Rassegna stampa: FARE LA FAME IN MEZZO AI CAMPI DI SOIA.



a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da "Green Planet" - 8/2/06
FARE LA FAME IN MEZZO AI CAMPI DI SOIA.
«We feed the World», un film che mostra la schizofrenia della produzione
globalizzata del cibo e le sue conseguenze per il pianeta.
"Sui mercati senegalesi la verdura europea costa un terzo di quella
coltivata dagli agricoltori locali" (Jean Ziegler, relatore ONU, diritto
all'alimentazione).
Dal mais coltivato e poi bruciato perché il prezzo è troppo basso, alla
foresta amazzonica abbattuta per far posto ai campi di soja. Gran finale:
Peter Brabek, CEO di Nestlé, dice che l'acqua è un alimento come gli altri,
e deve avere un prezzo.
Non andate a vedere questo film a stomaco pieno: vi verrà la nausea. «We
feed the World» (Diamo da mangiare al mondo), dà un'idea al consumatore di
quanto sia impazzita la produzione globale di cibo.
Qualcuno dirà, ma perché sottoporci ad un'ora e mezza di senso di colpa?
Tanto non possiamo farci nulla. Forse qualcosa si può ancora fare invece, ed
ad ogni modo è giusto rendersi conto ad esempio che il prezzo della verdura
sui nostri scaffali è in relazione anche con il numero di immigrati africani
qui da noi.
Libero mercato e mancanza di libertà.
A causa delle sovvenzioni all'agricoltura in Europa e negli Stati Uniti, nei
mercati in Senegal - un paese che vive di agricoltura - si trova frutta e
verdura europea ad un terzo del prezzo di quella coltivata dai contadini
locali.
«Come volete che gli africani, strozzati dalle sovvenzioni, non cerchino di
emigrare nelle nostre città?», si chiede Jean Ziegler, relatore speciale
dell'ONU sul diritto all'alimentazione.
Lo scrittore e attivista svizzero, la cui lunga intervista fa da filo
conduttore del film, punta il dito contro le multinazionali, come ha sempre
fatto. Secondo lui il «mercato libero» non ha niente a che vedere con la
libertà, perché è in mano a circa 500 potentissime aziende che pensano solo
al profitto.
Lo spreco nostro, la fame degli altri.
«We feed the World» fa rivoltare lo stomaco e risveglia la coscienza in
varie maniere: per i polli sterminati industrialmente, per le tonnellate di
pane buttato via, per le condizioni in cui vivono i raccoglitori di pomodori
magrebini in Spagna, meno igieniche di quelle dei volatili da macello.
Nel Nord del Brasile le madri mettono a volte le pietre nella pentola e
fanno finta di preparare la cena, sperando che i bambini affamati si
addormentino e smettano di piangere. Il Brasile è il maggior produttore di
soja transgenica al mondo. Dove va a finire? Negli allevamenti di polli! E
la folle catena alimentare si chiude.
«La foresta amazzonica se la stanno mangiando gli animali d'allevamento»
dice un ecologista brasiliano dall'alto di un piccolo aereo, mentre mostra
buchi enormi al margine degli alberi: campi di soja.
L'incubo di Darwin.
Già un altro documentario del genere, «Darwin's Nightmare» (L'incubo di
Darwin) ha suscitato un'ondata di indignazione e d'inquietudine in tutto il
mondo, anche in Svizzera.
Il documentario parla della distruzione in Tanzania dell'ecosistema e
dell'impoverimento della popolazione causato dall'allevamento di pesci
destinati ai mercati europei. Incompatibili con la fauna ittica del lago
Vittoria, quei pesci prima hanno mangiato tutte le altre specie e poi hanno
cominciato a mangiarsi tra di loro.
Per rispondere al desiderio della popolazione di far qualcosa nel quotidiano
per fermare questo tipo di orrore, le organizzazioni che sostengono lo
sviluppo sostenibile, il commercio equo e un'agricoltura più vicina al
consumatore, hanno organizzato in Svizzera un ciclo di conferenze, per
spiegare che esistono soluzioni alternative ed ecologiche per uscire
dall'incubo di Darwin.

Per tornare a «We feed the World», nel finale il CEO di Nestlé, Peter
Brabek, tenta di tirarci su di morale: dice che non dovremmo sempre
lamentarci, perché l'uomo non mai avuto tanto cibo a disposizione e che
nessuno è mai morto di OGM.
E poi, aggiunge, non tutto quello che è naturale, biologico, è
necessariamente buono: ma il suo debordante ottimismo non riesce a
convincerci che ci sia un happy ending in vista. (Swissinfo, 8 febbraio
2006 ).
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tratto da Swiss Info - Martedì 14.02.2006, CET 12:47
L'agricoltura sostenibile può nutrire il mondo.
(swissinfo   16 ottobre 2005 10.58)
Giornata mondiale dell'alimentazione: riflettori sul dialogo interculturale
Giornata mondiale per l'alimentazione: lo svizzero Hans Herren, specialista
in questioni agricole, dichiara a swissinfo che la fame può essere
sconfitta.

Herren, convinto difensore dell'agricoltura sostenibile, ritiene che i paesi
ricchi debbano sostenere maggiormente l'educazione e la ricerca.

Il tema di quest'anno scelto dalla FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite
per l'alimentazione e l'agricoltura, è dedicato al rapporto tra le culture e
l'agricoltura.

LA FAO ricorda che nel corso della storia il movimento interculturale di
colture e specie di bestiame rivoluzionò la dieta dell'uomo e contribuì a
ridurre la povertà. Ma il dialogo tra culture non si limita a un mero
scambio di tecnologie, sementi e specie animali.

Molti insegnamenti si possono trarre dall'esempio di culture che lottano per
nutrire una popolazione in crescita senza compromettere le risorse naturali
a scapito delle generazioni future. Il dialogo interculturale tra i paesi in
via di sviluppo è dunque più che mai fondamentale.

Ragion per cui è necessario che governi e agricoltori possano fare capo alle
nuove tecnologie, come la manipolazione genetica, per aumentare la
produttività.

Hans Rudolf Herren ritiene comunque importante valutare con attenzione ogni
passo e ogni opzione prima di prendere dei provvedimenti.

swissinfo: Un'ampia maggioranza della popolazione mondiale soffre di
malnutrizione. Gli scambi interculturali, come proposto dalla FAO,
costituiscono una soluzione per alleviare la fame?

Hans Rudolf Herren: Penso che ci permettano di comprendere meglio l'impatto
della fame indicando nel contempo come vincerla. C'è cibo in abbondanza, ma
non sempre al posto giusto.

Tant'è che le sovrapproduzioni creano davvero seri problemi a coloro che non
producono a sufficienza: incidono negativamente sulle possibilità di
aumentare il rendimento produttivo e, di conseguenza, di rispondere ai
bisogni di una popolazione che scivola verso la fame.

swissinfo: Uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio è di ridurre la
fame nel mondo. Secondo lei paesi come la Svizzera stanno facendo
abbastanza?

H.R.H.: No, non si fa abbastanza. La dimostrazione è sotto i nostri occhi:
troppe persone vivono ancora nella morsa della fame. Ma non si fa neppure
abbastanza per alleviare la povertà, creare occupazione e opportunità di
guadagno per le persone che soffrono la fame.

E se sono affamate è perché non hanno i mezzi per comprare cibo o perché
mancano gli incentivi alla produzione. Occuparsi della povertà ci
permetterebbe di preoccuparci del problema della fame.

E su questo punto i governi dovrebbero fare di più. Non si tratta di
distribuire denaro a caso, ma di offrire condizioni e strumenti per aiutare
la gente a vivere.

Ci vorrebbe maggior impegno da parte dei paesi ricchi nello sviluppo delle
opportunità nei paesi poveri.

I contadini, per esempio, hanno bisogno di essere seguiti con cura nella
loro formazione, visto che non vi è alcuna predisposizione genetica....Per
avviare un discorso di agricoltura sostenibile è pertanto necessario
investire nell'educazione e nella ricerca.

swissinfo: A che punto siamo?

H.R.H.: Ciò che occorre è una maggiore ricerca mirata, che tenga cioè conto
dei diversi bisogni nelle differenti regioni.

Insomma, non credo che si debba incrementare la ricerca su come far crescere
il granoturco, bensì orientarla nella diversificazione dell'alimentazione di
base.

Più ricerca significa anche rilanciare colture tradizionali abbandonate,
contribuendo così al reale sostentamento dei contadini.

Ci sono un sacco di studi da portare avanti su come far rinascere ed
incrementare le colture tradizionali riportandole al centro della
produzione. Ciò permetterebbe di migliorare l'alimentazione e la salute dei
Paesi in via di sviluppo.

swissinfo: Certi paesi africani hanno accettato di introdurre organismi
geneticamente modificati (OGM) per assicurare la varietà nella colture. E'
davvero un'opportunità?

H.R.H.: Occorre dapprima verificare se esiste effettivamente un bisogno di
colture diversificate. Ci sono varietà di piante che possono rendere molto
di più di quanto fatto finora.

Le vere costrizioni sono altrove, come la fertilità del suolo e il sistema
agronomico. Di conseguenza la cosa più urgente è di investire maggiormente
nelle ricerche agronomiche e nell'agricoltura sostenibile.

Sostenere l'agricoltura nei Paesi in via di sviluppo significa dare alle
popolazioni gli strumenti per prendersi cura della terra, del suolo,
piuttosto che puntare su sistemi industriali che, per finire, li conducono
alla povertà.

Se le biotecnologie rientrano in questo discorso, non mi faccio alcun
problema. Ma prima di spendere milioni per qualcosa che non necessariamente
produrrà maggiore cibo, è meglio verificare altre soluzioni.

swissinfo: Lei pensa che nei paesi ricchi il ricorso alle manipolazioni
genetiche sia piuttosto una questione politica?

H.R.H.: Non solo ha molto a che fare con la politica, ma anche con
l'economia. Le società americane fanno pressione affinché si adottino queste
tecnologie; in Africa e in altri continenti ci sono dei veri e propri
"lobbisti" all'opera.

Forse queste tecnologie hanno degli aspetti positivi, ma ci sono alternative
molto meno costose. Del resto le ricerche del mio istituto vanno in questa
direzione: mostrare come sia possibile introdurre metodi di lavoro molto più
vicini ai contadini.

I contadini africani non possono neppure permettersi i fertilizzanti,
figuriamoci le tecnologie genetiche. Penso davvero che non sia la cosa
giusta, né al posto giusto, né al momento giusto. Dobbiamo orientare i
contadini verso soluzioni praticabili nel solco del discorso dello sviluppo
sostenibile, come promosso dalla FAO. (Swissinfo, Scott Capper - traduzione
e adattamento dall'inglese Françoise Gehring)
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Jean Ziegler critica Stati Uniti e ONU.
(swissinfo   29 ottobre 2005 12.09)

Jean Ziegler punta il dito contro le false priorità di USA e ONU (Keystone)
Il relatore Onu per l'alimentazione ritiene che la guerra contro il
terrorismo rischia di far fallire la guerra contro la fame nel mondo.

Nel rapporto che ha appena presentato alle Nazioni Unite a New York lo
svizzero critica le «false priorità» degli Stati Uniti e dell'ONU.

Nel testo che ha presentato nella sede principale dell'ONU, Jean Ziegler
definisce una menzogna l'obiettivo del Millennio, che prevede di dimezzare
la popolazione che vive nella fame entro il 2015.

Il numero delle persone che soffrono la fame non fa altro che crescere.
L'anno scorso la carestia ha colpito 10 milioni in più di persone, per un
totale di 852 milioni.

Per Ziegler si tratta di una conseguenza delle errate politiche dell'Onu e
degli Stati Uniti, che hanno posto in cima alla lista delle priorità la
guerra contro il terrorismo.

Il fatturato dell'industria bellica, in costante crescita, ha superato
quest'anno la soglia dei mille miliardi di dollari, ma la comunità
internazionale non è riuscita a mettere a disposizione mezzi sufficienti per
combattere il flagello della fame.

Fondi decurtati del 30%

I fondi destinati al World Food Programs (WFP), che nel 2004 ha garantito la
sopravvivenza di 91 milioni di persone, sono addirittura stati decurtati del
30%.

In considerazione delle ristrettezze finanziarie, il WFP è stato in grado di
distribuire in varie regioni di crisi razioni alimentari d'urgenza di sole
1400 calorie al giorno, invece delle 2100 necessarie. Indirettamente, ha
detto Ziegler, l'Onu produce lei stessa ipoalimentazione.

Accusato di essere un fomentatore di terroristi
L'analisi di Ziegler è stata condivisa dal rappresentante cinese presso
l'assemblea generale: in quanto principale produttore di armi, gli Stati
Uniti sono i principali responsabili della crescente carestia.

La guerra contro il terrorismo, ha aggiunto, è sbagliata, inefficiente e
serve soltanto interessi privati.

Di parere diametralmente opposto USA e Gran Bretagna, che hanno accusato
Ziegler di fomentare le attività terroristiche. Ziegler, a loro avviso,
sarebbe manipolato da organizzazioni non governative.

Gli Stati Uniti sono comunque d'accordo con le proposte del relatore
svizzero, secondo cui i sussidi all'agricoltura vanno aboliti e il debito
dai paesi in via di sviluppo cancellati.
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N.B. se volete essere cancellati da questa lista scrivete a
altragricoltura at italytrading.com


Altre notizie sul sito: www.altragricolturanordest.it

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