Fallimenti



Fallimenti

Nei giorni di fine ottobre 2005 l’attività politico-sociale ha prodotto una serie di episodi significativi. Provo qui di seguito a elencarne alcuni. I fatti vengono richiamati in modo superficiale poiché mia intenzione non è quella – seppur magari utile - di riportare un pezzo di verità vissuta, quanto invece di presentare una semplice riflessione.

Il quadro generale dei fatti vede alcune delle realtà attive nella società confrontarsi con il potere. Ciò è di per sé un grande risultato! 
La resistenza sociale infatti è stata in grado di andare in piazza mettendosi a confronto diretto con istituzioni, apparati e quindi persone che ovviamente ne farebbero ben volentieri a meno. Si è avuta la chiara sensazione che i giochetti della politica siano stati per qualche istante disvelati. Un teatrino messo da parte a fronte di vite e desideri che si vorrebbero tenere perennemente a bada, grazie sia al lavorio dei media che alle piccole e grandi impellenze che per ognuno si susseguono tutti i giorni. 
In questi episodi è stata sconfitta la forza d’inerzia. 

A livello nazionale, il momento più eclatante si è avuto il 25 ottobre. Circa 100.000/150.000 studenti provenienti da varie parti d’Italia che manifestano a Roma contro la riforma universitaria. Dopo la mattinata in corteo, il primo pomeriggio trascorre nel riconquistare il diritto democratico a manifestare sotto i Palazzi. In piazza Monte Citorio, si arriva così quasi inattesi - autoinvitati alla cerimonia di approvazione alla Camera dei deputati del d.d.l. Moratti – urlando a squarciagola al cospetto di chi in quel momento detiene il kratos, il potere di dominio. In migliaia, per ore, a riempire come un uovo quello spazio in salita e le stradine adiacenti. Corre voce che per questo, qualche testa “salterà”; c’è chi azzarda che sarà quella del Vicequestore di Roma poiché non è riuscito a fermare a debita distanza l’ondata degli studenti. 
In quel momento, perciò, occorreva far qualcosa; dare in pasto una pietanza da far digerire in alternativa alle passioni giovanili e, di conseguenza, al dover entrare nel merito di quelle norme che fra l’altro sanciscono, nelle università pubbliche, la prossima fine della figura del ricercatore. Quindi, perché non stimolare degli scontri mediatici? Cosa c’è di meglio che coinvolgere un gruppo di manifestanti che tornano verso la stazione a prendere il treno? 
Si è così infatti verificato che giornali, radio e tv - nel commentare la notizia – hanno riportato la cronaca con frasi del tipo: “A Roma, scontri e sit-in...”. 

A livello locale, Bologna ha rappresentato a mio avviso lo scenario più interessante. 
Il sindaco – Sergio Cofferati – ha preso la decisione di non far entrare nel palazzo del Comune i cittadini (in gran parte studenti e precariato) che il 24 ottobre volevano esprimere le proprie opinioni in merito alle politiche sociali della Giunta. E’ stata la prima volta che dei bolognesi inermi sono stati bloccati e manganellati davanti al portone di Palazzo d’Accursio. Fra gli altri, è finito in ospedale il segretario provinciale di Rifondazione Comunista – Tiziano Loreti – che fa parte della maggioranza e della giunta. 
Lo stesso primo cittadino dopo sedici mesi convive - senza batter ciglio - con il Centro di Permanenza Temporanea. Quindi, a tal proposito, si è finalmente capito che quando in campagna elettorale Cofferati esclamava che il CPT era da “superare” volesse intendere: Prendere l’auto e uscire da Bologna imboccando la San Vitale in direzione Ravenna. 
Il Sindaco - per ultimo - disattende gli accordi da lui stesso sottoscritti poche settimane fa in materia di mobilità, autorizzando adesso deroghe al divieto di circolazione in centro storico.      
Il problema non è quello che Lui e la sua maggioranza contano miopemente sul favore dei sondaggi, ma quello – devastante - che per giorni in una città come la nostra si è discusso della necessità di individuare con quali strumenti debellare il fenomeno dei lavavetri.
 
Per quanto riguarda le case sfitte, se è vero che nel territorio ce ne sono centinaia sotto gestione comunale, la Giunta nominata un anno e mezzo fa è da considerare nella legalità oppure no?   

Nella Bologna di questi giorni, fatta così di legalità e opinione pubblica, giova ricordare sia i concetti di Bentham quando argomenta che il diritto è il prodotto dell’autorità dello stato e che non è la verità a far la legge ma l’autorità sia la tesi di Bourdieu che intitolò un suo famoso articolo: “L’opinione pubblica non esiste”.
Cofferati spesso fa dei richiami alla Costituzione. Nelle sue dichiarazioni (ved. ad es. l’intervista a Il Domani dell’8/11) e nei documenti (ved. il famoso odg sulla legalità) tale riferimento risulta invero generico e in ogni caso non è mai rivolto a quella che di fatto è la più grave violazione, relativa all’art.11. Eppure – a mio avviso – se si volesse stare davvero nelle regole, il percorso giusto sarebbe quello di partire sì dalla Costituzione - dalla quale discende tutto fino ad arrivare all’amministrazione cittadina - ma nel contempo affermare che le più alte cariche dello Stato hanno oggettivamente violato la Carta costituzionale. Altrimenti, svanisce la credibilità di ogni ragionamento.         
In merito alla campagna elettorale delle comunali del 2004, da un po’ di tempo molti bolognesi denunciano le proprie aspettative e le susseguenti delusioni. Chi scrive, fra l’altro, confessa che all’epoca ha comperato e indossato in città la maglietta con disegnato il volto stilizzato del candidato sindaco. Completato tale esercizio di autoflagellazione, ritengo che occorrerà individuare e poi senza fretta ragionare con quei soggetti che sono stati parte attiva nel produrre la realtà che oggi viviamo.   


In città è da un po’ che settori della Procura formulano teoremi accusatori aventi quale obiettivo il precariato sociale. Sarà per la riduzione del prezzo d’ingresso a un cinema o per l’occupazione di una stanza conosciuta come appartenente all’università, le pene e i capi d’imputazione si fanno sempre più severi. Spesso – ormai - vanno al di là di qualsiasi buon senso. 
Dalle poche notizie che girano, l’ultima è stata che il Capo della Procura – Enrico di Nicola – ha determinatamente voluto portare in Cassazione una tesi che imputava il reato di eversione a chi in città è protagonista di attività politico-sociale alla luce del sole. La Cassazione ha gli ha dato torto. 
Se posso permettermi, non sarebbe invece il caso di portare avanti una battaglia di civiltà giuridica per la chiusura dei CPT? 


Per quanto concerne l’Università, il rettore dell’Alma Mater Studiorum – Pier Ugo Calzolari – non si è presentato a un’assemblea indetta dagli studenti delle aule occupate di Lettere e filosofia allo scopo di discutere del decreto Moratti. Non ha dato segnali di sé. 
Centinaia di universitari (che a volte in un anno sono chiamati a superare 12 esami e pagare 1.900 euro di tasse) non hanno così avuto il diritto di ascoltare cosa ne pensa il Rettore dell’università fondata nel 1088 in merito alla riforma presentata dall’attuale Governo.

Ormai è da notare che ad ogni manifestazioni corrisponde conseguentemente una Zona rossa. Le forze dell’ordine impediscono ai cittadini di avvicinarsi tanto ai CPT come all’Aula Magna (per il palazzo del Comune vedi sopra). Volendo, si può protestare tranquillamente davanti alle bocciofile.
 
  
E’ ovvio che qui non si è fatto riferimento a fallimenti personali (eventualmente, quelli ognuno se li tiene per sé) ma a meccanismi e pratiche politico-istituzionali. Così – sotto gli occhi di tutti – a Roma come a Bologna le violenze di parte trasformano le manifestazioni in cosiddetti scontri.

  
Salvadori ricorda con l’ausilio di due citazioni che: “Presso i primitivi, generalmente, il potere è più livellato e più diffuso di quello che avviene nelle società ad alto sviluppo industriale, dove stiamo assistendo alla maggiore concentrazione di potere dalle origini dell’umanità (tre o quattrocento individui possiedono circa la metà della ricchezza mondiale, la stessa cosa può dirsi per le grandi finanziarie e per le multinazionali),1 e dove il potere penetra l’individuo, lo forgia, lo plasma, gli fornisce un’interiorità”.2  
Il prof. Bello – concludendo il suo libro - prevede: “...lo sfascio dell’impero proseguirà, ma non verrà all’improvviso. Sarà piuttosto un processo di degenerazione progressiva che investirà più livelli, minando le fondamenta economiche, politiche e ideologiche dell’impresa imperiale”. 

Le due precedenti proposizioni - a mio avviso – possono contribuire a spiegare l’attuale fenomeno di cretinizzazione.   

19/11/5 - Leopoldo Bruno

Walden Bello, Domination, Nuovi Mondi Media, 2005, a pag. 259; 
Roberto G. Salvadori, Capire la politica. E’ possibile?, Limina edizioni, 2005, a pag. 38;
- citazione da Salvadori: 1 Sabino Acquaviva, La democrazia impossibile. Democrazia e globalizzazione nella società, Marsilio, 2002, pag. 105;
- citazione da Salvadori: 2 Stefano Berni e Andrea Spini (a cura di), Potere e soggetto nella società contemporanea, Franco Angeli, 2000, quarta di copertina.