Passata la festa, gabbati i detenuti. Dopo i poveri, in carcere operai e attivisti



 
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Sent: Friday, December 13, 2002 1:02 PM
Subject: Passata la festa, gabbati i detenuti. Dopo i poveri, in carcere operai e attivisti

 
Comunicato Stampa
 
Passata la festa, gabbati i detenuti
Ora si incarcerano i poveri, domani gli operai disoccupati
 
 A un mese dalla richiesta di riduzione della pena avanzata dal Papa alla Camera dei deputati, che così tanti applausi riscosse da parte di tutti i parlamentari, non si può dire che non vi siano stati gesti di attenzione nei confronti delle carceri.
Infatti, se pure latita o stenta l’iniziativa parlamentare e il consenso politico sulle proposte di legge in materia di indulto e amnistia depositate, si moltiplicano le circolari riservate del Viminale e dell’Amministrazione penitenziaria per rafforzare misure di vigilanza e di sicurezza.
Insomma, come già due anni fa, si gioca con le speranze e i diritti dei detenuti, si sfilacciano i tempi, si annacquano le proposte di legge e si punta al ribasso.
E, così facendo, grazie a una corale e preoccupante disattenzione delle forze politiche, ci si avvia a un drastico peggioramento della situazione.
 Oggi il carcere è carcere dei poveri. Domani e sempre più sarà anche il carcere degli operai, espulsi dalla produzione e di tutti coloro che si battono perché un mondo diverso e migliore sia possibile.
 Ci sono preoccupanti segnali di un clima intorpidito a arte, a suon di circolari, di azioni, reazioni e provocazioni, destinato ad avvelenare gli animi e la politica e a drammatizzare la situazione, fuori e dentro le carceri.
 L’indulto – senza diminutivi e senza scorciatoie – era e rimane non solo e non tanto una risposta di umanità e di decenza alla situazione delle carceri, alle intollerabili condizioni di vita dei reclusi, alle umilianti condizioni di lavoro degli operatori e degli agenti, non unicamente un riscontro alle sollecitazioni del Papa: era e rimane anche uno strumento necessario per svelenire il clima fuori e dentro le carceri e impedire una interessata drammatizzazione della situazione, con tutti i rischi che ciò comporta proprio mentre cresce la protesta operaia e sindacale attorno alla crisi della Fiat e mentre si approfondiscono le lacerazioni sociali. Davanti a questi rischi occorre un soprassalto di attenzione e volontà politica trasparente da parte del parlamento.
Un indulto senza “se” e senza “ma” era e rimane la via maestra, necessaria e urgente cui di nuovo sollecitiamo tutte le forze politiche. Senza dilazioni e senza pastrocchi.
Sergio Segio e Sergio Cusani