La nonviolenza e' in cammino. 1292



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1292 dell'11 maggio 2006

Sommario di questo numero:
1. Maria G. Di Rienzo: Un bilancio
2. Osvaldo Caffianchi: Portando tutto a casa
3. Alcune altre adesioni all'appello per Lidia Menapace Presidente (ci
scusiamo per il ritardo con cui le pubblichiamo)
4. Tiziano Cardosi: Semi di nonviolenza a Firenze
5. Piercarlo Racca: Un incontro a Firenze
6. A Firenze una fucina per la nonviolenza
7. Maria G. Di Rienzo: "Fermatevi subito". Per un'iniziativa nonviolenta
contro il nucleare
8. Tiziano Tissino: Via le bombe. Un'azione legale di massa
9. Luciano Benini: Atene
10. Penelope Bragonier: Habibti, amica carissima
11. La "Carta" del Movimento Nonviolento
12. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: UN BILANCIO
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento. Maria G. Di Rienzo e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa intellettuale femminista, saggista,
giornalista, regista teatrale e commediografa, formatrice, ha svolto
rilevanti ricerche storiche sulle donne italiane per conto del Dipartimento
di Storia Economica dell'Universita' di Sidney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la pace e la nonviolenza. Tra le opere di
Maria G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a cura di), Donne disarmanti,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica Lanfranco (a cura di), Senza
velo. Donne nell'islam contro l'integralismo, Edizioni Intra Moenia, Napoli
2005]

Eccoci qua a fare il bilancio dell'"appello di intellettuali alla vigilia",
come un giornale ha definito la candidatura di Lidia Menapace, all'interno
di una parentesi, dopo aver ricevuto piu' volte, e sicuramente non solo da
me, appello e firme ben prima della vigilia e averlo sistematicamente
ignorato. In questi giorni lavoro con la radio accesa in sottofondo: e'
sintonizzata, in diretta, con le Camere congiunte per l'elezione del
Presidente della Repubblica, e la trasmissione e' per lo piu' la sfilza dei
nomi dei parlamentari chiamati al voto...
L'elezione di Napolitano e' cosa fatta. Naturalmente gli auguro buon lavoro,
e mi aspetto un discorso di insediamento pacato e ragionevole, di una
scialba medieta', in cui verranno ripetuti concetti un po' astratti e si
inneggera' al futuro del paese, eccetera. Non mi aspetto invece di venire
sorpresa, di provare commozione o orgoglio, come accadde quando nel suo
primo discorso da Presidente Sandro Pertini chiese di "svuotare gli arsenali
e riempire i granai".
*
Cio' detto: e' servito il nostro appello in favore di Lidia? Si'. Migliaia
di volte si', quante sono state le firme in calce.
Hanno finto di non vederci e di non sentirci? Certamente, era persino
scontato che la prima risposta fosse questa: ti ignorano, ti ridicolizzano,
ti combattono... e poi vinci (citazione gandhiana scombiccherata).
A patto che tu continui a crederci, che ogni singolo "tu" firmatario lo
faccia, possiamo portare la discussione sulla nonviolenza nelle aule
parlamentari. Possiamo impedire nuove violazioni dellíart. 11 della
Costituzione e cercare di riparare quelle che i governi italiani precedenti
hanno gia' compiuto. Possiamo chiedere conto al nuovo governo delle armi
nucleari americane sul territorio italiano. Possiamo ottenere la riduzione
delle spese militari, e la destinazione di fondi a politiche di pace.
Di sicuro Lidia ci dara' una mano. Noi l'abbiamo gia' eletta, ma non puo'
certo fare questo lavoro da sola. Resistiamo insieme, dunque. Restiamo
insieme.

2. RIFLESSIONE. OSVALDO CAFFIANCHI: PORTANDO TUTTO A CASA

Ci disse una volta il nostro buon maestro di retorica Juan de Mairena:
"Vosotros debeis hacer politica, aunque otra cosa os digan los que pretenden
hacerla sin vosotros, y, naturalmente, contra vosotros. Solo me atrevo a
aconsejaros que la hagais a cara descubierta..." (cosi' in Antonio Machado,
Juan de Mairena - citiamo dall'edizione curata da Jose' Maria Valverde per i
Clasicos Castalia, Madrid 1987, p. 109).

E' stato bello in queste settimane
che tante e tanti abbiano provato
il desiderio buono come il pane
di voler Lidia a capo dello Stato

e non son state le lor voci vane.
E ne' il silenzio di quel degradato
del mondo gran teatro e di panzane
inesauribil fabbrica, o il beato

torpido non vedere e non sentire
di chi gia' si e' ridotto all'obbedienza
del cortigiano al seguito del sire

rilevano alcunche'. La nonviolenza
da se' sa aprir cammino al suo buon ire,
serena persuasione e gaia scienza.

3. DOCUMENTAZIONE. ALCUNE ALTRE ADESIONI ALL'APPELLO PER LIDIA MENAPACE
PRESIDENTE (CI SCUSIAMO PER IL RITARDO CON CUI LE PUBBLICHIAMO)

Scusandoci per il ritardo, ma credendo che sia utile darne documentazione,
riportiamo di seguito alcune altre adesioni all'appello per Lidia Menapace
Presidente della Repubblica (che nei giorni scorsi non eravamo riusciti a
pubblicare per disguidi vari). Segnaliamo anche che non riportiamo altre
adesioni ancora che pure ci sono pervenute nei giorni scorsi, o perche' le
firme erano incomplete o perche' non essendo gia' su supporto elettronico la
trascrizione richiederebbe un impegno oneroso ormai palesemente non piu'
concretamente utile; ma naturalmente tutte le persone che hanno inviato
messaggi o anche solo firme qui parimenti ringraziamo di tutto cuore, cosi'
come ringraziamo le persone che ci hanno comunicato telefonicamente altre
adesioni.
*
[Ringraziamo Sergio Albesano (per contatti: sergioalbesano at tiscali.it) per
questo affettuoso e sorridente intervento]
Ho ascoltato Lidia Menapace sabato a Firenze al convegno del Movimento
Nonviolento sul tema "Nonviolenza e politica".
Il suo intervento mi e' piaciuto tanto e... ho capito che non sara' mai
presidente della repubblica!
Sergio Albesano
*
[Dal blog di Mauro Biani (maurobiani.splinder.com) estraiamo questo
frammento da un piu' ampio articolo]
... candidatura di tutto rispetto, quella di Lidia Menapace, avanzata con
grande forza dal Movimento Nonviolento e appoggiata decisamente da
Peacelink, e da personalita' come Giovanni Franzoni, Domenico Gallo, Dacia
Maraini, Ettore Masina, Eugenio Melandri, Luisa Morgantini, Gianni Novelli,
Riccardo Orioles. Lo slogan per Lidia Menapace e': "ci piacerebbe un
Presidente della Repubblica che avesse fatto la Resistenza. Un Presidente
della Repubblica che avesse fatto la scelta della nonviolenza. Un Presidente
della Repubblica femminista. Una Presidente della Repubblica"...
Mauro Biani
*
[Ringraziamo Concetta Carco' (per contatti: ccarco at libero.it) per questo
intervento]
Vogliamo Lidia Menapace Presidente della Repubblica.
Concetta Carco'
*
[Dal sito www.onemoreblog.org riprendiamo questo intervento di Milton
Melilupi]
Ci sarebbe la proposta gia' lanciata della Menapace presidente della
Repubblica. Una donna, pacifista e partigiana. Di meglio?
Milton Melilupi
*
[Ringraziamo Strato Petrucci (per contatti: s.petrucci at ausl.mo.it) per
questo intervento]
Condivido la proposta che la senatrice Lidia Menapace sia eletta Presidente
della Repubblica.
Strato Petrucci
*
Tra i siti che hanno in vario modo dedicato attenzione, dato voce o
esplicitamente sostenuto l'iniziativa per Lidia Menapace Presidente della
Repubblica pubblicando appelli, interventi, adesioni e materiali informativi
e di sensibilizzazione segnaliamo, tra molti altri, almeno i seguenti:
www.aadp.it
www.abruzzosocialforum.org
www.agneseginocchio.it
www.alternativerivista.it
www.altrementi.org
www.aprileonline.info
www.arcoiris.tv
www4.autistici.org
bellaciao.org
www.beppegrillo.it
www.caserta24ore.it
www.cdbitalia.it
www.censurati.it
www.comunicati.net
www.didaweb.net
www.donneinviaggio.it
www.donnemondo.com
www.ettoremasina.it
www.evangelodalbasso.net
www.girodivite.it
www.grusol.it
www.ildialogo.org
www.italiadeivalorimediocampidano.it
www.italialaica.it
www.lavocedifiore.org
www.macondo.it
www.mediterraneoforpeace.it
www.metamorfosi.info
www.molecularlab.it
www.namaste-ostiglia.it
www.noidonne.org
www.nonluoghi.info
www.nonviolenti.org
www.nuovaalabarda.org
www.nuovideali.it
www.osmdpn.it
www.peacelink.it
www.prcmacerata.it/forumdonne
forum.promiseland.it
punto-informatico.it
www.radiobase.net
fc.retecivica.milano.it
www.retelilliput.org
www.sanlibero.it
www.sinistraeuropea.it
www.sottovoce.it
www.telefree.it
teleradionews.altervista.org
www.tellusfolio.it
www.umanista.org
unimondo.oneworld.net
www.usciamodalsilenzio.org
digilander.libero.it/vallarsa
www3.varesenews.it
forum.vene.to.it
www.viottoli.it
www.wema.it
www.womenews.net

4. RIFLESSIONE. TIZIANO CARDOSI: SEMI DI NONVIOLENZA A FIRENZE
[Ringraziamo Tiziano Cardosi (per contatti: tcardosi at tiscali.it) per questa
bella testimonianza sul convegno fiorentino del Movimento Nonviolento.
Tiziano Cardosi, amico della nonviolenza, impegnato in varie iniziative di
pace e di solidarieta', e' stato tra gli organizzatori del convegno su
"Nonviolenza e politica" svoltosi a Firenze il 5-7 maggio]

Dal 5 al 7 maggio si e' tenuto a Firenze il convegno su "Nonviolenza e
politica" promosso dal Movimento Nonviolento. Nel raccontare le mie
impressioni su di esso mi piace cominciare proprio dalla fine di questo
incontro, dai saluti, quando le persone arrivate da tutta Italia sono
partite salutando i fiorentini.
Qualcuno ha detto: i semi della nonviolenza gettati germoglieranno. Ho
annuito, ma non troppo convinto... Invece i semi hanno cominciato a
germogliare subito, come per incanto: a Firenze, dove stiamo cercando di
riunire i nonviolenti della citta' in un gruppo che si e' chiamato "Fucina
per la nonviolenza", sono gia' nate idee di nuovi incontri e iniziative in
vista dell'opposizione alla guerra e dell'allargamento della partecipazione
di tutti; una serie di telefonate, contatti, e-mail hanno cominciato a
girare come se una forza magnetica avesse scosso il torpore della citta'...
*
Tre giorni pieni di discussioni, confronti, appunti, scambio di documenti,
libri, stampe, impressioni. Un convegno che ha visto interventi di tutte le
anime del movimento, da quella meditata e concretissima di Nanni Salio nel
delineare i pericoli della danza macabra che l'umanita' sta conducendo
sull'orlo di un vulcano, a quella piu' positiva e fiduciosa di Lidia
Menapace che ha portato il soffio rigeneratore delle sue esperienze
femministe e della sua ironia; dai dubbi e le speranze sul nuovo servizio
civile, al ribadire con caparbia convinzione la necessita' dei Corpi civili
di pace come esperienza assolutamente alternativa, e concretissima, nella
risoluzione dei conflitti che insanguinano il mondo; dal ricordo di un uomo
come La Pira (l'indimenticabile sindaco di Firenze) alla constatazione dei
problemi di oggi cui, intuizioni come quella dell'omnicrazia, potrebbero
offrire un valido rimedio...
Al di la' di tutte le parole dette e ascoltate, germogliano i virgulti di
amicizie nate o rinvigorite dallo stare assieme, sbocciano sentimenti di
stima e di affetto usciti dal reciproco confronto; una soave promessa di
umanita' pacificata con se stessa e col mondo.
*
La domenica mattina una passeggiata nel centro di Firenze, nei luoghi che
furono importanti per la nascita della nonviolenza nella citta' e nel mondo.
Per chi, come me, vive in questa citta', e' stata una brutale esperienza
vedere luoghi che furono abitati e vissuti dai cittadini, sospesi in un
vuoto urbanistico: dove una volta erano quartieri di donne e uomini, adesso
solo negozi griffati, fast food, alberghi, mandrie di turisti condotte in
sentieri di consumismo e di arte ridotta a insipidi bignamini.
L'emozione piu' amara e' stata di fronte alla prima sede del Cos (il Centro
di orientamento sociale) di Firenze, una volta quartiere popolare, adesso
deserto umano segnato dagli scarti di un turismo frettoloso e inutile:
lattine, depliant accartocciati, scatole vuote di pellicole, tovaglioli di
carta.
Un amaro epilogo se non fosse che il ricordo dei Cos, iniziati in citta' da
Aldo Capitini e Pio Baldelli, ricordati dalle parole di Daniele Lugli, ha
preso forma nel cuore dei presenti, dando sostanza al desiderio di rinnovare
una stagione aperta di umanita' partecipe al proprio destino, dove il potere
non sia piu' il mostro opprimente che le cronache ci fanno conoscere, ma un
patrimonio di tutti, la ricchezza di esseri viventi riconciliati con se
stessi.
La coscienza della pochezza della vita politica attuale non e' divenuta
astioso desiderio di rivalsa, ma bisogno di persuadere i detentori del
potere, divenuto dominio, che la condivisione e' una ricchezza per tutti,
ben piu' piacevole di un'arida illusione di potenza.
*
I semi germogliano: oggi, amici che hanno sentito parlare alla radio di
omnicrazia, mi hanno chiesto che cosa fosse. Mi hanno ascoltato
piacevolmente stupiti.
I semi germoglieranno, non possono non germogliare se l'umanita' vuole un
futuro.
Un saluto da Firenze, citta' alla ricerca di un futuro di pace.

5. RIFLESSIONE. PIERCARLO RACCA: UN INCONTRO A FIRENZE
[Ringraziamo Piercarlo Racca (per contatti: piercarlo.racca at fastwebnet.it)
per questa testimonianza sul convegno "Nonviolenza e politica" svoltosi a
Firenze alcuni giorni fa. Piercarlo Racca e' uno dei militanti "storici" dei
movimenti nonviolenti in Italia ed ha preso parte a pressoche' tutte le
esperienze piu' vive e piu' nitide di impegno di pace; e' per unanime
riconoscimento una delle voci piu' autorevoli della nonviolenza in cammino]

Sabato 6 maggio a Firenze si e' svolto il convegno organizzato dal Movimento
Nonviolento su "nonviolenza e politica".
Estremamente positiva e' stata la partecipazione e la ricchezza degli
interventi.
Si e' partiti da una introduzione di Daniele Lugli sulla figura di Capitini
e della ricca esperienza dei Cos (centri di orientamento sociale) dove
effettivamente la gente comune poteva interloquire sulle scelte politiche ed
economiche delle amministrazioni locali. Oggi i Cos non esistono piu', i
cittadini sono di fatto estromessi dalle scelte politiche ed economiche. Ma
malgrado tutto questo alcuni segnali confortanti sembrano emergere dagli
esempi di democrazia partecipata e dalla lotta No Tav in Val di Susa.
Dagli interventi che si sono susseguiti sono emerse molteplici situazioni in
cui la nonviolenza e' presente nella politica e cerca di farsi strada con le
sue proposte. Servizio civile volontario, corpi civili di pace, cantieri di
pace, fucina della nonviolenza, percorsi di nonviolenza, riviste varie
("Azione nonviolenta", "Satyagraha"...), economia di pace, lotte varie
(rifiuti, scorie nucleari, inquinamento elettromagnetico, ecc...).
*
In particolare sulla questione No Tav e' stato fatto presente che la lotta
in Val di Susa non e' solo la questione se fare altri binari, se esiste la
sicurezza stante la situazione di presenza di amianto e uranio; ma
soprattutto e' l'opposizione consapevole che non c'e' futuro con un uno
sviluppo in cui l'unico parametro di riferimento e' la crescita del Pil e
dove non viene assolutamente tenuto conto della qualita' della vita, degli
scenari futuri di questo sviluppo dissennato in cui un semplice yogurt
percorre tremila chilometri prima di essere acquistato e consumato. E una
possibile lettura nonviolenta di questa lotta lotta ci porta a sperare che
sia l'inizio di una inversione di rotta rispetto alle sciagurate scelte
economiche che i politici di mestiere sia di destra che di sinistra
continuano a propinarci con la teoria dello sviluppo infinito e senza tenere
conto della deforestazione, della cementificazione, dell'inquinamento,
dell'aumento della popolazione e del prossimo esaurimento delle fonti
energetiche fossili.
*
Sul fronte molto attuale dell'elezione del Presidente della Repubblica la
senatrice Lidia Menapace ci ha ricordato l'improponibilita' di eleggere un
presidente della Repubblica che ha fatto della guerra del Kossovo un suo
vanto.
*
Molti altri temi sono stati proposti in questo momento di confronto.
Non si sono votate mozioni ma si e' preso atto della ricchezza dei
contenuti. Una proposta interessante e' quella di una campagna per espellere
dal nostro territorio le armi nucleari tuttora presenti in alcune basi della
Nato, campagna che potrebbe essere un collante per una grande iniziativa
comune di varie associazioni tra cui il Movimento Nonviolento.
*
In tutto questo non e' certo mancato il richiamo (eravamo a Firenze) alla
figura di La Pira che nel campo della nonviolenza e dell'obiezione di
coscienza ha rappresentato un punto fermo cui riferirsi.
Il giorno successivo, domenica 7 maggio, a conclusione di questo percorso
fra nonviolenza e politica i partecipanti al convegno hanno preso aprte a
una camminata attraverso Firenze per visitare i luoghi in cui persone legate
alla nonviolenza (La Pira, Capitini, Langer, Pio Baldelli e altri) hanno
vissuto e lasciato un segno tangibile.
Conoscere la storia passata e' sicuramente uno stimolo e la base per
lavorare teneramente verso un futuro nonviolento.

6. ESPERIENZE. A FIRENZE UNA FUCINA PER LA NONVIOLENZA
[Ringraziamo Alberto L'Abate (per contatti: labate at unifi.it) per averci
inviato il seguente documento sull'esperienza fiorentina recentemente nata -
anzi: statu nascenti - della "Fucina della nonviolenza" che e' stata
presentata al convegno su "Nonviolenza e politica" svoltosi a Firenze dal 5
al 7 maggio. Alberto L'Abate e' nato a Brindisi nel 1931, docente
universitario, promotore del corso di laurea in "Operazioni di pace,
gestione e mediazione dei conflitti" dell'Universita' di Firenze, amico di
Aldo Capitini, e' impegnato nel Movimento Nonviolento, nella Peace Research,
nell'attivita' di addestramento alla nonviolenza, nelle attivita' della
diplomazia non ufficiale per prevenire i conflitti; ha collaborato alle
iniziative di Danilo Dolci e preso parte a numerose iniziative nonviolente;
come ricercatore e programmatore socio-sanitario e' stato anche un esperto
dell'Onu, del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione Mondiale della
Sanita'; ha promosso e condotto l'esperienza dell'ambasciata di pace a
Pristina, ed e' impegnato nella "Campagna Kossovo per la nonviolenza e la
riconciliazione". E' portavoce dei "Berretti Bianchi". Tra le opere di
Alberto L'Abate: segnaliamo almeno Addestramento alla nonviolenza,
Satyagraha, Torino 1985; Consenso, conflitto e mutamento sociale, Angeli,
Milano 1990; Prevenire la guerra nel Kossovo, La Meridiana, Molfetta 1997;
Kossovo: una guerra annunciata, La Meridiana, Molfetta 1999; Giovani e pace,
Pangea, Torino 2001]

Vogliamo una Fucina per la Nonviolenza (definizione di fucina nel dizionario
Devoto-Oli: "Ambiente che favorisce la formazione di fatti e di personalita'
socialmente e culturalmente rilevanti", per es. una fucina d'ingegni).
Desideriamo rappresentarci disegnando un cerchio quasi completo con una
matita colorata, di quelle morbide, che ci permette di mostrarci persone
uguali, diverse e simili, una tempesta di idee, parole, sogni, speranze e
progetti che, come in abbraccio umano, racchiudono, ma senza stringere
troppo, una parola, quella piu' importante: nonviolenza.
Vogliamo partire dal basso, dal se', lavorando su noi stessi, trovando la
liberazione attraverso la formazione, il "potere di tutti" (l'empowerment,
l'omincrazia) rimanendo sempre un gruppo aperto.
Essere luogo d'incontro, di comunicazione tra realta' ideologicamente vicine
e lontane, essere un portale, un collante tra e per i gruppi socialmente
attivi, una fucina culturale e di formAzione al fine di pensare e realizzare
progetti per determinare cambiamenti concreti.
La nonviolenza e' al tempo stesso un modo di intendere il vivere, le
relazioni, ed uno strumento che aiuta il genere umano a riconoscere il
primato dell'essere sull'avere, ad abolire nel quotidiano la parola
"ultimi".
Diventa per noi fondamentale imparare la pazienza per ascoltare, ascoltarci,
e capire. Vogliamo colori, creativita' e fantasia al potere.
Vogliamo essere sempre piu' liberi come madre natura ci ha pensati, liberi
di vivere la felicita' che emerge nelle relazioni tra le persone e con
l'ambiente. Vogliamo liberarci dalla violenza del potere e del sistema
basati sul profitto economico, distinguendo con forza la differenza che
passa tra obiezione di coscienza e una superficiale visione pacifista del
mondo.
Per costruire la fucina, per dar vita a questa esperienza di liberazione, ci
siamo dati alcuni obiettivi che sentiamo prioritari nella nostra azione
nonviolenta senza definirne subito la gli strumenti perche' significherebbe
guardare prima ai mezzi senza pensare ai fini, privandoci dell'esperienza
fondamentale di relazione e condivisione. Crediamo fortemente, come diceva
Gandhi, che mezzi e fini sono parimenti importanti, "che i fini siano nei
mezzi e viceversa ", per questo e' importante nel pensare e fare
nonviolento, esplicitare cosa vogliamo prima di come fare per raggiungerlo.
Fantasia e creativita' non hanno limiti se troviamo il coraggio di creare
forme e modalita' di agire nuove attente al contesto storico e sociale in
cui viviamo.
Diventa dunque a nostro avviso necessario avere in citta' una struttura
permanente di riferimento e riconosciuta che sia  idonea a favorire
l'incontro e la formAzione tra le persone/cittadini.
Questi sono per noi gli obiettivi su cui lavorare:
- formazione;
- obiezione di coscienza;
- partecipazione;
- guerra e riconversione dell'industria bellica e nucleare;
- antimilitarismo;
- "ultimi" e migranti.
Ad oggi, maggio 2006, abbiamo delineato brevemente due di questi possibili
percorsi.
*
Riconversione delle industrie belliche in Toscana
L'Italia e' tra i primi nove paesi del mondo che fabbricano ed esportano
armi. E la costruzione e la vendita di armi non e' sicuramente un modo per
arrivare alla pace, ma anzi alimenta la guerra. Per questo e' importante
mettere in programma la riconversione delle industrie belliche.
La Toscana ha un ruolo non del tutto marginale in questo campo. Ma
l'approccio portato avanti finora dal movimento nonviolento non ha dato
grandi risultati. Finora si e' cercato di basarsi sull'obiezione di
coscienza di alcuni operai che si dichiaravano obiettori alla costruzione di
armi e chiedevano di essere spostati ad altri lavori, spesso senza
risultato, o si licenziavano, o venivano licenziati. A nostra conoscenza le
persone che hanno agito cosi' sono poche decine con quasi nessun effetto
sulla realta', ma con grossi problemi personali di mancanza di guadagni e di
ricerca di altri lavori. Il vescovo di Firenze precedente all'attuale aveva
creato un fondo economico per aiutare queste persone e sarebbe interessante
venire a conoscere se e come e' stato speso ed i risultati di tale impegno.
Inoltre il gesto di questi obiettori li ha isolati rispetto agli altri
operai che non si sentivano di seguire il loro esempio. Per questo e'
necessario seguire una strada del tutto diversa che coinvolga gli stessi
operai nella riconversione della loro industria. Due esempi importanti si
sono avuti in Inghilterra ed in Piemonte, ma probabilmente esistono anche
altri casi che meriterebbe studiare.
Per fare un lavoro serio si tratterebbe di andare presso l'Osservatorio
regionale sul commercio delle armi (della Regione Toscana) ed avere il
quadro regionale delle industrie toscane che fabbricano armi. Con loro e con
l'aiuto dei sindacati, e di docenti universitari che si siano interessati di
questi temi, individuare una fabbrica, non troppo grande ma nemmeno troppo
piccola, che possa essere effettivamente riconvertita in modo da servire da
volano e da esempio. Con gli stessi operai mettere poi a punto un piano di
lavoro per arrivare alla riconversione della stessa ed attivare tutte le
possibili collaborazioni per realizzare il progetto. Tener presente anche il
progetto di legge del Prc sulla riconversione industriale. Dopo ottenuto il
primo risultato passare ad altre industrie piu' grandi. E' un lavoro che
richiede un grosso impegno e un certo tempo, ma che puo' essere molto
significativo.
*
Partecipazione
In particolare sul tema di questo convegno, nonviolenza e politica, abbiamo
fatto alcune riflessioni.
Partecipazione e' parola di moda oggi. Per noi vuol dire permettere a tutti
di aver accesso al potere, cioe' di poter decidere, con tutti gli altri
esseri viventi, collettivamente, di determinare la nostra vita, di trovare
la strada per quella felicita' che la vita puo' offrire.
Partecipazione e' liberare le nostre citta' dalla paura, il sentimento che
ogni forma di totalitarismo ispira ai propri sudditi. Paura del domani,
paura del diverso, paura dello straniero, paura della poverta', paura di
essere derubato del proprio benessere. La paura ci inchioda dietro le
inferriate delle nostre tane, ci imprigiona e ci allontana dalla vita. La
paura ci fa sopportare l'idea della guerra sperando che questa ci liberi dai
nostri fantasmi.
Partecipazione e' liberare la citta' dalla violenza, questa coltre che
avvolge ogni pietra delle nostre metropoli. La violenza che emargina chi ha
redditi bassi in periferie degradate. La violenza che costringe gli esseri
umani che hanno abitato la citta' ad andarsene per lasciar spazio al
profitto di chi usa la citta' come risorsa economica, non come luogo di
vita. La violenza di chi non ammette sentire diverso dal proprio. La
violenza che si nutre di paura e ne genera sempre piu'. La violenza che
mercifica ogni spazio e ti fa vivere solo se puoi permetterti di consumare.
Consumare, appunto, anche la citta'. Anche questa e' violenza: essere
costretto a consumare un oggetto o un soggetto che potrebbe riprodursi,
mutare, trasformarsi, rigenerarsi; il profitto conosce solo il consumo, fino
alla fine, senza pensare a chi ci e' vicino e a chi verra' dopo di noi.
Violenza e' sacrificare il tempo agli ingorghi, immolare la propria salute
al dio benzina-kerosene-diesel-combustione.
Partecipazione e' sentirsi la parte di un tutto che, solo se completo ed
intero, ha senso e dignita'.
Partecipazione e' sentire ogni creatura compagna del viaggio verso il
futuro.
Partecipazione e' condividere lo spazio della citta' con altri esseri che
come te cercano la felicita'.
Partecipazione e' fare della citta' il luogo dello scambio, del trovare e
del trovarsi.
Partecipazione e' fare della citta' un luogo in cui la legge del piu' forte
si tramuta in regno dei fini, dove l'ideale diventa concreto, come un
abbraccio o un bacio.
Partecipazione e' negare la ogni discriminazione per innalzare la ricchezza
di ogni persona.
Partecipazione e' al tempo stesso fine e strumento politico per realizzare
il sogno di felicita'.
Parlare di partecipazione oggi significa ritrovare il vero spirito con cui
erano nati i Comitati di Quartiere che organizzarono la rinascita della
citta' dopo l'alluvione del '66. Nel 1976 nacquero i Consigli di Quartiere,
frutto di un'esperienza decennale, che avevano come scopo l'impegno diretto
dei cittadini nella progettazione e nel controllo della politica cittadina.
Ad oggi la struttura stessa dei Consigli di Quartiere non risponde piu' a
quelle finalita'. Diventa quindi urgente innescare un processo di revisione
politica e strutturale delle amministrazioni ai vari livelli e trovare forme
di partecipazione diretta dei cittadini.
Parlare di partecipazione e di democrazia oggi vuol dire avere il coraggio,
culturale e politico, per riequilibrare i poteri del Consiglio Comunale,
della Giunta e del Sindaco al fine di permettere la compartecipazione della
Citta' nelle scelte di indirizzo, nella definizione dei progetti, nel
controllo dei costi.
Parlare di partecipazione oggi significa dar maggior peso alla presenza del
mondo dell'istruzione (dalla scuola dell'infanzia all'universita') perche',
se e' vero che gli studenti sono prima di tutto cittadini, e' anche vero che
l'istituto scolastico in quanto tale puo' vivere una presenza educativa e
qualificante nelle relazioni sociali, politiche e istituzionali.
Parlare di partecipazione oggi e' soprattutto portare il lievito della
nonviolenza nei molti conflitti che esistono nelle citta' per evitare che
questi decadano in scontri sterili, per trasformare tutte queste occasioni
in una crescita di tutti: politica, culturale, affettiva, sociale,
economica.
Infine, parlare di partecipazione oggi significa far rivivere lo spirito dei
Cos (i Centri di orientamento sociale) nati nell'immediato dopoguerra su
impulso di Aldo Capitini: un luogo assolutamente aperto e paritario, dove
tutti si possano confrontare su tutto, dove tutti parlano e ascoltano. Dare
forma all'"omnicrazia", cioe' al "potere di tutti"; far si' che nessuno sia
escluso dalla vita e dalle possibilita' che il vivere insieme consentono,
far si' che non ci siano piu' "ultimi", ma solo "uguali".
La nascente Fucina della Nonviolenza di Firenze

7. APPELLI. MARIA G. DI RIENZO: "FERMATEVI SUBITO". PER UN'INIZIATIVA
NONVIOLENTA CONTRO IL NUCLEARE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
questo intervento]

"Fermatevi subito!
A Kofi Annan e alle Nazioni Unite
Il mondo e' assediato da crisi urgenti che minacciano la sopravvivenza
dell'umanita'. Di queste, la peggiore riguarda sicuramente l'energia
nucleare.
Le armi all'uranio impoverito sono radioattive. Vengono massicciamente usate
proprio ora dall'esercito Usa e dai suoi alleati, contaminando civili,
soldati, il cibo, il suolo e l'acqua con particelle radioattive che
persisteranno per circa 4,5 miliardi di anni: tanto quanto e' il tempo
trascorso da che la vita apparve sulla terra.
Il numero di persone affette dal cancro in Iraq e' aumentato di dodici volte
da quando queste armi furono impiegate durante la prima guerra del Golfo.
Sono nati bambini con terribili deformazioni congenite ovunque l'uranio
impoverito sia stato usato.
I soldati tornano a casa ammalati. Piu' della meta' dei veterani americani
della prima guerra del Golfo sono ora dei disabili. I loro figli nascono con
gravi malformazioni.
L"uso continuo delle armi all"uranio danneggera' il nostro genoma ad un
livello in cui non saranno piu' possibili guarigioni.
Chiediamo a tutte le nazioni del mondo di esprimere il loro biasimo verso
coloro che stanno usando armi di distruzione di massa. L'uso di tali armi e'
un crimine di guerra secondo tutte le convenzioni belliche.
Chiediamo che un incontro a livello globale venga organizzato il prima
possibile, e chiediamo alle nazioni di accordarsi sulla cessazione immediata
della produzione e della vendita di tutte le armi nucleari, a cominciare
dall'uranio impoverito, e di procedere ad eliminare tutte le armi di
distruzione di massa, cosi' che noi si possa porre mano al compito urgente
di ricostruire il mondo: prima che sia troppo tardi".
Questa petizione e' stata creata nel 2004 da "Women for a Better World" e
scritta dalla mia amica Stephanie Hiller (che potete contattare a:
editor at awakenedwoman.com). La traduzione italiana e' mia.
La petizione originale in inglese puo' essere firmata online all'indirizzo:
http://www.PetitionOnline.com/jsn2004/petition.html
*
Nel frattempo, ad Aldermaston nel Berkshire, in Gran Bretagna, da anni si
tiene un "Campo della pace delle donne" ogni secondo fine settimana del
mese, dalla sera del venerdi' al mezzogiorno della domenica. Ad Aldermaston,
infatti, sorge l'Atomic Weapons Establishment, la fabbrica ed il laboratorio
di ricerca per le armi nucleari inglesi (una succursale dello stabilimento
si trova a circa sei miglia di distanza, a Burghfield). Inizialmente di
proprieta' del governo britannico, il complesso e' stato di recente
privatizzato, ma continua a produrre in nome e per conto di sua maesta' e
del parlamento i missili nucleari Chevaline, We177 e Trident.
Le donne che si riuniscono ad Aldermaston dicono:
"La nostra campagna di pace e' nonviolenta e diretta contro il militarismo.
Il nostro scopo e' fermare la produzione di armi nucleari e vedere il sito
di Aldermaston riconvertito in modo sicuro. Usiamo una grande varieta' di
tecniche nonviolente per raggiungere questo scopo, dalle lettere e petizioni
all'azione diretta. Il governo britannico continua a fare blande
dichiarazioni in cui assicura di operare legalmente, ma non e' stato in
grado di descriverci una sola circostanza in cui le armi nucleari potrebbero
essere legalmente usate. Noi crediamo che ogni passaggio della 'catena
nucleare', dalle miniere di uranio che devastano terre indigene
all'esplosione di testate nucleari, abbia conseguenze per tutta la vita
presente sulla Terra, e sia qualcosa di cui tutti possiamo fare a meno".
*
Ecco, mi pare che ci siano suggerimenti e spunti di cui potremmo tener
conto.
Rispetto alla situazione italiana, credo che il primo sforzo vada diretto
all'informazione. Molti sanno e ricordano le lotte antinucleari degli anni
'70, moltissimi altri purtroppo no.
Cominciare con una petizione, un appello comune, mi sembra una buona idea.
Il passo successivo potrebbe essere quello di implementarlo localmente, con
conferenze stampa e magari sessioni educative sul nucleare ed i suoi usi ed
effetti.

8. APPELLI. TIZIANO TISSINO: VIA LE BOMBE. UN'AZIONE LEGALE DI MASSA
[Ringraziamo Tiziano Tissino (per contatti: t.tissino at itaca.coopsoc.it) per
questo intervento. Tiziano Tissino e' impegnato nel movimento nonviolento
dei "Beati i costruttori di pace" ed in numerose altre esperienze ed
iniziative nonviolente; e' tra i promotori dell'azione legale contro la
presenza delle bombe atomiche americane ad Aviano]

Ringrazio tutti per le interessanti riflessioni sul tema del nucleare e
sulle modalita' per lanciare la mobilitazione sul tema del nucleare. Ho gia'
scritto, nei giorni scorsi, sulla piena disponibilita' da parte di "Beati i
costruttori di pace". Mi permetto ora di tornare sull'argomento perche'
credo di avere una proposta a mio avviso molto concreta ed alla portata di
tutti.
A fine anno, il vertice della Nato di Riga ridiscutera' le strategie
dell'Alleanza. Alcuni paesi hanno gia' preannunciato la propria intenzione
di mettere all'ordine del giorno il cosiddetto "nuclear sharing", ossia
l'artificio con cui 480 atomiche Usa sono dispiegate sul territorio europeo.
La posizione italiana potrebbe essere determinante nel far oscillare il
piatto della bilancia a favore di uno smantellamento di quelle atomiche. E
forse potrebbe bastare relativamente poco per far oscillare il futuro
governo italiano (che ben sappiamo quanto sara' titubante su questi temi,
oscillando tra le posizioni chiaramente pacifiste di alcune forze politiche
e quelle chissa' perche' considerate piu' realiste e moderate di altri)
verso una posizione favorevole allo smantellamento.
Enrico Peyretti propone la stesura di un appello, da inviare alle
istituzioni: certo, puo' essere una strada percorribile, ma io la vedo poco
incisiva. Firmare appelli costa poco e chissa' quanti ce ne saranno, a
sommergere il nuovo governo nei prossimi mesi. Manifestazioni, cortei,
azioni dirette nonviolente? Possono servire anche queste, ma rischiano di
restare patrimonio di pochi attivisti, oppure di richiedere immensi sforzi
organizzativi a fronte di dubbia efficacia.
La nostra proposta, a mio modesto avviso, ha il pregio di essere alla
portata di tutti, di non richiedere grandi sforzi organizzativi, di essere
facilmente autogestibile, decentralizzabile e riproducibile, di essere
concreta ed efficace, se appena decidiamo di crederci. Come immagino
sappiate, alcuni mesi fa, abbiamo presentato un atto di citazione nei
confronti del governo Usa per chiedere che vengano rimosse le bombe atomiche
presenti - secondo fonti autorevoli - ad Aviano, in quanto quella presenza
e' in contrasto con il Trattato di non proliferazione nucleare.
Fin da subito, e' stato nostro obiettivo e proposito coinvolgere in questa
azione legale il piu' gran numero di cittadini, in modo da trasformarla, nei
fatti, in una specie di "class-action", che non potesse essere ignorata a
livello politico.
Stiamo quindi costituendo un comitato (si chiamera' "Via le bombe" e verra'
costituito ufficialmente il prossimo 28 maggio), che si presentera' in causa
a fianco dei promotori, in rappresentanza di tutti i suoi aderenti. Se
questo comitato potesse dire di rappresentare ufficialmente migliaia o
addirittura (non mettiamo limiti alla provvidenza) milioni di persone,
l'effetto potrebbe essere dirompente. Sarebbe il segno che c'e' gente pronta
a mettersi in gioco su questi temi, e sarebbe molto piu' efficace di una
qualsiasi raccolta di firme, sondaggio o petizione.
C'e' gia una scheda di adesione disponibile (potete scaricarla dal sito
www.vialebombe.org): chiunque puo' compilarla, oppure duplicarla e farla
circolare fra amici e conoscenti, nelle sedi di partito, nelle associazioni,
nelle parrocchie...
Se solo volete, possiamo partire subito (in realta', anche se in maniera
ancora stentata, siamo gia' partiti...); possiamo convogliare su questa
azione le forze delle nostre associazioni o delle realta' con cui siamo in
contatto; possiamo chiedere di aderire ai tanti che in questi giorni hanno
sostenuto la candidatura di Lidia Menapace...

9. RIFLESSIONE. LUCIANO BENINI: ATENE
[Ringraziamo Luciano Benini (per contatti: luciano.benini at tin.it) per questo
intervento nella riflessione avviata dagli interventi di Tonio Dell'Olio ed
Enrico Peyretti che abbiamo presentato ieri. Luciano Benini, gia' presidente
del Movimento Internazionale della Riconciliazione (Mir-Ifor), da sempre
impegnato in molte attivita' e iniziative di pace e di solidarieta', e' una
delle persone piu' prestigiose dei movimenti nonviolenti in Italia]

Anch'io ero ad Atene, anche al dibattito con Tonio, molto bello, fra ebrei,
musulmani e cristiani. Non sono andato apposta alla manifestazione
conclusiva, che mi sembrava una cosa inutile e pericolosa. Per cui ho negli
occhi, e nel cuore, le migliaia di ragazzi che ascoltavano, prendevano
appunti, intervenivano, accanto a settaantenni e oltre (finalmente ponti fra
generazioni). Questa, fra le altre tante belle cose, quello che mi rimane di
Atene.

10. ESPERIENZE. PENELOPE BRAGONIER: HABIBTI, AMICA CARISSIMA
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente articolo di
Penelope Bragonier apparso su  "We News" . Penelope Bragonier vive a Boston
e si occupa di psicologia dello sviluppo; ha diretto il "Boston Institute
for Psychotherapy" ed il "Center for Psychology and Social Change" di
Harvard]

Salisburgo, Austria. Seduta fra i narcisi, nel giardino di un castello fra
le Alpi austriache, studio le immagini e le biografie delle cinquantasette
donne con cui passero' la prossima settimana. E' il 2004 e siamo venute qui
dal Burundi, dal Nepal, dal Ruanda, dalla Russia, dal Costarica, dalla Cina
e da altri apesi ancora, per il seminario su "Donne e potere politico". In
cinquant'anni di riunioni organizzate qui per proporre soluzioni ai problemi
globali, questa e' la prima dedicata completamente alle donne.
Le piu' anziane fra noi sono parlamentari, funzionarie, direttrici di
organizzazioni femminili. Le piu' giovani sono ricercatrici, studentesse
universitarie, programmatrici. Le mie credenziali mi appaiono modeste: sono
semplicemente una psicologa di mezza eta', con un retroterra di studi sul
genere e sulle relazioni fra etnie. Gruppo di differenze, abbiamo in carico
uno scopo condiviso: sviluppare sistemi per rafforzare la partecipazione
delle donne alla vita pubblica in tutto il mondo.
All'improvviso l'immagine di un volto avviluppato in un velo nero mi
colpisce. La donna viene dall'Iran, un paese che secondo George Bush fa
parte dell'"asse del male". L'intensita' del suo sguardo, negli occhi scuri,
mi ricorda che qui potrei essere il bersaglio di sentimenti antiamericani.
Ma io voglio che le donne presenti sappiano che ci sono americani che
rifiutano il modo in cui la nostra nazione conduce le sue relazioni con
l'estero.
Ci riuniamo per le presentazioni in una stanza che pullula di colori: sari
nelle sfumature dell'albicocca e del mandarino, abiti e cappelli africani di
verde smeraldo, fucsia, giallo sole.
"Io sono Naba, e vengo dall'Iraq", dice una piccola donna in seconda fila,
"Sono venuta per imparare come le donne irachene possono aiutare la
ricostruzione del nostro paese". Una graziosa donna dalla pelle olivastra,
che indossa una giacca italiana di pelle e pantaloni attillati, mi sorprende
dicendo: "Io sono Mariam, e vengo dall'Iran". E' la donna velata a pagina
sette! Mi siedo accanto a Naba. "Siamo terrorizzati ogni minuto delle nostre
vite", mi dice. Naba e suo marito, docente all'Universita' di Baghdad,
rischiano le loro vite solo andando avanti e indietro al lavoro. La notte,
giacciono svegli a letto ascoltando i rumori delle esplosioni e delle armi
da fuoco. "Con Saddam, vivevamo in una vasta prigione", mi racconta,
"All'inizio, quando arrivarono gli statunitensi eravamo quasi contenti. Ora
vorremmo non averli mai visti".
Naba mi presenta la sua amica Huda, che viene dalla Giordania. "Vivo ad
Amman", dice Huda, "Ma in realta' sono palestinese, e giornalista". Infila
una sigaretta in un bocchino, la accende e aspira.
*
Le nostre giornate sono riempite da incontri. Vengo a sapere della quasi
totale esclusione delle donne dagli spazi politici in Russia, del ruolo di
sei coraggiose donne dell'Irlanda del Nord nel processo di pace, degli
sforzi per la riconciliazione compiuti dalle ruandesi dopo i cento giorni di
massacro, delle distinzioni fra l'Islam e le interpretazioni oppressive
della "sharia", o legge religiosa.
Mariam, il cui nome e' stato cambiato per permetterle di parlare
liberamente, mi parla della lotta delle iraniane contro l'oppressione. "Le
regole cambiano di continuo. Da un giorno all'altro non sai se avrai
problemi per qualcosa di assolutamente innocente. Le madri sono terrorizzate
per cio' che puo' accadere ai loro figli". La figlia di Mariam ha passato
una notte in prigione per aver partecipato a una festa di compleanno. Ma
c'e' di peggio: "Tre anni fa, i mullah hanno ucciso cento fra artisti ed
intellettuali, persone dalla grandissima integrita'".
Il terzo giorno, Naba, Huda ed io passeggiamo attorno al lago del castello.
"Saddam ingannava i visitatori stranieri", dice Naba. Anfitrione perfetto,
ospitava visitatori nei suoi palazzi mentre torturava ed affamava il suo
popolo dietro le quinte. "Un uomo cosi' generoso!", dicevano i suoi ospiti,
"Non possiamo credere che seppellisca viva la gente in buche nel terreno".
"Oh, si'", dice Huda (anche il suo nome e' stato cambiato per proteggerla),
"Un uomo molto generoso. A me ha dato una casa. Non scherzo. Quando
comincio' la guerra contro l'Iran, disse ai suoi: date ad ogni giornalista
di Amman una casa nuova. Ma non scrivemmo lo stesso cose buone, di Saddam.
Non puoi comprare i giornalisti".
Rinfrancata dalle confidenze che ci ha fatto, Huda racconta come suo figlio
la prenda in giro sul fatto che invecchia. Il figlio ha 31 anni, come il
mio. "E il mio pure!", esclama Naba, prendendoci entrambe sottobraccio. E
cosi' andiamo sul sentiero tenendoci unite, una falange di madri. Huda
dichiara: "Le madri costruiranno la pace, cosi' i figli non moriranno".
La notte successiva, danziamo alla musica di un cd portato da Naba, nella
cantina del castello che funge da birreria. Sei donne di mezza eta' in
cerchio, con anche che dondolano e braccia che ondeggiano, mentre Naba si
muove al centro del cerchio con la grazia di chi ha danzato a questi suoni
sontuosi sin dall'infanzia.
Naba raccoglie la mano a coppa sul labbro superiore, ed emette un gorgheggio
acuto che si alza al di sopra della musica. Al mio terzo tentativo di
imitarla si china su di me e risponde con il medesimo suono. Ce l'ho fatta.
Quando la canzone termina, spiega: "Noi lo chiamiamo 'helulah', cioe' il
suono per qualcosa di giusto, di buono. E tu, sai come ti chiamo? Tu sei
'habibti', amica carissima".
Atar, una giovane israeliana, piomba nel cerchio. Agli incontri, ha
descritto i suoi sforzi per unire arabe ed ebree nella pace. Huda, la
palestinese che vive in Giordania, ha mantenuto le distanze da Atar per
tutta la settimana. Ora la guarda, e scrolla le spalle. Non puo' dimenticare
chi costrinse la sua famiglia a fuggire da Gerusalemme quando lei era
bambina. E solo il mese scorso, ha raccontato, i bulldozer israeliani hanno
distrutto la loro vecchia casa per far spazio al muro che dovra' separare
gli arabi dagli ebrei. Ma ora, dopo aver terminato di bere il suo bicchiere
di vino, entra nel cerchio e prende Atar per mano.
Il pomeriggio dell'ultimo giorno, Mariam mi mostra il velo nero che dovra'
stringersi attorno al volto prima che l'aereo atterri a Teheran. Poi arriva
Naba. "Tu verrai a Baghad", mi dice abbracciandomi. "Si', habibti". Naba
sogghigna alla mia pronuncia della parola che mi ha insegnato.
*
Lascio Salisburgo colma di energia grazie alla vitalita', al coraggio ed
alla risolutezza delle cinquanta donne con cui ho passato una settimana.
Insieme, abbiamo disegnato tecniche per espandere l'accesso delle donne al
potere politico.
Il giorno dopo il mio arrivo a casa, Huda scrive in una e-mail che ha
contattato Atar a Tel Aviv. "Un giorno avremo una pace vera, se cominciamo a
dire ai nostri governi: smettete con i vostri disgustosi tentativi di
mantenere il potere usando il nostro sangue. Che tu sia benedetta, mia
cara". Che tutte noi si sia benedette, penso, meravigliandomi della rete che
abbiamo creato, delicata e resistente come quella di un ragno. Un giorno
Naba ed io sederemo insieme nel suo salotto a Baghdad, bevendo te' e
scambiandoci le foto dei nostri figli e delle loro famiglie. Insh'Allah, o
come diremmo noi, "Se dio vuole".
Continuo a scambiare e-mail con Naba e le altre. Festeggiamo i nostri
successi, come quando una di noi e' stata eletta al Parlamento in Burundi, e
lottiamo contro i passi indietro, come quando una giornalista e' stata
imprigionata in Iran.
Ora, due anni piu' tardi, sto facendo le valigie per andare ad Amman, dove
incontrero' donne che stanno lavorando contro ostacoli incredibili per
migliorare lo status femminile nel loro paese. Se non fosse stato per quella
settimana a Salisburgo, avrei perso questa opportunita'. Ma Huda scrive che
suo marito sta preparando la pipa ad acqua per il pranzo che festeggera' il
nostro ritrovarci.
Io ci saro'.
*
Per maggiori informazioni sul seminario di Salisburgo:
www.salzburgseminar.org

11. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

12. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at libero.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1292 dell'11 maggio 2006

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