Scolarette, vecchi e moschee



che situazione brutta:

Scolarette, vecchi e moschee

Hamas ha inventato e perfezionato l’uso tattico dei civili in battaglia

Bussare sui tetti – “roof knocking” – è il nome in codice utilizzato dall’esercito israeliano per alcune operazioni: quando una telefonata registrata avverte prima di un raid gli abitanti della casa presa di mira. E’ una strategia già utilizzata nelle azioni del 2006 su Gaza (in Libano, lo stesso anno, l’aviazione lanciava volantini). Due anni fa, però, Hamas ha organizzato con la sua rete di moschee e stazioni radio gruppi di scudi umani chiamati a proteggere gli edifici sotto il tiro dell’Idf, abitati da miliziani e comandanti o nascondiglio per armi, spesso entrambe le cose. Sfruttando quei dieci minuti di tempo tra la telefonata e l’attacco, il movimento riuniva gruppi di civili sui tetti degli edifici a rischio, forzando l’Idf a sospendere il raid. Nel 2006, durante l’operazione israeliana nella Striscia all’indomani del rapimento di Gilad Shalit, fu Nizar Rayyan, il leader di Hamas ucciso da un missile pochi giorni fa, a iniziare l’era degli scudi umani civili a Gaza e a chiedere alla popolazione di assieparsi sui tetti delle abitazioni nel mirino dell’esercito che, come nel suo caso, avvertiva del raid con una chiamata.

Hamas lo ricorda sul suo sito con toni di lode come “il padre del metodo degli scudi umani”; il giorno dell’attacco che gli è costato la vita non ha fatto sconti alla famiglia: non ha lasciato l’abitazione e nemmeno lo ha permesso alle quattro mogli e ai dodici figli. Con lui sono morti in dieci. Sarit Michaeli, portavoce di B’tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ricorda come sia “proibito per i miliziani utilizzare civili per proteggersi”, come nessuna legge internazionale accetti una simile tattica perversa, contraria alla Convenzione di Ginevra. Hamas tesse invece le lodi della strategia presentandola come “pacifismo”. La sua emittente al Aqsa esalta l’utilizzo di civili in difesa di obiettivi militari e in un recente servizio raccontava come il movimento abbia riunito un gran numero di persone a proteggere la casa di un suo affiliato, Abu Bilal al Jabeer. Fathi Hamad, membro di Hamas e del Comitato legislativo palestinese, in un comizio nel 2008 davanti alle telecamere locali legittimava l’utilizzo di scudi umani civili: “Per il popolo palestinese, la morte è diventata un’industria in cui le donne eccellono, e così tutto il resto della popolazione di questa terra: i vecchi eccellono, i combattenti del jihad eccellono, i bambini eccellono. Perciò i palestinesi hanno creato scudi umani con donne, bambini, vecchi e combattenti contro la macchina dei bombardamenti sionista. Come per dire al nemico sionista: vogliamo la morte quanto voi desiderate la vita”. Ricordava poi incensandoli gli eventi del 2006.

Due anni fa, a novembre, decine di donne velate risposero alla chiamata radiofonica di Hamas e si diressero a piedi verso la moschea al Nasr di Beit Hanoun in cui si erano barricati alcuni miliziani. Era in corso la più importante operazione di Tsahal nella Striscia da mesi. Il fuoco iniziò quando gli uomini armati corsero fuori dalla moschea e si unirono al gruppo di donne, scrive il Times. Una di loro rimase uccisa, molte furono ferite. Tsahal accusò i membri del movimento islamista di essersi fatti scudo con civili; Hamas accusò Israele di aver sparato sulla folla. Negli stessi giorni, Mohammed Baroud, comandante dei Comitati di Resistenza Popolare, milizia di Gaza coinvolta nel sequestro del caporale Shalit, ricevette la chiamata che lo intimava a lasciare l’abitazione con la famiglia. Racconta la Bbc che invece di evacuare l’edificio Baroud corse alla moschea, chiedendo ai vicini di assieparsi sul tetto di casa sua per prevenire il bombardamento. L’Idf non portò a termine il raid. Su quel tetto a Beit Lahiya, nel nord della Striscia, il miliziano non si era fatto scrupoli a portare anche giovani scolare in uniforme.
www.ilfoglio.it