"rassegna stampa: BRASILE, DAVIDE CONTRO UN GOLIA DI NOME" NESTLÈ



a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da "Green Planet" - 25/10/2006
BRASILE, DAVIDE CONTRO UN GOLIA DI NOME NESTLÈ.
Dopo anni di lotte e di scontri legali, la città di Sao Lourenço ha la
meglio sulla multinazionale svizzera, che da anni sfrutta illegalmente le
sorgenti d'acqua del luogo e che ora dovrà risarcire il grave danno
ecologico provocato.
Sono stati necessari sette anni di scontri e di battaglie legali, ma alla
fine il coordinamento cittadino "Movimento per l'Acqua" è finalmente
riuscito ad ottenere una significativa vittoria nei confronti della Nestlé.
Siamo in Brasile, un Paese che detiene il 17 per cento delle riserve
sotterranee di acqua potabile di tutto il mondo. Circa la metà di questo 17
per cento è concentrato nelle vicinanze di Sao Lourenço, cittadina nel
meridionale Stato del Minas Gerais. Qui, nei pressi di una sorgente sita a
150 metri di profondità, in un territorio dichiarato parco naturale,
l'onnipotente multinazionale svizzera aveva collocato lo stabilimento
produttivo del proprio marchio di acque minerali "Pure Life", conosciuto e
venduto soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

L'entrata in funzione dello stabilimento e l'aumento fino all'eccesso del
pompaggio dell'acqua dalla fonte hanno finito per provocare la
destabilizzazione dell'equilibrio ecologico dell'intera area, creando gravi
problemi di approvvigionamento idrico e danneggiando l'ecosistema
dell'intera regione: danneggiata la nappa freatica, peggiorata la qualità
dell'acqua, esaurita una delle nove preziosissime fonti di acque minerali
del Paese. Conseguenze disastrose per una regione che vive quasi
esclusivamente di turismo. Ma non basta, perché per riuscire a dare al
proprio prodotto un gusto uniforme, la società era arrivata a
demineralizzare l'acqua, violando così le leggi brasiliane.

Nel marzo di quest'anno, dopo una lunga trafila di processi, ricorsi e
appelli, la multinazionale ha siglato un accordo per mezzo del quale si
impegna, conformemente alle richieste dei cittadini di Sao Lourenço e del
Movimento per l'Acqua, a cessare il pompaggio dell'acqua e la produzione di
"Pure Life", nonché a risarcire il grave danno ecologico attraverso un
lavoro di riforestazione dell'area. "Malgrado ciò - ironizzava Franklin
Frederick, coordinatore del movimento - Nestlé continua a ripetere ai media
di non aver mai avuto alcun problema in Brasile".

Per quale ragione, allora, si è arrivati alla firma di questo accordo?
Tutto iniziò nel 1996, quando Nestlé acquisì la nota società francese
produttrice di acqua Perrier, ottenendo così automaticamente il diritto allo
sfruttamento del Parco delle Acque situato ai margini della città di Sao
Lourenço, nel Minas Gerais, che è la zona con la maggiore diversità di acque
minerali di tutto il pianeta. Come in molti altri Paesi, tuttavia, anche in
Brasile l'acqua è considerata un bene comune, amministrato dallo Stato e
tutelato dal Departamento Nacional de Produção Mineral (DNPM), che si occupa
di rilasciare le licenze per il suo sfruttamento. Già nel settembre dello
stesso anno, Nestlé iniziò a perforare il suo primo pozzo, senza che il Dnpm
avesse accordato il permesso, che arrivò solo tre anni dopo.

Nel 1998, ancora sprovvista di licenza, la multinazionale costruì un nuovo
stabilimento per pompare acqua, e l'anno seguente diede il via alla
produzione di "Pure Life". Tuttavia, l'incessante estrazione di acqua
provocò un rapida diminuzione della falda acquifera e peggiorò sensibilmente
la qualità delle sue acque minerali, ragione per cui nella cittadina
limitrofa vennero raccolte oltre tremila firme per accusare Nestlé di
"sfruttamento irresponsabile delle sue sorgenti".

Il resto è storia di cronaca giudiziaria, di studi truccati - come quello
con cui la compagnia ottenne l'autorizzazione allo sfruttamento delle acque,
smentito poi da un altro finanziato, invece, dai cittadini di Sao
Lourenço -, di mobilitazioni promosse da numerose Ong.

Davide contro Golia. Un "Golia" dalle proporzioni immense, che nel 2004
risultava essere proprietario di 500 stabilimenti in 83 diversi Paesi, con
247.000 addetti, un fatturato di 86.769 milioni di franchi svizzeri e un
utile di 6.717 milioni di franchi (8% in più rispetto all'anno precedente,
60% rispetto al ‘97). Non c'è dubbio: un protagonista del "grande mercato
globale". Ma nel senso deteriore del termine. (fonte: AprileOnline, 25
ottobre 2006)
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