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Acqua bis



Grazie a tutti per i numerosi e utili interventi sul tema da me sollevato,
quello del consumo alimentare dell'acqua. Volendo fare un riassunto di
quanto letto nei messaggi in lista (e anche in un messaggio arrivatomi
"trasversalmente" da fuori), direi che l'acqua minerale, come categoria, ne
esce decisamente malconcia (anche se poi, a mio avviso, sarebbe comunque
utile discriminare tra tipo e tipo):

- i controlli sull'acqua imbottigliata avvengono molto di rado, mentre gli
acquedotti vengono analizzati anche ogni 24 ore. Tra l'altro Roma, rispetto
ad altre citta', sembra avere il vantaggio di disporre di un'acqua
decisamente migliore, seppure "corretta" al cloro.

- le ditte imbottigliatrici non sono tenute a dichiarare tutte le sostanze
contenute nell'acqua, tanto che il governo italiano e' stato deferito alla
corte di Giustizia Europea: un decreto del '92 permette infatti alle
aziende italiane di non dichiarare (se entro certe concentrazioni, per
altro piu' alte di quelle ammesse per l'acqua potabile) 19 sostanze
tossiche tra le quali l'arsenico, il cadmio, il cromo, il nichel e i
nitrati. Mi e' stato detto che il 75% delle acque minerali sarebbero
fuorilegge se uscissero dal rubinetto!

- non e' detto che le acque di alta montagna siano migliori, perche' la
distanza percorsa dall'acqua prima di arrivare alla falda e' minore, e
quindi non c'e' sufficiente filtraggio delle sostanze tossiche raccolte
nell'aria dalla pioggia mentre cade.

- se da una parte conosciamo bene le controindicazioni dell'uso della
plastica come contenitore, dall'altra ho scoperto che le bottiglie di vetro
vengono lavate con la soda caustica, e c'e' il rischio concreto che dei
residui di tale sostanza non vengano completamente eliminati.

Mi sono allora chiesto: come mai tanti come me usano acqua minerale, anche
se magari solo per bere? La risposta migliore che sono riuscito a darmi e'
che, a parte il sapore, l'acqua minerale ha l'etichetta. Sembra la scoperta
dell'acqua calda :-), ma pensandoci bene il punto sta proprio nel fatto che
l'acqua del rubinetto non ha l'"etichetta"! Solo qui ho sentito parlare di
potabilizzatori ad ozono (a proposito, che cosa sono? Dove sono in
funzione?) e del fatto che:

>l'acqua del rubinetto, sia come residui che come durezza in genere
>e' migliore della stragrande maggioranza delle acque minerali

Ma come si fa ad esserne sicuri? I dati sulle analisi agli acquedotti sono
di dominio pubblico? Dove sono reperibili? Da chi sono fatte?

Ora, grazie ai vostri consigli, inizio a pensare che la soluzione migliore
sia probabilmente un filtro, anche se bisogna a mio avviso accertarsi con
ogni mezzo che questo sistema non rilasci sostanze dannose (e cioe', che il
rimedio non sia peggiore del male...).

Ma, filtro o non filtro, la cosa fondamentale a mio avviso e' che noi,
utenti dell'acqua comunale, si possa verificare la qualita' dell'acqua che
usiamo e paghiamo. Non vi sembra? Una specie di monitoraggio, simile a
quello fatto per l'aria delle citta'. Esiste gia' e io non ne so niente?

Altrimenti, senza dati, il paragone tra acqua minerale e quella del
rubinetto assomiglia a quello, in ambito sanitario, tra cliniche private e
ospedali: da una parte nelle cliniche paghi e vieni (almeno apparentemente)
"rassicurato" sulla qualita' del servizio, dall'altra si dice che i medici
e le strutture degli ospedali pubblici siano i migliori, ma l'apparenza e
le garanzie sono decisamente insufficienti. E alla fine molti di noi, anche
in questo caso e potendoselo permettere, preferiscono le cliniche. Magari
e' stupido (a Roma si dice "contenti e cojonati":-)), pero' e' cosi'!

In coda al messaggio, per chi fosse interessato, riporto due estratti di
libri che ho letto, e che hanno contribuito in modo determinante a
convincermi ad usare acqua minerale. Sono i punti di vista di due medici
"alternativi" (un omeopata e un ortomolecolare), anche se ritengo che
l'opinione della medicina tradizionale non sia diversa. Mi rendo conto che
il loro punto di vista e' di tipo "salutista": ma la propria salute non e'
parte anch'essa, fondamentale, dell'ecologia?

Ancora un grazie.
Stefano

Da "Vademecum omeopatico" del dott. Claudio Bellecca (omeopata di Roma):
"evitate di bere acqua gassata o acque con il residuo fisso alto, (...) che
deve essere inferiore almeno ai 150 mg/lt. Se supera questi limiti l'acqua
e' da ritenersi "pesante", cioe' contiene una quantita' di minerali
inorganici troppo alta. Questi non sono assimilabili e pertanto
costituiscono un dannoso sovraccarico metabolico per l'organismo intero,
specie per i reni, con formazione ad esempio di calcoli. (...) E'
importante ricordare di non bere assolutamente l'acqua del rubinetto di
casa, perche' gli acquedotti sono spesso inquinati da infiltrazioni, da
parte di scarichi industriali, fognature, etc.. Non e' da trascurare
inoltre il fatto che le viene aggiunto del cloro a scopo battericida."

Da "Medicina ortomolecolare" di Adolfo Panfili, dopo essere entrato
maggiormente in dettagli rispetto agli argomenti della precedente citazione:
"la filtrazione ad osmosi inversa rimuove sali e sedimenti, ma non modifica
i prodotti chimici inorganici come il piombo. Sembra essere il presidio che
piu' si avvicina alle caratteristiche di un filtro appena sufficiente alle
caratteristiche di un'acqua appena potabile. Se potete, sfruttate acque
naturali, anche per cucinare, con un residuo fisso inferiore ai 50 mg/lt ed
un pH inferiore ai 6,6-6,5.
La filtrazione a carbone attivo e' efficace solo per le sostanze organiche
ed inorganiche ma non altera la concentrazione di calcio e magnesio.
Trattiene gran parte dei solventi organici ed alcuini tipi di pesticidi,
eliminando sapori e odori sgradevoli. (C'e' pero' il) rischio di
proliferazioni microbiche nella cartuccia. Si esauriscono improvvisamente e
senza preavviso con forte rilascio di acqua maggiormente inquinata e
contaminata.
I cosiddetti addolcenti dell'acqua eliminano l'eccesso di calcio e magnesio
ma aggiungono sodio, pericoloso per la pressione arteriosa e per l'apparato
cardiovascolare.
Prima di queste acque filtrate vengono almeno 44 acque minerali normalmente
reperibili in commercio. Sulla scorta di questi semplici elementi e'
possibile verificare con 'occhio vigile' la validita' delle acque delle
nostre tavole. Elemento curioso, che si desume dai riscontri di laboratorio
che vi accludo, e' la non assoluta corrispondenza tra qualita' ed
'importanza dell'etichetta', ovvero il 'nome per quanto altisonante non
garantisce il prodotto' e i valori riferiti sulle etichette non sempre
corrispondono alle caratteristiche organolettiche delle acque esaminate."