Amnesty: le esportazioni di armi dell'UE minacciano la sicurezza globale



COMUNICATO STAMPA

RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL: LE ESPORTAZIONI DI ARMI DELL'UNIONE 
EUROPEA MINACCIANO LA SICUREZZA GLOBALE

I controlli sulle esportazioni di armi dall'Unione europea allargata 
risultano pericolosamente inefficaci: per Amnesty International occorrono 
regole nuove e rigorose per proteggere i diritti umani e salvaguardare la 
sicurezza.

Le armi, gli equipaggiamenti e le forniture di sicurezza da parte
dell'Unione europea stanno contribuendo al verificarsi di gravi
violazioni  dei diritti umani e il rischio di ulteriori abusi e'
enorme. I principali  esportatori di armi all'interno dell'Unione
europea - Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Svezia -
raggiungono da soli un terzo del commercio mondiale. Con l'ingresso
dei nuovi dieci Stati membri, all'interno dell'Unione europea si
trovano ora 440 aziende produttrici di armi leggere in 23 paesi, quasi
quante operano negli Stati Uniti d'America.

In un rapporto reso noto oggi, 'La minaccia alla sicurezza globale: le 
esportazioni di armi dell'Unione europea', Amnesty International mette in 
luce le gravi carenze presenti nei meccanismi di controllo, con 
particolare riferimento al Codice di condotta sulle esportazioni di armi 
del 1998.

Il rapporto chiede un rafforzamento e un allargamento del Codice, onde 
impedire l'irresponsabile esportazione di armi in surplus, componenti ed 
equipaggiamenti di sicurezza usati per la repressione, la produzione di 
materiali affidata su licenza a paesi terzi, l'intermediazione e il 
trasporto di armi.

'All'Unione europea allargata si presenta oggi una nuova occasione per
diventare un sostenitore piu' coerente ed efficace di un cambio
positivo  di direzione. Ma, prima di guardare all'esterno, occorre
mettere ordine in  casa propria' - sostiene Amnesty International.

Il rapporto di Amnesty identifica una serie di importanti carenze, 
omissioni e scappatoie negli attuali controlli sulle esportazioni di armi 
dell'Unione europea, tra cui:

- Italia: il coinvolgimento della Fiat Iveco nella produzione di veicoli 
usati come camere mobili di esecuzione in Cina;
- Gran Bretagna: nonostante l'embargo europeo sulle armi destinate alla 
Cina, l'esportazione verso questo paese di componenti dei motori di aerei 
militari;
- Olanda: il mancato controllo dell'ampio 'commercio in transito', che 
consente ad esempio l'esportazione di veicoli corazzati verso Israele, 
nonostante questi siano usati contro la popolazione civile;
- Polonia e Repubblica Ceca: il trasferimento di armi in surplus verso 
paesi, tra cui lo Yemen, che notoriamente le inoltrano alla effettiva 
destinazione finale;
- Spagna: l'annuncio della fornitura alla Colombia di equipaggiamento e 
addestramento militare, nonche' di sistemi di sorveglianza satellitare, 
nonostante le responsabilita' del governo colombiano nella sempre piu' 
disastrosa situazione dei diritti umani;
- Germania: la fornitura al Turkmenistan di materiali per la sorveglianza, 
nonostante sia noto che le autorita' di questo paese se ne servono a scopo 
di repressione politica;
- Francia: il trasferimento in Nepal di elicotteri e componenti vari, 
prodotti sotto licenza in India, materiali utilizzati dall'esercito 
nepalese per colpire e uccidere i civili.

L'Unione europea si e' impegnata, quest'anno, a riesaminare completamente 
il Codice di condotta sulle esportazioni di armi. Il processo di revisione 
si conclude oggi con una riunione del Coarm, il Comitato sul controllo 
delle armi.

Amnesty International teme che la revisione non sara' sufficientemente 
ampia per correggere le lacune che oggi sono causa di abusi dei diritti 
umani. L'organizzazione chiede all'Unione europea di promuovere l'adozione 
di un trattato mondiale, legalmente vincolante, sul commercio delle armi 
per rafforzare un rinnovato e piu' efficace Codice di condotta europeo.

FINE DEL COMUNICATO 
Roma, 14 maggio 2004 

Il rapporto 'La minaccia alla sicurezza globale: le esportazioni di armi 
dell'Unione europea' e' disponibile presso il sito di Amnesty 
International www.amnesty-eu.org e l'Ufficio stampa di Amnesty 
International Italia.