Lettera aperta elezioni amministrative: consiglieri stranieri aggiunti



Lettera aperta del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
alle coalizioni, le liste e i partiti impegnati su posizioni non razziste
nelle elezioni amministrative dell'aprile 2000

Inserite nel vostro programma elettorale
l'istituzione dei consiglieri stranieri aggiunti
come primo concreto passo
per far cessare l'apartheid elettorale in Italia

Egregi signori,
in aprile si voterà per molte Regioni ed enti locali.

Alle coalizioni, le liste ed i partiti che ritengono di caratterizzarsi in
senso non razzista, formuliamo una richiesta precisa: che nel loro
programma elettorale inseriscano l'impegno ad istituire la figura dei
consiglieri stranieri aggiunti, come primo concreto passo verso il
riconoscimento del diritto di voto per tutti i residenti nelle elezioni
amministrative.

a) La proposta dei consiglieri stranieri aggiunti
Consiste nell'istituire e successivamente procedere all'elezione di
consiglieri stranieri aggiunti eletti direttamente dagli stranieri
regolarmente residenti nel territorio amministrato ai quali è tuttora
assurdamente negato il diritto di voto anche nelle elezioni amministrative,
nonostante in altri paesi europei esso sia acquisito da decenni, e
nonostante la Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli
stranieri alla vita pubblica a livello locale del 5/2/1992 lo preveda
esplicitamente al suo Capitolo C -mai ratificato dal Parlamento italiano-
(in Italia solo gli stranieri residenti provenienti da paesi della comunità
europea hanno il diritto di voto amministrativo dal 1996).
Tali consiglieri stranieri aggiunti hanno il diritto di partecipare a tutti
i lavori dei consigli (circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali)
in cui sono stati eletti: partecipano ai lavori delle commissioni e dei
consigli, prendono la parola sulle proposte di delibera, sono titolari del
diritto di presentare interrogazioni, interpellanze, proposte di
deliberazione, e svolgono altresì ogni altro atto proprio del consigliere
eletto, ad eccezione del voto finale sulle proposte di deliberazione.
Tale esperienza è già in corso in Italia a partire dal Comune di Nonantola
(MO) dal 1994.
Noi proponiamo l'istituzione dei consiglieri stranieri aggiunti in tutti
gli enti locali come atto di rafforzamento delle istituzioni democratiche
di base, di progresso civile in sé, ed anche come azione propositiva e
sollecitatrice nei confronti del Parlamento affinché al più presto anche
l'Italia, come gli altri paesi europei che la hanno da tempo preceduta,
riconosca il diritto di voto per le elezioni amministrative a tutte le
persone legalmente residenti nel territorio amministrato dall'ente locale
per cui si vota.

b) L'obiettivo legislativo: il riconoscimento del pieno diritto di voto
per tutti i residenti stranieri nelle elezioni amministrative
Da tempo riteniamo che occorra un impegno comune di tutti i democratici per
un obiettivo limitato ma concreto, il cui conseguimento potrebbe a sua
volta produrre sviluppi assai rilevanti: il riconoscimento del diritto di
voto per le elezioni amministrative a tutti i residenti così da permettere
al più presto ad oltre un milione di immigrati residenti in Italia di far
sentire la loro voce come elettori e come eletti negli enti locali, così da
poter anche contribuire ad orientare in senso democratico l'azione delle
amministrazioni locali.
In Italia vi sono oltre 1.250.000 stranieri legalmente residenti. Con la
loro presenza, la loro umanità, essi contribuiscono all'economia, alla
cultura, alla vita civile di questo paese; ma a tutti loro è negato il
diritto di voto per le elezioni amministrative (con la limitatissima
eccezione di quelli provenienti da paesi membri dell'Unione Europea).
Per il diritto di voto nelle elezioni amministrative il Parlamento potrebbe
procedere con relativa celerità, essendovi riferimenti giuridici e
precedenti significativi. Il riferimento giuridico fondamentale è la
Convenzione di Strasburgo sulla partecipazione degli stranieri alla vita
pubblica a livello locale del 5/2/1992, che al capitolo C (ancora non
ratificato dal Parlamento italiano) prevede appunto il diritto di voto
-elettorato attivo e passivo- per le elezioni amministrative. In altri
paesi tale diritto è da tempo vigente; il caso forse più significativo è
quello dell'Irlanda, in cui tale diritto fin dal 1963 è riconosciuto a
tutti gli stranieri che ivi risiedono da almeno tre mesi. Il precedente
significativo fondamentale è il riconoscimento del diritto di voto
amministrativo per gli stranieri residenti provenienti da paesi membri
dell'Unione Europea, già in vigore in Italia dal 1996.
Il significato politico del riconoscimento del diritto di voto nelle
elezioni amministrative agli stranieri residenti è evidente: un notevole
rafforzamento della democrazia; ed anche un rafforzamento ed una
riqualificazione delle istituzioni democratiche di base in quanto rese così
più rappresentative. A ciò si aggiunga che la presenza negli enti locali
degli stranieri residenti porta nelle istituzioni di base cultura,
sensibilità ed impegno nella lotta al razzismo ed alla discriminazione.
Infine, ciò aiuterebbe a "mondializzare" la coscienza e l'azione delle
istituzioni democratiche di base, a dare loro una corretta prospettiva, non
rattrappita nel provincialismo, ma aperta alle problematiche complessive
che non possono essere delegate ai soli governi nazionali ed alle sole
istituzioni internazionali.

c) la prospettiva: costruire la nuova cittadinanza,
passando dallo jus sanguinis allo jus soli
Con l'istituzione, l'elezione e l'attività dei consiglieri stranieri
aggiunti pensiamo che si realizzino le premesse pratiche e gli esempi
persuasivi che possano indurre il Parlamento a legiferare al più presto il
recepimento del Capitolo C della Convenzione di Strasburgo del 5/2/1992; e
con tale secondo passaggio riteniamo si costruiscano le premesse per
persuadere tutti della necessità ed opportunità che al più presto si vada
ad una riforma della cittadinanza passando dal criterio arcaico e
patriarcale dello jus sanguinis al criterio moderno e democratico dello jus
soli, talché la cittadinanza non si acquisisca pressoché solo "per diritto
di sangue" ma semplicemente e logicamente per diritto di residenza, ovvero
di concreta presenza sul suolo, sul territorio.
Distinti saluti,

Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo

Viterbo, 26 febbraio 2000

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