SIRIA/LIBANO: Le autorità devono indagare urgentemente sui casi di morte in carcere



Gent.mi tutti,

vi trasmettiamo il comunicato stampa della Sezione Italiana di
Amnesty International:





Siria/Libano: le autorità devono indagare urgentemente sui casi di morte
in carcere






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Amnesty International Ufficio Stampa
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COMUNICATO STAMPA
CS98-2003

SIRIA/LIBANO: LE AUTORITÀ DEVONO INDAGARE URGENTEMENTE
SUI CASI DI MORTE IN CARCERE

A seguito di notizie sulla recente morte in detenzione in Siria del
libanese Joseph Huways e il recente diniego delle autorità siriane circa la
presenza di alcun prigioniero politico libanese in Siria, Amnesty
International ha chiesto oggi alle autorità siriane di avviare un'indagine
sul caso e consentire ai prigionieri di incontrare gli avvocati, i
familiari e ricevere assistenza medica.   

In una dichiarazione diffusa dalla stampa il 5 luglio, il ministro
dell'Interno siriano ha negato la presenza di alcun prigioniero politico
libanese in Siria.

"Abbiamo i nomi di diversi prigionieri politici libanesi detenuti nelle
carceri siriane per anni, nella maggior parte dei casi in incommunicado, in
seguito al loro trasferimento dal Libano alla Siria ad opera delle forze
militari siriane operanti in Libano" ha dichiarato Amnesty International.

"La morte di Joseph Huways nella terza settimana di giugno si inserisce in
un quadro di maltrattamenti di libanesi detenuti in Siria ed evidenzia il
fallimento caratteristico delle autorità siriane nel rispetto delle leggi e
degli standard internazionali sulla detenzione e il trattamento di detenuti
politici", ha aggiunto l'organizzazione.

Huways, di 43 anni e malato di epilessia, è almeno il terzo libanese ad
essere morto in carcere dal 1996. Secondo quanto appreso gli era stato
negato l'accesso alle cure mediche.

"Le autorità siriane devono avviare un'indagine indipendente ed imparziale
secondo gli standard internazionali sulla morte di Joseph Huways e su tutte
le recenti morti in carcere di prigionieri politici" ha sottolineato
Amnesty International.

Amnesty International ha chiesto alle autorità siriane di rivelare come
stiano e dove si trovino i libanesi "scomparsi" a seguito del loro arresto
in Libano o del trasferimento in Siria ad opera delle forze militari
siriane o dei servizi segreti.

Nonostante i ripetuti appelli, le autorità siriane hanno fallito per anni
nel fornire chiarimenti sui casi di cittadini libanesi detenuti o
"scomparsi" in Siria.

"Le autorità siriane devono rivelare urgentemente i nomi di tutti cittadini
libanesi imprigionati nelle carceri siriane e permettere loro
immediatamente e senza condizioni di incontrare le famiglie e gli
avvocati", ha dichiarato Amnesty International.

"Non vi sono basi legali per l'arresto e il trasferimento di cittadini
libanesi in Siria poi incarcerati senza processo o in seguito a processi
iniquii".

Amnesty International è preoccupata dell'incolumità dei detenuti,
soprattutto per le notizie ricorrenti di tortura e maltrattamenti, e della
loro detenzione in condizioni inumane. Si è venuti a conoscenza di
prigionieri vittime di situazioni particolarmente a rischio - tra cui
Shaykh' Alam el-Din Hassan di 66 anni e Milad Na'oum al-Khouri di 64 anni -
detenuti in incommunicado per oltre 14 anni. L'organizzazione è preoccupata
anche del fallimento del governo libanese nell'occuparsi insieme alle
autorità siriane dei libanesi detenuti o "scomparsi" in Siria.

"Le autorità siriane devono intervenire in favore di tutti i prigionieri
libanesi incarcerati in Siria, accertando esattamente chi è detenuto e in
quali condizioni e tenerne informati i parenti" ha dichiarato Amnesty
International.

"Il fallimento del Libano nell'impedire il trasferimento di coloro che sono
stati arrestati sotto la sua giurisdizione, nel proteggerli dalla tortura e
nell'assicurarsi che siano in grado di opporsi alle illegalità della
propria detenzione, equivalgono nella migliore delle ipotesi a colpa grave
e nella peggiore al condono di queste pratiche".
  
Ulteriori informazioni
Secondo quanto appreso, 'Adel Khalaf Aijuri, un prigioniero politico
libanese, è morto nella prigione di Sednaya in Siria il 22 settembre 1999
dopo 9 anni di carcere, senza aver potuto ricevere cure mediche
specialistiche. Le autorità siriane indicarono che la causa della morte fu
un infarto, ma non fu predisposta alcuna autopsia né dalle autorità siriane
né dalle libanesi. Il cittadino libanese Joseph Zughayb è morto in carcere
in Siria nel 1996 in circostanze sconosciute. Radwan Ibrahim è morto in
detenzione in Libano poco dopo essere stato trasferito da una prigione in
Siria nel dicembre 2000. Aveva sofferto di un'infezione renale e di
ipertensione e secondo quanto riferito non aveva avuto accesso ad alcuna
assistenza medica.

Nel 2002, Amnesty International ha ricevuto una lettera dalle autorità
siriane che confermava la detenzione di George Ayub Shalawit e Tony Jirgis
Tamer, secondo quanto appreso ambedue condannati a 15 anni di carcere con
l'accusa di praticare "spionaggio" per Israele. Un terzo detenuto, Najib
Yusuf Jarmani, il cui caso era stato sollevato presso le autorità siriane
da Amnesty International, è stato condannato a morte con la stessa accusa.
Non è chiaro se la pena di morte sia stata comminata. Si teme che possa
essersi trattato di un'esecuzione extragiudiziale.

Continua la raccolta di firme per l'appello di Amnesty International ai
ministri degli Affari Esteri e dell'Interno italiani in favore di Muhammad
Sa'id al-Sakhri respinto dall'Italia e ora a rischio di tortura in Siria:
http://www.amnesty.it/campaign/diritti_in_europa/appello_siria.php3

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 10 luglio 2003


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