rassegna stampa: Monsanto blocca i piani per il "roundup ready"



Monsanto sospende l'introduzione del Frumento OGM "roundup ready" resistente
al suo erbicida glisofato. Questo è l'indubbio risultato dell'azione del
grande fronte di opposizione al progetto che ha coinvolto l'intera filiera
produttiva, dai produttori canadesi, passando per trasformatori italiani
fino a giungere ai cittadini consumatori.
a cura di AltrAgricoltura Nord Est
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tratto da "La Repubblica" - (12 maggio 2004)
La multinazionale blocca i piani per il "roundup ready"
un frumento modificato che resiste a un particolare diserbante
Grano ogm, la Monsanto rinuncia
"Non piace al mercato"
Gli agricoltori esultano: "Pane e pasta sono salvi"
di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - L'ombra del transgenico si allontana da pane, pasta e pizza. La
Monsanto ieri ha fatto un passo indietro annunciando la ritirata dal
frumento roundup ready, una variante geneticamente modificata per resistere
al glisofato, il diserbante utilizzato per la sua coltivazione.
"Riconosciamo che le opportunità di mercato sono meno attraenti rispetto ad
altre nostre priorità commerciali", ha ammesso la multinazionale.
Incalzata da un'offensiva partita dagli agricoltori canadesi e rapidamente
cresciuta in Nord America e in Europa, la Monsanto ha preferito abbandonare
l'ultimo caposaldo della sua espansione ogm per concentrarsi sui prodotti in
cui è più forte: soia, mais, colza, cotone. L'azienda di biotech continuerà
a investire nel settore l'85 per cento dei fondi destinati alla ricerca e
non esclude di proporre nuove varietà di frumento resistenti alla siccità,
ma la marcia indietro rivela una difficoltà.

"Con lo stop alla commercializzazione del grano biotech", nota la
Coldiretti, "si sancisce l'importanza delle pressioni ogm free esercitate
dai principali mercati di consumo come il Giappone, dove un milione di
coltivatori ha chiesto di negare l'autorizzazione alla coltivazione di grano
transgenico, e l'Italia, dove è nata una mobilitazione su iniziativa del
Consiglio dei diritti genetici".

A movimentare la partita che si gioca attorno all'uso delle tecniche di
ingegneria genetica nel settore alimentare è stato anche il varo delle nuove
regole europee sulla trasparenza a tavola. Dal 18 aprile scorso in un
mercato che vale 450 milioni di consumatori è scattato l'obbligo di
etichetta per i cibi transgenici: i prodotti che contengono più dello 0,9
per cento di materiale geneticamente modificato devono scriverlo sulla
confezione.

Con un'opinione pubblica fortemente orientata verso un'alimentazione
tradizionale e molti grandi distributori sulla linea ogm free, per le
industrie scommettere su un alimento dichiaratamente transegenico può
diventare un azzardo economico. E infatti in Gran Bretagna la Bayer ha
deciso di rinunciare alla commercializzazione di una varietà di mais
transgenico che aveva già ottenuto l'autorizzazione del governo inglese.

Lo stop al grano sacrifica solo un settore marginale della torta globale del
transgenico a tavola ma ha una forte carica simbolica perché si collega ai
cibi più tradizionali della cultura mediterranea. E per l'Italia c'è anche
una valenza economica diretta visto che dagli alimenti a base di grano, come
la pasta e i biscotti, il nostro export ricava circa due miliardi di euro.

"Finora le grandi industrie del biotech hanno cercato di accreditare la tesi
di opposizioni preconcette fomentate da piccoli gruppi contrari ai cibi
transgenici", commenta la senatrice verde Loredana De Petris. "Il giro di
boa della Monsanto dimostra al contrario che quando si riesce a organizzare
la protesta di un'intera filiera, dai produttori ai distributori ai
consumatori, i risultati vengono. L'opposizione dei coltivatori biologici
americani, che hanno sofferto livelli non trascurabili di contaminazione
ogm, fa intravedere inoltre un rischio che per l'agricoltura europea
potrebbe essere letale: con gli spazi di cui disponiamo, accettare la
diffusione dei campi transgenici comporterebbe costi di difesa delle
coltivazioni non ogm tali da metterle fuori mercato".

La battuta d'arresto sul frumento non sembra dunque destinata a ricucire una
contrapposizione che anzi diventa sempre più evidente. Due settimane fa, a
sorpresa, in sede europea il governo italiano ha votato a favore del via
libera al mais transgenico BT11 mostrando di dividersi su un fronte in cui
finora era passata la linea Alemanno della cautela. E intanto Greenpeace
continua la campagna contro la soia transgenica: domenica scorsa una nave
dell'associazione ambientalista, Esperanza, ha bloccato davanti al porto di
Chioggia un cargo carico di 40 mila tonnellate di soia argentina
geneticamente modificata.
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