello democratico che s’incentra nel Parlamento, l’organo che rappresenta la nazione; da cui il premier è eletto e cui è responsabile.

L’elezione diretta lo sottrae di fatto al Parlamento in quanto non dal Parlamento deriva il suo potere ma un’elezione popolare. Gli conferisce perciò un potere suo originario che prescinde dal Parlamento e diventa così insindacabile. Un eccesso di potere, come si vede – e si è visto particolarmente in questi anni – nel regime presidenziale americano, dove il presidente diventa la figura centrale che, specie se ha la maggioranza parlamentare, si fa il suo governo a piacere, e a piacere decide la linea politica e la sua attuazione.

 

Il premio di maggioranza è un fatto anomalo; che può essere tollerato solo come temporaneo, in situazione d’instabilità. Che poi sia concesso a livello nazionale per ambedue le Camere, è abbastanza ovvio. Stante la particolare situazione italiana e il ruolo che vi hanno i partiti minori, è praticamente impensabile che sia concesso solo alle liste maggiori, come vorrebbe il progetto D’Alimonte; o sia concesso alle liste anziché alle coalizioni, che risulterebbero meno coese.

Perciò anche il modello tedesco, con sbarramento al 5%, non sembra praticabile in Italia.

 

Il divieto di candidarsi in più collegi è una elementare misura di correttezza e di rispetto dell’elettorato.

 

Il proporzionale è il metodo che meglio risponde al principio di sovranità popolare, il più democratico; con la possibilità d’indicare il candidato prescelto, quindi con una preferenza. Corretto col premio di maggioranza può contrastare sufficientemente l’instabilità. In tal caso il maggioritario perde la sua funzione.

 

Una forte azione unificatrice dev’essere promossa tra i partiti per superarne la frammentazione; un’azione tendente a superare l’individualismo per il superiore bene dell’intero paese. Non sembra invece opportuna una trattativa con l’opposizione, di cui è nota la faziosità e la scarsa onestà.

 

Lecce, novembre 2006

                                                                    Per il Movimento, il Responsabile

                                                                            Prof. Arrigo Colombo

 

Arrigo Colombo, Centro interdipartimentale di ricerca sull’utopia, Università di Lecce

Via Monte S.Michele 49, 73100 Lecce, tel/fax 0832-314160

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